Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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mercoledì, gennaio 31, 2007

Per un problema che sembra enorme, a volte, bastano piccole soluzioni. Stasera, rientro a casa, giro la chiave e la porta non si apre. Azz! Sembrava che qualcuno avesse spostato un armadio e si fosse barricato dentro. Il primo pensiero, infatti, è stato questo: “Cazzo, vuoi vedere che mi hanno dato lo sfratto? Hanno cambiato la serratura e nessuno mi ha detto niente?”. In effetti, stamane, sono stato un po’ sgarbato e le ho chiuso il telefono in faccia, ma, per così poco, mica si cambia la serratura di casa, no? No, la serratura non è stata cambiata, cinque giri la chiave li fa, poi si blocca. La chiave è la stessa,  la serratura pure.. Si sarà rotta la chiave? Ideona! Vado a casa dei miei, nemmeno il tempo di salutarli, sostituisco la mia chiave e scappo. Scusate, emergenzaaaa!!! Quasi tranquillizzato dal cambio di chiave, la rimetto pacifico nella serratura, sicuro che la porta si aprirà e, infatti, click clack… block… la porta non si apre. Fankulo. Chiamo mio figlio sul cell., per provare a vedere se la sua chiave funziona. Sarà in in giro con l'i-pod con la musica a palla nelle orecchie. Il cell squilla, ma non risponde. Chissà che se lo porta a fare il cell., se non può sentirlo? Chiamo il coniuge (ultima spiaggia) e mi chiude il telefono in faccia. Ho pagato pure lo scatto alla risposta. Vabbè, stamattina io ho fatto la stessa cosa. Ora era il mio turno. Una volta per uno. Abbiamo delle grandi conversazioni io e lei. Nei momenti migliori, riusciamo ad andare anche oltre il “click”. La porta non si apre. Che cazzo faccio fuori di casa? Dormo sulle scale?  Inizio a pensare che la vita muore davanti all'uscio di casa. Mi riprendo quasi subito dai miei pensieri stupidi e vado a cercare un fabbro. Lo trovo non distante da casa. Gli spiego il mio problema. All'inizo, fa una faccia strana. Me lo fa ripetere un’altra volta. E' uguale a prima il mio problema. Nel frattempo, non credo sia cambiato. Mi guarda come se gli avessi detto che vado a letto con sua figlia. E’ un problema serio. La porta è blindata? Sì. Allora è un casino. Come hai detto che fa la chiave? Guarda che se vieni a dare un’occhiata forse è meglio e facciamo pure prima. Io ho la porta che non si apre, tu sei un fabbro, è il tuo mestiere, no? Che vogliamo fare conversazione tutta la sera? Finalmente, si decide a muoversi. Si guarda intorno per scegliere gli attrezzi che potrebbero servirgli: non sa nemmeno se portarsi dietro un martello, una sega elettrica o un ariete. Mi dice con un’aria preoccupatissima che è lo “scivolo” che si è rotto e che forse bisognerà chiamare i pompieri. Oh, cazzo, io non lo so che cos’è lo “scivolo”! Ci giocavo da bambino alla villa. Vogliamo provare? Ok, andiamo. Prende la cassetta degli attrezzi. Ma, prima, chiama un suo amico che era fuori l’officina a fumare (il tipo fuori ha una faccia più da ladro-scassinatore che da aiuto-fabbro). Siamo arrivati finalmente alla mia maledetta porta-che-non-si-apre. Prende la mia chiave e prova a farla girare nel nottolino (ho imparato un sacco di termini, stasera). Niente. Be’, almeno la figura del fesso che non sa usare la chiave di casa sua, non l’ho fatta. E’ già una cosa. Mi chiede se i vicini hanno dei balconi. Gli dico che uno si è trasferito e la casa è vuota e l’altro non lo so (secondo me, la mia nuova vicina di casa fa la puttana: rientra alle sette del mattino quando io esco per lavorare e se rientro a casa alle due di notte la vedo uscire). Non so dove sta ora la mia vicina. Non c’è quasi mai. Che vogliamo fare un annuncio su “Chi l’ha visto” o cerchiamo di aprire la porta? Non pensare ai balconi, pensa alla chiave e alla serratura! Cazzo. Inizio ad innervosirmi. Questo fabbro non ha l’aria molto sveglia. Guarda nella cassetta degli attrezzi, prende un martello che sembra adatto per abbattere le piramidi. L’altro (con la faccia da ladro) lo guarda, appoggiato al muro e continua a fumare, sembra quasi divertirsi. Io inizio a sudare. Scenari di pompieri con scale anti-incendio e fiamme ossidriche mi si parano davanti agli occhi. Il ladro-professionista, guarda il fabbro e gli chiede: “Posso provare io?”. Apre il portafogli e tira fuori una scheda telefonica. In due minuti, la porta è aperta e siamo dentro. Domani, devo cambiare la serratura e il bello è che me la verrà a cambiare il ladro-professionista…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:29 | commenti (22)

domenica, gennaio 28, 2007



cambiato music! notare - di lei - il trucco balcanico, con un rossetto sulle labbra che farebbe rabbrividire anche Belfagor, la coscia tracagnotta con il polpaccio da cinghialotta abruzzese, la scarpetta nera su calza bianco-latte autocontenente alla Carrà, il delicato tùtù con pizzo svolazzante color arancio e la messainpiega con il tuppo scolpita  con lacca e con il piccone! lui con lo sguardo da Tito Stagno (mentre vede il primo sbarco di piede sulla Luna) e con il pantacollant di pelle nera e il pizzetto, poi ve lo spiego un'altra volta che mò proprio con ce la faccio, chè mi stò squartandooooo!!!

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:48 | commenti (73)

sabato, gennaio 27, 2007

Sogno o son desto?

 

L’altra notte, ho fatto un sogno strano. Lei era qui con me. Era sera. Era notte. Verso le dodici, credo. Era agosto. La finestra della cucina era spalancata. Sentivo i rumori dei motori delle auto provenire dalla strada, ferme al semaforo, impazienti, mentre scattava il verde, di ripartire veloci a colpi di clacson. C’era un vento leggero e fresco che entrava dalla finestra. Ma io guardavo le sue gambe abbronzate, lunghe e lisce e sentivo caldo. Molto caldo. Parlavamo. Poi abbiamo iniziato a discutere animatamente delle nostre solite pippe mentali infinite, inutili ed insulse. Discutevamo di chat e di blog. Tu con quello ed io con quella... Poi, i toni delle nostre parole, di colpo, sono diventati più aspri. Siamo diventati duri, secchi, sprezzanti, intransigenti. Risentiti. Arrabbiati. Sentivo il muro che si alzava tra noi due, lento ed inesorabile, come la saracinesca elettrica di un garage. Non parlavamo più, cercavamo soltanto di giustificare i nostri comportamenti e non più di capire le ragioni dell’altro. Eravamo chiusi. A riccio. Abbiamo iniziato a litigare. Sono volate parole grosse ed insulti. Eravamo in cucina. Seduti uno di fronte all’altra. Quel tavolo in mezzo a noi due ci divideva come un pezzo di terra durante la guerra del quindici-diciotto. Due persone con i fucili puntati e gli elmetti in testa che sparano dall'altra parte qualsiasi cosa si muova. Lei poi, alla fine, si è alzata, seccata, risentita. Mi ha detto che andava a letto. E' andata via, senza nemmeno salutarmi. Io, con quella luce al neon della cucina, mentre andava via, le ho guardato di nuovo le gambe. I movimenti dei suoi passi nervosi. I capelli ricci e rossi che le scendevano sulle spalle. Non ricordo bene ma, a quel punto, nel sogno, ricordo che ho guardato il tavolo e mi sono sentito solo: c’erano due pesti genovesi davanti a me, dentro due ciotoline di plastica. Avevano due colori diversi…Uno era rosa e l’altro era verde. In quel momento, ho pensato di essere innamorato. Ho amato quelle ciotoline di plastica ed anche il pesto fatto con le sue manine (fatto mentre pensava a me). Ma ero così stanco ed avrei voluto dormire di un sonno lungo e profondo. Mi sono buttato sul divano (a peso morto). C’erano i miei due soliti cuscini ad aspettarmi ed uno l'ho messo di lato (ad elle), come faccio sempre... e me lo sono abbracciato stretto stretto. Non so a che ora, ma mi sono risvegliato sudato. Il mio sogno era diventato un incubo…Vabbè, che ve lo dico affà? Sarebbe troppo lungo da spiegare… Quello che volevo ricordare l'ho già scritto...

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:35 | commenti (19)

venerdì, gennaio 26, 2007

 

La settimana scorsa, ho letto un manifesto funebre attaccato vicino al muro di un portone. Era diverso da quelli soliti (“Accompagnato dall’affetto dei suoi cari, si è spento Tizio, ecc.”). Quello che ho letto io diceva così: c’è un tempo per vivere e c’è un tempo per morire. In questi casi, in genere, uno si gratta gli zebedei e poi tira dritto. Forse, su quel manifesto, pensando non al de cuius ma a se stessi, bisognerebbe solo aggiungere (con un pennarello di colore rosso) che ci sono anche i giorni, se non della resurrezione, della rigenerazione delle cellule stanche. I giorni della ricarica emotiva. In questi giorni, ho pensato che questo blog stesse lentamente appassendo e morendo. Così, ho sentito la necessità di staccare un po’ la spina. Troppa tensione. Troppi scazzi. Ora sto meglio. Mi sento più tranquillo. Tra le tante cose alle quali ho pensato, in questi giorni, mi sono chiesto se morendo il mio blog, anche una parte di me andrebbe via con lui. Scomparendo come uno scarico sporco nel buco nero di un lavandino. Forse non è proprio così. E queste sono soltanto le solite fesserie alle quali pensano i blogger che non hanno un cazzo a cui pensare… Ma, in ogni caso, per ora, questo blog non lo butto via, lo salvo e me lo tengo.

 

Grazie a chi è passato di qui a salutare, in questi miei giorni così silenziosi.

 

Barone (il rosso)

 

PS: un suggerimento per l’ascolto di questo pezzo di Iggy Pop: spararselo a palla nelle casse (ove non vi siano veglie funebri nei paraggi, ovviamente).

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:53 | commenti (14)

domenica, gennaio 21, 2007

 

Nuvola e vola vola comma a lù palombo, sapessi quante altre cose potrei dire di te, ma non te le voglio dire. Un po’ perché sono stanco delle tue piazzate, un po’ perché inizio ad annoiarmi. Non sono un cicisbeo smorfiosetta come te. Non mi piace sputtanarti con questi sistemi semiricattatori da novelladuemila. La debolezza di esporre i glutei al sole per l’abbronzatura è tutta femminile. Va bene, siamo sui blog, ma che tu non riesca ad avere più un minimo di privacy è grottesco, meschino, perfino umiliante. A me, la quantità di segatura non ha ancora superato la materia grigia che ho nel cervello. Esci, vai a divertirti, vedi gente. Incontra persone che non siano anonime come i tuoi commenti e le tue chiacchiere puntigliose e pedanti. Non sono nemmeno un prete e non ti faccio altre prediche, ma curati. Stai iniziando a perdere il senso della vita, che non è fatta solo di nick e di blog, per fortuna. Vado a prendere una boccata d’aria, penso che mi farà bene…Non sporcare troppo il web…fa già abbastanza schifo di suo…

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:54 | commenti (29)

sabato, gennaio 20, 2007

Oroscopo per tutti i Capricorno

Amore/Salute/Sesso/Lavoro: tutto bene. Giornate splendide. Ve ne siete accorti?

Veramente, no…Ma perché il mio oroscopo mente sempre così spudoratamente?

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:08 | commenti (23)

venerdì, gennaio 19, 2007

 

LA RICERCA DELLA FELICITA’  (Potere e – senza accento - Volere)

 

C’era una volta, una ricca donna capricciosa che si era fissata di poter fare quello che voleva ovunque e con chiunque. Fino a quel momento, le era andata bene, gli altri gliela avevano sempre fatta passare liscia, e, questo, la convinse che fosse giusto così.  Che la vita funzionasse così. Un giorno incontrò un uomo molto diverso da lei. Se ne innamorò. Anche lui l’amava molto. Ma lei pensò di essere diventata creditrice di quel povero uomo (nel senso, di uomo povero). Lei sapeva di avere fatto viaggi per incontrarlo, pagato camere d’albergo e preso treni. Lui pensava che lei lo facesse per amore e per la gioia e la felicità di incontrarlo. Lei pensava di farlo per accumulare punti e crediti e poi un giorno, finalmente, incassarli. Lei pensava che l'amore fosse una cambiale con una scadenza e che prima o poi il pagherò vada pagato. Arriva sempre il giorno in cui i crediti vanno riscossi (questo pensava lei). Lui le disse di non essere d'accordo su questo strano concetto di amore-cambiale (non era la prima volta che non si trovavano d'accordo su qualcosa). Lui le disse anche che, pur volendolo fare, non aveva la possibilità di farlo. Non aveva né una lira e né un euro per ripagarla di tutto quello che lei aveva fatto per lui. Le disse di poterle offrire soltanto il suo amore. Lei gli disse che questo era troppo comodo (lei che viveva nel lusso e nel comodo), che l’amore non le bastava più e che, arrivati a quel bivio, occorrevano fatti, dimostrazioni, o, almeno, dei soldi. Insomma, prove concrete, tangibili che dimostrassero che quest’amore non fosse soltanto una stupida parola che non significava nulla. Lui chiese aiuto a Dio (anche se in Dio non ci credeva). Dio gli rispose che, se proprio insisteva tanto, poteva mandargli due barche. Lui chiese entusiasta: “Barche di soldi?”. E Dio gli rispose: “Stupido, i soldi non servono a nulla. Bastano due barche. Il resto è solo l’amore”. Lui Gli rispose: “Ah, vabbù, grazie Signore, sempre sia lodato, cià…”.

 

Ricorda che quando le persone non riescono ad incassare i propri crediti, ti chiederanno, comunque, qualcosa in cambio. Essendo creditori si sentono in  diritto di farlo. Tu se puoi indebitati ancora di più e paga quel credito, ma non permettere mai a nessuno di dirti che non puoi fare qualcosa. 

 

Se hai un debito, pagalo. Ora, con il nuovo Governo, c'è anche il numero verde antiusura.

 

Se qualcuno ti chiede di fare una stronzata. Non farla. Punto.

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(Tratto da "Vita vissuta sui blog" di Barone il Trimone)

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:45 | commenti (85)

mercoledì, gennaio 17, 2007

 

La dolce Atropina non è proprio come la dolce Euchessina.

 

Il mio occhio (sinistro) si sta lentamente riprendendo dalla sua congiuntivite. La maledetta Atropina ha iniziato male ed ha proseguito peggio. Ho ancora la pupilla dilatata e la luce mi abbaglia. Ma, stamane, mentre uscivo di casa per andare al lavoro (dopo un fermo biologico di una settimana), quasi quasi, ero contento. Un po’ mi sono spaventato quando, dall’altra parte della strada, ho visto il mio giornalaio mi ha salutato. Lo avevo preso per un palo della luce. Quando poi, lungo l’autostrada, ho trovato un banco di nebbia fittissima e mi sono accorto che era pure il diciassette del mese, mi son detto: “Ma vaffanculo!”. Arrivato al casello, mi è venuta quasi voglia di girarmi e tornarmene a casa…

 

Nota bene: "Roxanne" dovrebbe essere un vecchio pezzo dei "Police". Questa canzone l'ho sempre ascoltata cantata da Sting. Ma risentirla così, rivista e corretta dalla voce scartavetrata del vecchio Tom Waits, è davvero tutta un'altra cosa... Ringrazio la ditta “Monicuzza & C.” per la gentile scoperta concessami. E ricordateVi,  la ditta “Monicuzza & C.”  è sempre al Vostro servizio ed avrà sempre una fiaba per Voi, per il merluzzo e per ogni altro animaluzzo!

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:42 | commenti (47)

martedì, gennaio 16, 2007

 

Post autoreferenziale (il vero blogger, come è noto, si autoreferenzia spesso e pure molto addosso)

Il delurking day è finalmente finito senza infamia e senza lode. Si spengono le luci dei riflettori sui commentatori silenziosi. Conclusioni? A chi piace commentare e a chi piace soltanto leggere. A chi piace sbirciare. Ma costringere è sbagliato. Essere costretti pure. Così come scrivere un post controvoglia. E’ un po’ come la contrapposizione politica tra destra e sinistra, che diventa tra sotto e sopra. I derby. Roma contro Lazio. Milan contro Inter, Juve contro… Manfredonia? azzz…Vabbè…

 

Ho notato che molti bloggers mettono il cartello sulla legge dell’editoria, con la precisazione che il blog “non è una testata giornalistica ecc.”. Ma ce n’è veramente bisogno? A che serve? Vi sembra un giornale questo? Poi se uno ti vuole querelare per quello che dici e scrivi, lo fa a prescindere del fatto che hai precisato o meno di essere una testata o una testina…

 

Allora, secondo me, in questi casi, è meglio un disclaimer  (una specie di decalogo di regole per chi visita e commenta il blog). Io non so metterlo di lato, con iperlink o cliccabile e stì cazzi, come fanno quelli bravi (Novooooocaiiineee, come cappero si fa?). Quindi, per il momento, lo posto qui, a futura memoria.

 

DISCLAIMER DEL TRIMONE

Attenzione: questo blog è mio (Splinder me ne ha gentilmente concesso l’uso e, dunque, me lo tengo fino a quando Splinder non me lo toglie). Quindi, in questo posto, ci faccio e ci scrivo il cazzo che mi pare. Potrei scriverci anche di domenica e nelle feste comandate, ma, visto che non è un lavoro e nessuno mi paga per venire qui, potrei anche non scriverci una mazza di niente per giorni, mesi ed anni. Non so se conterrà (forse sì, forse no, più probabile di sì) immagini non adatte ad un pubblico non adulto, ma se sei maggiorenne, minore emancipato o minore accompagnato dai genitori è sicuramente meglio. In ogni caso, se le mie tempeste ormonali me lo ordineranno, potrei metterci anche delle foto di donnine nude. Volgari fino al mio limite della volgarità (che è sicuramente diverso dal comune senso del pudore). Regolati di conseguenza. In ogni caso, i testi potrebbero risultare essere più osceni (ed oSCEMI) delle immagini, quindi, se non sai leggere o temi che questi testi ti possano scandalizzare, guardati le foto. Oppure vai altrove. Il web è grande ed infinito. Se non hai capito il senso di quello che ho appena scritto, provo a semplificare.

REGOLA NUMERO UNO

Scrivo quando, come e se mi va.

REGOLA NUMERO DUE

Rispondo ai commenti quando, come e se mi va.

REGOLA NUMERO TRE

Cancello post e commenti quando, come e se mi va.

Non sarà democratico, né politicamente corretto, ma ho avuto già esperienze in questi casi e sono arrivato alla conclusione che questo non è un forum ma un blog. Non si deve sopportare tutto nella vita, tanto meno qui, e, a volte, la pazienza scappa e si perde pure. Per eventuali proteste o recriminazioni contro le regole uno due e tre, puoi scrivermi anche delle parolacce nella mia casella di posta, ma tieni presente che la apro di rado, e, il più delle volte, cestino senza leggere (non mi interessa né il viagra, né lo spam e né conoscere nuove parolacce).

REGOLA NUMERO QUATTRO

Nei momenti peggiori (è già accaduto) posso impedire a chi mi rompe troppo le palle l’accesso ai commenti e bloccarti (hai presente la manina che dice “alt”? ecco, quella, ci clicco sopra e chi si è visto si è visto).

REGOLA NUMERO CINQUE

I commenti anonimi non sono consentiti. Se proprio ci tieni a commentare qui, apriti un blog (pure finto, sul quale scrivi soltanto un post che dice che non hai nessuna voglia di scrivere, ma solo di commentare e rompere le palle agli altri, in tal caso, come nel gioco dell’oca, ti rimando alla regola numero quattro). Aprirsi un blog è completamente gratuito, su Splinder impieghi pochi minuti a registrarti e poi ti diverti a scrivere che è una bellezza. Se proprio ti secca farlo e vuoi rimanere “anonimo”, allora aspetta il prossimo delurking day. Ti dedicherò un post, ma non potrai commentarlo.

Violando queste regole elementari, vuol dire che non hai capito quello che sto dicendo. In tal caso, ci provo per l’ultima volta.

CONCLUSIONI.

Il possessore di questo blog si impegna a difendere fino alla morte le proprie tesi e le proprie opinioni (potranno essere anche sbagliate per te, ma se per lui sono giuste, ti fotti). Se non gli vai a genio, sei fottuto comunque qui. Potrai dire un paio di stronzate una volta. Ma non di più.

 

Il possessore di questo blog non agirà in nessun caso legalmente per chi commenterà in modo contrario alla legge, ma certo non si assume responsabilità che non sono le sue. Se cerchi rogne, qui le avrai, ma ricordati che i Tribunali sono affollati, umidi e scomodi. Inoltre, ricordati che gli avvocati si fanno pagare (a volte, anche molto profumatamente senza ottenere i risultati che speri e mirano piuttosto a tirare avanti la baracca - la propria -).

 

Il possessore di questo blog si aspetta che nessuno agisca in tal senso nei suoi confronti. Ma, in ogni caso, si dichiara, fin da ora, e con effetto retroattivo a partire da luglio 2003, incapace di intendere e di volere e cittadino del Venezuela.

Il possessore di questo blog confida nella comprensione degli altri bloggers, anche quelli meno fortunati che gestiscono blogs politicamente schierati a destra.

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 03:22 | commenti (22)

venerdì, gennaio 12, 2007



Il weblog non sa più cosa inventarsi. Ora fa anche outing. Non sapevo che oggi (e nei prossimi giorni) si festeggiasse sui blog il delurking day. E’ la festa dei “commentatori silenziosi”. Navigatori, internauti e bloggers muti che non scrivono mai (o quasi mai) nei commenti. Io li chiamo “i guardoni”. Sono quelli che spiano dal buco della serratura. Leggono i post, ma non li commentano. Girano, passano, studiano e se ne vanno, al massimo, facendo qualche considerazione mentale o qualche spetteguleSS in privato. A parte, quegli strani strumenti statistici che si mettono nel template per rilevare il passaggio dei link (lo avevo messo anche io, ma ho preferito toglierlo, primo perché, ad un certo punto, non mi è fregato più niente di chi passa e chi non passa, e secondo perché creava problemi Activex con Internet Explorer), è facile accorgersi se ci sono stati dei “passaggi silenziosi” sul proprio blog. Basta segnarsi il numero del proprio counter  (quel numeretto che è qui sulla sinistra e che conta le persone che hanno visitato il tuo blog). Il giorno dopo, verifichi che hai avuto 200 accessi e solo due commenti. Tranne nell’ipotesi che qualcuno non si metta a cliccare per puro diletto 198 volte sul tuo blog, il conto non quadra. Ma perché? Parlate! Esprimetevi pure liberamente, se avete qualcosa da dire! Avete perso la parola? Oggi è il vostro giorno! Lo so, sono stato un po’ stronzetto nell’aver impedito i commenti anonimi, ma, come ha scoperto pure Giggio, un blog si fa in due minuti, quindi perché lagnarsene?

Se proprio non volete farlo qui, andate a c..ommentare qui:

http://technorati.com/posts/tag/delurking+day

Trimonato da BaroneAgamennone | 18:58 | commenti (82)

mercoledì, gennaio 10, 2007

 

Avvertenze e controindicazioni: questo post è stato scritto con un occhio solo.

Il mio oculista è andato a sciare. Beato lui. Quando servono, non ci sono mai. Peccato che, da ieri, io abbia un forte fastidio ad un occhio. Ieri notte, non ho chiuso… occhio. Stamane, quando l’ho visto allo specchio, lacrimante, rosso e pieno di sangue, mi sono spaventato e mi è venuto un disperato bisogno del mio oculista. Che cazzo, ma proprio ora doveva andare a sciare? Non poteva aspettare? Prendo le pagine gialle. Faccio una veloce roulette russa alla ricerca di un oculista che mi visiti. Parlo per una mezz’oretta con segreterie telefoniche (morte) e ancor più antipatiche segretarie (vive) che nemmeno se le prometti un invito a cena si mostrano disponibili a farti fare una visitina di cinque minuti per avere un collirio. “Nemmeno se aspetto l’ultimo della fila e dei mohicani?”. “No, mi spiace”. Nemmeno se qualcuno rinuncia a Satana e alla visitina e io faccio il last minute oculistico?”. “No, mi spiace”. “Nemmeno se vengo lì strisciando (visto che non posso guidare) e mi incateno allo strumento ottico?”. “Mi lasci il suo numero di telefono, la richiamo se si libera un posto”, mi ha detto quella meno stronza delle altre, prendendo veramente a cuore il mio bulbo ottico, la mia cornea, la mia retina, nonchè la mia penosa vicenda personale (ma che, ovviamente, non mi ha richiamato). Di andare in una farmacia e farmi dare un’acquetta controproducente non avevo nessuna voglia. In realtà, avevo anche un po’ fifa. “Che devo fare, allora!?”, chiedo, alla fine, urlando al telefono, seccato, quando mi accorgo che non ci sono più oculisti liberi nella mia città, che la prima visita utile potrei farla in marzo (solo nel pomeriggio) oppure a giugno (solo di mattina) e il prossimo numero telefonico aveva un prefisso di un paese della provincia. A quel punto, la segretaria di un oculista (da vera bastarda) mi dice: “Se la sua situazione è davvero così disperata ed urgente e non può aspettare, perché non va al pronto soccorso?”. Ringrazio e chiudo. Mentalmente la odio. Mi si paventa davanti agli occhi (ad un occhio, veramente, perché l’altro era semichiuso e lacrimante anche di disperazione, ormai) lo scenario orripilante che avevo letto, nei giorni scorsi, sui giornali, del caos dei pronti soccorsi dopo i provvedimenti sul ticket sanitario della finanziaria: risse con gli infermieri, medici senza frontiere armati, bollettini di conto corrente postale compilati su letti pieni di chiazze di sangue rappreso. Mi avvio (a piedi) verso l’ospedale. Entro e busso al campanello dell’ingresso del pronto soccorso. Mi apre una guardia giurata con la pistola (addetta all’apertura – ma più alla chiusura - delle porte) e mi chiede che cosa voglio. Indico con un dito il mio occhio sinistro fiammeggiante. Mi chiede di aspettare fuori. Verranno a prendere il mio nome e mi inseriranno nella lista. Vicino a me, nella sala d’attesa, c’è uno con una gamba rotta e la sua fidanzata che gli parla sottovoce (forse, 'sta volta, nel "famolo strano" avranno esagerato?); alla mia sinistra, due signore che aspettano non so cosa e che parlano in dialetto strettissimo di figli che ingeriscono Mastrolindo (prendendolo per aranciata) e bestemmiando ogni tanto. Arrivano delle ambulanze, scendono velocissimi barellieri vestiti da pompieri con lettighe con ruote e coperte marroni e salma sotto di qualche incidentato. Corrono. Porte che si aprono e si chiudono. Nella frenesia di un  pronto soccorso, ora, si può entrare sùbito solo se sei a rischio di vita. Intanto, leggo i cartelli con le tariffe: se sei morto, non paghi niente, se sei semivivo, paghi intorno ai 40 euro. Tranne se sei esente. Mentre cerco la voce sul mio occhio anche perché non leggo bene, arriva un infermiere vestito di verde con gli zoccoli bianchi. Mi chiede di cosa ho bisogno e mi dice che ci sarà da aspettare un bel po’. I medici sono tutti impegnatissimi, ci sono casi molto gravi in corso e c’è gente che sta morendo. Il mio occhio non gli sembra così grave e quindi posso aspettare. Torno a sedermi – rassegnato - nella sala d’attesa. Dopo un po’, esce di nuovo l’infermiere olandese in zoccoli bianchi e chiama prima quello con la gamba rotta che prova ad alzarsi ma non gliela fa. Gli portano una sedia a rotelle. La guardia giurata mi chiama. Le signore del Mastrolindo, si alzano, c’erano prima loro, protestano e continuano a bestemmiare. La guardia giurata non aspettava altro: si mette a litigare con loro, dando spiegazioni in dialetto, urlando in tutta la sala d’attesa (ormai piena di altri disperati) e parlando del mio occhio con un “corpo estraneo dentro”. Io varco le porte , temo che qualcuno in sala d’attesa mi fermi e mi chieda di fargli vedere “il corpo estraneo”. Il dottore del pronto soccorso mi visita velocemente, compila qualcosa al computer con i miei dati e mi manda al reparto di oculistica. Ho una congiuntivite subacuta di origine batterica. O forse allergica. Meno male che non è un glaucoma, né un’infezione o un’infiammazione sensibile alla tetraciclina o una blefarocongiuntivite eczematosa delle palpebre, mi dico allora (si vede che mi sono letto tutti i fogliettini dei colliri?). Ad oculistica, altra sala d'attesa, ma, venendo dal pronto soccorso, mi danno la precedenza. Borbottii dietro di me, quando mi chiamano (spero che non ci siano anche le due signore del Mastrolindo). Dopo la visita, noto (con un occhio) che, mentre il medico compila il foglietto della terapia, scrive una cosa, ma poi ci ripensa, e la corregge. Mi rimandano al pronto soccorso per pagare il ticket. Ritrovo alla porta la guardia giurata che mi guarda storto (o forse sono io che lo vedo con un occhio solo e lo guardo torvo) e mi fa entrare. Il medico legge il rapporto della prestazione. Gli chiedo quanto devo pagare e dove. E quello mi dice. “Veramente, non lo so. Aspetti qui…”. Scappa via con i miei foglietti e sparisce in un’altra stanza (forse per informarsi). La guardia giurata continua a guardarmi minaccioso come se gli stessi facendo perdere del tempo. Io cerco di non guardare nelle altre stanze. E’ inevitabile, però, guardare gli occhi e le scarpe di un’anziana signora stesa su un lettino di fronte a me con la flebo nel braccio ed altri apparecchi elettrici attaccati. Il medico esce esultante perché ha trovato una soluzione al vero caso sanitario nazionale del momento: il ticket! Mi ridà i miei foglietti e fa per andare via di corsa con il passo di quello che ha fretta e non va in nessun posto ma ha comunque molta fretta di arrivarci. Quasi inseguendolo, gli dico: “Dottore, scusi, quanto devo pagare? Dove devo andare ora?”. “A casa! Vada a casa e pensi a star bene!”, mi dice felice, senza nemmeno voltarsi, mentre sparisce infilandosi in un’altra stanza. Mi giro, dico “Buongiorno!”, un po’ esagerando con la voce, alla guardia giurata mentre esco dal pronto soccorso e corro in farmacia. Compro i miei tre colliri colorati e già mi sento meglio. Penso che questa è un’Italia efficiente che funziona, mentre sto ritornando a casa soddisfatto. Leggo le scatole e le indicazioni. Noto (sempre con un occhio) che uno dei colliri non corrisponde al nome corretto che mi avevano pre-scritto in ospedale. L’oculista aveva scritto: “Omatropina”, poi, ci aveva ripensato e, sulla “Om”, aveva sovra-scritto una “A” (maiuscola). Facendo diventare l’omatropina una "Atropina" (un dilatatore della pupilla). Se non avessi notato il gesto del medico che correggeva la prescrizione ora, forse, sarei morto. Provo a chiamare in ospedale per conferma. Numeri tutti occupati. Prendo lo scontrino della farmacia e cerco il numero di telefono. Niente. La farmacia ha una bellissima partita IVA, ma niente telefono. Mi incazzo e ritorno in farmacia (a piedi). Era vicino l’ospedale. Vado dal farmacista che peraltro somiglia tantissimo ad un mio compagno di classe delle elementari (ma faccio finta di non riconoscerlo, perché mi sto innervosendo) e gli chiedo un po’ alterato: “Scusi, mi ha dato una “Omatropina”, se legge bene (visto che lei ha due occhi e io, in questo momento, soltanto uno), qui c’è scritto “Atropina”. Il grassone (mangiava un sacco di merende anche in terza elementare, questo me lo ricordo bene) legge, controlla, sbianca in viso. Fa sparire velocemente l’omatropina e corre a prendere l’atropina sul retro. Allontanandosi dal bancone, si vede che si è ripreso dallo choc e mi fa, rintuzzando sulla sua distrazione (da merende maldigerite): “Però, guardi, non si fa così, il medico avrebbe dovuto cancellare e riscrivere il nome del farmaco correttamente! Non si può scrivere in quel modo. Io la “A” l’avevo presa per uno scarab-OCCHIO!”. Quasi ride per la battuta. Sto per mandarlo a fanculo. Me ne vado e sento dietro di me il grassone: “Senta, scusi, devo restituirle la differenza di prezzo tra i due farmaci: l’omatropina costava venti centesimi in più dell’atropina!”. Non gli rispondo nemmeno (anche alle elementari era un mezzo idiota...invece di fare il farmacista perchè non ti sei aperto un supermercato alimentare?). Prendo la mia atropina, esco e, mentre torno a casa, penso: “E’ un’Italia inefficiente che non funziona questa, forse troppe merende da piccoli, ci hanno fatto male…”. Ora guardo il flaconcino della mia atropina e non so se me la dilato la pupilla o meno... oppure mi sputo in un occhio.

 

Oma-Atropina.

 

L'omatropina è da usarsi esclusivamente per uso esterno, evitando l'instillazione quando la cute o le mucose siano infiammate o comunque lese. Al fine di evitare un eccessivo assorbimento sistemico, dopo l'instillazione, chiudere i puntini lacrimali per 1 minuto. Il prodotto può provocare un aumento della pressione nell'occhio normale. L'Omatropina non modifica lo stato di vigilanza ma gli effetti cicloplegico e midriatico possono modificare la capacità visiva del paziente in modo tale da rendere difficile la guida di autoveicoli.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:17 | commenti (22)

sabato, gennaio 06, 2007

 

Oggi, l’albero di natale e il presepe sono tornati nelle scatole di cartone dove vengono custodi per la gran parte dell’anno…Finalmente queste stupide feste sono finite e si torna allo smog, allo stress del lavoro e alla vita di tutti i giorni. Io ero un po’ triste (sia prima di natale che durante ma anche adesso) e, per rincarare la dose, oggi, mi è capitato di ascoltare anche questa canzone. E’ di Nick Drake. Sconosciuto ai più. Uno dei tanti artisti sfortunati, morti in un letto, imbottiti di pasticche. Era depresso e molto giovane (26 anni). Per ironia della sorte, ha avuto il successo che cercava (e che meritava) solo dopo essere scomparso…Credo che questa sia una delle canzoni più belle e più dolci che io abbia mai ascoltato. Anche se ogni tanto cambio la mia classifica, questa resta ferma e stabile al suo posto. Mi piace la sua voce e il suo modo di cantare, unico ed inconfondibile…Qui, purtroppo, non ci sono i suoi malinconici arpeggi di chitarra, ma c’è tutta la sua stanchezza, la sua svogliatezza, lenta e un po' lamentosa (proprio come questi ultimi giorni al sapore agro-dolce di festa finita), che ti fanno pensare che il paradiso c’è ma non sempre riesci a raggiungerlo in vita…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:58 | commenti (62)

 

Il mondo dei web-blog è davvero incredibile. Ho trovato un sito (http://www.notadisciplinare.it/) che, oggi, mi ha fatto pisciare sotto dalle risate. Riporta le note scritte dai professori sul registro delle classi delle più diverse scuole italiane. Incredibili le capacità degli insegnanti e presidi di non avere il minimo senso di quello che fanno e nemmeno di quello che scrivono. Altrettanto incredibili i comportamenti degli alunni sempre più pierini. La mia considerazione positiva è che c’è ancora una bella gioventù, scanzonata ed irriverente, guappa e goliardica. La mia considerazione negativa è che i prof. stanno diventando sempre più vecchi e burocrati e non riescono più ad entrare e a far parte nel difficile, complicato e strano mondo degli studenti.

 

Posto “le note scritte sul registro” che ho trovato più divertenti. Mi sembrano persino meglio del libro “Io speriamo che me la cavo” e delle barzellette sui Carabinieri.

 

“L'alunno Bugli non viene riammesso alle lezioni in quanto dopo un periodo di 4 gg consecutivi di assenza la giustificazione sul libretto scolastico riportava: APERTURA STAGIONE BALNEARE. Si richiedono provvedimenti in quanto per recarsi in spiaggia c'è tempo al pomeriggio. Si avvisano pure i genitori in quanto probabilmente non sono a conoscenza delle assenze del figlio nonostante l'abbronzatura" .

 

"L'alunno G., ha preso in braccio la sottoscritta sottoponendomi a un ballo di valzer per tutto il corridoio della scuola durante l'ora della ricreazione. RICHIEDO SERISSIMI PROVVEDIMENTI. prof. S.”.

 

"G. e P. arrivano alle 9.14 dopo aver fumato la sigaretta abituale...".

 

"L'alunno Fusco lancia a terra un pennarello sostenendo sguaiatamente che si tratta di una bomba. La classe è distesa interamente a terra e non vuole rialzarsi.Solo perchè insegno religione non devo essere ridicolizzata in questo modo. Richiedo provvedimenti urgenti.".

 

"Ignoti hanno deturpato il muro della scuola con un enorme scritta che testualmente cito: "W LA FICA". La spesa per il ritinteggiamento della parete sarà sostenuta con il budget della scuola destinato alle gite.Il Preside" .

 

“L'alunno D. alza la gonna alla sottoscritta. chiedo l'immediata sospensione.”.

 

"Lanciano dice: "Catalano cazzo in mano" non ho altro da aggiungere".

 

"L'alunno Nuzzo entra alle ore 08:10. Esce alle 8:12 per aver gridato: "CHI CAZZO HA UNA PENNA DA PRESTARMI?" L'alunno viene ammonito".

 

"Durante la prova di evacuazione l'alunno P. irrompe in classe con i pantaloni abbassati, non rispettando tra l'altro lo schema previsto per il piano di evacuazione" Marassi entra alle 9.37 con una tazzina di caffè in mano e il Messaggero sotto braccio.”.

 

"L'alunno G. attacca le mani del compagno S. al banco con dello scotch da imballaggio. Alla mia richiesta di liberare il compagno, l'alunno G. risponde che il compagno è un latitante ricercato da tempo dalle autorità e che io avrei dovuto ringraziarlo per il suo aiuto alla comunità. Richiedo provvedimenti".

 

 

"Morgese ha la testa dura e continua ad arrivare in ritardo nonostante le mie sollecitazioni ad utilizzare l'autobus e non effettuare sempre l'autostop”.

 

"L'alunno D. lancia di proposito la palla medica di 5 Kg sul docente".

 

"Savi ripete ad alta voce tutto quello che la sottoscritta dice,fingendosi un pappagallo.Il risultato è irritante"

 

"Miceli conversa piacevolmente con la signora del palazzo accanto, durante il compito di inglese. Si giustifica dicendo "che le stava consigliando come non macchiare i panni con la candeggina".

 

L'allievo Giacomo B. nel suo libretto giustificazioni ha scritto, sotto la voce motivazione, "forti venti contrari", apportando peraltro firma palesemente falsa." "L'allievo Giacomo B. si è ripetuto nell'atteggiamento scrivendo come motivazione "mistero della fede". Chiedo interventi da parte del direttivo per mitigare il comportamento libertino del suddetto allievo."

 

“D. e P. si trastullano mentre il docente si smazza per spiegare il concetto di romanticismo".

 

“L'alunno S. mangia alcune carote durante la lezione e finge di essere un coniglio".

 

"L'alunno C.L. sostiene che la Professoressa R.M. non abbia potuto coreggere il compito d'Inglese perchè "trombava troppo". Il preside M.M. ".

 

"Randazzo getta petardi accesi dalla finestra. Fortunatamente nessuno si è ferito".

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 00:01 | commenti (10)

venerdì, gennaio 05, 2007

Vetrine (uan, tù  & pure trìs)

 

Post-commento in risposta al “commento” che ho cancellato qui e che è diventato (dopo riflessione attenta ma assai breve, un paio di secondi circa) un magnifico post sul magnifico blog di NuvolaVola.

 

A parte il sapiente (anche se un po’ eccessivo) uso del grassetto e dei punti esclamativi ed interrogativi (a volte, ne usa persino tre, chiusi in una parentesi), annoto anche questo.

 

Nella magnifica vetrina del negozio delle svendite dei saldi di fine stagione e di fine anno (oltre che di fine amore), io ci avrei messo anche un po’ di colore, magari con quegli splendidi evidenziatori (giallo, fucsia o verde fluorescente) che usano le sedicenni in calore che, tra un compitino e l’altro della scuola, si dilettano a scrivere post su Jovanotti o Julio Iglesias (no, ùhlio con la acca aspirata, è troppo antiquato, facciamo piuttosto Sugar Fornaciari o Tiziano Ferro). Insomma, nella lettura, il post mi sembrava un po’ ripetitivo, capriccioso e puerile, come quei blog che leggo scritti dalle tipe che mettono i post-it, le musichette midi, i cartoni dei manga, le fotine e i cuoricini dei loro cantanti preferiti.

 

Fatte queste premesse un po’ stronzette (lo ammetto), passiamo alle critiche (da bastardi).

 

Il post-commento-vetrina è un vero e proprio elenco di barbose lamentele:

 

1) nuvola si lamenta del fatto che ho scritto un post  che ho cancellato; non si capisce se lo dovevo scrivere “privatamente” oppure non lo dovevo proprio scrivere; sta di fatto, che il post è stato cancellato, quindi, il problema non si pone e la lamentela cade o diventa un mero pretesto per non dire nulla e fare la solita fuffa d’aria fritta;

 

2) nuvola si lamenta del fatto che io sia uno che la mette con le spalle al muro;

 

3) nuvola si lamenta del fatto che io sia un uomo che non si assume le proprie responsabilità e che non è mai capace di prendere una posizione nella sua vita;

 

4) nuvola si lamenta anche del fatto che io abbia scritto il post “da solo” (in compagnia, e a quattro mani, purtroppo, ancora non mi riesce, mi spiace);

 

Nota: credo che tra le lamentele sub numero 2) 3) e 4)  c'è qualcosa che non quadra e che le richieste entrino un po’ in contraddizione tra di loro. Decidiamoci:  o metto con le spalle al muro, prendendo una decisione (mia), oppure non sono capace di farlo. Quale delle due?

 

5) nuvola si lamenta del fatto che io mi sia lamentato che lei abbia scritto un commento un po’ leggero in cui scrive: “Massì, miei cari amici e lettori, vicini e lontani, oggi stò un po’ nervosetta, dovrei piangere e strapparmi le vesti (come a dire: ma chi se ne frega, ho già pianto troppo nella mia vita, ora basta non se ne può proprio più!) e invece, ora, ho voglia di cazzeggiare un po’ sui blog e cercare compagnia” (visto che non ho un cazzo da fare);

 

Nota: il commento è stato cancellato da lei e non da me che non vedo come potrei farlo. Probabilmente, dopo averglielo fatto notare, si era resa conto “da sola e con le spalle al muro” che era una nota un po’ stonata in una sinfonia generale “strappalacrime” e triste. Per fortuna, che, subito dopo, si giustifica dicendo che lei reagisce così, con alti e bassi di umore. Gli stessi alti e bassi ai quali gli altri, però, non avrebbero diritto. Specie quelli che scrivono un post un po’ "strappalacrime" e poi lo cancellano.

 

6) nuvola si lamenta della “pressione psicologica” che avrei esercitato sulla sua persona nel farle cancellare quel commento. Io ho cancellato un post. Lei ha cancellato un commento. Che volete farci? Siamo un po’ “cancellatori”.  Mica ci vorremo impiccare come Saddam e tagliare le vene per questo?

 

Nota: a parte l’imbarazzo che mi crea spiegare e giustificarmi anche per la cancellazione di un commento del cazzo, mentre stiamo cancellando anche la dignità umana, annoto che, visto che è ri-diventata padrona dei suoi gesti e delle sue azioni, e si è tolta pure le spalle dal muro, perché accusarmi anche di questo? Il magnifico commento in questione non c’è più, però lei se ne lamenta lo stesso. Ora, DATOSI che inizia a scapparmi anche un po' la pazienza, posso dirle che: "Ma ri-mettilo quel commento del cazzo! E non rompermi più i coglioni!". Hai scritto di peggio, non preoccuparti.

 

7) nuvola si lamenta che io abbia un coniuge e che lo chiami “coniuge”. A parte che lo sapevi anche due-tre anni fa che ero sposato, mi pare di averlo sempre chiamato così, non vedo perché dovrei scervellarmi a trovare un altro modo o chiamarlo “ex” o “ex marito”, come fai tu. A parte la forma, non credo che cambi proprio nulla nella sostanza ;

 

8) nuvola si lamenta che le abbia dato dell’ipocrita (dovrei scriverlo in grassetto, per rimarcare l’accusa, ma è lo stesso). Un’ipocrita è anche una persona che recita una parte sul palcoscenico dei blog e che finge di ridere sui blog mentre piange in privato al telefono? Sì. E, infatti è proprio quello che ha fatto;

 

9) nuvola si lamenta che io le dica che sul suo blog crea un’immagine che non corrisponde alla realtà (per civettuola piaggeria verso i lettori). Il commento che ho cancellato qui, lei lo ha postato nel suo blog e, infatti, le sono piovuti scrosci di applausi dalla platea;

 

10) nuvola si lamenta che io non abbia capito il senso del suo penultimo post (un paio di foto incerte senza nemmeno una parola di commento). Risultato? Il 90% dei suoi affezionati lettori-commentatori: o non hanno capito che voleva dire o si sono messi a ridere, e, a quel punto, lei ha scritto: “Coglioni! Era un “commiato!”. Molti hanno continuato a non capire una mazza ed hanno applaudito e riso lo stesso;

 

11) nuvola si lamenta che io abbia commentato il “commiato” (sul mio blog) con un post di due righe chiamandolo il “cognato” (a me, ha fatto ridere e a lei no). Peccato. Ha scritto un post-commento di duecensessanta riga, penso che le basti come rivincita;

 

12) nuvola si lamenta del fatto che io mi sia risentito del suo commento e lo abbia cancellato. Lo ha postato sul suo blog. Quindi? Sfido chiunque a non avere un leggero prurito all’ano nel leggere una che ti dà del “bambino”, coglione, che si piange addosso, si autocommisera, uno stronzo che la costringe a subire, insicuro, che non ha fiducia in lei, e, in cui, alla fine della fiera, ti manda pure al diavolo;

 

13) nuvola si lamenta del fatto di essere sola in casa e di non lavorare (e vai a lavorare, no?). Da te, le ferie non esistono se non te le prendi. Io ero in ferie e sono andato a lavorare lo stesso, proprio per non pensare. Se ti va di stare ad oziare sui blog non mi rompere le palle almeno;

 

14) nuvola si lamenta del fatto che non possiamo vederci con una certa frequenza. Purtroppo, non siamo né condomini e né vicini di casa. Non farmene una colpa. Lo sapevi anche quando mi hai conosciuto. Tu sei libera e io no. Come dice la canzone della Nannini? Che vuoi farci? Solo per un’ora, perdutamente... La vita è la vita e  amarti è una fatica. Aman-do-ti, ma la vita è la mia (e aggiungo che non è nemmeno la tua);

 

15) nuvola si lamenta del fatto che sua figlia è con suo padre (ne avrebbe anche il diritto, ogni tanto, visto che ti sei separata a chiacchiere e non legalmente);

 

16) nuvola si lamenta del fatto che io voglia separarmi solo a chiacchiere (e non legalmente); se avessi un marito ricco che mi lascia un assegno di tremila euro al mese, casa con due piani, cane, serva e figlia lo farei anche io (non ci vuole poi molto, basta dargli un calcio nel culo e mandarlo giù per le scale);

 

17) infine, nuvola non si lamenta ma precisa di non avere più peli sulla lingua. Meno male. Altrimenti, non so le cerette sulle mucose salivari che danni e lamentele le avrebbero potuto procurare. In tal caso, la colpa sarebbe sempre la mia. Tranquilli, faccio l'assicuratore di professione.

 

18) solo per la sfiga. Visto che il 17 è un numero che non mi piace.

 

Dopo tutte queste stucchevoli lamentele penso che anche Giobbe inizierebbe a rompersi un po’ le palle. O no? Dopo aver scritto che non sono Welby, preciso che non sono nemmeno Giobbe.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 00:07 | commenti (45)

mercoledì, gennaio 03, 2007



…meglio solo la musica...chiedo scusa a chi ha commentato il post che ho cancellato, ma oggi faceva ridere e mi sembrava un insulto al cognato..ops, al commiato...

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 00:26 | commenti (10)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).