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venerdì, marzo 30, 2007
I blog: relazioni di felice infelicità. Torno a scrivere sui blog, perché, oggi, ho ascoltato alla radio un dibattito sui blog. Esperti di comunicazione, psicologi, psicoterapeuti, bloggers-dipendenti si sono interrogati su questo strano strumento. Sintetizzo qui la discussione che avrà la frammentarietà degli appunti che puoi prendere mentre ascolti altri parlare. La mente umana si sta modificando attraverso la rete. Il blog è un “territorio”, uno spazio dove si può scrivere e fare quello che si vuole. A volte diventa un caos in cui scrivono tutto e il contrario di tutto. Il blogger, generalmente, è narciso e autoreferenziale. Adora ostentare l’ego. La rete aumenta la proiezione di sè stessi. Con il blog costruiamo e lasciamo un segno, qualcosa di noi stessi per gli altri. Una mutazione che porta ad un esito negativo? Un uso massiccio peggiora il mio filtro della realtà? Il blog porta alla anoressia o alla bulimia dell’anima? E’ un vizio. Tutto ci annoia. Tutto è banale. Qualunque messaggio è uguale ad un altro. C’è idealizzazione nel rapporto. Mi sto concedendo il vizio dell’illusione. Ma mi permette di comunicare. Narcisismo che ci toglie dall’autoreferenzialità fine a se stessa. Fantasmizzazione del mio corpo. Questa lavagna e questo foglio bianco mi permettono di superare il corpo che può ostacolare la conoscenza dell’altro. Persone che non avremmo mai conosciuto, finiscono nel nostro mondo. Non entri nelle intimità altrui sempre, ma puoi relazionarti. Non ha più importanza l’età: una donna di 40 anni può sembrarti una ragazzina di 20. Il blog è una comunicazione asincrona. Diversa dalla chat. Meno realistica, meno palpabile. Il lettore di blog entra nella mente di chi scrive sul blog. Il blog è questo discorso che io faccio sulla rete. E’ un discorso diacronico, che si sviluppa nel tempo e che da uno finisce a molti. Non è un soliloquio. Si spera. Può essere un discorso che diventa narrazione. Il mio sé narrativo che aspetta un pubblico che può mimare diversi ruoli. Esistono diversi tipi di blogger. C'è il blogger-testimonianza. Ad esempio, quando scrivi di un fatto che ti è accaduto oggi. Tipo: “Questa mattina ho fatto un esame. Ho preso 28”, racconto la mia esperienza. Il lettore fa da testimone a questa esperienza e non gli si chiede altro.
In altri blog, il lettore diventa terapeuta. Quando il blogger va molto in profondità con se stesso, condividendo la gioia, la felicità, ma anche il dolore, la propria sofferenza. Al lettore, in questo caso, il blogger chiede: “Stammi vicino, accogli questa mia esperienza. Dimmi che ne pensi”. Ma ci sono anche blog meno intimi. C’è quello teorico-culturale. Oppure quello che monta una discussione politica, la recensione di un film e chiede al lettore di dire la sua, in un confronto: “Se non sei d’accordo, discutiamone". C’è l’analista-narrativo. Qui si ha una meta-comunicazione. Il blogger chiede al lettore: "Ti piace il mio nuovo template?". Questo blogger dà conto della sua vita-attività web: "Ho sistemato i link"; "Scusate per l’assenza"; "Tornerò presto"; "Chiudo il blog perchè..."; "Rendo il mio blog privato, perchè...". Qui il blog meta-comunica, va fuori dalla narrazione. Poi ci sono i blogger che fanno inviti relazionali alla critica letteraria. Esprimono un talento, una poesia, un racconto e si chiede al lettore di leggere la poesia e di commentarla. C’è sempre un invito alla relazione. Il lettore si concretizza. Dà un feed-back e il blog si ricalibra in base al "ritorno" del lettore. Alcuni sostengono che il blog vuole “massimizzare il successo”. Ma questo non vuol dire che il blog vuole avere solo tante visite. In questi casi, si chiede quanto funzioni la relazione che sto ponendo in atto. Un blog si tiene su soprattutto per il desiderio di avere un pubblico. E’ una ricerca di conferme. Anche. Bisogni di conferme e di auto-stima. Altrimenti, chi scrive non scriverebbe in rete, ma avrebbe un diario privato, chiuso, nascosto. Solo per sè. Il blogger è uno che ama scrivere. Ed ha bisogno di un ritorno e di una risposta. Uno strumento per la costruzione narrativa del sé. La comunicazione in rete è uno spazio psicologico. Le situazioni della vita quotidiana non sono più le stesse. Io narratore le racconto e gli altri le negoziano con me. Non c’è un’identità vera o virtuale, ma una identità con la quale attraverso varie componenti della mia identità. Il blogger desidera arricchire sè stesso e costruire nuovi aspetti del sè. Anche attraverso quello che gli altri pensano e dicono. Qui c'è la "relazione". In un sondaggio fatto on line ed anonimo venivano fatte queste domande. Indica tre motivi per i quali scrivi un blog: nelle risposte, il 40% ha risposto “Scrivo per confronto”; il 25% “per esternare”; il 20% “per esibizionismo”; il 10% “per passatempo ed esercizio nella scrittura”. Che immagine dai di te stesso? Il 60% ha risposto: “Sincera”; il 25% “curiosa”; il 25% “riflessiva”; il 15% "una personalità confusa”. Pensi che il blog dia un’immagine simile all'immagine che hai di te? Il 60% ha risposto: “Sono quello che scrivo”; il 25% “Solo in parte, perchè non dico tutto di me”; gli altri hanno risposto: “No, cerco di nascondere quello che sono veramente”. Che tipo di confronto è quello che si fa attraverso il blog con gli altri? Ha un limite oggettivo. Se manca ancoraggio con la realtà. Se un brufoloso sembra un poeta affascinante, ho perso il senso della realtà. Qual è il confronto oggettivo? Se mi guardo negli occhi con un altro è diverso se confronto un’idea con altri. C’è problematicità. Non tutte le stupidaggini che scrivo sono interessanti. Una relazione si può stabilire solo fisicamente? Non sempre è necessario. Se poi diventa reale, il blog diventa un interruttore alla relazione. E’ una mediazione alla relazione. A scuola i ragazzi parlano tra di loro o con i professori? Se gli dai una possibilità anonima di esprimersi che cosa chiedono? E' stato fatto un esperimento. Tipo quello fatto dalla trasmissione delle "Iene" all'uscita delle discoteche sull'abuso di droghe ed alcol durante il sabato sera. Metti un box e lasci parlare i ragazzi. In maniera anonima. Che cosa pensate abbiano chiesto sull'argomento sesso? Una vita passa per le misure. La maggior parte di loro hanno chiesto: "Se ce l’ho più lungo acchiappo di più?". Scopri quanta ignoranza hanno e quanto sia distante la conoscenza degli adulti sul sesso per un adolescente. Il blog può essere un nuovo approccio alla sessualità mediato. Il media non ti mette in gioco fisicamente con i tuoi odori, con la tua sgradevolezza, ma con le tue parole. Emozioni e sensazioni. Quando mando un sms che trovo bellissimo e l’altro mi risponde male, vuol dire che non sempre si riesce ad essere chiarissimi. Io dico una cosa, l’altro capisce un’altra cosa. C’è la possibilità di travisare, di fraintendere dall’altra parte. Il blog è diverso dall’sms: c’è una musica e l’immagine nel blog. Ci sono maggiori possibilità di integrare e comunicare la mancanza del corpo. Il blog è un’elaborazione delle nostre emozioni. Diamo un valore alle parole che può essere percepito. Il blog come possibile strumento di una futura psico-terapia on line. Se scrivo: “Sto male”. Senza pubblico. Non avrebbe senso, perché lo dico a me stesso che lo so già che sto male. Diventa solipsismo (dal latino solus (solo) e ipse (stesso), ossia "solo se stesso"), in altri termini: tutto ciò che esiste è creato dalla (o è parte della) mia coscienza. Il blog può essere un lamento, un urlo, un messaggio nella bottiglia lanciato nel mare. Ma se lo metto in rete, invece, diviene un appello agli altri. Si traduce: “Se puoi, aiutami”. Elaboro. Ma cosa aggiunge? Come interagiscono i commenti con quello che dico? Se uno dice: “Mi piace quello che scrivi”. Oppure: “Che stupidaggini scrivi”. Ogni cosa detta esprime chi la dice. Diventano punti di riferimento. E’ una pre-relazione. In rete si cerca sesso? Molti lo fanno. Molti, invece, quando passano dal virtuale al reale, scoprono che chi incontriamo non corrisponde a quello che abbiamo immaginato, leggendo. La realtà ci fa vedere la dissociazione. Ma è vero anche che, spesso, in rete, si abbassa la soglia del pudore. Ma anche al telefono si abbassa la soglia del pudore. La voce è il primo elemento, il primo suono della madre per un bambino. La scrittura produce una diversa reazione. Manca l’odore. Manca il fatto di vedere e di toccare. Con il blog si “studia” meglio l’altro per la sua asicronia, con la possibilità che abbiamo di riflettere prima di scrivere. E’ molto diverso dalla chat dove la relazione e la reazione tra scritto-letto è immediata. Su Internet possiamo essere qualunque cosa eccetto quello che non siamo. Possiamo espandere i nostri rami. Ognuno è tante cose. Non siamo monocorde. Non siamo un blocco monolitico. La rete ci consente di essere tante cose diverse. Possiamo essere seri, divertenti, buffi, tristi, allegri. Poi, alla fine, anche se non ci troviamo, ci scegliamo. Abbiamo la possibilità di leggerci, alla fine, ci incontriamo o ci confrontiamo. E’ uno strumento di conoscenza. Puoi viaggiare tutti i giorni, per anni, in metropolitana, vedere tanta gente, milioni di persone e non conoscere mai nessuno. Il modo migliore per usare lo strumento del “media” è un’integrazione tra virtualità e realtà. Qualcosa tra le persone sulla rete, spesso, accade. Moltissimi hanno “rapporti” con persone conosciute sui blog. Il blog aiuta o distorce la realtà ? La società è basata tutta sul corpo. Ma ha uno sguardo superficiale. Nella lettura invece ci soffermiamo. Pensiamo, riflettiamo. Il blog ha gli archivi. Se ri-leggiamo quello che abbiamo scritto diversi anni fa, vediamo una trama. Anche se manca una vera trama. Ma nel linguaggio forse c’è un filo logico che ci appartiene. Sono gli altri che ci mostrano le nostre differenze e le nostre contraddizioni. Non esclude, quindi, la relazione. C’è da chiedersi quindi che cosa sta accadendo nell’immagine e nella comunicazione tra le persone. Il blog soddisfa il bisogno di attenzione non soddisfatto nella vita reale. Il blog copre solitudini personali. Avendo del tempo per poterlo fare, per scrivere e relazionarsi. Il blog è sintomo di crisi della famiglia. Che è appiattimento e omologazione culturale. La famiglia come se fosse una solitudine “vecchia”. Ma è anche una soluzione alla solitudine, anche se crea altre solitudini “nuove”. Ci si collega spesso dal posto di lavoro. Quando siamo in mezzo ad altre persone e quello che facciamo non ci piace. Cerchiamo altro. Cerchiamo quello che ci manca. Chi chatta è uno sfigato? Chi blogga è un attore? No, molti hanno una relazione primaria. Sono fidanzati, sposati, hanno una compagna o un compagno al proprio fianco. Hanno quello che si dice una “vita normale”. Allora perché chattano? Perché bloggano? Perché hanno bisogno di fare il “cicci cicci” sulla rete? Perché mettono le faccine? Perché diventano bambini anche se sono persone adulte? Molti hanno bisogno di relazioni sentimentali. Hanno bisogno di togliersi le maschere che portano tutti i giorni nella vita. Nella realtà, non sempre riusciamo ad avere un’intimità vera. E’ un bisogno di attenzione, quello che cerchiamo nella rete. Il bambino piccolo ha bisogno di considerazione. Piange perché vuole richiamare su di sé lo sguardo della mamma. Se scrivo qualcosa e 150 persone mi commentano mi sento meglio? E se nessuno mi commenta? Il linguaggio del corpo regna nella realtà. Quello della parola sui blog. Quante donne, se Giacomo Leopardi avesse scritto su un blog (tipo vù vù vù punto rimembrando Silvia punto splinder punto com), resterebbero affascinate? Poi, se scoprivano, incontrandolo, che era brutto, gobbo, basso, che non si lavava mai e che puzzava come una capra, si sarebbe ricredute sul suo fascino e sulla bellezza delle sue parole? La vita virtuale ti sottrae alla vita reale. E’ un gioco psicologico che può diventare patologico. Quando ti importa più quello che vivi sulla rete rispetto a quello che hai nella realtà. E’ un trasferimento della tua vita nel computer. Ma deve essere un ponte e non spaccare la mente in due. Allontanando la mente dal corpo e il corpo dalla mente. Il blog è una tecnologia della solitudine. E’ un mezzo che mi fa fare un discorso su di me. Perché mi piace? Perché risponde a vecchi bisogni di regressione e a vecchie solitudini. Nella vita reale non tutto entra. Bisogna lavorare, fare soldi, occuparsi di altri, ecc. Sono doveri. Il blog è una regressione come la discoteca o può essere farsi un tatuaggio o un piercing. Rappresenta la nostra voglia e il nostro bisogno di uscire dal canale della normalità. Alcuni vengono diseducati. Altri migliorano. Ma la voglia di regredire e di trasgredire esiste nella maggior parte di noi. E se non fosse così? Se la rete fosse un’altra cosa. Potrebbe essere un’evoluzione, un cambiamento dei rapporti umani? Anche. Cambia il mondo e cambia il nostro modo di relazionarci ad esso. Dove ci porterà? Potrebbe portarci ad una comunicazione proiettiva e dissociante. Potrebbe rovinarci o potrebbe salvarci. Questo lo scopriremo solo tra cento anni. O forse più...
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:42 | commenti (91) sabato, marzo 24, 2007
Il faffone e il puttanone. Il termine “faffone” è nato molto tempo prima che nascesse Internet. Lo dico per chiarire le idee a chi ne ha frainteso il significato, e, facendo ricerchine su Google, ha trovato traduzioni che hanno a che fare con “uomini che adescano donne sul web”. La prima volta che ho sentito questo termine avevo i pantaloni corti e non credo esistesse già Internet negli anni sessanta. Quindi, il faffone forse c’entra con le donne, ma non c’entra sicuramente nulla con il web. Il termine “faffone”, avendo un’origine dialettale, non ha un significato preciso in italiano, anche se si avvicina molto al fanfarone. Rappresenta l’uomo un po’ impollastrato, smargiasso e vanaglorioso che ama essere incensato. Quello che adora sentirsi dire sempre quanto è bello, bravo, intramontabile ed encomiabile. A volte, si comporta in maniera un po’ leggera e superficiale. Ma questo è il suo fiore all’occhiello. Se ne compiace anche. Quando si gonfia e fa sfoggio della sua ruota da pavone, è inconcludente e banale e diventa insulso, effimero, fatuo, vuoto, vacuo. Un vero fesso infantile quando si pavoneggia. Utile quanto un pelo superfluo. Chi si loda, si imbroda, dice il vecchio saggio. Il faffone è uno che ama sentirsi un po’ Adone. Anche se adora ammirare nudi femminili, è uno snob, un dandy vanesio che si guarda molto allo specchio come Dorian Gray. Si ama di profilo, di scorcio, di passata, d’occasione. Si sente bello a Milano con la nebbia, ma anche con il caldo sole del Sud America. Si sente un inguaribile dongiovanni. Un irresistibile seduttore capace di far bagnare le mutandine di una donna con il solo sguardo. Immagina che nessuna donna potrebbe resistere al suo fascino. Per questo sogna pratiche sado-maso su frivole attricette da quattro soldi o aspira a sculacciare cantanti scosciate. Il faffone è un narciso pieno di prosopopea, boria, vanità e vanterie. La sua saccenteria lo riempie di spocchia e megalomania. Millanta fumo e vanità. Saccente, pieno di sicumera e supponenza. Farcito di autoammirazione, sussiego e ostentazione. Il faffone è un immodesto altezzoso, presuntuoso, tronfio, fanatico e superbo. Il faffone è un bluff. Il faffone si tocca, si bacia le mani e se le fa baciare. Ringrazia se gli regalano delle rose. Allude e fa inchini. Il faffone fa anche interviste sulla fuffa, e, per questo, riceve molti applausi e chiamate. Mette in posa le narici, si aggiusta il ciuffo con la manina ed adora fare passerelle. Ha il senso del palcoscenico. Ogni tanto lancia qualche bestemmiona per far vedere che pensa, ma sottintende, allude sempre ai piaceri del sesso. Non capisce che l’apparenza non è nulla senza la sostanza. Perché il faffone piace tanto? Perché ha tutti i difetti di chi frequenta. Qualcuno dirà che sono un po’ severo. Io penso che sia giusto ricevere, tra i soliti soffietti di amici di scuderia, anche qualche fischio e qualche pomodorata, ogni tanto. Qualche critica obiettiva dall'esterno. Il suo errore imperdonabile è che è così preoccupato di guardarsi allo specchio che non si accorge degli altri. Il termine “puttanone”, invece, è abbastanza chiaro. Detto per gioco, con ironia o seriamente, resta sempre una brutta definizione per una donna. Fosse anche un’amica, una donna normale, una casalinga, una sarta, una dottoressa, un avvocato, una giornalista, un onorevole, un ministro, una maestra, una vigilessa, un assessore o un sindaco, un puttanone resta un puttanone. Una grande puttana, insomma. E’ vero che le donne nascondono tutte, per fortuna, un piccolo o grande cuore di puttana, ma sentirselo dire in pubblico o nell’intimità da qualcuno che non è il suo uomo, anche se non si è dei perbenisti, fa sempre un certo effetto. Se qualcuno, fosse anche l’amico più intimo o il più vecchio, desse del “puttanone” alla vostra donna, vi darebbe fastidio? O ne rimarreste lusingati? Che scherzi o meno, non penso che il discorso cambierebbe. Io immagino casolari abbandonati, una lunga fila di camion e automobili con i clienti che aspettano impazienti, sul ciglio della strada, il loro turno. Mi spiego. Io sono un pendolare e le puttane le vedo quasi tutti i giorni lungo la strada. Così come vedo i loro clienti. Sono così squallidi. Il più delle volte inveisco contro chi si ferma e inchioda l’auto per imbarcarle. Il termine peggiore è “zoccola” o “bagascia”. Ma anche il “puttanone” non scherza... Ma quello che mi lascia più perplesso di ogni altra cosa è
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:30 | commenti (49) venerdì, marzo 23, 2007
E’ stato uno dei pochi gruppi che si è sciolto in silenzio. Senza clamori. Senza polemiche. Senza scannamenti. Senza azzannarsi alla gola. Senza lunghe, infinite e costosissime cause per stabilire in un tribunale chi deve conservare un pezzo di marchio o un lembo di nome. Dopo tanti successi, si sono semplicemente resi conto che era finita quella vena fatta di poesia ribelle. Si sono semplicemente spenti come quando uno muore per eutanasia. Li ho amati e ascoltati molto alcuni anni fa. Erano il mio gruppo preferito. Adoravo quella voce che cantava su quella musica. Poi, dopo lo scioglimento del gruppo, non ne ho saputo più nulla. Lei ha sposato il produttore dei “Duran Duran”. Ha avuto due figli. Si è ritirata in una vita ordinaria, normale, di mamma e di moglie. Ieri, accendo la radio in auto, risento quella voce e mi salta il cuore in gola. La sua voce. Inconfondibile, dolce, affascinante, coinvolgente. La riconosco subito. La musica e i ritmi sono rimasti gli stessi. Dolores O’Riordan è tornata a cantare con “Ordinary days”. Giorni ordinari che possono essere anche “beautiful days”…come in questo marzo pazzo fatto di caldo, di vento, di pioggia, di vuoto e di niente…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:18 | commenti (7) mercoledì, marzo 21, 2007
E, vabbè, passi che “il Giornale” di Maurizio Belpiero ed anche “Libero” di Vittorio Feltri, in nome di una libertà di stampa esclusivamente scandalistica, partendo da “Vallettopoli”, siano finiti su “Topolinia”. Passi anche un certo accanimento in una lucida e "geometrica" (come si diceva una volta) operazione di killeraggio politico. Visto che Berlusconi li paga, i dipendenti devono eseguire gli ordini del padrone. Mi sembra quasi giusto. Passi anche che il portavoce dell’attuale Governo, Silvio Sircana, si incazzi con il Garante della privacy che, di contro, avrebbe voluto impedire la pubblicazione sugli organi di informazione di foto che : 1. si riferiscono a fatti e condotte private che non hanno interesse pubblico; 2. riguardano notizie, dettagli e circostanze eccedenti rispetto all'essenzialità dell'informazione; 3. attengono a particolari della vita privata diffusi in violazione della tutela della sfera sessuale della persona. Credo che Sircana, non solo abbia capito che, ormai, da “vittima di carnefici” poteva diventare un “colpevole immorale”, ma anche che impedire strenuamente la pubblicazione di quelle foto (se non affatto scandalose, poco compromettenti) avrebbe potuto aumentare la curiosità dei lettori che immaginavano di vedere chissà cosa e che insistevano morbosamente nel pretendere di assistere ad un'orgia di sesso perversa, alla quale, i politici di sinistra, notoriamente censori e antipornografi, si opponevano. Tutto questo, anche se troverei molto più disgustosa una foto di Andreotti che si bacia in bocca con Totò Rina, mi può anche stare bene. Ci posso anche ridere sopra, insomma. Ma quello che mi lascia perplesso è che nessuno si sia preoccupato di chiedere al trans, se era d’accordo o meno sulla pubblicazione delle sue foto che lo hanno irreparabilmente immortalato con quelle orribili scarpe. Vabbù, chi se ne frega, a parte che la borsetta fa pur sempre pendant con il cerchietto rosso nell'auto, in fondo, si trattava soltanto di un puttanone…
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:01 | commenti (17) lunedì, marzo 19, 2007
Probabilmente, io di politica internazionale capisco molto poco. Da Aldo Moro in poi, mi devo essere perso qualche passaggio “storico” importante. Fa piacere che sia stato liberato il reporter di "Repubblica". A parte il povero Calipari che ci rimise la vita, fui felice per la liberazione della giornalista del "Manifesto", per le due Simone ed anche per gli altri ostaggi italiani liberati. Era orrendo vedere sgozzati come animali quei poveracci in Iraq. Fossero italiani o americani o di altra nazionalità. Ma il mio stupore resta. Ma non si era detto che uno Stato non può MAI trattare (o scendere a patti) con i terroristi? E’ vero il governo italiano ha trattato con il governo afgano (e non direttamente con i talebani) per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Se il governo Berlusconi interessava la "Croce Rossa", il governo Prodi, invece, ora, ha utilizzato il canale di “Emergency” di Gino Strada. D’accordo. Tutto giusto. Ma, a quanto pare, il governo afgano ha dovuto accettare le richieste dei rapitori talebani e liberare dei prigionieri. E per la Sgrena e per gli altri ostaggi italiani liberati si parlò di riscatto (di danaro dato ai fondamentalisti islamici, insomma). Non è trattare con i terroristi questo? I talebani sono un esercito di liberazione? Allora noi siamo un esercito di occupazione? Non ho letto su nessun giornale la spiegazione di questo cambiamento nell'atteggiamento dei governi italiani rispetto al terrorismo internazionale. Se venisse rapito dalle Brigate Rosse il direttore del giornale "Libero", Vittorio Feltri (faccio un esempio a caso), e venisse nascosto e detenuto in catene sui monti afgani, i nostri governi aprirebbero delle trattative con i terroristi allo stesso modo? Oppure lo lascerebbero uccidere così come fecero con Moro?
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:46 | commenti (28)
Sono l’ultimo post della settimana ed anche l’ultimo della giornata e della notte Sono nato a marzo verso la mezzanotte Iniziato il 18 e finito il 19 Quindi, diventerò anche il primo della settimana ed il primo della giornata All'anagrafe del Comune questo non lo sapranno mai L'ultima risposta è quella che conta (lo diceva anche Mike) Spero solo che al mio blogger non venga il rimorso Di avermi postato in quattro e quattr’otto Sono l’ultimo post pubblicato in questo blog Ma spero di non essere l’ultimo di tutti i post e per sempre Cosa dite altri post questo fatto è un po’ strano? E' che il mio blogger è un tipo un po’ ritardato Veloce di testa ma assai lento di mano E così eccomi qui ultimo di questa lista Me è finita la settimana e i sogni sono tanti Un giorno sarà diverso Un giorno non verrò scritto più qui Ma in altri luoghi E il sogno diventerà realtà L'amore non sarà più una cosa scritta o sognata Buonanotte, blog e salutatemi gli altri post Alla prossima stronzata...
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:33 | commenti (15) sabato, marzo 17, 2007
E’ periodo di influenze. Non parlo di correnti letterarie ma di correnti d'aria. Quelle che ci fanno ammalare. Tutti malati. Tutti sfrantecati da raffreddore e tosse. Io ho già dato. Ora Nuvoletta si sta trascinando su un divano con il plaid sulle spalle. Stasera, le dedico un post anomalo. Senza baci, ma pieno di bacilli. Ah ah! Le influenze non sono mica tutte uguali. Se l’influenza è quella con la cacarella (alcuni lo chiamano il cagotto, ma, sostanzialmente, è la stessa cosa),
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:12 | commenti (49) mercoledì, marzo 14, 2007
Alzarsi alle cinque del mattino, non è il massimo per iniziare una giornata come questa. Ti fa sentire un po’ minatore irlandese. Ti consola il fatto che diverse decine di mamme e di papà, come centurioni romani, sono scesi nell’arena nelle tue stesse condizioni. Assonnati. Con il pigiama sotto i vestiti. Premurosi. Pieni di inutili raccomandazioni che verranno dimenticate all’ingresso del casello dell’autostrada. Imbacuccato con un cappello di lana in testa e la sciarpa al collo, le mani nelle tasche, ci sono anch’io con l’aria da cane bastonato, nella speranza di tornare presto a casa per ritrovare ancora calde le coltri domestiche. Alla ricerca prustiana del sonno perduto… Il mio fringuello con l’acne giovanile, appena sceso dall’auto, era già sparito nella pazza folla. Accolto dai suoi amici che lo abbracciano felici di vederlo. Contenti di essere lì. Trolley parcheggiati per strada, intorno ad un vociare eccitato e concitato di quattordicenni sveglissimi in procinto di partire per la loro gita scolastica. Sento sospirare un venticello sul viso. Sarà arrivata la primavera? Macchè è solo lo spostamento d’aria provocato dai pullman che arrivano e ripartono in direzione Sicilia, portandosi dentro una gioventù allegra e spensierata che, a quest’età, inizio ad invidiare assieme all’acne giovanile… Trimonato da BaroneAgamennone | 21:32 | commenti (26) sabato, marzo 10, 2007
Cuore malato. Non so che dire. Non so che fare. Quando sto così, in realtà, non so nemmeno che scrivere. E’ un sabato dal cuore malato questo…quei sabati che somigliano più ad una domenica. Un sabato che galleggia. Vuoto. Fatto di assenze. Di parole che si perdono e si scambiano negli sms… Ma non mi sono sentito solo. Per non pensarci, ho cercato di trovare mille impegni per occuparmi la mente....Qualcosa da fare la trovo sempre, quando sto così. Durante la settimana, sto sempre fuori, in giro. Adoro stare in casa nel we. Mi piace non fare un cazzo tutto il giorno. Alzarmi tardi. Dormire. Oziare per casa. Specie se solo. Dopo aver sentito la tua voce, appena sveglio, ho passato tutto il giorno a mettere a posto i miei libri. Finiti i libri, sono passato agli mp3. Frugando e cliccando ho trovato questo pezzo di Rod Stewart. E' una melodia incredibilmente romantica... Ora ho tutto in ordine, sul piccì, ho buttato via un sacco di cose inutili. Ho persino svuotato il cestino. Ma, ora, mi annoio lo stesso. Mi manchi. In questo momento, voglio essere egoisticamente stucchevole e, quindi, te lo dico chiaramente: quando non ci sei, non so che fare, amore. Giro su me stesso. Non mi giro i pollici, ma i miei pensieri girano sempre su di te. Mi manchi sempre, amore mio. Mi manchi ancora di più quando non ci sei. Meno male che, qualche ora fa, mi hai detto che hai stretto la mano ad Ignazio La Russa, con simpatia, così, in questo modo, riesci sempre a farmi passare qualsiasi nostalgia...è bello anche il disamore con te...ma che cazzo voleva da te quell’ubriacone che ti ha preso il braccio e ti chiamava "Rossa”? Cazzo, vorrei essere sempre al tuo fianco, per difenderti dai La Russa e dagli ubriaconi...Adoro la tua vita e vorrei farne parte, in ogni momento, amore... forse, sono già diventato un pezzo di te e tu una parte di me...peccato che non sia così...
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:15 | commenti (14) mercoledì, marzo 07, 2007
Le donne con il bilancino. Sono belle le donne con il bilancino. Le donne con il bilancino non sono quelle che spacciano l'eroina. Sono loro le eroine. E tu sei e resti il solito uomo senza palle. Un coglione senza palle. Un ossimoro. Sono belle le donne con il bilancino. Ma sono anche capaci di far scatenare enormi tempeste in piccolissimi bicchieri pieni d’acqua. Sono belle le donne con il bilancino. Sono medici, chimici e farmaciste assieme. Sono loro che stabiliscono le dosi delle cure, la gravità o la leggerezza di un gesto. Non dei loro, ma dei tuoi. Sei sempre tu il malato. Quello da curare. Quello che non capisce. Sono belle le donne con il bilancino. Le donne con il bilancino sono quelle che ti pesano le parole. Anche quelle non dette. Pesano l’importanza di quello che dici. Ma soprattutto di quello che non dici. Sono belle le donne con il bilancino. Le donne con il bilancino sono quelle sempre dimentiche che il nostro bilancino non è mai uguale al loro. Sono belle le donne con il bilancino. Sono quelle dei due pesi e due misure. Un peso per te e una mezza misura per loro. Sono intelligenti le donne con il bilancino. Sono belle le donne con il bilancino. Sono giudici severi. Inquirenti e giudicanti. Talmente brave nel giudicare l’altro, quanto nell’assolvere sempre sé stesse. Sono capaci di addossare interamente all’altro la colpa di essere arrivati al pericoloso limite dell’autoinganno. Sono così acute le donne con il bilancino. Acute e brave nei confronti di tutti. Eccetto verso se stesse. A loro piace illudersi di essere perfette. Di non avere difetti. Sono consapevoli che quello che è stato fatto con le loro manine è sempre giusto, è sempre fatto a fin di bene. Le donne con il bilancino sono come i banchieri. Sempre a credito. La loro regola è semplice: se va bene per loro, va bene per tutti. Se quello che fai tu non va bene per loro è sbagliato. Sono belle le donne con il bilancino. Se la tua è tolleranza, la loro diventa severità. Implacabile. Inflessibile. Non perdonano. La donna con il bilancino è anche matematica. Conta i tuoi errori. Mette le tacche sul muro della tua prigione. Valuta e pesa sempre i tuoi gesti, non considera quasi mai i propri. E’ sempre benevola nei propri confronti, mai nei confronti dell’altro. Sono belle le donne con il bilancino. Sempre pronte ad escluderti. A cancellarti. Si sdoppiano le donne con il bilancino. In una mano hanno il bilancino e pesano le tue azioni, le tue omissioni, le tue bugie. Nell’altra indicano ed approvano la giustezza di quello che fanno. Vivere nei panni di un altro è piacevolissimo. Anche quando scopri che quei panni li hai presi in prestito. Sono belle le donne con il bilancino. Sono come segugi. Acute come Sherlock Holmes. Adorano scoprire i tuoi misfatti. Curiosare nei tuoi cassetti. Ma sono sempre un po’ restie a farsi guardare nelle tasche. Abili con i guanti a cancellare le impronte, le prove e le tracce dei propri scheletri negli armadi. Sono belle le donne con il bilancino. Sono furbe. Sono come volpi a caccia. Adorano farti sentire un pollo scemo, coglione e imbroglione. Sono belle le donne con il bilancino. Sono come le maestrine della scuola. Adorano bacchettare, insegnare, dettare anche le regole del gioco dell’amore. Sono belle le donne con il bilancino. Adorano dirti come devi stare seduto e composto nel banco. Ti insegnano la regola fondamentale che se la moglie sostituisce la madre, l’amante sostituisce la moglie. Chiaro?
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:22 | commenti (31) venerdì, marzo 02, 2007
Non guardo più Sanremo da diversi anni. Mi vengono dei dubbi anche su come si scriva correttamente. San Remo? E’ il santo dei barcaioli? Sanremo tuttoattaccato? Ho troppo rispetto per la musica ed anche per la canzonetta. Mi dà fastidio che cerchi di suggerirmela uno come Pippo Baudo. Avrei capito quando ero bambino e lui cantava “Il suo nome è donna Rosa”. Ma ora no. Non più. Ecco il problema è proprio questo. La musica preferisco cercarmela da solo. Scoprirla per caso. Ad esempio, ora, ho trovato questo gruppo: le Dixie Chicks. E sono due giorni che ascolto solo pezzi delle Dixie Chicks. Poi, mi stufo e passo ad altro. Ma non voglio che siano gli altri a dirmi: ascolta questa canzone. Ti piace quest’altra? Ci voglio arrivare da solo. La musica che ascolto deve incrociare il mio stato d’animo. Non puoi mangiare, quando hai soltanto sete. Poi, io sulle parole della musica italiana, ho sempre avuto dei seri problemi di ascolto. Capivo una cosa per un'altra. Ad esempio, quando, da ragazzo, ascoltavo Ivano Fossati che cantava “La mia banda suona il rock”, “ci vedrete in crinoline, come brutte ballerine”, io non conoscevo la parola “crinoline” (e anche ora, non mi è chiarissimo di che si tratti), io pensavo dicesse: “ci vedrete in prima linea come brutte ballerine”. Quando Baglioni cantava “Questo piccolo grande amore”, per me, iniziava così: “Quella tua maglietta Fila” (giuro, allora, andavano di gran moda). E, invece, pare che dicesse “Quella tua maglietta fina, tanto stretta al punto che immaginavo tutto...“ (che aveva anche più senso). Non parliamo di Battisti! Sulle canzoni di Mogol si sono giocati i fraintendimenti di un’intera generazione. Non è da moltissimo che ho scoperto che ne “I giardini di marzo” dice “in fondo all’anima cieli immensi” e non “in fondo all’anima c’è l’immensi”, come io ho sempre pensato con una licenza linguistica un po’ poetica. Per non parlare di “Nessun dolore”, in cui solo una esigua minoranza seppe riconoscere le parole “e mi inaridivi” (“terminare vivi”, per me, ma ho saputo anche di “pettinare divi”). Non vi dico cosa succedeva a quelli ignoranti di calcio quando Lucio Dalla cantava “poi Milan e Benfica, Milano che fatica”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:47 | commenti (33) giovedì, marzo 01, 2007
Non bastava il fatto che oggi ho qualche linea di febbre…non bastava questa stupida influenza che mi costringe a stare in casa…capisco anche il fatto che qualcuno possa preoccuparsi per me e per la mia salute (oltre il mio medico di base, dico)…ma io, giuro, questa Giovanna che mi dà del tu e mi scrive la mail (sotto) non mi sembra di conoscerla...perché mi cerca proprio oggi che sono già abbastanza provato? Perché questa villana signora Villani non si fa un paio di etti di cazzetti suoi? ----- Original Message ----- From: "Giovanna Villani" <giovannavillani25@unitus.it> To: il_barone_rosso@hotmail.com Sent: Thursday, March 01, 2007 11:34 AM Subject: mail!
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:28 | commenti (20) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).