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domenica, agosto 28, 2005
Tizzoni e caravoni, ognuno ognuno ai casi loro!
E così, ieri sera, abbiamo fatto anche la cenetta d’addio, con gli amici della spiaggia. Persone che vedi solo un paio di settimane all’anno e poi, per fortuna, si ripropongono soltanto a pasquetta e a Natale. La maggior parte di loro non fuma, non beve, non fa nemmeno sesso (secondo me) e rientra nella categoria “da evitare” o “da analizzare meglio l’anno prossimo”. Ci sono due che sembrano Mimì e Cocò, che parlano a mitraglia in spiccato accento romanesco, e stanno sempre a dire fregnacce e pretendono pure che tutti ridano. Ma il tavolo era talmente lungo (con ventisei persone) che nessuno li stava a sentire. “Malimortè, ce state a sentì?!”. Sono quei tipi che sanno come farti sentire una di quelle foche ammaestrate che sbatacchiano le pinne. Ed io che – mentalmente – mi ripetevo –: “Zitto, zitto, devi stare zitto, tanto è l’ultima sera…domani riparti ed è finita, ci metti una pietra sopra a questa seratina di merda e non li vedi più!”. Intanto, smessaggiavo al cell., per distrarmi.
Minuti di conversazione a tavola? Pochi, una decina circa. L’argomento più interessante della serata è scattato quando ad uno di loro (detto Pelofuoridalnaso) è suonato il cellulare con la suoneria di Profondo Rosso. Lì, tutti ad ammazzarsi dalla risate! Tic nervoso del mio vicino di posto: prendere il coltello e infilzare tutte le fette di pane che erano sulla tavola, compresa la mia mano che secondo lui “era sulla traiettoria”. I loro passati sentimentali? Ignoti. La chicca della serata: uno che comincia una gara di rutti con un altro vicino di tavolo. Nel momento più alto di intimità, da uno di loro ho saputo che le ostriche lo fanno andare in bagno per due ore di fila. Lo diceva mentre gli offrivo un’ostrica…Non so come non mi sia arrivata una palata di cacca di cavallo in faccia mentre gliela porgevo. Ma perché non mi sono dato malato, perché? Non potevo credere di aver accettato di uscire con tipi del genere.
Quando hanno proposto di andare tutti da “Ciccillo” per il limoncello della staffa, io, gentilmente, ho cercato di defilarmi: “E’ tardi”. L’ammazzacaffè? Ho chiuso secco: “NON E-SI-STE, sono astemio.” Piuttosto un digestivo Antonetto con mia suocera (ho pensato)…
Il problema so’ sti ragazzini (i nostri beneamati figli) che si divertono un mondo tra di loro e quindi, di conseguenza, noi genitori dobbiamo seguirli in tutti i posti dove si vende la coppa Malù.
Per fortuna, che ieri ci siamo salutati e arrivederci e grazie. Ci si vede l’anno prossimo. Per fortuna, che l’estate è finita. Per fortuna, che anche questa minivacanzina è finita. Per fortuna, che sono di nuovo a casa. Alessio è rimasto al mare con la nonna, peccato, poteva lasciare lì la nonna e tornare a casa riprendere un po’ i libri di scuola in mano… Vabbè…Peccato che anche mia moglie sia voluta tornare a casa, però…poteva restare e portare i suoi amici da Piero Angela a Quark, così facevano tutti assieme un bel servizio sui mammiferi da spiaggia..
PS: grande ritorno dei Simple Minds: bello anche il video!
http://www.simpleminds.com/feature/?SessionToken=99658b8121ebaf63923832b32abfb43a
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:40 | commenti (43) mercoledì, agosto 24, 2005
Ciao, Ambrogio… e addio anche ai Ferrero Rocher…
In questo momento, mi sento molto stanco…dopo una lunga, pesante e faticosa giornata di lavoro come questa di oggi e lunghe notti in giro nei giorni precedenti…dormo poco in questi ultimi giorni di “ferie”…non ho molta voglia di parlare…né di ascoltare…pensieri che evaporano nel momento stesso in cui escono a galla…
Stamane, in auto, alla radio, ho sentito per la prima volta questa canzone di un (lorenzo) cherubino…e mi ha fatto sbandare con lo sterzo in un sorpasso in curva... mi ha fatto innamorare nuovamente dell'amore e della vita, ma non della voglia di vivere e di amare.....questa musica di Jovanotti ha dentro di sè molte parole che non ho la forza di sforzarmi a tirare fuori ora…
E’ andato via anche Ambrogio Fogar, l’uomo delle mille avventure impossibili e delle grandi imprese... l’uomo che non si è arreso neppure di fronte a quella più difficile e tremenda della sua vita…la sua malattia…l’immobilità fisica totale su una sedia a rotelle basculante…una volta ha scritto in uno dei suoi libri: «Resisto perchè spero un giorno di riprendere a camminare, di alzarmi da questo letto con le mie gambe e di guardare il cielo»…che razza di uomo è mai questo? che razza di vigliacco e merdaccia mi sento io di fronte a questo?
Mi arriva un sms di Angelo che mi dice che si sente giù (l’ultima volta gli avevo detto di mettersi un condom in testa perché è una testa di cazzo), gli chiedo perché…mi risponde che un suo collega si è suicidato e non si sa perché… è in assoluto il momento più imbarazzante di tutta la mia vita…gli dico che può levarsi il condom dalla testa e che lo passo a prendere più tardi così ci facciamo compagnia e scacciamo questa troia vestita di nero con la falce in mano…
Tenterò di sfuggire, con lui, all’abbraccio caldo della dark lady che ci vuole circondare e stringerci in un angolo…
Col cuore libero da gonfi amori, la mia vita vuole tornare a scorrere come un placido torrente di campagna…dalla parte del petto dove sta il cuore, ora, si è scatenato un rave party dai bassi violenti…mi sento morto e risorto un milione di volte…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:26 | commenti (27)
Che strana cosa il cellulare…che strano rapporto sono capace di instaurare con questo oggetto micidiale…specie quando controlli per la trentasettesima volta se la suoneria è abbastanza potente anche in caso di attacco aereo…verifichi l’esistenza del “campo”…non ha campo…cazzo…ma avete i ripetitori qui? Non prende…ho solo mezza tacca…
Per sicurezza, imposto la vibrazione (meglio abbondare). Esamino lo stato della batteria, che non è al massimo e, per sicurezza, attacco l’aggeggio al trasformatore già inserito nella presa…non si sa mai che si spegne proprio mentre io sto parlando con lei mentre siamo felicemente insieme…
Il mio display continua imperterrito a mostrarmi l’immagine di Snoopy con la sciarpa mentre vola sul suo aereo rosso alla caccia del suo Barone altrettanto rosso…
Nessuna chiamata persa o ricevuta…una tortura infinita…e non so neppure se chiamerà oggi, tra una settimana oppure mai…
Qui, per resistere, ci vuole Eye of the Tiger…aggiungo ai miei difetti la legge del gambero…un passo avanti ed uno indietro..i ripensamenti…il rimuginare come un bue il bolo rimasto in bocca che non riesci a deglutire, buttare giù nello stomaco, nell'intestino (crasso e poi tenue) e a digerire, senza passare per le vie infinite del cervello, del cuore e dell'anima (se ce l'hai ancora)…
Trimonato da BaroneAgamennone | 03:28 | commenti (17) domenica, agosto 21, 2005
Dopo qualche ora di viaggio in auto, due sigarette, finalmente a casa.
Apro cassetta ricolma di posta, porta e finestre. Aria nuova che arriva dalla strada. Disfo le valige.
Metodo antidepressivo selezionato per riprendere ritmi e cognizione: sbrinamento freezer.
Colonna sonora (assolutamente necessaria nei momenti di ripresa della normalità): Heroes di David Bowie.
Durante queste settimane, tra l’altro, ho scritto anche la lista dei miei difetti:
· Egocentrico perso;
· troppo sensibile;
· talvolta insensibile (lo so che è in netta contraddizione con il punto due, ma è così);
· egoista;
· puntiglioso;
· permaloso;
· vigliacco;
· vendicativo;
· frettoloso;
· troppo emotivo (e quando qualcuno me lo fa notare, mi viene voglia di prendere una falce e fargli saltare la testa);
· mi piace autocommiserarmi nella speranza che arrivi qualcuno a dirmi: “Ma va, tu non sei affatto così, sei una persona splendida”;
· poco affidabile;
· voglio tutto e subito (intanto rimando a domani quello che posso fare oggi).
Non è molto lunga, né approfondita, ma ci lavoro solo da due giorni, dopotutto.
La fine delle vacanze, il fatto che domani ritorni al lavoro, anziché sollevarmi l’umore, riesce a mandarmelo a livello pavimento (che è pure mezzo sporco).
Ci sono solo tre cose capaci di risollevarmi il morale in questi frangenti: uscire con Nicola e Piuzzo per raccontarci cosa è successo nel frattempo che non ci siamo visti nè sentiti (immagino che Piuzzo ci parlerà di lavoro, Nicola ci racconterà quanto costa poco la Tequila in Messico ed io elencherò i difetti di mia suocera), vedere il film I soliti Ignoti oppure sentire Eye of the Tiger, la colonna sonora del film Rocky IV, dove lui si allena nella neve. Mi fa venire in mente Silvester Stallone che saltella sul posto e ricorda il suo amico Apollo che sputazza sangue e schiatta sul tappeto. Rocky che tira la slitta come se fosse una renna di Babbo Natale ma senza corna. Rocky che aiuta due poveri pastori nella tundra a levarsi dagli impicci. Mi ribolle tutte il sangue, quando penso a quel film, mi sento invincibile, mi sembra che tutti i sogni possano avverarsi, la musica mi fa dilatare l’occhio come una tigre all’attacco, tutti i peli irti pronti al combattimento che mi aspetta domani in ufficio, con la ripresa della vita civile, moderata e piatta. Immagino la folla ululante. Io nello specchio che comincio a tirare prima un destro e poi un sinistro, immaginandomi sul ring in boxer e guantoni rosso fuoco alla luce di mille faretti ed una folla urlante (che ovviamente tiene solo per me) che mi incita a combattere contro Baffona che cade a terra con un bel gancio dopo averla piegata con un pugno nello stomaco..Sto combattendo contro il pessimismo, ma anche altro (credo)…Adrianaaaa!!!
Penso che opterò per la prima soluzione…esco con Nicola e Piuzzo, ma domani cerco la colonna sonora di Rocky IV. Trimonato da BaroneAgamennone | 21:26 | commenti (35) giovedì, agosto 18, 2005
Trimonato da BaroneAgamennone | 17:28 | commenti (20) venerdì, agosto 05, 2005
E così è arrivato, anche per me, il tempo di partire. Fin quando lavori, dell’estate (a parte il caldo) ti accorgi poco e niente. Ma quando finisci sdraiato su una spiaggia a romperti i coglioni, allora sì che ti rendi conto che un altro anno è passato e che la vita ti sta sfuggendo sotto la sabbia. Inutilmente? Non direi. Ma non senti il bisogno di fare nessun bilancio. In fondo, come dice la canzone, alla fine, il bisogno di andare via lo senti. Lo senti, come senti quella spinta alla tua mano che ti fa prendere la spina e staccarla dalla presa.
Tutto passa. Anche l’estate. Come Pasqua. Come Natale. Come tutte le feste comandate.
Vabbù, per chi, come me, parte per le vacanze, qualche consiglio. Non dimenticate che le ferie sono fatte per riposarsi, non per sfinirsi nelle stazioni o negli aeroporti. E poi dicono che, viaggiando troppo, si rischia di perdere l’angelo custode. In queste ferie dovremmo cercare di esercitare una sola disciplina umana: la sublime arte dell’evitare. Evitate, gente, evitate.
Evitiamo di portarci dietro una borsa con tutta l’attrezzatura per fare le foto (compreso il cavalletto che pesa cinque chili da solo) e poi ne scattiamo tre che avremmo potuto benissimo fare con un telefonino. Evitiamo di buttare cani e gatti dalle scarpate. Evitate di abbandonare le mogli sulle autostrade (semmai lasciatele a casa ed andate in vacanza con un’amica).
Alle donne, solo un suggerimento: evitate i bikini sgambati se avete la pelle come la mia trapunta. Evitate di depilarvi l’inguine con il rasoio se avete una forte ricrescita. Fate a meno dei costumi fatti all’uncinetto che, bagnati, pesano una tonnellata.
Ai maschietti: evitiamo di fare la pipì nel mare. Schiviamo i test estivi dei settimanali (tanto lo sapete già, se siete in spiaggia, che siete dei guardoni). Non prendiamo il gelato nella coppetta per poi fare quell’acquetta sciolta che mette tristezza. Meglio il cono che cola lungo il braccio e ci fa tornare bambini. Evitiamo di stare troppo tempo al sole. Eviterei anche gli occhiali da sole con le lenti rosa confetto o verde saclà. Con quelli, i raggi del sole ti perforano la retina ed escono dalla nuca. Non fate il bagno dopo aver mangiato un cinghiale intero. Due sole cose non possiamo evitare di fare. Leggere. Leggere tanto. E poi stare attenti. A quello che ci capita e che ci è successo. In modo da tornare a casa, disfare la valigia e scrivere un bel post post-vacanze.
Fate i bravi…
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:10 | commenti (59) mercoledì, agosto 03, 2005
Ieri notte, siamo partiti verso le undici. Angelo ed io. Con lo sguardo stranito. Arrivati a Bari, usciti dal casello dell'autostrada di Bari Sud, costeggiando l'enorme e faraonico stadio di San Nicola, presi dalle chiacchiere, ci siamo persi lo svincolo della tangenziale per Brindisi ed abbiamo girato un po’ in tondo a vuoto sulle complanari. Erano le sette e mezza quando siamo rientrati, stamane. Alle otto e mezza, sono andato a dormire in ufficio. Prima sono passato da casa a farmi una doccia. Ero uno straccio imbevuto di alcool e di fumo.
Verso mezzanotte e mezza, ieri notte, eravamo finiti nel parcheggio di una discoteca sulla spiaggia vicino Monopoli. “Barcollando” era il nostro status motorio, quando siamo usciti, ma anche il nome della discoteca. Non riesco a sentirmi a mio agio in un carnaio di gente come quello, con in vescica troppa birra e troppo alcol. Spesso fermi, in silenzio, ad aspettare il nostro turno davanti ai cessi.
A metà serata, ci raggiungono altri due amici da un paese lì vicino. Alla fine della prima ora di giri in tondo, ho già i nervi a pezzi e le palpitazioni da impazienza. Le donne erano troppe… tutte vestite e truccate da madri in libera uscita, accessoriate, scosciate, con i pantaloncini corti colorati da mare. La musica così forte da agitare alcuni sismografi della zona. Tutti impegnati a saltare, a urlare, a celebrare la morte di una nuova notte. Ma, secondo me, dietro quella falsa allegria, dietro tutta quella frenesia, c’è anche un po’ di sofferenza, molta solitudine, dietro quell’accendersi una sigaretta dopo l’altra, nel cercare sempre di farsi riempire il bicchiere.
Poi, ad un tratto, c’è stato un incrocio di sguardi. Non so se ci guardavamo fisso. Ma mi sono sentito gli occhi di una tipa addosso. A quel punto, dico ad Angelo: “Oh, questa mi guarda…Che faccio? Che dico?”. Angelo, non mi sente, lui ci stava già provando con l’amica della guardona che peraltro lo stava pure snobbando.
Voglio dire, ho conosciuto un discreto numero di ragazze in vita mia, ho appreso alcuni elementari codici di comportamento variabili da persona a persona. So che se dico ad una ragazza appena conosciuta qualcosa tipo: “Oh, troia, voltati che voglio ficcartelo dritto su per quell’enorme culone”, ti becchi una sberla in faccia o una raffica d’insulti.
Mi era venuto da dire: “Sei bellissima, voglio fare l’amore con te, qui, adesso”, ma magari quella mi avrebbe guardato totalmente assente e mi avrebbe mandato a cagare. Ma, alla fine, senza pensarci molto, ho detto solo: “Ciao, io sono (ho detto il mio nome, qui non lo scrivo ma solo perché è brutto)”. E quella si è messa a sorridere, mi ha guardato e poi ha aggiunto: “Embè?”. Io, a quel punto, volevo sprofondare nella sabbia. Angelo ovviamente si è guardato bene dal darmi una mano. Il bastardo funziona benissimo quando c’è da fare rappresentanza. Sciopera solo quando c’è da scendere in campo ed essere concreti, il maledetto. Per fortuna, la tipa si è accorta che forse mi aveva smontato un po’ troppo e così, prima che battessi di corsa la ritirata, mi ha dato un “aiutino”, dicendo che, come approcci, aveva sentito di peggio: tipo che ora è? hai da accendere? Ti posso offrire da bere? ecc. Abbiamo riso. Stavo guadagnando qualche punto? Ero a metà classifica nella top ten?
Insomma, l’ho fatto. Ci sono finalmente riuscito. Credo che la prova – per me – consistesse soprattutto in questo. Volevo superare, almeno per una volta nella mia vita, questo frammento di iniziale diffidenza femminile, colpa della mia insicurezza e malcelata timidezza. Io non sono mai riuscito a fermare (da noi, si dice “stoppare”) nessuno prima di ieri notte. Ero fiero di me. Ora potevo dire a mio figlio che l’avevo fatto. Era più importante questo che il risultato concreto finale. Non mi importava come sarebbe finita la serata. Per me, quello era inizio, durata e trionfo!
La tipa-guardona parlava, ma io pensavo che ero finalmente riuscito ad attaccare bottone con una sconosciuta, mentre eravamo al bar ad aspettare il nostro turno. Cazzo! Non ero proprio lucido. Da sobrio, probabilmente, non avrei detto nulla. Ma ero partito. Andato. Del tutto. La tipa era anche carina, eppoi, rideva, mentre le dicevo quattro scemenze per finire di rompere il ghiaccio, urlandole nelle orecchie e sentendo nelle mie narici l’odore intenso dello shampoo dei suoi capelli. Ho pensato: “Ma questa che fa? Che vuole? Ci sta?”. Per fortuna, l’amica che era con lei, e che ormai aveva scaricato Angelo, non contenta, stava cercando di scaricare anche me. Non approvava il comportamento della sua compaesana e la guardava incazzata come un crotalo. Come a dire: “Ma che fai? Dai confidenza ad uno sconosciuto?”. Ad un tratto, la prende per un braccio e se la porta via. Lei mi stringe la mano, allontanandosi quasi dispiaciuta, e, inghiottita dalla pazza folla, mi dice il suo nome. Che non ricordo o non ho sentito (ma iniziava con la “esse”: Serena? Simona? Ma che importanza ha?). Ciao, ciao, ci vediamo in giro, sì sì, buona serata. Non la rivedrò mai più, immagino. Ma io potrò dire di aver conosciuto una sconosciuta. Applausi e titoli di coda.
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:05 | commenti (18) lunedì, agosto 01, 2005
L'amica Chubbyhuggs del blog http://ioparlodasola.blogspot.com/ mi ha chiesto la cortesia di cancellare il suo blog dai miei link e chiede di fare altrettanto anche dagli altri blog che l'hanno inserita tra i propri link. Non chiedetemi perche ha cancellato il suo blog, perchè non lo so. Nè ha voluto spiegarmelo. Grazie.
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:32 | commenti (12) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).