Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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giovedì, maggio 31, 2007

Cara Nuvola, 
 
come ti ho già scritto ieri notte, io posso capire una sera, 
due, tre, ma ora basta! Non ce la faccio più...
Ogni sera, torno a casa, strafatto dal lavoro, leggo i tuoi commenti
e mi rovini l'umore (che è già a pezzi). 
Battono sempre lo stesso tasto. Sempre quello.
Sono cinque giorni che sopporto. Ora mi sarei anche un po’ rotto i coglioni. 
E’ da domenica scorsa che stai montando una panna infinita sui blog, 
qui e altrove, su questa specie di telenovela a puntate...
E tutto questo per cosa? Per due o tre sms del cazzo ed un post del cazzo! 
Lo vuoi capire o no che mi hai sbomballato le palleeeee!!!? Bastaaaaaa!!!!
 
Vuoi che confessi? Vuoi sapere la VERA verità VIRTUALE? 
Emme ed io (scrivo “emme” per via della praivasi), IN QUESTI GIORNI, 
CI SIAMO MESSI NASCOSTI TRA LE CALDE COLTRI DEL WEB 
E TRA LE PIEGHE COMODE DI SPLINDER SAI CHE ABBIAMO FATTO? 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ABBIAMO
TROMBATO! 
 
Ecco. Ora, almeno, se vuoi a tutti i costi incazzarti 
davvero e se devi far scoppiare la terza blog-guerra mondiale su Splinder, 
lo fai per una cosa ed una causa veramente grave, ancorché virtuale 
(e non solo per due o tre sms del cazzo ed un post del cazzo!) … 
ristabiliamo, una volta per tutte, le giuste proporzioni tra causa ed effetto!
 

Va meglio così? Ora sfogati pure, perchè io me ne esco a prendere un po' d'aria...Al mio rientro, fammi trovare tanti bei commenti colorati, ok?

Ciao.


Trimonato da BaroneAgamennone | 20:33 | commenti (67)

martedì, maggio 29, 2007

 

Ultime niùss.

 

Oggi hanno scarcerato Fabrizio Corona. L’ho visto un po’ nervosetto all’uscita dai cancelli. Ha fatto subito una miniconferanza stampa davanti al carcere. Ha detto che il piemme di Potenza è un talebano e che lui mò si vendicherà e “Saranno cazzi amari per tutti!”.

 

Seconde me, se lo liberavano un mese fa, lo potevano pure candidare a sindaco di Vallettopoli e al ballottaggio ci arrivava sicuro…

 

Ma Woodcok è di destra o di sinistra? Io non ho ancora capito Di Pietro, figuriamoci…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:28 | commenti (12)

domenica, maggio 27, 2007

INCREDIBBBBBILEEE!!!

Siamo riusciti ad avere una seconda intervista da Monicuzza!

 

Forse non tutti lo sanno, ma ora ve lo diciamo noi: sta per partire il Monic–Tour! Quello invernale si è appena concluso ed è stato un successone! Ora partirà quello estivo. La gggente la vuole conoscere, la vuole vedere, la vuole palpare toccare dal vivo anche in costume da bagno e non solo con la pelliccia ecologggica. Chi non vorrebbe palpare incontrare Monicuzza? Per qui pochi sfortunati che non l’hanno ancora palpata conosciuta, abbiamo deciso di consolarli, facendole un’altra intervista (anche se qualcuno ha detto che  bastava pure la prima).

 

La becchiamo una domenica mattina mentre corre in un parco con sulle spalle un simpaticissimo zainetto a forma di Pluto…La inseguiamo, cercando di evitare di pestare le cacche dei cani (che non sono poche)…

 

Monica! Monica, scusa, puoi fermarti un attimo? Possiamo intervistarti? Puff puff..

 

Veramente, dovrei finire le mie due orine di corsetta…Chi siete? Da dove venite? Chi cercate?

 

Un fiorino…non ti ricordi di me? Ci siamo conosciuti non molto tempo fa sulla spiaggia di Topolinia…Sono un inviato speciale di Radio Maria, posso farti qualche domanda? Fermati un attimo, ti prego, mi sta finendo il filo del microfono e c'è già qualcuno che ci sta appendendo i panni ad asciugare…

 

Ok, solo qualche domanda, però, vado piuttosto di fretta… mi parte il Tour lo sai, sì?

 

Sì sì che lo so, per questo volevamo intervistarti…Dove andrai?

 

Non vedi la mia maglia gialla?

 

Eh…e allora?

 

Seguirò, più o meno, tutte le tappe del Giro d’Italia.

 

Madò..davvero? Ma il giro d’Italia si è quasi concluso…

 

Allora seguirò il Tour de France o la tournè di Vasco Rossi…Adoro i ciclisti sudati e quelli che si doopano…

 

Senti, Monica, a parte i ciclisti e l’antidooping, possiamo parlare un po’ del tuo blog? Molti lettori si sono lamentati del fatto che nella precedente intervista non hai parlato quasi per niente del tuo blog…

 

Che cosa vuoi sapere del mio blog? Io sono molto trasparente c’è tutto scritto sul mio blog…E se non basta il blog, c’è il mio librino…da cui, ogni tanto attingo…

 

Sì sì..ma a noi interessa di più qualche retroscena piccante…tanto per saziare la fame e la sete di notizia dei nostri lettori… Tresche ne hai? Trombi con qualche blogger ?

 

Non mi pare che queste domande le fanno a Radio Maria, però…scusa scusa…

 

Vabbè, perché? Anche i cattolici fornicano…E’ vero che molte donne ti scrivono in privato solo per dirti delle parolacce? Ce ne puoi dire qualcuna?

 

Vaffanculo!

 

E’ una parolaccia che ti scrivono spesso?

 

No, questa era mia…per te…sorb’ole…socc’mell…scusa scusa…

 

Ah, ecco, vabbè…Ma è vero che molte donne gelose vengono sul tuo blog solo per romperti i maroni nei commenti?

 

Non ne voglio parlare di questa storia…sai, c’è la privacy…e poi dovrei mettermi prima la maglia rosa, per parlare di queste cose…

 

Dài, su, Monicuzza, dicci e dacci qualche chicca. I nostri lettori sono curiosi…

 

Ma cosa volete sapere? I nomi o i nick?

 

Anche i numeri di telefono, se possibile, così intervistiamo pure loro e facciamo una cosa alle Iene…

 

Sono una persona educata, io…Certe cose non le faccio..però qualche stronzetta e qualche puttanella, secondo me, la pagano pure per darmi fastidio…scusa scusa..

 

Ah! Siii! Forza, Monica, vuota il sacco…

 

No, basta così, devo lasciarti…mi parte il Tour…devo andare…e poi ora c’è la pubblicità…

 

(pubblicità: set di dodici coltelli all’Ikea con manico diversamente colorato – prezzi modici)

 

Monicuzza, ma tu che cosa vorresti dire a questa gente che è cosi cattiva con te?

 

Io più che dire... farei…socc'mel'...ho pestato una merda di cane...

 

Cosa?

 

Mi piaceva il set dei coltelli della pubblicità…Mi ha fatto venire un’ideuzza…

 

No, Monica, sono contro la violenza…Non vorrai mica…

 

Ma che hai capito? Sai che tra i miei lettori- commentatori del blog c’è anche Jhonny Depp? Dovrei girare un film con lui, tra qualche settimana…

 

Davvero? E sotto quale nick si nasconde?

 

Guardiano di vacche.

 

Molto originale…titolo del film?

 

“Cinque dita di violenza: l’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”…Il regista non ha ancora deciso e vorrebbe farlo più lungo (il titolo).

 

E chi sarà il regista?

 

Tarantino. Ma io ho proposto di cambiare titolo in ”Geremia, cane e spia” un Disney con umani. Io ovviamente sarò l’unico animale del set. Farò Geremia…

 

Ma non l’hanno già dato qualche annetto fa?

 

Sì, ma il mio sarebbe un remake in chiave moderna, con rottweiler e pitbull che staccano braccia e mani a colpi di morsi…

 

Madò….un po’ macabro, però…non trovi? La tua immagine dolce, così, non perderebbe smalto? Dài, raccontaci un po’ la trama…sarà un’anteprima sensazionale per i lettori del nostro giornale!

 

Non posso dirti molto. Il regista non vuole. Posso solo dirti che, nel film, io mi innamoro di Depp, ma lui mi vede come un cane (per di più maschio)…non riesce a vedermi come una donna e quindi mi tradisce con la mia padroncina. E allora io faccio la spia e li spio mentre fanno pongi pongi. Basterebbe che lui mi baciasse e io mi trasformerei in una splendida donna (quale sono). Quindi, durante tutto il film, io cercherò di farmi baciare da lui…Ci sono anche scene molto osè, in cui io in calze a rete e guepiere gli chiedo 200 euro per fargli una sega…E poi Depp ha uno choc anafilattico, mi vede finalmente come una donna e mi bacia sul muso e…

 

(Per fortuna, a quel punto, a Monicuzza, le squilla il cellulare nello zainetto a forma di Pluto, altrimenti ce lo avrebbe raccontato tutto il film!)

 

Pronto?…Ah, ciao, John, come stai?…Sì..sì…sì…no…no…no..no, mi spiace John, ho già un impegno per la prossima settimana…mi parte il tour, poi iniziamo a girare…Mi spiace molto, davvero…scusa scusa…Ok, ciao, John…alla prossima…socc’mel’…scusa, ciao!

 

Noi giornalisti siamo indiscreti…era lui? Jhonny Depp?

 

No, era John Malkovich…mi ha chiesto se voglio fare un film erotico con lui, ma ho già firmato il contratto con Tarantino…non vengo mai meno alla parola data, anche se verrei volentieri anche con Mal dei Primitives… mi piacciono molto i gionni dei Johnni…e un film erotico con lui…mhmm…mi fa venire voglia di togliermela la maglia rosa…

 

Noi giornalisti siamo molto indiscreti…ma il gionni di John quanto è …sì, insomma…hai capito?

 

C’è la pravasì te l’ho detto…Devo lasciarti, devo andarmi a depilare le ascelle…

 

Ok, grazie Monica, alla prossima! E auguri per il tuo Tour!

 

Grazie, scusami ma devo proprio andare...ti faccio avere due biglietti gratis per lo spettacolo, verrai a vedermi?

 

Evò.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:28 | commenti (5)

sabato, maggio 26, 2007

Fotosciòppin’ (part' tiù)

 

Un po’ l’errore di fondo è che siamo tutti proiettati troppo verso l’esterno. Ci sentiamo sempre esposti su questo stupido e ridicolo palcoscenico che è la vita (non parlo dei blog). Un’illusione che ci creiamo, ma se siamo fatti come una pianta dobbiamo crescere. L’unico compito che la Vita ci ha assegnato è questo. Possiamo anche essere puro sguardo. Ma nessuno occhio riesce a vederci meglio del nostro. Nessuna mano può modificare il capolavoro che siamo.

 

Quello che il fotoscippatore (avvertenza: chi non ha letto il post precedente farà un po’ di fatica a capire questo post) non capisce, nella sua frenesia modificatrice, è che ci sono persone che non amano essere “ritoccate”, nè corrette, né modificate. Io, ad esempio, non sento più il bisogno di consigli utili, di rettifiche, di correzioni. Mi faccio schifo e mi vado bene così come sono, perché dovrei migliorarmi o cambiare? Non penso che dovrei somigliare a qualcun altro. Non perché non ci siano persone “migliori” di me, ma perché penso che quelle persone (migliori o semplicemente diverse da me) non sono me e io non posso essere loro. Non sarei più io se somigliassi ad un altro. Quindi, perché dovrei rimettere a posto i miei pensieri, i miei gesti, i miei ricordi, la mia vita. Sono affezionato ai miei difetti. Sono senza ideali, né rimorsi. Io non posso essere il contrario di quello che sono. Nè voglio o potrei essere un altro. Non posso e non riesco e non voglio valutarmi, giudicarmi, stimarmi o disistimarmi solo perché non sono “conforme” ad un modello ideale pensato da qualcun altro.

 

Sarebbe troppo complicato e lungo spiegare le cause di questa strana mia attuale situazione (il post si preannuncia abbastanza lungo di suo e poi non so se avrò mai più voglia di fare un terzo post sull’argomento). Non voglio dire di essere immutabile o immodificabile.  Non dico che non cambierò mai. Quello che sono la sera non sono più la mattina. Ci sono sempre piccoli aggiustamenti, in me, e penso che in ognuno di noi, avvengano dei cambiamenti, ogni giorno.

 

Ma, a parte l’immagine esterna, io penso piuttosto allo spazio interno che mi occupa. La mia interiorità già la vedo come un nemico, dal quale non riesco a difendermi e contro il quale combatto tutti i giorni. Allora, perché dovrei difendermi anche dai fotoscippatori?

 

Sono una persona sola, stanca, arida? Vivo una vita piatta, stereotipata, governata solo dalle abitudini? Intesso solo relazioni che diventano statiche, innaturali, aride? Il mio mondo è tutto qui? Possibile che io sia soltanto quello che descrivo in questo istante? Il mio piccolo io è vittima degli avvenimenti del mio passato, ma anche dei progetti, dei ricordi. Tutto questo mi ha reso quello che sono oggi (ora, in questo momento). Ma mi sto già trasformando in altro. Lo sento. La mia piccola cellula è stata fecondata ieri ed oggi è diventata quello che sono ora. Diversa da ieri.

 

Mentre gli altri cercano di capire, di spiegare, di ragionare su quello che sono e faccio, il mio cervello è dentro il mio corpo. Dentro il mio corpo, così come il mio cuore e i miei intestini. Ma a questo processo di cambiamento gli altri possono solo partecipare marginalmente. Se la sera non sono quello che sono al mattino chi può saperlo meglio di me? Chi altri, all’infuori di me, può darmi “suggerimenti” inutili e dirmi che sono “sbagliato” o che ho sbagliato? Chi altri, all'infuori di me, conosce davvero la mia anima per permettersi di dire che "ho toppato"? Rispetto a chi? Ho toppato, sì, per chi mi conosce davvero e mi ama, ho toppato. Ma, per me, anche se amo chi me lo dice, non ho toppato. Semmai, avrò scritto quello che pensavo e sentivo, in quel momento. Il fotoscippatore vuole forse reprimermi oltre che correggermi?

 

Qualcuno potrebbe dire che sono troppo concentrato sul mio personaggio dominante, che sono troppo egoista, troppo egocentrico, che recito una parte, con me stesso e con gli altri. Per questo motivo, le cose nella mia vita non cambiano mai. Ancora una volta il fotoscippatore torna a tentare di “ritoccare”, non solo me, ma anche  le interpretazioni di me. Anche lui/lei ha in mente solo quello che crede che io sia. Solo quello che immagina di me. Ma lui/lei (il fotoscippatore, insomma), con me e con la mia vita, non c’entra quasi nulla. Crede di conoscermi. Pensa di potermi capire, applicando i suoi modelli di vita o quello che gli è successo in passato. Pensa di potermi interpretare in questo modo. Crede di comprendermi così. Ma mi conosce? E come fa? E’ forse legato in alcun modo alla mia storia, alle mie vicissitudini, alla mia storia. Forse sa soltanto quello che altri gli hanno raccontato di me. In realtà, non mi conosce. Così, come io non conosco il fotoscippatore. Ma, mentre io non mi sognerei mai di "cambiare" lui/lei (il fotoscippatore , insomma), il fotoscippatore, invece, vuole correggere me. Non pensa che io potrei essere “altro” rispetto a quello che pensa di me? Posso o no essere qualcuno o qualcosa di diverso da quello che sembro essere qui?

 

Io non sono quello che gli altri pensano di me. Io non sono quel pensiero che altri stanno leggendo ora. Io non sono quello che si incazza. Io non sono quello che sta in silenzio. Io non sono…Io non sono niente di tutto quello che ho scritto su questo blog. Oggi, me lo sono riletto tutto. Sono passati anni, mesi e non mi ritrovo più. Io non sono niente di quello in cui non mi riconosco più. L’unica cosa che posso essere, ora, è solo questo vuoto che sento, l’unica realtà di cui posso fidarmi e a cui affidarmi.

 

Per questo, ora, preferisco cercare di imparare a stare da solo con me stesso senza dirmi nulla, senza combattere, accogliendo i miei disagi  e i dolori della mia anima, senza alcun commento, senza il desiderio di spiegarmi, di farmi capire, di definirmi. Se fossi vuoto e pieno di nulla, qualcuno direbbe ancora qualcosa? Qualcuno vorrebbe ancora fotosciopparmi? Spero di no. O, forse, sì. Anche in quel caso, qualcuno vorrebbe sempre metterci qualcosa dentro. Come un mazzo di rose in un vaso da fiori vuoto.

 

Tutto questo non è teoria, è estremamente pratico. Anche quando sto in mezzo agli altri. Molti mi titillano, mi spingono, mi criticano, per quello che sono. Come se mi dicessero: “Ma perché sei così stupido?”. Perché non sei diverso da come sei?

 

E’ in quel momento, che bisognerebbe rispondere: “Io non sono niente, non sono nessuno”. Ma tu che vuoi da me? Questo potrebbe spaventarmi. Soprattutto, se penso che sono pieno di ricordi, di pensieri, di progetti, di sogni, di vite future da realizzare, di conflitti, di problemi, di ansie, di stress.

 

E allora quello che gli altri mi propongono sono solo scarti del mio cervello, come passeggeri seduti su un treno che viaggia. Non posso indossare le maschere che gli altri mi propongono di mettere e che sono diverse dalla mia. Io non somiglio a nessuno. Nessuno somiglia a me. Nessuno può avere il mio intestino. Se il mio intestino trasforma il cibo in merda, il mio cervello trasforma il sangue in coscienza e, proprio come l’intestino, scarta tutto quello che non è funzionale. Tutto ciò che non è stato assorbito e che va allontanato dalla mia vita. Insieme ai fotoscippatori.

 

Gli scarti del cervello sono i pensieri, i ricordi, i giudizi, le emozioni, i sentimenti, i progetti, il passato o l’idea del futuro.

 

Se l’ape prende il polline e lo trasforma in miele, l’uomo mangia il mondo e lo traduce in consapevolezza, in coscienza. Tutto ciò che non è presenza e consapevolezza è artificiale e frutto del passato, cioè di ciò che è già morto.

 

Quindi, io sono soltanto una merdaccia trasformata in parole, e, quindi, non vale la pena perdere altro tempo per cercare di capire…

P.S.: prima di far partire il video sotto (oltre a munirsi di fazzolettini, si prega di bloccare la musica sopra. Io lo ripeto sempre anche a costo di essere noioso). PPS: le nuvole che volano in questo video mi facevano e mi fanno pensare al mio amore...(questa è un'aggiunta espressa, tipo voli last minute)...

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 18:09 | commenti (42)

venerdì, maggio 25, 2007


Fotosciòppin’

 

Che cos’è il photo shopping? Una traduzione, non troppo letterale, potrebbe essere: “divertiti a giocare con la fotografia” (“andare a fare la spesa con/su una foto”, non mi suona tanto bene). Il fotoscioppin’ è un programmino (un software editing, come direbbero gli esperti) che consente di modificare un’immagine o una foto. Con il fotoscioppin’  puoi allungarla, allargarla, ritoccarla. I fotografi professionisti lo usano spessissimo per rendere più belle le spose nel giorno più bello della loro vita. Trasformandole in madonne bellissime ed indimenticabili che neppure i parenti più stretti (compreso il neo-marito) sarebbero in grado di riconoscere. Ma, ora, questo simpatico programmino è alla portata di tutti i dilettanti cliccatori di computer. Molti lo usano per divertirsi a trasformare le immagini. Con il photoshopping una foto puoi modificarla, aggiustarla, a tuo proprio piacimento e divertimento (appunto).

 

E’ l’ennesima conferma che il virtuale non è molto diverso dal reale. Eh? Che vuol dire? In che senso? Sì, perché molti (anche fuori di qui) vorrebbero “fotosciopparci” anche l'anima (oltre la pelle), modificandoci, plasmarci e correggerci. E non lo farebbero solo con la nostra immagine (quello che noi siamo o sentiamo di essere realmente), ma anche con tutto il resto. Modificare solo l’esterno non basterebbe a soddisfare il fotoscioppatore di professione (ma anche il dilettante è un aspirante professionista): sarebbe soltanto un deludente barba-trucco. Il fotoscioppatore vorrebbe che noi fossimo un po’ (o totalmente) diversi da come siamo realmente. Diversi come? Magari uguali a un altro (magari uguali a se stessi). Vorrebbero trasformarci in qualcosa che si adatti di più (o meglio) alla loro vita. Al loro gradimento. Oppure simili all’immagine che proiettano di noi nella loro fantasia. Ci vogliono cambiare. Così come siamo fatti ora, non va bene. Quello che diciamo non va bene. Quello che pensiamo non è giusto. Quello che diciamo e che pensiamo può anche essere giusto (per noi), ma non per gli altri. Non certo per il fotoscioppatore. Qualcuno vuole sempre metterci dentro/infra/su/per/in/con/tra/fra una variante. Una piccola-grande correzione. Generalmente, in questi casi, quando il fotoscioppatore si mette all’opera, dice che quello che ci vorrebbe (per essere “giusti”) è un pizzico di …Di che? Il vero fotoscioppatore, in realtà, non lo sa bene neppure lui. Ma dice che ci penserà. Quello che ci serve è che, per migliorare, “ci” vuole un “cambiamento”. Una modifica che sia in grado di “migliorarci”.

 

Il fotoscioppatore io lo chiamo anche “fotoscippatore”, perché, in fondo, ti porta via (senza che nessuno glielo abbia chiesto) una parte di te.

 

Non bastano le innumerevoli mutazioni alle quali siamo stati costretti per vivere sopravvivere. Il fotoscippatore vuole sempre manipolare, mettere mano su, allungare, accorciare, non importa, l’importante è che la sagoma originaria venga modificata.

 

Il fotoscioppatore non si rende conto che, manipolando la realtà, non sempre si ottiene un risultato migliore dell’originale.

 

I giornali usano spesso questo stratagemma per modifcare e direzionare la notizia con un impatto dell’immagine maggiore (o minore) sul pubblico. Molto dipende da quale messaggio l'informazione intende "lanciare".

Ci sono uomini di colore che vorrebbero essere bianchi (tipo Maicolgekson)  E donne bianche che vorrebbero dei negri…no, questo è un altro discorso, non c’entra nulla…

 

Persino, il potere e la politica si sono resi conto della grande utilità del “ritocco” fotografico. Ad esempio, Stalin (ma non solo lui, pensiamo a Berlusconi che si ritocca anche l’altezza ed i capelli), prima di far sparire fisicamente una persona, pensava di poterla “nascondere”, eclissandola attraverso la fotografia.

Così come una donna che inizia a cadere a pezzi, per via dell’età, prima di scoprire l’utilità del bisturi della chirurgia estetica, può avvalersi di questo simpatico strumento per ritoccare la propria immagine pubblica.

Se sia eticamente (o moralmente) giusto non lo so, magari, ne parlerò un’altra volta, perché ora ho finito le foto…

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:40 | commenti (52)

domenica, maggio 20, 2007

Crimen puzzettescion.
Madò, girando sui blog, non si fa che parlare di preti pedofili. 
E vabbù alla televisione, salvo che Santoro non riesca 
ad acquistare i diritti televisivi e a superare la censura, 
non ce la faremo a vedere il documentario della Bbc. 
Però, su Internet, sì. L’abbiamo visto tutti (o quasi). 
E ora sta diventando un’ossessione. Vedo preti ingrifati ovunque…
Poi, dopo quella strana storia della scuola materna di Rignano Flaminio 
siamo diventati tutti particolarmente sensibile all’argomento…
E’ raccapricciante pensare che un adulto (prete o laico che sia) abbia 
o provi attrazioni sessuali per un bambino. Mi fa ribrezzo solo pensarlo.
 
Il blog di Beppe Grillo ne ha parlato il 16 maggio di questi Crimen sollecitationis, 
oggi siamo al 20, ma, mentre il Grillo parlante, che, probabilmente, 
così come il web, divora rapidamente le notizie come la porchetta, 
e, quindi, già parla d’altro, il tam tam di Internet continua e non si ferma più 
e continua a passarsi la notizia di blog in blog. 
Così non solo scopriamo che il papa Ratzinger ha diramato a tutti i vescovi 
una circolare che impone al clero il segreto sui crimini sessuali dei parroci, 
ma anche che i parroci dopo aver violentato dei minori, 
vengono trasferiti dal Vaticano senza essere nè denunciati, 
né perseguiti dalla giustizia ordinaria (e tanto meno da quella ecclesiastica). 
Anche se non c’entra una mazza, io però mi chiedo: se scoprissimo che il precedente
Governo, non solo ha favorito, ma ha anche coperto il rapimento da parte della Cia 
di Abu Omar per farlo torturare dagli egiziani, sui blog ne parleremmo di più 
o di meno? Forse, di meno, perché un islamico, nel nostro immaginario collettivo,
conta meno ci scandalizza di meno di un prete pedofilo…
 
Volete sapere come la penso? I preti non sono tutti pedofili. 
Così come i gay non sono dei pedofili. 
Anche se la Chiesa cerca di farcelo credere, 
nascondendo le proprie nefandezze sotto un tappeto rosso porpora, 
per difendere il proprio potere e la propria immagine, e combatte, da sempre, 
contro l’aborto e le famiglie di fatto. 
 
Mi fa specie, però, che qualcuno 
– dall’altra parte della barricata - inciti allo stupro. 
Però, che ironia della sorte. Ora che si parla dei Di.co., Dolce & Gabbana, 
nonostante lavorino ancora insieme per la nota casa di moda, si sono lasciati. 
Ma sai che cacchio gli frega a Dolce e Gabbana delle famiglia di fatto?
Questa è "arte"!  (eh?)
A proposito di pubblicità discutibili, però, era più divertente 
quella che sdoganava la puzzetta. Non so se ve la ricordate. 
Per quei pochi sfortunati che se la sono persa, racconto il capolavoro di D & G. 
Due disgraziati, lui e lei, intorno ai vent’anni a cranio, 
s’incontrano per festeggiare il compleanno di lei, si suppone.
Si rinchiudono in casa. Mangiano roba etnica dentro un cartoccio, 
qualcosa di messicano con i fagioli, tutto sembra procedere come da copione, 
ma invece di una sana trombata post-cena, la tragedia è dietro 
l’angolo ed esplode inaspettatamente. Lui estrae dalla tasca una scatolina. 
Si suppone un gioiello. Lei si china per abbrancare il dono dalle mani 
dell’amato e, forse tirandosi un po’ troppo su con il culetto…prot…
Scappa una puzzetta. Ovviamente, lei, a quel punto, vorrebbe sprofondare 
nelle sabbie mobili, ma lui che la ama e, siccome è anche un lontano 
nipote di Alvaro Vitali, per non farla sentire a disagio…prot…
le restituisce la pariglia. E fa una puzzetta anche lui. 
Così si chiude lo spot. Applauso. Tutto è bene quel che finisce bene. 
Eh, quelli sì che erano bei tempi…L’amore è cieco, ma un naso ce l’ha. 
 
 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:17 | commenti (35)

sabato, maggio 19, 2007

 

Storie di ordinaria follia.

 

Per proseguire il mio nuovo filone da blog dello strazio, iniziato nel post precedente (ma, forse, anche prima), oggi, racconto una storia di cronaca. Storia di quotidiano eroismo. Di quelle storie passate e dimenticate in fretta sfogliando il giornale. Magari con una medaglia al valore o intitolando una strada o facendo un monumento al “caduto”.

 

Russel diceva che “gli innocenti non sapevano che la cosa era impossibile e per questo la fecero”.

 

Il suo nome era Paolo Foglia. Quest'anno, avrebbe compiuto quarant'anni. Allora, ne aveva 35 e una Francesca da sposare a settembre. La mattina di ferragosto di cinque anni fa la portò a prendere il fresco sulle rive del Ticino, accanto a Pavia, insieme al loro cane, un pastore tedesco.

 

All’improvviso, si sentì l’urlo di un bambino che stava affogando in acqua. Si tuffò il padre del bambino e scomparve quasi subito fra i gorghi. Allora si buttò una ragazza, buona nuotatrice, ma la corrente inghiottì anche lei. Il bambino si chiamava Eglison e il padre Shkezen: erano albanesi. La ragazza: Raffaella.

 

Paolo Foglia non sapeva chi fossero. Sapeva solo che stavano affogando. Si lanciò nell’acqua ghiacciata e li trascinò a galla e poi verso riva, uno dopo l’altro: il bambino, l’uomo, la ragazza. Alla fine, stremato, si inabissò e affogò. Chissà se Francesca e il pastore tedesco hanno smesso di piangerlo...

 

Il Comune milanese di Bresso, dove abitava, gli ha dedicato una piscina.

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:29 | commenti (74)

venerdì, maggio 18, 2007

 

Stasera, ho voglia di guardare e raccontare una storia triste e stupida...come quella di questo video (ancora un altro di David Gray, che trovo terribilmente "strappalacrime" e io vado matto per quelli "strappalacrime"). Non so bene se questa del video è una storia solo triste o anche stupidamente triste…potrebbe essere anche vera...poco importa…a volte, sembra che la vita sia veramente fatta così: di sveglie al mattino, autobus, caffè al bar, routine quotidiana e poi...zac...arriva il fulmine a squarciare il tuo cielo più o meno sereno...un maledetto (oltre che triste e stupido) destino che è là che ti attende dietro l'angolo e ti batte la mano sulla spalla per dirti che è arrivato il tuo momento...  perché uno (barra una) può morire anche sulla (dentro la-nella) metro, in un giorno qualunque, uno dei molti e uguali a tanti altri, magari con un ombrello stupidamente e tristemente piantato in un occhio… ma deve esserci una disposizione particolarmente benevola della tua anima per cercare di capire come si dipanano certe strane, stupide e tristi storie…e allora capisci che non c'è davvero nessun senso...nessun  imperscrutabile disegno scritto da qualche parte...sarà che, ora, sono diventato particolarmente sensibile alla vista e ci vedo meglio da lontano e peggio da vicino...che ne so, boh?

 

 

 

PS: madò, avevo deciso di scrivere un post di tre righe e se non mi fermo, sono capace di continuare all’infinito…fammok a me, questa volta...

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:14 | commenti (8)

giovedì, maggio 17, 2007

Vola via, amore mio.

 

Stasera, cercavo il video di un pezzo di David Gray che mi piace molto.

 

Il video che avrei voluto mettere è questo.

 

Purtroppo, non sono riuscito a metterlo sul blog.

 

Quindi, mi so’ dovuto arrangiare con il testo della canzone e con questa versione fotografica (anche se non rende l'idea di come sto adesso).

 

 

Però, ho trovato anche una versione fatta in casa che, sotto certi aspetti, è pure migliore di quella fotografica, perché la trovo, oltre che più genuina ed autentica, anche fatta abbastanza bene…

Ovviamente, se uno vuole ascoltare la versione di sotto, dovrebbe prima stoppare quella di sopra. Se, poi, ha fatto partire anche quella del link, e non ha fermato gli altri video, allora è meglio che si beve prima un paio di birre al doppio malto (come ho fatto io) e se ne va a dormire, come sto facendo io ora...

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:56 | commenti (28)

lunedì, maggio 14, 2007

 

Come al solito, quando arriva scoppia l’estate, non sento soltanto il fastidio dell'afa e di iniziare a sudare, ma anche che qualcosa in me sta crollando. Come fossi su un palchetto di un teatrino con un fondale di cartapesta. Non ho più difese. Non ci sono più barriere che mi proteggono. Mi sento nudo. In mutande. Divento inerme. Indifeso. Il caldo rimbalza dall'asfalto, nell'auto, sulla strada e mi avvolge su tutto il corpo. Sale fino in cima ai miei capelli, sui vestiti, si sparge addosso. Come una rete da pescatore. Mi impiglia. Mi stringe. Mi avvolge nella sua morsa soffocante. Mi stringe al collo. Capisco la mia impotenza. Non puoi fare nulla contro la Natura e la tua natura. Tranne cercare di allentare quella presa. E' la stessa differenza tra il portare ai piedi delle ciabatte di gomma da mare e stivali di cuoio con le borchie da pistolero. Non esiste un cow-boy con le pianelle. Diciamocelo. O, almeno, non si è mai visto in un film western che si rispetti...Se Fellini fosse ancora vivo, glielo suggerirei, però. Più mi sveglio e più vedo le cose allontanarsi da me. Come quando sei alla stazione e vedi partire un treno che si allunga, si snoda e diventa piccolo come in un modellino da gioco per bambini. E tu resti, lì, fermo, alla stazione, in mezzo alle colonne a guardare i binari e quella sagoma che scompare nella curva. Da piccolo, avevo paura del buio, adesso ho paura della luce. Forse perché il mio male si vede meglio con la luce e al buio si vede di meno. Non vedo più nessuno. Non mi interessano gli altri, il loro modo di accavallare le gambe, di ridere, di sbadigliare. La loro lingua che fa assottigliare il gelato o che ruota attorno ad un’altra lingua in cerca dell’amore. Non voglio vedere quelli che camminano o che corrono o che stanno fermi. Voglio stare da solo, in questa stanza ad aspettare. Non sento più nulla. Ma non solo le cose che stanno fuori di me, ma anche quelle che stanno su di me e dentro di me. Tutto mi sta allontanando. Mi guardo allo specchio e non ci sono. I miei occhi sono disabitati come le case dove si ha paura ad entrare. I miei occhi stanno diventando vuoti. Non vedo più il cielo e le nuvole. Cado per terra, come cade chi non può più vedere niente. Anche il mio pianto è privo di lacrime, come i miei occhi. Non ho più voglia non solo di dire, ma anche di non-dire. Oggi è come ieri, come domani. Alla fine delle parole, la festa, in genere, finisce. Vorrei riuscire a vedermi cadere-dentro. E invece il mio sguardo mi guarda, mi riguarda e mi riguarda, senza riuscire a vedere nulla. E’ come se avessi due sguardi. Uno che non vede una mazza, mentre l’altro guarda dentro i miei occhi. E’ il mio silenzio davanti al mio silenzio. E se prova a parlare quel silenzio si scioglie insieme alle cose di ieri. Quanti tipi di dolore conosco? Quanti tipi di dolore esistono? Io ne conosco soltanto tre. C’è un dolore che sta zitto. C’è un dolore che piange. C’è un dolore che parla a bassavoce. Vorrei capire che tipo di dolore è il mio dolore. Dicono che solo se lo ascolti va un po’ via. Ma non c’è una sola vita, nella propria vita. E in quella vita-della-mia-vita ho solo paura.

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:31 | commenti (37)

sabato, maggio 12, 2007

 

 



Notizie vecchie come il cucco? Sì, è vero, ma a me MI piacciono lo stesso. Che ci posso fare?

 

Era il 14 marzo del 2001, un mercoledì sera. Su Raidue andava in onda Satyricon, Luttazzi chiama Travaglio a parlare del suo libro, "L'odore dei soldi". Storia non autorizzata sulle origini delle fortune economiche di Berlusconi, sui segreti meccanismi finanziari che portarono alla nascita della Fininvest, sullo strano arrivo, ad Arcore, dello stalliere mafioso Vittorio Mangano. Minuti televisivi senza filtro. Luttazzi chiede, Travaglio risponde, con documenti e atti che ha usato per scrivere.

 

Dopo aver visto la trasmissione televisiva, il Cavaliere querela entrambi.

 

Da “La Repubblica” - 20 ottobre 2005

 

ROMA - Condannato. Silvio Berlusconi aveva chiesto un risarcimento di 20 miliardi del vecchio conio, come direbbe Bonolis, a quel diavolo di Marco Travaglio, colpevole, in associazione a delinquere con l'attualmente desaparecido Rai Daniele Luttazzi, di averlo offeso, anzi di aver "letteralmente devastato - si legge nella querela - la sua immagine di politico e di imprenditore". Ma il giudice ha deciso diversamente e ha condannato il capo del governo a pagare le spese legali nell'ordine di centomila euro. Ne dà notizia lo stesso Travaglio, molto sollevato all'idea di non dover versare a rate, per il resto dei suoi giorni, la cifra richiesta dagli avvocati del Cavaliere. E ora i fatti, come si dice in gergo d'aula. Da dove ha preso Berlusconi i miliardi per cominciare? Perché ha ospitato un boss, poi condannato a due ergastoli, a casa sua? Perché la Rai ha sempre scansato l'ultima intervista di Paolo Borsellino, acquisita da chi indaga sulle stragi di Capaci, via D'Amelio e degli Uffizi? Intervista nella quale, spiega Travaglio, il magistrato parla dell'interesse della procura di Palermo per Berlusconi, Dell'Utri e Mangano? "Ignobile attacco al capo dell'opposizione, libercolo diffamatorio": Berlusconi s'infuria, querela, fa querelare. Partono dieci cause che sarebbero in realtà cinque raddoppiate, una per la trasmissione e una per il libro, moltiplicate appunto per cinque. La Fininvest di Aldo Bonomo chiede cinque miliardi, Mediaset di Confalonieri si aggrega. Querelano anche Giulio Tremonti, citato perché la sua legge avrebbe garantito 243 miliardi di sgravi a Mediaset, e Forza Italia, partito offeso del leader offeso. In tutto le richieste di risarcimento ammontano a 150 miliardi di vecchie lire. Pochi giorni fa, in sordina, la decisione del giudice, a breve la motivazione della sentenza. Travaglio, che ha appena finito di risarcire Previti per una causa persa ("Un problema di avvocato"), si dice "contento, molto contento": "Nel mio libro non dicevo niente di nuovo, mi sono limitato a riordinare documenti. Non abbiamo danneggiato nessuno perché non abbiamo mentito. Le querele sono partite solo per spaventarci. Io ho scritto acqua fresca rispetto a quel che si legge nella sentenza Dell'Utri dell'anno scorso. Berlusconi è stato condannato in sede civile, dovrà pagare le spese legali. E' un passaggio importante. Con questa, ho vinto tre cause su dieci. Me ne rimangono altre sette...". Travaglio sta preparando un altro libro. Si chiama "Inciucio". Avverte: "Questa volta s'incazzerà anche la sinistra".

Ora la musica si può anche ascoltare…Se avete già visto i video sotto questo post.

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:20 | commenti (25)

Vi siete ricordati almeno di fermare la musica prima di vedere ed ascoltare i video? Sempre ve lo devo dire che il player stà in alto a sinistra?

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:33 | commenti (9)

giovedì, maggio 10, 2007

 

Battiato detto il Cobra
 
Questo, invece, non è un film finto...E' VEROOOO!!!
E' il parcheggiatore (abusivo) più famoso della mia città. 
Il suo nome è Battiato. Battiato detto il Cobra. In realtà, si chiama Antonio.
Ricordarsi della music ecc.

 

 

 

Traduzione.

 

Intervistatore: Siamo qui con…?

Antonio: Battiato detto il Cobra. E se mi fanno incazzare faccio così (fa un gesto di karate) e senza perdere tempo. Ho una gamba “fusa”...

Intervistatore: Tu facevi anche karate, arti marziali?

Antonio: No. Ho fatto tutto da me...

Intervistatore: Autodidatta?

Antonio: Sì.

Intervistatore: Ma perché “il Cobra”?

Antonio: Perché facevo la mossa del cobra.

Intervistatore: Tipo?

Antonio: Volete vedere? Ve lo ho detto…Allora, ve l’ho già fatta vedere quella sera...Io pago da bere a tutti se riuscite a fare questo movimento con la gamba..

(il Cobra fa un passo indietro e gira la gamba destra completamente su sè stessa).

Intervistatore: Se riusciamo a girare la gamba in quel modo? Al contrario!?

Antonio: E ora devi schiacciare il bottone per rimetterla a posto.

Intervistatore: Quale bottone?

Antonio: Qui, sul ginocchio.

Un intervistatore all’altro: Schiaccia tu, chè si vede meglio con la telecamera…(improvvisamente la gamba del Cobra totalmente girata su sè stessa ritorna al suo posto)

Antonio: E come riesco a farlo con la destra, so farlo con la sinistra…Io non penso a nessuno (non ho paura di nessuno)...Io guardo voi, però, gli occhi sono qua davanti e un altro occhio riesce a vedere quello che succede alle mie spalle... Dio non mi ha fatto gli occhi dietro la testa... Se avessi avuto anche gli occhi dietro sarei stato micidiale…

(nel frattempo, passa un vigile urbano alle spalle del Cobra che, ovviamente, il Cobra non vede).

Intervistatore: Ora chi hai alle spalle?

(il Cobra, a questa domanda, pensa che l’intervistatore si riferisca al suo passato)

Antonio: Io avevo qualcuno…ora sta nel "mondo della verità" (è morto)…

Intervistatore: No no, c’è qualcuno alle tue spalle, Cobra…

Antonio: Non lo so... non lo so…

(gli intervistatori – ridendo – gli mostrano il vigile urbano, il Cobra si volta, lo vede e lo saluta!)

Antonio: Uè, ciao, Zìzì (termine confidenziale per salutare un amico)…vuoi fare l’intervista anche tu?

Intervistatore: Ma ti abbiamo detto noi che c’era e non l’hai visto, Antonio?

Antonio: No, no l’ho visto…L’ho visto con la coda dell’occhio quando è passato e io ho appoggiato le mani sulle vostre spalle per vedere…sì, però, non mi sbattere il microfono sotto il pizzetto...

Intervistatore: Allora l’avevi visto?

Antonio: Certo che l’avevo visto! Con la coda dell’occhio…poi si è fermato…e voi avete parlato e voi ve la siete cantata (che vuol dire avete fatto la spia)...

La moda la faccio io. Io non vado dietro le mode degli altri. Se voglio vestirmi così... Se mi voglio levare questo (intanto, toglie l’eskimo). E me lo tolgo … io l’avevo immaginato... è un sogno che ho fatto stanotte…ho messo i braccialetti (indica le braccia). E ora ti faccio vedere…(mette l’eskimo sulle spalle e poi lo aggancia alla giacca). Le cose le creo io…Io vi stavo aspettando…

Intervistatore: Bellissimo! tu chiudi il giubbotto con questo aggeggio?

Antonio: Certo, così non può scappare…

Intervistatore: Questi bracciali a cosa servono?

Antonio: Per mantenere la camicia che era troppo lunga..Ieri sera, non li avevo…Ma stasera sì, perché sapevo che venivate voi a farmi l’intervista…

Intervistatore: Ah, tu sapevi che venivamo noi?

Antonio: L’ho pensato. Il sogno che ho fatto stanotte... 

 

Battiato detto il Cobra.

 

Intervistatore: Facci una mossa per chiudere l’intervista…una mossa di karate per chiudere…

Antonio: E perché mi hai lasciato in mano il microfono?


(L’intervistatore fa il gesto di riprendere il microfono, ma il Cobra non vuole più  ridarglielo).

Antonio: No, ora me lo hai dato e ora me lo tengo…E questa è la mia mossa!
(il Cobra fa il gesto di dare una ginocchiata nei coglioni all’intervistatore)

Trimonato da BaroneAgamennone | 10:26 | commenti (39)

Un Bob De Niro rivisitato dalle parti mie…(ricordarsi sempre di bloccare prima la music!).

Trimonato da BaroneAgamennone | 10:18 | commenti (4)

Viva la pucchiacchia!
Prima di far partire il video, ricordarsi di bloccare la musica con il player (è sopra in alto a sinistra).

Trimonato da BaroneAgamennone | 09:59 | commenti (7)

 

Test: Sei un fervente Cattolico?

 

1) Come mangiava il pane l'apostolo Giuda?

 

a) a fette

 

b) a morsi

 

c) a tradimento

 

 

 

2) Come si chiama la bugia del Papa?

 

a) il Papa dice bugie?

 

b) il Papa non dice bugie

 

c) la Balla Papale

 

 

 

3) Quanti fari avrebbe l'auto di Cristo?

 

a) fari due

 

b) fari quattro

 

c) fari sei

 

 

 

4) Quale fu il miracolo successivo alla moltiplicazione dei pani e dei pesci?

 

a) la divisione dei pani e dei pesci

 

b) la prova del nove

 

c) la moltiplicazione degli apostoli

 

 

 

5) In che modo Gesù convertì le donne?

 

a) con i saldi

 

b) con la buona novella

 

c) con la telenovela

 

 

 

6) Cos'erano i Getsemani?

 

a) dolci di pane azzimo

 

b) veloci aerei israeliani

 

c) i vip del tempo di Cristo

 

 

 

7) Vi è mai capitato di perdere la fede?

 

a) no, mai

 

b) solo in presenza di cattive compagnie

 

c) una volta, in piscina

 

 

 

8) Come avete ritrovato la fede?

 

a) pregando

 

b) svuotando la piscina

 

c) non siete sposato

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 09:47 | commenti (11)

mercoledì, maggio 09, 2007

Questo post l’avrei voluto intitolare “Colori strappalacrime”, ma, ho visto questa foto su un blog ed ho cambiato idea.

 

Finalmente, leggo. Cioè, torno a leggere. E’ bellissimo poter tornare a leggere, scrivere e riaprire gli occhi alla luce…credo che sia un discorso banale e scontato e che valga per qualunque parte del nostro trascurato e dimenticato corpo se non funziona più come dovrebbe. Se non hai le gambe, non puoi camminare liberamente per i prati in campagna o sui monti e sei legato ad una sedia a rotelle ed odi i marciapiedi e le scale. Se non hai le mani, non puoi scrivere, mangiare, dipingere (a meno che non impari a farlo con i piedi, o se non sai stringere un pennello con la bocca, come fanno certi pittori mutilati). Come cazzo ti fai le seghe senza mani? Se non hai la voce, non puoi parlare, non puoi cantare, urlare, non puoi esprimerti e farti ascoltare dagli altri. Se non hai il pisello non puoi fare l’amore. Se non hai più il cervello, non ci sei più e diciamo che sei clinicamente morto. Se non hai il cuore che ti batte, sei morto anche fisicamente. Oppure era il contrario? Non ricordo... Insomma, se ci manca un pezzo, uno qualsiasi, la nostra magnifica macchina umana non funziona più come dovrebbe funzionare.

 

Se non hai gli occhi, ti perdi i colori, le parole, le frasi, le lettere ed anche il resto di quello che dice il mondo. Sei completamente tagliato fuori dalla comunicazione scritta. Sei out, sotto questo aspetto. Almeno io mi sono sentito così, in questi giorni…

 

Anche se il 25% della popolazione italiana è miope, ti senti sempre un diverso con questi cazzi di occhiali. Anche se per lo sport avevo risolto con le lenti a contatto.

 

Uno si accorge della mancanza di quello che ha (e che ha sempre avuto), soltanto quando non ce l’ha più…Come quando perdi una donna o una persona cara che ami...Ci sono stati giorni che non potevo più leggere nemmeno gli sms sul cell. E l'altro che ti scrive sms (e che "vede" che non rispondi) pensa che sei una bestia insensibile. Ora mi sento come un bambino rinato ai primi passi. Un bimbo che torna a leggere quasi con trepidazione. Uno che scrive con emozione. Vorrei conservarla questa emozione...Non farla uccidere dall'abitudine. Scrivere una parola dopo l'altra. Una frase dopo l'altra e leggerla come se fosse sempre la prima. Oggi, torno a fare una cosa che mi piace fare: scrivere. E posso anche leggere. Posso leggere quello che scrivo e posso leggere quello che scrivono gli altri. E' incredibile poterlo farlo ancora, quando, anche se solo per un attimo, pensavo di non poterlo fare più. Non poter leggere, né scrivere, per me, è stata una pena… Lunga. Anche se è durata soltanto pochi giorni, a me, è sembrato un secolo.

 

Dopo essermi fatto sparare dai laser negli occhi, oggi, mi è tornata la vista. Probabilmente, è vero quel vecchio detto (che qualcuno, molto diligentemente e sapientemente, mi ha voluto ricordare non molto tempo fa): “I troppi trimoni riducono la vista” (o una cosa del genere). Sono tante le barzellette sull’argomento: “Papà, è vero quello che dice padre Mario che se mi tocco troppo, divento cieco? – Sì, figlio mio, ma dove sei? Non ti vedo...”. E poi: un blogger senza occhi è come un falegname senza una sega. Tanto per restare in tema.

 

Chi non ha visto in un film di James Bond l’eroe che si sottopone al riconoscimento dell’iride per entrare nell’ufficio dove sono nascosti i documenti “top secret”? Ecco, questo è il laser ad eccimeri: "una tecnica ad azione fotochimica, con conseguente ablazione di tessuto", che vuol dire che ti portano via una parte della cornea. Infatti, mentre il laser ti spara il suo fascio di luce nell’occhio, senti una certa puzza di bruciato, mentre te la raschiano. Il raggio laser asporta e ti porta via il tessuto della tua cornea in quantità di pochi millesimi di millimetro per colpo vaporizzandolo istantaneamente.

 

La tecnica operatoria prevede che venga trattato prima un occhio e, a distanza di circa un mesetto, l’altro. Ovviamente, come in ogni operazione con un certo margine di rischio di insuccesso, il chirurgo ti fa preventivamente firmare una lettera liberatoria che dice che se diventi cieco, non ti devono pagare nemmeno il bastone bianco e tanto meno affittare un cane pastore tedesco.

 

E’ stato divertente, rivedere e incontrare di nuovo, in ospedale, tutti gli altri “orbi” (ad un solo occhio) che, come te, affrontavano il secondo trattamento laser. Eravamo come una specie di club di "già trattati" che dispensava consigli e premurose raccomandazioni agli inesperti “novellini" orbi (ad entrambi gli occhiche affrontavano per la prima volta l’operazione.

 

Seduto in sala d’attesa, aspettavo che l’infermiere mi chiamasse per l’anestesia con i colliri, pronunciando con una certa energia il mio cognome. Mi sentivo come un vitello che andava al macello allegramente per uscire ancora più allegramente. Nella speranza che tutto andasse liscio. Terrore, ho provato, quando ho sentito il chirurgo parlare (nervosamente) con un tecnico al telefono perché “la macchina dava i numeri….”. Non è che con il laser mi fanno il piercing al naso? Oddio! Santa Lucia! Ecco i momenti nei quali  un ateo poco coerente invoca tutti i santi del paradiso…

 

Qualcuno, impaziente e nervoso, chiedeva al vicino: “A che occhio stai?”. Ad un tipo un po’ insofferente, hanno fatto la stessa domanda e quello ingenuamente, ha risposto: “Questo è il primo”. Una tipa, un po’ sbruffona, ha alzato il braccio a ombrello e gli ha detto: “Ancora al primo stai?”. E quello (serio) le ha risposto spazientito: “Oh, che quelli due sono gli occhi!”.

 

PS: appena riesco, metterò un pezzo di Stevie Wonder. Ma mica è morto?

Trimonato da BaroneAgamennone | 01:16 | commenti (57)

giovedì, maggio 03, 2007



Questo blog chiude per un po’. Si prende una vacanzella. Speriamo di rivederci presto. Anche prima. 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:37 | commenti (45)

martedì, maggio 01, 2007

 

SENSAZIONALE!

Dopo aver rifiutato offerte stramiliardarie da “Gente”, “Oggi”, “Novella 2000”, “Socc’mell’ nella cabina”, e pure da “Famiglia Cristiana”, Monicuzza rilascia un’intervista aggratis!

 

Dopo mille appuntamenti telefonici rimandati, mentre cercava di negarsi cambiando - per l’ennesima volta - il suo numero di cell., grazie ad un fax travestito da cartella esattoriale, sono riuscito finalmente ad ottenere un’intervista da Monicuzza! Reduce da un incredibile successo in una nota trasmissione televisiva locale dei bagni di Rimini (“L’isola dei formosi”), mi riceve, tra mille scuse, nel suo elegantissimo piede-a-terra romagnolo (o emiliano, non mi ricordo), posando una pistola calibro 765 sul tavolo. La guardo preoccupato. Mi chiede se voglio prima giocare con lei a un duè trè, stub! Visto che si sta preparando per partecipare all'omonimo realitisciò in onda, il prossimo mese, su Teleradio Imola Libera. Mi spiega che il gioco avrà come tema-base il guanto di paraffina e l'uso spropositato delle armi nelle scuole americane... Molto divertente - dico - mi scuso, ma, per evitare incidenti, vorrei prima fare la mia intervista...

 

Solo allora, ripone la pistola nella fondina e mi fa sedere su una scomodissima poltrona a forma di Paperino, mentre lei cavalca un Topolino delle dimensioni di un portachiavi più alto di lei di mezzo metro e mi offre due quintali di boeri. Inizio a scartarli e non mi fermo più a mangiare. Un boero tira l’altro. I boeri sono come le ciliegie, solo che sono più buoni perché hanno il vermouth dentro e ti mettono una strana allegria addosso. L’intervista, però, verrà rinviata al giorno dopo, perché vengo colto da un improvviso malore, con dolorosissime fitte alla pancia e fortissime coliche renali flatulenti.

 

Il giorno dopo, Monicuzza mi fa scendere sulla spiaggia, si scusa per l’umidità del mare e mi chiede se preferisco sedermi su una sedia a sdraio a forma di Paperoga oppure come Eta Beta sul pomo di un letto. Rifiuto il gentile invito e, con un gesto molto elegante, mi scrollo lo scroto che si era, nel frattempo, riempito di sabbia e inizio a farle delle domande (in piedi), prendendo nota su della simpaticissima carta igienica con sopra disegnati Qui Quo Qua, che mi era avanzata dal giorno prima e che avevo sottratto come souvenir dal rotolo della nota blogstar. Ometto di precisarle che sulle splendide ceramiche di Faenza del suo bagno ho scritto con un pennarello nero il mio numero di cellulare (spacciandolo per il suo) e qualche profferta – sia prima che dopo i pasti  - di mano e di bocca ed inizio l'intervista. 

 

Ciao, Monicuzza, grazie e scusa per ieri , se ti ho intasato il water, non dovevi offrirmi tutti quei boeri...sono buonissimi, ma se ne mangi più di cento, bene non fanno… scusa se ti ho disturbato, so che sei in vacanza, anche se stai già lavorando al tuo prossimo libro. O sbaglio?

 

Non sbagli (diamoci pure del “voi”). Ma la mia unica condizione per questa intervista, sia chiaro, sòcc'mell',  è che non si parli dei miei libri. Io non sono nessuno, sono solo una piccolissima conchiglia smarrita nel mare burrascoso e colto dai venti di ponente e di levante… e, quindi, vorrei che tu non parlassi troppo di me in quest’intervista. Scusa, scusa, scusa…Sòrbole...scusa, per favore! Ho accettato solo perché ho sbagliato numero di telefono e ti ho richiamato. In realtà, pensavo di chiamare il mio tipografo per conoscere il suo indirizzo e mandagli un proiettile. Mi sono arrivate tante proteste dai miei lettori sul mio libro, dicono che si spagini appena lo apri. Volevo chiedergli se ha messo la colla per rilegarlo oppure la bava di sua sorella…Dioobòono…perdonami, lo sfogo..ma sono un po’ nervosa…Sai, sono emozionata per questo splendido autunno, vedo cadere le foglie gialle e mi emoziono..…Ma tu stai bene? A casa tutti bene? Tua madre come sta? C’è troppa ombra? C’è troppo sole? Faccio spostare l'ombrellone? Ti presto i miei occhiali da sole?

 

Veramente, siamo quasi in estate e sono orfano. Per il resto, non preoccuparti. E’ tutto ok. Ma allora chi intervisto? Hai animali in casa?

 

Sì, ho un cane e tra un po’ devo portarlo a pisciare, quindi, cerchiamo di muoverci… Scusa, scusa, scusa…Gradisci una bibita gelata?

 

No, ho ancora un po’ di diarrea, grazie…Magari un’altra volta intervisto il tuo cane. Allora, di che vuoi parlare? Di blog?

 

No, il blog mi riporterebbe lontano con i ricordi e a parlare del mio libro, poi mi viene la tristezza... Scusa, scusa, scusa…Chiamo il bagnino e ti faccio portare un po’ di limoni o gradisci una limonata fatta da me?

 

No, niente limoni. Grazie. Sto bene così… Allora, non so, decidi tu…Se non vuoi parlare di te, né del tuo libro, vogliamo parlare di me?

 

Ecco, questo mi sembra un ottimo argomento interessante…Tu chi sei?

 

Ma come? Non ti ricordi di me? Sono quello che ha letto il tuo li…ops…Linus, ecco, ti piace Linus?

 

Ah, ho capito, tu sei quello che ha fatto l’intervista a Lefty, vero? Scusa, scusa, scusa…Ma io adoro Lefty, sono una sua grande ammiratrice, ho letto tutti i suoi libri!

 

Che io sappia, non mi pare che Lefty abbia mai scritto dei libri. Sì, gli ho fatto un’intervista, ma era solo per aumentare gli accessi al mio blog. Lui ne ha più di 300.000 sai? Io manco la metà…mi fa così rabbia questa cosa…Tu quanti accessi hai?

 

Non so, non li conto mai…Mi pare 155.795  Scusa, scusa, scusa, forse qualcuno in più…ma basta parlare di te, parliamo un po’ di me…ti piace il mio vestito?

 

Sei elegantissima. Ma torniamo all’intervista. Molti pensano che siccome sei sempre così dolce, gentile, brava e buona sei anche una gran gnocca. E’ vero che ti lavi i capelli seicento volte al giorno? Che shampoo usi per tenerli sempre così morbidi, lisci e vellutati?

 

(a quel punto, va in onda uno spot pubblicitario in cui Monicuzza, si mette seduta su un moscone e fa volare i capelli al vento con in mano una crema antirughe…) Saremo anche giornalisti famosi, ma la pubblicità paga bene.  A telecamere spente, infatti, Monicuzza ed io ci accapigliamo per spartirci la ricompensa dello sponsor (un euro e ottanta).

 

Torniamo in studio. Monicuzza, dopo che ti sarai ricomposta, puoi rivelarci il segreto della tua bellezza? Come fai a mantenere sempre intatto, giovane e fresco il tuo fascino. Hai solo 98 anni e sembri ancora una bambina…Sembri Catherine Deneuve (da vecchia)…ma che dico? La Denevue? Hai presente la sora Lella? Ecco, il fisico è quello, il cervello invece mi sembra più quello di Ave Ninchi…Ma come fai?

 

Non so, non mi guardo mai allo specchio…penso che conti molto di più lo spirito…Io sono molto spirituale…Anzi. Io sono un po’ spiritual. Mi sento anche un po’ negra dentro. Ma almeno hai portato un fotografo, con questa mia uniforme abbronzatura che mi ritrovo, ora, potevamo fare anche un bel servizio fotografico…no? Scusa, scusa, scusa…ma con questo meraviglioso panorama sarebbe stato stupendo…Ti piace il mio costume? L’ho preso da un mio amico dentista. Lui lo usava come filo interdentale.

 

Ortodonticamente parlando, stai benissimo. No, purtroppo, non ho portato un fotografo, ma posso farti delle foto con il mio telefonino…ti va?

 

Scusa, scusa, scusa…Lasciamo perdere, poi vengo grassa e bassa…

 

Alcuni dicono che somigli molto a Gigliola Cinquetti (quand’era giovane), secondo te hanno bisogno di un oculista o di un internista? E’ vero che le tue tette sono finte?

 

Un internista è uno che tifa per l’Inter? Non seguo molto il calcio, ma sono felicissima che la Juve abbia vinto lo scudetto quest’anno…Mi scuso con i milanisti, però…Eppoi, no, io somiglio più a Romina Power, quando stava con Albano…Io adoro Albano quando urla…Le mie tette sono verissime! Puoi toccarle se vuoi…basta che non me le sciupi…sòrbole con quello che mi sono costate!

 

No, ti credo sulla parola. A proposito di musica…dicono che hai dei gusti orrendi…Squallor, Casadei, Orietta Berti e roba del genere…Come rispondi ai tuoi denigratori?

 

Non so, io adoro i denigratori…E poi, a me, la musica piace tutta, bella e brutta…Anche quella italiana di una volta… Scusa, scusa, scusa…non vorrei offendere né Orietta Berti nè Toto Cutugno…

 

Ma perché chiedi sempre scusa? A chi? Scusa di che?

 

Non lo so, scusami…

 

Vabbè, parliamo dell’argomento che ti sta tanto a cuore..L’amore…Di sesso meglio di no, perché so che ti imbarazza…è vero?

 

No, io adoro jhonny…Ed anche fare il pongi pongi…ma se vuoi parlare di sentimenti… Scusa…Diobòono...

 

No, io lo dicevo per te, vogliamo parlare di cazzi e fighe?

 

Cazzi? Mi spieghi che cosa sono stìcazzi, scusa? Per me, prima di tutto viene l’igiene e l’educazione, poi tutto il resto…Socc'mell'...

 

Cambiamo argomento…ho sempre avuto una grossa curiosità leggendo il tuo blog: ma tutti gli uomini che ti commentano (l’ISTAT dice che siano milioni gli italiani incollati ai teleschermi quando posti e che molti commenti li cancelli!) ti amano alla follia o hanno soltanto fatto una sveltina con te? Le malelingue dicono che, in realtà, tu hai un solo commentatore (che più che un commentatore è un commendatore di Vigevano in pensione) e che sia sempre lui a scrivere i commenti da te, cambiando nick, ogni volta. Cosa ne pensi?

 

Fossero uno, nessuno o centomila, per me, sarebbe lo stesso…Adoro Pirandello…Adoro fare le carrellate di risposte nei commenti…Adoro ringraziarli, uno per uno, e mettere la faccina sorridente dietro il loro nick…Mi alzo la mattina alle cinque e vado a letto alle tre per rispondere a tutti, cosa credi che sia facile? ScherSiàmo mica? Sòrbole! Sòcc'mell'!

 

(Nel frattempo, per via delle  "esse"  sibilitate di Monicuzza, si alza una forte tempesta di sabbia e volano via due ombrelloni sulla spiaggia).

 

Ma è vero quello che si dice in giro su di te?

 

Scusa, che si dice in giro su di me? Anche se commento tutti, non leggo mai nessuno…

 

Si dice che Corona ti abbia scattato delle foto molto compromettenti mentre eri a letto con Zio Paperone ed hai pagato miliardi perché non uscissero su Topolino…E’ vero?

 

E’ assolutamente falso! Zio Paperone è solo un mio carissimo e vecchio amico…e mi scuso con lui, se la sua immagine viene infangata in questo modo (anche se, a dire il vero, ha il pistolino piccolo come un papero appena nato). Poi, i soldi non me li avrebbe mai prestati, è molto tirchio, come sicuramente saprai...E io piuttosto avrei pagato Corona, per far pubblicare quelle foto...Sòrbole! Mi credi?

 

Io ti credo, Monicuzza. Sei una persona fantastica, splendidamente angelica. Ma possibile che tu non ti arrabbi mai? Le dici mai le parolacce?

 

No, mai. Ma mi stai quasi scassando la minkia, quanto durerà questa intervista? Sai ho molto da fare…

 

Abbiamo quasi finito. Cosa vuoi dire per salutare i tuoi ammiratori, lettori, topolini?

 

Ora, niente, mi scuso e basta.

 

Ringraziamo Monicuzza di essere stata con noi e ricordiamo al pubblico che se qualche altra blogstar vuole farsi intervistare da me non ha che da chiedermelo (scusa, Monicuzza, ma mi sto facendo un po’ di pubblicità, sai è per far aumentare gli accessi sul mio blog…).

 

Scusa, ma devo lasciarti, devo andare a sciacquare l’acqua alle papere. Sei proprio un jhonny senza preservativo, scusa se te lo dico…anzi, sei un jhonny con un cappuccio bucato… Se non scrivessi sulla carta igienica, direi che sei proprio un giornalista di merd'...è francese...vuol dire "mare"...lo vuoi un mio autografo?

 

Evò. 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 15:23 | commenti (162)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).