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sabato, aprile 30, 2005
Arrenditi come fanno gli uccelli,
ti prenderò come fanno gli orsi
e, forse,
ti bacerò piano.
Così mi sentirò uomo,
io che sono una colomba.
(vista, letta, ammirata, oggi, sulla T-shirt - bianca - di una ragazza che stava alla Fiera di Foggia)
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:12 | commenti (18) venerdì, aprile 29, 2005
(Esterno notte. Una spiaggia. Lei e lui sono seduti sulla sabbia in riva ad un mare che rumoreggia e che spumeggia pieno di onde).
“Hai visto quella stella cadere?”.
“Dove?”.
“Là, in fondo, dietro il faro”.
“Mi sono distratta. Stavo guardando l’acqua”.
“Vabbè…fa niente…” (aria delusa di lui).
“Hai espresso un desiderio?” (espressione consolatoria di lei).
“Sì, ma riguarda noi due, non te lo dico. Non posso..”.
“Tanto lo so”.
“No, non lo sai. Vedo talmente tanto buio attorno a me (e a noi). Ora, vedo tutto nero…mi sembra di essere cieco…mi serve un cane e un bastone bianco…è tutto nero..come questo mare nero…”.
“Non dire così. Mi fai paura”.
“Macchè paura…non dire fesserie… Il mare non ha colore. Guarda quest’acqua. Noi la vediamo colorata, al mattino, prende il colore del cielo o della sabbia, o delle alghe, ma, in realtà, non ha colore. La notte, il cielo è nero ed anche il mare. Vive di luce…e di buio..proprio come noi…”.
“Però, l’acqua del mare ha sapore. E’ salata. Prova a berla..” (lei sorride).
(Lui la guarda un po’ perplesso) “Forse… Per me, il mare è come l’anima… deve avere dei colori”.
“La tua che colore ha?”.
“Cosa? L’anima? Macchènesò?… Io sono come quella Terry americana, che è morta in un letto con la bocca aperta e lo sguardo perso nel vuoto..senza saperlo…senza capire…con il tubicino attaccato..un tribunale deciderà la mia sorte…e non servirà a niente che altri lottino per me e per la mia vita…decide sempre il nostro destino..”.
“Sì, va bene…povera Terry…ma, ora, parliamo di te.. non vedo tubicini… guardati dentro. La tua anima che colore ha?”.
“Non c’ho mai pensato. Credo rossa”.
“Come un tramonto…”.
“Come il sangue”.
“Non dire così. Mi fai paura”.
“Che scema…(lui sorride). Ora, ti svelo un sistema. Quando hai paura. Quando ti pare di esserti completamente persa, quando ti arriva dentro quel vento triste che ti scuote e ti fa chiudere come un riccio di mare…quando senti quel tipo di timore che ti spezza il respiro, siediti, appoggia i gomiti sulle ginocchia, congiungi le tue mani, intreccia le dita e stringi più che puoi. Tornerai forte, ti sentirai totalmente, tutta, come una grande pietra indistruttibile. Una roccia di granito che nessuno potrà scalfire, scalare e picconare, se non vuoi anche tu. Prova”.
“Ok. Provo”.
(passa qualche minuto…attorno ai due si sente solo un silenzio muto rotto dal rumore delle onde che sbattono sulla battigia)
“Ora, come ti senti?”.
“Mi sento. E’ già molto, per me”.
“Lo so, tesoro mio… ma è niente se guardi solo te. E’ di più se guardi davanti, il buio. E’ molto se guardi le stelle”.
“Ma tu ci credi alle stelle?”.
“E’ la prima volta che vedo anche il cielo e non solo questo mare-nero. Prima non c’era niente…”.
“Ma ci sono io…”.
“Sì..”.
“Non ti basto?”.
“Lo sai quanto ti voglio bene..tu lo sai quanto…”.
“Non ti basto io? Non ti basta la tua vita? Non ti basta tutto quello che sei, ora… tutto quello che hai fatto…non è poco, sai? Hai avuto tutto dalla tua vita: grandi amori, un figlio, un lavoro che ti soddisfa…potresti anche morire ora, in questo momento, e non rimpiangere proprio niente di quello che hai fatto e avuto… Cosa cazzo vuoi ancora? Vuoi le stelle? Vuoi vivere ancora il sogno?”.
“Non lo so.. forse, sì…”.
“Mia sorella più grande mi ha spiegato (ed anche mia madre mi ha confermato) che basta volersi bene e tutto si aggiusta…tu mi vuoi bene?”.
“Perché me lo domandi?”.
“Mi vuoi bene?”.
“Sì”.
“Ma allora perché non ci siamo mai baciati?”.
“Non lo so. Guarda, sta cadendo un’altra stella…”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:01 | commenti (23) lunedì, aprile 25, 2005
Fascisti, carogne, tornate nelle fogne!
La liberazione va festeggiata perché ci ha liberati dal fascismo. Quello vetero. Non ci ha liberati da quello “neo” o “post” che si vede, legge, ascolta in giro oggi.
Il post-fascismo di oggi è più sottile e subdolo. Non si veste più di nero. Ha il doppiopetto grigio e siede nei ministeri e va a “Porta a Porta” da Vespa. Non è fatto più da invasati squadristi, torturatori e delatori. Il neo-fascista si spaccia per una vittima dell’informazione di sinistra.
E’ stato un processo lento e graduale, ma progressivo, quello dello "sdoganamento" della nuova destra. Quella dei Fini agli Esteri che esce dalla Direzione di An e legge comunicati stampa impettito come un manichino dell'Oviesse contro il Governo e contro Bossi, delle Mussolini struccate nel camper che fanno i digiuni contro Storace (ma non si chiamava Starace?), dei Rauti che sognano di tornare ad indossare la camicia nera di seta sopra la panciera del dottor Gibaud, tornando a fare i miliziani.
Sono tutti dei gattopardisti-militanti i neo-fascisti dei nostri tempi. Che fanno sentire te un retorico.
Già li sento i cori lamentosi e annoiati di quelli che ti leggono e dicono: “Ma ancora con questa vecchia storia dei partigiani caduti ve la state a menare!?”.
Infatti. Chi vuole parlare o ricordarvi il passato? Io parlo del presente. Dell'assalto alla nostra Costituzione formale per portare a termine l'arrembaggio a quella materiale.
In questi ultimi anni, si è tentato di cancellare tutto quello che (prima e dopo il ‘45) c’è stato e nato. Un’eredità positiva fatta di riconoscimento di diritti civili e sociali. Di lotte sindacali. Quello che vogliono cercare di insegnarci questi quattro furbastri è solo un nuovo “anti-anti-fascismo”, fatto di banalizzazioni della storia, luoghi comuni, termini aziendali che non vogliono dire nulla, gusci vuoti.
Come si fa a “sdoganare” il neo-fascismo? Con programmi RAI che parlano del “premio Almirante” e non parlano più dei problemi degli operai nelle fabbriche (come faceva Santoro). Tagliando i fondi all’ANPI. Proponendo pensioni di guerra ai repubblichini di Salò. Intitolando vie e piazze in diverse città agli ex gerarchi fascisti.
Un processo che è nato nel grande fiume democristiano degli Scelba e dei Fanfani e poi è proseguito con i Cirino Pomicino, i Craxi, i de Michelis, i Demita e i saltimbanco dei Mastella.
Questi sono stati i veri “rastrellamenti del pensiero”, altro che revisionismo storico! Quando è sceso in campo il Cavaliere con i suoi alleati non dovevano far altro che dire che questa Costituzione “rossa” andava cambiata, non solo perché limitava la libertà d’impresa, ma anche i poteri di un forte Premier (come lui).
E questo processo non si fermerà nemmeno con l’inevitabile caduta di questo Governo. Non ci illudiamo. Se questa sinistra non sarà capace, nemmeno questa volta, di “scrivere” una legge che risolva il problema del conflitto d’interesse e non consenta più il controllo dell’informazione nelle mani di una persona.
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:23 | commenti (24) domenica, aprile 24, 2005
Sia lode al tradimento.
Non so se conoscete quella storiella che racconta di un libro scritto da un uomo sulle donne. Un piccolo libretto intitolato Tutto quello che gli uomini sanno delle donne. Naturalmente, è fatto tutto di pagine bianche.
Lo so, qualcuna penserà che questo è il tipico punto di vista maschile, sempre pronto a giustificare la sua proverbiale tendenza a passare di fiore in fiore (che forse peraltro nasce dalla nostra stessa figura neurologica).
Ma non stiamo giocando uno di quei giochi dove il più di uno significa il meno di un altro e dove per qualcuno che guadagna c’è qualcuno che perde. Le relazioni e i sentimenti e le energie umane non sono fatte così, non rappresentano una quantità finita da dividere: possono anzi alimentare e moltiplicare sé stesse. Dove c’è una certa abbondanza di sentimenti ed energie, lì ci possono essere contraddizioni e lacerazioni, ma non tradimento. Ogni cosa che espande, accresce, sperimenta, non può essere chiamata tradimento.
Due case, non c’è storia. Anche Nuvola mi ha dato conferma che, per far durare più a lungo una coppia, ci vogliono due case. Questa mi sembra da sempre la soluzione più avanzata e più sensata (anche la più costosa, ma questa è un’altra storia..). Il fatto è che non credo che questa soluzione possa funzionare quando ci sono bambini coinvolti. Ma ai bambini non servono nemmeno coabitazioni forzate. Servono calore, allegria, attenzioni. Però, ci vogliono due case, credetemi, per conservare l’amore il più a lungo possibile.
E’ una grande stronzata quella dei due cuori e una capanna! Il culo te lo farà lei (a capanna), quando le avrai inflitto la collezione completa delle tue piccole ossessioni e perversioni quotidiane (mentre tu dovrai sciropparti le sue). Ma quale amore?! Io nell’amore ho sempre cercato il grande fuoco e non il gas dei fornelli della cucina. In questi giorni, stando da solo, l’ho capito. Mi è sembrato di tornare ragazzo, quando i miei partivano per il mare ed io avevo tutta la casa per me. Sarà che non riesco proprio a crescere o che sono in una fase nettamente regressiva. Ma è per questo che quelle relazioni da falò continuano a risplendere anche dopo che sono finite: perché è ingeneroso e sciocco misurare le relazioni in base alla loro fine, al fatto stesso che abbiano avuto una fine.
Dopo tanti bei discorsi, poi, alla fine, ti accorgi che la tua vita è solo un accontentarsi. Sempre e comunque. Accontentarsi e poi rimpiangere, accontentarsi e poi lagnarsi, accontentarsi e poi inseguire trasgressioni laterali. Accontentarsi e poi continuare ad accontentarsi. Accontentarsi di quello che una persona e una relazione ti danno, mettendo una croce sopra quello che non ti possono dare (o non ti possono più dare). Accontentarsi del buono, senza cercare il più che buono e il molto più che buono e il molto al di là del buono.
Sarà colpa della nostra fragile autostima. Dell’essere senza palle e senza coraggio. Di dipendenza dall’essere padre (e genitore anche). Di paura dell’isolamento, di bisogno di starsene al sicuro nelle quattro mura domestiche e dentro le formule e i ruoli sociali. Ma invidio chi è tanto intelligente da fare a meno di mostrarsi tanto intelligente ed è capace di avere una relazione fondata sulla volontà di non accontentarsi. Io non ci riesco, purtroppo. Non ci riesco ancora.
Il mio problema è che forse dovrei smetterla di essere come sono. Ogni volta che una fanciulla mi guarda io sorrido. Ogni volta che mi spingo verso un’impresa e una donna non mi trattiene. Ogni volta che singolarmente o insieme muoviamo un passo al di là di noi stessi, il mio progetto vitale si espande, si esalta, fa davvero festa.
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:53 | commenti (10) sabato, aprile 23, 2005
Baffona è andata. Amen e pace all’anima sua e pure alla mia. Anche la mia famiglia è andata. Sia quella di origine che non sento al telefono da settimane. Sia quella di destinazione che è in giro per l’Italia. Mi sento come quel pappagallino che ha lasciato qui mio figlio. Libero che canta, ma sta in gabbia. C’ho l’acqua, i semini, tutto, ma la giornata ha gli stessi ritmi di sempre. Routine quotidiana. La casa è vuota, silenziosa. E io salto da un’asticella all’altra e misuro gli spazi. Non c’è nemmeno Alessio che mi avverte della sua presenza non tirando mai l’acqua nel gabinetto dopo aver fatto la pipì, se non sono io a farlo. E’ uno dei modi che ha per richiamare la mia attenzione.
Non mi illudo davvero di creare Poesia, sul mio blog. Al massimo, posso fare la figura di un cabarettista di serie B. Sarà per questo che piaccio tanto alle cassiere dell’Ipercoop? Una volta una che ha preso in mano la mia carta di credito mi ha detto che ho bel cognome “importante”. Ma me lo ha detto come se mi chiedesse se volevo diventare il suo moroso. Io le ho detto che sono già fidanzato in casa con Ivana Spagna. E lei mi ha chiesto: “Chi? La cantante?”. E io: “No. E’ una commessa della Rinascente di Nuoro”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 13:27 | commenti (10) martedì, aprile 19, 2005
Baffona sta facendo le valige. Più che le valige, sta riempiendo le scatole di cartone con le sue cose, pronta per il “trasloco”. Oggi è stata occupatissima con nastri da imballaggio, forbici, distruzione e macero di documenti segretissimi (come la ricetta di una torta con la ricotta che le ha consigliato, qualche mese fa, la zia di una collega). E noi tutti dell’ufficio le siamo vicini nel dolore, visi fintamente affranti, abiti scuri, come se fossimo accanto al feretro della salma, pronti per seguirla con il corteo funebre che l’accompagnerà all’ultima dimora. Le hanno anche assegnato un nuovo ufficio. Piccolo quanto un ascensore da ospedale, ma carino. Precedentemente occupato da un dirigente che la settimana scorsa ha avuto un infarto, dopo aver subìto un terribile e violento cazziatone dal super mega direttore galattico.
All’una, ha ricevuto una telefonata proprio da Lui, il Supremo, in persona e nella qualità. Forse il Gran Kapo si aspettava che a quel numero non rispondesse più nessuno. Infatti, pare che le abbia detto semplicemente, con un tono minaccioso: “E’ ancora lì?!”. E lei (voce tremante): “No, direttore..cioè, sì…sono qui, sto finendo di fare i cartoni…”. Io sono dovuto correre a chiudermi in bagno, fingendo una scarica di diarrea, perché mi stavo pisciando sotto dalle risate.
Forse, domani, si portano via i cartoni. Speriamo che li segua.
Trimonato da BaroneAgamennone | 01:37 | commenti (36) domenica, aprile 17, 2005
Una città. Un’auto con una persona dentro che poi sarei io. Un semaforo. C’è coda. Ho già fatto un breve calcolo mentale: ho davanti sei auto più un camion della nettezza urbana. Questo rosso me lo farò almeno tre volte (è di quelli che tornano subito, forse è un semaforo rotto). Anche io mi sento un po’ rotto. Non succede mai un cazzo in questa cazzo di città. Mi guardo intorno. Sono in un punto anonimo della mia città. C’è un muro, quattro alberi spelacchiati, un orrendo e gigantesco cartellone pubblicitario che invita gli uomini a depilarsi. Penso che a viverla così, la città, viene voglia di dare ragione a quella mia concittadina che sogna di affittare un aereo e di passarci sopra, buttandoci sopra una cisterna di napalm (speriamo che, almeno, abbia la compiacenza di avvisarmi prima). Guardo a sinistra. Auto, auto, auto. A destra c’è un marciapiedi scalcagnato. C’è il cartello della fermata dell’autobus. C’è una ragazza. E’ una giornata di merda di quelle che aspetti solo che finiscano. Sono stanco. La giornata, al lavoro, è stata di quelle con aria molto pesante. La prossima settimana, domani, per me, inizia una nuova vita (senza Baffona). Ma mi sento ugualmente solo e triste.
Il mio occhio ritorna su quella ragazza ferma alla fermata dell’autobus. Questa è la città in certi momenti: non ti accorgi neppure di esserci e che ci sono gli altri. Carina. Molto carina. Ha i capelli corti. Non so nemmeno a cosa sta pensando. E intanto le macchine se ne stanno ferme. La ragazza non guarda il traffico. Osserva la punta delle sue scarpe. Mi volto verso le macchine e mi accorgo d’improvviso che tutti gli inscatolati intorno a me la stanno osservando. Tutti uomini, tutti fermi, tutti a soppesarla.
Lei è veramente carina eppure non fa niente per esserlo. Sembra volersi omologare con il grigio di questa città. I nostri sguardi si incrociano per un attimo. Abbasso gli occhi sul volante. Sono imbarazzato io più di lei. Non voglio essere confuso con gli altri inscatolati e mi domando se forse ce n’è qualcun altro che prova le mie stesse sensazioni. La ragazza non ha un filo di trucco, non ha niente di eccessivo. E’ una normalissima ragazza carina.
Eppure in questa città, in quella situazione, lei è diventata l’oggetto del desiderio assurdo di qualche decina di uomini. Cosa pensi, ragazza carina? Come ti senti da dieci minuti con l’autobus che non arriva, con un muro di pietra da una parte e un muro di occhi dall’altra?
Guardo la coda di auto dietro di me nel retrovisore. Il suo autobus non arriva, ma un clacson mi avverte che la fila davanti si è mossa e che c’è il verde. Parto di scatto, il motore dell’auto si spegne. Altri clacson. Mi innervosisco. Riparto lentamente. (“Hai davvero tanta fretta? Ci vogliamo rifare il quarto rosso? Che dici, stronzo?”).
Ciao, ragazza carina. Non ti guardo nemmeno, per non sentirmi uno di loro. Oppure, chissà, sono proprio e comunque uno di loro. Che casino. Ma dove si vende il napalm?
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:44 | commenti (18)
prevedibile e ripetitiva.
Lo tsunami ha provocato, a suo modo, la scoperta di una comunanza fra uomini di diverse latitudini e condizioni di vita.
I turisti partiti per la solita vacanza preconfezionata, di colpo, si sono trovati uniti in una grande tragedia con popolazioni povere, “miserabili” secondo il nostro metro.
Hanno visto povera gente mettere a disposizione di chi viene dal benessere il poco che aveva. Dunque lo tsunami ha rivelato che l’altro, dai tratti somatici esotici, dal colore della pelle più giallo e più scuro, dal taglio degli occhi a mandorla, non è l’invasore extracomunitario delle nostre sgraziate metropoli, non è solo il badante dell’infinita pazienza, il lavapiatti o l’ambulante dalle mercanzie-paccottiglia, ma è un uomo, un uomo debole come lo siamo noi al di là della nostra prosopopea.
Quando si spegnerà il frastuono mediatico e sarà esaurita la generosità di circostanza che ci mette a posto la coscienze ci fa sentire dalla parte dei buoni, l’uomo del progredito Occidente imparerà ad affrontare la propria fragilità, saprà glorificare il valore?
Le leadership conservatrici sapranno mettersi in cammino per riconoscere finalmente gli aspetti truffaldini e mendaci dell’ideologia liberista? E’ urgente cambiare direzione di marcia. Oltre che le vittime e i disastrati dello tsunami, attendono risposta i milioni di esseri viventi che ogni anno muoiono di fame, i milioni di ammalati di Aids che non riescono ad accedere alle cure necessarie. Ma la lotta alla miseria e allo sfruttamento richiede impegno deciso e radicale delle forze della sinistra, come opportunamente suggeriva sulle colonne de “La Repubblica” Timothy Garton Ash. In particolare, nel nostro Paese è vitale che le forze del centro sinistra ritrovino il senso del proprio ruolo e riprendano in mano i grandi valori di cui sono depositarie per storia e vocazione
(Moni Ovadia – “Contro l’idolatria” – ed. Einaudi)
Trimonato da BaroneAgamennone | 02:31 | commenti (4) sabato, aprile 16, 2005
Siamo riconoscenti al Signore per la grazia che abbiamo ricevuto.
Ma, Baffona, ieri, non si è mossa. Nonostante il trasferimento “notificato”, è rimasta inchiodata alla sua scrivania. Immobile. Con le mani incollate, aggrappate ai braccioli della sua sedia di colore rosso. Sembrava una statua di marmo. Faceva impressione a vederla con quei suoi occhi vitrei fissi nel vuoto (e il polpaccio della gamba da ciclista fasciato nella calza nera, l’ascella – neanche a dirlo – sudatissima -). Qualcuno dice che l’ha vista persino piangere, al caffè. Ma nessuno le ha offerto un cleenex. E’ un po’ come quando senti parlare, al tiggì, delle madonne che sgorgano sangue dagli occhi. Sei scettico e pensi che dietro ci sia qualche fregatura. Secondo me, Baffona aspettava solo qualche facchino che la impacchettasse, la mettesse in uno scatola e la portasse via.
Però, mi ha risucchiato tutta l’energia in quella sua immobilità. Mi chiedevo: “Ma quanto cazzo se ne va fuori dalla mia vita? Quando sparirà?”.
Io credo che Dio ami i capi idioti tanto quanto ama noi. Altrimenti perché ne avrebbe creati così tanti? Sono su questa Terra per testare la nostra fede, garantirci la nostra salute mentale e farci apprendere nuove tecniche di sopravvivenza.
Tutto a questo mondo ha uno scopo: se non ci fossero i capi idioti, rischieremmo di poter controllare l’universo.
I capi idioti attaccati al proprio potere ci rendono puri. Se non esistessero, come potremmo arricchire la nostra vita?
Diceva una vecchia canzone: “Non so quanto mi manchi, fino a quanto non ci sei più”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 11:57 | commenti (8) giovedì, aprile 14, 2005
Oggi, 14 aprile 2005, una data da segnare sul calendario della mia storia.
Ore 9.30 mi arriva il primo sms di Nicola: “Va bene il Ferrari, come spumante, per te? Oggi si festeggia!”
Io: “Per cosa?”
Nicola: “Non sai niente?”
(due sabati fa, dato l’inasprirsi dei miei rapporti con la mia Kapa, avevo chiesto il mio trasferimento al super Mega Direttore Galattico e chi mi legge e mi conosce lo sa).
Io: “mi hanno trasferito?”
Nicola: “No, hanno fatto fuori Baffona!”
(ho pensato ad uno scherzo, visto che la Baffona era di fronte a me e la vedevo con il solito sorriso Tecnocasa stampato sulla faccia, polpaccio in carne e ascella bagnata di sudore).
Ore 10: iniziano a squillare tutti (in numero di 7) i telefoni dell’ufficio contemporaneamente. Cosa piuttosto rara anche durante il corso di una rapina a mano armata.
La notizia ormai si era diffusa. Ma come? Tutti sanno e io no?
Ore 10.10: Baffona viene convocata in Direzione.
Il fermento cresce. Le riunioni ristrette di vertice a porte chiuse si susseguono senza sosta. Facce strane. Corsette frenetiche. C’è troppo movimento e io non riesco ad abbassare una cornetta che il telefono squilla di nuovo. Colleghi che mi chiedono che sta succedendo e io non so che dire…ma la speranza, in me, cresce…
Ore 11: Arriva una mail della Direzione diretta a tutto il personale. Due righe asettiche, lapidarie: “Per esigenze tecniche ed organizzative è stato disposto il trasferimento immediato di “Baffona” dal Servizio Legale/Contenzioso alla Segreteria di Direzione”. Che, tradotto, vuol dire che, da essere la mia aguzzina preferita, da domani, Baffona va al secondo piano a fare le fotocopie.
Lo so che i sentimenti di vendetta sono brutti ed inumani e che anche quando vediamo un cane schiacciato sulla strada ci dispiace. Ma lei non è un cane. Un cane almeno ha un cuore. Lei no. Gli zombie non hanno cuore. Lei è solo sterco e scoregge, solo sterco e scoregge, solo sterco e scoregge. E deve ringraziare il suo naso storto a forma di proboscide se, in questi dieci anni, non le ho mai frantumato il setto nasale a testate.
A pranzo, eravamo in sei ed abbiamo stappato solo due bottiglie di Ferrari, ma ci siamo promessi una cena per festeggiare (ovviamente, pago io).
Oggi, è proprio un gran giorno per me.
DIO ESISTE!
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:35 | commenti (18)
Fortuna che ho avuto un’educazione cattolica e non violenta, altrimenti stasera, ero in galera. La scena si svolge in un ambiente di lavoro. Oggi, ero allegro, forse perché stamattina, alle otto, pioveva e il cielo era grigio e blu, ma poi, verso le dieci, le nuvole si erano aperte ed era uscito un bel sole che aveva ridato colore alle cose e a questa porca vita. Insomma, mi stava tornando un po’ di ottimismo. Stavo persino scherzando allegramente con quell’idiota di collega che lavora con noi, in ufficio, da due anni, ma se prende per sbaglio una tua telefonata (mentre tu sei al cesso a fumarti una sigarettina) è capace di dirti soltanto: “Ti cercava uno”. E tu (ancora calmo) le chiedi cordiale: “Ah, sì? E chi era?”. E lei sempre più scema: “Non gliel’ho chiesto”. E tu (meno calmo): “Ma che voleva?”. E lei, mentre cerca la crema anti-rughe nel cassetto: “Mmm..non mi ricordo”.
Preso da un moto di umanità, oggi, ho aiutato persino Forrest Gump (così la chiamano) a sbloccare la sua cucitrice (di colore rosa). A lavoro finito, stavo per provare l’aggeggio sulle sue labbra, in modo da non ascoltare più le sue solite domande da ebete, del tipo: “Salva con nome, vero, per salvare il fail?”. Vabbè, era appena uscito il sole, ho pensato. Le ho offerto il caffè. Gli altri colleghi, quando ci hanno visti assieme vicino alla macchinetta, mi hanno guardato storto. Che vergogna…
Sono tre giorni che, non so perché, ma mi frulla in testa una canzoncina scema. Di quelle vecchie, una pubblicità, non ricordo nemmeno di che cosa..: è “Brava brava Maria Rosa ogni cosa sai far tu, qui la vita è sempre rosa, solo quando ci sei tu”.
Siamo rientrati in ufficio che io ancora la canticchiavo. Poi è entrata in scena, lei. E la scena è diventata, di colpo, da film horror. E’ arrivata Baffona, in tutto il suo orrore, con quei suoi polpacci da ciclista e quelle sue ascelle maleodoranti. E, così, l’Escremento umano a forma di donna, mi ha visto fischiettare. Prima mi ha guardato come per dirmi: “Non stai mai a fare un cazzo” Poi, ci ha pensato. E mi ha mollato subito sulla scrivania una di quelle rogne che nessuno vuole e tutti scansano in ufficio. Non ha detto niente, ma l’aria era di quelle che ti dicono: “Sei di buon umore, eh? Tiè beccati ‘sto faldone, così canti anche Mira Mira l’olandesina e il Merendero”. Che stronza…Al che mi è tornato in mente lo spot della Simmenthal con Gringo, che però anziché la scatoletta apre la testa di Baffona e le mangia il cervello. Oddio, lì dentro ci sarà ben poco da mangiare.. Sarebbe come rovistare in un sacco di merda putrido e gonfio di colibatteri.
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:02 | commenti (14) martedì, aprile 12, 2005
Malinconie di un martedì di coppe.
Ci sono delle cose che mi danno una grande malinconia. Come il panino al burro nel latte che diventa fanghiglia spugnosa. Mi ricorda mia nonna che mi preparava la colazione. Tu chiedevi i biscotti e lei mi dava uno scappellotto: “Zitto e mangia il pane, che vedrai che torna la miseria”. Ora, la carestia non mi pare sia mai arrivata, mia nonna è pure morta, ma, ogni tanto, finiscono i biscotti e io finisco a latte e pane e mi intristisco.
Però, mia nonna mi voleva bene. Estate e inverno a lavorare a maglia. Orridi maglioni colorati fatti a mano perché i suoi nipotini non prendessero freddo sulla spiaggia ad agosto, con 40 gradi all’ombra. E poi si arrabbiava se ne vedeva uno addosso all’albanese che le lavava le scale. Che carattere…che donna…
Un’altra cosa, in questi ultimi tempi, che mi ha fatto venire tristezza è stato vedere un Maradona sovrappeso sulla cyclette. Quanto peserà 200 chili? Lui ha un tatuaggio del Che sul braccio, solo che in questi ultimi anni il braccio è triplicato. Quindi sul suo braccio appare: un Che Guevara con la faccia larga da obeso, addosso a un ex el Pibe de’ Oro e de’ Trippa imbolsito come un pallone. Due miti crollati in un colpo solo.
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:38 | commenti (7) sabato, aprile 09, 2005
Proprio vero che Internet è un mare infinito dove si trova proprio di tutto, come in quei negozietti di carabattole…
Tempo fa, dopo uno scambio di idee e di foto con alcuni colleghi, scrissi un post sui cessi.
E ora che ti vado a trovare? Un sito che colleziona foto di frigoriferi: http://www.improcrastinabile.it/frigidaire/
Ecco le foto che ho trovato più interessanti.
So che è anti-ecologico buttare rottami nella campagna, ma vedere il “cadavere” di un frigo, arrugginito e abbandonato in mezzo alle formiche, mi dà uno strano senso di nostalgia..questo sembra la bara del Papa...
In questo genere di relitti urbani, la foto che mi piace di più è questa:
questa è la versione aperta…
Anche queste versioni di vecchi frigo con su vecchi ventilatori sono simpatiche, sono come la Barilla che ti fa sentire a casa:
E poi c’è questo, messo vicino al computer e posto come base per la stampante laser (notare come riesce a contenere solo l’essenziale):
Più di questi ultramoderni e disegnati da stilisti creativi,
mi piacciono questi vecchi frigo-bar della Coca-Cola (mitici!):
E che ne dite di questo? in stile britannico? con il puffo messo sopra, che sembra Camilla alla sua prima notte di nozze con il re Carlo...
Ci sono anche foto notturne.
O foto da poster:
Guardando in un frigo, non solo si entra nella vita e nelle case delle persone, e non si scopre solo cosa si mangia e quello che si beve, ma riesci a curiosare anche un po’ nelle abitudini altrui, nell'ordine o nel disordine, insomma, vedi il mondo e il modo di essere degli altri:
E si può scoprire che lavoro fai:
Se sei a dieta:
se sei un single
Se hai poco spazio e ti serve un armadio:
o se, in quella famiglia, ci sono dei bambini:
Oppure se sei un poeta sognatore e romantico:
Fatti, non parole...
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:17 | commenti (44) mercoledì, aprile 06, 2005
Io sono un inguaribile pentito. Uno di quelli che, alla sera, se qualcuno gli chiede “Com’è andata?”, è capace di scuotere la testa più di ventotto volte e di pensare di aver fatto almeno ventotto errori durante il corso della giornata (che, vorrei ricordarlo, è fatta solo di 24 ore).
Io ho semplicemente sbagliato tutto nella vita.
A chi è capitato, per caso, di leggere un manuale di diritto penale, ricorderà sicuramente la teoria della “conditio sine qua non”. Una bizzarra tesi ideata da un criminalista tedesco (un certo von Buri), probabilmente pazzo, secondo la quale deve considerarsi causa di un evento ogni singola condizione precedente, vale a dire ogni fatto antecedente senza il quale il risultato finale non si sarebbe avverato.
L’esempio classico è questo: investo una vecchina con la bici, quest’ultima, ferita lievemente, viene portata in ospedale e l’ambulanza ha un incidente gravissimo, al punto che, la sfortunata vecchina, in conseguenza delle gravi ferite riportate nello scontro, muore. Secondo questa teoria, la causa della morte della vecchina sarei io, perché se non l’avessi investita, non sarebbe mai stata su quell’ambulanza. Ma, volendo, secondo la teoria della “conditio sine qua non”, si può tornare più indietro nel tempo. Pensare che la colpa del decesso della vecchina non sia io, ma piuttosto la capricciosa nipotina che, ancora prima di me, aveva chiesto alla nonna di uscire di casa a comprarle un Nesquik e, per questo, attraversare la strada e quindi essere investita dalla mia bici e via di seguito.
Insomma, oggi, ho pensato di essere il contrario degli ospiti di Marzullo. Quelli che dicono sempre: “Se tornassi indietro, rifarei tutto esattamente uguale”, rivelando un’intelligenza degna dell’intervistatore. Io, invece, sono un superpentito, perché non ne ho azzeccata una. Se andassi a confessarmi, il prete della mia parrocchia (conoscendomi) chiuderebbe la chiesa e darebbe la giornata libera al sagrestano, perché immaginerebbe una cosa piuttosto lunga.
Volete un paio di flash-back? Ma proprio due. Sono pentito di essermi sposato, perché pochi mesi prima di sposarmi conobbi una ragazza che mi amava e che amavo. Ho sbagliato le scuole superiori e, di conseguenza ,università. Le ho scelte per i consigli che mi hanno dato alle medie i professori, quindi è stato quello l’errore. E, andando a oltranza, alle medie ci andai per seguire i compagni delle elementari, e, quindi, alla base di tutto, c’è una scelta sbagliata nell’asilo, che stava al fianco della scuola elementare. Però, l’asilo l’hanno scelto i miei genitori, quindi, ho sbagliato a nascere in quella famiglia, anzi, diciamola tutta: ho sbagliato a nascere.
La cosa migliore sarebbe se l’uomo non si fosse mai civilizzato e si vivesse ancora nei boschi, così non ci sarebbero state scelte da fare. Ma, a pensarci bene, nei boschi c’è freddo, fame e malattie, quindi sarebbe stato ancora meglio se idrogeno e carbonio non si fossero mai uniti e sulla Terra non fosse mai nata la vita.
Concludendo, il vero errore è stato il Big Bang perché nel Nulla Totale c’erano meno preoccupazioni.
Vogliamo andare più indietro? Sì, la vera colpa è che non c’è Dio, Marzullo è un coglione e io pure.
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:56 | commenti (22) |