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sabato, settembre 23, 2006
Ora non posso uscire più di casa senza un controllo approfondito. Non posso uscire senza dire dove vado (non sapere dove sto, le crea ansia e insicurezza, quindi mi chiama al telefono ed origlia i rumori circostanti: ieri c’era della musica ma lei sosteneva che era un telegiornale). Se esco devo dire a che ora torno (perché non sono dove dovrei essere). Non posso stare fuori fino alle tre di notte (perché lei si preoccuperebbe di una disgrazia, appena sente la sirena di un’autoambulanza). Devo tornare subito dopo il lavoro. Non posso oziare. Lei può uscire e andare dove vuole, mentre io non posso uscire il sabato e la domenica. Non posso andare ad una festa da solo. Non posso uscire solo per il gusto di farlo (ci vuole un buon motivo). Non posso guidare troppo velocemente, o più velocemente rispetto al suo concetto di “velocità”. Non posso essere incline alla solitudine o all’isolamento, mentre lei cura la casa, le faccende domestiche e io non faccio mai un cazzo. A volte, non posso lasciare la scarpe dove me le tolgo. Lei può lasciare anche la biancheria intima, posta e trucchi sparsi per casa. Non posso fumare in casa. Lascio sempre i piatti sporchi o li lavo male. So caricare meglio la lavastoviglie. Non posso bere direttamente dalla bottiglia. Non posso mettere panni umidi nel cesto della biancheria, anche se non esiste un motivo valido per non farlo: dovranno bagnarsi comunque. Non è il caso di invitare qualcuno a casa, quando l’appartamento è in disordine o sottosopra. Non prendo mai decisioni per l’arredamento della casa, anche se sono state già prese da lei, per cui non me ne importa un fico secco dell’arredamento della casa. Non posso lasciare la porta aperta del bagno. Non posso lasciarla chiusa, perché lei deve entrare. Occupo il bagno per troppo tempo. Il rotolo della carta igienica deve avere l’estremità rivolta verso l’esterno e non verso l’interno. Il lavandino è nuovo e si sciupa se lo scopriamo dal telo di gomma. Non rifaccio mai il letto. Non posso dormire sul divano. Non posso regolare il condizionatore alla velocità che preferisco. Non posso vedere in tivvù film porno. Non posso lasciare sullo sfondo la Cnn. Non posso ascoltare ancora Bob Dylan o dedicarmi ad altri eccessi di gioventù. Non posso bere di giorno e nemmeno di notte. Non posso lavorare quando dovrei riposare. Non posso passare troppo tempo al computer. Sto sempre su una chat a cazzeggiare (le da’ fastidio il bip quando uno chiama)! Non posso "flirtare" per e-mail. Se un amico mi chiama dopo le dieci, lei vuole sapere perché. Non posso avere amici che preferiscano stare solo con me invece che uscire “in coppia”. Non posso criticarla in gruppo o quando ci sono estranei. Non posso fare ironia a sue spese. Non posso prendere la parti della persona con la quale lei sta discutendo o di cui mi parla male. Non posso essere troppo gentile o “socializzare troppo”, specialmente con persone di sesso opposto. Non posso parlare con questa persona più di una certa quantità di tempo. Non posso fregarmene della sua gelosia. Non posso essere polemico. Non posso stare in casa con la maglietta sbrindellata (anche se è un ricordo dei tempi dell’università). Non posso andare a comprare i vestiti da solo. Non posso buttare al vento i soldi “così”: Questo mese ho speso troppo: visto che lei ha controllato (spuntandolo con le causali di prelievo) l’estratto conto. Non posso essere di cattivo umore perché lei ha telefonato a lei. Non posso usare “il tono di voce sbagliato”. Non posso non cenare assieme “alla famiglia”. Non posso aggiungere sale al cibo senza che sia considerata una critica alla cucina. Non posso non aver fame perché ho già preso un aperitivo con gli amici. Non posso iniziare una frase con “Tu fai sempre…”. Non posso iniziare una frase con “Tu non fai mai…”. Non posso essere semplicista anche quando la questione è semplice. Non posso usare la mia capacità dialettica “da avvocato” durante una lite. Non posso ridere durante una lite. Oppure non posso ridere nella maniera sbagliata (troppo rumorosamente o troppo inopportuno o troppo idiota). Non posso dire quello che penso di lei. Non posso nemmeno pensare che l’amore che avevo sia finito. Non posso urtare la sua sensibilità, quando dico che per nostro figlio sarebbe meglio separarsi. Non posso fare ironia su un argomento che è molto serio. O arrabbiarmi, giustamente, per qualcosa che lei tratta con indifferenza. Non posso non capire la tragedia di dover affrontare “da sola” la vita. Non posso fare giochi di parole quando si parla dei pettegolezzi dei vicini. Non posso parlare delle relazioni passate, né di quella attuale. Non posso rifiutarmi di parlare di ciò che ho detto in analisi. Ma non posso nemmeno utilizzare il linguaggio della strizzacervelli con lei. Non posso non esprimere i miei sentimenti. Tranne quando quei sentimenti sono – e non dovrebbero esserlo – critiche. Non posso non dire nulla, quando stiamo parlando. Non posso parlare di fallimento o in modo non lusinghiero del nostro passato o dire qualcosa che faccia crollare una qualsiasi delle immagini idealizzate che ha di sé o di noi. Non posso mettere in discussione la sua interpretazione di una situazione. Non posso trarre conclusioni anche quando sono ineccepibili. Non posso essere cinico su un argomento che sta a cuore a lei. Non posso essere indifferente ad una cosa che a me sembra futile. Minaccia di rivolgersi ai carabinieri, ma non dovrei farlo io per sequestro di persona? Potrei continuare all’infinito, ma rischierei di addormentarmi…La mia conclusione è che traditori non si nasce, si diventa.
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:57 | commenti (29) mercoledì, settembre 20, 2006
Appena tornato a casa, stasera, ho sentito che c'era un'aria strana. Uno strano silenzio. Ho visto lei e mio figlio seduti in cucina che mi aspettavano (al varco). Mi hanno guardato senza dire una parola. Poi Alessio si è alzato ed è andato a chiudersi in camera sua. Io l'ho seguito e gli ho chiesto se era tutto ok. Lui ha detto “sì”. Ma era un “sì” poco convincente. Quasi triste. Sembrava un addio. Poi ho capito che stava dando modo a sua madre di dirmi quello che voleva dirmi. Sono tornato in cucina e lei mi ha detto che voleva parlarmi. Io mi sono seduto ed ho ascoltato. Era da tempo che avrei voluto ascoltarla. Io ho provato, due anni fa, a spiegarle che tra noi, ormai, era finita. Ma lei è una testarda. Lei era convinta che fosse solo una momentanea crisi di coppia dalla quale, con il tempo, saremmo venuti fuori. Forse, oggi, dal parrucchiere, durante una messa in piega e uno shampoo, non so bene, lei ha capito che non era solo una “momentanea crisi di coppia”. Era qualcos’altro… Era una fossa che stavamo scavando lentamente in mezzo e intorno a noi due. Quando le ho chiesto di cosa avremmo dovuto parlare, lei mi ha urlato in faccia (con la bava alla bocca) tutto il suo odio e il suo rancore e il suo dolore e la sua disperazione. Io non ho detto molto. Sì e no ho biascicato tre parole. Non mi sono giustificato. Né difeso. Lei ha ragione. Ma anche io ho ragione: senza amore la vita non ha senso. Due persone che stanno assieme da tanto tempo non hanno mai il coraggio di dirsi la verità in faccia. La verità è che certe cose capitano e basta. Capitano come gli incidenti stradali. Fai un sorpasso e ti schianti contro un tir. Oppure sei fermo al semaforo e ti travolgono in un tamponamento. E’ la stessa cosa. Invece si cercano spiegazioni. Motivazioni che non esistono. Esistono circostanze particolari che suscitano una crisi? Perché gli imprenditori falliscono? Perché due che si amavano non si amano più? Perché una passione o un desiderio affievoliscono? Sarebbe come chiedersi perché le persone si ammalano e crepano. Quello che so è perché le situazioni si trascinano fino a strozzarsi da sole. Perché da una parte, c’è la sicurezza e la comodità dell’abitudine, dall’altra, la sua stressante prevedibilità, dall’altra ancora, la voglia di essere liberi. Le favole dell’amore infinito sono come i segreti di Pulcinella. L'amore cammina sempre su un campo minato. Se non ne becchi mai una, sei fortunato e ti salvi, se pesti male un piede, salti in aria. Noi due non possiamo stare più assieme in questo modo…questa è la verità…In fondo, era questo che volevo. Era un sentimento doloroso che cercava di riempire il vuoto della mia esistenza e non me n’ero nemmeno accorto. Se i sentimenti non ci rendono invulnerabili, la fine di un pezzo della nostra vita sembra una piaga ulcerosa. Con il tempo diventa un cancro che ti divora dentro. Le storie d’amore vengono viste e scritte in modo diverso da ogni persona che affronti l’argomento. Ho fatto di tutto perché questo accadesse. Volevo arrivare alla rottura e al punto di non ritorno. Gli uomini senza palle come me (come molti amano definirmi e come mi sono sentito per diversi anni) non agiscono, fanno in modo che le cose accadano da sole. Provocano gli eventi con le proprie non-azioni…ma, intanto, agiscono, cercando di fuggire…forse sono forme di auto-inganno che trasformano l’oro della fede nuziale che porti al dito e la fedeltà in un piano di ammortamento di un mutuo che va assottigliandosi con il tempo…ma, a poco a poco, qualcosa inizia ad agitarsi dentro di te, all’inizio, è solo una sensazione indefinita ma non completamente sconosciuta, dubbi che si sbriciolano come pastafrolla, poi arriva un rombo distante che si fa sempre più fragoroso, come quando un branco di elefanti si raduna nella savana…Ora aspetterò che quei pesanti piedi, quelle urla, quei barriti strazianti, mi calpestino e finiscano di dilaniarmi...voglio morire per, poi, tornare a rinascere…non ho rimpianti, né sensi di colpa, tranne uno: spero solo che mio figlio, un giorno, capisca che, anche se non amo più sua madre, per me, lui resterà sempre il mio piccolo-grande tesoro e che lo adoro…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:41 | commenti (12) sabato, settembre 16, 2006
"Dormi sepolto in un campo di grano (Fabrizio De Andrè "La guerra di Piero") USA & Getta for President.
Sono e mi chiamo Bush. Bush dabliù. A differenza di Bush padre, sono un vero duro. Dicono che faccio il duro perché sotto sotto sono un codardo paranoico, ma si sbagliano.
Come tutti sapete, ho vinto e stravinto la guerra in Iraq. Ma qualcuno insiste ancora col dire che la guerra non è finita, che muoiono ancora decine di soldati americani e alleati e che quegli sporchi arabi non ci avevano affatto accolto come dei liberatori. Dicono anche che noi non siamo andati in quel letamaio a portare la democrazia e la libertà, ma solo a fregarci il petrolio…Noi?! Ma vi rendete conto che razza di fandonie raccontano?! Questa è solo contro-propaganda comunista, disfattismo pacifista e provocazione pellerossa, per dio, per bacco, per Maometto, per Allah e pure per Budda! Allora, sapete che ho fatto? Il giorno del Ringraziamento, ho preso l'Air Force One, il mio aereo personale e sono andato a controllare la situazione. All'aeroporto di Baghdad avevo già avvertito i miei generali: “Fatemi il cazzo del piacere, non fatemi vedere bare di soldati, che portano sfiga!”. Sulla pista infatti c'erano cento bambini iracheni che mi salutavano sventolando bandierine a stelle e strisce. Ne ho avvicinato uno e gli ho chiesto: - Come ti chiami, piccolo mussulmano filoamericano? - Veramente mi chiamo Jerry e sono un nano di Chicago - ha balbettato quello. L'ho fatto sbattere a Guantanamo, insieme a tutta la troupe di comparse. Poi mi sono fatto portare alla base Usa sull'auto blindata Ground Force One. Tutto era tranquillo come a un party, i soldati mi hanno accolto con un applauso scrosciante e ammirato. Ero elegantissimo: avevo il giubbotto mimetico da generale, la t-shirt dei marines e gli anfibi nuovi che mi aveva regalato Berlusconi, ancora freschi di saliva. C'era ad attendermi il generale Sanchez. Gli ho stritolato la mano e ho chiesto: “Allora tutto bene questo mese? Che si dice?”. - Veramente, Presidente, ci sono stati più di duecento caduti… - ha risposto Sanchez. - Cazzo, date meno cera ai pavimenti! - ho detto io. Il generale Sanchez ha dato l'ordine di ridere. Vedete, un vero presidente deve saper dire battute e sdrammatizzare. E poi a me le perdite non piacciono, io sono un vincente. Mi dispiace per Berlusconi, non gliel’ho mai detto, ma a voi posso dirlo: lui ha perso le elezioni con Prodi perché non sapeva raccontare le barzellette come me… A quel punto, sono entrato nella sala mensa col mio passo fiero ed emorroidale, a gambe larghe, a metà tra John Wayne e un pitbull. E in mezzo alla sala c'era Bin. Un tacchino iracheno di trenta chili, enorme, spaventoso. Nessuno aveva ancora trovato il coraggio di affrontarlo e fare le porzioni. - Stia attento, Presidente! – mi ha urlato Sanchez - lo abbiamo tenuto in forno per sei ore, ma con questi iracheni non si sa mai… Ma io sono il presidente e non ho paura di niente. Mi sono avvicinato a Bin ed ho estratto Blade Turkey One, il coltellaccio presidenziale. Nei miei occhi sono passati i momenti storici della storia americana e della mia vita: Little Big Horn, Pearl Harbour, Jack Daniels, il Vietnam, le mie evasioni fiscali, le truffe elettorali... Ho lanciato un urlo di guerra terribile e... Ho fatto a pezzi Bin. Cosce di qua, ali di là, e il ripieno di castagne e napalm che riempiva tutto il tavolo. Tutti applaudivano e tiravano petardi in segno di giubilo. Poi mi hanno detto che non sparavano petardi, ma stavano ammazzando degli spagnoli.
- Che cazzo ci fanno ancora gli spagnoli qui? Non se n'erano andati? - ho chiesto. - Qualcuno è rimasto e si è arruolato nei marines - mi ha confessato orgoglioso il generale Sanchez. - Ah già, ora ricordo - ho detto io – beh, insegnate loro la frase con cui la nostra terza guerra mondiale passerà alla storia: al posto di: «Stanno ammazzando i nostri soldati e non sappiamo più cosa fare…», bisogna dire:«Non ci lasceremo intimidire!». Mentre parlavo con Sanchez, hanno portato dentro sei o sette feriti pieni di sangue. - Proprio adesso che stiamo mangiando? - ho protestato io. A quel punto, bisognava tirar su il morale dei soldati. Beh, non ci crederete, ma in meno di mezz'ora, io e lo Stato maggiore abbiamo mangiato tutto il tacchino Bin, comprese le patate bollenti. Due generali sono rimasti ustionati alla lingua. E poi non dite che non abbiamo coraggio da vendere… Poi, abbiamo ruttato e pisciato in gruppo, come si usa nel Texas, e mi hanno detto che dovevo parlare alle truppe. Democraticamente, sono sceso tra i miei coraggiosi marines. C'era un soldato nero, un po' grasso, con la faccia da Calderoli, mi sono avvicinato, l'ho guardato negli occhi e gli ho chiesto: - Soldato, fai conto che io non sia il tuo Presidente e dimmi pure sinceramente:cosa pensi di questa guerra? - Penso che il mio paese sia guidato da uno degli uomini più stupidi, arroganti e paranoici della storia dell'umanità - ha detto il nero con la faccia da Calderoli. Ho stabilito che da oggi durante le parate militari dovrà essere seguito il metodo della Tivù italiana "alla Fede-Vespista": i soldati potranno parlare ai superiori solo con una cassetta registrata e approvata dagli alti comandi.
Era ora di tornare a casa. Ho bevuto trentatrè Amarines, l'amaro del marines, e sono risalito barcollando sull'Air Force One. Salve di fucilate festanti accoglievano la mia partenza. Beh, la mattina dopo, è stata dura, la fatica del viaggio, il tacchino sullo stomaco, e poi altri attentati ovunque, e abbiamo richiamato tremila riservisti e ho scippato altri tremila miliardi all'assistenza sociale per destinarli a spese di guerra, e mentre i marines crepavano sapete dove ero io? In un bunker tremante? No, ero a giocare a golf col mio babbo. Capito che sangue freddo? Vedete, il terrorismo è l'unico problema del mondo che io e Blair e Berlusconi fingiamo di sapere affrontare, per nascondere che non sappiamo affrontare tutti gli altri problemi. Perciò ho confidato a Bush senior che spero di poter mangiare altri tacchini in Iran, in Siria, in Libano, nello Yemen e in tanti altri posti caldi di questo medio oriente che ora mi piace così tanto... Mi hanno detto che gli scienziati, riuniti a congresso, hanno stabilito che se il collasso ambientale continua, la terra ha cinquanta anni di vita. Dilettanti: io potrei far fuori tutto il pianeta con venti testate nucleari in meno di due ore. Me lo ha detto la CIA in un divertente recente rapporto. Putin non è più in grado di farlo e Osama avrebbe bisogno di anni. Ero lì immerso in questi allegri pensieri alla buca quindici, quando mi ha telefonato Berlusconi. Mi sta sempre a rompere i coglioni da quando Prodi gli ha fregato il posto..che palle… Mi ha detto che in Italia avevano scoperto delle cellule dormienti. Non ho capito se si riferiva a nuclei terroristi o al cervello di Bondi. In tutti i casi, approfitteremo dell'allarme attentati per rifarci al prossimo turno. Dio benedica l'America e Forza Italia, e ci conservi Bin Laden! Saddam non ci serve più! Ero lì all'ultima buca e brandivo Last Strike One, la mazza presidenziale, quando ho avuto un attacco di lucidità. E' stato terribile, l'ultimo l'avevo avuto nel 1984. Ho visto la pallina da golf e mi è sembrata la terra, un piccolo pianetino coi mari e i continenti sperduto nel grande prato del cosmo. E ho pensato che dopo secoli di civiltà, religione, democrazia, tecnologia e intelligence la terra è sempre quella piccola cosa lì, un pianetino affamato, intossicato, insanguinato, nelle mani di poche bande, sempre più potenti e sempre meno responsabili. E' stato il pensiero di un attimo. Ma non mi sono lasciato intimidire. Con un colpo secco, l'ho infilata in buca.
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:02 | commenti (59) domenica, settembre 10, 2006
Natascia, hai fatto la piscia? Sì, zio Dimitri, ne ho fatta sei litri.. Così cantava una simpatica canzoncina che conoscevo da bambino. Non ricordo perché, né chi me la cantò per la prima volta (mia madre penso di no, perché è bizzoka e odia i russi), però mi è venuta in mente guardando l’intervista televisiva di Natasha Kampush. Trimonato da BaroneAgamennone | 11:11 | commenti (26) venerdì, settembre 08, 2006
Per Fiordiloto La scomparsa di una blogger non è più grave o peggiore della perdita di un amico. Ma ti fa ragionare, in silenzio e con gli altri, dell’immortalità. Volumi di citazioni, di storia del mondo, delle religioni, di storia solo tua... A parte il significato della parola, oggi mi chiedo: c’è un’immortalità privata? Forse sì. Si è immortali per chi? Per i figli, per qualche amico speciale, per persone incontrate senza poi soluzione di continuità nei pensieri, ma anche per persone mai conosciute, incontrate nel web… Trimonato da BaroneAgamennone | 21:25 | commenti (10) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).