
|
lunedì, aprile 30, 2007
In ESCLUSIVAAA!!! Barone intervista Lefty. Tutti lo vogliono e tutti lo cercano, ma nessuno (se) lo piglia. Dopo mesi e mesi di pedinamenti, suppliche, pompini vari, sono finalmente riuscito ad ottenere un’intervista da Lefty, l’unica, vera, incontrovertibile, irraggiungibile blogstar di Splinder. Ero seduto comodamente su una piuma di struzzo e lo aspettavo, fumando. Reduce da una rave-party e, come una vera rock star, completamente ubriaco è arrivato alle quattro del mattino. Mentre guardavo semidormiente i poster di Renato Zero e dei Queen attaccati alle pareti. Mi ha offerto una vodka (liscia) ed abbiamo iniziato a parlare. Ciao, lefty, come va? Non mi rompere il cazzo e facciamo questa cazzo di intervista che mi sto già stancando. Ma sbrighiamoci, perché miomarito si incazza. Ti stai già stancando? Ma se non abbiamo nemmeno iniziato? Ok, non innervosirti, è solo un’intervista, in fondo…tutte le blog-star rilasciano interviste… Lo so, ma ho da pisciare e divento nervosa quando ho da pisciare. E poi io non sono una blog-star. Sono solo il piscio di una mucca improvvisamente diventata diabetica, l'estate scorsa, in una notte senza luna…
Questa sì che è poesia…Lefty, ma è vero che stai scrivendo un libro? Sì, ma non lo dire in giro, perché sarà un libro-sorpresa. Sorpresa, perché uscirà nei pacchetti di patatine? No, perché quando uscirà, deve essere uno scup…uno scoop…uno scap… uno scoopy doop be bop a lula, she is my baby insomma, hai capito?… Sì, certo, sarà un libro a quattro mani perché lo scriverai con Orsa? No, sarà un libro a quattro mani perché con due scrivo e con altre due mi faccio le seghe. Fantastico! Cambiamo argomento e parliamo di amore, ti va? No. Io non mi innamoro mai. Di sesso? Ok. Per me il sesso è come uno scoopy doop be bop a lula, she is my COZZA baby...dùiùnobebi? Quando e come è stata l’ultima volta? Non me la ricordo... Ero ubriaca…
Non ricordi nemmeno se ti è piaciuto? Sì, certo che mi è piaciuto. E’ stato come una fontana sporca di una stazione durante una giornata di sole… Lefty, sei un poeta. Lo sai? Odio la poesia. Mi fa schifo. Vado a fare un pompino e torno. Parlaci del tuo paese è vero che sei greco? Sì, certo. Ho dei bei ricordi lì…della mia terra…e del vino…soprattutto del vino… Oggi sei di poche parole. Cambiamo argomento. Parliamo di cronaca. Ho letto di una tua strana teoria sull’omicidio di Cogne… Sì, ho scritto due puttanate sul blog di Barone, ma quel fesso non le ha capite… Ma tu parlavi di un calzino che teneva un pezzo di ghiaccio, è vero? Sì. Ma bisogna metterci un po’ di fantasia anche negli omicidi…Era poesia quella…la neve, il ghiaccio, il sangue, il calzino… Ma… Ora, basta, mi hai rotto le cozze…anvvedi di annattene… Ma, Lefty… Ma vaffanculo, fottiti. Ok Miao kiss lick! Finisce qui l’intervista (falsa) con Lefty, ma stiamo pensando di farne una vera…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:37 | commenti (166) sabato, aprile 28, 2007
Palle d’acciaio. Questo lungo ponte butterà molta gente (dicono che saranno quasi sei milioni gli italiani a muoversi!) sulle strade, sui treni, sui traghetti, sugli aerei. La mia solita idiozia mi porta, invece, verso l’unica strada che trovo sicura: quella del dubbio. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Io, nel dubbio di sbagliare, di innervosirmi o di sbattermi, per il momento, resto ad annoiarmi a casa. Uscire sì, ma dai luoghi comuni. Altro che quella stupida questione dell’essere o non essere. Mi indigno. Mi stizzisco. Di più, guarda, mi incazzo proprio furiosamente. Detesto i luoghi affollati. I movimenti del branco. Le uscite in gregge del sabato sera. I morti all’uscita dalle discoteche, la domenica, alle cinque del mattino. Ma per piacere… Tra il fare e il non fare, non c’è proprio storia. Meglio dormire fino a tardi. E’ così bello rompersi i coglioni in maniera casalinga, ciabattando da una stanza all’altra, mentre gli altri muoiono di sete sotto il sole, si snervano facendo la coda sull’autostrada, orinano nei bagni delle stazioni ferroviarie, si esauriscono guardando il tabellone dei voli annullati negli aeroporti, oppure facendo la fila alla cassa negli autogrill. E mentre io mi interrogo sulla questione del bicchiere mezzo pieno - mezzo vuoto, ascolterò musica, leggerò i giornali, farò i miei soliti giretti sui blog, mi laverò i capelli, aprirò la finestra e farò entrare un tiepido venticello, fumerò, berrò i miei drink che sciolgono u’ sanghe dint’e vvene, vedrò qualche film, mangiucchierò qualcosa. Ho un libro nel cesso che mi aspetta paziente: ad ogni cagata, mi leggo un capitolo. Saluterò quella signora pettegola del condominio che ha quel cane orrendo che sembra un vitello, che mi fa domande stupide e che incontro quasi sempre in ascensore quando vado a buttare la spazzatura. Risponderò placido a qualche raro sms che mi arriverà da un terrazzino su una spiaggia lontana. Mentre io faccio il faro. Illuminerò la strada ed il mare a stanchi viandanti, tra un aperitivo con stuzzichini, un panino di plastica al McDonald's ed una lattina di birra con rutto e riflusso gastrico finale. Regalerò gratuitamente la mia saggezza da lupo solitario. Sarò la pietra miliare per il piede gonfio e le scarpe strette. La roccia che non si muove e che sta ferma lì. Sempre al suo post(o). Come la guardia accanto all’altare della patria. Cercherò di leggere la motivazione della sentenza di appello e di condanna alla Franzoni. O della tipa a cui hanno infilato un ombrello in un occhio. O del mastino napoletano che ha staccato un braccio al padrone. Vedrò il bastone di Funari. O leggerò di Fassino e Rutelli che fanno lingua in bocca per formare il nuovo piddì. O sulla mozione Mussi-Angius che, invece, la lingua la vorrebbero salmistrare con Giordano e Diliberto. O di contorte tesi psichiatriche per sanare bambini molestati. Cercherò di capire chi cazzo comprerà la Telecom. Sarò informatissimo sulle notizie dell’ultima ora. Farò l’ANSA-umana time to time e door to door. Perché, in fondo, è solo questo quello che conta. Seguire l’ora. Non il giorno, la settimana o l’ANSIA del uicchend. E poi la festa dei lavoratori si festeggia non facendo un bel cazzo di niente. Al massimo, si può cantare “Bella ciao” al concerto di piazza San Giovanni con i 99 Posse. Ma non di più. Che razza di festa sarebbe, sennò? Il vero “ponte”, per me, va dal 25 aprile al primo maggio. La festa della liberazione che si ricongiunge e si riappacifica con il salario. Non con la Salaria...
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:53 | commenti (126) giovedì, aprile 26, 2007
Oggi, nella mia posta, ho trovato ‘sta mail..credo sia uno scherzo, visto che se ne parla anche su Internet…la giro a venti amici, tanto per evitare disgrazie, va… ----- Original Message ----- From: kobenanqueen2003@aol.fr Sent: Thursday, April 26, 2007 1:17 PM Subject: Dalla regina Kobenan Quello Dalla regina Kobenan Quello il più caro, È una buona cosa per scriverla. Gli ho una proposta che questa tuttavia non è obbligatoria né la volontà I in tutto il modo li costringe a honour contro la vostra volontà. Sono regina Kobenan, 24 anni e l'unica figlia dei miei genitori ritardati Chief.Johnson Kobenan. Il mio padre era un minatore altamente stimabile dell'oro nella Costa D'avorio e del Ghana durante i suoi giorni. È triste da dire che ha passato via mysteriously in Francia durante l'uno dei suoi viaggi di affari all'estero l'anno 12th.Febuary 2004.Though che la sua morte improvvisa è stata collegata o piuttosto che è stata ritenuta sospetto per masterminded da uno zio di suo che ha viaggiato con lui a quel tempo. Ma il dio conosce la verità! La mia madre è morto quando avere appena 4 anni e da allora il mio padre lo ha preso così speciale. Prima della sua morte su Febuary dodicesimo 2004 ha denominato la segretaria che lo ha accompagnato all'ospedale e che gli ha detto che che avesse la somma di tre milioni, ottocento mila uniti dichiarare i dollari. (USD$3.800, 000) lasciato in uno della ditta di sicurezza principale basata in Europa. Più ulteriormente gli ha detto che che depositasse i soldi nel mio nome ed infine ha pubblicato un'istruzione "write" al suo avvocato quale ha detto è in possesso di tutti i documenti necessari ma giuridici a questo fondo monetario e la ditta di sicurezza. Sono appena 24 anni e un laureato della scuola secondaria e realmente non conosco che cosa fare. Ora desidero un cliente oltremare dove posso trasferire questo fondi monetari. Ciò è perché ho sofferto le parti posteriori molto dell'insieme come conseguenza della crisi politica incessant qui nella Costa D'avorio. La morte del mio padre realmente ha portato il dispiacere alla mia vita. Il mio motivo per metterseli in contatto con, è affinchè lo aiuti gentilmente finanziariamente in modo da posso potere a paga per le spese di controstallia accumulate finora. inoltre sto mettendomi in contatto con voi per il vostri professionista e consiglio ed assistenza internazionali di affari come posso muovermi sul questo i beni al vostro paese ed al mio padre ritardato lo hanno incitato per sapere che i funzionari dell'azienda di sicurezza non conosce il contenuto reale della scatola. Ora permettermi di fare questi poche domande: - 1. Potete onestamente aiutarli come vostra figlia? 2. Posso completamente fidarselo? 3. Ho programma fuori 15% per la vostra assistenza e 5% per tutte le spese che incure durante il processo del trasferimento è esso giusto da voi?. Per favore, considerare questo ed ottenere di nuovo me appena possibile. Grazie così tanto. I miei riguardi sinceri, Regina Kobenan. Découvrez le nouvel AOL WebMail gratuit ! 2 Go de stockage sécurisé, anti-spam, anti-virus, carnet d'adresses, agenda et gestion de photos intégrés. Trimonato da BaroneAgamennone | 19:26 | commenti (53) mercoledì, aprile 25, 2007
L’ho appena letto sul blog di OrsaRossa:
“mi occorre sempre nuova musica
[…]
Ho un umore molto mutevole anch’io, e, quindi, sono d’accordo con la “musa” di Lefty.
E, poi, per me, il funk è proprio questo…
Attenzione: prima di vedere il video qui sotto, bloccare il player sopra (altrimenti, la musica diventa un casino... anche se il funk è un po’ anche questo)...ah ah!
Funk (From Wikipedia, the free encyclopedia)
For other uses, including related musical genres, see Funk (disambiguation). Funk is an American musical style that originated in the mid- to late-1960s when African American performers blended soul music, soul jazz and R&B into a rhythmic, danceable new form of music. Funk de-emphasizes melody and harmony, and brings a strong rhythmic groove of electric bass and drums to the foreground. Unlike R&B and soul songs, which had many chord changes, funk songs are often based on an extended vamp on a single chord. Like much of African music, funk typically consists of a complex groove with rhythm instruments such as electric guitar, electric bass, Hammond organ, and drums playing interlocking rhythms. Funk bands also usually have a horn section of several saxophones, trumpets, and in some cases, a trombone, which plays rhythmic "shots". Influential African American funk performers include James Brown, Sly and the Family Stone, George Clinton, and The Meters. Notable 1970s funk bands included Earth, Wind & Fire, Tower of Power, The Commodores, and Kool & the Gang. Funk music was a major influence on the development of 1970s disco music and funk samples are used in most styles of hip hop music.
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:39 | commenti (53) sabato, aprile 21, 2007
Citarsi addosso. La foto che ho messo, qui sopra, me l'ha passata Lefty, quella sotto, invece, non c'entra quasi niente con quello che sto per scrivere. Va solo in tandem con quella di Sircana. La domanda iniziale, in realtà, era un'altra: perchè alcuni conservano roba vecchia che io, invece, getto via - senza pensarci - nella spazzatura? Oggi, girando tra i miei link, sono rimbalzato su un blog che ho abbandonato tre anni fa . Quando sono entrato lì dentro ed ho sentito questo pezzo di Ben Harper ("Roses from my friends"), a parte la strana sensazione di sentirmi "ospite", di entrare in un blog che non era più mio e che non mi appartenva più, mi è sembrato di vedere una barca sfasciata alla deriva nel mare infinito della Rete. Lo avevo completamente dimenticato. Tolto anche dai miei "preferiti". Scorrendo quei vecchi post, ho trovato questo. Il resto che ho scritto in quel blog si potrebbe davvero cancellare con un veloce colpo di spugna, ma questa cosa no, vorrei conservarla. Perchè mi ha ricordato un mio vecchio amico che non vedo più da quattro anni. Dopo una rispolverata e qualche nome puntato o trasformato (per evitare fastidiosi rimandi da Google), ho deciso di “travasare” questo vecchio post qui: come una botte di buon vino d'annata in una bottiglia che sta andando in aceto. Mi si è stretto il cuore nel vedere quelle parole, scritte con tanto affetto, lasciate lì, a marcire. Ho ancora una lettera in sospeso con il mio vecchio amico. Di quelle scritte con la penna e la carta. La prendo e la riprendo, ogni tanto, aggiungo e tolgo, correggo e preciso meglio, ma rimando sempre le conclusioni. Come se volessi lasciare il filo del nostro discorso ancora appeso. Non so bene perché, ma non riesco a trovare il coraggio di finirla e spedirla. Forse perché ho paura di sapere che lui non c’è più (ma, magari, anche se non ce lo vedo proprio, sta buttato in un casino o al Casinò con tre baldracche come Berlusconi alla Pasquetta). Questo era il post che parlava del mio amico S. “Mi sono riletto una lettera che mi scrisse un uomo che ho conosciuto tanti anni fa. Lo conobbi per motivi di lavoro. Un uomo di quelli che ti colpiscono profondamente sin dal primo istante in cui ti stringono la mano e ti guardano negli occhi. Un uomo di quelli saggi e buoni. Una specie di santo laico. Non un santone. Ma di quelli che hanno la capacità di capirti subito e di ascoltarti per ore. Non credo di aver mai più conosciuto, da allora, una persona così speciale. Ora ha lasciato il suo lavoro ed è in giro per il mondo. Ha deciso di dedicare la sua vita ai deboli ed agli oppressi. Tempo fa mi inviò un libro dal titolo “Appunti africani” che, come spiega nell’introduzione, era il resoconto di un viaggio durato poco più di tre settimane (con spese a proprio carico), al fine di “portare una piccola goccia di aiuto nell’oceano di povertà e miseria dell’Africa”. Quando partì, abbiamo iniziato a scriverci delle letterine. Molte letterine e per diversi anni. Alcune di queste le ha pubblicate, assieme a molte altre, in un altro libro che mi ha spedito, il mese scorso, dal titolo “Spicchi” (il titolo qui l’ho cambiato – n.d.r.) Il titolo del capitolo che mi riguarda è “Ad un amico (stralci)”. “Caro amico, ho ricevuto la sua del 14 marzo stamani, poco prima dell’intervallo. Ho voluto leggerla subito per avere ulteriori motivi di riflessione e di comunicazione durante la pausa, di fronte ad un panino generalmente “attaccato” in piedi, con un bicchiere d’acqua e un caffè. Avevo già individuato diversi spunti, anche polemici, da dibattere, da controbattere. Poi, però, è accaduto l’imprevisto: percorrendo via Manzoni, la giornata è splendida, m’imbatto in una donna, sui quarant’anni, con una borsa-fagotto in grembo, seduta sopra uno scalino posto all’ingresso di uno dei tanti, lussuosi, negozi. La Scala è a duecento metri, via Montenapoleone a trenta. Piange disperatamente. Mi fermo e le chiedo come sta. Si alza di scatto e va via, sempre piangendo. Rinnovo la domanda, mi scaccia imperiosa e dignitosa. Dopo un poco, m’affianco e sommessamente confermo disponibilità. Fiera, dopo attimi di “studio”, mi ordina: “Dammi diecimila lire!”. “Volentieri”, rispondo io. Non le ho, entro in un bar, cambio e ritorno sui miei passi. La donna è ancora seduta, ancora piangente: occhi gonfi, pur nascosti da occhiali pretenziosi, labbra frementi, balbettanti: la disperazione vivente incontenibile. Rispetto quel bisogno di riservata dignità, quella sofferenza palpabile: le poso leggermente le diecimila lire e, con il suo leggerissimo, soave “grazie”, proseguo solitario per le vie di Milano e piango lacrime vere, piango per le angosce, le solitudini, le situazioni impossibili dell’umanità, della gente meno fortunata di noi. Per la nostra impotenza, quasi, ed impreparazione e, spesso, scarsa disponibilità di fronte a realtà, invece, così impegnative e vaste. Anche il collega ricoverato al Centro Tumori, del quale le riferii verso Natale, s’è lasciato andare: non mangia più, non beve più, rifiuta di parlare da quando, una ventina di giorni fa, gli hanno reciso, dietro il collo, il nervo del dolore. Per non farlo soffrire (la morfina non bastava più), gli hanno tolto la speranza. Ecco, quindi, che la serenità diventa un fatto interiore: cadono tutte le diagnosi e le pochezze ambientali e professionali. Nessuno sdoppiamento di personalità, nessun dualismo amletico: sono sempre più convinto che il senso e la bellezza incomparabile della vita siano da ricercare nella continuità ombelicale; nell’armonia della propria interiorità; nella testimonianza, serena ma volitiva, della pace e sicurezza che derivano dal tentativo di semplicità, essenzialità e linearità, oltre che dalla natura, fonte inesauribile di poesia e spiritualità. Non so, non mi sento d’insistere oltre su questo con lei, anzi è deviante parlarne troppo: ognuno ha la sua “mano”, un’anima, una sensibilità, un’infanzia, un’esperienza, una personalità che non possono essere equiparate ad altre. Spero di aver contribuito a togliere qualcuno dei cent’anni che di colpo l’hanno resa vecchio… A lei il compito (dovere – piacere) di levarsi di dosso tutti gli altri restanti in eccesso e di volersi bene sul serio. Allora, forse, potrà volerne anche agli altri ed alla vita. Con affetto, S.”
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:24 | commenti (194) lunedì, aprile 16, 2007
Questo mio non breve periodo di ozio forzato, oltre che alla mia nuova passione silenziosa, ma, allo stesso tempo, rumorosamente musicale, per “You-Tube”, come sempre, mi ha portato anche ad interrogarmi su deliziosi quesiti esistenziali che, molto spesso, corrispondono alla parola di: “fuffa”. Immagino che qualche arguto e malizioso lettore abbia già interpretato e trasposto il termine “ozio” con “seghe” e vabbè, dopo quello che ho scritto, ci sta tutta anche la “trasposizione”… Insomma, oggi, voglio parlare ancora di blog. E la domanda è simile a quella che gli italiani si fecero dopo la legge Merlin: blog aperto o blog chiuso? A parte quelli che, stanchi di queste inutili discussioni, li lasciano galleggiare, abbandonati a sé stessi, avendo postato, per l’ultima volta, nell’agosto del 2004, e, a parte quelli che li chiudono definitivamente, ci sono anche quelli che semi-chiudono il proprio blog, rendendolo privato, andando avanti ad “inviti”, come fossero in un salottino intimo, riservato ed un po’ snob, al quale si può accedere solo se “personalmente” conosciuti dal padrone di casa o garantiti da amici degli amici. Altri, come me, si limitano ad impedire l’accesso ai commenti anonimi. Altri, invece, consentono l’accesso a chiunque. Qualche giorno fa, mi sono imbarcato (con una certa iniziale convinzione, devo dire) in uno scambio di opinioni con un’amica-blogger sull'interessantissima blog-problematica: commenti sì o commenti no? Probabilmente, la mia domanda ed il mio stupore che chiedevano il perché vengano totalmente inibiti i commenti su un blog, nascevano da un presupposto errato: il narcisismo globale su Internet. La mia convinzione, infatti, è che le persone che amano scrivere, adorano anche essere lette e commentate. Le argomentazioni che mi sono state contrapposte dall’altra parte possono così sintetizzarsi: 1) l’enorme rottura di coglioni nel dover sempre dare una giustificazione per il proprio comportamento; 2) l’inutile dispendio di energie (quasi mai ricambiato) che, a volte, viene profuso nel rispondere a perfetti sconosciuti approdati per caso sul proprio blog; 3) la non rara circostanza che, spesso, i commentatori si sprecano tanto in verbosi consigli o lodi sperticate, quanto in inutili dimostrazioni di solidarietà per i nostri affanni quotidiani. Di fronte a queste imbarazzanti eccezioni, devo ammettere che la mia “iniziale” convinzione si era, via via, spenta già al terzo passaggio. Facendomi seriamente riflettere, non solo sulla assoluta mancanza di equilibrio in questa altalenante “blog-amicizia” tra due persone dannate ad avvicinarsi e detestarsi, allentarsi e smollarsi, darsi affettuose pacche sulle spalle e sputi sulla faccia, in loop continuo, ma anche sul fatto che i commenti, in genere, titillano il punto N del nostro narcisismo. In qualche modo, spingendoci a trascorrere la vita in libidinosa contemplazione del nostro ombelico. Questi dubbi e queste critiche non mi hanno, tuttavia, convinto a chiudere né i battenti e nè completamente i miei commenti. Primo perché, così come cerco di non vergognarmi delle mie seghe (la spiegazione più bella e divertente l’ho letta, proprio ieri sera, in un sms: “Guarda che tutti ci facciamo le seghe!”), cerco anche di non nascondere questo aspetto autoreferenziale che è in me. E secondo, perché l’idea di trasformare il blog in uno spazio monastico, nel quale prevarrà anche il senso della scrittura ed il senso storico-critico, ma anche l’idea della punizione e della mortificazione della carne, non mi alletta per niente. Visto che la clausura mi sembra l’ultima frontiera del narcisismo.
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:05 | commenti (82) domenica, aprile 15, 2007
In ospedale avevo gli occhi chiusi. Ora li chiudo ancora, ma non così spesso. Ogni tanto li apro. E’ una banalità evidente e verosimile senza far ricorso a metafore e analogie. Sono al buio e ci sto. Trimonato da BaroneAgamennone | 11:26 | commenti (11) sabato, aprile 14, 2007
Trimonato da BaroneAgamennone | 15:02 | commenti (3) giovedì, aprile 12, 2007
Trimonato da BaroneAgamennone | 10:34 | commenti (10) mercoledì, aprile 11, 2007
La strana equazione: se il faffone non si fa il trimone, il trimone non è un faffone. Storia ed elogio delle seghe (le mie). Care lucciole della web cam, vi scrivo per lamentarmi del fatto che non me ne va bene mai una. Mi chiedo a che scopo si cancellano post e commenti, se c’è gente così voyeur, vanity fair, femminea e pettegola che li spia, li copia, li incolla e poi li commenta pure? Il faffone dice di avere un’amica blogger (che non è Nuvola, sia chiaro) che gli avrebbe segnalato un mio post. Ma, a quanto pare, questa “segnalatrice” gli ha passato anche altro. Altrimenti, non potrei spiegarmi come abbia fatto, in precedenza, a parlare di "faffoni" (ancor prima che io scrivessi il post sui faffoni). Dice di avermi letto in un blog. Ma, stranamente, su quel blog di "faffoni" non si parla più (il mio commento è stato cancellato la sera stessa in cui venne scritto). Così come non riesco a spiegarmi come abbia “scoperto” che io sia “impiciato” in storie di masturbazioni in cam e altre “tristezze” varie di cui il faffone si rifiuta di parlare per amore della patria. Ma come fa a conoscerle? Visto che quelle “tristezze” sono state cancellate assieme ai post e ai commenti in cui venivano riferite. Misteri del web? Care lucciole, non ve la prendete. A tutto c’è una spiegazione. O il faffone è un Mandrake del gossip che legge post e commenti che non esistono più oppure è circondato da premurose “amiche blogger” animate da spirito guardone e da fiuto di veri segugi e gatti randagi, ai quali piace rovistare nei bidoni della spazzatura altrui. Questa strana coppia sembra un po’ come Lele Mora e Fabrizio Corona: uno scatta le foto e l’altro le pubblica, se non paghi il riscatto (in questo caso, veniva chiesto il bacio della pantofola). Si potrebbe dire che l’umanità si divide in due grandi gruppi: quelli che litigano e quelli che spiano i litigi dal buco della serratura. Quelli che affilano i coltelli e quelli che si nascondono nell’armadio con il registratore e la telecamera per spiare e spettegolare. Se questa spia del web rimosso esiste ed è una donna avrà sicuramente il vizietto del voyeurismo e del pettegolezzo. E se ci sono donne e uomini che con tanto disprezzo parlano delle mie seghe, vuol dire che hanno un tipo di sessualità diversa dalla mia oppure è la stessa ma non hanno il coraggio di ammetterlo. In entrambi i casi, sono lucciole perbeniste, diciamo pure un po’ ipocrite, di quelle che si vergognano della propria manina, di quelli che temono di esibire la loro sessualità in pubblico. In realtà, sono solo delle false monachine. Più “puttanone” delle vere lucciole, insomma. E quindi lasciamole Scusate si vi Insomma, quello che volevo dirvi, care lucciole, è che le puttane non siete voi. Il puttano sono io. Anche perché credo che se vivi al Polo Sud e conosci una di Stoccolma, sarà difficile vedersi tutti i giorni. E allora, che facciamo care lucciole? Accendiamo le luci delle nostre web cam! Voi siete lucciole e io sono un lucciolo! Urrà! In realtà, dovrebbe essere scontato che si possa essere esattamente come si desidera. Non dovrebbe importare un bel niente a nessuno se io mi masturbo. Bisognerebbe poter impostare la propria sessualità e viverla come si vuole senza subire il giudizio degli altri. Molti omofobi-faffoni combattono ostinatamente per essere uomini, in realtà, affermando solo il loro modo di essere femminei e vanesi e magari le seghe se le fanno guardandosi allo specchio. Dando per scontato che essere gay sia sbagliato, sono convinti che le parole “finocchio” e “segaiolo” siano sinonimi e “uomo” e “segaiolo” siano l’una il contrario dell’altra. Un uomo dovrebbe essere uno che è attratto dalle donne. La “virilità”, in realtà, non ha nulla a che vedere con chi scopa e chi si fa le seghe. C’è un’argomentazione omofobica che è più ridicola di tutte le altre. A volte, ci s’imbatte in persone che parlano di ciò che è “naturale” e di ciò che è “innaturale”. Credono di sapere com’è fatta la natura umana e sono convinte che Dio abbia effettivamente creato l’uomo e la donna perché scopino tra loro e facciano figli. Io non lo so cosa è naturale, e se Dio esiste non ho la più pallida idea di come lui (o lei) abbia pianificato il mondo. Quello che so, invece, è che faccio un sacco di cose che altri non fanno o non dicono, ma che in natura si verificano. Certo, l’obiezione “naturale” è che sarebbe meglio farseli fare da una donna i trimoni. E chi ha detto il contrario? Ma la fantasia a volte chiede anche donne che non abbiamo o che non possiamo avere. Altrimenti perché uno comprerebbe le riviste? In genere, si associa la sega alla frustrazione o alla repressione sessuale. Per me, la sega è un gesto liberatorio. E’ un desiderio di trasgressione. Una voglia di ribellione. Un gesto rivoluzionario. Marx avrebbe detto: segaioli di tutto il mondo, unitevi! Se non fosse che le seghe hanno poco a che fare con il lavoro e il plusvalore…Per questo si dice che quando uno non ha niente da fare, si fa le seghe…In questo modo, le pippe vengono associate alla noia e all’ozio. Non so perché, ma pur essendo arrivati al 2007 ci sono ancora persone che considerano la masturbazione qualcosa di brutto, sbagliato e addirittura dannoso. Che lo dicesse Aristofane, un commediografo greco del quarto secolo prima di Cristo e vabbè, posso capirlo. Non era un’attività che si confacesse a un uomo (Aristofane trovava che le pippe fossero più adatte a donne, bambini, schiavi e vecchi indeboliti). Il termine onanismo viene dal personaggio biblico Onan, che aveva disperso il suo seme. Solo che lui non si era fatto una pippa, come pensano molti, ma ebbe un coito interrotto, che a dio non andava proprio a genio (secondo gli autori della bibbia, s’intende). Ma la vera campagna di denigrazione della masturbazione cominciò nel settecento. Nel 1710 uscì il libro Onania, probabilmente scritto da un teologo di nome Balthasar Bekker. Anche se, in precedenza, il termine onanismo indicava il coito interrotto, ma da questo momento in poi fu usato come sinonimo di autoerotismo. Nel libro si leggeva che chi si masturbava poteva essere colpito da atrofia spinale, sterilità, gonorrea, impotenza, epilessia e blocco della crescita. Così anche medici ed insegnanti sparsero la voce sugli effetti dannosi della masturbazione e questa diceria prese piede, trovando fondamenti non solo religiosi ma anche scientifici. Durante il Novecento la campagna terroristica cominciò ad estinguersi lentamente. I medici si erano resi conto dell’innocuità della masturbazione, ma molti la consideravano ancora non solo un atto peccaminoso, ma anche egoistico. Ho riflettuto a lungo su questo aspetto dell’egoismo, ma non sono riuscito a capire cosa s’intende. Lavarsi i denti e tagliarsi le unghie non sono forse attività altrettanto egoistiche? Eppure si fanno in solitudine e per se stessi. Quelli che ci dicono: “Vergogna! Ti fai le seghe?! Sei un pipparolo!” vorrebbero farci venire i sensi di colpa. Io trovo che chi si fa un ditalino o una bella pippa ha fatto una cosa piacevole per se stesso e assolutamente innocua. Ci si accarezza per provare piacere. Farsi una sega è fantastico perché lo si può fare praticamente in qualsiasi momento. Una cosa veloce a casa, al mare, in campagna, in città. Nel bagno dell’ufficio. Oppure può essere un lungo ed intenso momento davanti al computer con una donna che ti piace e a cui piaci, le luci soffuse e una bella musica in sottofondo. Io ho persino risolto il problema dell’insonnia. Una breve sega a letto prima di addormentarmi. E’ piacevole, è gratis, e poi non c’è bisogno di chiedere il permesso a nessuno. Se hai un’amica consenziente che ti vuole fare anche uno strip in cam, non c’è niente di sbagliato. O anche solo chattando, ci si può fare tutte le seghe che si vogliono. Alcuni, quando si masturbano, fanno uso di mezzi di supporto come film, giornalini o racconti. Altri si accontentano della propria immaginazione. Io preferisco la web cam. Non mi spaventa e non mi sento sporco. Le fantasie funzionano più o meno come i sogni. Servono a rielaborare e a classificare gli eventi della vita. Forse, il disprezzo che gli altri ci fanno sentire è quello di pensare: “Ti fai le seghe, perché non hai una donna nella realtà o non puoi averla”. Io non trovo né strano né stupido pensare a qualcuno di diverso dal proprio partner (se uno ce l’ha). Con il partner ci si incontra e capita invece che le fantasie abbiano a che fare con altri che sono distanti da noi o con altre donne impossibili o difficili da raggiungere. Non è detto che si debba smettere di masturbarsi perché ci si è messi insieme a qualcuno o perché si hanno normali relazioni sessuali. Una cosa non esclude l’altra, perché la masturbazione riguarda me e solo me. Le donne non parlano facilmente di masturbazione. Sono più riservate. Lo fanno ma non lo dicono. Ciò non significa che le donne non si masturbino. Ma hanno ancora questo tabù. Così come i faffoni. Scusatemi, ma ora ho da fare. E’ l’ora della cam e vado a farmi una pippa.
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:26 | commenti (25) sabato, aprile 07, 2007
Strano sabato sportivo pre-pasquale che, a guardare i programmi televisivi, sembra quasi una domenica…Non sono più un tifoso di calcio da molti anni. Gioco ancora al calcetto con gli amici, ma non mi piace più guardare le partite. L’unico momento “storico” nel quale ho seguito il Foggia-calcio è stato quando era in serie A con Zeman. Era la stagione d’oro 1991/1992. Quella di Zemalandia. Non fu tanto Antonello Venditti a stupirmi quando gli dedicò una canzone (e che ho messo, qui, in sottofondo, dal titolo “La coscienza di Zeman”) ma neppure la “Domenica Sportiva” che parlava sempre del “Foggia dei Miracoli”. Quello che mi faceva veramente ammazzare dalle risate erano i commenti dopo-partita su “Italia Uno” di Antonio Albanese, vestito rosso-nero, da Frengo e Stop, con le domande provocatorie, insinuanti ed ironiche della banda di “Mai dire gol". Foggia Cremonese 1-1
Nel primo tempo io e Nirvana abbiamo trovato un angolino appartato, un piccolo nido d'amore, così, nell'intimità, in mezzo ai tifosí del Foggía e ai loro coretti armoniosi: «Ci nun zumpa è 'nu barese! Ci nun zumpa è 'nu barese!» I nostri cuori pulsavano all'unisono, sospinti dal ritmo etereo di mille tamburi e trombette, e in questa atmosfera ovattata di sogno e di poesia, tra una romantica esplosione di fumogeni e l'altra, ci siamo quasi dimenticati di essere allo stadio. In questa cornice onirica dei sentimenti, ho composto per la mia Nirvana un sonetto dal titolo profondamente evocativo, 'Ndo stece u stedio: Pigghia a cumplanare
Mo alla prima uscita,
Mo alla seconda,
Alla terza uscita STOP,
come Frengo e Stop.
A destra stece l'Autoscuola Autopuglia,
A sinistra stece u stedio.
Sono un poeta. Mentre la partita proseguiva, con i suoi se, i suoi ma, i suoi why e i suoi because, e i giocatori del Foggia tentavano per l'ennesíma volta di realizzare, io con Nirvana avevo già segnato il mio grosso gol e le avevo già sussurrato teneramente: «Sei contenta? Ti è piaciuto?» Nell'intervallo, niente dì particolare da segnalare. Ci siamo uniti alla combriccola dei giocatori fuggè, e tutti insieme in compagnia, come avviene regolarmente in ogni intervallo che si rispetti, sotto il vigile sguardo di Zeman, abbiamo fatto un po' di corsa coi sacchi, tiro alla fune, mosca cieca, quattro cantoni, braccio di ferro, freccette, birilli, bowling, rialzo, bandiera, testa o croce, un due tre stella, caccia al tesoro, palla prigioniera, palla avvelenata e palle di neve. Più tardi ci siamo rilassati con un po' di backgammon, master mind, domino, paroliere, monopoli, dama, shangai, ombre cinesi, pulci, roulette, baccarat, scassaquindici, tombola, ambo terna quaterna e cinquina. Il bingo non è ammesso perché troppo violento. Qualcuno ha proposto anche un torneo di scacchi, ma si è preferito passare direttamente al più tranquillo lancio del giavellotto. Questo per quanto riguarda i primi cinque minuti, poi, siccome l'intervallo non dura in eterno e anche lo spirito vuole la sua parte, ci siamo schiariti l'ugola con un karaoke di canti gregoriani, e per concludere con un pizzico di arte e cultura, Zeman ha organizzato una breve ma istruttiva escursione a Cisternino con colazione al sacco. Nel secondo tempo, è successo un qualcheccosa che ha dell'incredibile. Al 14', proprio mentre il nostro giocatore del Tavoliere delle Russie, Kalashnikov, metteva a segno la rete dell'uno a zero, Nirvana mi guardava dritto negli occhi e mi sussurrava: «Senti Frengo e Stop (o Cigliedelaup'), - così mi chiama nei momenti più intimi - come mai nei nostri incontri non c'è mai il secondo, e tantomeno il terzo, il quarto, per non parlare del quinto tempo?» E io le rispondevo: «Mia adorata Nirvana (o Lampasciona), - così la chiamo nei momenti più teneri - sono o non sono Frengo e Stop, il tuo goleador? Tu lo sai, le mie qualità sono: senso tattico, visione di gioco, ma soprattutto velocità d'esecuzione. Ecco perché segno sempre al primo tempo, al primo minuto e stop». Avevo appena finito di pronunciare queste solenni parole, quando, all'iNprovviso, accadeva l'irreparabile. L'attaccante di nazionalità cremonese, Detari, si ritrovava a tu per tu con il nulla. Dopo un attimo di esitazione, di fronte agli abissi dell'inconoscibile, tirava a porta vuota: gol, 1 a l. Infatti, i difensori fuggè non c'erano: affascinati dalle bellezze della colazione al sacco, non erano ancora rientrati da Cisternino, e grazie a loro, un'allegra giornata di festa si trasformava in un malinconico autunno dei sentimenti. Mio caro Zeman, (o Recchía de Gomma), - così lo chiamo nei momenti confidenziali - permettimi un consiglio: non è buona educazione trascurare i doveri dell'ospitalità. La prossima volta che organizzi un'escursione a Cisternino con la squadra fuggè, fatti furbo, invita anche la squadra avversaria! 31/10/1993
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:47 | commenti (29) giovedì, aprile 05, 2007
Che dobbiamo fa’ pe’ campà? Nulla, se non ammettere che ci abbiamo proprio le teste fatte in modo diverso e strano. Per cauterizzarci il cuore e tirare innanzi. Tra le poche certezze che mi rimangono ce ne sono due: una è che ho spesso bisogno di chiudermi nella mia caverna. Dove me la meno. Mi lamento. E me la prendo con quello e con quell’altra, perché lei mi ha detto e io gli ho detto. E parliamo. Uff, se parliamo. Parliamo con tutti. Con i colleghi, con gli amici, con il portinaio, con la mamma, persino con quello del gas che ci viene a leggere i numeri sul contatore. La seconda certezza è che non mi piace il jazz. Il jazz è l’unico genere di musica che non è mai riuscito a “prendermi” veramente. Cioè. Sono capace di ascoltare un pezzo per una mezz’ora, poi, inizio a sbadigliare. Quindi, quando, ieri sera, mi hanno invitato ad un “concerto jazz” stavo già per inventarmi una scusa per non andarci e tornare nella mia caverna. Ma, in realtà, non si trattava di un vero e proprio ”concerto”, visto che il locale era un buco ed il pubblico sembrava essere in numero inferiore al quartetto che suonava (clarinetto, chitarra, contrabbasso e pianoforte). Poi le chiacchiere, la birra al doppio malto, le risate e la musica hanno fatto il resto. Sono stato bene. “Silenzio!”, ci sussurrava, ogni tanto, il clarinettista, mentre lasciava spazio agli assoli e lui riprendeva fiato al nostro tavolo (talmente vicino ai musicisti da prendere gli sputi di saliva che venivano fuori dagli strumenti). Ok, silenzio, lasciamo parlare Agnesi e il suo jazz. L’istante poi passa, diventa distante e si ritorna alle caverne, che strani che siamo…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:02 | commenti (36) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).