Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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giovedì, luglio 02, 2009

 

Michael Jackson è morto di vitiligine.

Tutti ricordano le immagini di MJ che “sbiancava”. Il suo volto da nero diventava sempre più bianco che più bianco non si può. Un nero che non solo rifiutava di essere “abbronzato”, ma che rifiutava anche il colore della sua pelle.

Del resto, lui stesso cantava black or white, no?

 

 

Tutte balle. Così come quella della pedofilia. La verità VERA gira ora su Internet: pare che MJ fosse affetto da vitiligine.

P.S.: Sta nascendo un nuovo giornale che si autodefinisce “eccentrico” (uscirà a settembre). Finanziato dai soli soci, non avrà finanziamento pubblico (perché non lo vuole) e sarà senza padroni editoriali. Ha già quarantamila prenotazioni di abbonamenti. Sarà diretto da Antonio Padellaro e, tra le firme, c’è Marco Travaglio. Si chiamerà “L’Antefatto”. Questo giornale ha già un blog (messo sulla piattaforma de "il Cannocchiale", per fare tutto in economia). Nel blog ho trovato un articolo dedicato dallo psicoanalista Luigi Zoja al grande MJ e dice:

“MJ è morto. Gli dobbiamo molto. Gli dobbiamo Barack Obama. MJ era la prova che il mondo è così ingiusto da causare, prima o poi, una reazione. Ingiusto non tanto perché MJ spendeva un milione di $ al mese per la sola manutenzione di Neverland (o per chirurgie estetiche). E’ mostruosamente ingiusto che, a un secolo e mezzo dalla fine della schiavitù, un nero americano, anche ai vertici del successo, sia ancora così privo di identità: così schiavo dell’opinione altrui. Lo spazio da occupare, nella psiche collettiva americana, era ancora tutto disponibile. E’ stato sufficiente trovare una persona intelligente e con forte personalità, perché venisse finalmente assegnato.”.


 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:38 | commenti

mercoledì, giugno 17, 2009

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:43 | commenti (5)

mercoledì, giugno 10, 2009

 

 

Facciamo resuscitare il PD.

Su un blog ho scoperto il volto nuovo e la voce nuova del PD.

Sul suo blog ho letto il suo discorso all’ultima Assemblea del Partito.

Il suo intervento è stato molto diretto. Ma molto semplice. Ma critico. Ha fatto a pezzi l’intera casta dei dirigenti del Partito. Franceschini rideva, divertito.

Ha detto le cose che pensiamo tutti. Tutti quelli che non stanno dentro, ma fuori al PD.

Non conoscevo Debora Serracchiani e mi ero perso anche questa intervista alla trasmissione televisiva “L’Era glaciale”.

 

A queste ultime elezioni europee,  in Friuli ha preso più voti di Berluscoini (oltre che del capolista Luigi Berlinguer).

Diamo le pagella alle vecchie mummie della Sinistra storica di Botteghe Oscure e buttiamole tutte a mare.

Vediamo che succede…proviamo..che altro di peggio ci può succedere? Perdere le elezioni? Almeno, potremo dire che abbiamo provato con i ggiovani..

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:51 | commenti (5)

sabato, giugno 06, 2009

 

La tuta gialla.

Non so se andare a votare, ‘sta volta…lo so che, così facendo, aiuto il Nano a vincere e stravincere…ma sono così deluso e sconfortato dalla sinistra che il mio voto finirà o tra gli astensionisti o nei voti del cazzo che non servono a niente, tranne che a farli partecipare alle trasmissioni televisive…ormai la democrazia è bella che morta in questo Paese…

 

poi, cambiando del tutto argomento, Colino, scusa, ma sono mesi che mi ha promesso di passarmi i due dvd di Kill Bill del film di Tarantino con la bellissima Uma Thurman e col cazzo che me li passi..ma che sei geloso, oh? Te li restituisco, eccheccazzo, fammok a te!

PS: grazie a Jacopo per avermi fatto scoprire questa song che, peraltro, è diventata pure lo stacchetto di Xfactor. Esticazzi, chi se ne frega…

PPS: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Spettacolo/?id=3.0.3401266474

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:11 | commenti

sabato, maggio 23, 2009

 

Viaggio a Milano.

Una volta partito, mi sono accorto che l’Italia vista dall’alto ha un altro aspetto. All’andata, era solo verde di boschi di alto fusto e acqua di mare, di fiumi, di laghi. Al ritorno, luci arancioni di lampioni delle autostrade e buio.

Gli amori contrariati dalle grandi distanze sono una strana cosa. Sono come gli amori dei marinai. Si vedono poco, ma si pensano molto. Ma sono belli come una bella manovra in vela su un mare agitato. Ecco forse perchè, quando l’aereo è decollato non ho avuto paura. Nemmeno quando è atterrato, mentre sentivo le gomme frenare non ho pensato “qui ci schiantiamo!”.

Pochi giorni di bella vita. Di sogno. Di felicità. Di libera uscita. Un calabrone che svolazza qua e là. Che conosce il suo quartiere, la sua strada, la sua casa. La gente che la saluta, quando va in giro, con quel suo strano accento. Niente mi sembrava noioso in quei girolonzamenti. Eravamo così lontani dalla fatica dell’esistenza. Eravamo così avvoltolati (“abbrancicati”, direbbe lei) tra noi due che mi pareva di essere una braciola ripiena di amore.

Io credo che ciascuno di noi ha delle buone ragioni per evadere dalle sue miserie private, dai propri piagnucolamenti e dal suo deserto e ognuno per riuscirci prende a prestito dalle circostanze qualche scappatoia ingegnosa. Ma non basta solo eccitarsi come mattoidi. Ci vuole anche del cuore e della cognizione per andare più lontano degli altri…Io l’avevo persa, ma poi ci siamo ritrovati. Cercandoci e facendoci anche la guerra nei sotterranei dei nostri orgogli. Volevo proprio rimettermi con lei. In un nuovo modo, con nuove forme, nuovi intenti e nuovi sentimenti. Non escludo che tra noi due ci saranno altri mille (o un milione di) altri scazzi, ma io spero che ci ritroveremo sempre, ancora, come questa volta, capendo che non possiamo fare a meno di noi...

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 15:19 | commenti (13)

sabato, maggio 09, 2009

 

 

Le parole di Veronica.

 

Non so se avete visto l’ultima puntata di Santoro…a me, sentire quello che ha detto la signora Lario (nella rappresentazione poco teatrale di Monica Guerritore), ha fatto venire la pelle d’oca sulle braccia…

 

Giovedì 7 maggio 2009
il complotto


E' stata dedicata alla vicenda Veronica Lario-Silvio Berlusconi la puntata di Annozero in onda su Raidue giovedì 7 maggio. Durante la puntata, intitolata Il complotto, Monica Guerritore ha dato voce alle parole della signora Veronica Lario

Sul sito di AnnoZero, i commenti di Berlusconi e la risposta di Santoro.

 

NOI

(ANSA) - ROMA, 8 MAG - Silvio Berlusconi non ha gradito la puntata di Annozero dedicata al rapporto con sua moglie Veronia Lario, giudicandola, in alcune conversazioni telefoniche con parlamentari della maggioranza, non una trasmissione giornalistica ma una puntata a tesi contro di lui. Tanto che, riferisce chi ha potuto ascoltare i suoi commenti, il presidente del Consiglio si e' chiesto se questo sia il modo di spendere i soldi pubblici. Il Cavaliere ha seguito in diretta la trasmissione di Michele Santoro dal salotto della sua residenza romana di Palazzo Grazioli con alcuni suoi stretti collaboratori. Ha seguito passo passo l'evolversi della serata facendo critiche a piu' riprese e sottolineando in successive conversazioni come quello che vedeva fosse lontano da un corretto modo di fare giornalismo. Ma pur essendo pronto ad intervenire personalmente alla trasmissione recandosi negli studi di Annozero, il premier alla fine non ha ritenuto di farlo giudicando che, nonostante la faziosità della puntata, non ci fossero elementi tali che lo inducessero a prendere questa decisione.(ANSA).

                                                   LUI

 

Berlusconi  invece li spende bene.

Berlusconi invece li spende bene.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 12:47 | commenti (3)

mercoledì, maggio 06, 2009

 

Second Life.

 

Dicono che “Second Life” sia solo un gioco tridimensionale inventato dalla “Linden Lab.”. Sarà anche vero, ma è abbastanza recente la notizia che un tizio (nick “il Mafioso”) ha sgozzato la moglie (nick “Katana”, perché catanese) per un tradimento virtuale. Il gesto di un folle che prescinde dal contesto web? Ok. D’accordo. Intanto, scopro, leggendo il “Sole 24-Ore” del 3 maggio scorso, che si è celebrato il primo processo tra due avatar. O, meglio, tra due persone che “giocavano” con gli avatar su Second life.

 

E’ avvenuto in Florida, davanti alla Corte distrettuale. Un certo Robert Leatherwood (nick “Volkov Cattaneo”), un diciannovenne statunitense, aveva copiato e rivenduto in rete, a un prezzo stracciato, un prodotto erotico (un letto con delle poseballs, nella fattispecie). Ne è nato un bisticcio (virtuale) tra i due avatar, ma che ha avuto uno strascico (reale) dentro l’aula di un tribunale per violazione dei diritti d’autore conseguente alla realizzazione di copie del “fantastico arredo” che sarebbero state rivendute ad altri avatar, in barba ai profitti che avrebbe potuto trarre il creatore e l’ideatore dell’oggetto.

 

La storia nasce nel giugno del 2007 dalla produzione ideata dal signor Kevin Alderman (nick “Stroker Serpentine”), residente in Florida, che stava avendo un certo successo su Second Life, avviando un’industria per l’intrattenimento per adulti (la “Eros Ltd”). Dopo aver acquistato uno spazio virtuale (un’isola proibita in una land di Amsterdam) che poi ha rivenduto ad un’altra società olandese per la modica cifra di 50 mila dollari. Il signor "Serpentine", in pratica, si era aperto su SL un negozio di letti con palline che riproducono le varie pose degli amplessi.

 

Mister Cattaneo aveva trovato interessante il “sex bed”. Lo aveva comprato per 45 dollari. Poi lo aveva copiato illegalmente ed aveva iniziato a rivenderlo ad altri utenti avatar di Second Life, riproducendo altri esemplari (non autorizzati e senza protezione) del prestigioso talamo digitale, ad un prezzo pari ad un terzo di quello praticato dal creatore e a sua insaputa. In questo modo, riducendo le vendite dell’alcova originale.

 

La vittima, scoperta la truffa, si cerca un avvocato. Il primo problema da risolvere per il legale, l’avvocato Francis Taney (dello Studio “Buchanan, Ingersoll & Rooney” di Philadelphia) sarà quello di individuare chi è il padrone dell’avatar birbante. Partono le indagini. Vengono acquisite delle prove sulla condotta dell’avatar Cattaneo in danno al proprio cliente.

 

Ma come fare ad individuare chi si nasconde dietro quel nick? L’utente di Second Life non è tenuto a rilasciare le proprie (vere) generalità. Le uniche informazioni attendibili sono contenute nei server della Linden Lab. L’analisi dei files e dei log fatta sui computer della società proprietaria del sito S.l. consente di registrare tutti gli eventi. Si scopre che l’avatar di Mr. Cattaneo è stato creato nel febbraio del 2007, si individua il suo numero IP di registrazione, si risale alla connessione utilizzata e infine…al suo numero di carta di credito utilizzata attraverso il circuito di pagamento PayPal per l’acquisto di lindens dollars che rappresentano la moneta virtuale utilizzata su Second Life. Si arriva al suo vero nome.

 

A questo punto, il legale dovrà scegliere tra due strade: la causa civile oppure una procedura stragiudiziale davanti all’ufficio Dispute Resolution della Linden Lab Legal Department che si trova al numero 45 di Battery Street a San Francisco. L’aggueritissimo avvocato sceglie la causa civile e la solleva davanti alla Corte distrettuale della Florida.

 

La domanda che mi ponevo è: qual è il foro competente per una lite tra due avatar che stanno in due continenti diversi? Vale il domicilio dell’avatar attore o quello dell’avatar convenuto?

 

In questo caso, si è data prevalenza al diritto del luogo della parte lesa (che era della Florida). Se fosse valso un altro principio, la causa si sarebbe dovuta svolgere secondo il diritto del luogo in cui è avvenuto il fatto (in questo caso la California, dove ha sede la società Linden, proprietaria di Second Life). Oppure la Virginia (dove hanno sede i server del “gioco tridimensionale”).

 

A marzo 2008, l’avvocato della vittima riesce ad ottenere un’ordinanza che diffida Volkov Cattaneo dal continuare nel suo comportamento illecito. Poi, persistendo l’illecito, si è aperta la causa a colpi di carta da bollo.

Nell'articolo sul giornale non trovo l’esito della causa, forse perchè abbastanza prevedibile, ma…per curiosità, avrei voluto assistere alla prima udienza in cui Robert Leatherwood confessa: “Sì, vostro onore, io e Volkov Cattaneo siamo la stessa persona”.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:16 | commenti (2)

lunedì, maggio 04, 2009

 

Viva mamma RAI!  Di tutto e pure di più! Alias "Não tenho paciência pra televisão"...

 

Sabato scorso ero a Roma in piazza Monte Citorio. E chi mi ritrovo? La mezzobusta Simona Sala (un volto non notissimo del nostro Tiggìuno). Giacca rossa e pantaloni neri. In piedi su un trespolo. Pronta per il collegamento con il telegiornale delle tredici e trenta e per la sua “consueta” nota politica (peraltro, intervallata da un paio di filmati registrati sui commenti politici di Franceschini e Di Pietro e dall’intervento di un altro semisconosciuto commentatore della Rai).

 

La Simona si può vedere in tutto il suo splendore (un metro e mezzo pacchetto di sigarette di altezza)  sul sito della RAI, cliccando su questo link: e portando il cursore del player all’ora 00.07.33 (e seguendo il collegamento fino alle 00.10.16). In pratica, sono meno di tre minuti di Tg1.

 

Ora, ho capito finalmente perché pago il canone alla RAI. E soprattutto dove finiscono i miei soldi.

 

Assieme a lei (la Simona in diretta), c’erano: un tipo semisdraiato per terra che manteneva un enorme specchio circolare antiriflesso per regolare il contrasto della luce; un cameramen; un altro che le teneva il microfono e la intratteneva allegramente prima del collegamento; l’autista del furgone della Rai ed infine un tipo con la faccia da buttafuori di discoteca che teneva a bada il pubblico assiepato alle spalle della “giornalista” (opportunamente e preventivamente ammonendolo di non salutare, non rumoreggiare e tenere i cellulari spenti, perché avrebbero potuto creare disturbi al collegamento).

 

Ovviamente, il pubblico assiepato alle spalle della Simona in diretta ha fatto “ciao ciao” con la manina alla Simona, al cameraman ed ha anche salutato caldamente i propri cari a casa, opportunamente e preventivamente chiamandoli con il telefonino.

 

Insomma, per un collegamento con la Simona in diretta che è durato meno di tre minuti (e che avrebbe potuto fare comodamente seduta in uno studio televisivo, leggendo le sue sei anonime righe), la Rai ha mandato una troupe televisiva esterna di sette-persone-sette davanti alla Camera dei Deputati a muovere l'aria.

 

Ora io mi chiedo: “Ma quanto cazzo mi so’ costati 'stì tre minuti di gloria della mezzobusta?!”

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:40 | commenti

domenica, maggio 03, 2009

Io c'ero...

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:22 | commenti (8)

sabato, aprile 25, 2009

 

Ancora tu? Non mi sorprende, lo sai? Ma non dovevamo vederci più? E come stai? Domanda inutile…Stai come me. Che bella sei…Nessuna no. Ho solo ripreso a fumare. Ancora tu? Purtroppo, l’unica. Lasciarti da me? Possibile?

 

Non si tratta solo di fare un post il cui titolo è più lungo del post…

E’ strano..ma quanta felicità riesce a darci anche la sofferenza…Quando ne esci fuori però…Anche se non sai quanto durerà…E tu, sotto sotto, speri per sempre…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:48 | commenti (3)

domenica, aprile 12, 2009

 

Tribalistas - Já sei namorar

Já sei namorar
Já sei beijar de língua
Agora, só me resta sonhar
Já sei onde ir
Já sei onde ficar
Agora, só me falta sair

Não tenho paciência pra televisão
Eu não sou audiência para a solidão

Eu sou de ninguém
Eu sou de todo mundo
E todo mundo me quer bem
Eu sou de ninguém
Eu sou de todo mundo
E todo mundo é meu também

Já sei namorar
Já sei chutar a bola
Agora, só me falta ganhar
Não tenho juiz
Se você quer a vida em jogo
Eu quero é ser feliz

Não tenho paciência pra televisão
Eu não sou audiência para a solidão

Eu sou de ninguém
Eu sou de todo mundo
E todo mundo me quer bem
Eu sou de ninguém
Eu sou de todo mundo
E todo mundo é meu também

Tô te querendo como ninguém
Tô te querendo como Deus quiser
Tô te querendo como eu te quero
Tô te querendo como se quer

Tribalistas - So Già Far Innamorare

Già so corteggiare
Già so baciare con la lingua
Ora devo solo sognare
Già so dove andare
Già so dove stare
Ora devo solo partire


Non ho pazienza per la televisione
Non dò ascolto alla solitudine
Io non sono di nessuno
Io sono di tutto il mondo
E tutto il mondo mi vuole bene


Io non sono di nessuno
Io sono di tutto il mondo
E allo stesso modo tutto il mondo è mio


Già so corteggiare
Già so giocare a pallone
Ora devo solo vincere
Non ho giudizio

Se tu vuoi che la vita sia un gioco
Quello che voglio io è essere felice


Non ho pazienza per la televisione
Non dò ascolto alla solitudine
Io non sono di nessuno
Io sono di tutto il mondo


E tutto il mondo mi vuole bene
Io non sono di nessuno
Io sono di tutto il mondo
E allo stesso modo tutto il mondo è mio


Ti sto amando come nessuno
Ti sto amando come lo farebbe Dio
Ti sto amando come ti amo
Ti sto amando come si deve amare


 

Trimonato da BaroneAgamennone | 12:03 | commenti (13)

venerdì, aprile 10, 2009

 

Innamorarsi è niente, è restare insieme che è difficile...

Trimonato da BaroneAgamennone | 17:28 | commenti (3)

lunedì, aprile 06, 2009

Bau bau.

A volte, compro i libri perchè mi piacciono le copertine. Altre volte, vengo attratto dal titolo. Per questo motivo, ho preso questo libercolo, dal titolo “Il piccolo libro degli addii”. Scritto da Luca Ragagnin, un 44enne torinese mai sentito prima che si è preso la briga di fare una minuziosa raccolta di brani di scrittori, di cantanti, di frasi fatte e discorsi che si arrampicano sugli specchi e che, generalmente, si usano quando due si lasciano e si dicono l’ultimo “addio”. Da questo libro, ho scelto i passaggi che mi sono piaciuti di più.

Non è colpa nè mia nè tua, è colpa della società, mi ha detto.

L’ho lasciato perchè è stato meglio così.

Ci amavamo tantissimo, ma nel modo sbagliato. Abbiamo dovuto scappare.

L’ho lasciata perchè sosteneva che non ne sarei mai stato capace.

L’ho lasciata perchè io ho bisogno di ridere. Ieri avevo voglia di sentirla ancora, così l’ho richiamata. Non mi ha riconosciuto. Io pensavo di aver sbagliato numero.

L’ho lasciata perchè mi interrompeva sempre. Anche quando non c’era niente da dire. Anche quando non parlavo: interrompeva i miei pensieri. L’interruzione era il suo particolare modo di comunicare.

L’amore si trasforma, con il tempo, mi ha detto. E mi ha lasciato.

E’ stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati. (Fabrizio De Andrè)

Era terrorizzata dalla crisi del settimo anno. Una specie di fobia. Ho cercato di tranquillizzarla: “Ma no, vedi, tesoro, le cose non stanno esattamente così come pensi…”. Ma lei niente. Mi ha parlato per tutto il settimo anno della crisi del settimo anno. Mi ha scongiurato per tutto il settimo anno di trovare un rimedio, una soluzione che annullasse il rischio del settimo anno. Alla fine, non ce la facevo più. Ho aspettato il primo giorno dell’ottavo anno e poi l’ho lasciata.

Arriva un momento in cui bisogna farsi due conti con la propria coscienza in una relazione. Dove la "coscienza" vuol dire: quanti anni hai, quanto tempo ti resta, quanti soldi ha l’altro. Anche se un amore dura da così tanti anni, bisogna scavare nei propri sentimenti. Capire con precisione e freddezza che vuoi fare della tua vecchiaia, della tua vita, del tuo futuro. E quando ho capito che stavo solo perdendo tempo e stavo studiando il modo meno traumatico per comunicarglielo, lui mi ha lasciata. Che stronzo.

Svegliati, reagisci. Non puoi continuare a vivere nella più totale apatia. Guarda che se perdi questa occasione, perdi le occasioni belle della vita. Quelle non arrivano da sole, sai, gli dicevo. Così si è alzato ed è andato a cercare le cose belle della vita.

Ci sono dei momenti nella vita in cui un uomo ha bisogno di rimanere da solo. “Mi stai dicendo che hai intenzione di passare il resto della tua vita chiuso a chiave in un cesso?”.

Non essere sempre così egocentrico. Ti lascio, e va bene, ma non c’è niente di personale.

Ho zero seni, e allora, cazzo moscio che hai da dire?

Tu non sei capace di amare nessuno. Ami solo l’amore. Eh..Sì, non sono capace di amare nessuno che mi rompe sempre i coglioni su come vedo io l'amore, e allora? Mò che cazzo vuoi? L’ho lasciata con queste esatte parole.

Se mi ami, ti supplico, lasciami andare via. Perchè non mi lasci andare? Perchè non mi hai lasciata prima? “Ma ti dovevo lasciare per telefono o dovevo prima scriverti una e-mail”?

Urlava così tanto che, alla fine, l’ho capito anche io che voleva andarsene. Allora ho aperto la mano che le teneva la caviglia e dolcemente l’ho lasciata scivolare dal palmo giù verso il vuoto. Settanta metri, un bel volo. Il volo della libertà.

Non ti preoccupare per me, se devi andare vai, non farti scrupoli, per carità, ti capisco sai, poi te ne pentiresti. Perchè dovresti fingere che non ti annoi con me? Io resterò qui al freddo e al gelo. Morirò di freddo e di fame. Morirò di dolore, magari mi taglierò le vene, perchè a volte il dolore ti annienta. Magari riempio la vasca di acqua bollente e poi mi taglio i polsi oppure potrei buttare il ferro da stiro nell’acqua. Ma il dolore mi prosciuga tutte le forze. Metti che va via la luce proprio in quel momento? Mi metterò a correre senza vestiti per tutta la casa, mi ammalerò di polmonite. Se non abitassi al primo piano, mi butterei dalla finestra. Ma tu non ti preoccupare, dài, ma sì, qualcosa troverò vedrai, non ti preoccupare, vai pure, vai, vai dove devi andare.

Se mi stai lasciando dimmelo, non aver paura. Non stare lì a piagnucolare, è perfettamente inutile. Dimmi un solo buon motivo per cui non avresti dovuto farlo.

L’ho lasciata perchè parlava troppo. E parlava solo e sempre di sè stessa. E io? E a me, non ci pensi?

L’ho lasciato perchè mi ha otturato il cesso di sperma. E’ stata una liberazione, alla fine.

Anche se lui dice che non è vero, l’ho lasciato. Anche se lei non lo sa ancora, l’ho lasciata.

E' stata una storia malata, te lo devo dire. Guarda, voglio essere onesto con te, io mi sento un perdente, un magnifico perdente. Un infedele, un inguaribile infedele. Un distratto, un irresistibile distratto, a proposito, come hai detto che ti chiami? Non importa, l’amore non ha nome, l’amore si vive dimenticandolo, dimenticandosi. L’amore è invisibile, come tutte le cose importanti. Non mi vedrai più, sarà terribile. Lo so. E se cominciassimo subito? (le ho proposto).

[…] Pensi solo a te stessa, a ciò che tu  vuoi e via di questo passo. Se mi ami davvero, mostralo, provalo. Altrimenti devo trovarmi un’altra. (Henry Miller)

E adesso che ho capito che tu sei la persona più importante della mia vita, non so proprio come farò, mi ha detto lasciandomi.

Sono un errore e basta, e non sono per te. Ti sono capitato, ma non mi volevi, non mi hai mai voluto. E’ andata così, vero?

Ho fatto in modo che mi lasciasse, non avevo altra scelta.

L’ho lasciata perchè pretendeva tre aggiornamenti al giorno sull’incremento del mio amore. Al mattino, appena svegli, a metà pomeriggio mentre ero a pranzo e pure dall’ufficio. Facile per lei che non ha un cazzo da fare tutto il giorno.

Ho cercato di farle capire che per me litigare è una questione di vitale importanza. Mi fa sentire vivo dentro il rapporto. Si discute, si discute di tutto, delle piccole e grandi cose. Si vive il quotidiano e se ne parla. Ci si confronta. E’ così che ci si conosce veramente. Se no sembra tutta una recita, con i ruoli prestabiliti. Ma lei niente. Allora l’ho provocata. Perchè per me la provocazione è un po’ come il midollo, la spina dorsale, non so come dire, il motore segreto di un grande amore. Niente di pericoloso, s’intende, qualche piccola scossa, due o tre urletti, un po’ di piatti rotti. L’ho fatto per noi, per la durata del nostro grande amore. E ho fatto bene, perchè adesso posso dire di conoscerla veramente. Però, ora, ho ancora un mese di degenza in ospedale. Comunque, qui non la fanno entrare. E’ un vantaggio, per la mia concentrazione. Domani mi tolgono i punti.

Cantava in continuazione quella sciocca canzone italiana di Julio Iglesias: “Se mi lasci non vale / se mi lasci non vale”. Io detesto le canzoncine da doccia. Era insopportabile. Alla fine, ha capito e ha smesso, ma era troppo tardi.

Quattro anni non sono così pochi. Uffa. Amo un poeta. Un artista. Non mi sembra vero. Uffa. Mi paga pure il biglietto del treno. E’ generoso. Non come quel tirchio di prima. Spilorcio. Ora ho un uomo vero che mi ama, e anche se sa che non lo amo, mi ama lo stesso. E ha pure i cani. Come me. Mi tratta come un cane e, a volte parla al posto mio, ma mi lancia l'osso da rosicare e io glielo riporto, scondinzolando. Poi, al mattino, un bel giorno, sopra il guanciale ho trovato una rosa ed un bigliettino profumato. C’era scritto: “Non abbiamo più niente da dirti. Firmato: Io e tutti gli altri”.

Dimmi una bugia / - Ti amo / - Stronzo.

Non ci lasceremo mai. Stringimi. Stritolami. Baciami. Stringimi. Non ci lasceremo mai. Non riesco a rezzare il coso. Metti la tag. Mi hai dato i permessi? Non ti lascerò mai sola. Non sono come quello stronzo che ti scopava solo sul web. Non mi va il mouse. Ti amo da impazzire. Petta, scatto una fotina e gliela mando. Flash! Spè, sono crashato. Din din din…Vabbè, si è fatto tardi, vado a nanna, piccolino. Bacio. Bacio. A domani. Sì sì, a domani, piccolino, poi, ti mando un messaggino?

La prima notte con lui è stata bellissima. Avevo tanta di quella voglia di scopare…Lui o un altro era uguale, era la mia voglia che andava soddisfatta. Le altre volte un po’ meno, sfogliavo le pagine del web e aspettavo che lui venisse e intanto dicevo “sì, sì, continua così...” oppure guardavamo un film alla tele o io osservavo il soffitto…

Con te, mi annoiavo. Ora finalmente mi diverto. Ero stanca di impedire a tutte di avvicinarsi a te. Mettila così, è come il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Non è che ti ho lasciato improvvisamente, alla vigliacca. Ho solo voluto darti delle possibilità migliori, perchè te le meriti.

Ho dato una ragion d’essere alla sua gelosia. Mi mortificava vederla sempre così inquieta, così tormentata per qualcosa che non esisteva.

Ah, sei pentito, ti sei pentito, finalmente? Mi fa piacere che tu abbia compreso che cosa stavi scegliendo di perdere. Bene, tesoro, in fondo non sei così stupido, e adesso togliti dai coglioni.

Sono stata con te due faticosi anni perchè sentivo di avere una missione da compiere. Adesso la mia missione è terminata.

E ora cerca di avere il buongusto di non dirmi che non è la fine di tutto, che la vita continua e che conoscerò un altro uomo, e che sarà quello giusto. Che cosa significa giusto? Anche se io per te ormai sono una pratica archiviata, guarda che io sto male, mi sento vuota, svuotata e vilipesa.

Aveva il dono raro di dire le cose sbagliate nel momento sbagliato. Si chiudeva a riccio, quando avrebbe dovuto aprirsi e starmi vicino. Di soffocarmi con la sua vicinanza e la sua prepotenza, quando volevo stare solo. Le ho detto, è un vero peccato, saremmo stati perfetti l’uno per l’altra, se soltanto ci fossimo incontrati nel momento giusto per entrambi.

Prima mi ha fatto girare la testa. Poi me l’ha svuotata e ci ha messo dentro tutte le cose che andavano bene a lei. L’ha caricata come si fa con le trottole e infine l’ha fatta girare di nuovo, ma in un’altra direzione, in un altro senso.

Ci siamo lasciati durante un gioco di ruolo. Le giarrettiere le ho tolte, anche il segno sulla gamba, perchè mi stringevano molto, è andato via. Ma c’è un altro segno, che non è visibile a occhio nudo e che non va più via.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:58 | commenti (4)

giovedì, aprile 02, 2009

 

 

 

“Uno dei principali bisogni dell’uomo è quello di sentirsi dire che il proprio comportamento è coerente e razionale. Ogni comportamento che ci appare irrazionale minaccia il nostro senso di salute e integrità mentale. Quando ci comportiamo in modo inesplicabile, ci sentiamo costretti a trovare una spiegazione logica per rendere sensato ciò che pensiamo o facciamo”

(White e Gilliland, 1975).

 

[…] In ogni caso Barone, ti pregherei di smettere di cercarmi ancora. Mostrati coerente per una volta con le tue scelte di vita così come io lo sono delle mie. […]

Oggi ho trovato questo messaggio sul mio Facebook. Persa la causa sul blog (preventivamente blindato), si sperimentano nuove mosse, nuovi raggi di azione, nuove accuse e nuove provocazioni. Salvo, poi, alla prima bordata di risposta, cancellare tutto e ritirarsi di buon ordine alla chetichella nelle proprie stanze (chiuse pure quelle) a fare un po’ di bon ton, chiacchiere insulse e montagne di pettegolezzi.

Inutile dire il nome di chi ha scritto questa stizzosa, ma simpatica esortazione (peraltro, su Fb si firma pure con il cognome). Ma mi stupiva pensare, leggendo l’orario del messaggio, che l’autore, mentre con una mano mi invitava a non cercarlo “ancora” (e me lo scriveva su Fb), con l’altra mi stava inviando l’ennesimo sms con il suo telefonino. Misteri della coerenza doppia con  la supercazzola prenaturata e scappellamento a destra e pure a sinistra? Mah..

Tralascio il resto del web-giallo che probabilmente seguiremo a puntate su questi schermi (una certa Luana sta cercando di rubarle la posta. Chi è l’assassino? Il maggiordomo è tra i principali sospettati. Dov’era la tata all’ora del delitto?), perchè sono i soliti vaneggiamenti di una che crede di vivere una nuova vita, ma continua a vivere sempre quella (la stessa) e solo sul web e vede trame oscure (sempre sul web) alle sue spalle (ordite sempre da me) ad ogni angolo di strada. In ogni caso, sul resto, ho già risposto su Fb e non vorrei svelare il finale per i più appassionati del gioco televisivo del “Grande Fratello”.

Ma è sul concetto di “coerenza” e di “smettere di cercarla ancora” che mi vorrei fermare a riflettere. Chi mi invita alla coerenza e a non importunarla “ancora” lo ha fatto nello stesso giorno ed è la stessa persona che oggi mi ha sbomballato le palle con duecento essemmesse, fino a farmi scaricare la batteria del cell. Comportamento un po’ strano anche per la migliore vittima di stalking! Questo la dice lunga sul concetto (non tanto della mia, che non ho mai preteso di avere) della sua “coerenza” …

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 01:32 | commenti (12)

lunedì, marzo 30, 2009

 

Aimee Mann - Wise Up (*)

It's not
What you thought
When you first began it
You got
What you want
Now you can hardly stand it though,
By now you know
It's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up

You're sure
There's a cure
And you have finally found it
You think
One drink
Will shrink you 'til you're underground
And living down
But it's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up

Prepare a list of what you need
Before you sign away the deed
'Cause it's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up
No, it's not going to stop
'Til you wise up
No, it's not going to stop
So just...give up

 

Aimee Mann - Apri gli occhi

Non è.. come pensavi...
quando all’inizio ... cominciasti.
Hai ottenuto... ciò che vuoi...
Ora, tuttavia, puoi sopportarlo a stento
Ormai lo sai, non si fermerà...
Non si fermerà...
Non si fermerà,
fino a che non apri gli occhi.

Ne sei sicuro... c’è una cura...
E alla fine l’hai trovata.
Pensi... un bicchiere...
ti ridurrà a... a terra
e ti farà dimenticare,ma non si fermerà...
Non si fermerà...
Non si fermerà,
fino a che non apri gli occhi.

Prepara un elenco di ciò di cui hai bisogno,
prima di firmare la tua condanna,
perché non si fermerà...
Non si fermerà...
Non si fermerà,
finchè non apri gli occhi.

No, non si fermerà,
finchè non apri gli occhi.
No, non si fermerà,
quindi lascia stare…

(*) colonna sonora del film "Magnolia"

 

 




Trimonato da BaroneAgamennone | 21:35 | commenti (2)

sabato, marzo 28, 2009

 

La terrazza.

 

La terrazza rappresenta da sempre il lato più edonistico della donna, ma non di tutte le donne. Mi riferisco a quelle, e non sono tante, che si possono permettere una terrazza. Ma bisogna fare un distinguo: un conto è una terrazza al sud, in una palazzina anni sessanta-settanta un po’ sgarrupata, con vista su bar-gelateria con insegna al neon che frigge, un altro conto è la grande terrazza di un super attico del nord con vista sulla città o su un quartiere tutto ordinato con la gente simpatica che ti sorride anche quando vai a comprare le sigarette o il giornale. Il massimo è quando riesci a metterci un’amaca. La migliore sarebbe quella con vista sul mare (ma non si può avere sempre tutto dalla vita, se siete disoccupati, cercatevi un cazzo di lavoro! Ha ragione il Nano). La terrazza, in genere, ha i rampicanti che ti separano dagli sguardi indiscreti dei vicini e la pompa per bagnare le piante. O la vista di un cortile vuoto.

 

La terrazza è il luogo dove si possono organizzare cenette estive; d’inverno è ricoperta da candidi fiocchi di neve ed è sconsigliabile andarci in canotta per le persone cagionevoli di salute. E’ quella dove mani premurose coltivano decine di specie diverse di piante. Qualcuna potrebbe anche essere stata strappata nottetempo da una roccia garganica, ma non importa, le piante grasse riescono a resistere e ad adattarsi a qualunque clima. A differenza degli uomini, ci sono piante garganiche che riescono a digerire anche lo smog tossico di Milano.

 

Suggerisco di mettere sulla terrazza delle candele profumate, se si invita qualcuno. Sparse ovunque danno un tocco di classe e di raffinatezza. Le candele ai bordi della vasca da bagno sono ormai superate anche negli autogrill delle autostrade. Le candele profumate sono obbligatorie, se pensi di possedere una vera terrazza…

La terrazza va associata ad un incontro galante. Se pensate di avere una terrazza solo per giocare al golf, fatevi vedere da uno specialista. Gli INVITATI sovente sono brizzolati alla Briatore, portano camicie azzurre con le maniche tirate su al gomito o, la sera, quando è più freschetto, mettono dei golfini blu marine legati in vita che fa tanto figo. Se vi chiamate Pier e siete fighi, siete a posto.

Qualora l’INVITATA fosse, invece, una donna, si suggerisce una camicia bianca di lino purissimo, una mini di jeans stinto e una collana con una pallina colorata (di colore lilla, possibilmente) che si staglia su un collo lungo da giraffa, ma abbronzato al limite dell’ustione…

 

I discorsi da fare in terrazza possono essere vari. Si può parlare del cane, del traffico, della propria infanzia, del difficile rapporto con i genitori, dello spinterogeno ingolfato dell’auto, dei propri figli, dei propri amori passati. Oppure si possono raccontare aneddoti spassosi, ma sempre conditi da grandi risate, specie se vertono sulle vacanze al mare o in montagna. E’ sconsigliabile ridicolizzare l’ultimo o il penultimo amore avuto. L’argomento dovrebbe essere tabù. Ma c’è chi lo fa. E su questo non si può fare nulla. A quel punto scatta il Martini (bianco o dry, mai rosso).

 

Quindi, concludendo: terrazza = vacanza, vacanza = benessere economico, benessere economico = felicità.

 

Possiamo, a questo punto, affermare, per la proprietà transitiva, che:

 

terrazza = felicità.

 

Se, invece, volessimo tornare a prima, pensando alla terrazza del sud, si potrebbe dire che: vista su bar-gelateria = angoscia.

 

Quindi:

 

terrazza del sud = angoscia

 

terrazza del nord = felicità.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:34 | commenti (6)

mercoledì, marzo 25, 2009

 

Per un’ora d’amore non so cosa darei e venderei anche il cuore, ma…

 

ora so cosa devono provare i conigli selvatici…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:20 | commenti (7)

domenica, marzo 22, 2009

 

Single father – Jackie Leven

 

If we should meet in Glasgow

By chance on a rain day

Let’s sit and drink in a damn good bar

Till evening comes out to play

 

And there are things I don’t want to talk about

Things I don’t want to say

Twisted spires and lonely byres

And fishing boats in winter spray

 

I was a single father

And those were real harsh times

I remember losing my baby

Every time I hear a church bell chime

I was a single father

But I just can’t complain

Got a heart full of headstones

As I step down from the train

 

We walked down a leafy ravine

Into a cloud of dragonflies

You pointed your finger in wonder

At the colours in the sky

You sat in your chair on the beach

I waved to you from the sea

You saw the wave and smiled

You were already lost to me

 

I was a single father

 

Now my son’s in the English army

He plays the guitar well

I almost never see him

I walk alone on the distant fell

 

Now half the world is working

Half is watching t.v.

Some take smack and fall right back

It’s all the same to me

 

 

Ragazzo padre – Jackie Leven

 

Se per caso dovessimo incontrarci a Glasgow

In una giornata piovosa

Ci sederemmo a bere in un bellissimo bar

Fino a tarda notte.

 

Sì, ci sono cose di cui non voglio parlare

Argomenti che non voglio toccare

Vegetali contorti e pesci solitari

E barche nella nebbia invernale

 

Ero un ragazzo padre

E quelli furono davvero tempi brutti

Ricordo la perdita del mio tesoro

Ogni volta che sento il suono delle campane.

Ero un ragazzo padre

Ma non posso lamentarmi

Aevo il cuore pieno di pietre lapidarie

Mentre mi allontanavo dalla ferrovia.

 

Camminavo sull’orlo del burrone

In una nuvola di aquiloni

E tu con meraviglia hai puntato il dito

Ai colori del cielo.

 

Sedevi sulla sdraio in spiaggia

E io dal mare ti salutavo

Tu vedendomi sorridevi

Ma io ti avevo già perduto.

 

Ero un ragazzo padre.

 

Ora mio figlio è nell’esercito inglese

Suona bene la chitarra

Non lo vedo quasi mai

Ormai cammino da solo in questa brughiera.

 

In questo momento metà del mondo sta lavorando

L’altra metà sta guardando la televisione

Qualcuno litiga altri si ritirano

Per me fa poca differenza.

 

Ero un ragazzo padre.

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:33 | commenti (4)

giovedì, marzo 19, 2009

 

Amore caro amore bello (e trasparente).

Lui: ciao.

Lei: ciao.

Lui: Allora, come stai?

Lei: Bene, senza di te.

Lui: ah…

Lei: che ti pensavi? Che ti avrei aspettato in eterno?

Lui: no…ma…

Lei: pensi che non avessi altri corteggiatori oltre te?

Lui: no…ma…

Lei: credi che mentre tu mandavi pivvuttì su Splinder a quella e a quell’altra, io non mi facevo una panchina?

Lui: una panchina? Era una partita di calcio?

Lui: smettila di fare la vittima! E tira fuori le palle! Un bel calcio nel culo e fuori dai maroni! Fai come me: il mio ex marito mi passa tremila euro al mese, mi paga la governante h24, mi ha lasciato figlia e casa e ora posso fare il cazzo che voglio! E guai a lui se non mi paga la casa al mare!

Lui: eh… e queste le chiami palle? Così, sarei capace pure io a separarmi..vabbù e mò che fai?

Lei: niente, perchè che dovrei fare? Mi voglio rifare una vita vera!

Lui: ma se sei sempre al computer…

Lei: io sono una donna libera! Mica un fesso come te che sta a lavorare come una bestia tutto il giorno e la notte dorme incatenato al suo divano e vuole la moglie piena e l’amante ubriaca…

Lui: essì…hai ragione…

Lei: povero coglione…

Lui: vabbè, però, pure tu sei un po’ stronza (anche se hai le palle, qualche palla me l'hai detta su quello o no?)…dài, ammettilo…

Lei: cerca di riconoscere i tuoi errori una buona volta nella vita! Io sono trasparente come l’acqua sul fiume..te la ricordi quella canzone di Lauzi? Come faceva?

Lui: sì, ma che c’entra Lauzi? Stiamo parlando di noi…

Lei: Non ho voglia di parlare di noi. Ora ti spiego come funziona il CCNL. Lo sai cos'è? Petta, che chiedo al mio ex marito...ti fai sempre i film! E mi tratti pure male!

Lui: vabbè, poi me lo spieghi il CCNL...non mi interessa tanto ora...ma tu con quello ci inciuciavi o no?

Lei: Ne avevo tutto il diritto. Dopo quello che mi hai fatto passare in questi quattro anni. Ho dato tutta la mia vita per te. Avrei fatto qualsiasi cosa per te. E sei pure spilorcio…

Lui: no, dài, il braccino corto no! Cerco solo di sbarcare il lunario...Ma non parliamo di soldi ora...Dimmi di te, ora che farai? Ormai ci siamo lasciati da qualche settimana, mi penserai ogni tanto?

Lei: veramente mi sono scopata già uno.

Lui: Azz! Di già? E chi è? Lo conosco?

Lei: Non te lo dico.

Lui: e com’è successo?

Lei: mah… non so, è stata un’occasione…

Lui: vabbù… 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:03 | commenti

Dedicato ai cuori solitari per scelta. Altrui.

Quelli che sono stati appena lasciati e non ci stanno.

Quelli che ci starebbero anche, se solo trovassero qualcun’altra disposta a stare con loro.

Quelli che fanno gli innamorati di riserva e da svariate festività aspettano che lui/lei lasci il titolare.

Quelli che “Io dall’amore non mi aspetto più niente”, ma sperano ancora di aver detto una bugia.

Quelli che non sanno che sapore ha un bacio, o non se lo ricordano più e oggi mangeranno troppi cioccolatini.

Quelli che se lo ricordano benissimo e mangeranno troppi cioccolatini lo stesso.

Quelli che “come canta Gianna Nannini non canta nessuna…”.

Quelli che “Ma fammi il piacere!” e intanto scaricano Gianna Nannini e se la passano sul MSN.

Quelli che, ormai, non scaricano più nulla e le cartelline condivise ormai le hanno cancellate.

Quelli che “Se potessi tornare indietro” o “Se riuscissi ad andare avanti” e intanto intralciano il traffico…

Quelli che “Basta! Mi sono stancata di stare sempre seduta davanti al piccì e intanto te lo dicono stando al piccì dalla mattina alla sera”.

Quelli che “Sai ho scopato con un altro, ma te lo volevo dire, perchè siamo stati quattro anni assieme e ci tenevo che tu fossi il primo a saperlo”.

Quelli che credono di aver buttato quattro (lunghi) anni della propria vita in un cesso, tirando lo scarico.

Quelli che non sentono più niente e, dopo aver rincorso invano, adesso scappano dall’amore.

Quelli che tanto l’amore prima o poi li raggiunge.

* colonna sonora Jackie Leven (album "Defending Ancient Springs")

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 01:52 | commenti (3)

venerdì, marzo 13, 2009

 

“Quando sarò capace di amare” di Giorgio Gaber

(canzone tratta dall’album “La mia generazione ha perso”)

 

Quando sarò capace di amare, probabilmente, non avrò bisogno di assassinare in segreto mio padre nè di far l’amore con mia madre in sogno…

Quando sarò capace di amare, con la mia donna non avrò nemmeno la prepotenza della fragilità di un uomo-bambino…

Quando sarò capace di amare, vorrò una donna che ci sia davvero, che non affolli la mia esistenza, ma non mi stia lontana neanche col pensiero…

Vorrò una donna che se io accarezzo una poltrona, un libro o una rosa, lei avrebbe voglia di essere solo quella cosa…

Quando sarò capace di amare, vorrò una donna che non cambi mai, ma dalle grandi  alle piccolo cose, tutto avrà un senso, perchè esiste lei…

Potrò guardare dentro al suo cuore e avvicinarmi al suo mistero, non come quando io ragiono, non come quando respiro…

Quando sarò capace di amare, farò l’amore come mi viene, senza la smania di dimostrare, senza chiedere mai se siamo stati bene e nel silenzio delle notti, con gli occhi stanchi e l’animo gioioso, percepire che anche il sonno è vita e non riposo…

Quando sarò capace di amare, mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere…un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso, egoista, naturale come un fiume che fa il suo corso…senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni, chè se anche il fiume le potesse avere andrebbe sempre al mare…

Così vorrei amare…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 17:05 | commenti (1)

domenica, marzo 08, 2009

 

I monologhi della vagina (viva la fessa della donna!).

 

Su rai2, giovedì 5 marzo (dopo "AnnoZero" di Santoro), è iniziato il programma televisivo 'I monologhi della vagina' tratto dal libro di Eve Ensler. Un libro che racconta, dopo più di duecento interviste fatte dall'autrice con altre donne, in una serie di monologhi, della vagina, dei peli della vagina, dello stupro e della violenza delle vagine e di altro della vagina.

Se volete guardare il programma, basta andare sul sito della Rai.

Questo è il link.

 

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d04df9a-46cf-4e21-83af-68bdac1f7b4b.html?p=0

Tra i monologhi:

"Scommetto che siete preoccupate. Io ero preoccupata. E per questo che ho cominciato questa pièce. Ero preoccupata per le vagine. Ero preoccupata per quello che pensiamo delle vagine, e ancor più per quello che non pensiamo. Ero preoccupata per la mia vagina. Mi serviva un contesto di altre vagine - una comunità, una cultura di vagine. Sono circondata da tanta oscurità e segretezza ... come il triangolo delle bermude. Nesuno torna mai da laggiù a raccontarci com'è."

"Per prima cosa, non è nemmeno tanto facile trovare la propria vagina, Molte donne passano settimane, mesi, a volte anni, senza guardarla. Una potente donna d'affari che ho intervistato mi ha detto che era troppo impegnata: non aveva tempo. Guardarsi la vagina, ha detto, richiede un'intera giornata. Ti devi sistemare davanti a uno specchio, meglio se a figura intera. Devi trovarti nella posizione perfetta, con la luce perfetta, che poi è sempre un po' oscurata dallo specchio e dalla posizione in cui sei. Devi contorcerti, inarcare il collo per tirar su la testa, spezzandoti la schiena. Alla fine sei stanca morta ... Ha detto che non aveva tempo per farlo. Era troppo impegnata."

"Non puoi amare la vagina, se non ami i peli. Molta gente non ama i peli. Il mio primo marito e unico marito li odiava. Diceva che erano arruffati e sporchi. Mi faceva rasare la vagina. Così aveva un'aria turgida ed esposta, da bambina. Lo eccitava. Quando facevamo l'amore, la mia vagina provava le stesse sensazioni che deve provare una barba. Lo sfregamento era piacevole e doloroso. Come grattare una puntura di zanzara. Mi sembrava che andasse a fuoco, c'erano pomfi rossi fiammanti. Mi sono riufiutata di rasarmela di nuovo. Poi mio marito ha avuto una relazione. Quando siamo andati a una seduta di terapia di coppia, lui ha detto che scopava con altre perché io non lo accontentavo sessualmente. Non volevo rasarmi la vagina. La terapeuta aveva un forte accento tedesco e sospirava tra una frase e l'altra per mostrare la sua comprensione. Mi ha chiesto perché non volevo accontantare mio marito. Io ho risposto che mi sembrava strano. Mi ero sentita piccina quando i peli se n'erano andati, mi era uscita una voce da bambina, e la pelle si era irritata tanto che neanche la lozione alla calamina era servita. Lei mi ha detto che il matrimonio era un compromesso. Io le ho chiesto se rasandomi la vagina gli avrei fatto smettere di scopare in giro, le ho chiesto se aveva avuto molti casi come il mio. Lei ha risposto che le domande servivano solo a diluire il processo. Dovevo lanciarmi. Era sicura che fosse un buon inizio. Quando siamo tornati a casa, s'é messo lui a radermi la vagina. Era come un premio per la seduta di terapia. L'ha tosata qua e là, e c'era un po' sangue nella vasca da bagno ma non se ne è neanche accorto, felice com'era di radermi. Poi, più tardi, quando mio marito stava spingendo contro di me, ho sentito la sua punta accuminata conficcarsi dentro il mio corpo, dentro la mia tumida vagina, spoglia. Non c'era nessuna protezione. Non c'era nessun cuscinetto. Mi sono resa conto allora che i peli sono lì per una buona ragione - sono la foglia attorno al fiore, il prato attorno alla casa. devi amare i peli per poter amare la vagina. Non puoi scegliere le parti che preferisci. Comunque, mio marito non ha mai smesso di andare in giro a scopare con chi gli pareva".

  • Avevo dodici anni, mia madre mi ha schiaffeggiato (I Was Twelve, My Mother Slapped Me): un coro di voci che descrivono l'esperienza della prima mestruazione.

  • La mia vagina arrabbiata (My Angry Vagina): una donna si sfoga ironicamente per le ingiustizie fatte alla vagina, come gli assorbenti e gli strumenti usati dai ginecologi.

  • La mia vagina era il mio villaggio (My Vagina Was My Village): monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia.

  • The Little Coochie Snorcher That Could: una donna ricorda esperienze sessuali traumatiche subite durante l'infanzia e una positiva esperienza sessuale con una donna più vecchia che l'ha aiutata a guarire.

  • La donna cui piaceva rendere le vagine felici (The Woman Who Loved to Make Vaginas Happy): una dominatrice di donne discute gli intriganti dettagli della sua carriera.

  • Perché a lui piaceva guardarla (Because He Liked to Look At It): una donna racconta di come ha cominciato ad amare la sua vagina in seguito ad una esperienza sessuale con un uomo appassionato di vagine (Bob).

  • Ero lì nella stanza (I Was There In The Room): un monologo in cui Eve Ensler descrive la nascita di sua nipote.

Secondo l'autrice pare che, più che vagina, sia meglio chiamarla FICA. A volte, le donne sanno essere terribilmente crude. Altro che pucci pucci...

 


Trimonato da BaroneAgamennone | 18:04 | commenti (5)

mercoledì, marzo 04, 2009

 

 

Il vaso di Pandora.

Esiodo è un poeta greco antico non molto conosciuto. Secondo Plutarco, sarebbe morto di morte violenta, ucciso dai fratelli di una donna che tentò di sedurre. Non molto noto è anche il suo poema “Le opere e i  giorni” (collocabile nell’VIII secolo avanti Cristo), nel quale si illustra la necessità del lavoro da parte dell’uomo, per fugare la punizione degli dei e vivere secondo giustizia. Nel poema di Esiodo si parla del “vaso di Pandora” che è un concetto che è sopravvisuto persino a chi ne ha scritto.

Zeus aveva regalato a Pandora un vaso di coccio, raccomandandole di non aprirlo. Gli uomini, in quel tempo, vivevano felici, senza preoccupazioni, senza malattie e senza conoscere la fatica del lavoro. La mattina si alzavano e invece di correre a timbrare il cartellino, si facevano il caffè e la sigaretta e poi passavano tutta la giornata a chiedersi che cazzo fare. Ma Pandora era una donna e, come tutte le donne, era curiosa (oltre che una grandissima rompicoglioni). Non tardò a sollevare il coperchio dal vaso, liberando così tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, comparve la scritta “il fumo uccide” sui pacchetti di sigarette, ecc.). Sul fondo del vaso rimase solo la speranza (la speranza è sempre l’ultima a morire) che non fece in tempo ad allontanarsi, prima che il vaso venisse richiuso di nuovo.

Oggi l'espressione vaso di Pandora viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema o una serie di problemi che per molto tempo sono rimasti nascosti e che una volta manifesti non è più possibile tornare a celare. Ma la storia del vaso di Pandora ricorda un po’ anche la storia della mela offerta dal serpente tentatore ad Eva e da questa all’innocente Adamo.

Che si chiami Zeus o si chiami Maometto o si chiami Dio, questo è il Fatto dei Fatti. Non conta crederci o non crederci, dato che qui prevalentemente si tratta di Fede. La Fede si abbraccia e basta. E’ proprio come il vaso rotto o scoperchiato. Come ha detto qualcuno : puoi tentare di rimettere assieme i cocci, lo puoi spostare, ma ci sarà sempre qualcuno (probabilmente una donna) che ti verrà a dire che ne devi comprarne uno nuovo. Non importa nemmeno credere ad una storia o all’altra. Potrebbero essere tutte e due false e potrebbe essercene una terza tenuta nascosta fino ad oggi, perchè conteneva importanti rivelazioni che qui sono a rivelare.

Nella Bibbia, Iddio creò l’uomo e la valle dell’Eden. Anzi. Prima creò la valle poi il giardino e poi il primo uomo, e ce lo mise dentro, nel vuoto mondo, da solo. A fare che cosa? Non si sa. Chiaro che quello si annoiava, senza poter scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Non c’era uno straccio di cristiano. Non c’era anima viva intorno. Sarà stato anche un Paradiso, ma non puoi passare le giornate così, senza nemmeno la televisione, chessò un giornale porno, una radio, Internet. L’unica cosa che il Signore Iddio gli disse: “Fai quello che vuoi qui, ma non toccare l’albero della conoscenza del bene e del male”. E’ chiaro che quello prima o poi l’occhio lo avrebbe buttato su quella strana pianta. Si rompeva le palle, il povero Adamo.

Adamo sapeva, però, esattamente come Pandora, che se avesse mangiato la mela dell’albero pericoloso, sarebbe morto. Il messaggio era chiaro. Dobbiamo ricordarci che esistono confini di conoscenza che non possiamo oltrepassare. Al di qua c’è la luce della vita, al di là c’è il buio pesto. Io, come Adamo e Pandora, ho capito il senso. Ma non mi piace il modo. Ecco: il senso mi dispone, ma il modo mi indispone. Perchè questa verità si trasforma in minaccia. E la minaccia in punizione. E la punizione in senso di colpa. Colpa per che cosa? Vorrei spiegazioni.

Alla fine, anche Iddio dovette ricredersi. Fece cadere l’uomo in un sonno profondo, gli tolse una delle costole e con quella gli fece una donna. Ossa delle sue ossa. Carne della sua carne. L’uomo era felice. Era nata Eva! Porca Eva! Anche se erano nudi non avevano vergogna.

La donna si fece attendere (ma, si sa, le donne si fanno sempre attendere, è destino). Eppoi si sa anche che l’uomo pensa sempre a quello. Un bel giorno, infatti, Adamo, in preda agli effetti devastanti di una tempesta ormonale senza precedenti (ovviamente), vide Eva che metteva a posto nel cesto il serpente, si era messa a pecorina, non riuscì a resisterle e le saltò addosso e sela intruppò. I due si unirono, lui duro come un osso..ahem…carne nella carne…fino a che divennero una carne sola. Lei esclamò: “Ah, mi sembra di essere in Paradiso!”. A lui, faceva male un po’ la costola.

Insomma, la mela la mangiarono dopo e la fecero lessa nella pentola che la vicina di casa, Pandora, prestò ai due, dopo aver sollevato il coperchio che era sberciato.

Questa è la vera storia.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:42 | commenti (5)

giovedì, febbraio 26, 2009

 

5 + 5

Oggi, mentre sfogliavo il giornale, mi ha colpito il titolo di un articolo:

Australia. I resti di un bambino di cinque anni ritrovati nello stomaco di un coccodrillo. I genitori del bambino hanno chiesto che l’animale non venga abbattuto“.

Mentre continuavo a sfogliare le pagine del giornale, mi sono accorto che c’era qualcosa che non mi tornava in quel titolo. Come avevano fatto a ritrovare i resti del bimbo senza uccidere la bestia?

Ho ripreso l’articolo per capire e svelare il mistero di questo giallo. Scopro che il bambino aveva cinque anni, mentre il coccodrillo era lungo circa cinque metri. Chisenesbatte. Che era una giornata di abbondanti piogge e il fiume era in piena. Machisenfrega! Che il coccodrillo era rimasto intrappolato nel fiume. Machisenetracciafotte! Che la vittima aveva un fratellino di sette anni di nome Ryan che ha sentito le urla e dato subito l’allarme. Ochepalleee!

Che “il rinvenimento dei resti di Jeremy è stato effettuato attraverso una tecnica chirurgica non-letale”. Aaaahhhh!!! Ora sìììì! Ho capito. Echecaz’…

Questa notizia di nera mi ha inspiegabilmente ispirato una metafora (io ne so un altro paio di storielle terrorizzanti per bambini e ai pargoli - checchè se ne dica - piacciono molto le storie dell’orrore, anche se continuiamo a raccontare storielle zuccherose a lieto fine come Biancaneve, Cenerentola, ecc.).

Il coccodrillo potrebbe essere una strana tipa che ha l’abitudine di spedire pvt a tutto spiano su Splinder e poi accusa gli altri di fare altrettanto? Potrebbe essere…

In questa favola per bambini insonni , io chi potrei essere? Il coccodrillo o il bambino divorato? Cioè. Io sono quello cattivo che frega tutti (l’anima trist’ non la vole mank crist’) o sono quello buono che poi muore (i migliori sono sempre i primi ad andarsene)? O sono tutti e due (il diavolo e l‘acqua santa)? Mi mangio me stesso buono. Lo digerisco. E mi salvo. In una forma quasi eucaristica, in cui dopo essermi pentito, aver confessato i miei peccati e aver mangiato il corpo di un innocente cristo, mi redimo? Potrebbe essere…

Questa è una storia alla quale ognuno può dare il finale che crede. Io, al posto dei genitori di Ryan, con la pelle del coccodrillo, mi ci sarei fatto almeno una borsa da viaggio, un portafogli e un paio di scarpe . Oppure avrei lanciato una linea di pelletteria d’alta moda dal nome “Ryan, give me five”. Avrebbero fatto soldi a palate…

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:33 | commenti (3)

giovedì, febbraio 19, 2009

 

Una giornata da verbalizzare.

Tempo fa sono stato dai Carabinieri. Oggi mi hanno convocato in un Commissariato di Polizia. Ho fatto ambo, insomma. La lettera che ho ricevuto stamane in ufficio diceva soltanto che dovevo presentarmi “SUBITO” (scritto proprio così: tutto maiuscolo e in grassetto). Sembrava un sms stampato su carta della questura. Non la faccio lunga perchè non ho  tanta voglia di scrivere. Rischierei solo di ripetere l’altro post sui caramba. Ho passato l’intera giornata a correggere il verbale che avrei dovuto firmare. Dico solo che all’Ispettore Lecciqualcosa avevo detto di scrivere la parola “e-mail” e lui, invece, aveva scritto “imeil”. Ho detto tutto.

 

Ps: No. Non ho detto tutto. All’uscita, la mia auto aveva un bel foglietto giallo sul parabrezza (un verbale di contravvenzione per divieto di sosta). Non è per fare i pignoli, ma ho dovuto telefonare ai vigili urbani per capire se erano 38 euro o 33 euro. Ma cazzo (lo dico ai tutori dell’ordine, guardia di finanza e forestali compresi): dico, non potreste imparare a scrivere un po’ da cristiani? E poi,  non si può parcheggiare più nemmeno davanti alla polizia? Meno male che non mi hanno ciulato la macchina…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:03 | commenti (5)

domenica, febbraio 15, 2009

 

 

L'eutanasia o un’altra zia?

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 13:18 | commenti

 

 

Perchè una ragazza d’oggi può uccidersi – Baustelle

Trimonato da BaroneAgamennone | 13:12 | commenti

SVP - Sil(vio) vous plait

Dopo Luca Coscioni. Dopo il caso Welby. Dopo che per anni si è parlato inutilmente di fare una legge sul “testamento biologico”. Mi chiedo perchè e dove il nano e i suoi amici hanno visto lo stato di “urgenza” su un caso umano diventato giudiziario che va avanti da diciassette anni. Che senso aveva la decretazione d’urgenza (a parte quello di creare l’ennesimo scontro tra Governo, Capo dello Stato e Magistratura)? Visto che quando i parenti dei degenti in SVP (Stato Vegetativo Persistente) gli scrivevano, Lui (Sua Emittenza) nemmeno li degnava di una risposta. Visto che nel 2001, il Berlusca dichiarava in una conferenza stampa di volersi astenere dall'intromettersi in casi umani e vicende personali.

Dopo che hanno parlato tutti (giudici, politici, filosofi, medici, preti) e tutti hanno espresso la propria opinione sul caso di Eluana Englaro, bisogna restituire la voce all’unica persona che ha il diritto all’ultima parola sull’ultimo respiro di sua figlia. Beppino Englaro (*).

(*) in un’intervista di tre anni fa.

Trimonato da BaroneAgamennone | 12:59 | commenti

venerdì, gennaio 23, 2009

 

 

Tra i “VAF (valutazioni a freddo)” sul sito di “Annozero” di Michele Santoro, giovedì 15 gennaio, c’era questo dal titolo:

 

 

La coerenza.

 

Un po' di tempo fa, Lucia Annunziata fece abbandonare la sua trasmissione televisiva al presidente Berlusconi, perchè "certe cose" non si possono dire e non si possono fare in televisione...

 

 

Vero, giusto... ma poi lei che ha fatto, giovedì 15 gennaio...?

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:34 | commenti (2)

mercoledì, gennaio 14, 2009

 

 

 

Assolo stranitalia.

Milano

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                                                                                                                             Bari

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:06 | commenti (12)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).