Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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domenica, agosto 28, 2005

Tizzoni e caravoni, ognuno ognuno ai casi loro!

 

 

 

  

 

 

 

E così, ieri sera, abbiamo fatto anche la cenetta d’addio, con gli amici della spiaggia. Persone che vedi solo un paio di settimane all’anno e poi, per fortuna, si ripropongono soltanto a pasquetta e a Natale. La maggior parte di loro non fuma, non beve, non fa nemmeno sesso (secondo me) e rientra nella categoria “da evitare” o “da analizzare meglio l’anno prossimo”. Ci sono due che sembrano Mimì e Cocò, che parlano a mitraglia in spiccato accento romanesco, e stanno sempre a dire fregnacce e pretendono pure che tutti ridano. Ma il tavolo era talmente lungo (con ventisei persone) che nessuno li stava a sentire. “Malimortè, ce state a sentì?!”. Sono quei tipi che sanno come farti sentire una di quelle foche ammaestrate che sbatacchiano le pinne. Ed io che – mentalmente – mi ripetevo –: “Zitto, zitto, devi stare zitto, tanto è l’ultima sera…domani riparti ed è finita, ci metti una pietra sopra a questa seratina di merda e non li vedi più!”. Intanto, smessaggiavo al cell., per distrarmi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Minuti di conversazione a tavola? Pochi, una decina circa. L’argomento più interessante della serata è scattato quando ad uno di loro (detto Pelofuoridalnaso) è suonato il cellulare con la suoneria di Profondo Rosso. Lì, tutti ad ammazzarsi dalla risate! Tic nervoso del mio vicino di posto: prendere il coltello e infilzare tutte le fette di pane che erano sulla tavola, compresa la mia mano che secondo lui “era sulla traiettoria”. I loro passati sentimentali? Ignoti. La chicca della serata: uno che comincia una gara di rutti con un altro vicino di tavolo. Nel momento più alto di intimità, da uno di loro ho saputo che le ostriche lo fanno andare in bagno per due ore di fila. Lo diceva mentre gli offrivo un’ostrica…Non so come non mi sia arrivata una palata di cacca di cavallo in faccia mentre gliela porgevo. Ma perché non mi sono dato malato, perché? Non potevo credere di aver accettato di uscire con tipi del genere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando hanno proposto di andare tutti da “Ciccillo” per il limoncello della staffa, io, gentilmente, ho cercato di defilarmi: “E’ tardi”. L’ammazzacaffè? Ho chiuso secco: “NON E-SI-STE, sono astemio.” Piuttosto un digestivo Antonetto con mia suocera (ho pensato)…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il problema so’ sti ragazzini (i nostri beneamati figli) che si divertono un mondo tra di loro e quindi, di conseguenza, noi genitori dobbiamo seguirli in tutti i posti dove si vende la coppa Malù.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per fortuna, che ieri ci siamo salutati e arrivederci e grazie. Ci si vede l’anno prossimo. Per fortuna, che l’estate è finita. Per fortuna, che anche questa minivacanzina è finita. Per fortuna, che sono di nuovo a casa. Alessio è rimasto al mare con la nonna, peccato, poteva lasciare lì la nonna e tornare a casa riprendere un po’ i libri di scuola in mano… Vabbè…Peccato che anche mia moglie sia voluta tornare a casa, però…poteva restare e portare i suoi amici da Piero Angela a Quark, così facevano tutti assieme un bel servizio sui mammiferi da spiaggia..

 

 

 

 

 

 

 

 

PS: grande ritorno dei Simple Minds: bello anche il video!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://www.simpleminds.com/feature/?SessionToken=99658b8121ebaf63923832b32abfb43a

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:40 | commenti (43)

mercoledì, agosto 24, 2005

 

Ciao, Ambrogio… e addio anche ai Ferrero Rocher…

 

 

 

In questo momento, mi sento molto stanco…dopo una lunga, pesante e faticosa giornata di lavoro come questa di oggi e lunghe notti in giro nei giorni precedenti…dormo poco in questi ultimi giorni di “ferie”…non ho molta voglia di parlare…né di ascoltare…pensieri che evaporano nel momento stesso in cui escono a galla…

 

 

 

Stamane, in auto, alla radio, ho sentito per la prima volta questa canzone di un (lorenzo) cherubino…e mi ha fatto sbandare con lo sterzo in un sorpasso in curva... mi ha fatto innamorare nuovamente dell'amore e della vita, ma non della voglia di vivere e di amare.....questa musica di Jovanotti ha dentro di sè molte parole che non ho la forza di sforzarmi a tirare fuori ora…

 

 

 

E’ andato via anche Ambrogio Fogar, l’uomo delle mille avventure impossibili e delle grandi imprese... l’uomo che non si è arreso neppure di fronte a quella più difficile e tremenda della sua vita…la sua malattia…l’immobilità fisica totale su una sedia a rotelle basculante…una volta ha scritto in uno dei suoi libri: «Resisto perchè spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo»…che razza di uomo è mai questo? che razza di vigliacco e merdaccia mi sento io di fronte a questo?

 

 

 

Mi arriva un sms di Angelo che mi dice che si sente giù (l’ultima volta gli avevo detto di mettersi un condom in testa perché è una testa di cazzo), gli chiedo perché…mi risponde che un suo collega si è suicidato e non si sa perché… è in assoluto il momento più imbarazzante di tutta la mia vita…gli dico che può levarsi il condom dalla testa e che lo passo a prendere più tardi così ci facciamo compagnia e scacciamo questa troia vestita di nero con la falce in mano…

 

 

 

Tenterò di sfuggire, con lui, all’abbraccio caldo della dark lady che ci vuole circondare e stringerci in un angolo…

 

 

 

Col cuore libero da gonfi amori, la mia vita vuole tornare a scorrere come un placido torrente di campagna…dalla parte del petto dove sta il cuore, ora, si è scatenato un rave party dai bassi violenti…mi sento morto e risorto un milione di volte…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:26 | commenti (27)

 

Che strana cosa il cellulare…che strano rapporto sono capace di instaurare con questo oggetto micidiale…specie quando controlli per la trentasettesima volta se la suoneria è abbastanza potente anche in caso di attacco aereo…verifichi l’esistenza del “campo”…non ha campo…cazzo…ma avete i ripetitori qui? Non prende…ho solo mezza tacca…

 

 

 

Per sicurezza, imposto la vibrazione (meglio abbondare). Esamino lo stato della batteria, che non è al massimo e, per sicurezza, attacco l’aggeggio al trasformatore già inserito nella presa…non si sa mai che si spegne proprio mentre io sto parlando con lei mentre siamo felicemente insieme…

 

 

 

Il mio display continua imperterrito a mostrarmi l’immagine di Snoopy con la sciarpa mentre vola sul suo aereo rosso alla caccia del suo Barone altrettanto rosso…

 

 

 

Nessuna chiamata persa o ricevuta…una tortura infinita…e non so neppure se chiamerà oggi, tra una settimana oppure mai…

 

 

 

Qui, per resistere, ci vuole Eye of the Tiger…aggiungo ai miei difetti la legge del gambero…un passo avanti ed uno indietro..i ripensamenti…il rimuginare come un bue il bolo rimasto in bocca che non riesci a deglutire, buttare giù nello stomaco, nell'intestino (crasso e poi tenue) e a digerire, senza passare per le vie infinite del cervello, del cuore e dell'anima (se ce l'hai ancora)…

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 03:28 | commenti (17)

domenica, agosto 21, 2005

 

 

 

 

Dopo qualche ora di viaggio in auto, due sigarette, finalmente a casa.

 

Apro cassetta ricolma di posta, porta e finestre. Aria nuova che arriva dalla strada. Disfo le valige.

 

Metodo antidepressivo selezionato per riprendere ritmi e cognizione: sbrinamento freezer.

 

Colonna sonora (assolutamente necessaria nei momenti di ripresa della normalità): Heroes di David Bowie.

 

Durante queste settimane, tra l’altro, ho scritto anche la lista dei miei difetti:

 

·        Egocentrico perso;

 

·        troppo sensibile;

 

·        talvolta insensibile (lo so che è in netta contraddizione con il punto due, ma è così);

 

·        egoista;

 

·        puntiglioso;

 

·        permaloso;

 

·        vigliacco;

 

·        vendicativo;

 

·        frettoloso;

 

·        troppo emotivo (e quando qualcuno me lo fa notare, mi viene voglia di prendere una falce e fargli saltare la testa);

 

·        mi piace autocommiserarmi nella speranza che arrivi qualcuno a dirmi: “Ma va, tu non sei affatto così, sei una persona splendida”;

 

·        poco affidabile;

 

·        voglio tutto e subito (intanto rimando a domani quello che posso fare oggi).

 

 

 

Non è molto lunga, né approfondita, ma ci lavoro solo da due giorni, dopotutto.

 

 

 

La fine delle vacanze, il fatto che domani ritorni al lavoro, anziché sollevarmi l’umore, riesce a mandarmelo a livello pavimento (che è pure mezzo sporco).

 

Ci sono solo tre cose capaci di risollevarmi il morale in questi frangenti: uscire con Nicola e Piuzzo per raccontarci cosa è successo nel frattempo che non ci siamo visti nè sentiti (immagino che Piuzzo ci parlerà di lavoro, Nicola ci racconterà quanto costa poco la Tequila in Messico ed io elencherò i difetti di mia suocera), vedere il film I soliti Ignoti oppure sentire Eye of the Tiger, la colonna sonora del film Rocky IV, dove lui si allena nella neve. Mi fa venire in mente Silvester Stallone che saltella sul posto e ricorda il suo amico Apollo che sputazza sangue e schiatta sul tappeto. Rocky che tira la slitta come se fosse una renna di Babbo Natale ma senza corna. Rocky che aiuta due poveri pastori nella tundra a levarsi dagli impicci. Mi ribolle tutte il sangue, quando penso a quel film, mi sento invincibile, mi sembra che tutti i sogni possano avverarsi, la musica mi fa dilatare l’occhio come una tigre all’attacco, tutti i peli irti pronti al combattimento che mi aspetta domani in ufficio, con la ripresa della vita civile, moderata e piatta. Immagino la folla ululante. Io nello specchio che comincio a tirare prima un destro e poi un sinistro, immaginandomi sul ring in boxer e guantoni rosso fuoco alla luce di mille faretti ed una folla urlante (che ovviamente tiene solo per me) che mi incita a combattere contro Baffona che cade a terra con un bel gancio dopo averla piegata con un pugno nello stomaco..Sto combattendo contro il pessimismo, ma anche altro (credo)…Adrianaaaa!!!

 

 

 

Penso che opterò per la prima soluzione…esco con Nicola e Piuzzo, ma domani cerco la colonna sonora di Rocky IV.

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:26 | commenti (35)

giovedì, agosto 18, 2005





Mai come in quest'indolente estate ho oziato. Un po' è stata colpa del tempo. In alcune giornate di questo agosto a pieno regime, ci sono state temperature quasi invernali...e poi tanta pioggia...Tornerò in città più bianco cadaverico di quando sò partito...Però, in compenso, ho letto un sacco di rotocalchi. Quelli dove si parla solo dei vip, quelli che pare che, in Italia, a parte il matrimonio di Anna Falchi o la separazione di Simona Ventura con Bettarini e qualche calciatore in pensione su qualche barca, non ci sia più nessuno e non succeda niente altro..

Oggi è uno di quei pomeriggi assolati, indolenti ed oziosi...con aghi di pino che cadono giù come i pensieri... Così, mi sono ricordato di un post di agosto dell'anno scorso che scrissi sul blog di NonSoloCasalecchio.

Bloggers in vacanza (da un’idea di 319).

Una spiaggia qualsiasi, potrebbe essere Rimini o Riccione oppure Ostia Lido, Italia – agosto 2004.


La cabina sulla spiaggia era fetida e angusta e odorava di costumi umidi, sudatissimi, non lavati da giorni, fatti di tessuti sicuramente idrorepellenti, ma con evidenti e gravi problemi di traspirazione. Ad ognuno dei componenti di quello sparuto manipolo di “amici”, a turno, lo specchio di quella puzzolente cabina aveva rivelato svariati chili in più rispetto al peso ideale. Era la prima volta che si incontravano, tra timidezze sciolte male ed imbarazzi celati peggio. Credevano di essere bloggers-amici e di essere soprattutto delle persone normali. E così, quell’estate, decisero di passare qualche giorno assieme, in vacanza. Ma si erano pentiti quasi subito, già dopo aver fatto – sorridenti e tra svariate mani a forma di corna in testa - la prima foto di gruppo al casello dell’autostrada dove si erano dati appuntamento. Si erano sentiti – come dire? – inchiappettati?

Dopo la prova costume, si erano stravaccati, indolenti ed annoiati, sull’arena rovente di quella spiaggia sconosciuta e desolata. Capirono molto presto che non avevano molto da dirsi. Il tempo reale e la loro amicizia virtuale sembravano di colpo essersi fermati, come quando Splinder tenta di rifare la piattaforma. In ogni gruppo c’è una mela marcia, pensarono, ma questa era la prima volta che si imbattevano in un gruppo composto interamente di mele marce.

Quei pensieri sconsolati furono interrotti dalla voce di un magrebino che si era avvicinato a loro con l’intenzione poco convinta di vendere ciddì mal masterizzati. “Comprare, comprare, tu sentire, buono musica...”. “Ce l’hai l’ultimo di Bin Laden?” aveva chiesto con tono ironico Barone, pensando di fare il simpaticone. “Tu no spiritoso, no buono...” aveva risposto – allontanandosi - offesissimo il venditore di colore. “Questo è proprio uno stronzo...”, avevano pensato gli altri in un unico pensiero.

In effetti, il Barone era un’odiosa testa di cazzo, una carogna come non poche. Leggendo i suoi post su Splinder, tutti avevano immaginato una persona simpatica e di buon cuore. Il virtuale andava sempre liscio come l’olio, ma la realtà aveva subito creato distorsioni enooormi! Infatti, quando Barone vide Bad, anestesista meridionale trapiantato al nord, notò il suo pizzetto, quella testa rasata a zero che sembrava incarnare la tragedia senza fine del popolo ebraico, capì di aver fatto una cazzata ad accettare l’invito. Blanco, borgataro tifoso della Roma e di Totti (lo si capì immediatamente dalla canottiera da bagnino di colore giallorosso), sembrava il classico tipo pestifero che non fa mai i compiti a casa. Mentre Annina, giornalista free-lance meridionale trapiantata nell’Italia centrale, sembrava una che, invece, i compiti li fa sempre. Melusina, svizzera e già abbronzata come un pezzo di cioccolata fondente svizzero, invece, era una che faceva anche i compiti degli altri. Ed infatti Bhladik, detto “gola profonda”, cercava di farsi dare una mano per le parole crociate in russo. Mentre Faro scriveva poesie, 319 le traduceva in sette lingue diverse e, nel contempo, guardava l’orizzonte a caccia di delfini in vena di spiaggiarsi.

“Facciamo un bagnetto?”, improvvisò Barone, per rompere quel silenzio imbarazzante. “Non so nuotare”, “L’acqua è troppo fredda”, “No, ci sono troppe onde...”, gli fecero eco gli altri piuttosto seccati. Qualcuno, dopo ripetuti e fastidiosi schizzi del Barone, si rassegnò a tuffarsi in acqua a corpo morto. Ma nessuno aveva voglia di nuotare. Facevano il morto e sembravano veramente tutti morti e con una gran voglia di tornare alle rispettive bare..ops..case...

Quell’agosto faceva un caldo bestiale e bastava muovere un dito per sudare. Ma, incuranti dell’afa, lo sport preferito delle ragazze sembrava essere quello di continuare a liquefarsi sotto il sole sulla spiaggia. Mentre i ragazzi si innervosivano per via della sabbia nei costumi bagnati. Le ore ed i giorni passavano lenti e pigri tra l’ozio collettivo e lo scazzo generale che crescevano progressivamente, tra discussioni inutili su chi doveva andare prima in bagno, la mattina, o pagare di più o di meno quando si trattava di dividere il conto al ristorante o altre fesserie del genere. Ma il loro non era un semplice litigare. Era più che altro un punzecchiarsi vagamente ostile. Una ricerca continua dei difetti altrui. Uno spasso, insomma! Sembravano una muta di bastardini denutriti e messi male in arnese che passa buona parte del tempo ad annusarsi vicendevolmente il deretano. Insomma, si stavano rompendo tutti le palle. Fino ad allora, c’era stato un solo episodio divertente: quando, in albergo, una sera, Bad, Blanco e Barone (ubriachi persi) si erano messi a ballare nudi sui letti, scorrazzando i genitali che ballonzolavano furiosamente, mettendo in imbarazzo le ragazze e Bhladik che tentava, nella rubrica telefonica del suo cellulare, il telefono della buoncostume, pensando smarrito: “Ma chi cazzo me l’ha fatto fare?!”.

Le ragazze non erano affatto divertite nel vedere quello spettacolo osceno e si girarono sui tacchi stizzite dicendo: “Andiamo a scrivere un post a otto mani, così li sputtaniamo tutti su Splinder, questi bastardi!”. Bhladik, in quel momento, capì che la situazione poteva rendersi pericolosa per la propria reputazione e tentò di aggregarsi alle ragazze inviperite. Barone, come un pitbull, lo azzannò dritto alla giugulare. Mentre Blanco (che è più cattivo) gli sferrò un forte calcio nelle palle. Bad, in seguito, si rifiutò di praticargli l’anestesia (anche quella parziale).

Il post venne scritto ugualmente ed anche pubblicato. Le donne sanno essere più bastarde degli uomini, quando vogliono. Dopo averlo letto, Blanco, da vero stronzo, commentò: “Questo sì che è buono, per fasciare il pesce...”. Nessuno ebbe il coraggio di chiedergli a quale tipo di “pesce” si riferisse. Ma, nei mesi successivi, i risultati di quel post (totalmente distruttivo per la reputazione di una blog-star) furono evidenti a tutti. I blog di Barone, Bad e Blanco ebbero un calo pauroso di accessi e commenti, al punto di costringerli a scriversi e postare i commenti (anonimi) da soli ed a cliccare sul counter per far lievitare almeno un po’ il numero delle visite che oramai era divenuto stazionario, come il pezzo residuo di cervello che si ritrovavano.

Poichè erano dei gentiluomini, la sera successiva, i ragazzi, per farsi perdonare, offrirono la pizza alle ragazze (facendo pagare il conto, ovviamente, al tenero Bhladik sbronzo di vodka russa). Tentarono anche - chiaramente senza esito - di barattare quella cena con una doccia-tutti-nudi. Ma fu ugualmente una serata noiosa e disastrosa. Niente argomenti in comune. Nè di politica, nè di poesia o letteratura, nè di sport. Di sesso nemmeno a parlarne. Ma il peggio fu allorquando Bhladik, per risollevare le sorti della serata, tentò di citare (a memoria) un vecchio post di Galloni Paolo sui cavalieri templari. A quel punto, i testicoli dei maschietti, si contrassero istantaneamente, per rifugiarsi nelle rispettive cavità addominali, producendo un sonoro risucchio. Fu necessario l’aiuto, oltre che dei presenti al tavolo, anche di sei corpulenti camerieri per trattenere Blanco che gridava, nella sala, come un ossesso: “Voglio sodomizzarlo! Io glielo metto nel culo a quello stronzo se ci riprova! Lo prenderà come mai in vita sua!”. All’uscita dal locale, tra gli improperi del proprietario del ristorante che li invitava a non farsi vedere mai più, Bhladik si sentì mortificato e si scusò con tutti. Bad rideva in cerignolano stretto e si lisciava il pizzetto e il cuzzetto. Mentre, Barone, alla fine, confessò di aver avuto un’erezione e ricordò che l’ultima la ebbe nel lontano 1954.

Ma, come dice il noto proverbio, al peggio non c’è mai fine. La mozzarella della pizza di Blanco doveva essere avariata, al punto da costringerlo ad alzarsi dal letto ben ventisette volte, quella notte, perchè colto da virulenti attacchi esplosivi di diarrea. Barone si seccò molto per questo, anche perchè era continuamente costretto ad interrompere la lettura del suo Playboy preferito (quello con la Ferilli che fa l’infermiera con le calze a rete bianche). Quando Annina si rese conto delle pratiche onanistiche di Barone (ed anche di Bad che adora le infermiere, per via del suo lavoro in ospedale), gli urlò in faccia: “Sporcaccione!”. Melusina e Faro, in appoggio con la carica dei 319, presero quel giornalaccio e lo scagliarono fuori dalla finestra, nel vano tentativo di farlo finire nel turbinio delle acque sottostanti l’albergo. Ma lì, sotto la finestra, c’era il buon Bhladik a raccoglierlo, costretto a dormire in spiaggia per ragioni di sicurezza, visto che Blanco, quella notte, era nervosissimo per via del fatto che era diventato un cacasotto ed anche un piscialetto.

La mattina seguente, per fortuna, Blanco si sentì meglio. Così, a colazione, iniziò a mangiare latte con le cozze. Quando Bad se ne rese conto (mentre si stava facendo la barba ed aggiustando il pizzetto, rapandosi a zero, oltre la testa, anche i peli sotto le ascelle), Blanco era già giunto alla ottantatreesima cozza cruda della giornata. Da buon medico, Bad, gli gridò, innervosito, dal bagno: “Ma cazzo, almeno leva il guscio!”. “Le fibre mi servono per mantenere l’intestino regolare!”, ribattè Blanco, totalmente indifferente a quel bonario rimprovero. Faro si era alzata con un gran mal di testa, quella mattina, e vomitò quasi subito (su un prezioso libro di racconti per bambini di Melusina che - ignara - stava ancora dormendo). Quando sentì il puzzo di cozze provenire dalla cucina, 319, che, quel giorno, peraltro, aveva anche le sue cose, rintuzzò disgustata: “Se mangiassi topi morti almeno il cesso puzzerebbe di meno!”. “A me mi garbano solo le tope femmine vive, soprattutto se sono zoccole!” tagliò corto Blanco, allungando una mano per prendere un’altra cozza e lanciarla nell’aria, facendosela cadere in bocca come un pop corn. “Attento, così rischi di rimanere soffocato!”, urlò Annina allarmata. “Attento Blanco, così rischì di diventare un impianto di scacazzamento intensivo per terreni agricoli!”, lo schernì Barone. “Ah sì? Fertilizzami staminchia, Barone!” rispose Blanco, afferrandosi energicamente il pacco e dandosi una strizzatina alle palle. Bhladik invitò tutti ad abbassare il tono della voce, fingendo di fare una telefonata anonima a sua madre, nascondendo il suo numero e componendo l’altro facendolo precedere da alcuni asterischi e cancelletti.

Per fortuna, la vacanza era quasi finita. Tutti ormai contavano le ore che li separavano da quella che sembrava una liberazione. Melusiva piangeva disperata per via del suo libro ricoperto di vomito. Ma, non era ancora finita. A mezzogiorno, Blanco si sentì nuovamente male. Per punizione, Bad lo curò facendogli assumere massicce dosi di Vicks VapoRub e facendogli massaggiare violentemente ed alla maniera russa (cantando viva viva Pugaciof!), il petto da Bhladik. Barone, dopo aver visto quella scena, confessò di aver avuto, oltre una seconda erezione, anche una copiosa polluzione. Lo disse con un’aria mista tra vergogna ed eccitazione, mentre cercava disperatamente dei cleenex per ripulirsi il pistolotto. E si incazzò con Melusina che li aveva finiti tutti per asciugarsi le lacrime.

Blanco aveva la febbre altissima e tremava come una foglia. Sembrava avesse il morbo di Parkinson. Fu a quel punto che – sottovoce – disse: “Quando sto così, solo la pornografia riesce a calmarmi”. “Va bene una storiella sporca?”, gli chiese il tenero Bhladik. “Sì, ma li mortacci tua, purchè non sia tu a raccontarmela!”, si infuriò Blanco, sul cui viso pallido erano ora comparse anche delle chiazze di colore bluastro (da lì, il suo nick Blanco & Bleu). Quello strano accento trentino, misto al russo, gli fece arrivare a 42 la febbre. Annina, lavorando nella televisione ed anche tramite le avventure raccontatele dalla sua amica J., di storielle sporche (a quanto pare) ne conosceva parecchie, così si offrì gentilmente come volontaria e gli chiese: “Preferisci uomo-donna, donna-donna, uomo-uomo, uomo-donna-uomo o donna-uomo-donna?”. “La febbre sta scendendo. Il solo fatto di poter considerare le possibili scelte, gli sta già risollevando lo spirito...”, commentò – con fare da specialista - il buon Bad, sfilandogli il termometro dal culo. “Uhm...diciamo uomo-donna-cozza?”, rispose Blanco ridendo ed aggiungendo: “Massaggino sulla schiena no, eh?”. Melusina, incazzatissima per il libro vomitato e ritenendo Blanco colpevole di tutto quel casino, bloccò la mano compassionevole di Annina che si stava già allungando sulla schiena di Blanco, ormai completamente ricoperta di punti blu come su un’autostrada. “No! Annie, non farlo, lo sai, si comincia così, ma poi non si sa dove si finisce!”.

Bhladik si mise a piangere come una fontana e urlò: “Vi ammiro molto! Vi amo tutti!”. Non era vero, ma in quel frangente, quel commento ci stava bene. Blanco, a quel punto, voleva trascinarlo e affogarlo nella vasca da bagno nel suo vomito. Lo trattenemmo, Bad ed io, cercando di convincerlo che l’astinenza se non era buona per fargli passare la febbre, lo era certamente per salvare un’amicizia. Questo pensava quello sparuto manipolo di “bloggers-amici”, mentre si salutavano con le manine fuori dai finestrini delle loro auto che rombavano per riprendere veloci ciascuno la propria strada, pensando: “A mai più...”. )

Trimonato da BaroneAgamennone | 17:28 | commenti (20)

venerdì, agosto 05, 2005

 

E così è arrivato, anche per me, il tempo di partire. Fin quando lavori, dell’estate (a parte il caldo) ti accorgi poco e niente. Ma quando finisci sdraiato su una spiaggia a romperti i coglioni, allora sì che ti rendi conto che un altro anno è passato e che la vita ti sta sfuggendo sotto la sabbia. Inutilmente? Non direi. Ma non senti il bisogno di fare nessun bilancio. In fondo, come dice la canzone, alla fine, il bisogno di andare via lo senti. Lo senti, come senti quella spinta alla tua mano che ti fa prendere la spina e staccarla dalla presa.

 

 

 

 

 

Tutto passa. Anche l’estate. Come Pasqua. Come Natale. Come tutte le feste comandate.

 

 

 

 

 

Vabbù, per chi, come me, parte per le vacanze, qualche consiglio. Non dimenticate che le ferie sono fatte per riposarsi, non per sfinirsi nelle stazioni o negli aeroporti. E poi dicono che, viaggiando troppo, si rischia di perdere l’angelo custode. In queste ferie dovremmo cercare di esercitare una sola disciplina umana: la sublime arte dell’evitare. Evitate, gente, evitate.

 

 

 

 

 

Evitiamo di portarci dietro una borsa con tutta l’attrezzatura per fare le foto (compreso il cavalletto che pesa cinque chili da solo) e poi ne scattiamo tre che avremmo potuto benissimo fare con un telefonino. Evitiamo di buttare cani e gatti dalle scarpate. Evitate di abbandonare le mogli sulle autostrade (semmai lasciatele a casa ed andate in vacanza con un’amica).

 

 

 

 

 

Alle donne, solo un suggerimento: evitate i bikini sgambati se avete la pelle come la mia trapunta. Evitate di depilarvi l’inguine con il rasoio se avete una forte ricrescita. Fate a meno dei costumi fatti all’uncinetto che, bagnati, pesano una tonnellata.

 

 

 

 

 

Ai maschietti: evitiamo di fare la pipì nel mare. Schiviamo i test estivi dei settimanali (tanto lo sapete già, se siete in spiaggia, che siete dei guardoni). Non prendiamo il gelato nella coppetta per poi fare quell’acquetta sciolta che mette tristezza. Meglio il cono che cola lungo il braccio e ci fa tornare bambini. Evitiamo di stare troppo tempo al sole. Eviterei anche gli occhiali da sole con le lenti rosa confetto o verde saclà. Con quelli, i raggi del sole ti perforano la retina ed escono dalla nuca. Non fate il bagno dopo aver mangiato un cinghiale intero. Due sole cose non possiamo evitare di fare. Leggere. Leggere tanto. E poi stare attenti. A quello che ci capita e che ci è successo. In modo da tornare a casa, disfare la valigia e scrivere un bel post post-vacanze.

 

 

 

 

 

Fate i bravi…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:10 | commenti (59)

mercoledì, agosto 03, 2005

Ieri notte, siamo partiti verso le undici. Angelo ed io. Con lo sguardo stranito. Arrivati a Bari, usciti dal casello dell'autostrada di Bari Sud, costeggiando l'enorme e faraonico stadio di San Nicola, presi dalle chiacchiere, ci siamo persi lo svincolo della tangenziale per Brindisi ed abbiamo girato un po’ in tondo a vuoto sulle complanari. Erano le sette e mezza quando siamo rientrati, stamane. Alle otto e mezza, sono andato a dormire in ufficio. Prima sono passato da casa a farmi una doccia. Ero uno straccio imbevuto di alcool e di fumo.

 

 

 

Verso mezzanotte e mezza, ieri notte, eravamo finiti nel parcheggio di una discoteca sulla spiaggia vicino Monopoli. “Barcollando” era il nostro status motorio, quando siamo usciti, ma anche il nome della discoteca. Non riesco a sentirmi a mio agio in un carnaio di gente come quello, con in vescica troppa birra e troppo alcol. Spesso fermi, in silenzio, ad aspettare il nostro turno davanti ai cessi.

 

 

 

A metà serata, ci raggiungono altri due amici da un paese lì vicino. Alla fine della prima ora di giri in tondo, ho già i nervi a pezzi e le palpitazioni da impazienza. Le donne erano troppe… tutte vestite e truccate da madri in libera uscita, accessoriate, scosciate, con i pantaloncini corti colorati da mare. La musica così forte da agitare alcuni sismografi della zona.  Tutti impegnati a saltare, a urlare, a celebrare la morte di una nuova notte. Ma, secondo me, dietro quella falsa allegria, dietro tutta quella frenesia, c’è anche un po’ di sofferenza, molta solitudine, dietro quell’accendersi una sigaretta dopo l’altra, nel cercare sempre di farsi riempire il bicchiere.

 

 

 

Poi, ad un tratto, c’è stato un incrocio di sguardi. Non so se ci guardavamo fisso. Ma mi sono sentito gli occhi di una tipa addosso. A quel punto, dico ad Angelo: “Oh, questa mi guarda…Che faccio? Che dico?”.  Angelo, non mi sente, lui ci stava già provando con l’amica della guardona che peraltro lo stava pure snobbando.

 

 

 

Voglio dire, ho conosciuto un discreto numero di ragazze in vita mia, ho appreso alcuni elementari codici di comportamento variabili da persona a persona. So che se dico ad una ragazza appena conosciuta qualcosa tipo: “Oh, troia, voltati che voglio ficcartelo dritto su per quell’enorme culone”, ti becchi una sberla in faccia o una raffica d’insulti.

 

 

 

Mi era venuto da dire: “Sei bellissima, voglio fare l’amore con te, qui, adesso”, ma magari quella mi avrebbe guardato totalmente assente e mi avrebbe mandato a cagare. Ma, alla fine, senza pensarci molto, ho detto solo: “Ciao, io sono (ho detto il mio nome, qui non lo scrivo ma solo perché è brutto)”. E quella si è messa a sorridere, mi ha guardato e poi ha aggiunto: “Embè?”. Io, a quel punto, volevo sprofondare nella sabbia. Angelo ovviamente si è guardato bene dal darmi una mano. Il bastardo funziona benissimo quando c’è da fare rappresentanza. Sciopera solo quando c’è da scendere in campo ed essere concreti, il maledetto. Per fortuna, la tipa si è accorta che forse mi aveva smontato un po’ troppo e così, prima che battessi di corsa la ritirata, mi ha dato un “aiutino”, dicendo che, come approcci, aveva sentito di peggio: tipo che ora è? hai da accendere? Ti posso offrire da bere? ecc. Abbiamo riso. Stavo guadagnando qualche punto? Ero a metà classifica nella top ten?

 

 

 

Insomma, l’ho fatto. Ci sono finalmente riuscito. Credo che la prova – per me – consistesse soprattutto in questo. Volevo superare, almeno per una volta nella mia vita, questo frammento di iniziale diffidenza femminile, colpa della mia insicurezza e malcelata timidezza. Io non sono mai riuscito a fermare (da noi, si dice “stoppare”) nessuno prima di ieri notte. Ero fiero di me. Ora potevo dire a mio figlio che l’avevo fatto. Era più importante questo che il risultato concreto finale. Non mi importava come sarebbe finita la serata. Per me, quello era inizio, durata e trionfo!

 

 

 

La tipa-guardona parlava, ma io pensavo che ero finalmente riuscito ad attaccare bottone con una sconosciuta, mentre eravamo al bar ad aspettare il nostro turno. Cazzo! Non ero proprio lucido. Da sobrio, probabilmente, non avrei detto nulla. Ma ero partito. Andato. Del tutto. La tipa era anche carina, eppoi, rideva, mentre le dicevo quattro scemenze per finire di rompere il ghiaccio, urlandole nelle orecchie e sentendo nelle mie narici l’odore intenso dello shampoo dei suoi capelli. Ho pensato: “Ma questa che fa? Che vuole? Ci sta?”. Per fortuna, l’amica che era con lei, e che ormai aveva scaricato Angelo, non contenta, stava cercando di scaricare anche me. Non approvava il comportamento della sua compaesana e la guardava incazzata come un crotalo. Come a dire: “Ma che fai? Dai confidenza ad uno sconosciuto?”. Ad un tratto, la prende per un braccio e se la porta via. Lei mi stringe la mano, allontanandosi quasi dispiaciuta, e, inghiottita dalla pazza folla, mi dice il suo nome. Che non ricordo o non ho sentito (ma iniziava con la “esse”: Serena? Simona? Ma che importanza ha?). Ciao, ciao, ci vediamo in giro, sì sì, buona serata. Non la rivedrò mai più, immagino. Ma io potrò dire di aver conosciuto una sconosciuta. Applausi e titoli di coda.

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:05 | commenti (18)

lunedì, agosto 01, 2005

 

 

L'amica Chubbyhuggs del blog http://ioparlodasola.blogspot.com/ mi ha chiesto la cortesia di cancellare il suo blog dai miei link e chiede di fare altrettanto anche dagli altri blog  che l'hanno inserita tra i propri link.

Non chiedetemi perche ha cancellato il suo blog, perchè non lo so. Nè ha voluto spiegarmelo.

Grazie.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:32 | commenti (12)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).