Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!




 

mercoledì, febbraio 28, 2007

 

CHAT A LUCI ROSSE (ossia KAMASUTRA-MSN)

 

Personaggi e intepreti:

tizio

caio

sempronia

mevia

 [omissis]

Caio scrive (23.19):

mi sta venendo febbre, ho preso una vivinc

Sempronia scrive (23.21):

perchè sanremo è sanremo

Tizio scrive (23.21):

io torno dal cinema

Caio scrive (23.21):

che pornazzo ti sei visto?

Tizio scrive (23.22):

notte prima degli esami..

Tizio scrive (23.23):

eravamo: io e 4 gnocche

Tizio scrive (23.23):

ma nessuno ne al cinema ne dopo me l'ha fatta nemmeno annusare

Mevia scrive (23.23):

si vede che avevano tutte il ciclo

Caio scrive (23.23):

il triciclo avevano

Sempronia scrive (23.25):

MA IO VOGLIO VEDERE SATURNO CONTRO

Caio scrive (23.26):

ma di che parla ?

Sempronia scrive (23.27):

ozpetek.. le fate ignoranti.. avete presente?

Caio scrive (23.27):

ha fatto anche quell'altro film… cuore sacro

Sempronia scrive (23.27):

Ozpetek, racconta la vita di un gruppo di quarantenni, affronta il tema della separazione e della difficoltà di accettarla...

Tizio scrive (23.27):

effregne e che pall'

Tizio scrive (23.28):

mevia andò cazz' stà?

Mevia scrive (23.28):

eccomi

Mevia scrive (23.28):

ero in bagno

Tizio scrive (23.28):

pisciato?

Mevia scrive (23.28):

fatto la pipì

Tizio scrive (23.28):

mi sarebbe piaciuto asciugartela..

Mevia scrive (23.29):

Ma sei impazzito!!!????

Caio scrive (23.29):

che romantico...

Mevia scrive (23.29):

ma ti pare?

Mevia scrive (23.34):

ma voi ce l'avete sempre in testa la passera di mare?

Mevia scrive (23.34):

echecazz!

Tizio scrive (23.40):

ma dì...quanto bene mi vuoi?

Tizio scrive (23.41):

e rispondi

Tizio scrive (23.41):

da 1 a 10

Mevia scrive (23.41):

e tu?

Tizio scrive (23.41):

mè...

Tizio scrive (23.41):

avanti

Mevia scrive (23.41):

8

Tizio scrive (23.41):

io 10

Tizio scrive (23.41):

vedi?

Tizio scrive (23.41):

solo 8

Mevia scrive (23.41):

se dicevo

Tizio scrive (23.41):

ora per quanto per trombare basta 6...

Mevia scrive (23.41):

10 mi rispondevi che ero esagerata

Tizio scrive (23.42):

frattanto hai perso l'occasione

Mevia scrive (23.42):

per trombare ci vuole 10

Mevia scrive (23.42):

più una dichiarazione scritta

Tizio scrive (23.42):

io ce l'ho messo il 10

Mevia scrive (0.46):

domani

Mevia scrive (0.46):

faccio

Mevia scrive (0.46):

un post sul kamasutra

Mevia scrive (0.46):

e con tutte le posizioni

Mevia scrive (0.46):

possibili

Mevia scrive (0.46):

anche la cariola

Sempronia scrive (0.46):

poi passa ammè che devo imbarare

Mevia scrive (0.47):

si la stella

Mevia scrive (0.47):

la cariola

Mevia scrive (0.47):

l'impalato

Caio scrive (0.47):

u che?

Mevia scrive (0.47):

la seggiola sospesa

Caio scrive (0.47):

la candelaaaa

Sempronia scrive (0.47):

l’impalato?

Caio scrive (0.47):

(zitta, fai finta che conosci)

Mevia scrive (0.47):

si è difficilissima

Sempronia scrive (0.47):

(eeee??? )

Mevia scrive (0.47):

molto godereccia per la donna

Caio scrive (0.47):

(non facciamo figure da ignoranti)

Mevia scrive (0.47):

poco per l'uomo

Sempronia scrive (0.47):

(lo abbiamo mai fatto l’impalato noi?)

Caio scrive (0.48):

(tu dì di sì)

Sempronia scrive (0.48):

(ah ok ok)

Mevia scrive (0.48):

e comunque la cariola stesa

Sempronia scrive (0.48):

(mo' vado a vedè che è su gugl)

Mevia scrive (0.48):

la cariola in piedi

Caio scrive (0.48):

evò io facevo anche da piccolo l'imBBallato

Mevia scrive (0.48):

gli amanti

Mevia scrive (0.48):

gli stellati

Mevia scrive (0.48):

io le so

Caio scrive (0.48):

certe impallate…

Mevia scrive (0.48):

tutte

Sempronia scrive (0.48):

le sa... tutteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

Caio scrive (0.48):

(che dice google?)

Sempronia scrive (0.49):

(spe non dice gnent su l’impalato)

Caio scrive (0.49):

(guadagnamo tempo allora)

Mevia scrive (0.49):

comunque le so tutte

Sempronia scrive (0.49):

tu studi troppa teoria però

Caio scrive (0.49):

ma tu nell'impallato quanta farina metti?

Caio scrive (0.50):

io a volte ci metto anche i cetriolini che dici sbaglio?

Sempronia scrive (0.50):

io faccio come a scuola.. studio poco e faccio l'esame

Mevia scrive (0.50):

non ci va la farina

Mevia scrive (0.50):

aspettate

Mevia scrive (0.50):

arrivo

Caio scrive (0.50):

sta prendendo libro di ricette o kamasatrua?

Sempronia scrive (0.51):

(non lo so ma fa finta di saperlo)

Mevia scrive (0.51):

un attimo

Caio scrive (0.51):

amore, domani mi fai una bella impallata pure a me?

Sempronia scrive (0.51):

fritta o al forno?

Caio scrive (0.51):

come vuoi…

Mevia scrive (0.51):

Lei resta immobile con il tronco e i gomiti appoggiati al letto mentre lui le solleva le cosce divaricate e la penetra modulando l’oscillazione del va e vieni. A seconda della statura del partner, la donna può sollevarsi con l’aiuto di cuscini. 

Mevia scrive (0.52):

la spagnola

Mevia scrive (0.52):

Appoggiandosi al braccio destro, l’uomo sta seduto con le gambe allungate mentre la donna, di schiena, si inginocchia su di lui a cavalcioni e si muove ritmicamente. Con la mano rimasta libera, il partner può accarezzarle i seni e la natiche.

Mevia scrive (0.52):

sasaziami si fa così

Mevia scrive (0.52):

L’uomo è seduto per terra o sul letto con una gamba allungata e l’altra leggermente piegata per star bene in equilibrio. La donna si adagia su di lui a cavalcioni sollevandosi e risiedendosi ritmicamente mentre il partner la sostiene per le natiche. L’uomo può anche stimolare con baci e succhiotti i seni della compagna o divertirsi a mordicchiarle i capezzoli. 

Mevia scrive (0.53):

il pigro si fa così

Mevia scrive (0.53):

L’uomo è disteso con le gambe penzoloni ai bordi del letto e i piedi per terra mentre la donna, adagiata su di lui, tiene le cosce ben divaricate per consentire al partner di stimolarle il clitoride e a lei di accarezzargli la base del pene. Per aumentare la penetrazione lei si muove ritmicamente appigliandosi alle ginocchia. Questa posizione offre all’uomo una vista particolarmente eccitante sulla penetrazione, sulle natiche e sul sesso della compagna. Approfittando delle mani libere, può anche stimolarle la zona anale e i glutei. 

Mevia scrive (0.54):

cavalcata galattica si fa così

Mevia scrive (0.54):

L'uomo é seduto comodamente su una sedia e la donna é appoggiata a lui. Mentre lei si muove, lui le mordicchia il seno. Questa, è una posizione originale e stimolante.

Mevia scrive (0.54):

questa si chiama solare

Mevia scrive (0.54):

L'uomo è seduto con le gambe incrociate, la donna è sopra di lui. Lui ritma il movimento con le mani e accarezza il seno della partner con la bocca. 

Mevia scrive (0.55):

al'amazzone

Mevia scrive (0.55):

L’uomo è disteso supino con le gambe vicine. La donna si adagia su di lui a cavalcioni e porta il busto all’indietro facendo leva sulle braccia. Cullato dai movimenti ritmici della partner, l’uomo può accarezzarle il monte di Venere e il clitoride. Questa posizione, semplice ma stimolante, procura un intenso piacere a entrambi.

Mevia scrive (0.55):

verticale indiana

Mevia scrive (0.55):

La donna é appoggiata sulle mani, le braccia sono tese. L'uomo é ai bordi del letto e le solleva il bacino, mentre lei appoggia le gambe sulle braccia del partner. E' una posizione che esige grande agilità, un po' di forza e che non può durare più di qualche minuto.

Caio scrive (0.56):

ma sò trapezisti?

Mevia scrive (0.56):

caldo strofinamento

Mevia scrive (0.56):

Appoggiato a un braccio l’uomo è seduto sul fianco e tiene un ginocchio per terra. Facendo leva sugli avambracci e dandogli le spalle, la donna si strofina sul suo sesso e si muove ritmicamente per facilitare la penetrazione. Con la mano libera lui può anche accarezzarle i seni, le natiche e la zona anale. È consigliabile praticare questa posizione su un tappeto, piuttosto che sul letto.

Caio scrive (0.57):

lui mette braccia intorno al collo, lei appoggia piedi su nuca, lui con una gamba fuori dal finestrino mette la cloche a folle, se si è in discesa è pericoloso, lei mette i seni sul parabrezza, si fanno un grattino, tolgono i giornali e poi vanno a casa a vedere san remo

Sempronia scrive (0.58):

 ahahah

Mevia scrive (0.58):

ahahahahah

Mevia scrive (0.58):

oddio

Mevia scrive (0.58):

oddio

Mevia scrive (0.58):

muoio

Sempronia scrive (0.59):

lei si lava i denti, lui poggia un piede sul lavandino, lei fa cadere dentifricio sulle dita del piede di lui, allora con una mano lui prende l'asciugamano e se lo appoggia sul pirillo perchè con l'altra mano si sta tenendo in equilibrio..

Caio scrive (0.59):

sìììììììììììììììììììììììì

Caio scrive (0.59):

uhahahahahah

Mevia scrive (0.59):

siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii

Caio scrive (1.00):

mentre Tizio si fa un segone, Sempronia vede nora jones a san remo, Mevia si chiede se deve darsi lo smalto alle unghie e Caio si fa la barba così si porta avanti con il lavoro chè domani deve alzarsi presto

Sempronia scrive (1.00):

ahahah

Mevia scrive (1.00):

eheheheh

Caio scrive (0.59):

domani la metto sul mio blog

Mevia scrive (0.59):

noooooooooooooooooooo

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:12 | commenti (67)

martedì, febbraio 27, 2007

Stasera ho letto il libro di Monicuzza. L’ho letto tutto di un fiato. In meno di un’ora. Ma c’è tutta la sua vita in quelle 199 pagine. Raccontata senza risparmiarsi. Senza fare sconti a nessuno. Soprattutto a se stessa. Un libro che disegna emozioni sulla pelle. Scritto con il sangue e con il cuore.  Con tutta la sua rabbia e la sua voglia di urlare. Con tutta la sua voglia di amare e di essere amata. Con la sua voglia di non esserci più. E il suo desiderio di tornare, per non partire più. Di avere una famiglia “normale” al posto di quella famiglia che sembra sviluppi germi che uccidono. I continui cambiamenti possono renderci insicuri. Ma possono anche far venire la voglia di fermarsi e di fermare l’ansia per una vita che ci maltratta senza pietà. C’è tutto l’amore grande ed infinito per suo fratello Milo e per sua figlia (“la lottatrice”). La sua riscoperta della vita che si lascia alle spalle i ricordi di amori tristi e vuoti. Le sofferenze, gli stenti, la fatica di lavori umili e umilianti. E’ un libro che racconta fatti. Li racconta senza girarci intorno. Nudi e crudi così come può essere la vita abitata e combattuta tra persone benevole e capaci di gesti generosi, persone disposte ad aiutarci ed un mondo contrario, ostile, anonimo ed infame. E’ un libro che parla anche di droga  e di AIDS e si incazza ed urla la propria rabbia contro quei tanti pregiudizi che allontanano ed emarginano chi finisce in quel tunnel, che non è sempre il più debole, ma chi è estremamente sensibile, chi preferisce soffrire al posto degli altri, chi preferisce prendere le sberle al posto di chi ama. C’è anche tanta sensibilità in quelle pagine. Leggi l’inesprimibile, con l’occhio che sa vedere oltre e sotto le apparenze. Lei la definisce la favola di una Cenerentola moderna che corre per uscire fuori da un inferno buio in cui non vuole più sprofondare.  E’ una fiaba triste e vera quella che Monica racconta nel suo libro. La fiaba di chi sotto i colpi della vita, casca per terra e si rialza, ed anche di chi, sotto quei colpi, per terra, invece, ci resta. Sembra così facile stare bene, quando si sta bene, quando tutti si amano e ci amano. Ma poi sembra che il destino remi contro di noi o che gli altri ci odino e tramino per distruggerci, o che la morte sia sempre in agguato. E così arriva il dolore, la pena, la tristezza, il pianto, la voglia di farla finita. La voglia di dire basta, sono stanco. Arriva anche quel senso di colpa e di disperazione che ci fa chiedere perdono per aver sbagliato. Come se tutte le colpe del mondo ricadessero sulle nostre spalle. E così si perde la voglia di vivere, la capacità di godere e di partecipare. Finisce il nostro slancio vitale, l’energia, la grinta, ogni entusiasmo. Quando vedi intorno a te andare via le persone più care, quando non ti senti più amato come vorresti, quando vedi l’infelicità e i dolori degli altri non hai più voglia di niente, non desideri più niente. La vita diventa una sofferenza senza fine. Tu stesso diventi incapace di amare, perché sei inaridito, con quel penoso senso di vuoto affettivo, ti senti un peso morto. Senti il sentimento della perdita dei sentimenti. La cosa più sorprendente di questo libro è che quello slancio vitale verrà proprio dalla sofferenza più grande, quella più dolorosa: la perdita di Milo. E’ proprio lui, Milo  l’ incompreso, che sembra rimettere assieme i cocci di una famiglia fatta a pezzi e polverizzata dalle disgrazie e dai fallimenti affettivi ed economici. E’ lui il Milone che ride che fa vedere in un sogno a sua sorella come può essere disperante guardare chi resta. Chi piangerà sulla sua morte. E’ proprio lui, Milo che non c’è più, che farà capire quanto può essere importante essere vivi. Quanto può essere importante imparare ad accettarsi, a perdonarsi, a volersi bene. E’ solo l’amore che ci fa vivere e sopravvivere. Una ferita profonda può rimanere aperta, ma può anche darci la forza di sforzarci e di farcela da soli. Potremo anche sentirci in un nido vuoto che scatta quando i figli diventano grandi e indipendenti dai genitori, ma è l’amore che abbiamo per loro che ci tiene in vita e non ci fa sentire più quella paura,  quell’angoscia e quella disperazione. Non ci fa cadere più in quel pozzo buio e nero dove ci porta la morte delle persone care. Quella tristezza che ci fa sentire l’abbandono. Il restar soli. Nella voglia di urlare di Monica mi chiedo però se per stare bene bisogna star bene e basta o se per star bene bisogna stare male, soffrire, perché la sofferenza matura la nostra vita. Quello che ho capito, leggendo le pagine di Monica, è che, a volte, il dolore arriva nella profondità della nostra anima e da lì fa sgorgare l’acqua della vita. Quello che ho capito è che non sempre il dolore viene perché qualcuno ce l’ha mandato, ma, a volte, arriva per ridare senso alla nostra vita. Solo allora se ne va, perché ha svolto la sua funzione…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 01:55 | commenti (9)

sabato, febbraio 24, 2007

 

Adoro i tuoi occhi. Il tuo sguardo. Il profumo che lasci sulle lenzuola mi fa venire in mente rincorse sui prati. E' come una commozione senza ragione. A me piace anche ascoltare il tuo modo di parlare, amore mio…Specie quando dici “cosa” con le tue “o” così larghe…Sembra un canzone, una melodia…Ti ascolto e il mio cuore si gonfia, trasuda un’aria di storie d’amore contrastate. A volte, con te, mi incazzo come una bestia, urlo parole di rabbia…ma forse quelle parole sono soltanto l’incarnazione di speranze perdute…album fotografici di famiglia che non sfoglieremo mai, amore mio…cornici argentate che non metteremo mai sui nostri mobili tarlati dei nonni, né su tavoli di marmo…Perché siamo cambiati, amore mio, cambiamo ogni giorno senza accorgercene e, ogni giorno, ti sento e ti trovo diversa…sei diventata un’altra donna. Così diversa da quando ti ho vista la prima volta…Eri come un sogno che svaniva nella nuvola di fumo delle mie sigarette…Ora sei diventata la mia dipendenza dal fumo.. Ci siamo limati, adattati, erosi poco poco, trasformati come certe rocce di colore rosa che stanno in riva al mare…Noi due invecchiamo sentendoci sempre ragazzi. Questo sento ora, in questo momento, mentre ricevo i tuoi sms…Ti vedo incollata in queste righe e non so se riuscirò a prenderti, a fermarti…L’espressione dei tuoi occhi, del tuo viso... E' come un vero suicidio subire i movimenti lenti delle tue mani su di me…Come quando il tuo sguardo con un colpo secco cambia espressione e diventa cenere fino alle lacrime. Come quando sfiorisce e si rattrista per causa mia…Ora vorrei accarezzarti in quel brivido distante.. Avrei voglia di un’estasi senza tregua…L’avevo pensata e sepolta questa cosa..Pensata e cancellata immobilizzandomi a quel presente che avevo davanti e accanto. Ma ora è tornata a galla come un tappo di sughero in quest'acqua ferma, in questa sensazione di vuoto...

Trimonato da BaroneAgamennone | 13:45 | commenti (51)

lunedì, febbraio 19, 2007

Non so quale è stata la molla che ha incendiato il mio cuore. L’amore arriva così, all’improvviso. Ti taglia la strada, ti travolge e ti schianta. E, a quel punto, non può essere sostituito più da niente altro. E quando urta contro l’impossibilità diventa inesorabilmente tormentato. Non è vero che tutte le storie d’amore si assomigliano. Lo so bene, visto che sono cresciuto a rovescio. Io che mi sono sempre sentito colpevole anche di vivere, mi sono innamorato di una donna che non posso nemmeno abbracciare. Ma l’amore è l’unica certezza che mi fa sentire vivo. Anche se ogni bacio infiammato d’amore e di guerre  fatte di parole sembra che mi faccia morire dentro. Ma è impossibile amare senza sentire le vertigini. Senza provare quella strana sensazione di cadere giù. Di precipitare. Il cuore si scarica con un’eterna emorragia. Il mio amore accarezza le mie lacrime e la mia rabbia. Mi fa danzare fino a non sentire più il rumore delle mie catene. Trasforma il mio inferno in un paradiso dal cielo basso per poi restare preso tra le sue nuvole…E lei con il poco mio si nutre di arcobaleni…Non so come fa a sopportarmi…Se proprio dobbiamo parlare di palle, con me, ce ne vogliono almeno tre!

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:51 | commenti (31)

sabato, febbraio 17, 2007

 

Donne, tu tu tu...

 

Qui non è più questione di pazienza, arroganza o rispetto. E’ arrivato il momento in cui bisogna imparare il linguaggio dei gesti dei sordomuti. Devi fingerti muto. Al limite, nei casi peggiori, cerebroleso. L'uomo per comunicare con una donna deve imparare a stare zitto come quando sente il telegiornale. Per andare d’amore e d’accordo con una donna, bisogna restare in religioso silenzio. E’ l’unica soluzione. Loro parlano? Tu ascolti. Loro stanno zitte? Tu ascolti. Ma che? Stanno pensando, lasciale finire di pensare, no? Ottuso, caprone che non sei altro! Nella coppia, la sintonia di pensiero è rara come i temporali nel deserto. Tu hai voglia di fare sesso? Loro hanno voglia di parlare. Tu hai voglia di parlare? Loro non hanno voglia di fare sesso, ma di farti ascoltare il loro pensiero unico, unilaterale, a senso unico. Ma ammettiamo pure che sia così e che io sia cretino dalla nascita, ma non potrebbe piacermi fare la strada più lunga? Dove ci porta questa tangenziale? L’uomo diventa solo il punto di ascolto della donna che fa la spesa all’Ipercoop della chiacchiera parolaia. L’uomo è una bestia, insensibile e pensa soltanto a una cosa. A quello. L’uomo non sa ascoltare. Ma che me lo dici a fare se non so ascoltare? La donna, invece, è sensibile, specie quando tenti di esprimere il tuo punto di vista. Perché è sensibile? Perché appena provi a tirare fuori la lingua (non per limonare, ma per dire "A"; per pronunciare la "B", con una donna permissiva di sinistra, in genere, un uomo ci arriva verso i sessant'anni), la sua sensibilità all’umido la fa scattare come una saetta e ti ha già seppellito con un fiume di parole. Sono un uomo senza parole ma soprattutto senza cuore. Il gemello del mostro di Milwakee. “Ma non è vero!” (in questi casi, come minimo, uno prova a difendersi, negando di aver mai messo il fegato di una donna nel reparto salumi e affettati del proprio frigorifero). Lo sei invece, stai zitto, guardati allo specchio e fammi finire il discorso. "Eh?". Ma mi fai finire il discorso? “In effetti, c’è poco da aggiungere”. Lo vedi che mi interrompi sempre? Chissà perchè la cosa che interessa di più ad una donna è uno strano attrezzo che toglie i tappi alle bottiglie. Se una donna non sa fare il caffè e lui sì, la cosa migliore che gli può dire non è "Buono questo caffè", ma rimproverarti di non aver buttato i fondi del caffè nel lavandino invece che nella pattumiera. “Ma perché?”. Perché così lo sturi, cretino! Cazzo, ma non sai fare il caffè e vuoi insegnarmi a fare  l’idraulico? Tu, uomo, imbecille, tronfio, insensibile, come un elefante in una cristalleria, non accetti lo scambio di opinioni diverse. Non reggi il confronto. Ti dà fastidio che una donna ti tenga testa, vero? Non sei democratico, sei un fascista! Mi sta per venire un attacco d’asma a furia di aspettare il mio turno per infilare una parolina ogni tanto. Mettiamo il conto alla rovescia: tre minuti per uno, come Prodi e Berlusconi al rush finale elettorale. Quando scade il tuo tempo, tocca a me la parola. Va bene? No, mi stai rubando il tempo, blocca l'orologio e ricominciamo daccapo. Mavaffanculo! Ochei ochei, sto calmo. Scusa. Quindi, mi rimetto in posizione, come ai blocchi di partenza di una gara ad ostacoli. Sei aggressivo verbalmente, lo vedi? Mi viene da piangere, ma non devo fiatare. Non dire stronzate, l’unico modo per vederti gli occhi umidi è metterti della cipolla dentro agli occhi. Sono impietrito. Meglio non muoversi, potrebbe essere considerato come un gesto di disapprovazione e di stizza. Di solito, quando una donna sta così, la cosa migliore da fare è girarle alla larga. Non è una questione di ciclo mestruale, il fatto è che noi uomini non siamo in grado di capire quando stare zitti e quando invece prendere la parola. "Perché?" Perché non sappiamo amare. Capisci? “Cosa?” Vedi, non capisci. Non sai ascoltare. Io capirei pure se potessi fare almeno le domande. Ma non erano meglio gli uomini di una volta? Invece di pensare alle “quote rosa”, cantavano “Osteria numero mille, il mio cazzo fa scintille!” (anche la due era carina, "le mie gambe tra le tue"). Che se poi vogliamo dirla tutta: Marco Ferradini con il suo “Teorema” non ha fatto altro che sviluppare il Cocciante-pensiero, dopo la pizza-Margherita, è arrivato con “E adesso siediti, su quella seggiola, stavolta ascoltami senza interrompere”. Per questo, poi, è diventato un cervo a primavera. Quelli sì che erano uomini con le palle. A noi, maschilisti, dell'era del post-femminismo, ci ha rovinati Zucchero, quando ha iniziato a telefonare con il cellulare, perchè, mentre chiamava la sua donna e il numero risultava  occupato o l’utente desiderata non era raggiungibile, quello continuava ad insistere…Quando il telefono fa “tu tu tu...” riattacca, imbecille e non scassarle più la minkia!

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:49 | commenti (8)

sabato, febbraio 10, 2007

 

Sentite, brutti stronzi, mò, ve lo dico qua. In uno spazio inutile. Lo so che non leggerete mai queste righe, ma io voglio scrivervele lo stesso. Voi, bestie assassine, tra le tante schifezze che avete e vivete nella vostra vita fatta di buio, minacce e omertà, tra i tanti, avete anche questo difetto: l’ignoranza.  Non so se è colpa vostra o vi piaceva soltanto avere la vita facile con i soldi in tasca e le auto lucidate, non mi importa saperlo ora. Non me ne frega un cazzo di niente di voi, né della fine che farete quando vi prenderanno e marcirete in galera. Per ora, per me, siete solo dei cani rognosi e ignoranti pagati da altre bestie fameliche come voi. Voi sapete solo sparare e ammazzare. E’ un mestiere di merda quello vostro che fate, maledetti killer. Le idee e l’onestà non si possono uccidere. Le nostre idee sopravviveranno a qualsiasi pistola, bomba ed attentato. Gli uomini potrete anche farli fuori, potrete sempre con le vostre mani sporche e grondanti di sangue far piangere donne, bambini e parenti, ma quello che siamo noi non potrete mai eliminarlo per sempre. Non ci riuscirete. Potete anche spedire tutte le buste anonime con tutti i proiettili e i bossoli che volete per i prossimi giorni, mesi, anni a venire. Non fate paura a nessuno. Non siamo dei pavidi cacasotto come voi che si nascondono tremando dietro l’ombra di un muro. Un giorno, i tempi cambieranno anche per voi e, soprattutto, senza di voi. Per ora, quei proiettili potete ficcarveli tranquillamente nel culo assieme alle vostre lingue che leccano francobolli in un ufficio postale con guanti di lattice. Io spero che non vi facciano nemmeno godere, mentre vi scoppiano dentro e voi scomparirete di una morte senza nessuna luce.

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:57 | commenti (26)

giovedì, febbraio 08, 2007

Quando le luci sono basse ed il volume della musica alto, delle donne che vogliono insegnare a comportarsi, penso questo.

Ci sono donne che, a volte, sembrano preti, suore, operatori sociali…

Piccoli grandi santi cui giurare devozione e rispetto.

Ci sono donne che vogliono avere sempre ragione.

Ci sono donne che vogliono avere sempre l’ultima parola.

Ci sono donne che vogliono ricordarti sempre, puntigliosamente e minuziosamente, dove hai sbagliato, nel dettaglio (come se questo fosse il modo migliore per correggere uno sbaglio).

Ci sono donne che cercano di farti vedere la loro gabbia come se quella fosse migliore della precedente.

Ci sono donne che vogliono dirti sempre quali sono i tuoi difetti.

Io li conosco i miei difetti (ne ho tantissimi e ormai fanno parte di me).

Voglio essere quello che sono. Non voglio cambiare.

Voglio sbagliare e rendermi conto da solo dove ho sbagliato.

I miei difetti rappresentano i miei dolori e le mie cedevolezze, li voglio guardare in faccia e accoglierli dentro di me. Non scacciarli come se fossero merda da buttare giù in un cesso con lo scarico del water. Aspetterò che i miei disagi evaporino da soli. Non lo voglio il tuo bisturi per tagliare e sanguinare.

Preferisco non vivere e dissanguarmi da solo.

Io penso che nessuno è perfetto (nemmeno dio, visto che ha fatto uno come me).

Tutti siamo perfettibili.

Tutti abbiamo difetti.

Tutti cerchiamo di “soffrire bene”.

Tutti siamo stronzi democratici.

Non ci sono viaggiatori di serie A e viaggiatori di serie B. Siamo tutti passeggeri.

Questa non è una critica e nemmeno un’autocritica.

E’ solo che quando i miei coglioni sono rotti, detesto che qualcun altro ci voglia camminare sopra con i tacchi a spillo.

Non odiarmi, per favore, per quello che ho scritto, e se sbaglio, lasciami sbagliare. Grazie.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:58 | commenti (17)

domenica, febbraio 04, 2007

 

Cielo, una notizia!

 

La violenza negli stadi? Ma quando? Come? Perché? Sembra sia nata ieri. E se ne parla oggi come se fosse “un caso”. Un poliziotto che stava facendo il suo lavoro è morto per colpa di quattro coglioni scalmanati. La vera novità l'ha comunicata il capo della Procura: "Non ci sono solo minorenni borgatari tra i ventinove fermati, ma anche figli della media borghesia catanese!". Uh, madonna...Ma non mi dire? La gente si lamenta che oggi gli stadi siano rimasti chiusi e le partite siano state sospese. Questa sì che è una notizia. Si prenderanno seri provvedimenti contro le tifoserie ultrà. Intanto, rimborsiamo le schedine di Totocalcio... Non si poteva fare un versamento in favore delle famiglie di vittime da stadio?

 

Immagino che questa sarà anche una delle tracce per gli esami di maturità del prossimo anno.

 

Traccia 1 – Sport.

Cosa si può fare per debellare la violenza negli stadi? Illustri il candidato (o almeno ci provi) a suggerire dei rimedi per risolvere questo problema. In alcuni paesi europei, i tifosi ultras vengono picchiati con i manganelli dalla polizia all’ingresso, così, quando entrano già fraccati di mazzate, non hanno nemmeno la forza di gridare “Arbitro cornuto!”. Spieghi il candidato se questo sistema potrebbe essere applicato anche in Italia.

 

Traccia 2 – Amore e coppia di pacs.

L’amore di Berlusconi per Veronica si è trasformato in una sincera amicizia. Il candidato commenti questa dichiarazione di S.E. il Nano: “Nonostante l’abbia cornificata molte volte, anche se ora ci siamo lasciati, vorrò sempre bene a Veronica, perché non mi ha mai mai fatto fare figure di merda…Mai!”. Valuti il candidato la genialità di un ex presidente del consiglio che, dovendo spiegare agli elettori cattolici l’incresciosa presenza di due mogli nella sua religiosissima famiglia senza mai pronunciare la parola divorzio, ricorre a soavi espressioni come quelle citate. In caso di disgusto, il candidato potrà sempre ripiegare sul tema di riserva: Le pari opportunità e la dignità della donna nella concezione dell’ex premier, a partire da due frasi storiche: “Che bel culo che hai, Carfagna, se non fossi sposato, ti tromberi messa a pecora sul tavolo della cucina”. “Ah, così lei fa la velina a Striscia? Conosco quel fesso di suo padre…ma visto che si vede quasi tutto e il suo sarto ha risparmiato sulla stoffa del suo vestito, me la fa vedere anche la patatina? Sa, io sono un tipo molto giocoso…”.

 

Traccia 3 – Politica.

E’ ancora possibile la poesia nella società della comunicazione di massa? Documenti: “Miglio è una scorreggia nello spazio” (U. Bossi). “Scalfaro è una scorreggia fritta” (V. Sgarbi). “Lei è una testa di cazzo” (G. Tremonti). “Sono quattro coglioni” (G. Fini). “Marco Biagi era un rompicoglioni” (C. Scajola). “Te corco, con le mani” (G. Ferrara). “Portaje ‘na borzata de sordi” (C. Previti). “A Rena’, te stai a dimenticà la bbusta” (C. Previti).

 

Traccia 4 – Storia.

Il candidato commenti la frase di Bossi, ex ministro delle Riforme istituzionali: “Io con il Tricolore mi ci pulisco il culo!”.