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sabato, ottobre 28, 2006
Nella mia prossima notte, tra sabato e domenica, cambierò la mia ora "legale". Prenderò le lancette del mio orologio e le porterò indietro a quella solare. A proposito di tornare indietro, lo scorso ferragosto, tra un gavettone e l’altro, mi devo essere dimenticato di comprare il giornale. Riesco a guardare poca televisione d’inverno, figuriamoci d’estate, e, così, mi è sfuggita questa foto. Mannaggiammè… La foto ritrae il Ministro degli esteri, Massimo D’Alema, a braccetto con il deputato Hezbollah Hussein Haji Hassan per le strade di un Libano bombardato dagli israeliani. Questa foto è stata scattata il 15 di agosto scorso. Una foto che ha fatto molto discutere, a quanto pare… Per fortuna, navigando nel mare infinito di Internet, uno recupera, si aggiorna e, per caso, infatti, mi sono imbattuto in un blog dal titolo: "Cosacchi a San Pietro” (sottotitolo: “Bandiera rossa ha trionfato. Diario dei comunisti al potere”). Dopo di che, ho fatto una rapida ricerchina su Google, e scopro che l’argomento è stato trattatissimo sul web. Lo ritrovo infatti, anche su un altro sito (dal nome un po’ più chiaro del precedente: “Qualcosa di destra”): Le polemiche su D’Alema sottobraccio al deputato hezbollah fanno il paio (e direi che vanno “a braccetto”) con quelle, ugualmente futili, su Pecoraro Scanio (e non so chi) fotografato mentre sorrideva a un funerale. Un’istantanea può essere mendace, coglie l’attimo e solo quello, e per paradosso potremmo tranquillamente sostenere che un minuto prima D’Alema e l’hezbollah stavano guardandosi in cagnesco, e un minuto dopo Pecoraro Scanio stava piangendo a dirotto. Si dovesse ricostruire in un blob fotografico la vita di ciascuno di noi, sarebbe la più falsa e casuale delle rappresentazioni. E dunque, specie se si abita un territorio complicato e controverso come la politica, come la guerra, come la pace, bisognerebbe tralasciare questi giudizi-flash su immagini-flash... Di superficialità ce n’è già a bizzeffe e anche di emotività che riduce lo sguardo di ciascuno di noi a un lampo d’ira, perché ci si possa permettere di discettare (come fanno in molti) sulla postura di un ministro che visita un paese bombardato... Purtroppo, risulta sempre più evidente che parecchie persone, anche intelligenti, sono incapaci di rispondere "no, grazie, scusa, tornerò, mi so' sbagliato…" a coloro che chiedono, invitano, inducono, provocano- anche violentemente - commenti polemici o salaci a partire da minimi pretesti, da incidenti infinitesimali. E, da un battito di ciglia, nascono polemiche tanto gonfie e sterili quanto vuote… PS: anche se non c'entra niente (o forse c'entra moltissimoo) con questo discorso, pensadoci e ripensandoci, per giorni, arrivato quasi all'ora solare, mi sono reso conto di amare una donna che ha un nome che mi piace troppo...il suo nome inizia con la enne....lei si chiama così...ed è un nome curioso e impertinente..mai conosciuto, mai sentito, prima d'ora…troppo bello...se provo a dirlo a voce alta mi mette allegria....se provo a pronunciare questo nome a voce bassa, mi sento come un angelo in paradiso ed anche come un diavolo dell'inferno...amore mio, sei nella mia anima e lì ti lascio per sempre...goccia a goccia...pianto a pianto...
Trimonato da BaroneAgamennone | 03:57 | commenti (6) domenica, ottobre 22, 2006
Oggi che è domenica, vorrei parlare di lavoro. Gli altri giorni lavoro e, quindi, non ho tempo. Vorrei che quello spicchio giallo scomparisse da quella torta. Io sono contro il lavoro precario. Da qualunque parte venga promosso e legiferato (destra o sinistra, centro-destra o centro-sinistra), io sono contrario ai contratti a tempo determinato, intermittenti, interinali, co.co.co., co.co.prò e coccodè e nei mille altri ridicoli modi che hanno inventato per chiamarli, solo per rendere più forti i padroni. Non certo per favorire l’occupazione o aiutare i lavoratori che restano senza un futuro. L'entrata in vigore dei nuovi contratti di lavoro flessibile ha prodotto profondi cambiamenti nella società italiana. Il seguente capoverso di questo post, ad esempio, è ancora soggetto al vecchio contratto di Splinder, completo di mutua, pensione e garanzie reciproche, e dunque si intende che lo scrivente, anche nel suo interesse, si senta tenuto a fornire un prodotto corretto nella forma e nella sostanza, avendo cura della propria carriera da blog-star.
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:31 | commenti (73) sabato, ottobre 21, 2006
A volte, ti senti così solo e sperduto. A volte, ti senti come un extraterrestre buttato giù dalla navicella. Spinto giù, per forza e per capriccio, gettato via dal portellone...via, nel vuoto dell'aria...e tu plani, apri le braccia e le gambe, con il paracadute chiuso...senti l'aria sul viso e sugli occhi che lacrimano....quel vento che, allo stesso tempo, ti trattiene e ti spinge giù. Tu, intanto, pensi all'impatto. Finalmente arrivi. Senti il freddo contatto dell'acqua. Ti senti tuffato e caduto da un pianeta lontano, sbarcato in un mare pieno di onde. Sconosciuto. In quel momento, senti che la tua vita sta andando via. Per salvarti, ti affanni, nuoti, annaspi. Spingi le braccia, le gambe e i piedi. Cerchi un approdo. Finisci spiaggiato su un’isola deserta. Circondato da sabbia, sole rovente e palme. Ma continui a sentirti solo e incompreso dal mondo intero. Ancora solo. Non riesci a dire quello che vorresti dire. Non trovi le parole. Quelle giuste. Quelle adatte. Le parole si strozzano nel percorso che va dal tuo cuore alla gola. E, quindi, resti silenzioso. Muto come l’urlo nel quadro di Munch. Poi, ti accorgi che anche i silenzi parlano…Parlano forte. Strepitano. Dicono. E urlano! I silenzi possono essere lunghi, interminabili. Ma servono per capire. Intanto, li interpretiamo. A quel punto, cerchi di capire che cosa ti sta succedendo. I silenzi dicono cose che non riusciremmo mai (mai!) a dire. I silenzi dicono e spiegano mille parole inutili che non servirebbero a niente e che riusciremmo a dire male, malissimo…Poi, basta ascoltare una canzone e le parole si sciolgono nel gozzo della gola, le mani si muovono, la tua vita riprende, le mani tornano a toccarsi…è bellissimo ritrovarsi… Ieri avevo scritto questo post: “Non avevo esperienza di assenza, avevo la testa fra le nuvole, avevo dimenticato che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi, non sapevo che un matrimonio infelice richiede molta sofferenza, così come una relazione d’amore… Lei si era sciolta dal mio abbraccio, aveva rimesso il velo di lino, i piedi per terra e andava verso la porta. Quando dalla porta aperta vidi la neve scendere sulle strade buie, dimenticai che avevamo sempre parlato urlando. Non ero abituato a parlare in silenzio, con lei. Ora vorrei alzare la voce e urlare. Ma a che servirebbe?. “Cosa faremo d’ora in poi?” “Non lo so”, rispose, ligia alle regole del gioco degli scacchi in amore, e andò via silenziosa lasciando nel vecchio giardino le belle impronte dei suoi piedi che la neve, veloce, copriva”. (tratto da Orhan Pamuk, Il mio nome è rosso – riadattato da Barone) PS. questo in corsivo è un post mai pubblicato e finito nel mio cestino…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:51 | commenti (21) sabato, ottobre 14, 2006 Guardo poco la televisione. Ancora meno seguo i reality sciò. Specie quelli molto trash che speculano ignobilmente sulla lacrimuccia facile. Queste trasmissioni mi tolgono l’appetito o, peggio, mi fanno venire la diarrea (a seconda se mi beccano prima o dopo i pasti). Mi fanno un po’ pena questi personaggi alla ricerca di una nuova vetrina che li tolga da quel dimenticatoio dove sono scivolati, che li faccia nuovamente emergere dal buio del nulla dove l’industria dell’immagine (che brucia tutto e tutti molto rapidamente) li ha buttati. Non sapevo nemmeno chi fosse questo Den Harrow (al secolo, Stefano Zandri). Tanto anonimo, per me, con il suo nome vero, altrettanto quanto con quello finto-d’arte. Poi ho scoperto che è presente persino su Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Den_Harrow) e che è “un cantante italiano”. Un cantante? Italiano? Ammetto anche di non seguire moltissimo le trasmissioni musicali che aggiornano sugli ultimi successi che svettano nelle top ten e sulle tope che mostrano culi e tette pur di canticchiare un motivetto orecchiabile. Così decido di fare una ricerchina sul mio muletto di e-Mule e trovo questa canzoncina che ho messo in sottofondo, ora, ma che non mi dice niente, a parte che è così vecchia che si sente ancora persino il rumore della puntina del giradischi che graffia mentre il disco gira… Stante la noia domenicale, aiutato dal blocco per manutenzione di Splinder che si protraeva di ora in ora, mi sono preso la briga di fare una ricerchina su Google e trovo queste foto:
Oh, cazzo! Ma questo sì che me lo ricordo! Sì sì! Ma è di vent’anni fa? Per questo non lo riconoscevo ora… Mò sta sull’Isola dei famosi, in Honduras… L’ho visto, l’altra sera, alla tivvù, il nostro Den. Faceva il macho, con le sopracciglie finte, con gli altri finti naufraghi, ma poi, collegato con la sua compagna (da studio), si è ridotto ad uno straccio, al punto che, al confronto, Enzo Paolo Turchi quando implorava 'Carmen, fammi tornare a casa!' stava facendo il duro. Questo è Den Harrow. E se avete tre minuti di tempo, guardate questo video che ne vale la pena…
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:45 | commenti (16) venerdì, ottobre 13, 2006
L´idea che la morte abbia una specie di anticamera psichica è perfino un luogo comune popolare, come il famoso “ho rivisto tutta la mia vita come in un film” riferito da alcuni redivivi e scampati. (Anche se circola, in proposito, una vecchia e cinica battuta: “ho rivisto la mia vita come in un film, e devo dire che la regia era pessima e i dialoghi scadenti”). Ieri, una cara amica mi ha raccontato un suo sogno. Un sogno strano e contorto (come, del resto, appaiono tutti i sogni) che coinvolgeva, oltre me, anche altre persone (reali e virtuali, vive e, purtroppo, non più). Era un sogno di quelli che sembrano farti sorridere sul fatto che la morte sarebbe spesso preceduta da un sogno rivelatore, una specie di quadratura dei conti in extremis che l´inconscio regala agli agonizzanti, rasserenandoli. Vabbù, io, per stare sul sicuro e non correre inutili rischi, oggi, invece di prendere l’ascensore, so’ salito e sceso per le scale (visto che, nel sogno, dicevano che sarei precipitato in un ascensore). Che un "Ultimo Sogno" benefico possa alleviare la partenza sarebbe, a ben vedere, il più sorprendente dei doni, posto che l´inconscio, per rimanere in metafora cinematografica, in genere non è molto propenso agli happy end. L´universo onirico è fonte inesauribile di inquietudini e di spiazzamento, e la sua specialità sembra scompaginare la faticosa certezza degli affetti, dei comportamenti e perfino dei luoghi fisici. Le case, gli ascensori e le città dei sogni non sono quasi mai quelle che conosciamo, lo spaesamento è regola, nei sogni non siamo mai padroni di noi stessi, quasi che le zone profonde dell´io, compresse e negate nella vita cosciente, vogliano ribaltare la situazione in loro favore. Quel sogno, letto in questa chiave, contiene una vera e propria rivalutazione dell´inconscio, attribuendogli (e dunque attribuendo a noi stessi, individuo per individuo) la potestà dell´ultimo viatico, di un auto-saluto riconciliante. Il suo racconto e la sua conoscenza o le varie interpretazioni - se possiamo definirli tali - ci sono istintivamente simpatici, e, in genere, ci portano a fantasticare su altro. Perché l´inconscio e la psicanalisi sono, culturalmente parlando, quasi in disgrazia, l´uno perché sospettato di essere un surrogato "scientista" e dunque immiserito dell´anima, l´altra in quanto disciplina delle pulsioni e non dei Valori, e insomma figlia di un secolo razionalista e misconoscente le categorie spirituali e le verità rivelate. Di conseguenza, i sogni, che nella seconda metà dello scorso secolo parevano finalmente diventati, e non solo per le classi colte, il ricettacolo di preziose rivelazioni sul funzionamento della psiche, essi sono da tempo retrocessi, a furor di popolo e di televisione, al rango precedente di apparizione magica, buona per i numeri al Lotto, per la superstizione, per il penoso traffico di maledizioni e benedizioni da consegnare alle cartomanti. I sogni come l´oroscopo, i tarocchi e la sfera di cristallo. Troppo complicato interpretare i sogni come segni del linguaggio, pur sempre reale, della psiche profonda, meglio fantasticare su presagi e apparizioni di defunti. Meglio la superstizione della scienza, e non è che uno dei tanti corollari della nuova diffidenza di massa (e di molte "avanguardie" culturali) contro la razionalità. Ora, a sorpresa, ci vengono a dire che l´inconscio, questo maledetto complicatore degli stati d´animo, perturbatore notturno del comune senso della vita, ingarbugliatore indefesso dell´idea che ci siamo fatti di noi stessi, all´ultimo istante viene finalmente a "spiegarci" qualcosa, ad addolcire anziché amareggiare, a semplificare invece che intrigare, regalandoci finalmente un sogno perfetto, risolutore. Una voce fuori campo che accompagna alla fine con amicizia, e quella voce è la nostra, la stessa voce che in vita ci ha così spesso sviato o accusato, ci ha fatti sentire deboli o insinceri. Il sogno è una voce di dentro, la più autarchica delle immagini, la più intima e inviolabile delle storie. Non delega ad altri nemmeno il più trascurabile dei dettagli, né il volo (quando si sogna di volare) né la caduta, né la luce né il buio, non la cattiva figura e non la buona. Se il sogno è premonitore o rivelatore, ritroveremo nell´ultimo sogno le scarpe o le chiavi o l´automobile che dormendo abbiamo sempre sognato di avere smarrito. Oppure scopriremo che abbiamo paura delle digrazie. Che novità! Io sogno da una vita di avere dimenticato in una strada della mia città il mio primo motorino Guzzi, che in realtà mi venne rubato. E mi scervello per ricordare a quale palo lo avevo incatenato, più di trent’anni fa, facendomi una gran colpa di tanta distrazione. Nell´ultimo sogno, quello pacificatore, spero dunque che la mia vecchia psiche riottosa si decida infine a rivelarmi dove diavolo lo avevo dimenticato, il mio motorino, e dove sono i miei meravigliosi quindici anni…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:16 | commenti (6) lunedì, ottobre 09, 2006
Post dedicato al mio amico (ma che dico “amico”? Camerata!) Bibbì: l’ultimo dei désengagés. Po-po-po-po-popooo-po!!! Mi chiedo ancora perché, alle ultime elezioni politiche, l’Italia si sia spaccata in due. Ma, a parte questo, penso anche che sia sempre meglio “spaccarsi” in due piuttosto che spaccare le palle a chi si è buttato da una parte o dall’altra (sbagliando anche o turandosi il naso pure, ma scegliendo una cosa invece che niente). Anche nel 1943 c’erano in giro, si sa, tutti quei fascisti e quei comunisti, e un sacco di mitragliette, camionette, bombardieri, sirene d´allarme. Un dannato fracasso, e tutta quella gente, dio mio, che alzava la voce, italiani rozzi e passionali, ingenuamente convinti che una guerra mondiale, qualche milione di morti, il nazifascismo, la persecuzione degli ebrei e altri deplorevoli inconvenienti fossero un pretesto sufficiente per schierarsi da una parte o dall’altra. Schierarsi, che volgarità! Stare a guardare alla finestra e pisciare sotto chi passa è un’arte antica come il più antico mestiere. Ma questo nuovo normo-tipo non va confuso con il comune e vecchio “qualunquista”, quello di Giannini, per intenderci (che non è un vecchio giocatore della Roma, ma il fondatore del partito “il Fronte dell’Uomo Qualunque” del 1944). Ora, dopo studi approfonditi, viene definito désengagé. Chi è? Che fa? Vediamo. Tipico esercizio di stile dei désengagés è buttare merda nel ventilatore, fare di tutte le erbe un fascio (come si diceva una volta), buttare l'acqua sporca con il bambino dentro. Oppure, più abilmente, spalmare le responsabilità individuali e politiche lungo uno strato di storia così lungo da renderle una pellicola inconsistente. Fino al punto di assottigliare tanto la distanza storica, culturale, politica tra la destra-fascista di ieri e di oggi e la sinistra attuale che vede ormai un comunismo a bagnomaria, ma che tenta almeno di arginare la deriva liberticida alla quale i berlusconiani e i suoi degni compari stavano portando questo Paese sderenato. Un Paese in cui lo scontro tra queste due parti non si chiama più lotta di classe, ma si chiama però conti che non tornano più, visto che salari e stipendi sono divorati dall’euro e si fa fatica anche a sbarcare il lunario e ad arrivare alla fine del mese. Mussolini salì al potere anche per le colpe dei partiti democratici litigiosi, i partiti democratici litigiosi erano litigiosi per colpa della fragilità dello Stato unitario, lo Stato unitario era fragile per colpa del Risorgimento incompleto, il Risorgimento era incompleto per colpa del papismo e dell’antipapismo, i papisti erano papisti e gli antipapisti antipapisti per colpa di Napoleone, Napoleone era basso di statura per colpa di sua mamma che lo trascurava, sua mamma era stronza per colpa di un fidanzato libertino, il fidanzato era libertino per colpa del Settecento, il Settecento è la tipica reazione al Seicento e così via fino alla guerra del fuoco, combattuta dai trogloditi per assoluta mancanza di cultura bipartizan. E oggi: tra un Berlusconi & un Bossi (che sono stati buttati giù dalla torre e dal Palazzo molto faticosamente e per un pelino) e i suoi oppositori, il désengagé scuote il capo, indica con il dito indice le pagliuzze di oggi (dimenticando le travi di ieri). Indica a tutti, come antidoto, il proprio metodo virtuoso: segnalare – con molta soddisfazione e una punta di sarcasmo - gli errori dell’attuale Governo. Distribuisce, come un Gabibbo, tapiri d’oro come fa “Striscia la notizia” di Ricci (che peraltro non sa, o finge di non sapere, che è anche lui, con le sue veline, un uomo di molto potere, che muove i miliardi). Come Striscia, il désengagé si vede come Robin Hood ma non si accorge che è diventata una specie di Sceriffo della Contea politica, sgrida, intimidisce, commina pene.Ama stare nel mezzo, o border-line e scansarsi rapidamente quando partono le sberle. Gli piace sgridare chi le prende in faccia perché si trova la faccia al posto sbagliato. Dopo la clamorosa presa di posizione di Fini, che ha perdonato ufficialmente gli ebrei, a nome dell'Italia, ed ha dichiarato che anche lui tifa per la Lazio, il dibattito tra sport e politica si coagula attorno alle questioni decisive della modernità. Ecco le principali posizioni. Bibbì, detto anche Blanco & Bleu Il suo nick si riferisce ai colori sociali della Lazio-Calcio, ma, per gli amici: è, più semplicemente, “il padrone di Spartaco” (anche se lui ama definirsi “il figlio di Spartaco”, come ha dichiarato in una recente intervista all’Istituto Luce). Alcuni dicono che sia anche un po’ figlio denà mignotta, quando parla di politica. Il suo più recente atteggiamento nei confronti della politica interna ricorda un po’ le note discussioni tra Peppone e don Camillo. Quando, invece, si imbarca in discussioni di politica estera, ricorda un po’ le vecchie barzellette sul: “ci sono un francese, un inglese, un tedesco e un italiano ecc.”. Dopo aver lamentato, durante il periodo pre-elettorale, la famosa "ossessione antiberlusconiana" della sinistra (dimenticando l’ossessione berlusconiana di Berlusconi), il suo pensierino unico post-elettorale è di aver fatto bene ad astenersi dal votare per il centro-sinistra. Primo perché non ci sono solo due destre (una in camicia nera e l’altra in camicia da notte o in maglietta a mezze maniche di Armani, fatta poco più che da una vipperia di snobs), ma ci sarebbero anche due sinistre (quella vecchia berlingueriana, sudaticcia, fatta di assemblee operaie, dove c'è puzza di fumo rappreso, sedimento di interminabili riunioni, di manifesti rossi alle pareti di stanzoni freddi ed illividiti dai neon; e quella nuova fatta dalla barca ormeggiata nel porto di Gallipoli di D’Alema). Superata l’accusa solita ai comunisti e post-comunisti: ieri servi dell'Urss e oggi di Prodi (figlio della diccì e dell’IRI dove fece una palla di pelle di pollo), è passato a quella più articolata che: “destra e sinistra, PER ME, pari sono”. Perché se Marx è morto, Dio è morto e neanche Woody Allen si sente tanto bene, “io non mi schiero con i coglioni!” e se proprio devo fare il tifo per qualcuno, invece che per il Livorno, che è troppo di sinistra, vado allo stadio a vedermi la Lazio di Di Canio. Donna Assunta Almirante. Teodoro Buontempo. Alessandra Mussolini.
nota per chi è arrivato a leggere fin qui: "Bibbì, pur di farti postare, che saddà fà?".
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:41 | commenti (57) domenica, ottobre 08, 2006
Che cosa deve fare un brav’uomo per non far finire tra i rovi il proprio matrimonio? Come dev’essere, secondo gli ultimi aggiornamenti della morale cattolica, la vita sessuale ideale di una santa donna? Pare che, per studiare il problema, si sia riunito un gruppo di esperti, tra i quali, oltre mia madre e il cardinal Ruini, c’erano anche Amanda Lear e Platinette…
Per prima cosa, il pool di ricercatori ha immesso in un computer le molte migliaia di comportamenti, atti e pensieri considerati contrari a una corretta vita sessuale cattolica.
I principali divieti: sono da evitare i matrimoni misti, i rapporti prematrimoniali, i rapporti post-matrimoniali, i rapporti matrimoniali disgiunti dalla volontà di procreazione, l'erezione non coronata da matrimonio, i rapporti sessuali in posizione non ortodossa (dalla sodomia alla posizione dell'attaccapanni, dal coito a trivella a quello a centrifuga, dal classico trenino al perverso "asso di bastoni", fino al licenzioso "di chi è questo ombrellino?" in uso nei boudoir settecenteschi), la sepoltura in tombe di famiglia con loculi promiscui, la dispersione del seme e la dispersione della biancheria sul pavimento (mutande e canottiera vanno ripiegate e appese all'apposito supporto secondo i dettami indicati, già nel Seicento, dal cardinal Foppa Pedretti), l'uso del preservativo, l'onanismo, i coadiuvanti chimici, la pornografia, i pensieri impuri, la fecondazione artificiale, il tiramisù e i cibi afrodisiaci, i vestiti sconci, la biancheria intima a nolo, gli specchi in camera da letto, l'uso di frusta e manette, le fantasie erotiche, le parolacce eccitanti (tutte elencate in un esauriente documento della Cei, dal classico "sei una sporcacciona" al raffinatissimo "mi piaci troia”), abitare sopra un sexy-shop, gli occhiali da sole troppo vistosi, i mezzi guanti con le dita di fuori, le telefonate a bassa voce, la sauna, i massaggi tailandesi, le infradito, i ristoranti con séparé, fare piedino se non con i moon-boots, i calendari da elettrauto, i guanti da chirurgo, depilarsi, la doccia con il vetro trasparente, i buchi della serratura troppo larghi e infine camminare nudi sul lungomare distribuendo il proprio numero telefonico ai passanti e roteando la lingua.
Dopo, il computer ha fornito il seguente identikit della coppia ideale cattolica, definendola per successive stratificazioni logiche. Ecco il responso.
(*) in sottofondo, state ascoltando i Muse – “Supermassive Black Hole” (la musica è stata gentilmente fornita dalla ditta “319”). Trimonato da BaroneAgamennone | 11:52 | commenti (38) venerdì, ottobre 06, 2006
Quando uno non sa che dire, che fa? Parla del tempo..non ci sono più le mezze stagioni..See… Ma che dite? Ci sono e come! Eccola qua. E’ arrivata la mezza stagione. Rassegniamoci. Le mezze stagioni ci sono sempre. Perchè questa come la chiamate? Magari arrivasse l’autunno, quello vero e freddo… almeno, quando vedi cadere le foglie gialle dagli alberi, mentre le donne sono felici perché possono finalmente smettere di strapparsi i peli dalle gambe, tu vai a cercare le castagne nei boschi oppure ti ricordi di togliere dalla naftalina l’eskimo e ti metti a cercare le barricate. Mi fa incazzare questo tempo di merda… La mattina esci e muori dal freddo. Il pomeriggio esci e muori di caldo. La sera muori e basta, perché non sai più se fa caldo o freddo. Bisogna vestirsi “a cipolla” (dicono). Io mi vesto come l’aglio e mi sto seccando come una pianticella d’ortica, è lo stesso? Entrare in un negozio per cercare di comprare un vestito in grado di non farti morire di caldo quando non fa freddo è stressante. Dunque. Le commesse, in genere, hanno appena finito la quinta elementare e cercano di convincerti che stai facendo “un vero affare” a prendere una cosa che non userai per più di due settimane ma costa quanto il tuo stipendio mensile. Adorabile testolina mesciata biondo ottone, come posso crederti? Ti sembro un fesso indefesso da trapanare nella testa? Dubita, almeno. Perché insisti? Perché non confessi, invece, che sei scorbutica perchè hai appena scoperto che il tuo ragazzo tromba con un’altra, che sei ignorante come una capra e con un cervello elastico quanto una gomma da masticare masticata da ore? Scusami, non ce l’ho con te, cocorita. E’ che stò un po’ nervoso. A casa, vado a colpi di rasoiate. Al lavoro, mi arrivano letterine “rammaricate” dal super mega direttore galattico, che mi chiede di spiegargli i motivi per i quali non ho fatto una certa cosa (che tradotto vuol dire: “Ma che cazzo fai in ufficio? Ti gratti i coglioni?”). Gli ho risposto con una lettera di 36 pagine che starà ancora finendo di leggere. Non uno, ho un elenco di motivi, testa di cazzo! Quando smetterai di passare il tempo a scrivermi le letterine “rammaricate” e a lisciarti quella palla di biliardo che hai al posto della testa, magari, vieni a trovarmi, ogni tanto, così te li faccio anche vedere i motivi. Un’altra cosa che mi fa innervosire è, quando mi incontrano, e mi chiedono: “Ti vedo stanco…Hai una faccia così sbattuta…Stai male?”. Tu cerchi di minimizzare e quelli continuano: “Sei sicuro di star bene?”. Ma che spaccamaroni, sarò anche un po’ pallido come un baccalà, d’accordo, ma è per via del tempo! E allora? Ma ce l’hai uno specchio? E allora vedi un po’ tu se hai tutti ‘sti motivi per farmi le analisi delle piastrine in mezzo alla strada! Sarai pure bianco e rosso come Heidi ma hai trent’anni e sembri mio fratello più grande! Io, quando mi chiedono quanti anni ho, me ne metto una ventina di più, così mi dicono almeno che me li porto benissimo e non mi rompono più i coglioni con questa storia… Reload
Che poi, in autunno, sarebbe tempo di migrare. Fare le valigie come i rondinoni e veleggiare verso paesi più caldi. E invece mi tocca tenermi questo cielo sciupato come il mio viso fanè. Oggi camminavo tra le foglie secche ed ho scoperto che spesso coprono cacche di cane e mi è venuta una malinconia pesante come una trapunta. Io non li capiscono quelli che amano i colori dell’autunno…Sono colori troppo tristi! Saranno belli nelle Langhe. Deliziosi nel Chianti. Mozzafiato sulla Sila. Ma non qui. In queste piazze devastate, alle fermate degli autobus e nei cortili pieni di macchine ferme e sporche… La verità è che l’autunno ti fa scoprire che la vita in fondo è un tentativo di evitare il peggio: l’inverno. Con quel freddo e quell’umidità che non ti fanno venire nemmeno voglia di mettere il naso fuori di casa. E quando sei costretto a farlo, perché devi pure campare, scopri che anche l’auto la pensa come te e non vuole avviarsi. Il segreto per vivere felici è accontentarsi. Scegliere il meno peggio. Sul lavoro. Tra gli amici. Nella coppia. Quando ho cercato di spiegarlo al coniuge, anni fa, lei si incazzò: “Ah, bene, e quindi io per te sarei il meno peggio?”: Le dissi: “No, cara, TU SEI IL PEGGIO! Sei proprio il peggio che possa capitare a un uomo!”. Prima di sposarmi pensavo che il bello della convivenza fosse soprattutto l’opportunità di dividere le fatiche. “Un giorno la spazzatura la porterò sotto io e un giorno lei”. Sì, ciao, a un certo punto, mi sono accorto che la portavo sempre io e poi ha iniziato a pesare il doppio. Fisicamente ci si tiene insieme con la sparapunti (quella del tappezziere).Gli ultimi due sms che ho scambiato con il coniuge erano: “Compra due petti di pollo”. E nell’altro che diceva? Pure. Aveva schiacciato due volte il tasto di invio. La passione se n’era andata assieme ai rondinoni autunnali e nel letto ti accorgi che preferisci sprofondare nel permaflex in uno stato pericolosamente vicino al coma. Le prime avvisaglie arrivano quando inizi a guardarti in giro. Non guardi più le vetrine dei negozi ma le donne che guardano le vetrine dei negozi. In ufficio, c’è sempre qualche cosa che cade e se inizi a guardare la collega che si china a raccoglierla con la minigonna o con i jeans a vita bassa e il tanga che sbuca, capisci che in te c’è qualcosa che non va. Prima, il tuo sentimento era forte come il muro di Berlino e non te le faceva vedere certe cose. Per abbatterlo, le altre donne avrebbero dovuto fare domanda al Catasto. Mentre, ora, a parte che anche il muro di Berlino è caduto, il livello del tuo testosterone si è alzato e non sei più disposto a donare i tuoi testicoli alla scienza. E così inizi a vedere il coniuge con altri occhi…come il bue nel presepe vivente della parrocchia…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:54 | commenti (15) domenica, ottobre 01, 2006
Vorrei rispondere a qualcuno dei commenti che ho letto nel post precedente. Mi viene da rispondere. “Mah?”. Non polemicamente, perché immagino che siate stati tutti ispirati dai migliori sentimenti. Ma un tantino provocatoriamente, questo sì. Mi viene da pensare alle coppie perfette: tipo Tom Cruise e Nicole Kidman, o Barbie e Ken. Quelle che danno tanta sicurezza. Considerando il fatto che io a Tom somiglio moltissimo, per una serie di affinità non solo fisiche. Insomma, un po’ gnomo lo so sono pure io. Eppure la piroga del loro amore ha cominciato a imbarcare acqua. Nella mia già nidificano i pesci. E, del resto, anche tra Barbie e Ken, nel loro amore inossidabile di plastica (è dalla prima asilo che stanno assieme!), arrivò quel Taricone di Big Jim, anche se era solo una storia di sesso e palestra. Insomma, io non ci credo alle donne che dicono che il loro principe azzurro citofona tutte le sere al portone posteggiando il cavallo di lato al cassonetto. Oppure, si vede che io non sono né un ranocchio bavoso, né tanto meno un principe azzurro. Con tutto il fegato che mi sono magnato, in questi anni, mi sento più mister Loba Loba… Ma davvero vivete tutti felici e contenti? Possibile che mentre voi cogliete margherite nelle fiabe, io faccio l’occhio pazzo da Jocker di Batman? Ma com’è sto fatto? Ma non eravamo tutti nella stessa barca? Io pensavo che fossimo tutti presi da un’unica marea che ci porta su e poi giù, quando e dove vuole lei. E che il problema fosse non arrendersi alla bufera… Detto in confidenza, vi invidio. Mannò, scherzo, non invidio nessuno. Ognuno ha la propria vita e se la sceglie. E’ solo che ci sono momenti in cui la vita mi blocca il gozzo, al punto di non riuscire a mandare giù neanche un goccio di succo di frutta. E poi io mi sento una specie protetta in prestito alla vita. Come un libro di una biblioteca… Si vede che sto passando proprio un momento “no” (per non dire di merda). Ai cacamenti di cazzo coniugali, si sono aggiunti anche quelli sul lavoro e, quindi, tra una favola di Cenerentola e “Suspiria”, preferirei una storia dove non succede proprio un bel cazzo di nulla. Che sia bloccata sul tasto pausa. In standby. Dove tutti vivano quieti, senza crucci e senza impicci. E invece passo giorni che iniziano con un “ma crepassi” e si concludono con un “allora crepa”. Giornate che finisci per sentirti a pezzi, segato in quattro come nel famoso numero di Silvan…Mi sento come i pezzi della stazione spaziale Mir che possono cadere da qualsiasi parte… Succede…e a me è successo…Ma io non mi sento affatto cambiato. Sarà che sono rimasto imbecille e il mio cervello spongiforme come il Cioccorì è rimasto lo stesso? La coppia è come la maionese. A chi riesce al primo colpo e a chi non riesce mai. Ed è un casino quando impazzisce. Hai voglia a rimescolare…Del resto, a pensarci, cosa fa un corpo per mantenersi in vita? Due cose solo. Mangia e fa la cacca. E’ semplice. La differenza tra quello che abbiamo mangiato e la cacca che abbiamo fatto siamo noi. Capito? Siamo solo uno stupido resto…
Trimonato da BaroneAgamennone | 10:11 | commenti (76) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).