|
martedì, settembre 30, 2003 Vedo che molti - come me - sull'alternativa tra energie pulite o centrali non pulitissime, ancora s'arrabattano a risolvere l'irresolubile paradosso di Epimenide, secondo cui Epimenide cretese asserisce che tutti i cretesi sono bugiardi. Naturalmente se Epimenide è cretese allora è bugiardo anche lui; ma, se lo è, mente, e allora non è vero che tutti i cretesi sono bugiardi. Quindi è possibile che almeno un cretese (lui) dica la verità e che quindi tutti i cretesi (lui compreso) siano bugiardi, e via all'infinito. C'è quindi nel testo un'autocontraddizione tale che, se si dessero istruzioni a un computer per risolverla, esso cadrebbe in "loop" e cioè, in parole povere, vedremmo lo schermo riempirsi di messaggi contraddittori senza più arrestarsi. Io ho, però, ho trovato una soluzione semplice semplice (come avrebbe fatto mia nonna): se provate a sostituire al nome Epimenide quello del Cavaliere, qualcosa vi torna? Trimonato da BaroneAgamennone | 04:12 | commenti (7) lunedì, settembre 29, 2003 I pensieri non appartengono a nessuno, come le parole abitano altrove, e semmai vagano, per aria, fino alle teste dove attraversano i nostri cervelli. Perciò nessuno uomo onesto può dire che pensieri o parole siano sue, che le abbia create lui o gli appartengano. Le parole, come i pensieri, al massimo, ci attendono, ma più di frequente ci pensano, e sorprendono magari cervelli diversi, simultaneamente. Ciò spiega, forse, perché, girando l’angolo, stamattina, mi sono chiesto a che serve la corrente elettrica? A che serviamo noi? A che serve parlare? Negli sguardi delle persone che incontravo, nei bar, nella piazza, trovavo le stesse domande, anche nei volti sconosciuti, tutti pensavano la stessa cosa: “Siamo niente, è stato tutto inutile”. Sospetto. Una specie di prima morale di questo secolo. In cui sta succedendo il peggio di tutto! E noi ci troviamo, seri, nelle scarpe, a pensare, a commuoverci, a preoccuparci, col solo tragico effetto di ridere istericamente. E’ stato appunto tutto inutile... Le nostre lotte, con i volti rossi ed accesi dalla rabbia di essere nel giusto, contro le centrali nucleari, contro tutto quello che inquina l'ambiente e le nostre vite. Viva le energie pulite! I pannelli solari! Le eliche a vento (con i fondi CEE)!
Ora, però, abbiamo il terrore che la grande macchina si fermi. Abbiamo paura di restare chiusi, bloccati, nell’ascensore, in metropolitana, o in galleria, sui binari ferroviari… E viene da ammetterlo, come se si avesse accanto un qualcuno, un (grande) fratello, un amico, a cui si chiede (sottovoce) di porre rimedio allo sfascio totale ed al caos… per cui si è tentato tutto, ma non si è riusciti a salvare nulla... Viene da dirlo, con calma, senza neppure arrabbiarsi. Con quegli occhi stanchi, che vengono a rimirare quanto non è più ormai rimediabile. E neanche c’è bisogno di dire che cosa è stato inutile. Tanto chi può capirci, sa già la risposta. A che serve non avere le centrali nucleari, se, ad un passo da noi, c’è chi ce le ha e ce le fitta ad un tot al mese. Se le ha la Francia, o la Svizzera, le centrali nucleari o termo-elettriche, i loro fumi nocivi (in caso di disastro ecologico) passeranno oltre le Alpi. E’ come quando si rompe la stiva di una nave carica di greggio nei nostri mari…
E’ un mondo globale in cui non si può pensare di essere soli, sani e puliti. Se gli altri sono sporchi, inquinati, sporcheranno ed inquineranno anche noi. Chi si salverà? La Sicilia? Quelli di Aosta non sono nostri fratelli forse? Tutto s’è già sfilacciato e poi invertito, confuso; come nessuno si sarebbe mai immaginato… E non c’è più limite. Sembra che davvero ci sia un’unica spina elettrica, un solo filo conduttore, che basta staccare e si spegne il nostro bell’alberello di Natale. Le luci si spengono e si spengono anche i nostri sogni rivoluzionari privi di logica, ma pieni di speranza... L’acqua va per l’in su. Altro che giustizia sociale! Le disgrazie dei poveri fanno ancora più ricchi i più ricchi. Chi ha i gruppi di continuità ed i gruppi elettrogeni si salva. Gli altri? Che cerchino un cerino per accendere una candela… Altro che partecipazione! Ci voleva il gasolio oggi, per gli ospedali, per quelli che stavano sotto i ferri! Pensate che al Ministero o ad Arcore si sia spenta la luminarie? Siamo stai trattati come dei bambini da indottrinare facendoli piangere con il telecomando in mano e la tivvù spenta… Chi avrà il coraggio di parlare di energia pulita ora? Non ditemi che è stato il solito golpe di Stato. Non c’è dubbio il Governo ci marcerà (sporco) su questa cosa. Il presidente Ciampi (che dio lo abbia in gloria, assieme alla Banca d'Italia, per quanto è come noi) lo ha già fatto. Basta con gli inutili dissensi che ostacolano il corso della storia e del progresso delle energie! Non c’è dubbio è stato tutto inutile. Il mondo era come diceva mia nonna: è sempre stato così e sempre lo sarà. Chi può, si arrangi. La vita ormai è un frigorifero americano, e chi non ci sta è un marziano. Trimonato da BaroneAgamennone | 00:00 | commenti (7) domenica, settembre 28, 2003 Corrente elettrica tornata anche qui… si riaccende anche la mia testa… l’Italia che lavora si risveglia al buio e al suono delle sirene degli antifurto delle banche, dei negozi e delle poste… l’Italia che produce si ferma… l’Italia che cazzeggia di notte si addormenta dopo il panico… l’Italia che risparmia… l’Italia che si sbraca e va in tilt con un colpo di fulmine oltre le Alpi… Trimonato da BaroneAgamennone | 14:27 | commenti (2) sabato, settembre 27, 2003 Oggi, la mia amica-regista, Criss, dopo esserci scambiati decine di commenti cazzeggianti sui nostri Blog, si è scusata con me. Mi ha chiesto se mi aveva dato fastidio avermi “imbrattato” i commenti… E’ stata molto carina a chiedermelo. Mi ha così intenerito, questo suo chiedermi scusa. Ma scusa di che? Io davvero mi ero divertito. Non l’avrei fatto se non mi andava di farlo… E quindi perché chiedermelo? Le ho detto che mi aveva fatto piacere cazzeggiare con lei. Io sto sempre bene con lei. Spesso scherziamo e ci prendiamo in giro. Ma ci vogliamo bene. A volte, ci diciamo cose molto serie. Ma ci fa piacere anche andare a ruota libera… Scrivere parole in libertà… Oggi voglio, per questo, fare il pubblico elogio del cazzeggio e del cazzeggiare. La parola, lo riconosco, può sembrare anche volgare. Ma l’abitudine è antica. Cazzeggio e cazzeggiare è l’abitudine delle persone a dedicare parte del loro tempo socializzato, trascorso in compagnia, con discussioni gratuite, prive di uno specifico impegno, saltando di palo in frasca, con il solo fine di divertirsi e di divertire. Lo facciamo spesso anche nella vita reale, no? Una specie di vacanza del corpo e della mente. Un modo per evadere ai problemi più seri che la vita ci pone quotidianamente. Il cazzeggiare è l’arte di dire cazzate, ma non sempre sono cazzate quelle che si esprimono durante il cazzeggio. Capita spesso che, parlando in libertà, emergano all’improvviso intuizioni illuminanti che probabilmente non verrebbero in mente nel caso di discorsi più vigilati e mirati ad approfondire un tema. Del resto, anche per cazzeggiare ci vuole un talento che non tutti possiedono, ci vuole un’educazione, una cultura ed un luogo adatto a far prosperare questo intrattenimento. E’ l’arte del regredire del linguaggio ai pensieri fanciulleschi. Per me, se si è sempre interamente adulti, sempre e interamente seri, si è già sull’orlo della follia o almeno di una profonda nevrosi. Per mantenersi psicologicamente in salute bisogna, secondo me, di tanto in tanto, trasgredire e, di tanto in tanto, regredire… Trasgressione e regressione sembrano due concetti molto diversi ed opposti. In realtà, sono due facce di una stessa medaglia. La nostra. Non lo diceva anche Dante? Nel sonetto dedicato al Cavalcanti: “Guido, i’ vorrei che tu Lapo ed io / fossimo presi per incantamento…”. Eppure Dante era una persona molto seria. Ma, ogni tanto, anche lui regrediva e si abbandonava ai sogni. Veleggiare senza meta, cazzeggiando d’amore… anche a lui forse sembrava il modo migliore per toccare col dito la felicità. Comunque, non si diventa veri cazzeggiatori, senza un opportuno allenamento. Se rivediamo la storia, troviamo il cazzeggio anche nei salotti di Francia e d’Inghilterra, oltre che nelle corti rinascimentali italiane. Pensate ai menestrelli, o ai trovatori nei castelli della Provenza o di Aquitania, che aprirono la vita gentile del chiacchiericcio divagatorio. In tempi a noi più vicini, il cazzeggio si trasferì nei caffè. Le donne, prima escluse, con grande sofferenza della qualità del cazzeggio, finalmente furono ammesse. Fino ad arrivare al “piano-bar” come luogo danzante e cazzeggiante. Oggi non si cazzeggia più molto per mancanza di luoghi e di interlocutori. Forse le discoteche hanno ucciso un’attività millenaria. La tv, i giornali, la politica vorrebbero sembrare seri, ma non si rendono conto che sono i più cazzeggianti di tutti. Ma, a parte il fatto che noi spettatori e lettori riceviamo questi bombardamenti senza parteciparvi, quello sì, è un vero tessuto di cazzate. Mi accorgo, cari amici, che ho cazzeggiato abbastanza, spero non inutilmente. Scusatemi e vogliatemi bene. Un bacio ed un grazie alla mia amica Criss per avermi fatto riflettere su questo… Trimonato da BaroneAgamennone | 22:59 | commenti (22) Scusate, ma, oggi, sono in vena di cazzeggio e quindi ho deciso di rendere il mio BLOG meno serio... Mi stava rattristando... :( Anghingò tre civette sul comò che facevano l'amore con la figlia del dottore, il dottore si ammalò ambarabà ci-ci-cò-cò Trimonato da BaroneAgamennone | 20:18 | commenti (2) La notte è piccola per noi... troppo piccolina... (Gemelle Kessler) Trimonato da BaroneAgamennone | 20:10 | commenti (11)
A Severina Giovanni dice che Maria fa Giovanni onnipotente, per distruggere la potenza di Giovanni, di cui ha invidia… Maria pensa che Giovanni si sbaglia. (R.D.Laing) Trimonato da BaroneAgamennone | 19:46 | commenti venerdì, settembre 26, 2003 L’altro giorno, al lavoro, mi sono incazzato come una iena. Mi sono reso conto che esistono al mondo delle persone riprovevoli e vomitevoli. Parlo di te, Riccardo. Tu non mi leggi, ma forse immagini quello che penso di te. Lo penso e lo scrivo anche. Ed ora sono anche lucido, mentre lo dico. Se avessi parlato di te, due giorni fa, credo che avrei riempito questo foglio di parolacce… Ti ho visto bene. E ti ho letto anche negli occhi. Non basta stringere una Mont Blanc di colore nero da 250 euro, o guadagnare cinquecento milioni l’anno (lo dici ancora in lire perché fa più effetto, vero?). Resti pur sempre una merdaccia. Un vigliacco. Un uomo senza palle. Un Riccardino cuor di coniglio. E non conta nulla essere seduti su quella bella poltrona nera ed imbottita con il tuo culone da obeso. Non vali nulla lo stesso, per me. Non vale niente quella targhetta che hai dietro la porta del tuo mega ufficio che indica la tua alta carica. Mi fai ridere con quella specie di semaforo con il campanellino che si illumina e dice se uno deve “attendere” oppure “può entrare”. Io ci vomito su quella tua moquette color rosso mestruazioni. Ti ho guardato bene negli occhi mentre eravamo davanti a quel pezzo di carta. Io non ascoltavo nemmeno il sonoro delle tue scuse, mentre rigiravi nervosamente tra le dita la tua Mont Blanc. Già le conoscevo quelle parole balbettate. Le immaginavo. Sei solo un incapace. Un vigliacco. Uno che cerca di nascondersi dietro giustificazioni aziendali (un dito). In realtà, ti senti inadeguato a svolgere quel ruolo troppo più grande di te (nonostante le tue non modeste dimensioni fisiche). Non hai il coraggio di prendere vere decisioni. Giochi al “rimando a domani quello che potrei (dovrei) fare oggi”. “Aspettiamo”, infatti, mi hai detto. Avrei voluto chiederti: “Che aspettiamo? Il tram?”. Ma non ne valeva la pena. Non hai nemmeno il senso dell’humor. E sei orrendo quando ridacchi con quei denti sporchi e cariati, per giustificare la Mont Blanc che ti rimetti nel taschino (al sicuro). Vigliacco anche ad andare dal migliore dentista della città, Riccardino? Facevi un po’ pena, grande e grosso, con quei tuoi baffetti neri. Ma ti sei mai chiesto perché ti lasci crescere i baffi? Pagherei chissà che cosa per conoscere la risposta a questa domanda. Un terzo degli italiani porta i baffi. Non parliamo poi dei turchi, dei greci, degli arabi. Ma a che cosa servono i baffi? Io non li ho mai portati. Li trovo inutili. Posso capire le giustificazioni di uno che si fa crescere barba e baffi, magari un po’ trasandati, per far più presto al mattino in bagno prima di andare al lavoro. Ma tu? Con quei baffettini, appuntiti, sottilissimi, quasi invisibili, lustrati, manipolati, sforbiciati, ci metterai almeno due ore, al mattino, per aggiustarteli davanti allo specchio del bagno, mentre i tuoi familiari si lamentano e bussano dietro la porta, per cose più urgenti. Ma cosa può cambiare il tuo baffino, Riccardino? Fai schifo anche come vesti, anche se magari il tuo sarto guadagna più di me, solo per farti i vestiti su misura. Certo, con la stessa quantità di stoffa potrebbe farci il sipario di un teatro, ma tanto lo paghi bene e quindi, vale la pena sprecare tutto quel tessuto anche per uno che non vale niente… I tuoi baffetti a punta, sono sempre ben curati, sforbiciati, perfetti. Come mai? Non hai mai un peluzzo più lungo dell’altro, mai un peletto in fuori, mai un peletto in più o in meno. Come mai? Insomma, hai un paio di baffetti da fighetto. Secondo me, anche al lavoro, vai nel tuo bagno privato con le forbicine. Ecco perché hai un bagno distinto dai nostri? Ti vergogni di questa tua debolezza? Per non lasciare tracce? E’ da quando ti conosco che porti i baffi. Cos’è un sistema un po’ ingenuo per confondere la calvizie? L’illusione di apparire forte e rude, un bel tenebroso soprattutto con le donne? La convinzione di essere più desiderato, o più temuto? Può darsi che siano questi i motivi per cui un uomo decide un bel giorno di lasciarsi crescere i baffi. Ma può anche darsi che nell’inconscio un uomo decida di mettere in mostra quei peli sotto il naso per nascondere la timidezza o i lati deboli del carattere. Ti vedo, sai? Mentre porti a spasso i tuoi baffetti da coniglio con disinvoltura, per vanto o ostentazione, convinto che quel ciuffetto, a volte un po’ ridicolo, di peli possa abbellirti o rimarcare le espressioni del tuo volto. O forse li porti senza un motivo preciso. Così, solo per il gusto di giocarci, di tormentarli con la punta delle dita per ispirarti o concentrare i pensieri, come fa Maurizio Costanzo quando rimugina le domande impertinenti ai suoi ospiti. Anche tu, Riccardino sei “una vera camicia coi baffi”, che non è nemmeno una battuta felice. Mi fai un baffo, Riccardino! E’ il caso di dirlo. Cazzo, come te li tormentavi i tuoi mustacchi, l’altro giorno, Riccardino! Ed anche la tua camicia era sudatina… Vedevo gli aloni rotondi formarsi sotto le ascelle della tua camicia con i baffi. Sentivo persino quel tuo odore sgradevole di muschio. Vedevo le perline di sudore brillare sulla tua testa semi-pelata da finto kaiser. Non ti sono serviti a molto i tuoi baffetti, però...
Quei tuoi baffi, poi, sono in netto contrasto con le tue espressioni e con la tua personalità, addirittura con la professione, perché anche questa conta. Tu forse hai pensato – stupidamente – che farti crescere i baffi potesse cambiare il tuo modo di essere? Come se un ciuffetto di peli bruni possa fare il miracolo di trasformare un uomo un po’ lento di riflessi e di idee in un genio. Riccardo, senti a me: se un uomo è stupido senza baffi, rimarrà stupido anche con i peli superflui sopra le labbra. Trimonato da BaroneAgamennone | 00:12 | commenti (40) lunedì, settembre 22, 2003 Stamane, mi ero ripromesso di parlare della mia giornata di oggi. Ma è meglio rimandare ad un momento di quelli “a bocce ferme”. Ho ancora troppo nervosismo addosso, per essere lucido… E non sono in pace con me stesso, né con gli altri…
E’ vero quello che scritto “Frale”, a proposito del mio post di ieri. Ha ragione: sono andato “fuori tema”. Ho iniziato a parlare di un cappero e sono finito a parlare d’altro… mi capita spesso, purtroppo… Inizio da me e finisco sugli altri, sul generale... La mia amica Paloinfrasca, per difendersi, mi chiama dottor Ondivago… E’ un mio vecchio difetto… mi perdo nei discorsi, nelle chiacchiere… Forse perché è più facile parlare di quanto sia sbagliato ed inutile cercare nell’etere, piuttosto che parlare di se stessi.
La mia donna sogno – da lucido – è molto diversa da quella che sogno mentre dormo. Probabilmente è frutto di un computer. La più bella e la più perfetta del mondo. E’ stata assemblata mettendo insieme le migliori donne esistenti. Una gran bella drizzamorale… Ma una specie di cybercreatura, parla dodici lingue, ha infinite possibilità motorie (avendo antenati contorsionisti), ma sa mettersi le dita nel naso come Heidi.
Il colore degli occhi è come quello di Nelly Furtado, anche se il taglio è quello di Sade, le gambe e le braccia sono prese da un’attrice di Baywatch (di cui chiaramente non ricordo il nome), il taglio ed il colore dei capelli somiglia a quello di Ursula Andress, ha la sensualità ed il fascino di Sharon Stone, le tette di Alessia Marcuzzi, il cervello e l’intelligenza di Rita Levi Montalcini, la ricchezza di Madonna, la voce di Dolores O’Riordan (vocalist dei Cranberries), il culo di Naomi Campbell, la spigliatezza e la simpatia di Gaia De Laurentis, le mani, i piedi e la dolcezza di Claudia Pandolfi e la bocca di Marilyn Monroe.
Ma immagino il vecchio gioco del computer che impazzisce e mi mette il corpo di Rita Levi Montalcini e il cervello di quella di Baywatch e la frittata è fatta…
Qualcuno dirà che anche questo sarebbe un mostro uscito da un film di Dario Argento. Sì, ma sarebbe uno splendido mostro! Un meraviglioso cocktail! Chiunque perderebbe la testa per lei. Fermerebbe il traffico e il cuore dei cardiopatici. Sarebbe una vera macchina da seduzione. Sarebbe la Madre di tutte le SuperFiche! Se solo muovesse un capello o un dito, sparerebbe ferormoni come un mitra.
Esperimento fallito, porca di una miseria… La donna che sogno (mentre dormo) non è così… Ha la voce di una che conosco. Ha la sua risata, il suo modo di essere folle, simpatica, divertente, antipatica (certe volte), odiosa (altre volte), silenziosa, isterica…
Le donne che sognavo, in passato, invece, erano molto simili alle donne che avevo conosciuto e che ho amato: piatte di culo come vassoi, con seni come tavole da windsurf, con problemi di cerette, che quando uscivano dal parrucchiere sembravano siepi potate da Mano di Forbice, che quando uscivano dall’estetista, erano colorate come i graffiti della metropolitana di Milano. Ce n’era una che quando aveva le sue cose, in quei giorni lì, insomma… sembrava avesse la faccia da Nosferatu. Eppure...
Ma non è che io chiudessi gli occhi per non vedere la realtà. Loro, per me, erano bellissime ed io le amavo. Erano le donne dei miei sogni… Spiralidose come Mary Poppins…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:23 | commenti (11) domenica, settembre 21, 2003 Reduce da una mega dormita domenicale, con sogno erotico incorporato (non chiedetemi se ho avuto anche una polluzione, perché non ve lo dico!), mi corre l’obbligo di farvi partecipi di alcune mie deboli riflessioni. Chissà se è questo il c.d. “pensiero debole”? Pensavo alle belle donne. Chi sono? ‘Ndò stanno? Che fanno? Cosa pensano? Cosa vogliono? Che cercano? Se, per vostra sfortuna, oggi, vi è capitato di restare inchiodati davanti al teleschermo, all’ora di pranzo (o dopo), e guardare quella trasmissione televisiva (ed evasiva) su Canale 5, con il parolaio Maurizio-Costanzo-sciò, vi sarete resi conto che ce ne sono davvero tante… e sono davvero carine… Così colorate, vestite seguendo l’ultimissimo trend, così avvenenti, scosciate, ammiccanti, provocanti, così felici di essere desiderate, di piacere, di sorridere, di civettare… Il mio amico Nicola direbbe: “Quanta càrne che se iette… e i cacciùne che s’arraggiane” (che tradotto, non proprio letteralmente, vorrebbe dire: “Quanto ben di dio!”). Ahi voglia a dire e credere che per amare una donna basta che sia fatta bene “dentro”. Sarà anche vero, però, sinceramente, è molto più facile innamorarsi di una bella “fuori”. Che poi, dopo averci parlato, con queste sciampiste del primo meriggio, magari scopri che “dentro” dovrebbero farsi la befanoplastica interna, e vabbè, almeno avrai avuto il piacere di sentirti Mister Loba Loba per un giorno. Ci sono i soliti luoghi comuni del tipo: non è bello ciò che è bello ecc… Dicono che la bellezza sia una questione di definizione. Come i DVD. Intanto, alla RAI, hanno defenestrato tre signorine buonasera che proprio in età pensionabile non sembravano. Hanno detto che bisognava “rinnovare l’immagine” della tivvù pubblica ed hanno cominciato dai volti… Dopo aver silurato prima le voci di Biagi, Santoro e Luttazzi. Dalla “beat generation” stiamo passando ad una “look generation”, dove l’intelligenza non è tutto, ma conta quanto l’asso di bastoni in una partita di poker. Sarà pure questo tutto colpa di Berlusconi e delle sue americanate? Ma sembrerebbe davvero di dire: “Piove, Governo ladro!”, o, meglio,: “Tivvù spazzatura, Cavaliere pulisci!”. Ma questo trash non è iniziato con lui. Vogliamo dimenticarci la pubblicità? Forse che con il Governo Prodi o D’Alema non vedevi già una cosciona in tutina nera in lattice di gomma sado-maso che accarezzava un tubetto di colla? Ogni prodotto ha sempre avuto una bella donna che sembra suggerirti che se compri quel uischi, quell’auto, quel sapone, quel dentifricio, ti salterà addosso! E noi ranocchi compriamo e aspettiamo il bacio che ci trasformi in principi azzurri. Vogliamo parlare di buongusto (e non mi riferisco a Fred)? Un’altra cosa che mi fa sorridere sono le interviste alle bellone. Penso alla Valeria Marini, ad Anna Falchi, a quelle che sembra abbiano più silicone che la veranda del mio balcone esposto al nord. Quando vengono intervistate non fanno che ripetere la stessa tiritera: “Quello che mi fa più soffrire è che gli uomini si fermino solo all’aspetto esteriore e non cerchino di vedere come siamo fatte dentro”. A parte il fatto che, invece, in qualche modo, che non sto qui a raccontare, ‘sto dentro non vedremmo l’ora di perlustrarlo, care bellone, tranquillizzatevi! Eppoi, amiche mie, smettetela di rispondere alle stupidate di Marzullo confessando, con gli occhi bassi, che il vostro maggior difetto è essere troppo generose! Quello è un pregio, non un difetto! Ma ditemi un po’… Lo Stato vi dà mica l’otto per mille perché avete subito un espianto della materia grigia? Trimonato da BaroneAgamennone | 18:00 | commenti (19) sabato, settembre 20, 2003 Succede. Ed è successo. Ho incontrato Bad. E’ stato un incontro veloce, ma cercato. Le persone giuste non si possono lasciar passare e nemmeno le occasioni si possono lasciar sfuggire. Mi ha fatto un sacco piacere conoscerti, Bad. Probabilmente godo di un notevole fenomeno di riconoscibilità stradale. Non ci eravamo mai visti, ma ci siamo riconosciuti sùbito. O, meglio, lui mi ha riconosciuto, quando mi ha visto e chiesto: “ Sei tu?” (volevo farti uno scherzetto e risponderti: “Io chi, scusa?”, poi, non me la sono sentita di presentarmi come un imbecille, Bad). Ci eravamo conosciuti da meno di cinque minuti e ci stavamo già raccontando le nostre vite, i nostri amori, la nostra terra, queste città e le altre, il nostro modo di vivere la rete e le persone che si incontrano attraverso la rete… Non credo che si possa dire che siamo due gocce d’acqua. Probabilmente, Bad, siamo molto diversi e vediamo e viviamo molte cose in maniera differente. Ma da quel poco che sono riuscito a percepire di te, abbiamo una ricerca ed una sensibilità molto simile. Non comune. Non dico questo per distinguermi da nessuno. Non mi sento né meglio né peggio di nessuno. Siamo tutti diversi. Non biasimo la superficialità. Spesso vorrei essere diverso da come sono, anche più sciocco e insensibile. Anche per difendermi meglio e per non lasciarmi ferire anche da un foglio di carta. Peccato che fossimo un po’ stretti in quel tempo stretto, Bad. Peccato non aver potuto passare una vera serata assieme e berci una vera birra. Peccato che non si potesse fumare. Peccato non aver potuto parlare per un giorno intero… Avevamo sicuramente altri milioni di cose da raccontarci. Ma spero che ci siano altre occasioni in futuro, Bad. Non scrivo altro, altrimenti, mi dici che sono logorroico e chiedi ai tuoi amici di farti un riassuntino…J P.S.: La mia partita di calcetto è andata bene (abbiamo avuto una vittoria risicata di un solo gol, ma sempre vittoria è). E la tua? Trimonato da BaroneAgamennone | 18:55 | commenti (20) giovedì, settembre 18, 2003
In questa atmosfera scura, illuminata solo da una lampada alogena e dalla luce del video del mio computer, cercherò di chiarirmi le idee e di seguire i miei pensieri più liberi.
Certe volte, la vita mi va di traverso. Altre volte, sembra che scorra liscia come l’olio. Eppure, quale ottimismo dovrebbe sostenermi? Quale profumo della vita? Ci sono giorni che, anche se ti sembra di essere tranquillo, proprio non c’è verso…
Oggi, a pranzo, con i colleghi, eravamo seduti all’Heminguay, come tutti i giorni. Io non ho nemmeno tolto gli occhiali da sole. Lo so che è da cafoni… Ma gli occhi, purtroppo, parlano. Meglio buttarci sopra una coperta scura come si fa con le gabbie dei canarini. Qualcuno mi ha chiesto, incuriosito: “Perché non li togli?”. “Ho fatto a botte ed ho un occhio nero”, ho risposto, scherzando, ma facendo capire che aveva già suonato il gong e non intendevo proseguire il secondo round.
Ero tipo natura-morta che parla, mentre mangiavo e mi sentivo vuoto come una zucca di Halloween.
C’è sempre la tipa che parla e ancora parla. Apre una parentesi dopo l’altra. Noi l’abbiamo soprannominata “Paloinfrasca”, perché passa da un argomento all’altro senza soluzione di continuità, ma anche senza alcun nesso logico. Se riesci a infilare una parola – ogni tanto – lei non continua il tuo discorso, non cerca nemmeno di fingere, prosegue il suo. Tu parli di giostre? Lei ti dice che si è fatta la lampada trifacciale ed ha speso cinque euro. Ma che c’entra? No, pensavo al sole… Ah…
Enzina è un po’ ingrassata: sembra un ripieno di Giovanni Rana. Però le voglio bene perché, ogni tanto, incrocio il suo sguardo triste, perso nel vuoto. Si vede che sta soffrendo per il suo lui che non può darle l’amore che vorrebbe. Le ho detto di togliersi almeno la briciola di pane che si era fermata sulle labbra e, poi, la verdurina che si era incuneata tra il suo canino e l’incisivo. E lei ha riso con un gesto come per dirmi “Grazie, ma non potevi dirmelo prima?”.
Oggi, è venuta anche Laura (in genere si siede ad un altro tavolo), ma era sola e quindi ha dovuto, con rassegnazione, accettare la nostra presenza. Credo che la mancanza di stima sia reciproca. Anzi. Per me, è proprio antipatica come la merda. Fa sempre chiacchiere insulse, oppure troppo pesanti come fette di Leerdammer. Ed io non la seguo mai quando prende la parola, come fosse ad una riunione condominiale. Così io continuo a scherzare con Nicola e Luca. Facciamo battutacce pesanti e doppi sensi, per scrollarci di dosso quella specie di ritenzione idrica che certe donne riescono a creare nell’aria. Guardo la sua pelle d’iguana e sento un brivido lungo la schiena. Penso: chissà com’è brutta nuda? La immagino come quella striscetta che trovi sulle scatole dei fiammiferi svedesi. Come quei pannospugna che usano i baristi per pulire il bancone del bar. Di quelli vecchi e molto usati ed anche con un cattivo odore.
Oggi, mancava Grazia. Lei non è bella ma ha un fascino tutto suo, che non riesci a capire, che sfugge. Sembra una di quelle poche donne che non chiedono protezione, che non fanno le bambine e non ti chiedono di leggerle Henry Potter per addormentarsi. Un po’ genere “belle venute male”. La vedo, come Demi Moore, nel film Ghost, a far crescere il vaso di creta che gira, mentre Patrick Swayze l’abbraccia da dietro, con la musica degli U2 che ti fa venire voglia di limonare e piangere... Non so se avete presente.. Così diversa da Mariangela che continua la sua dieta a base di yogurt, crackers e pellicine delle dita e sembra una lumaca smarrita che ha perso e cerca il suo guscio.
Qualcosa mi dice che sta arrivando l’autunno, spazzando via l’estate. Con i suoi raffreddori, con i suoi primi starnuti che sparano pulviscoli nebulizzati come proiettili terra-aria. Con le sue domande tipo: “Hai un cleenex?”. C’è gente che riesce a trovare tutti i modi possibili per far durare l’estate. Primo: non mettere le calze. No, no, no… “Siamo a settembre e devo già mettere le calze? Ma scherziamo?”. Guarda che io quando esco di casa, al mattino, l’aria è così umida e pungente che sembra che mi buttino un secchio di acqua gelida sulle spalle. Il freddo della notte è ancora nell’aria e mi ammuffisce gli zigomi. E levati ‘ste infradito, per cortesia, e infilati gli stivali che hai i piedi freddi come il Solero dell'Algida! E smettila di farti le lampade! Meno male che, da queste parti, regna eterna e immobile la vita. Il che, dopo tutto, a ben pensarci, sarà anche un vantaggio, ma non aiuta a fare alcuna differenza tra le immondizie ed il resto… Trimonato da BaroneAgamennone | 23:07 | commenti (12) mercoledì, settembre 17, 2003 C'è una persona che conosco e alla quale voglio bene, come ad una sorella minore (che non ho mai avuto). Che mi mette sempre allegria e voglia di vivere quando la leggo o la vedo ( l'ho incontrata una sola volta, ad essere sinceri). Ha un suo modo di fare, strano, brioso, frizzante, pieno di vita, ma non superficiale, anche se può sembrare evanescente. Sarà per via della sua giovane mente (da non molto ha superato la maggiore età ). Credo che abbia inventato uno "stile" di linguaggio e di scrittura folle e spiazzante, oltre che divertente. Ho conservato questa sua mail che profuma di banchi di scuola, di libri rilegati da cellophane colorati, di prime domande scritte su post-it gialli, di diari con fiorellini e cuoricini disegnati da pennarelli fluorescenti, rimpinzati, come panini del McDonald, da foto di cantanti. C'è anche lei nel mio mondo. Ciao, pastrugna!
Trimonato da BaroneAgamennone | 02:22 | commenti (3) martedì, settembre 16, 2003
In ricordo di Ciro.
Oggi, sono sereno. Lo so che è stupido e puerile, ma solo quando sto così, riesco ad affrontare un tema così triste.
Ci sono delle mail, nel mio archivio informatico, che sembrano incubi notturni, di quelle che non avrei mai voluto scrivere. Però, questa vorrei lasciarla, qui, assieme alle altre, per ricordarmi di non dimenticare.
Molti non vorrebbero mai leggere queste storie. Se siete di quelli che fuggono la lettura di mail tristi, ve ne sconsiglio, quindi, vivamente la lettura.
Il rapporto con la morte (anche se riguarda gli altri) non è mai una cosa piacevole, nè gradevole. A volte, ci spinge, scaramanticamente a fare gli scongiuri, a voltare lo sguardo da un’altra parte, per distrarci. Ma quando accadono certe cose e soprattutto quando queste cose accadono ad una persona che conoscevi, con la quale hai mangiato assieme, hai viaggiato in auto assieme, sei stato a casa sua ed hai conosciuto la moglie e i figli, è difficile, se non impossibile, far finta di niente. Ciao, Ciro, il mio (anche questo) rimane solo un saluto di un buon viaggio…
----- Original Message ----- From: il barone rosso To: Francesco D. Sent: Tuesday, January 29, 2002 11:04 PM Subject: per Ciro...
Caro Francesco,
oggi la mia mail ha il solo scopo di uno sfogo e non chiede risposte. E’ di quelle che ti vengono quando hai voglia di piangere, urlare, dare calci alle porte e a ogni cosa che ti capita davanti, per sfogare la rabbia che hai dentro. Non so proprio che dire e che fare di fronte a certe cose…. Se hai visto i telegiornali della sera, forse, già saprai…
Oggi sono stato ai funerali di Ciro. Sabato scorso, è morto mentre cercava di fermare inutilmente due balordi che gli stavano portando via il bmw. Erano le nove del mattino, era sceso da casa per andare a comprare il giornale e la frutta e non è tornato più. Forse la moglie lo avrà saputo al citofono da qualcuno, pensando che fosse lui che gli voleva mettere la busta con la frutta nell’ascensore. E’ accaduto tutto in pochi istanti, a pochi metri da casa sua. Come farà, ora, sua moglie ad attraversare quella piazza per andare a fare la spesa? Come faranno i figli ad andare a comprare i giornalini all’edicola? Come faranno, mi chiedo, a continuare a vivere in quel quartiere, con la strada ancora sporca di sangue?
Lui aveva lasciato l’auto con il motore acceso ed è sceso a comprare il giornale. Ormai, qui, è un vecchio trucco dei ladri d’auto: si appostano dietro le edicole ed aspettano, approfittando di queste ingenuità, di queste dimenticanze… Quando Ciro si è accorto che quei due balordi gli stavano portando via l’auto, ha cercato – istintivamente - di fermarli, buttandosi sul cofano, ma non c’è riuscito. Quelli hanno accelerato la corsa, lui ha mollato la presa, è caduto per terra ed ha battuto la testa. E' rimasto, lì, sull’asfalto, esanime, nella sua pozza di sangue, mentre quei due vigliacchi scappavano via, per andare poi a bruciare l'auto e cancellare le loro tracce di assassini. E' morto in un sabato mattina qualunque, di un fine gennaio qualunque, di un anno qualunque, davanti agli occhi increduli di decine di persone qualunque che erano lì a guardare, in quella piazza del centro, mentre facevano la spesa. Si sono ritrovati come spettatori non paganti davanti alle riprese di uno di quei film americani, in cui gli stuntmen, dopo rocamboleschi inseguimenti, si alzano, spolverandosi i vestiti ed uscendo incolumi dai rottami delle auto distrutte. Ma Ciro, invece, non si è rialzato in questo film. E’ rimasto lì, sull’asfalto, immobile, nella sua pozza di sangue rosso, mentre guardava il cielo di gennaio della sua città, per l’ultima volta…
Dopo i funerali, ci siamo fermati in un bar, per ricordarlo a modo nostro. Raccontando di lui e della sua allegria. Della sua voglia di fare, di costruire e di credere. Quella sua voglia di non arrendersi mai. Abbiamo ricordato com'era vitale, come rideva, con quei suoi occhi brillanti ed intelligenti, di un verde incredibile ed affascinante. Come parlava, come fumava le Marlboro, come gesticolava con le mani, come si accarezzava la sua barba, quando pensava assorto, nel tentativo di risolvere un problema. Ed ora tutto questo non esiste più. E' stato rinchiuso per sempre in una cassa di mogano. Ricucito, dopo un'autopsia.
E poi, come sempre accade in questi casi, il discorso è scivolato su banali considerazioni sulla vita bastarda, inutile e ingiusta, sulla gente che va ai funerali solo per curiosare, su quelli che spettegolano in fondo alla chiesa sulla quantità di lacrime versate dalla vedova o dai figli, sul Sindaco che si mette la fascia tricolore e rilascia interviste alla televisione in pompa magna, con le solite insulse chiacchiere sulla lotta alla criminalità, sulla città in lutto, sulle saracinesche dei negozi abbassati, sul traffico che si ferma, sulla folla che applaude, sui fiori per terra, su quanto siamo stupidi quando rincorriamo cose stupide, su quanto siamo niente, su quanto vale poco la nostra vita...
Forse questa città, mentre lo salutava con un applauso, con gli occhi lucidi, lo dimenticherà presto, come ha dimenticato gli altri che sono morti, vittime inermi di questa violenza folle che non rispetta più un cazzo di niente.
Però noi, oggi, Ciro, lo abbiamo ricordato a modo nostro. Come un vecchio amico che è solo partito per un viaggio senza ritorno.
Non lo penseremo mai come uno che non c'è più. Le persone muoiono, sì, è vero, ma quello che hanno fatto e detto, assieme alle loro idee, non muore mai dentro di noi. Certo, non potrà più telefonarci, né chiamarci, nè parlarci, nè salutarci… Ma noi, i suoi amici, preferiamo pensare a lui come se ci fosse ancora…
Forse non è servito a niente, nè la sua vita nè la nostra, e non cambierà mai niente in questa cruda città, ma se lo pensassimo morto, saremmo morti anche noi con lui.
Ciao, Frà. |