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lunedì, maggio 30, 2005
Sto leggendo il libro di fratimo…
Cosa avviene del mondo
quando perde il suo appoggio?
Rimpianto di una prostituta
Due sono gli oceani, due le alluvioni
e la migliore dote che una madre
possa lasciare a una figlia
è di insegnarle a conquistare,
con il suo due di tutto
un ingenuo benestante
e a farsi sposare.
Dalle gare di bellezza
alle anticamere di un mercimonio
sfortunato, ho bevuto
il veleno, anziché
il vino di nozze,
che avrebbe corroso
le turpi abitudini.
L’esibizione sensibile
dei miei potenti
simboli binari
mi ha perduta,
quando il loro celarsi
avrebbe annullato la doppiezza
di uno schema che mi condannò
ad essere vacca sfruttata
e biasimata, piuttosto
che moglie, o madre,
o donna davvero amata.
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:42 | commenti (21) domenica, maggio 29, 2005
Madò...mio fratello ha scritto un altro libro..ma dove cappero lo trova il tempo per scrivere? Con tutte le cose che fa? Sembra Andreotti, che scriveva libri, mentre volava in aereo, riuniva il Consiglio dei Ministri, inaugurava gallerie, convocava conferenze stampa, emanava decreti legge, e, intanto, baciava a destra e a manca..
Volete sapere il commento di mia madre mentre me lo dava? "Ecco. Questo è il libro che ha scritto tuo fratello. Ha lasciato una copia ANCHE per te. E tu? Sempre a scrivere i pupazzetti sul computer stai, vero?"
I pupazzetti? Mamma, mavaffankulo! E tu perchè sempre stronza resti? Certe volte, ti odio.
Meno male che fratimo mi ha scritto una dedica molto bella e che gli voglio troppo bene, perché resta sempre il mio ‘tellone bello…Quando lo vedo, lo abbraccio sempre e ci diamo pure i bacetti e i ganascini…Ma lo leggerò mai? Non credo... sapendo che non posso nemmeno imbrattarlo, come al solito, con le mie penne.. Io i libri li strazio...ci scrivo sopra e sotto..di lato...sulla copertina...sui margini bianchi...dove vedo “bianco” scrivo…sottolineo, annoto...con evidenziatori colorati e penne rosse...Vabbù, vorrà dire che anche questo lo metterò assieme agli altri, come una reliquia, nella mia libreria dei ricordi... a mio frat, gli vorrò sempre bene, a mia madre non lo so…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:12 | commenti (19) venerdì, maggio 27, 2005
I love America / 2
“Se questa guerra si espande fino a diventare un conflitto più grande e un centinaio di migliaia di giovani americani restano uccisi, non saranno i senatori degli Usa a morire. Saranno soldati americani troppo giovani per candidarsi al senato”.
Senatore George McGovern
“Le guerre non hanno mai fatto male a nessuno, tranne ai morti”.
Salvator Dalì
“E se potessero vedere quel che penso nei sogni, mi infilerebbero la testa in una ghigliottina”
Bob Dylan
Ho finito di leggere l’ultimo libro di Michael Moore (il regista del film Fahrenheit 9/11). Il film (che più che un film è un documentario di denuncia sulle merdate fatte dall’Amministrazione Bush dopo l’11 settembre) mi era piaciuto molto.
Il libro si chiama “Ingannati e traditi” ed è una raccolta di lettere scritte da giovani soldati americani, da genitori, mamme, fratelli, fidanzate di marines che sono o erano al fronte nella guerra in Iraq o in Afghanistan. E’ l’altro volto dell’America che soffre, che trepida, che piange e che si ribella alla assurda morte della guerra. L’America che le televisioni non fanno e non faranno conoscere mai.
Di tutte le lettere pubblicate, mi ha colpito quella di una certa Michelle (scritta venerdì 8 luglio 2004), dal titolo “La mia storia di questa guerra”.
“Secondo i programmi, il mio ragazzo avrebbe dovuto congedarsi dai marines all’inizio di settembre – il momento in cui finalmente i suoi quattro anni sarebbero terminati.
Lo hanno mandato in Afghanistan dopo l’undici settembre, ha prestato servizio per sei mesi in Iraq nel 2003, e in maggio hanno deciso di farlo tornare a casa.
Domani avrebbe dovuto iniziare le pratiche per il congedo definitivo.
La settimana scorsa ho saputo da suo padre che era stato ferito, ma che si trattava soltanto di un braccio rotto.
Abbiamo atteso per quattro giorni che lo rispedissero in aereo in Germania, per scoprire poi che il braccio non era per nulla rotto, ma che invece aveva una frattura al cranio, parte del suo cervello era stata danneggiata e aveva perso conoscenza.
Ieri è atterrato a Washington DC, e ci hanno spiegato della scheggia che lo ha colpito sul lato sinistro della testa e gli si è conficcata sotto l’occhio destro.
Ora, a parte i possibili danni cerebrali (che non conosceremo fino a quando non smetteranno di dargli i sedativi e riprenderà conoscenza) probabilmente perderà l’occhio destro.
Ha soli ventun anni. Era così entusiasta di poter cominciare a vivere per davvero e di lasciarsi alle spalle tutta la merda in cui è stato negli ultimi quattro anni, e ora non sappiamo nemmeno se sarà in grado di parlare, di andare a scuola, di camminare…”
Che cosa si può dire alla fidanzata di un reduce? O ai parenti in lutto di un ragazzo che era andato a difendere il suo Paese? Cosa si dice alla vedova o alla mamma di un soldato ucciso in una guerra che non capisce più nessuno?
Quello che ha scritto il sergente Pedersen a sua madre, il giorno prima di essere ucciso in Iraq:
“Ciao, ehi, mamma, be’, scusa se non ho potuto chiamare (…). Come state? Io bene, siamo qui in mezzo alla sabbia e alle tempeste di vento ad aspettare. Il vecchio George-vorrei-essere-come -papà ci ha spediti qui, per niente...Non vedo l'ora di tornare a casa e riprendere la mia solita vita (...) Vi scriverò presto. Vi voglio bene, mi mancate tutti.”
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:13 | commenti (31) mercoledì, maggio 25, 2005
Non tutti sanno di chi è questa foto. Non tutti riconoscono il calciatore Luciano Re Cecconi. Detto "settepolmoni e cervello fino". I compagni di squadra lo chiamavano “il saggio”, perché era un ragazzo serio e poco incline alle burle. Il James Dean del pallone.
Tra il 68-69 venne ceduto al Foggia di serie B di Maestrelli che poi lo volle con sé alla Lazio dove divenne una delle colonne portanti del primo scudetto bianco azzurro* nella stagione 1973-74.
Il 18 gennaio del 1977, aveva 29 anni, quando entrò in una gioielleria di Roma, assieme al compagno di squadra Pietro Ghedin, inscenando per scherzo una rapina. Il proprietario della gioielleria, tale Bruno Tabocchini, stanco delle continue aggressioni fino ad allora ed in precedenza subìte, non lo riconobbe, lo vide infilare le mani nel soprabito e lo sentì gridare: “Fermi tutti, questa è una rapina!”. Il gioielliere tirò fuori la rivoltella e gli sparò a bruciapelo, uccidendolo sul colpo.
Certe volte, sogno che la vita possa tornare indietro, che il gioielliere lo riconosca e non gli spari e lui non cada come un omino del Subbuteo…
Ps: eh, Bibbì?
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:49 | commenti (30) domenica, maggio 22, 2005
(continua)
La notizia di questi tuffi nel mare correva come il lampo ed anche le popolazioni dell’entroterra iniziarono a spostarsi verso la costa. Molte macchine furono lasciate in mezzo alla strada con le portiere aperte, alcune addirittura con lo stereo acceso.
I vigili non credevano ai loro occhi, erano troppo felici, stappavano le penne bic come fossero bottiglie di spumante, producendo centinaia e centinaia di salatissime contravvenzioni. Almeno fino a quando anche loro, colti dal gusto del “salato”, non furono colti dal raptus del tuffo in mare: i blocchetti delle multe volarono in aria. Anche loro corsero sulla spiaggia, vestiti solo dei loro berretti calzati alla Eminem, corsero verso il mare, intonando una stentatissima Marsigliese con i fischietti d’ordinanza..
I primi tempi, la notizia venne data ogni sera dai telegiornali, poi, le notizie non arrivavano più…si erano buttati in mare anche i giornalisti senza neanche levarsi il microfono o allentarsi la cravatta.
Grandi tuffi..soltanto dei bellissimi e grandissimi tuffi..niente altro si ricorda di quei giorni. Da quel primo memorabile tuffo del postino Domenico, erano passati quattro mesi e tutta, dico tutta, la popolazione della crosta terrestre era finita in mare. Ma quale poteva essere la ragione scatenante di un fenomeno di tale portata? Certamente di insofferenza in giro ce n’era tanta.. Gli uomini si rompevano i coglioni negli uffici, sugli autobus, nei magazzini, nelle scuole; le casalinghe, chiuse nelle loro case, si incazzavano come iene per delle stupidaggini.
Basta…tutti in mare! Sulla terra non c’era rimasta più anima viva, solo uno svolazzare di giornali, qualche mucca e i palestinesi sulla striscia di Gaza che continuavano a tirarsi bombe, cric, pietre, ciabatte infradito lanciate di taglio, flaconi di shampoo, manuali scaduti sulle previsioni del tempo, marmitte, sedili di carrarmato, oggetti fuori lista nozze. Qualcuno dice di aver visto anche Bertinotti con il porta-occhiali a tracolla, ma mia nonna questo non poteva saperlo. Si narra che Lui non fosse d’accordo.
Ma dopo solo due anni, i polpi, considerati da tutti esseri intelligenti, non ce la facevano più a sopportare gli uomini-invasori, e decisero di andarsene dal mare. Era proprio vero, gli uomini, in pochi anni, là sotto, avevano rovinato tutto..e poi fatto un sacco di leggi assurde, come per esempio costituire la zona pedonale all’interno della barriera corallina…sempre con questa maledetta voglia di organizzare, regolare, prescrivere…i pesci, che prima erano liberi, si ruppero il cazzo e se ne andarono!
I polpi finirono dentro le case degli uomini. Chiusero porte e finestre e aprirono tutti i rubinetti per allagare..fu un gioco da ragazzi.. Presto scoprirono che la cucina era la stanza della casa che più gli si adattava, perché gli armadietti erano pieni di quel sale grosso che gli uomini usano per la pasta e che invece loro scioglievano semplicemente nell’acqua. Avevano ricreato di nuovo un ambiente salmastro!
Ma sappiamo tutti quanto gli uomini siano insofferenti, e infatti un bel giorno si stufarono pure di stare a mollo e tornarono sulla terra ferma; era l’una…avevano fame…si guardarono e si dissero: “Ok, andiamo al ristorante”.
E tutto tornò come prima. Mia nonna, poi, qualche anno dopo, morì e questa storia è quello che mi è rimasto di lei. Trimonato da BaroneAgamennone | 20:40 | commenti (17) sabato, maggio 21, 2005
Oggi, per strada, c’era uno zingaro che suonava la fisarmonica e mi è venuta una tristezza infinita..Mi sembrava di essere a Budapest. Forse era albanese, non lo so…
L’altro giorno, qui, è stato fatto sfollare un campo nomadi. Ovviamente, polemiche e dissensi a non finire, soprattutto da Rifondazione e Comunisti italiani. Il provvedimento di sgombero è arrivato dopo un incendio che è avvenuto il mese scorso. Nessuna vittima, per fortuna. Solo molta paura. Il campo versava in uno stato igienico-sanitario pietoso…era quasi inagibile durante le piogge, pericoloso per i bambini che attraversavano la strada o che giocavano sui bordi di un’arteria di uscita dalla città che immette sulla statale 16. Un cumulo di immondizia e di carcasse di auto rubate. Sembrava una discarica abusiva. Io ci passo tutti i giorni e lo so.
Anche un rom è una persona, no? Li vediamo tutti i giorni ai semafori che ci lavano i vetri frettolosamente mentre scatta il verde. Quelle donne, con quelle gonne larghe a fiori, che zoppicano, con le gambe a parentesi ed il bambino in braccio che dorme o piange..mentre ci implorano con gli occhi e ci costringono ad abbassare il finestrino e a sporgere la mano per elemosinare una moneta e noi, spesso, silenziosi, facciamo solo un cenno con il capo, quasi infastiditi..
Pensare che delle “persone” possano vivere in simili condizioni vuol dire soltanto tenere a distanza un problema di coscienza (il campo infatti era situato all’estrema periferia della città). E’ stata creata una struttura di accoglienza (in case in cemento, per intenderci meglio), come struttura provvisoria, fermo restando il diritto della comunità di scegliere liberamente la propria sistemazione, in attesa che sia allestito un campo meglio attrezzato in un’altra zona.
Questa cosa mi ha fatto tornare in mente una storia che mi raccontava sempre la buonanima di mia nonna per farmi addormentare. Non so se la conoscete… Parla degli uomini che abitavano vicino al mare e che iniziarono ad annoiarsi, perché trovavano la vita troppo ripetitiva, monotona, noiosa e, per la disperazione, iniziarono a tuffarsi tutti nel mare, ma non per farsi un bagno, volevano proprio trasferirsi, cambiare zona di vita.
La storia racconta che i pesci prima vivevano sulla Terra e gli uomini nel mare. Poi, le branchie si chiusero, non riuscivano più a respirare, e si invertirono i ruoli e gli ambienti. Passò del tempo, e un bel giorno arrivò, in cui tutto cambiò di nuovo.
Il primo fu un postino. Un certo Domenico, di anni 44, che prima faceva il pescatore. Lasciò il motorino con la borsa di pelle marrone e le lettere da recapitare sul manubrio senza neanche chiuderlo, si levò i vestiti e si tuffò nel mare. Mentre affondava i piedi nudi nella sabbia e sentiva la fresca brezza di mare sulla pancia, si sentì meglio. Lasciò dietro di sé tutto quello che aveva e questo lo rilassava. Arrivato con l’acqua alle ginocchia si tuffò di pancia e sparì tra i flutti.
Il secondo fu, due giorni dopo, uno che si chiamava Rocco, vendeva la frutta, lasciò le cassette con le banane e le mele, buttò i vestiti sul primo cartello stradale che incontrò e si tuffò a volo d’angelo (e non era mai stato in chiesa) dallo scoglio più alto…il fatto fu che lo scoglio lo trovò pure sotto..
Li seguì anche Giulia, faceva la maestra elementare. Strappò in mille pezzi una trentina di stupidissimi temi dei suoi alunni che non aveva mai avuto voglia di correggere. Si tuffò tappandosi il naso con due dita, urlando: “Viva la libertà!”.
E così fu per gli altri, ogni giorno, decine, centinaia, migliaia di uomini e donne e bambini si tuffarono in mare. La notizia correva come il lampo e anche le popolazioni dell’entroterra iniziavano a spostarsi verso la costa.
(continua)
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:01 | commenti (10) venerdì, maggio 20, 2005
A pensarci bene, è vero che nasciamo liberi, nudi e smaniosi di vivere un’esistenza il più imprevedibile possibile, ma è altrettanto vero che, nell’arco della nostra breve esistenza, più corde e lacci si avvinghieranno alle nostre fragili caviglie…Forse mi sbaglio, ma è questa la sensazione che provo io…
La nostra vita è già decisa a tavolino, mese dopo mese, anno dopo anno, e non sappiamo nemmeno chi è Colui che decide per noi (e se è suo il tavolino).
Passa l’inverno e passa l’autunno..arriva la primavera e poi l’estate…passiamo dal freddo al caldo…tagliamo i capelli..cambiamo gli indumenti negli armadi e su di noi e, poi, la domenica, portiamo a lavare la macchina o il bimbo in piscina, o a danza, o al basket, o al tennis. Il sabato, la pizzata con gli amici…tutti insieme a ricordarci che non siamo più giovani..Il lavoro e i colleghi che ci costringono a ritmi che vorremmo far saltare e scardinare con un piede di porco…La difficoltà di comunicazione con la nostra compagna…Vai in un pub e chiedi a chi è al tuo fianco: “Tu cosa prendi?”…
Quindi, schemi, percorsi obbligati tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni…
Vorrei vivere un paio di settimane come un cane, annusando l’aria e non ricopiare 400 numeri di telefono nell’agenda nuova, o studiando le nuove funzioni del mio nuovo telefonino…
Vorrei vivere in un posto in cui NESSUNO MI PUO’ DIRE NIENTE! Vorrei poter urlare al mondo che non mi ha ancora preso e che mi sento ancora vivo. Che mi resta ancora un po’ di tempo per poter dire che sono libero e che il mio futuro non sarà uguale a questo.
Ma da dove si esce? Chi ha nascosto la porta di questo corridoio?
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:47 | commenti (13) mercoledì, maggio 18, 2005
Rispondo ai commenti del post precedente. E’ vero, senza accorgermene, non ho parlato delle menzogne in generale, ma delle bugie d’amore (“in” amore). Mi interessavano le vostre opinioni su questo tipo specifico di bugia, il più diffuso e insieme il meno logico, secondo me. Ora, vi dico la mia.
Io ho parlato degli uomini bugiardi, perché sono quelli che conosco meglio. Le donne bugiarde credo siano diverse da noi e suscitano reazioni diverse. Il compagno le perdona o le lascia. Mentre la donna che scopre un uomo bugiardo rimane arrabbiata, delusa, ferita, diviene una vittima. E questa, forse, è la cosa peggiore. Ma non è detto che gli uomini mentano solo per nascondere infedeltà, e neppure per trarne vantaggio.
Spesso è solo il tentativo di conquistarsi uno spazio privato, di mantenere una propria indipendenza. Un sogno di libertà. Di cui hanno bisogno per vivere.
Ammesso che alla bugia non si possa proprio rinunciare (per lo meno nella nostra società, ma nessuno ci impedisce di immaginare una società diversa), mi chiedevo perché questo bisogno di mentire nei rapporti d’amore? La vecchia e saggia domanda cui prodest?
Nei rapporti d’amore, la bugia viene detta e creduta, detta e sospettata, immaginata e smascherata, tatticamente richiesta…e così via..
Noi tutti siamo, siamo stati e saremo parte attiva e passiva delle bugie. Ma, secondo me, i “passivi” nelle bugie non esistono. Anche chi crede completamente nelle bugie dell’altro, non è passivo, agisce, perché spinge il bugiardo a ulteriori iniziative. Le bugie sono come le ciliegie, una tira l’altra.
Ma il problema vero, la vera chiave di lettura della bugia è che l’uomo ha paura della donna. Con la bugia l’uomo oppone una resistenza passiva. Fugge. Anche se la bugia non evita lo scontro, in molti casi lo provoca (quando è scoperta), il bugiardo non è affatto consapevole di questo rischio. La sua manipolazione della realtà ha come scopo proprio di svicolare, di non essere costretto a combattere. Vigliaccheria? Sì, l’uomo bugiardo è un codardo. Con chi cerchi di evitare un confronto diretto? Con una persona che sulla carta potrebbe vincerlo. L’uomo è sicuro di uscire perdente dal confronto con la donna.
La donna ha più chiacchiera, argomenta meglio, nelle discussioni è più abile, perché sa trattare i sentimenti con una logica che all’uomo manca. La donna è spietata e vendicativa, ti ritorce contro qualunque discorso fatto in tempi insospettabili, ti elenca manchevolezze anche minime, disattenzioni casuali che, interpretate con malevolenza e inserite in un quadro fosco, si trasformano in veri e propri crimini. La donna è subdola, è capace di carpirti con la dolcezza informazioni che le servono per completare il suo dossier di prove da scagliarti contro quando meno te lo aspetti, per inchiodarti, farti sentire in torto, condannarti senza appello al tuo stato di “vermosità”.
Con una controparte del genere non si può ragionare. Dunque, viva la menzogna!
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:51 | commenti (21) domenica, maggio 15, 2005
Questo pezzo (dolcissimo) che si sente in sottofondo si chiama “Blank Page”. Questo suono, questi tasti di pianoforte colpiti dai polpastrelli di dita di mani e queste voci che cantano, che sussurrano musica ed emozioni nelle orecchie, sono proprio come questo foglio elettronico, in questo momento, questo pezzo di bianco che sto sporcando con le mie parole adesso. Come un latte che mescolo con il caffè. Una pagina vuota che riempio con le mie “verità”. Sottolineo solo la parola “mie”..
Qui, infatti, scriverò tutte le bugie che ho detto finora. Ma basterebbe un post per elencarle tutte? Se si dovesse aprire la “caccia” ai maschi mentitori penso che non rimarrebbe un solo uomo vivo sulla faccia della Terra.
Be’, con estrema franchezza, confesso che sono un buon mentitore. Non ho mai creduto nella frase: “diciamoci tutto, qualunque cosa accada”. Anche perché, tra un uomo e una donna, una cosa simile, detta solo in nome della lealtà, rischia di diventare motivo di rancore. Quindi, spesso, è meglio non dire proprio nulla. E’ meglio mentire.
A volte, servono anche le bugie, le menzogne. Certo, dire bugie comporta dei rischi: c’è la difficoltà nel caso di contestazione o di scoperta del “reato”.
Viviamo nell’epoca del verosimile. Esistono persino siti Internet dove vengono suggerite ai fedifraghi (uomini e donne) tutte le menzogne possibili. Trovo che sia una cosa orribile: se si deve mentire è meglio che la bugia sia farina del proprio sacco, altrimenti si è guidati da terzi.
Alcuni psicologi, parlando del rapporto di coppia, consigliano di mantenersi sul vago cioè di non raccontare tutto. Forse questi professionisti conoscono le conseguenze che può avere un eccesso di lealtà.
Pensando ancora a quei siti Internet, mi viene da dire che la realtà e la virtualità sono un terreno d’incontro sul tema della menzogna maschile in amore. Una cosa può essere vera, ma può essere anche del tutto inventata, virtuale. E’ un male? E’ un bene? E’ così. Non si può fare molto per cambiare.
Forse la virtualità aiuta a confondere le acque. Farà cambiare i comportamenti, ma certamente, non cambierà le regole del gioco, che sono antichissime.
Mi piacerebbe leggere le considerazioni su questo argomento degli a.i.s.p.e. (adulteri in servizio permanente effettivo).
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:04 | commenti (32) sabato, maggio 14, 2005
Sapete che diceva il grande Ernest Hemingway? Diceva che è facilissimo essere cinici di giorno, ma che la notte è tutta un’altra faccenda. E aveva ragione. Peccato poi che si sia sparato in bocca con il suo fucile da caccia..
Che ora è? Merda, ancora le otto e non ho voglia di fare niente… Che cazzo faccio stasera? Niente. Penso che non farò proprio niente.. Odio uscire di sabato sera. Troppa gente, troppe luci, troppa confusione…Preferisco uscire di venerdì.. almeno ho fatto una scelta. Non mi sò omologato alla consuetudine del riposo domenicale.
Io penso che ciascuno si crea un inferno su misura, con ciò che più detesta. Al Sud, abbiamo il calore eterno. Quelli del Nord hanno un freddo glaciale ed un silenzio pieno di smog. Ognuno ha il suo inferno.
Il mio inferno è fatto di tutti gli errori che ho commesso. Li rivedo ora, uno ad uno, come in un film.
Ecco che posso fare stasera. Vivere il mio inferno. Assieme a questo caldo che sento. Questo sudore che scende sulla mia fronte. Ripercorrere al rallentatore e a ritroso tutte le cazzate che ho fatto finora, come in una moviola. Ma servirà? Non bisogna piuttosto agire sull’autostima? Accettarsi. Rassegnarsi al proprio essere? Accontentarsi di quello che si ha e che abbiamo fatto finora. Se provo a riavvolgere il mio nastro e a schiacciare il tasto rewind mi trovo noioso, detestabile e pedante. Uno che chiacchiera a vanvera. Incapace di scegliere. Tanti desideri confusi. Sono solo uno che scorre sul fiume con la canoa e si lascia trasportare dalla corrente.
Mi guardo allo specchio con i capelli tutti spettinati e mi faccio pena. Torno al cell. e leggo i messaggi. Avverto la sensazione del tempo che passa, un minuto dopo l’altro, lentamente. In ufficio, verso le dieci-undici del mattino, mando giù uno yogurt, perché mi fa male lo stomaco. E che cazzo c’entra questo con il resto del discorso? Non lo so. Ma mi andava di scriverlo..
In realtà, io non ho mai saputo cosa desiderare o cosa potevo immaginare di sacrificare: probabilmente niente. Solo quando sento un sentimento unico, riesco a concentrarmi. Solo quando sento quel colpo alla nuca con tutta la forza, mi fermo. Per il resto, sono sempre preda di un moto oscillatorio che proietta fotogrammi sbiaditi..
Ma chi è capace di sacrificare un briciolo della sua vita? Stronzo! Ma si possono fare delle classifiche dell’inferno che viviamo? Faccio un appello: piangiamo tutti. Piangiamo per noi e anche per gli altri che sono come noi ed anche per quelli che sono diversi da noi. Io, invece, vorrei ridere… Ridere a crepapelle. Fino alle lacrime.. come se allegria e tristezza, in fondo, fossero la stessa cosa..
Io vorrei imparare solo a non vergognarmi di nulla. Cancellare la mia memoria. Smetterla di rimuginare su tutto ciò che non è stato. Costruirmi un’altra realtà, a misura dei miei desideri. Diversa, ogni giorno.
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:23 | commenti (10) venerdì, maggio 13, 2005
Io fuori: Sono stufo che mi raccontino bugie!
Io dentro: Perché?
Io fuori: Perché mi dà fastidio essere ingannato, truffato da chi mi frega sempre con le sue fandonie!
Io dentro: Ti fregano? E come fanno a fregarti?
Io fuori: Mentono. Ecco cosa fanno! Vaffanculo a tutti quanti! Non credo più a nessuno! Mò basta!
Io dentro: Ma questo ti fa rabbia?
Io fuori: Certo. Ho fiducia, credo in una persona e quella mi frega! Sono un imbecille!
Io dentro: Mannò..Calmati…Fammi capire..spiegamelo come se dovessi dettarmi un telegramma..
Io fuori: Mi scoccia che mi raccontino bugie…
Io dentro: Bene. Sei parole. Ora ho capito..Questo è un messaggio davvero conciso..
(Silenzio)
Io fuori: Insomma, mi scoccia!
Io dentro: Che TI raccontino bugie…
Io fuori: Sì, che MI raccontino bugie. Perché ridi?
Io dentro: Non rido. Sorrido..sorrido per simpatia, perché mi identifico con te, perché in te riconosco un me stesso di tanto tempo fa, lo ritrovo nel tuo atteggiamento..
Io fuori: Non mi serve a niente, la tua simpatia. Non mi basta sapere che ci sei passato anche tu. Non mi consola sapere che altri, prima di me, siano stati fregati. Oggi non mi basta! Che cazzo me ne frega del mal comune mezzo gaudio?!
Io dentro: Lo so che non ti basta, lo so..ma ora non innervosirti di nuovo. Calmati..
Io fuori: No, ora mi arrabbio di nuovo e spacco tutto! Anche te! Ma, a proposito, tu chi sei?
Io dentro: Non importa chi sia io, quello che conta è che ti scoccia che gli altri ti raccontino bugie.
Io fuori: Sì!
Io dentro: E che cosa ti fa pensare che ti raccontino delle bugie?
Io fuori: Che cosa me lo fa pensare? Mi dicono qualcosa che prima o poi scopro non essere vero.
Io dentro: Ah! Ma tu confondi dire la verità con il non raccontare bugie.
Io fuori: Come? Non è lo stesso?
Io dentro: Niente affatto! E’ chiaro!
Io fuori: Sarà chiaro per te!
Io dentro: Dire la verità o no è indipendente dal fatto di raccontare bugie. Io posso mentire dicendo la verità. Oppure posso essere sincero dicendo falsità.
Io fuori: Ma è terribile! Questo significa che la verità diventa un concetto assolutamente soggettivo, e quindi relativo.
Io dentro: Sì, è proprio così. E’ vero. La verità è relativa, soggettiva e mutevole e parziale. Anche se il vero potrebbe continuare ad essere assoluto, pur ammettendo che dichiarare come vere alcune falsità non sia mentire.
Io fuori: Ma questo non cambia il mio problema. Mi scoccia che mi raccontino bugie. Anche se non so se sia proprio vero, mi scoccia che mi dicano qualcosa che so che non è vero. Mi scoccia che mi mentano.
Io dentro: E perché pensino che lo facciano?
Io fuori: Come perché? Vuoi farmi arrabbiare di nuovo?
Io dentro: Non ti arrabbiare. Tanto non serve.. Quando uno mente, mente! Non racconta bugie a TE. Semplicemente racconta bugie, STA MENTENDO! Nel migliore dei casi mente a SE STESSO.
Io fuori: No!
Io dentro: Sì! Allora spiegami perché la gente dice menzogne. Pensaci, perché?
Io fuori: Ma che ne so? Per mille motivi.. Per non venire giudicata dall’altro..
Io dentro: E perché non vuole essere giudicato dall’altro?
Io fuori: Perché sa che l’altro lo condannerebbe.
Io dentro: E perché non vuole essere condannato?
Io fuori: Perché l’altro gli sta a cuore..
Io dentro: Sì..vieni, ora finiamo di farci la barba…chè si è appannato pure lo specchio…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:06 | commenti (10) martedì, maggio 10, 2005
Io sono nato
Quando i miei genitori fecero l’amore per concepirmi
Quando mia madre pompava la vita nel mio piccolo cuore
Quando ero soltanto un parassita
Io sono nato
Quando cercavo di muovere i miei primi passi goffamente
Davanti allo sguardo divertito di tutti
Quando mi cacavo sotto e pisciavo dove mi capitava di pisciare senza vergogna
Io sono nato
Quando ero privo di protezione, esposto
Quando ero vulnerabile e bisognoso
Quando ho preso il primo pugno in un occhio ed ho cercato di difendermi
Io sono nato
Quando sono arrivati i miei primi maestri, mio fratello, i miei compagni di scuola, i miei amici..
Dividendo la mia anima in un mondo di luce e in un mondo di ombra
Dividendo il mio pensiero tra un mondo di ciò che è bene e un mondo di ciò che non è bene
Io sono nato
Quando ho conosciuto l’amore per la prima volta
Quando ho avuto il mio primo senso di colpa
Come quando Adamo si vergognò del proprio corpo accorgendosi di essere nudo
Io sono nato
Quando ho scoperto il sudore della fatica
Quando ho sopportato le umiliazioni dei miei superiori
Quando ero il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene
Quando ho scoperto che non era il successo nella vita o la lotta per il denaro quello che cercavo
Io sono nato
Quando ho scoperto l’autocontrollo, l’autocritica, il patriottismo, la moralità e l’essere amorali, gli alti ideali, la politica, le cattive abitudini, le mie nevrosi, le mie follie, le mie paure..
Io sono nato
Quando ho scoperto la paura di essere rifiutato
Quando ho incontrato la persona ricercata, desiderata, applaudita, gentile e piacevole che mi ha fatto capire gli aspetti più sgradevoli, più ridicoli, meno desiderabili di me stesso
Io sono nato
Quando ho imparato ad accontentarmi di quello che sono e la vita mi dà,
perché dopotutto
qualunque cosa mi accadrà sarà sempre di più
di quello che credo di meritare
Io sono nato quando ho capito il senso di rifiuto
Che provo verso me stesso
Io sono nato
Quel giorno grigio
In cui ho smesso di dire con orgoglio:
Io sono nato
Quando ho chinato la testa
Ed ho sostituito le mie parole, i miei gesti, con un pensiero:
“IO DOVREI ESSERE…”.
Io sono nato
Quel giorno
Quando ho capito che la mia vita inizia ogni giorno..quando mi sveglio…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:39 | commenti (23) venerdì, maggio 06, 2005
Eccomi a te, amore mio.. prendimi...vola, volami sopra…adagiati sulle mie ali e buttiamoci a planare dalla rupe di quel monte…posati leggera come fanno i passeri sui rami degli alberi all’inizio di un’estate che esplode calda e poi implode nella pioggia…questa pioggia che bagna i tavoli e bagna anche i nostri pensieri..non diventare un ricordo, amore mio..respirami i capelli..amami così..accarezzami e annusami la nuca come un coniglio selvatico…ma lentamente..abbracciami la schiena, fino a farmi essere dentro di te..nessun altro essere vivente lo può fare..gli animali non hanno braccia...e neppure le ombre e i fantasmi possono abbracciarsi…ora lasciami, anch’io voglio abbracciarti..così, uno di fronte all’altra…fammi sentire il profumo che hai sul collo...guardami..entrami dentro gli occhi..io lo sto già facendo..pensami e cancella i miei pensieri tristi... baciami piano, baciami profondo..toglimi il respiro...ferma i battiti del mio cuore...divora la mia anima..io sono tuo e tu sei mia...regalami i sapori che a me sono negati..tabacco, e mare, e uve dolci, vino. Prestami gli umori del tuo corpo, voglio perdermi dentro di te...in questa serata impossibile. E ancora amami, amami finché puoi e vuoi..in questa storia che non sarà scritta mai in nessuna storia…la terra brucia ancora nel buio, e noi con lei..amo i tuoi capelli, i tuoi occhi, i tuoi sguardi, i tuoi seni, le tue cosce, il tuo culo, i tuoi piedi, le tue mani, le tue braccia, le tue parole, i tuoi pensieri, il tuo modo di ridere, come riesci a piangere e a farmi piangere…amo la tua fica bagnata e umida che mi fa bere l’amore e mi disseta…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:04 | commenti (26) giovedì, maggio 05, 2005
I love America.
Non molto tempo fa, ho letto un post sul blog di un’amica che non sono stato capace di commentare. Perché parlava degli USA. Perché l’America è stato sempre un paese che mi ha suscitato pensieri contraddittori. Io credo che, come tutti, il mio modo di pensare sia influenzato dall’America, attraverso la musica, il cinema, i libri, il modo di vestire.
Amo l’America ferita a morte dalla barbarie terrorista. Amo l’America per il suo grande sogno di democrazia, per quel “I have a dream” di Martin Luther King. Amo l’America dei Kennedy ammazzati. Amo l’America delle grandi lotte per i diritti civili. Quell’America che butta giù il suo presidente perché colpevole di mendacio. Amo l’America e il primo emendamento della Costituzione americana, quello che dice che “Ogni essere umano su questa terra ha diritto di essere felice”. Amo l’America che fa cittadino lo straniero, che accoglie gli emigranti e dà loro futuro e dignità.
Amo l’America di Woody Guthrie, del suo “This land is your land, this land is my land”. L’America di Sacco e Vanzetti. Quell’America che sa unirsi quando ferita la cuore.
Odio l’america e la sua pena di morte. Il suo sistema carcerario che mira a seppellire vivi in galere disumane i prigionieri di guerra. Non amo l’America che vessa il popolo cubano con un embargo crudele e inutile in nome dei diritti negati e poi tende la mano ad una Cina liberticida e colonialista, che opprime gli oppositori di casa propria. Non amo l’America che ha sostenuto regimi corrotti e feroci.
Non amo quell’America che si ritiene al di sopra di tutti gli altri paesi (compresi quelli europei) in nome di una pretesa superiorità del proprio modello che, in realtà, non esiste e non ha, perchè così diverso e contraddittorio proprio come i miei pensieri sull'America..
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:08 | commenti (11) mercoledì, maggio 04, 2005
Sapete che penso? Penso che Berlusconi, anche se crede di essere immortale, prima o poi, cadrà. Ma, purtroppo, non ruzzolerà giù per le scale del Governo per mano della buccia di banana messa dalla sinistra. Tra le tante strette di mano, abbracci e baci, ce ne sarà uno di Giuda. Ma non di Bossi che, poverino, con la mazzata che ha preso, barcolla da solo. Maroni, Calderoli, Castelli sembrano un po’ come orfanelli che scambiano figurine dei calciatori senza la grinta del Senatur. E Follini, con quegli occhialini tondi da libro “Cuore” ha troppo l’aria deamicisiana del primo della classe per fare il leader del Polo.
Quindi, è ora di pensare al nuovo leader della CdL o come cappero si chiama? “Unione”? Ah, no, quella è di Prodi... Io ho pensato a Fini. Sì, proprio lui, Gianfranco. A me, non so perché, ma GIANFRANCO ricorda tutte le favole dove la volpe la fa da protagonista..
Da quando è morto Giorgio Almirante, la fiamma e l’MSI, io non l’ho più seguite con molta attenzione. Ma questo giovane militante con l’aria da fighetto e figona scosciata al seguito ne ha fatta di strada. E le bizze dei vari Rauti e della Mussolini (spettinata nel camper) non hanno affatto rovinato il suo colletto alto e rigido di camicia, nè il suo impeccabile aplomb. In platea, lui, la volpe, butta i Larussa o i Gasparri. Che si sporchino loro con i nei di Vespa..mica è fessa la volpe?
Fini ho iniziato ad osservarlo da quando ha rilasciato un’importante intervista ad un autorevole quotidiano israeliano. Quando ha chiesto perdono a Israele e a tutti gli ebrei per la vergogna delle leggi razziali. E lì, il nostro ministro degli Esteri (già Vice Presidente del Consiglio) non parlava a nome della destra, lui, la volpe, chiedeva perdono a nome di tutti gli italiani.
Quel significativo errore nella modalità con cui Fini si è espresso, mi aveva incuriosito. Lui ha chiesto perdono a nome degli italiani TUTTI. Mentre, come TUTTI quelli che hanno letto un comune libro di storia a scuola sanno, i crimini di razzismo non furono commessi dalla comunità nazionale, ma furono responsabilità dei fascisti con la complicità della vile monarchia sabauda. A voler fare i precisini, si potrà anche aggiungere che c’era poca convinzione in tutto questo, molto servilismo nei confronti del potente alleato tedesco (anche da parte della Chiesa cattolica che chiuse a chiave le porte del Vaticano e socchiuse anche bene le finestre per non sentire il rumore degli stivali delle camice nere che marciavano dentro una Roma sonnolenta). E chi se ne frega?! Come diceva il Duce? ME NE FREGO!
Quello che conta è che la furba volpe GIANFRANCO ha commesso un involontario scivolone. Oppure è stata una calcolata mossa tattica per stemperare l’impatto del gesto, rendendolo generico in modo da non ferire troppo la sensibilità fascista ancora presente nei ranghi di Alleanza Nazionale?
Io penso che l’ipotesi più probabile sia la seconda. Da qui la mia conclusione. Fini, a mio parere, sta inseguendo – con cautela – un preciso disegno politico: quello di accreditarsi come futuro leader del centrodestra, consapevole di godere di forti simpatie nell’area conservatrice del nostro Paese.
Dopo lo “sdoganamento” della destra da parte di quel fesso del Cavaliere, ecco che GIANFRANCO tenta anche il riconoscimento della comunità internazionale, parlando attraverso un organo di stampa dello Stato di Israele.
A questo punto, spero solo che quei rompicoglioni della Sinistra lo smascherino o lo capiscano in tempo, in modo da portarlo in quell’altra favoletta (molto più simpatica) di Fedro: quella della volpe che non riuscì mai a mangiare l’uva...
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:41 | commenti (16) martedì, maggio 03, 2005
Carissimo amico,
ti scrivo questa letterina che tu non leggerai mai, perché, stanotte, non prendo sonno e non ci provo nemmeno. Sento questo vento che mi gira nella testa e fa sollevare cartacce, pensieri delusi e foglie secche e penso a quello che è accaduto oggi. Ti chiedo scusa se insisto, ma proprio non riesco a digerirlo.
Sarà anche colpa mia, visto che, alla fine, riesco sempre a perdere per strada tutte le persone alle quali voglio bene. Ma non eri tu che cercavi di insegnarmi che uno dei valori più importanti nell’amicizia è la fiducia? Non eri tu che dicevi che l’unica cosa di cui aver paura è quella di fare del male? A volte, il nostro bene può diventare un male per gli altri. Quanto è difficile capire se stessi, figuriamoci gli altri. Bene e male: gli opposti, i contrari. Divisi da quella linea sottile che certe volte non riusciamo nemmeno e vedere. Questo spiegherebbe perché è così facile sbagliare.
Tutti gli uomini sbagliano, è umano. Io sbaglio spesso. Ma so ammetterlo quando mi capita. Sapessi quante persone mi hanno fatto del male. E io non ne ho sofferto. Perché era gente di cui non me ne fregava un cazzo. Quelli che riescono davvero a ferirmi sono quelli come te. E pure lì, tra odio e amore, pensi che sia facile porre un confine, creare un solco e dire: “Di qua c’è l’amore e di là c’è l’odio”?
Odio l’ipocrisia, l’ingiustizia, le finte pacche sulle spalle, la cattiveria gratuita, le menzogne, gli sguardi ipocritici quando sei a terra, le promesse vane, l’invidia. Detesto le persone insensibili. Quelle che goliardicamente, per ridere in allegra compagnia, pisciano sui sentimenti altrui. Come se tutto il mondo e la gente che lo abita fosse solo merda secca al sole. Come se non ci fosse proprio nulla da salvare. Nemmeno noi stessi.
Sta’ tranquillo, non ti prenderò in giro per questo. Non ti serberò rancore. Non ti farò la predichetta. Non sono un tipo che fa cose del genere. Non faccio né chiasso e né chiassate, non ti preoccupare. Certe cose preferisco chiuderle dentro e sotto al silenzio. Ma odio sempre le cose che odio. Così come amo le persone che mi amano e me lo dimostrano ogni giorno, quelle che non tradiscono la mia fiducia, le abbandono quando mi deludono, lasciandomi solo. Con gli amici, sono un vero esperto del “voltare pagina”. Chi può sapere meglio di noi cosa è meglio per noi?
Quando sono sceso dalla tua auto, oggi, dicendoti che preferivo andare a piedi, mi sono sentito triste, non solo per me, ma anche per te, perché lì ho capito, dal tono della tua voce, che avevi capito. Quando sono rientrato in ufficio, salendo le scale, gli occhi mi si sono riempiti di furia. E non è bastata la tua telefonata, a metà tra il ravvedimento operoso e il tentativo di riappacificazione, a calmarmi. Non è bastato sentirti dire che eri il mio “ex” amico. Che cosa volevi dire? Che eri pentito? Che prima stavi scherzando? Sì, viene da sorridere anche a me a pensare che tu non badi a queste cose. Tu che dici sempre di soffrire perché sei un animo nobile e gentile.
Tu sei per indole un bastian contrario, spari siluri contro tutti, offendi mezzo mondo. Sei convinto di essere bello, bravo, un genio, e non ti accorgi nemmeno di quando pesti gli altri sotto i piedi. Attacchi e offendi tutte le persone che ti capitano a tiro, se ti stanno antipatiche o sono di aspetto sgradevole, spesso per meri affari pornosentimentali. Ma è troppo facile defecare sempre su tutto. Non salvare mai niente. Buttare sempre l’acqua sporca con il bambino dentro. Ma come puoi accusare sempre tutti e sputarci sempre sopra e starci bene in mezzo con tutta la tua intelligenza? Con tutto il male che vuoi agli altri, perché non riservi un po’ di bene almeno per te?
Io non sono una persona incontaminata. Non sono stato unto da nessun Signore. Sono sporco più di te, se vuoi. Non avrò certo la purezza nel mio cuore, ma non invidio il tuo modo di essere nel mondo. Non voglio somigliarti per niente quando dici una stronzata come se te l’avesse suggerita il messia in persona e poi ti dai una sgrullatina come i cani quando escono dall’acqua.
Ti lascio alle tue chiacchiere da sala d’aspetto ferroviaria. Ma questo è un altro discorso.
Ciao, stammi bene, “ex” amico.
Trimonato da BaroneAgamennone | 02:16 | commenti (10) domenica, maggio 01, 2005
MI DA’ FASTIDIO TUTTO!
Dice una vecchia battuta: "i buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più".
Oggi ho telefonato alla Tavor in Germania. E’ la ditta che fa la famosa pastiglia tranquillante. Volevo vedere se i tedeschi lavorano anche di domenica, il primo maggio.
Io: “Pronto, Tavor?”
Centralino: “Sì?” (era “Ja?”, ma se scrivo tutto in tedesco, poi vi tocca tradurre, l’ho fatto io per voi. Non siete contenti? ndr).
Io: “Senta sono un cliente del Tavor, volevo sapere se avete intenzione di non produrre più questo farmaco”.
Centralino: “Perché?”.
Io:”Siccome mi trovo molto bene a prendere fisso il Tavor, non vorrei un domani trovarmi senza, perché voi non lo fate più”.
Centralino: “Stia tranquillo. Il Tavor è nel programma di produzione”.
Io: “Ho sentito dire che aumenterete i prezzi. E’ vero?”.
Centralino: “Non sono autorizzato. Io sono solo un centralinista, i miei dirigenti non mi vengono mica a dire se aumenteranno i prezzi”.
Io: “A questo punto, non mi sento più tranquillo. Le dispiace se vengo lì nello stabilimento per controllare che le linee di produzione del Tavor lavorano a pieno ritmo?”.
Centralino: “Mi sta prendendo in giro?”.
Io: “No, parto ora. Tra quindici ore sono a Monaco di Baviera”.
Centralino: “Senta, io ho da lavorare. Forse è meglio se ci diamo un taglio a questa conversazione. Altrimenti il Tavor dovrò prenderlo io!”.
Io intanto vado da mia moglie (stava dormendo - ndr): “Io parto”.
Lei (mezza addormentata - ndr): “Dove vai?”.
Io: “Vado allo stabilimento della Tavor in Germania”.
Lei telefona a sua madre: “Mamma, questo matto sta per partire! Ha detto che va in Germania a controllare davvero se fanno ancora il Tavor!”.
Mia suocera: “Non preoccuparti, poi torna. Anche tuo padre, quando andavamo a teatro, tra il primo e il secondo atto, tornava a casa per vedere se aveva chiuso la porta”.
Io: “Ha ragione tua madre. Non parto più. Li richiamo e chiedo se hanno registrato la mia telefonata. Così, se smettono di produrlo, posso sempre fargli causa. Gli chiedo un risarcimento danni in Tavor scaduti”.
La mai dolce metà salta su e fa: “Ma smettila di telefonare alla Tavor! Cercati un’amante piuttosto. Tieni impegnata la mente e così certe fissazioni ti passano!”.
Mi sono informato. Oltre la pasticca, esiste anche un mitra che si chiama tavor…è questo...
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:35 | commenti (14) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).