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domenica, luglio 30, 2006
Chissà perché quest’estate non ho voglia di mare né di bagni... Non ho voglia di dare fondo all’intera gamma del più greve turpiloquio, mentre cerco di stipare i bagagli nell’auto. Non ho voglia di fare file ai caselli dell’autostrada negli ultimi sussulti di fine luglio, mentre l’abitacolo si trasforma in un forno rovente, nè mentre torniamo felici, abbronzati, spossati e con i portafogli prosciugati alla rassicurante routine di fine agosto… Mia madre, quando eravamo piccoli, diceva che lo iodio fa bene…ma io li vedo questi bagnanti e non mi pare che lo iodio gli faccia un gran bene..stanno tutti spalmati d’olio e creme solari, sbracati in questi lidi affollati, così indaffarati a fare un benemerito niente…mi fa ridere il popolo della spiaggia: lucertole al sole che si perdono in discussioni insulse sotto l’ombrellone, mentre si lamentano del numero delle tacche per reclinare la sedia a sdraio o della scarsa profondità del fondale marino nei primi duecento metri della battigia, mentre fanno conversazione con frasi del tipo: “Oggi il colore del cielo non lo vedo sincero”, “Che caldo…”, “Oggi è proprio afoso…”, “Che ne dici? Facciamo due tuffi?”…Ma dove cazzo sta il trampolino? Ma le più interessanti sono le signore, un po’ sovrappeso, ma fiere del loro ridottissimo tanga che si incamminano in punta di piedi verso la battigia, dopo aver dismesso il tacco da diciotto centimetri con zeppa anteriore, posteriore e laterale che non favorisce certo la deambulazione sulla sabbia… il loro sguardo (se hanno dimesso anche l’occhialone da sole a forma di occhio da mosca) è talmente languido e voluttuoso da lasciare dietro di sè una scia di bavetta come quella delle lumache…subito seguite da panzerotti umani che schizzano acqua con la palla colorata (gialla o arancione) che fingono di giocare a pallanuoto come orsi ubriachi… Anche io faccio parte di questo caravanserraglio e gironzolo tra brandine e sedie a sdraio, fino a trovare il posto giusto per la panoramica, stendere il telo, inforcare le cuffiette e fingere di leggere un libro e godermi lo spettacolo…
Trovo che il più interessante di tutto il popolo da spiaggia sia il manzo da spiaggia. Il Manzo da Spiaggia appartiene ad una razza che muta con la stessa rapidità della tecnologia elettronica. Il Manzo non solo risente delle mode, ma le interpreta: i suoi capelli si allungano, si accorciano e cambiano di colore a seconda se il divo del momento sia Brad Pitt, Johnny Depp o Costantino. In genere, il Manzo fa palestra ed ha una muscolatura da body-guard, ma può diventare anche magro come un chiodo come Zechila, a pochi giorni dalla proclamazione dell’Isola dei Famosi.
Il Manzo da Spiaggia fa sempre un buon uso del “tu” e del “lei”. Al vecchio “Mi fa (fai) accendere?” ha ormai sostituito un “Posso mandarle (mandarti) un sms?” e al classico “Mi lascia (lasci) il suo (tuo) indirizzo?”, preferisce ormai un moderno “Mi dà (dai) la sua (tua) e-mail?”. In genere, i “preziosi” dati personali vengono trascritti su bigliettini di fortuna, ricavati alla meglio da scontrini e pagine strappate di giornale che finiscono, immancabilmente, dimenticati nelle tasche di costumi da bagno o jeans, poi triturati e scoloriti alle prime centrifughe di lavatrice cittadina. Nei casi peggiori, dopo il successivo tuffo nelle onde settembrine.
Il vero Manzo cucca sempre. Per questo motivo, buona parte degli uomini-spettatori del lido è invidiosa e gode quando, col passare degli anni, anche egli sbanda verso il pingue viale del declino e comincia a combattere con le inesorabile maniglie dell’amore.
Sarà così che, appesantito dai chili e dalle calvizie, il Manzo continuerà ad aggirarsi per la spiaggia, gonfiando il muscolo giusto al momento giusto come un gallo cedrone buono per il brodo. Ma, nonostante tutto, cuccherà ancora, in maniera meno frequente, ma comunque sempre efficace. Protetto dal rassicurante e più progressivo cedimento della concorrenza. Alla fine, incomincerà a frequentare i mariti al bar della spiaggia, e questi non lo vedranno più come un temuto rivale, ma come un innocuo e simpatico compagno di serate goliardiche…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:15 | commenti (22) domenica, luglio 23, 2006
L’amore ha sempre le braccia aperte. Con le braccia aperte, io lascio che il mio amore venga e vada come vuole, liberamente, tanto lo farà comunque. Se chiudo le braccia intorno al mio amore, abbraccerò soltanto ed unicamente me stesso…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:16 | giovedì, luglio 20, 2006
Il suo nome viene ormai accostato a quello di star come Elvis, Rolling Stones e Beatles. Una carriera unica, quella di Bob Dylan, giustamente assurta a rango di mito. Dopo ieri sera, posso dire anche io di aver visto (e vissuto) il concerto di una rockstar. Non so se la serata assurgerà al rango dell’epicità, ma l’ho visto dal uiuo (come direbbe bibbì). Da anni alla ribalta, Bob Dylan, in una strana tourneè italiana di provincia è passato di qui. Splendida serata quella del 19 luglio al Teatro M. Non so se erano tutti dylaniani o dylaniati quelli presenti. C’erano un sacco di ragazzini. Che poi io ero appena nato quando lui, nel 1962, già cantava Blowing in the wind…
Bob Dylan è una delle figure più importanti e controverse della musica americana. Nella sua vita è stato tante cose: protestatario, ebreo, cristiano, folk-singer, cantante rock, country, blues, gitano e predicatore, innovatore e reazionario, tossicodipendente e vegetariano, padre e marito, acustico ed elettrico, commerciale ed elitario. Ma in oltre quaranta anni di attività artistica, ha saputo conquistare i livelli più elevati del tempio della musica. Come e' stato detto: "Se fra cento anni qualcuno canterà una canzone di questo secolo, sarà una canzone di Bob Dylan".
Ed io potrò dire, in punto di morte, a chi mi sopravviverà: quella notte c'ero anch'io, ho ascoltato la sua voce scartavetrata e nasale e l'ho visto muoversi sul palco, vestito di nero, con il suo cappello da cow-boy e le sue gambe magre e corte...
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:21 | commenti (15) venerdì, luglio 14, 2006 lì, 13/7/2006
Carissima,
leggendo le tue mail e quelle che io scrivo a te, in questi giorni caldi, stanchi ed afosi, mi viene da fare un'unica grande domanda: chi sono gli altri per noi? Quanto contano veramente per il nostro umore? Abbiamo vicino le persone davvero adatte a noi, alla nostra vita, alla nostra vera natura? Oppure siamo circondati da rapporti difficili, combattuti, e viviamo relazioni che non ci fanno sentire a nostro agio?
Anche se non ce ne accorgiamo, noi cambiamo continuamente. Ci trasformiamo con il passare degli anni. Non parlo solo delle rughe o dei capelli bianchi che spuntano dispettosi per ricordarci i nostri anni, ogni mattina, davanti allo specchio. Ad ogni nuovo incontro, il nostro mondo accoglie mondi di altri, percepisce nuove emozioni e sentimenti, nuove idee, nuove parole. Quella che eri tu quando lui era diverso da adesso, non esiste più. Tu la cerchi ancora quella donna che non sei più, ma non la trovi e questo ti rattrista. Vorresti essere, ancora, quella che eri allora, e vorresti ri-vivere quello che facevi allora per lui. O vorresti essere semplicemente come è lui adesso? Purtroppo, gli anni corrono velocemente e il tempo fugge via da noi e con gli altri. I vostri ruoli, ora, si sono stranamente ribaltati. Ora è lui che cerca di darti coraggio. Un tempo, lo facevi tu con lui. Col passare degli anni, la nostra vita si mischia con quella degli altri, come un mazzo di carte. Ogni persona che incontriamo, ogni relazione che abbiamo ci cambia. Tu oggi non hai più un uomo da crescere ed accudire come una piantina inaridita dal sole e dal vento. Non trovi più un baco da seta da stimolare, da incoraggiare, da spingere a diventare farfalla e spiccare il volo. Provi un senso di vuoto e di inutilità anche per questo. Tu ora provi con me a fare quello che facevi un tempo con lui, ma io non potrò mai essere lui e tu non sei più quella che eri allora, quando stavi con lui. Lui non è più quello che conoscevi. Le persone cambiano. E noi pure, ora, siamo molto diversi rispetto a quello che eravamo ieri. Hai mai notato che, quando sfogli un vecchio album di fotografie ingiallite dal tempo e dalla polvere degli anni, ti viene da ridere? Con quei capelli, con quei vestiti, nemmeno ci riconosciamo più…
Ma la domanda che mi facevo, all'inizio, resta ancora sospesa. Chi sono i nostri veri amici? Come li riconosciamo? E quali sono le persone che, invece, ci "succhiano" energia, che ci rendono fragili, insicuri, indifesi, incerti?
Ma è davvero tutta lì la nostra vita? Negli altri? Nell'altro? E' davvero utile ed importante - per noi stessi dico - avere sempre al fianco qualcuno che ci dica che bisogna cambiare, migliorare, che bisogna mettersi in discussione. Per me, l'amicizia è come l'amore: non è il luogo della critica o dell'autocritica. Io voglio essere diverso? Non sono soddisfatto della mia vita e delle mie relazioni, è vero, ma voglio davvero al fianco una persona che giudica continuamente i miei comportamenti? Che mi corregga, che mi dia consigli, che mi faccia vedere i pericoli dell'inerzia o l'entusiasmo di una nuova iniziativa che sto intraprendendo? Io penso di no. Questo mi renderebbe insicuro, finirebbe con l'indebolirmi, per togliermi entusiasmo, genererebbe conflitti al mio interno. Sarebbe solo un vampiro che mi succhia vitalità e che mi trasferisce le sue paure e la sua insicurezza. I veri amici e i veri amori sono quelli che sono al nostro fianco quando è veramente utile, quando ne abbiamo bisogno, senza che dobbiamo dire nulla. Ci sono e basta. In loro presenza ci sentiamo tranquilli, sicuri, perchè vogliamo più bene all'altro, ma anche a noi stessi.
Ci sono persone nella vita alle quali non importa proprio un bel nulla della nostra vita, nè di quello che stiamo facendo, nè di quello che faremo o non faremo. Così come ci sono cose nella vita che ci portano tristezza, un senso di vuoto e di abbandono, la paura della solitudine, l'amarezza di non poter fare quello che vorremmo fare, di non poter essere con chi vorremmo stare. Quello che senti tu ed io, in questi giorni, insomma...
All'inizio, l'amore è cieco e folle e non vede le distanze, nè le difficoltà, nè i tornaconti personali, e, in quel determinato momento, abbiamo solo bisogno di una persona che ci capisca e ci ascolti. Ma poi pensiamo che questo non ci basta più. Vorremmo smetterla di idealizzare una relazione, smetterla di tacere sulle cose che non ci piacciono o non ci soddisfano più, e dire, sostenere e cercare, invece, quelle che vorremmo e che desideriamo avere.
Ma è vero anche che, nell'amore, una persona dovrebbe soffermarsi sul piacere che prova quando si sente vicino alla persona amata. Puntare sul benessere che prova quando è in sua presenza. Quando pensa all'altro, quando lo sente al telefono, quando riceve un suo sms che ti illumina una intera giornata, quando condivide con l'altro le sue paure, le sue pene, le sue gioie, le sue sconfitte...A contatto con l'altro ti senti in un porto sicuro. A volte, però, non ci sopportiamo. Ci dà fastidio persino lamentarci e sentire i lamenti dell'altro. L'altro dovrebbe essere, invece, quell'energia che ci manca, il supporto che senti silenziosamente al tuo fianco e che ti protegge.
Ma l'altro non possiamo trattarlo come un oggetto, non dobbiamo giudicarlo come se fosse tutto quello che vogliamo e, allo stesso tempo, tutto quello che ci manca. Dobbiamo semplicemente sapere che c'è, che vive dentro di noi, che abita la nostra
anima. E avere la consapevolezza che può essere soltanto questo e non altro.
Se c'è amore, quel rapporto resisterà e non soccomberà. Perchè l'altro ci accetterà così come siamo, con annessi e connessi, problemi e paure, come donne e motori, gioie e dolori. Perchè non si è più due persone lontane, ma una sola cosa unica. Se non c'è amore o se non ce n'è abbastanza, come è successo altre volte, si perderà nel fiume della vita e morirà. Le piantine appassiscono se non hanno acqua e luce. Tu che hai il pollice verde dovresti saperlo…
Ora, ti lascio, ma ti mando un bacio che, spero, ti faccia nascere un sorriso sul quel tuo musetto triste.
B.
PS: mi è appena arrivato un sms di Alessio. Scritto così: "Papi, mi fai una ricarica al cell che mi sta finendo il credito? Grazie, ciao!". Lui, ora, è al mare. Ha la fretta di chi, mentre si sta vestendo per uscire con gli amici, non ha il tempo necessario di pensare ad altro, né ad un gesto meno sbrigativo...Non so quanto me ne voglia lui, ma io gli voglio un mondo di bene a quella testolina brigante...e, ora, leggendo il suo sms, mi viene da ridere...come se la vita fosse tutta qui, in questo gesto frettoloso...
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:00 | commenti (43) lunedì, luglio 10, 2006
Vi è mai capitato di avere la mastellite acuta, dopo una finale dei mondiali?
Da uomo di sinistra, mi trovo, a malincuore, a dover dare ragione a quelli che di sinistra non sono. Anche a quelli, come il mio amico Bibbì, che volevano e pretendevano di più da questa Sinistra e non hanno votato proprio per questo motivo, a quelli con la puzza sotto il naso, a quelli che avrebbero voluto imporre a questo Governo di centro-sinistra uno sbarramento di pulizia. Insomma, faccio autocritica e critica. Che Mastella fosse solo “un democristiano vecchio stampo riciclato”, era chiaro a tutti anche prima dell’ultima tornata elettorale. Me lo ricordo quando Vespa, lisciandosi le mani e i nei, chiedeva, durante la sua edulcorata ed untuosa trasmissione televisiva, dal titolo probabilmente ereditato dagli agenti della Folletto, al Berlusconi se Mastella sarebbe saltato sul carro elettorale del centro-destra o del centro-sinistra e il Nano aveva risposto: “Mi consenta…dottor Vespa, Mastella è solo un ostaggio degli assessori delle giunte di centro-sinistra, non credo sarà mai dalla nostra parte…”. E aveva ragione…Insomma, all'ultimo start, il Mastella si è buttato a sinistra, senza nessuna convinzione, ma, quel che è peggio, è che lo hanno fatto pure Ministro della Giustizia…”Lo hanno fatto” è solo un eufemismo, perché quella poltrona l'ha pretesa con il suo solito cipiglio arrogante del tre per cento (poco più o poco meno)…E oggi l’ho visto di nuovo alla tele, al tiggì uno, con quel suo strano tic nervoso al labbro superiore sinistro...lui, panza, bilancia e tutto, che proponeva, dopo la vittoria ai mondiali, un’amnstia per Calciopoli…Avevi ragione tu, Fede, quando mi hai mandato questa mail, in tempi non sospetti, con la tua solita lungimiranza...scusami se non ti ho mai risposto..ora, però, voglio dirti "grazie", qui, silenziosamente, sul mio blog... sono cose che non fanno bene spararsele in faccia, anche se è sempre bene dirsele, in qualche modo....
"----- Original Message -----
From: "Federico"<omissis >
Sent: Saturday, June 17, 2006 8:30 PM
Subject: La Mastellocrazia
All'università della Calabria, dove sono invitato ad un convegno, mi dicono che al Sud cresce impetuosamente il partito di Mastella. Politici locali di ogni ordine e grado, candidati trombati, specie, ma non solo, da Forza Italia, aderiscono di giorno in giorno all'Udeur.
Il che non stupisce, essendo Mastella il più abile e di successo nello sfruttare la sua forza modesta ma interstiziale, a strappare poltrone e a compensare clientele.
Ma proprio per questo, e prima che diventi il maggior partito meridionale, l'Udeur andrebbe dichiarato fuorilegge.
E la sua ricostituzione sotto qualunque forma, vietata come (anzi più) quella del partito fascista.
Il perchè dovrebbe essere evidente.
Un partito dovrebbe avere, o almeno fingere di avere, un programma complessivo per il Paese, e su questo presentarsi agli elettori.
L'Udeur è il solo partito il cui programma dichiarato è il vantaggio proprio e dei suoi associati, il solo che abbia come progetto esclusivo ed esplicito il clientelismo e i suoi lucri, né Mastella lo nasconde.
Sulla sua bandiera è scritto palesemente: per me, la mia famiglia, e gli amici miei.
Nella situazione attuale di fine delle ideologie, nello sgranarsi inevitabile della coalizione sconfitta, accelerata dal ritorno al proporzionale, e la caduta di tutte le speranze civili e persino economiche - per cui è ormai chiaro che avrà posti e stipendi solo chi si aggrega al carro pubblico, mentre gli altri resteranno fuori sotto la pioggia, a vedersela con l'invincibile concorrenza globale - il clientelismo diventa il richiamo più potente, la forza maggiore, anzi sola, come motivazione del «far politica». L'Udeur diverrà una vera Lega Sud, più potente di quanto sia mai stata la Lega Nord, e di miglior successo: perché se il particolarismo del nord si esprimeva (vacuamente, a parole) come secessionismo per non mandare i soldi delle tasse a Roma ladrona, quello di Mastella è un secessionismo anche più radicale, benchè di segno opposto, perchè totalmente parassitario: restare aggrappati a Roma per succhiare alla sua jugulare, e fare «a modo nostro» sulla «nostra terra», senza controllo centrale. Per il Sud e i suoi giovani, sarebbe la fine: la vittoria di tutte le inerzie antiche, le collusioni storiche, gli immobilismi profittatori. Fatto notevole, ho trovato piena e allarmata coscienza di questo rischio nell'organizzatore del convegno di Arcavacata, il docente Mario Caligiuri. Il tema che ha dato all'incontro era «La democrazia occulta», con ovvia allusione alle lobby sovranazionali, ai Bilderberg e alle American Enterprise, ai WTO e alle altre oligarchie riservate che guidano le democrazie occidentali dietro le quinte. Ma Caligiuri, che ha un'esperienza di amministratore locale (ha fatto del suo comunello calabro il più informatizzato d'Italia) è consapevole - e mi ha reso anche più consapevole - che il primo problema politico dell'Italia è quello di cui parliamo spesso noi due: l'enormità degli emolumenti «pubblici» di fronte alla modestia di quelli privati, che diminuiscono storicamente quanto più quelli aumentano. L'insostenibilità di un settore pubblico che estrae sempre più grosse somme dalle tasche di contribuenti in via di impoverimento. Il lusso dei «ricchi di Stato» (e di regione) a cui non corrisponde responsabilità, né rischi, né è condizionato a risultati da raggiungere o ad alta produttività, è dunque in sé corruttore della vita civile. «Questo è il primo problema politico d'Italia, il più urgente», dice Caligiuri, esasperato dalle ridicole pseudo-priorità del nuovo governo (la grazia a Bompressi, tambur battente; i PACS, le «stanze dei buchi» per la somministrazione di droghe, fate voi), pure finzioni tanto per «fare qualcosa di sinistra».
Insomma, la democrazia è occultata in Italia non tanto dalle lobby esterne, quanto dal tradimento che il ceto politico opera a danno dei suoi cittadini ed elettori. Gli eletti dal popolo si sono costituiti in lobby contro il popolo, ed hanno come scopo l'aumento infinito dei propri privilegi e dell'accaparramento del denaro dei contribuenti.
L'Udeur è solo la più sfrontata di queste formazioni post-politiche, ma non la sola.
La Lombardia, accaparrata dalla Compagnia delle Opere, l'Emilia da sempre munta dall'apparato comunista, sono venute prima, e non sono in nulla migliori.
In questo convegno si è denunciata come offensiva la vacua retorica dei localismi per «portare il governo più vicino ai cittadini», pia enunciazione cui corrisponde la robusta realtà della moltiplicazione degli strati amministrativi per moltiplicare poltrone, consulenze, retribuzioni del ceto politico, e discrezionalità sotto ogni controllo pubblico. Si è persino spezzata più di una lancia, ad Arcavacata, per una ricentralizzazione del governo come riforma possibile, perché il governo centrale è in fondo il solo ancora, in qualche misura, sotto l'occhio dell'opinione pubblica e della sua critica; gli altri strati, più sono locali, e più sono opachi e collusivi. Ci si è posti domande sulle malattie mortali della democrazia, ed anche questo è notevole. Nel Nord, un'università non oserebbe né potrebbe porre il problema, perché qui il discorso pubblico è tutto sorvegliato e accaparrato da un paio di «grandi giornali» servili a grandi interessi, da mezzo secolo di egemonia «culturale» (le virgolette sono d'obbligo) di una sinistra che ha soffocato ogni discorso insolito e minoritario, dalla industria «culturale» delle «grandi» case editrici che vanno sul sicuro e pubblicano solo Camilleri o traduzioni di Dan Brown, dal conformismo plumbeo «di mercato» e dalla volgarità televisiva. Perché nel Sud è ancora possibile diagnosticare i mali di una democrazia che Mieli e Montezemolo, Padoa Schioppa e la Bocconi, dichiarano sana e forte? Forse è un malinconico privilegio della marginalità del meridione. Ma voglio intuirvi motivi più profondi: uno, che qui non c'è stata la guerra civile che al Nord ha determinato la morte della patria in tutte le anime, sicchè i meridionali che pensano con dignità civile pensano ancora in termini di vita della nazione; e qui c'è ancora un qualche soffio dello spirito classico e umanistico, non del tutto cancellato dal piglio manageriale (fasullo) dei rampanti che leggono «Il Sole 24 Ore». Invece lì, e non certo sul Corriere, si è espresso qualche dubbio sull'America che «esporta la democrazia» come se ne avesse già troppa in casa.
Il giudice Rosario Priore ha ragionato sulla democrazia quale creazione mal trapiantabile della cultura anglosassone, del suo mercantilismo e del suo individualismo; già in culture europee che hanno radici in altri principi e in altre storie, funziona meno bene. Là dove prevalgono antiche solidarietà tradizionali o di kabila, dove l'individualismo competitivo non ha radici autoctone, la democrazia imposta dal vincitore della seconda guerra mondiale è una finzione, più o meno bonaria. Si pensi alla Francia, con la sua costituzione autoritaria modellata da De Gaulle sulla sua figura, e mal portata dai successori, ma dove sempre l'esecutivo - monarchico, colbertiano - domina su un legislativo spettrale. O il Giappone, dove la formalità democratica copre alleanze e collusioni meno trasparenti, ma almeno in una visione nazionale.
Quanto all'Islam, il regime religioso dove Allah è il despota supremo - crea il mondo istante per istante, in un atto continuamente rinnovato di volontà - il dispotismo (sperabilmente illuminato) è il massimo che se ne possa ottenere.
Il trapianto forzato di «democrazia» da parte di un'America governata da una cricca putschista può risultare davvero in qualcosa diverso dal sangue sulle strade di Baghdad e di Samarra?
Le squadre della morte ebraica certo hanno una parte preponderante in quel sangue; la forte idea nazionale che il Baath aveva impresso all'Iraq stinge, ed è quella che si voleva abolire. Finzione nella finzione, si aizza la guerra civile provando a creare coalizioni di governo sotto una occupazione sterminatrice.
Poco si è parlato della democrazia come riflesso della teologia.
Quella anglosassone nacque come fanatismo biblico, di protestanti che a forza di leggere la Torah si sentirono il popolo eletto ed ora - crudamente e cinicamente al modo anglosassone - puntano a rubare le risorse altrui mentre, messianicamente, vogliono rendere il mondo e le sue diversità una finzione omogenea, di dominati con «forme» democratiche.
Ma, almeno, a suo tempo, gli anglosassoni ebbero chiare un paio di cose: primo, che i diritti del popolo non sono mai regalati, ma devono essere strappati a forza; che la protesta contro l'esazione fiscale da parte dei ceti parassitari ha la nobiltà della vera lotta politica e civile.
E infine, un'idea non del tutto cancellata della democrazia come sovranità popolare, e responsabilità popolare nelle scelte cruciali.
In un clima consuetudinariamente cattolico, una democrazia competitiva anglosassone sarà sempre gracile e falsa. Mai si chiederà spontaneamente «meno Stato e più mercato», o - altro slogan anglosassone poco frequentato - «nessun pasto gratis» (no free lunch). Al meglio, qualche forma di autoritarismo paternale, come un fascismo; al peggio, le collusioni clientelari alla Mastella. Ma qui, bisognerebbe piuttosto chiedersi come può vivere una forma di democrazia presa sul serio (sovranità popolare, non forme e procedure) in una cultura cattolica svuotata, in una società senza più alcuna religione, se non ateo-cattolica, che non ha nemmeno il truce coraggio della secolarizzazione radicale, di tipo olandese, con l'eutanasia e la droga libera.
La risposta, temo, è sotto i nostri occhi. I miei e i tuoi, credo, come minimo...
Il popolo senza fede, contento del suo destino zoologico, non esige più la sovranità per sé, né la difende contro i nemici interni ed esterni.
Non vuole governare, ma essere amministrato, accudito, assistito e distratto (col calcio alla TV di Stato) mentre persegue la «felicità individuale» al più basso livello, che significa per lo più passare il week-end nei mega-shopping center, per altri le nozze gay e la «stanza dei buchi».
E' ovvio che a questo popolo inerte e flaccido, un ceto politico di eletti sia tentato di rubare tutto. Che il gregge sia tosato, è inevitabile.
E' significativo che la creazione politica ultima - terminale - di questa «democrazia» siano le regioni. Dove l'80 % del bilancio è rappresentato dalla spesa sanitaria.
Regioni-infermiere, regioni-badanti: ma questa è politica?
E perché poi il servizio sanitario, detto «nazionale», deve essere invece gestito regionalmente?
Non si può nemmeno fare la domanda. Ampie collusioni di burocrati, pseudo-politici e pseudo-imprenditori, con giornali e media, la vietano.
Socrate che faceva domande irritanti per suscitare le coscienze e gli intelletti torpidi, viene ogni giorno costretto a bere la cicuta - di Bruno Vespa, Platinette, Canale Cinque, veleni spirituali ad effetto di inebetimento totale.
Ogni discorso è controllato da tabù, e chi sgarra è «fascista», «anti-americano»; «secessionista»; magari «antisemita» o altra demonizzazione qualunque.
Nulla deve essere riformato.
Dire che i diritti che ci stanno sottraendo, insieme ai soldi sempre più magri, vanno strappati di nuovo, è addirittura impensabile.
Eppure proprio un americano democratico, un padre fondatore, Jefferson, disse: «L'albero della libertà va periodicamente innaffiato dal sangue del popolo e dei tiranni» (e parassiti, poteva aggiungere). La democrazia è seria, la politica è seria, solo quando forza temibile, anche la violenza, del popolo, cova sul suo fondo, pronta a scattare a difesa contro il grande furto.
Verrà, verrà, vedrai: sarà violenza da saccheggiatori, da banlieues in fiamme, senza disegno politico ma solo per rubare nei negozi dalle vetrine infrante.
Senza progetto altro che il proprio arraffare.
Mastellismo totale.
Ti abbraccio e spero di risentirti presto.
F."
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:18 | commenti (12) domenica, luglio 09, 2006
Domenica, 9 luglio 2006. Giornata mondiale del calcio. Aspetto nervoso la finale Italia-Francia. Difficile parlare d’altro e trovare argomenti diversi. Alè. Confessiamolo pubblicamente: di calciopoli si parlerà solo a partire dalla prossima settimana. Stasera, tranne qualche “originale non conformista”, dalle ore 18-19-20-21 (dipende dal proprio grado di “conformismo”) in poi, saremo tutti incollati con lo sguardo davanti al teleschermo. O vogliamo per caso parlare d’altro? A me, ora, verrebbero in mente soltanto l’accento calabrese di Gattuso, i calci di Lippi tirati con un senso di liberazione alle borraccette gialle e schizzanti messe a bordo campo, lo sguardo di ghiaccio di Totti mentre calcia un rigore…potrei parlare del tempo nuvoloso, del caldo, di quest’estate che non sento come una vacanza…Sì, ciao…salutami a soreta… ma nun me passa manco pa’ capa…L’idea di vedere un gol in maglia azzurra mi elettrizza. Mi gorgoglia la pancia (anche perché non ho mangiato quasi niente) e mi fa tremare le ginocchia che fanno Aldogiovanniegiacomo…Se non avessi altro da fare, stasera, mi farei volentieri una passeggiata per le strade deserte della mia città per vedere se qualche cane sciolto si è sottratto a questo delirio collettivo…immagino, anche il dopo partita, in caso di vittoria dell’Italia, e vedo quelli che sono presi completamente dal tunnel del rimbambimento…non tanto quelli che girano con le bandiere e urlano e strombazzano come se fossero dei tir in sorpasso, ma quelli che fanno le follie: non il bagno nudi nella fontana della centro, ma tipo quelli che si lanciano da un biplano con un assorbente tricolore in pugno e poi lo aprono sul Colosseo… Io la finale dei mondiali me la voglio vedere, a casa, da solo. Me la voglio godere così. A fare il cazzo che mi pare… Così non mi lascerò contagiare da nessun atteggiamento di pazzia collettiva (tranne la mia). Potrei anche accendermi solo una siga, dopo il gol. O, semplicemente, farmi un trimone… A’marcord’ quando le partite le vedevo con gli amici. Tutti abbiamo degli amici con i quali vedere la partite. Alcuni servono solo a questo. Gli amici del cuore. Quelli con i quali siamo cresciuti. Ci siamo scambiati le figurine alle elementari. Misurato il pisello alle medie. Rubati le fidanzate alle superiori. Quelli che, arrivati a quest’età, puoi solo misurati il peso degli anni e della trippa. Quelli che urlano, saltano, escono fuori al balcone per far sentire al cortile e al quartiere che si sentono felici perché l’Italia ha segnato un gol. Io con i miei amici ho sempre avuto uno strano rapporto (a prescindere dalla tifoserie). Quasi di distacco. Infatti, ne ho persi tanti per strada. Si e no, me ne restano un paio al massimo. Forse per la mia mancanza di costanza. Non lo so perché… Le donne sono diverse con le loro amiche al telefono. Possono sentirsi anche dieci volte al giorno per i motivi più ridicoli, per avvertirsi che è arrivato il catalogo dell’Ikea, o perché è spuntato un brufolo su una chiappa (questa mi è stata suggerita, lo ammetto, ma non posso dire da chi) oppure perché è impazzita la maionese anche se hanno aggiunto l’olio piano piano. Io, invece, una sera, ho risposto con un “vabbù…” ad un sms di un amico che mi invitava ad uscire e quello si è offeso e non si è fatto sentire più. Lo deve aver interpretato come un segno di sufficienza. Non mi perdo molto in smancerie con un amico. In fondo, si tratta solo di bersi una birra assieme e fare due chiacchiere. Non c’è bisogno di truccarsi, di mettere il perizoma sotto un pantalone bianco trasparente, né la calza nera autoreggente con lo stivalone nero con la punta allungata per schiacciare le formiche negli angoli di un pub. Le donne un po’ invidiano le confidenze che vengono scambiate, goliardicamente, tra maschi. Tra maschi che sono cresciuti assieme rimangono sempre ricordi profondi. Quando due amici, vecchi compagni di merende, si rivedono dopo un po’, il più delle volte, fanno i gradassi. Tranne quando sono stati appena smollati da una donna. In quel caso, ritorniamo pulcini smarriti che fanno pio-pio ed abbiamo bisogno di consolazione, di piangere, di essere compatiti. L’amico, al massimo, per consolarti, cerca di riportarti al ricordo della scuola: “Ma ti ricordi quando stavi con Marcella? Che gnocca…Che aveva? Una quarta di reggiseno..? aveva due tette grosse come due colapasta..ma che fine ha fatto?”. In genere, “la Marcella della scuola”, se provi ad informarti, ha già scodellato sei figli ed allattato sei-pargoli-sei con il suo colapasta… Trimonato da BaroneAgamennone | 17:19 | commenti (25) venerdì, luglio 07, 2006
Come in amore, così in guerra. All’inizio della sua storia, il Pantheon era stato consacrato a tutti gli dèi, e tra tutti gli dèi, Venere e Marte erano il re e la regina. Venere-Afrodite, la dea dell’Amore, nata dal contatto tra le onde e i testicoli recisi di Urano che caddero nel mare: una nascita di sangue e acqua marina. Venere l’Urania, protettrice dei giardini, dell’amore, della fecondità, dei figli, delle vigne, del mare tranquillo, del desiderio. Fu sposa di Vulcano, lo zoppo, ma il suo vero amore, fu Marte. Marte o Ares, il dio della guerra, protettore della primavera e della giovinezza. Dagli amplessi di Venere e Marte, nacquero cinque figli, cinque come le dita di una mano o di un piede, cinque come i sensi: Amore, Antero (cioè l’altro, l’opposto, l’Ombra), poi Paura, Terrore e Armonia. Non vi sembra che siano proprio queste le declinazioni possibili dell’incontro tra un uomo e una donna? Trimonato da BaroneAgamennone | 19:16 | commenti (9) martedì, luglio 04, 2006
Pierluigi, vai col Trimone... Ma perchè appena il Governo vara dei provvedimenti che sono a favore dei consumatori, subito ci sono le solite levate di scudi delle categorie? o dovremmo chiamarle caste? Io i taxi li prendo solo quando sono a piè di lista, perchè costano troppo. E ben vengano nuovi posti di lavoro e l'abbassamento dei prezzi sui tassametri... e si facesse le pippe alla stazione quel tassista che mi ha chiesto per portarmi da Bergamo a Milano, più di quello che avevo pagato in aereo dalla Puglia a Bergamo... Come avvocato, non mi frega niente se ci si può fare concorrenza al di sotto dei minimi tariffari forensi. Almeno, quelli giovani potranno far abbassare un po' la cresta ai vecchi "baroni" (chè quelli sò baroni veri e pipparoli e non trimonisti come me). Dei notai con barca tre alberi a Porto Cervo, che dovranno rinunciare a quei 2-300 euro per i passaggi di proprietà d'auto solo per autenticare una firma, mi frega proprio una sega... Se, ora, potrò andare al supermercato e chiedere se hanno qualcosa per il mal di testa e mi dicono che, in offerta, hanno solo la "preparazione H", e be', allora vorrà dire che mi farò passare il mal di testa e mi faccio venire le emorroiodi. Se però ci sono i saldi sui preservativi, faccio un salto alla circonvallazione e, se fanno i saldi anche lì, torno e ne prendo tre scatole..sarà che non li sopporto, però, almeno mi faccio i trimoni senza sporcare.. vuoi mettere? Bersani, vai col Trimone! PS: grazie per la segnalazione, Moy... ma si aprono ancora i files .exe ora? PPS: grazie a florellina perchè le ho scippato la musichina.. Trimonato da BaroneAgamennone | 19:08 | commenti (11) sabato, luglio 01, 2006
Nella mia famiglia non siamo mai stati dei veri tifosi. Non c’erano stadi, non esistevano campionati, né partite di coppa. Il calcio si seguiva solo quando giocava la nazionale. La tradizione si tramanda di padre in figlio, Infatti, nemmeno Alessio è tifoso. Purtroppo, nemmeno quando gioca la nazionale. Oggi abbiamo fatto finta di essere due tifosi sfegatati e ci siamo messi a vedere la partita Italia-Ucraina. Dopo un po’ cercavamo di capire qual’era quel giocatore con la maglia gialla che giocava nel Milan. Così, per distrarci. Poi, lui ha iniziato ad annoiarsi ed è andato in bagno. E tutti i giocatori si sono fermati, si sono messi a passarsi la palla tra loro, sorridendo. Io ho pensato: “Ma tu guarda questi…”. Poi, Alessio è tornato e si è ributtato sul divano con me. La partita è ripresa. Hanno fatto due gol e poi Alessio si è rialzato a bere un bicchiere d’acqua e di nuovo tutti fermi: tic tac con la palla. E’ tornato e quelli hanno ricominciato a correre. Terzo gol per l’Italia. Mi sono spaventato. Ho pensato: se qualcuno di questi matti qua fuori che strombazzano, pronti a scendere in strada a fare il carosello con l’auto e la bandiera, si accorgesse che la partita viene sospesa ogni volta che Alessio si alza a fare un giro, finisce che ci sono quindici milioni di telespettatori che prendono su il telefono e mi chiamano: “Senta, può dire a suo figlio di stare seduto un attimo?”. Meno male che ogni tanto davano la pubblicità. Ma un vicino deve aver mangiato la foglia, perché ha iniziato a battere su un tegame e a gridare verso di me: “Adesso basta! Faccia qualcosa per suo figlio!”. Pure Lippi, mentre si aggiustava gli occhiali pensava: “L’avversario non mi preoccupa. Ma la partita è condizionata, più che altro, da quante volte Alessio si alza dal divano…”. Gattuso lo ha preso con le mani stretto per il mento e gli ha detto: “Ora basta pensare a queste minkiate, Mister, concentrati sulla partita!”. Lunedì cerco un notaio e faccio testamento. Gli lascio un fischietto e una maglia dell’Inter. Però, per fortuna, almeno grazie ai mondiali di calcio, Alessio ha finalmente capito che cosa vuole fare da grande! Alessio: “Papà, io da grande sai che faccio?” Io: “Che fai, amore?”. Alessio: “Metto il numero sulla schiena ai maiali”. Io: “Amore, spiegati meglio..mica ho capito che lavoro è?”. Alessio: “Quando ci sono le mostre dei porcellini, prima che sfilano davanti alla giuria, io con una bomboletta spray blu gli segno il numero sulla schiena!”. Io: “Ah..bene…”. Alessio: “Papà, tanto è facile…i porcellini entrano nel recinto tutti alla rinfusa…La giuria nemmeno si accorge che c’è due numero 9..”. Io: “Essì, hai ragione…”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 02:11 | commenti (18) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).