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giovedì, settembre 29, 2005
A good man is hard to find
Quando ero piccolo e i miei mi chiedevano: che cosa vuoi fare da grande? Voglio essere bravo, rispondevo. Bravo. Diventare bravo era molto più difficile che diventare medico o astronauta o bagnino. Per diventare una di quelle cose bisogna superare degli esami, studiare anatomia o sconfiggere la gravità o saper stare a galla. Diventare bravo era diverso. Era (ed è) una cosa astratta. Completamente fuori dalla mia portata. Ma diventò l’unica cosa veramente importante per me. Se avessi potuto essere bravo, tutto sarebbe andato bene. Mi sarei sentito al posto giusto. Sarei riuscito a voler bene a mia madre. Sarei piaciuto agli altri. Sarei sfuggito alla morte e andato dritto dritto in paradiso. Se oggi qualcuno mi chiedesse che cosa significhi essere bravo, non saprei più rispondere con esattezza. Non lo so più che cosa vuol dire “essere bravi”…
Io non andrò mai bene (soprattutto per me). Questa certezza alberga, ora, in ogni parte del mio essere. Chiamatela ansia. Chiamatela colpa. Chiamatela come cappero vi pare. Più divento vecchio e apparentemente saggio e sicuro di me, più la sensazione di inadeguatezza diventa ambigua, totale e terroristica.
Sono ancora qui a tormentarmi e turbarmi con queste domande sceme. Il più delle volte, riesco a mettere a tacere questo senso strano che sento dentro di me. Non ci penso mentre lavoro o esco o sto con qualcuno. Ma, quando sono (o mi sento) solo, posso solo cercare di educarlo, coccolarlo e, soprattutto, cancellarlo.
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:12 | commenti (13) sabato, settembre 24, 2005
Yesterday is here…
Non so perché ma, oggi, mi è tornato in mente un vecchio professore che ho conosciuto all’uni. Era l’incubo degli studenti di giurisprudenza. In tutti questi anni, non avevo mai più pensato a lui. Lo avevo proprio rimosso dalla mia memoria. Ed ora, chissà per quale strana associazione di idee, mi è ritornato in mente come un incubo represso che riaffiora e ritorna a galla nella melma dei miei pensieri.. Forse perché non sentivo mia madre da un mese?
Lui era famoso per la ferocia con la quale liquidava gli studenti agli esami. Potevi anche imparare a memoria (se eri capace di farlo) i tre libri di diritto commerciale che si portavano, andare preparatissimo, seguire tutti i suoi corsi (notturni), leccargli il culo come una lucertola, ma lui ti bocciava lo stesso, solo per il gusto di farlo e se quel giorno gli saltava così. Non si lasciava blandire, nè impietosire... nemmeno per gli studenti in carrozzella aveva pietà. Credo che lui si divertisse a fare l’aguzzino, a torturare, a farti soffrire. Si raccontavano tante “leggende” sul suo conto. C’era chi diceva che avesse perso il suo unico figlio per overdose e, per questo motivo, odiava gli studenti. Non ho mai visto tanta gente piangere o svenire ad un esame. Era umiliante vedere le ragazze accompagnate dai genitori, pronti a consolarle quando si alzavano dalla sedia dopo l’ennesima bocciatura. C’era gente che ripeteva il suo esame anche sei volte. Distrutta. Ai suoi esami, c’erano solo facce sgarrupate. Alcuni si ritiravano, oppure cambiavano università. Ma non era tanto il fatto che lui ti bocciasse, era il suo modo di fare che era frustrante. Quando ti beccava impreparato lanciava i libretti fuori dall’aula. Una volta, in facoltà, vidi il papà di una studentessa sull'orlo di una crisi di nervi e probabilmente altrettanto distrutto quanto la figlia insonne e con le occhiaie, che cercò di pestarlo. Dovettero intervenire i carabinieri che, ovviamente, lo arrestarono per aggressione e tentativo di lesioni. Lui non si scompose per niente e continuò la lezione, con le sue battutine sagaci sulla sua invulnerabilità
A me, tutto sommato è andata bene. Mi bocciò solo una volta e mi diede un 19 strazzato, un voto insolito…che fece ridere tutti i professori che lo videro negli esami successivi…Lui, quando vide la mia faccia delusa per il voto, mi disse, guardando il libretto con i voti degli esami fatti, che il suo diciannove, valeva molto più degli altri miei trenta.
Probabilmente, durante la seconda grande guerra, era un nazista delle SS che attaccava l’elettricità alle palle dei partigiani. Oppure era uno della Ghestapo che lavorava ai forni crematori e gasava gli ebrei.
Era anziano già negli anni 90, pensavo fosse morto e pace all’anima sua…fatta ricerchina su Google e invece che ti scopro? CHE E’ ANCORA VIVO!
Venerdì 26 settembre 2003 ore 10.00
Emerito? E meritava una pistolettata, quell’emerito stronzo! Altro che emerito… Ma possibile che, in tutti questi anni, nessuno gli abbia mai sparato?
Mi calmo e proseguo nella ricerca… E trovo una pubblicazione…
Introduzione della moneta unica europea e dematerializzazione degli strumenti finanziari: prime considerazioni, in Studi in onore di Luca B., Giuffrè, Milano, 2003, vol. 4, pag. 1 ss.
“Studi in onore di Luca B.”? Ma allora vuol dire che è morto? In un primo momento, sono stato contento della notizia. Cioè, voglio dire che tanta gente, come me, che lo ha conosciuto, non si strapperà certo i capelli per la sua scomparsa. Poi, pensandoci, ho capito il suo grande insegnamento (a prescindere da quelle che potevano essere le sue vere intenzioni): la vita, certe volte, è davvero dura e lui cercava di farcelo capire già da allora, spaccandoci le ossa e costringendoci a farci una scorza sulla pelle. Quest’ultima considerazione la vorrei cancellare, ma la lascio per mero buonismo, perché non è detto che nella sofferenza si trovi sempre il lato buono delle cose…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:13 | commenti (33) venerdì, settembre 23, 2005
…non farmi domande e non ti dirò bugie.
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:49 | commenti (20) mercoledì, settembre 21, 2005
Quante volte ci siamo chiesti cos’è un blog? Forse molto spesso ci dimentichiamo che dietro questo schermo non c’è solo un blogger, ma ci sono occhi, mani, sangue, persone che vivono. Basta un computer collegato ad una linea telefonica e il nostro mondo entra non solo nelle stanze, ma anche nelle vite degli altri. E quelle vite si mischiano alla tua. E la tua vita si invischia in quella degli altri…I nostri sogni, le nostre delusioni, le nostre solitudini, i nostri sentimenti, le ferite delle nostre anime corrono veloci su quel filo, incontrando l’universo di altre persone. Internet ha rivoluzionato i rapporti spazio-temporali, annullato le distanze che ci separano, creato nuovi linguaggi e ci permette di entrare in contatto con altre vite che, altrimenti, non conosceremmo mai, e che, probabilmente, non incontreremo mai. E ci sono momenti in cui ti senti davvero così vicino a quello che leggi, a quei ritagli di vita, a quelle confidenze. I tuoi tasselli personali si incastrano con altri tasselli. Vomiti di vita e vaneggiamenti che, in quegli avvicinamenti, vengono offerti ad un universo conosciuto e sconosciuto e ti aiutano a farti sentire meno solo... Una riga di parole che si lega ad altre righe. Una barca alla deriva che approda su altre spiagge uniche e speciali…messaggi in bottiglia e palloncini aerostatici che finiscono per essere ripescati nella Rete delle relazioni “umane”…
Ti accorgi però del vuoto profondo e dell’abisso che ti divide dall’altro, quando vedi lo scarto fra virtuale e reale. E che tutto questo universo è legato ed appeso soltanto a quel sottile filo telefonico. Perché basta un “click” sul tasto del tuo mouse, un interruttore abbassato, un pulsante schiacciato e quel monitor si spegne…e in quel “black out” tu esci per sempre dalla vita e dal mondo degli altri…e quel saluto diventa una schiuma che ti risucchia nel fondale profondo di internet e ti fa scomparire… quell’abbandono non è qualcosa che muore, ma scivola soltanto altrove…Trimonato da BaroneAgamennone | 20:26 | commenti (19) domenica, settembre 18, 2005
A volte, ritornano…
Le radio danno solo musichette tristi e dall'aria consolatoria. Le televisioni, chiaramente, non ne parlano, per non allarmare la popolazione. Anche il Papa, nell’Angelus, ha fatto un breve accenno, a proposito delle guerre. Ma non tutti hanno capito. Anche lui ha paura di parlarne. Lo capisco. Non lo condivido quando tira in ballo Dio, il Giudizio universale, la nuova creazione del mondo, ma posso capirlo, perché vuole salvare le anime (almeno quelle).
Negli uffici non si parla d’altro. Qualche pianta nel cortile è già appassita. I cani, per strada, abbaiano impazziti. I pazzi gridano e bestemmiano a voce alta tutto il giorno. Sono quattro giorni che non sorge più il sole. Si dice che sia scoppiato, disintegrato oppure che si sia trasferito su un’altra galassia. Da quando la notizia si è diffusa ed ha iniziato a circolare nei corridoi dell’azienda in cui lavoro, i colleghi non sanno più che fare, che pensare, che dire... Ci si accalca vicino alla macchinetta del caffè o nei bagni e ci si scambia opinioni, pareri, previsioni e pettegolezzi. I colleghi innamorati si tengono stretti per mano, aspettandosi il peggio. Qualcuno ne approfitta e fa la mano morta sul culo della collega che sta alla cassa (quella è talmente depressa che nemmeno se ne accorge, pensando ad uno sgabello scomodo oppure ad una tessera bancomat dimenticata nella tasca posteriore). I bambini dei clienti piangono ed anche i clienti cercano di consolarli facendoli giocare con gli scontrini di prenotazione (ma inutilmente). Qualcuno dice che è meglio andare al supermercato e fare scorte di cibo. Il panico sta per prenderci. E’ tutto fermo. Computer spenti e neon accesi solo a metà. Bandiera tricolore sul balcone a mezz’asta, in segno di lutto. Non si dorme neanche più. Si trattiene il respiro in attesa di una smentita dai vertici aziendali. Qualcuno (io) prega. Qualcuno piange (sempre io). Si sentono sirene delle ambulanze in lontananza. Qualcuno, al secondo piano, si è sentito male. Io inizio ad avere paura. Mi controllo i battiti del polso. Nessuno pensa ai soldi in questo momento e lascia giacche, borse e borselli incustoditi. Si vedono già in giro gli sciacalli che ne approfittano.
Durante la pausa pranzo, arrivano anche quelli che hanno saputo (da fonti quasi ufficiali: fingendo di dover fare una fotocopia o un fax, hanno sbirciato la “terribile” mail nella posta elettronica delle segretarie di Direzione) e divulgato la notizia. Mi chiedono cento volte come sto. Non rispondo. Iniziamo a piangere, senza dirci niente, ci abbracciamo. Sembriamo usciti tutti dalla chiesa, dopo un funerale, mentre ci scambiamo le condoglianze. Tutti sono stranamente premurosi a tavola con me. Nessuno che mi frega il tovagliolo. Mi versano l’acqua, mi chiedono se ho bisogno di qualcos’altro. “Un caffè?”, "Una pasticca di cianuro?", “Posso offrire io?”. Dico: “No, grazie” ed inizia a farmi male la pancia. Sento i conàti di vomito che salgono e mi stringono le budella.
Arriva pure quello che non sa niente e chiede: “Che succede?”. Ci guarda in faccia e precisa: “Chi è morto?”. Seduti al tavolo, in attesa, nessuno parla. Uno strano silenzio. Rotto solo dai rutti di Angelo. I minuti scorrono lentissimi e il vento non riesce a portare via gli orribili pensieri che ci attraversano la mente. Quel vento porta ai nostri nasi solo la puzza delle pisciate dei cani randagi che stazionano indolenti nei paraggi. Sarà un segno premonitore del destino?
Ha ripreso anche a fare caldo e seduti senza muoverci, così, mi si sono appiccicate le due palle insieme. Sicuramente un segno anche quello...
Forse torna Baffona e l’urlo di voce scartavetrata, straziato e straziante di Tom Waits e delle sue chitarre e dei suoi fiati non bastano a spiegare il mio dramma…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:07 | commenti (26) sabato, settembre 17, 2005
Risposta per Melusina e per quei blog in cui la mia voce è stata imbavagliata.
C’è qualcosa, nel profondo degli uomini, che vuole distruggere quello che amano? E’ questa la causa delle guerre, di ogni malcontento? E’ qualcosa di primitivo? E’ l’odio per se stessi, il completamento della simbiosi per quelle donne che amano i bastardi? Non c’è difesa contro il bombarolo suicida. E in fondo, tutti lottiamo contro il nostro inferno, non siamo felici e ci facciamo spezzare il cuoricino.
Le donne manifestano un certo coraggio pubblico con coloro che per loro non hanno importanza. Ma in una relazione sentimentale, quel coraggio viene a mancare. Diventano timorose. Tentennano, sono titubanti. Hanno paura di essere ferite, di scoprire retroscena turpi ed oscuri. Hanno paura di essere lasciate, di non essere amate come vorrebbero.
L’uomo cerca la forza. L’uomo desidera sempre una dimostrazione di potere. Da una parte, gli uomini vorrebbero sottometterle, cercando di forzare i loro limiti, dall’altra, vorrebbero essere mandati a fare in culo.
Entrambi sono alla ricerca del proprio spirito. Quello spirito che spinge due anime sole l’una fra le braccia dell’altro. Ma, spesso, anche l’indifferenza attrae. L’indifferenza smuove le montagne. Anche se poi diventa un incubo. Un auto-inganno. Anche se cerchiamo di razionalizzare, restiamo inchiodati alla nostra croce. Diventiamo cannibali che mangiano il cervello della loro vittima (e quelle vittime siamo noi stessi). Perché innamorarsi è un precipitare fortuito e senza speranza.
E allora sfugge il principio primo della vita adulta: non c’è alcun Dio. Le persone (gli uomini e le donne) fanno ciò che sentono di fare per ottenere quello di cui hanno bisogno. Alla resa dei conti, quando è in ballo la loro stessa sopravvivenza in quanto individui, in quanto identità, farebbero qualsiasi cosa. Le donne mettono alla prova gli uomini perché così pensano di capire se loro le amano sul serio.
I deboli torturano i deboli. E’ un altro fatto della vita, così come il fatto che i forti torturano i deboli e i deboli torturano i forti. Solo la parità è uguale a stabilità. Ma chi ce l’ha? Dove si trova? Siamo tutti così diversi...soprattutto nelle reazioni…
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:48 | commenti (7)
Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l'altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri.
Non so bene per quale motivo, non capisco perché, lo dico quasi a bassa voce. Lo so che è un atteggiamento da trogloditi, ma quando qualcosa è mio sento di avere il diritto di cederlo oppure no, e per tutto il tempo che decido io. Non per niente è mio.
Ma quando possediamo qualcosa e ne diventiamo schiavi, chi possiede chi?
Chi possiede chi?
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:02 | commenti (9) domenica, settembre 11, 2005
E’ morto Sergio Endrigo. Parlandone con Marcello, un mio collega d’ufficio (anzianotto e sentimentalmente legato ad Almirante, Fini e ad AN, ma in versione Msi), mi ricordava che Sergio Endrigo venne fatto fuori dal circuito televisivo italiano dai comunisti perché (nonostante sposato), negli anni 60, ebbe una tresca con una giovane cantante sarda, Marisa Sannia. L’adulterio (oltre che un reato punibile penalmente), allora, era un vero scandalo per quei tempi di un’Italia bigotta (catto-comunista allora?). Fatta una rapida ricerchina, con Google, la Rete ha confermato, se non proprio il "fascio" (di ricordo-gossip) di Marcello, ma qualche collegamento tra i due cantanti sanremesi.
“Marisa Sannia, la maggiore affermazione la ottiene nel 1968 quando si classifica seconda a Sanremo, insieme a Ornella Vanoni, col brano Casa bianca, scritta da Don Backy. Tra le due versioni è proprio quella della Sannia ad avere maggiore successo. Assai apprezzata a suo tempo da Sergio Endrigo che le ha scritto diverse canzoni oltre a fornirle diversi brani del suo repertorio poi incisi nel long-play del 1970”.
Vengono in mente altri casi di vecchi cantanti di successo, prima spariti e poi risorti…Come Adriano Pappalardo (“ripescato” grazie al successo dell’Isola dei Famosi) o come Pupo (sdoganato, da un casinò, grazie alla generosa Rai) o di Don Backy, a suo dire (leggendo l’intervista rilasciata al Secolo XIX, ripresa dal “Corriere”), epurato dalla sinistra (assieme a Nada e Bobby Solo).
Cantanti troppo melodici e sentimental-borghesi ed, in fondo, inutili all’egemonia culturale comunista di quel tempo.
Ma sarà andata VERAMENTE così? Possibile che Amendola, Ingrao, Berlinguer ed Occhetto, dopo aver mangiato bambini, si riunissero, nottetempo, per decidere, assieme allo stato maggiore di Botteghe Oscure, ostracismi e persecuzioni televisive canore? La RAI – Radio Televisione Italiana, a quel tempo, non era forse in mano alla DC?
In proposito, vengono citati altri casi famosi del mondo dello spettacolo schiacciati dal "niet" della sinistra. Come quello di Lando Buzzanca. O della dama bianca di Fausto Coppi. Ma forse si dimentica che anche Lucio Battisti fosse abbastanza inviso ai militanti del Pci di quel tempo, eppure lui se ne fregava. Forse Frank Sinatra (detto “the voice”) legava il suo successo alla pizza-connection della mafia italo-americana?
Per venire ai giorni nostri, la prof di religione Caterina Bonci di Fano, licenziata dal Vescovo perché troppo avvenente o perché divorziata? Dimentichiamo forse gli epurati dalla destra berlusconiana come Beppe Grillo, Biagi, Santoro e Luttazzi. Prima dicevo di cantati scomparsi e poi risorti. Altri, come Sergio Bruni o Scialpi, solo spariti per sempre, perché troppo gay? E Moravia e Pasolini, allora, come hanno fatto a continuare? Luigi Tenco sarà diventato famoso perché si è sparato un colpo in bocca?
Insomma, in conclusione, la gente veniva (e viene) buttata giù dalla torre con un colpo di vento, io, però, ad Antonio Fazio (governatore “a vita” della Banca d’Italia), anche se ha il culetto infiammato, lo vedo ancora attaccato alla sedia con tanto di colla attack super forte!
Mi chiedo: ma, in tutto questo maccartismo, Cristina d’Avena che fine ha fatto?
Trimonato da BaroneAgamennone | 17:34 | commenti (44) sabato, settembre 10, 2005
Fa caldo. Sudo. Non sto male e non sto nemmeno bene, la cosa inquietante è che “non sto”. Sono morte tutte le mie amicizie, nate dal caso, cresciute nella mediocrità e finite nella finzione.
Con Angelo non mi trovo più, il nostro rapporto è diventato poco intenso… e poi non rispetta i segreti. Una volta, gli avevo raccontato una cosa, precisandogli mille volte che doveva restare tra noi. A pranzo, l’ha spifferata sprezzantemente a tutti gli altri colleghi presenti…tra grandi risate…Gli avrei dato un cric in testa. Ci cerchiamo, ogni tanto, e pensavo di averlo perdonato, ma è come se un piccolo corto circuito avesse bruciato i fili appesi che sembravamo aver trovato…
Con l’altro Angelo, ormai, mi trovo solo per il calcetto. E poi lui vuole uscire solo per andare a donne. Spera sempre di scoparsene una in una cabina telefonica (di vetro). Ma vagli a spiegare che, da quando una famiglia di tre persone ha quattro cellulari più uno fisso, le cabine telefoniche (di vetro) ormai sono diventate rarissime…
Con Nicola, ci vediamo una volta al mese. Un po’ poco. Ma, in fondo, questo incontro mensile è diventata una specie di festa. Un’occasione rarissima, da usare con i guanti e conservare come una reliquia in una teca.
Con Pio, invece, finiamo per parlare sempre di lavoro e mi annoio. Da quando non siamo più nello stesso ufficio, mi chiama tutte le sere, quando finisce di lavorare. Ora sta vivendo un inferno molto simile a quello che ho conosciuto io con Baffona e vuole dimettersi e non so se riuscirò a convincerlo che sbaglia a buttare la spugna. Il mondo non è proprio fatto per le persone troppo sensibili, ma solo per gli stronzi con il cuore di pietra.
Il mio stato d’animo, ora, è come questa casa ora. Vuota. Incompleta.
Non mi va nemmeno di uscire, incontrare sguardi conosciuti o, peggio, sconosciuti. Sentire sempre gli stessi discorsi. Parole di circostanza. Troppa mediocrità. Troppa finzione. Preferisco stare solo. Quando sono triste, preferisco stare in disparte. Anch’io eviterei una persona triste come se fosse un appestato.
Non so se mi faccia bene sfogarmi…ma perlomeno mi distraggo…
Avrei voglia di fare l’amore…senza amore un uomo non è niente, caro blog, lo dico a te perché lo sappia pure tu…senza amore e senza più amici un uomo non è proprio niente…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:35 | commenti (23) mercoledì, settembre 07, 2005
E non c’è niente da capire…
Francesco De Gregori, secondo me, è l’altra faccia colta ed ermetica di Roma, di cui Venditti rappresenta la dimensione popolaresca e strapaesana. Un percorso musicale molto simile, all’inizio, singolarmente coincidente (quando incisero un disco assieme) e poi diventato incredibilmente parallelo. Ma gli stili, le atmosfere e i testi, con il tempo, sono diventati molto diversi. O, almeno, così mi è sembrato questo ultra-cinquantenne fortemente stempiato, in camicia da marines, barba grigia e cappello …questo ho pensato scomodamente seduto, mentre lo ascoltavo nel concerto di stasera.
De Gregori è quello dei nonsense, dei mezzi toni e dei mezzi colori, delle debolezze e delle cadute arrendevoli, di un abbandono ironico ed auto-ironico, che non conosce l’ira né l’invettiva e che, a differenza di Venditti, non esplode nell’urlo né nella cantata a squarciagola. Sul palco sembra un signore di mezza età dall’aria giovanile con movenze dinoccolate, dimesse e timide, fine nei gesti, lento nei movimenti, con quella sua dolcezza poetica che allude, rimanda il tuo pensiero ad allegorie fantasiose ed intelligenti.
De Gregori gioca con le parole come nessun autore sa fare. Le stravolge, ne dilata le possibilità espressive con le sue metafore, le sue analogie e la sua musica ti avvolge lentamente come un lenzuolo lindo e fresco di bucato, ma si brucia in pochi minuti con arrangiamenti semplici ed identici a quelli di sempre. Ancora fortemente personale e poco politico, insomma, nei suoi contenuti il caro Francesco. Io, però, a dire il vero, l’ho trovato – a tratti - un po’ noioso e ripetitivo, quest’ultimo album, al limite dello sbadiglio, anche se molto più roccheggiante (ben tre chitarre elettriche sul palco, questa sera, senza contare la sua!), ma con sonorità molto (troppo) simili a quelle di sempre.
Ad ogni modo, De Gregori, ora, è un “giovane” socialmente riuscito, probabilmente ricchissimo, che può permettersi il lusso delle più complesse pene d’amore e delle più tristi lacerazioni esistenziali. Con una concezione tragica e scettica del mondo, con una disperazione interamente individualistica che mi pare molto lontana dalla storia quotidiana e dagli avvenimenti politici del momento. Un artista-autore-poeta, insomma…di quelli che possono fregarsene se aumentano il tiket dei medicinali o le tariffe ferroviarie…
Duramente contestato dalla sinistra dei concerti, negli anni 70, per le sue note sentimentali da “buonanotte, fiorellino” (ancor pezzo di chiusura del suo concerto), in un periodo di politicizzazione estremistica, che gli diede del “cialtrone” e lo prese letteralmente a sberle su un palco, a sentire l’attuale De Gregori Francesco, viene però ancora voglia di cantare, ululando: “Hanno invecchiato Pablo, ma Pablo è vivo!”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 01:18 | commenti (20) domenica, settembre 04, 2005
Raccolti gli ultimi pezzi della famiglia in vacanza, sono di nuovo a casa. Ero proprio stanco di mare, umidità, zanzare, allegre ed inutili compagnie raccolte sotto gli ombrelloni, vento e sabbia. Non ci sono stato molto, per la verità, ma, quest’anno, non avevo proprio voglia di stare in ferie. Il lavoro, dopo l’affondamento di Baffona, va alla grande. Mi piace andare in ufficio oppure stare qui, leggere o scrivere, ascoltare musica, non parlare, se non ne ho voglia, non vedere nessuno, se non sento la necessità di parleccittudine. Restare silenzioso come un mucchio di cemento che dorme…
Mi piacciono le piccole preoccupazioni quotidiane. Pensare che il giorno dopo devi ricordarti di andare a pagare la bolletta prima delle nove, altrimenti sarai costretto a fare la fila con un signore che si lamenta della schiena e un’anziana che è contenta che il marito sia schiattato, così può finalmente sperperare la di lui pensione e dormire su tutta la superficie del letto. Quelle situazioni paradossali che non capisci se sono reali e aspetti che qualcuno entri dalla porta con uno striscione e ti dica “Sei su Scherzi a parteee!”.
Ma questo non accade quasi mai, così, mi piglia la paura che, un giorno, diventerò anch’io come loro, lamentoso, inutile e vecchio. Mi vedo già mentre cerco di far stare zitta la vita che mormora dentro. Mi vedo già mentre avrò imprigionato il mio mondo e l’avrò lasciato lì, a ringhiare dietro le sbarre. Come quegli animali che vengono lasciati liberi dopo anni di zoo e, rimessi in libertà, faticano a muoversi.
Certe volte, sento che sto seguendo il mio destino e che non posso far niente per oppormi, posso solo camminare su un percorso già tracciato. Mi accorgo che ci sto bene in questo mondo e che è della taglia giusta per me. Altre volte, mi va stretto. Altre, largo. Magari aspetto, fermo, qualcosa o qualcuna che non arriverà mai. Magari mi innamorerò ancora della donna sbagliata, soffrirò per questo, poi, un giorno, capirò che alla vita si possono chiedere le magie, non i miracoli.
Ad esempio, io se voglio dimenticare il viso o il corpo di una donna che mi è piaciuta molto ho un metodo infallibile. La immagino seduta sul water, con le gambe non perfettamente depilate belle in mostra, magari che sfoglia una rivista di arredamento o di moda, mentre gira le pagine nello sforzo di sublimare la sua azione.
Io penso che nella vita sia meglio avere brutti ricordi che rimpianti, perché su quelli ci puoi lavorare, perché puoi immaginarti il finale che più ti fa comodo, mentre i brutti ricordi il loro finale ce l’hanno già. Meglio una storia irrisolta, che puoi stringerla tra le mani e cambiarle forma, come al pongo.
Io lo so di essere strano, di girare spesso su me stesso. Non riesco a spiccare il volo, né a volare, perché sono peggio di Erica Jong. Non ho solo paura di volare, ho il terrore di precipitare. Non me la sento di volare, sono nato senza paracadute. Certo, se non ci fosse la forza di gravità, potrei farmi una bella passeggiata nello spazio…
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:33 | commenti (37) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).