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martedì, agosto 22, 2006
Ieri sera, sono andato ad un concerto. C’era Gianna Nannini in camicia e jeans che cantava, sudava e si agitava con il microfono in mano e gli auricolari nelle orecchie. Ma anche io avevo altre cose nelle orecchie ed ero distratto dalla gente che si accalcava sotto il palco, ascoltavo poco la musica e mi usciva una faccia seria. Lei, per questo motivo, mi guardava e sembrava chiedermi "Che c'è?". Sembrava piuttosto preoccupata (ma questa è stata una sensazione solo mia, forse, non era proprio così e non stava pensando proprio a questo..)...io non sapevo come spiegarle... Era difficile da dire in quel momento, in quel caos, a che cosa stavo pensando…La verità vera era che, in quelle ore, più che aprire le orecchie, io stavo cercando di allargare le narici del mio naso. Non avevo voglia di sentire quei rumori e neppure quella confusione... C'era lei vicino a me. Pensavo che non mi capita tutti i giorni di stare bene... Non sono abituato a questo... E ieri non era un giorno come un altro era un giorno diverso dal solito... E io sentivo il suo profumo che saliva fin dentro le mie narici. Era il suo odore che mi faceva girare la testa non quella musica... Lei era seduta al mio fianco destro ed era una Nuvola dagli occhi azzurri lucenti come il mare di agosto....il vento di quell'arena spingeva l'odore dei suoi vestiti dentro il mio naso... Io mi ero messo (opportunamente) sotto vento… Tutto quello che avrei da dire, in questo momento, tutto quello che vorrei raccontare, ora, lo dice questa canzone dolcissima che sto ascoltando e che si muove in questo arpeggio, in questo buio illuminato solo dalla mia lampada da tastiera preferita, mentre lei ciabatta vestita da un accapatoio rosso (il mio) e cucina e apparecchia la tavola (sento, da qui, i rumori dei piatti e delle stoviglie...mò vuole pure il sale grosso?!)….e allora perché scrivere o perdersi nelle parole? Basta ascoltare e ascoltarsi dentro… le sensazioni che salgono dentro di me escono fuori dalla mia bocca muta e cercherò di metterle tutte nel prossimo bacio che le darò…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:31 | commenti (22) giovedì, agosto 17, 2006
In queste settimane, sto leggendo di tutto tranne che i libri che mi sono inutilmente portato (meco) dietro. L’estate scorsa, ne ho divorati a decine. Quest’anno, non sono riuscito a leggerne nessuno: tutti puntualmente richiusi, in fretta, dopo aver sfogliato le prime pagine. Non c’è proprio niente da leggere in giro che riesca a prendermi davvero l’attenzione. Tranne i rotocalchi estivi e le riviste trash. E più sono trash e più le sfoglio avidamente. In questi “contenitori estivi” (come amano definirsi), si trovano tante di quelle minchiate che uno si chiede come facciano a pensarle tutte assieme... L’ultima puttanata che ho letto, oggi, in spiaggia, aveva uno strano titolo: “Non è mai così piccolo come lo vedi...” Leggendo l’articolo, scopro che, oltre ad essere un articolo del cazzo, stavano parlando proprio del pene! E’ sorprendente sapere che: 1) poco più dello zero per cento dei maschi ha una misura patologica che si aggira intorno ai 5 centimetri; 2) che il 41% dei problemi dei maschi sono nati guardando film e riviste hard; 3) che il 59% dei maschi ha iniziato a preoccuparsi da piccolo, vedendo gli amici; 4) che l’86% è “guarito” una volta conosciute le misure medie; 5) che la lunghezza media di un attrezzo a riposo (dice proprio così!) va dai 7 ai 12,9 centimetri! E così mi sono presto detto: “Prima o poi, dovrò decidermi a misurarmelo ‘sto cazzo...”. Per restare in tema di cazzate, basta leggere su “Men’s Health” (una strana rivista dal formato quasi tascabile - finora a me sconosciuta - e che, ieri, ho trovato in bagno, durante il corso di una lunga seduta di squaraus (*)), l’articolo – a pagina 38 - dal titolo “Bikini language”. Sottotitolo: “Anche il colore del suo costume parla di lei. Studiati questa pagina prima di importunarla!”. E me la sono letta la pagina! Se ha il costume di colore verde: è una narcisista, capace di spendere anche grosse cifre in vestiti e accessori. Davanti ad un articolo anche il più piccolo (non si parla più di cazzi, eh? Ndr), purchè sia prezioso e possibilmente griffato, abbasserà ogni difesa. Se ha il costume di colore rosso: non vuole passare inosservata, desidera successo ed affermazione e, pur di ottenerli, è disposta a lottare. Non hai alternative: devi esercitarti nell’arte dell’adulazione. Se ha il costume di colore bianco: se ama il bianco, è molto esigente e perfezionista. E’ il colore del distacco dalle cose materiali, della purezza. Quindi, non chiederle di fare kite-surf, meglio un invito in un ristorante sul mare. E magari rispolvera qualche regola di cavalleria. Se ha il costume di colore nero: molte donne che scelgono il total-black vogliono un’immagine che le faccia sentire sicure. Il nero esprime anche la voglia di non occuparsi troppo del look per dedicarsi ad altro (lavoro in testa). Per sedurla, devi sorprenderla. Se ha il costume di colore rosa: le donne che preferiscono questo colore si sentono un po’ bambine e credono nell’amore romantico. Non hanno problemi a mostrare il loro lato più sognante. Cosa vuole da te? Coccole, carezze, lunghi preliminari. Se ha il costume di colore arancio: ama fare progetti e impegnarsi in appassionanti discussioni. Se predilige questo colore, è consapevole delle sue capacità. Come se ti dicesse: “Seguo il mio sesto senso e so di non sbagliare”. Dimostrale che vuoi e sai ascoltarla. Conclusioni? Ma che ne so...Mi dispiace per i daltonici con l’uccello piccolo?
(*) a chi ancora non conoscesse il più che noto ormai termine “squaraus”, suggerisco di provare ad ingerire la lasagna multistrato (molto calda) di zia Nina e subito dopo, un semifreddo... ne scoprirà, quasi subito, gli sconvolgenti risultati gastrici... Trimonato da BaroneAgamennone | 16:07 | commenti (56) lunedì, agosto 14, 2006
Chi, come me, ha sempre avuto un po’ il timore di essersi irrimediabilmente ammalato di Internet, potrà trovare una qualche consolazione leggendo l’articolo di Francesco Alberoni pubblicato sull’ultimo numero del settimanale “Panorama” che, tra l’altro, dedica anche la sua copertina alla splendida ed affascinante Uma Thurman. Sarà sorprendente scoprire che persino una delle attrici più belle del mondo, una diva come lei, dopo due divorzi e due figli, sta cercando l’uomo dei suoi sogni attraverso la Rete. Non è per questo che mi sento meno scemo di prima, nè che si possa pensare che il mondo dello spettacolo sia così distante da quello della gente comune, o che il virtuale potrà mai sostituirsi alla realtà, ma sicuramente – come scrive il sociologo – qualcosa sta cambiando tra i due sessi. Mentre, spesso, nella realtà, la comunicazione essenziale è quella non verbale, al contrario, su Internet, attraverso le chat, i blog, i forum e compagnia bella si scambiano, oltre il puro cazzeggio, pensieri, parole, opinioni, immaginazione, desideri, sogni. Sono luoghi dove si può finalmente dire e scrivere quello che non si è mai avuto il coraggio di dire a nessuno. Oasi nelle quali si può realizzare un’intimità o una confidenza difficilmente realizzabili nella vita reale. Altrettanto consolatorio è scoprire che, insomma, sarebbe finita l’era in cui il web era considerato il rifugio di sfigati e cicciotelle camuffate sotto pseudonimi tipo Machoduro o Moanasex. Si stima che entro il 2007, in Europa, saranno quasi 4 milioni le donne che cercheranno il principe azzurro attraverso mouse e tastiera, primo perchè non sempre c’è il tempo per uscire tutte le sere “a caccia”, secondo perchè Internet è un oceano di inedite possibilità, fortificate da e-mail, sms, telefonate, scambio di foto e, infine, incontri faccia a faccia ai quali si arriva più preparati. L’errore nel quale non bisogna incappare è quello di mostrarsi o fingersi per quello che non si è: tipo “Sono un pilota di Formula Uno!”, mentre, al massimo, si è in grado di resistere ad un giro sul pedalò. Tanto, prima o poi, si verrebbe scoperti. Alberoni sostiene, infine, che l’innamoramento non è qualcosa che si trova a comando. Avviene quando si è pronti a mutare, a rinascere e si incontra la persona che costituisce il misterioso e sconosciuto pezzo mancante del puzzle della nostra vita. Le donne sono molto più selettive degli uomini. Sono attratte dai maschi che emergono, che eccellono in qualcosa: bellezza, forza, intelligenza, ricchezza, potere. Per attrarre una donna, l’uomo deve avere qualcosa in più degli altri: magari anche solo essere capace di farle ridere. Mentre il maschio è spinto dalla Natura a spargere il suo seme, la femmina vuole procurarsi il seme del maschio più forte, intelligente, dominante. Mentre nel maschio è molto facile trovare il desiderio sessuale totalmente separato da sentimenti come stima, ammirazione, tenerezza e amore, nella femmina, di solito, c’è sempre qualcuna di queste componenti. Ciò non vuol dire che la donna non provi anche attrazione sessuale pura verso un maschio qualsiasi. Ma di solito non le basta, dopo qualche tempo si sente vuota. Vuole di più. Questo non credo voglia dire che quel “di più” si trovi nel mare infinito di Internet, ma sicuramente allarga le possibilità e ti permette di conoscere persone che non incontreresti mai... Trimonato da BaroneAgamennone | 11:22 | commenti (33) venerdì, agosto 11, 2006
Sarà ‘sto tempo variabile, tra il piovoso, il ventoso e il nuvoloso, sarà la guerra mediorentale, saranno le intercettazioni telefoniche che, dall’estate scorsa, sono passate dal cellulare di Antonio Fazio a quello di Moggi, sarà stato il Mondiale dopo calciopoli, sarà che, quest’anno, non ci sono le solite veline bellissime e fighissime da seguire in nuovi flirt con calciatori, nè le cazzate di Berlusconi che solitamente sparava dalla Sardegna con la bandana bianca in testa, saranno gli attentati sventati sulle linee aeree inglesi, sarà l’indulto, sarà il Pierferdinando Casini che, dal farsi vedere su Novella 2000 - senza boxer e come mamma l’ha fatto - ora, cerca le “larghe intese”, per saltare dal carro dei perdenti a quello del neo-governo, sarà che il ferragosto ancora non arriva, sarà qualcosa che mi sfugge, ma a me questa estate non mi convince...Anche a stirarla proprio non decolla...Non sento il solito richiamo balneare, non sento più quella calura estiva che mi faceva venir voglia di nuovi odori, umori, sapori, in quell’evasione agostana, piena di incontri, dialetti diversi, accenti strani, immagini colorate che duravano una sola estate, tanto più intensi perché brevi...Me n’ero accorto già alla partenza...non sentivo quella solita voglia isterica di allontanarmi dalla città. In città, ci sono stato bene fine alla fine di luglio ed anche ai primi di agosto, tra concerti all’aperto ed uscite notturne con gli amici, in piena libertà, senza orari e senza strani sensi di colpa...poi, speravo di potermi muovere diversamente, di fare il mio viaggio della speranza...poi tra il lavoro e altri impegni è saltato tutto e mi ritrovo qui, controvoglia, a rispettare gli obblighi di calendario...a rispettare un rito svuotato di senso, come santificare una festa...io, poi, odio le feste comandate: Natale, pasqua, pasquetta, i compleanni, gli onomastici, gli anniversari, il ferragosto...così già penso al ritorno, la mia testa, in fondo, è restata a casa. Ci penso, sotto l’ombrellone, mentre mi asciugo dopo un tuffo in mare...Di quest’estate, resteranno soltanto i telefonini o, meglio, la pubblicità dei telefonini, le mille offerte di cento sms gratis al giorno o chiamate di cui si paga solo lo scatto alla risposta, in un frenetico conversare che attraversa spiagge, lidi balneari, barche, gommoni, sedie a sdraio, balere, discoteche notturne, balli di gruppo latino-americani, festicciole con i falò e schitarrate alla acqua-azzurra-acqua-chiara sulla spiaggia, in un continuo e seducente invito a parlare, al quale non sempre corrisponde qualcosa da dire... Trimonato da BaroneAgamennone | 22:15 | commenti (11) venerdì, agosto 04, 2006
Spesso penso di conoscere perfettamente la mia domanda chiave. E’ la risposta che mi manca. Altre volte, per questo motivo, nemmeno me le faccio le domande, così evito quello stupido e fastidioso senso di impotenza che mi impedisce di riuscire a trovare le risposte… Lavoro come un matto tutto il giorno e mi cerco mille impegni per non pensare alle mie solite fisime che, poi, diventano fobie nevrotiche, isteriche, esasperanti ed esasperate. Monologhi da stressato con sfiga cronica. Purtroppo, ho avuto in dono uno sguardo spietato e critico, continuamente puntato sulla realtà e non posso fare a meno di vomitare al vento... A volte, mi capita di pensare a quanto sia effimera e scarsa l’importanza che attribuisco a certi fatti normalmente molto importanti e l’intensità che, invece, certe passioni esercitano su di me, cose – a mente lucida – di scarsa rilevanza... Eppure la mia vita è stata ed è in ogni suo momento tessuta sui fatti e sulle passioni che da essi si sviluppano: sono loro che mi tengono radicato in me stesso ed il loro succedersi modella, nel bene e nel male, la mia individualità anche quando le foglie del mio albero della vita, un tempo verdi, ingialliscono e cadono dal tronco e dai rami... Ciò che tiene insieme le passioni di ieri ormai spente e quelle di oggi ancora vigorose è la memoria ed il modo con il quale essa seleziona il passato e lo rapporta al mio presente. Così avviene per tutte le cose della vita, a cominciare da quella che più di tutte riempie la mia vita e allontana la mia morte che è l’amore... Certi giorni, mi sento come il polline prelevato dalla corolla di un fiore da un’ape che viene sparso dal vento nei prati, pronto a dare nuovi fiori e nuovi frutti. Altri giorni, sento la mia incapacità di dare un senso alle cose, di riconoscerle, di capirle ed interpretarle… come in un delitto perfetto che non lascia tracce del suo passaggio…come se la mia vita dilagasse in prospettive sempre più oscure ed incontrollate… Che posso fare? Cercare la mia cura disintossicante per il mio psicodramma, la mia somatostatina per la mia tragicommedia? Ma dove? Nella droga? Nell'alcool? Nel sesso? Nella religione? Nella politica? Nello sport? Nel lavoro? Nell'amicizia? Nella famiglia? Dove cazzo sta?! A volte, mi sento depresso. Gli altri si aspettano che io sia diverso da come realmente sono. Ma sono sempre stato così. Non credo nei cambiamenti (perlomeno, non credo in quelli indotti, profusi, aspirati, anelati, spinti da altri). Così sono e resto almeno fino a quando non riuscirò a fare altro. Giusto, sbagliato, stronzo, intelligente, stupido: io sono così. E se la sincerità viene presa - dagli altri - come un segno di debolezza, di alibi, o di comodo, non mi importa. Ma bisogna pure avere qualcuno nella vita con il quale si può essere quello che si è realmente, sinceri, deboli, frustrati, passionali, violenti, perversi e così via...Se non lo trovi, sono cazzi amari, ti ritrovi a parlare - da solo - con il tuo blog o a chiuderlo, il che, è ancora peggio... A volte, per superare certi ostacoli, l’anima di ciascuno di noi deve scegliere un “compagno segreto”: “daimon” lo chiamavano i greci, “genius” i latini, “angelo custode” i cristiani. Credo di aver capito una cosa importante (anche se banale): bisogna, a un certo punto, capire la propria vita. Oppure capire che la propria vita è diventata incomprensibile e che sta prendendo strade diverse che non si possono seguire con lo sguardo, ma solo con la forza dei piedi e delle gambe (come in una corsa)...So che, in certi momenti, se mi sento infelice è per colpa mia, perché faccio troppo spesso le cose che non mi piacciono. Ciò influisce nei miei rapporti interpersonali, nell'amicizia, nell’amore, nell’educazione dei figli, sul lavoro, sul comportamento ideologico, sull’attesa della morte... Ma non starò parlando troppo della morte e poco della vita? Starò mica invecchiando? Sento un certo peso (diverso), sì, questo è vero... La verità-vera è che io mi sento un normaloide. Altri mi credono un diversoide. Ma io credo di essere e, fondamentalmente, sono una persona molto normale, e, di questo, non ne faccio né un vanto né una presa di posizione. Solo una presa d’atto... L’esistenza umana non può essere solo un palleggio tra forze ereditarie e forze sociali. O il risultato di una probabilità statistica. O solo il frutto dell’incontro tra un ovulo e uno spermatozoo. La vita deve essere come la piccola ghianda che racchiude in sé la grande quercia. Occorre decifrare il codice dell’anima e capire il proprio carattere, la propria vocazione e il proprio destino. Io ci sto provando, ma non è mica detto che ci riesca... Dice il saggio: “Il sangue della storia asciuga in fretta”. Buone vacanze a chi parte, a chi resta, a chi non ha voglia di partire ed anche a chi è già partito ed è pure tornato...
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:01 | commenti (56) giovedì, agosto 03, 2006
È vero, che ci vado solo perché devo. Perché ho i biglietti gratis e gli amici me li chiedono, però è stato bello il concerto di Carmen Consoli che ho visto stasera nell’anfiteatro all’aperto, non troppo affollato, ma caloroso, in queste prime calde serate di agosto, mentre i miei pensieri si smorzano fra le luci e i fumogeni colorati a bordo-palco.
Poche parole perché la sua musica è già eloquente. Molte le storie raccontate con garbo, e tutte roteano intorno all'individuo, alle sue solitudini e manie, alla difficoltà di prendere una strada diversa rispetto a quella che appare più comoda. Dedicato a chi non vuole omologarsi, a chi sceglie sempre 'l'altra' strada. Musica con un po’ di poesia e un pizzico di sentimenti, arrangiata con la chitarra acustica da una giovane cantantessa italo-catanese. Tutti i pezzi dei vecchi successi che ha cantato stasera sono stati rivisitati in chiave acustica.
Quando ascoltai, per la prima volta (molto tempo fa), quella voce tagliente, quell’aria da bambina impertinente, piena di acuti, falsetti e virtuosismi vocali bruschi e strani, in “Confusa e Felice”, non so perché, mi piacque subito e pensai che avrebbe sfondato…e così è stato…D’istinto, le scrissi una letterina molto tenera. Mi rispose in una inaspettata e affascinante crudezza, quasi malinconica. E, così, ho conservato, nei miei diari di adolescente, quel pezzo di carta rosa, scritto a penna, con i cuoricini e gli svolazzi di una firma un po’ pretenziosa, proveniente da chissà quale decennio di banchi scolastici. E, stasera, è stato come riparlare per due ore intere con un’amica che ti mancava da tempo. Che è cambiata, come sei cambiato tu.
L’ho trovata un po’ diversa la Carmen di stasera, ma sempre uguale, più narrativa e con arrangiamenti acustici.
Carmen Consoli è cresciuta e con lei le sue canzoni, meno immediate che un tempo, ma più disposte a lasciarsi decantare. La scrittura è come sempre ricercata, ma molto più scorrevole; il cantato maggiormente composto e forse capace di farsi apprezzare anche da chi, a pelle, non ha mai sopportato i suoi “lamenti”. Sarà la nuova collaborazione di Goran Bregovic, ma c’è e si sente nella sua musica un leggero debito tra reale sforzo di rinnovamento e lascito emozionale. Tuttavia sembra che abbia trovato una nuova soluzione al suo modo di fare canzoni. Ed è sicuramente una soluzione molto buona. A me, è piaciuta.
I titoli e i personaggi delle sue canzoni potrebbero uscire dalle pagine di Pirandello o di Sciascia, da una commedia all’italiana anni ‘60 ma anche dalle cronache quotidiane di questi giorni, perché in fondo certe cose non cambiano mai: preghiere e rosari, pettegolezzi di provincia, gravidanze isteriche, tradimenti, madri che aspettano invano il ritorno dei figli dal fronte, millantatori che vivono al di sopra delle proprie possibilità…una specie di occhio alla Pietro Germi nel ritrarre le realtà meridionali, riportando inevitabilmente alla memoria quella Sicilia neorealista che tanto profuma di terra arsa dalle ciniche regole dell’onore.
Purtroppo, la sua bellissima Fender Mustang rosa, questa volta, se n’è stata a riposare nella sua custodia e sul palco non si è vista.
Si è visto invece, sul palco, un nuovo look hippie con capello lungo e ricciuto, pantaloni di jeans alla pescatora uguali ai miei..un culone un po’ grosso e tacchi troppo alti…ah ah!
Trimonato da BaroneAgamennone | 01:46 | commenti (5) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).