Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
il_barone_rosso@hotmail.com
MSN Messenger: il_barone_rosso@hotmail.com



sabato, giugno 30, 2007

 

Post punk.

 

Tra le tante cose che, in questi anni, ho pensato di (e su di) te, soltanto oggi, mi sono reso conto, che non esistono più le “prove d’amore” di una volta del tipo “o me la dai o non mi ami abbastanza”…quando ti ho conosciuta, non avevo e non sapevo niente di te, se non le tue parole e mi sembravano, già allora, così diverse, così tante… io ti adoro anche perché non mi fa schifo niente di te…nemmeno trovarti alle sette del mattino, appena sveglia, con i capelli scompigliati in testa, mentre barcolli scalza e mi abbracci, senza un filo di trucco sul viso…del tutto rincoglionita…in quei rari momenti in cui ho potuto baciarti a quell'ora, eri così calda, affascinante e il tuo sapore veniva di bucato, di lenzuola e di letto...avevo così tanta voglia di baciarti sul collo che sbandavo pure io…ma il tuo era un profumo inebriante, una specie di sbronza da sobrio, un calore che mi scaldava dentro, oltre che fuori sulla pelle…sei adorabile, amore mio, anche a quell’ora…non mi fa senso e non mi scandalizza niente di te… nemmeno quando fai la pipì o la cacca...e neppure quando stai male e vomiti, mentre tengo la tua fronte madida di sudore con la mia mano e tu ti appoggi al muro e io guardo il tuo polso sottile, delicato e fine e mi innamoro…perché, per me, sei come un bambino che cresce dentro di me e io ti partorisco, rinasco e muoio con te, mentre tu diventi una parte di me e io di te…

 

Ps: grazie alla mia amica Flor(ellina), per avermi fatto scoprire questa pezzo dolcissimo e bellissimo…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 00:52 | commenti (26)

mercoledì, giugno 27, 2007

Deliri estivi odierni (ore 23 e qualcosa).

 

Lui: Non connetto più...vado avanti per forza d'inerzia...stè notti, ho dormito pochissimo...sveglio fino alle tre o alle quattro del mattino affacciato alla finestra della cucina a guardare quelli dell'Anas che fanno le strisce spartitraffico sull'asfalto...troppo caldo, troppe zanzare, troppi pensieri per la testa...maledetta estate…maledetta afa…in questo momento, non ti amo…o almeno non ti amo come qualche giorno fa, chè mi bastava ricevere e vedere un tuo mms con la foto della tua scarpetta nuova estiva, con il piedino bello, curvato a forma di esse, nervosetto e teso, tirato e stretto sotto le due cinghiette rosse, giusto per farmi capire la tua voglia di scappare e di respirare libertà con il tuo tacchetto a spillo, messo lì, apposta per farmi girare la testa, scoppiare di desiderio e non capire più nulla...

 

Lei: Ma non avevi l'aria condizionata in camera da letto? oppure ricordo male.. a te fanno le strisce sull'asfalto. A me hanno rifatto proprio l'asfalto davanti casa. Così, quando esco la mattina, i tacchi ci sprofondano dentro e lasciano i segni. Come una scia di percorso. Tic tic tic..

 

Lui: babbiò, sì, ho l'aria condizionata in camera da letto... e secondo te io sono uno così normale che dorme in camera da letto?

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:07 | commenti (49)

domenica, giugno 24, 2007

Sigismund Schlomo Freud (Freiberg, 6 maggio 1856 – Londra, 23 settembre 1939) è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, una delle principali correnti della moderna psicologia, ha elaborato la teoria dell' Iceberg secondo la quale l’inconscio governa il comportamento e il pensiero degli esseri umani e delle interazioni tra individui.

Le idee di Freud e le sue teorie - viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo - sono ancora oggi al centro di accesi dibattiti e di discussioni non solo in ambito medico-scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale in genere. Ed ora anche internettiano.

Si è scoperto, recentemente, che molti degli attuali seguaci del grande Sigmund (Sigismondo, per gli amici) che hanno aderito ed abbracciato con molta sofferenza le sue tesi, stanno studiando il comportamento umano nella Rete. Per capire il loro livello di osservazione, basterà comprare in edicola le videocassette con le ultime duecento puntate del “Mondo di Quark”, in cui Piero Angela, in regalo con la copertina del secondo volume di “Playboy”, osserva il comportamento di una comunità di formiche all’interno di un albero cavo.

Che la Rete non sia nata proprio ieri è cosa nota. Meno noto era il fatto che molti di questi insigni studiosi, presi com’erano dal loro lavoro incessante e dai lauti incassi di parcelle, non hanno avuto né modo e né tempo per aggiornarsi, chessò, magari comprando qualche rivista scientifica che abbia come data di pubblicazione un anno successivo a quello della morte di Napoleone. Sicchè le uniche letture medico-psicoanaliste lette, negli ultimi venti anni, sono (in rigoroso ordine di importanza): Topolino, le Pagine Gialle, la lista della spesa, i depliant delle offerte al supermercato, la dichiarazione dei redditi e l’orario dei treni alla stazione.

Si dice che per capire e scoprire che taluni uomini si accoppiano nottetempo con talune donne sole che bazzicano sul web, basta aprirsi un secondo blog. Il primo che hai non va bene, perché si deve creare un modello di donna solitaria, un po' triste e languida, che ha un disperato bisogno ed è alla spasmodica ricerca di compagnia. Magari un bel maschione celodurista con scappellamento a destra, leghista-bossiano, che la sollazzi durante la pausa caffè in ufficio. Ci aiuterà nell’analisi e nello studio, un’immagine ammiccante di una donna in calore dal nome floreale che si trastulla la patata con la mano destra ficcata in mezzo alle gambe. Tipo questa.

A quel punto, il gioco è presto fatto: basterà chiamare gli amici del primo blog e travasarli nel secondo, agitare con cura, metterci dentro un po' di basilico, un pizzico di sale e pepe, una spruzzatina di seltz e poi lasciare decantare il tutto per alcuni giorni. In attesa, che spunti un fiore tropicale.

Nel frattempo, la cavia umana “passionale e sempre giovane nel cuore” potrà, indisturbata, tranquillamente continuare a cazzeggiare su alcuni blog di uomini vestiti in costume da bagno, far capire che si è soli e bisognosi di affetto ed intessere piccanti e pruriginose conversazioni private a carattere sessuale e sfondo erotico.

Quando poi lo studioso chiederà il resoconto di questo interessante lavoro, magari leggendo il contenuto di questi simpatici scambi di opinioni sul modo di bere liquidi seminali, la cavia umana potrà sempre dire che distrattamente e sbadatamente le ha cancellate tutte, colta da un raptus improvviso di carattere nervoso e schizofrenico (stavo per dire “schizzopenico”).

A quel punto, l’insigne studioso proporrà alla cavia umana di lanciare un dibattito di tipo demoscopico sul proprio blog avente come tema l’eutanasia. Il campione scientifico che verrà sondato sono i soliti commentatori del primo blog che, abbandonato il secondo blog andato in aceto, rappresentano uno spaccato statistico di tutto rispetto del nostro Paese, perchè assolutamente preciso per fasce di età e zone abitative. Sono, infatti, tutti bimbi della scuola elementare che sognano di prendere la patente e guidare l’auto a sedici anni con la nuova legge.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:37 | commenti (39)

sabato, giugno 23, 2007

 

Sono on line.

La prima volta che ho “visto” Internet, stavo in ufficio. Era un pomeriggio caldo e afoso, come oggi. Venne un tipo che si chiamava "Cavaliere" di cognome e mi mise uno strano coso vicino al piccì. Quello strano cognome avrebbe dovuto farmi capire che era come un presagio. Poi mi disse che si chiamava “modem”. Faceva uno strano rumore, quando mi collegavo, sembrava il fischio di una nave che partiva (poi scoprii che si dice “navigare”). Era il 1997 (credo). O era il ‘98? Boh…Non mi ricordo…Non segnai la data e non so esattamente quale fu l’anno, ma ricordo che era estate e faceva un caldo bestiale, come ora…la donna che amavo allora era negli Stati Uniti, quando le scrissi una mail e lei mi rispose, pensai che era tutto uno scherzo del "Cavaliere" che mi mise il coso... il “modem”. Non ci potevo credere…Riuscivamo a comunicare a quella distanza!

 

Fu un caso o uno scherzo del destino web, ma la home page, quando mi collegavo su Internet, era una chat. Quell'amore, nonostante le innumerevoli mail, finì male e mi sentivo molto solo e triste, in quel periodo...La prima volta che mi sono collegato, tra le tante paure che avevo, c'era anche quella che "gli altri in Rete" vedessero cosa stavo facendo e come era ridotto male il mio cuore. Però ero curioso, e quella paura non mi ha fermato. Per fortuna.

 

Così conobbi anche le chat. Ho conosciuto persone in chat che non so nemmeno da dove, ma mi scrivono ancora oggi e a cui scrivo anche io. Siamo nel 2007? Sono passati dieci anni…

 

Qualche anno dopo frequentavo dei forum. I miei amici avevano capito un po' a cosa serviva Internet (comprare voli, guardare le previsioni del tempo), ma non riuscivano proprio a capire per quale ragione potesse interessarmi discutere on line con altre persone. Avevo già i miei amici nel mondo reale, che sono gli unici amici veri: che utilità poteva avere scriversi tra persone che non si sono mai incontrate? Cosa potevo avere in comune con gente che non conoscevo? La cosa dall'innocuo entrava nell'ambito del decisamente strano, ma suscitava ancora soltanto sguardi di sufficienza.

 

Ho litigato con molti dei miei amici veri. Ho litigato anche con molti dei miei amici virtuali. Ho litigato anche con amici virtuali diventati, poi, amici veri. Io sono uno che litiga spesso. Fa parte del mio carattere. Ne sono consapevole. E’ difficile avere rapporti con me. E’ difficile capirmi. Io pure faccio fatica, a volte, a sopportarmi.

 

Quando ebbi una storia nata in Rete le cose cambiarono. Non si trattava più di passatempi innocenti per gente un po' svitata: questa era una cosa seria. Amore?!? Innamorarsi di qualcuno attraverso Internet? Una persona che non si è mai incontrata? Questa era davvero grossa: violava tutto ciò in cui credevano. Il loro mondo non funzionava così: le persone si potevano innamorare solo faccia a faccia, come era sempre stato. Al massimo, presentate dagli amici, ma a distanza, questo no. Mai. Gli sguardi da sufficienza diventarono di compatimento.

 

Fu proprio un’amica conosciuta in chat che mi fece scoprire i blog. Quando cominciai a scrivere su un blog le cose cambiarono ancora una volta. Scrivere di sé in un posto in cui tutti possono leggere doveva essere per forza una forma di esibizionismo malato. I diari erano privati, i propri pensieri si confidavano solo a chi si conosce bene. Qualunque altra forma di espressione pubblica di sé, in particolare in quel mondo misterioso e pericoloso di Internet, era da guardare con sospetto. Che tipo di persona vorrebbe mai raccontare i propri fatti privati in pubblico, se non un disadattato? Gli sguardi da compatimento diventarono di ostilità.

 

Oggi i miei amici di allora usano la Rete tutti i giorni, scrivono in chat, usano i forum, trovano il partner on line e alcuni stanno pensando di aprirsi un blog. E' a questo che penso quando, ancora una volta, incontro sguardi perplessi, di sufficienza, compatimento, ostilità, parlando di Internet.

 

Perché ogni volta che le interazioni in Rete sottraggono un po' di distanza e astrazione per diventare più calde e più collettive, ogni volta che si abbatte un nuovo pezzo di barriera che separa le persone, ogni volta che lo strumento richiede di esporsi e mettersi un po' più in gioco personalmente, ogni volta che è richiesto un minimo di impegno per capire, e di provare sulla fiducia le potenzialità inesplorate di un nuovo ambiente che non si conosce, subentra la paura. Che è sempre la stessa di dieci anni fa: a cosa servirà, cosa avranno in testa quelli che lo usano, se ne ho sempre fatto a meno perché dovrebbe servirmi proprio adesso, perché dovrei fidarmi, saprò usarlo?

 

E' normale: tutti pensiamo (trad.: desideriamo) che il mondo si fermi nel momento in cui ci troviamo, se non in quello in cui ci siamo divertiti di più. Per dire, c'è gente che ancora ascolta gli Spandau Ballet. Ma il mondo non si ferma, l'unica cosa che succede è che siamo noi a un certo punto a gettare la spugna. E abbiamo il diritto di farlo, ma se vogliamo essere onesti dobbiamo dire "ho gettato la spugna", non "queste robe nuove sono tutte cazzate"…

 

Oggi, con il mio amore (conosciuto sui blog) sono stato capace di litigare anche su chi frequentare fuori di qui se conosciuto sui blog…E’ incredibile come la tua vita possa cambiare e sconvolgersi attraverso la Rete…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:26 | commenti (108)

venerdì, giugno 22, 2007

Il delitto non paga.

Oggi ho letto una storia “criminale”. L’ho letta qualche ora fa e sono ancora un po’ scosso. Ho ancora vivide quelle immagini, il colore del sangue rosso nella mia mente. Questa storia così triste l’ho appena scritta nei commenti sul blog di ladyter ma voglio scriverla anche qui perché non voglio dimenticarla…

 

La storia è questa.

 

Ore cinque del mattino di un giorno qualunque. Un furgone sfonda la vetrina in un supermercato. I due “malviventi” che erano a bordo del furgone (si dicono “malviventi” quelli che vivono male, non quelli che hanno una brutta faccia), entrano nel supermercato e sradicano un bancomat a colpi di martello pesante in grado di sfondare pareti spesse trenta centimetri. Caricano il bancomat a bordo del furgone e scappano via (il bottino è di circa 30 mila euro).

 

Scatta l’allarme in centrale (i bancomat sono tutti allarmati). Ma credo anche le vetrine dei supermercati.

 

I malviventi credo che non sappiano due semplici cose:

 

1)     la prima è che i bancomat di quel tipo (messi nei supermercati) hanno un antifurto satellitare;

2)     la seconda è che quando manometti la piccola cassaforte all’interno di un bancomat esplode una mini-bomba che schizza un inchiostro colorato fuxia o giallo o verde fluorescente indelebile che macchia tutte le banconote, rendendole inservibili).

 

Immagino i due “malviventi” a bordo del furgone che sognano di godersi il bottino, che ridono e fumano moltissimo (lo so, perché il verbale dei Carabinieri - molto minuzioso - ha contato 13 cicche di sigarette sui tappetini, probabilmente il posacenere del furgone  era rotto o era stracolmo, oppure, essendo il furgone rubato, i due se ne fottono di bruciare i tappetini in plastica, perchè non pensano di viaggiare ancora su quel furgone, visto che lo abbandonerannno, di lì a poco, in una cunetta e, quindi, chi se ne frega dei tappetini).

 

Dalla centrale operativa di vigilanza, attraverso il satellitare, parte la segnalazione che individua il tragitto dei “malviventi”. Sanno esattamente dove sono, la velocità del furgone e che strada stanno percorrendo. I due “malviventi” che ridono, fumano e bevono (lo so, perché il dettagliato rapporto dei Carabinieri reperta anche una bottiglia in plastica di acqua minerale marca “Gaudianello”) non sanno che la loro sfrenata corsa, di lì a breve avrà un capolinea. La Vigilanza telefona ai Carabinieri e alla Polizia di quella zona che si appostano con diversi posti di blocco. Li aspettano al varco. Con i giubbetti, neri e pesanti. antiproiettili, sudore da nervosismo e i mitra spianati nelle mani. A cosa pensano quelli che stanno in un posto di blocco mentre aspettano un furgone bianco con un bancomat dentro? Tra poco, potrebbe arrivare la morte. La mia, la nostra, quella dei miei colleghi, oppure quella degli altri...Chi sparerà per primo? Chi guida quel furgone si fermerà? Oppure sparerà? Se sono armati, io che devo fare? Tornerò a casa, stanotte? Rivedrò i miei figli? Metti che mi arriva una pallottola in fronte (anche di rimbalzo)? Che cazzo di mestiere di merda il mio per recuperare un bancomat...E pure loro che coglioni...

 

Il furgone arriva sulla strada asfaltata, fari spenti e bianco nella carrozzeria... avvista le auto blu e nere della polizia e dei caabinieri. Chi guida esclama; "Cazzo, siamo fottuti!". Accelera la sua pazza corsa e tenta di forzare il posto di blocco. I militari fanno partire una raffica di mitra direzionandola sul conducente. Il furgone rallenta e si ferma in una piazzola ad una ventina di metri. Si aprono gli sportelli. Colui che era al lato guida, non verrà preso, perché scappa nella campagna circostante e si renderà irreperibile. Il conducente, scende dal furgone e si accascia al suolo.

 

Morto. Una parte del suo cervello verrà ritrovata sul poggia testa del furgone.

 

Ora io mi chiedo se Lombroso ha mai pensato che i malviventi, oltre che brutti, sporchi e cattivi, a volte, sono anche stupidi e disinformati.

Quei soldi, anche se l’avessero fatta franca, non avrebbero mai potuto goderseli. Uno di quei due ha sprecato la sua vita, per niente...

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:10 | commenti (4)

giovedì, giugno 21, 2007

Ogni tanto, è difficile scrivere, almeno senza una birra gelata, senza sigarette, senza amore, senza avere più niente. E poi fa e senti un caldo bestiale. Cammini per strada e l’asfalto ti stordisce con quei colpi di afa che salgono dalle scarpe di gomma, attraverso i vestiti, fino ai capelli. Dopo un’intera giornata di lavoro, dopo tanti squilli di telefono, dopo tante parole,  dopo tanti saluti (finti) cordiali, senti solo il fastidio della vita addosso. Non ho più voglia di fare niente. Non ho più voglia di pensare a niente. Ho solo voglia di dormire e sognare senza zanzare che mi ronzino nelle orecchie. Domenica scorsa, oziavo stravaccato sul divano, davanti alla televisione, finestre e balconi spalancati in cerca di un refolo di vento, e c’era qualcuno (o qualcuna) che sparava a palla la musica di Biagio Antonacci nello stereo. Era "grezza" (importuna) come cosa. Mi infastidiva. Mi imbarazzava. Sentivo salire da quel cortile quella musica come dentro casa e a sceglierla fossi proprio io. Sentivo quell’intrusione. Sentivo il fastidio di una scelta altrui. Sentivo l'invadenza. Quella musica stava imponendo ad almeno una cinquantina (o forse più) di famiglie accaldate, stanche e spaparanzate in canotta bianca con macchie di sugo domenicali quella musica e quella voce. Un blog, almeno, non è così. Questa musica la sentirà chi ha deciso di passare di qui e vuole ascoltarla. Questa, sì, che è una vera democrazia!

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:19 | commenti (22)

mercoledì, giugno 20, 2007

 

Cavilli.

 

Erich Priebke è stato capitano delle SS durante la seconda guerra mondiale in Italia, dove partecipò alla pianificazione ed alla realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine.

 

E' interessante notare che la rappresaglia dell'attentato di via Rasella imponeva, in base alla legge nazista, la fucilazione di 330 prigionieri (10 per ogni soldato tedesco morto nell'attentato). Vennero fucilate però 335 persone: cinque in più. Questo è stato il principale capo di imputazione a carico di Priebke (le 330 residue essendo considerate obbedienza agli ordini) che hanno consentito l'imputazione del medesimo per strage.

 

A volte, il senso della giustizia perde il senso della  misura. Non contano tanto trecentotrenta cadaveri ammassati, uno sull’altro, in un prato. Ma quei cinque in più. Come se vedessi un cumulo di immondizia a Napoli alto tre metri e ti incazzassi se qualche sprovveduto buttasse una bottiglia di plastica fuori dal cestino dei rifiuti.

 

Ora, l’ex Esse Esse nazista assassino ha 93 anni.

 

Se non è proprio come una giovane Hilton ricca e viziata che finge lacrime di coccodrillo, è un po’ come uno squalo a forma di Previti che approfitta della sua età per tornare ai domiciliari. Vecchio, stanco, innocuo. Probabilmente, senza alcun rimorso, né incubo notturno. Non ci sarebbe alcun apparente motivo per il quale la giustizia carceraria si accanisca. Ma la memoria e il dolore dei parenti delle vittime chiedono ed urlano vendetta. E così, come per un cavillo giuridico è riuscito ad uscire, per un cavillo giuridico indotto da quella piazza è rientrato in carcere.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:47 | commenti (13)

domenica, giugno 17, 2007

 

 

G8 di Genova, 21 luglio 2001: il giorno in cui la nostra democrazia diventò una macelleria messicana.

 

Non sono bastati 6 anni a sopire le polemiche sui tragici fatti del G8 di Genova del 2001 diventati così l'ennesima "notte della Repubblica". Oggi il Palazzo freme dopo la testimonianza dell'allora vicequestore Michelangelo Founier resa nei giorni scorsi davanti al Tribunale di Genova; testimonianza che ha ribaltato la verità sulle violenze agite dalle forze dell'ordine.

Tra i manifestanti non c’era solo Carlo Giuliani che ci lasciò la pelle. In quella maledetta notte, in cui gli agenti si accanirono nella scuola “Diaz” c'era anche una tale dal nome Melanie Jonasch. Fournier ha raccontato di aver gridato «basta, basta», poi di essersi avvicinato, «sembrava in fin di vita e mi accertai che arrivassero i soccorsi». Ecco cosa c'è scritto nella richiesta di rinvio a giudizio: «Jonash Melanie, colpita con manganellate alla testa e in vari parti del corpo, presa a calci nel petto e nella pancia, già ferita alla testa e sanguinante, nuovamente colpita, a terra immobilizzata, con calci alla testa (trauma cranico cerebrale, con frattura della rocca petrosa sinistra, ematomi cranici vari, policontusioni al dorso, spalla e arto superiore destro, frattura della mastoide sinistra, ematomi alla schiena e alle natiche, ricoverata in prognosi riservata dal 22 luglio all'1 agosto del 2001)». Melanie è tedesca, allora aveva 28 anni.

Le dichiarazioni di Michelangelo Fournier - all'epoca del G8 a Genova vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz - che descrivono l'irruzione nella scuola dormitorio del Genoa social forum come una «macelleria messicana», suscitano sentimenti e reazioni diverse, apparentemente contrastanti. In questi anni molti genovesi hanno cercato di appoggiare il lavoro dei legali sia con raccolta fondi, sia con ospitalità in famiglia di testimoni e vittime. Ogni settimana si svolgono le udienze per i processi contro 25 manifestanti, per le violenze alla scuola Diaz e per le torture di Bolzaneto. In questi anni abbiamo compreso come un malinteso «spirito di appartenenza» ha spinto decine di operatori delle forze dell'ordine a un comportamento al limite dell'omertoso; ci siamo indignati di fronte all'arroganza di chi ritiene di essere al di sopra della legge; ci siamo sentiti isolati quando abbiamo capito che le notizie dei processi di Genova, contrariamente a quello di Cogne ad esempio, venivano confinate nelle cronache locali dei giornali genovesi. Se in questi anni qualche «difensore dell'ordine» avesse dichiarato pubblicamente quello che aveva visto, lo Stato di Diritto avrebbe tratto un grande giovamento e decine di persone massacrate non si sarebbero sentito sole. Il parlamento sarebbe stato costretto a istituire una Commissione di inchiesta per capire come alle soglie del 2000 fosse stato possibile perpetuare una sospensione della democrazia, la più grave in un paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale. Finalmente un rappresentante delle forze dell'ordine ha dichiarato pubblicamente la gravità dell'intervento nella notte del 21 luglio 2001, tutte cose note a tutti e rintracciabili nei video e nelle testimonianze. Meglio tardi che mai. Adesso le forze politiche, il Parlamento, il governo, il presidente della Repubblica, l'opinione pubblica non possono più esimersi dal riaprire quella pagina maledetta. In una democrazia «normale» la commissione d'inchiesta sarebbe una necessità, mentre il cambio totale degli attuali vertici della polizia e la sospensione cautelare di chi ha avuto ruoli di comando e che invece è stato promosso sarebbe un atto dovuto. In gioco sta proprio la natura della democrazia nel nostro paese: avallare questi atteggiamenti o far finta di nulla, per puro calcolo politico, significherebbe passare in modo effettivo a una falsa democrazia, dove i diritti sono discrezionali e l'autoritarismo un dogma.

Sei anni fa la mattanza nella scuola Diaz seguì la bestiale gestione della repressione nella piazza, con l'assassinio di Carlo Giuliani, e fu contestuale alle torture nella caserma di Bolzaneto. Forse tutto questo era l'inizio di una repressione che avrebbe dovuto zittire il dissenso e mettere in condizioni di non nuocere i movimenti e i loro «dirigenti». Una grande mobilitazione, anche internazionale, bloccò questo tentativo. Poi Genova è diventata un'icona dei movimenti del pianeta, ma chi ha subito violenze e sopraffazioni si è sentito abbandonare dalla maggioranza del quadro politico e dei movimenti. Questa è l'occasione per richiedere con forza Verità e Giustizia e per rilanciare la democrazia nel nostro paese.

I nomi non li fa, ma l'episodio del quale è stato testimone ce l'ha ben in testa: quattro o cinque poliziotti che picchiavano a man bassa una dozzina di manifestanti a terra, compresa una che sembrava morta, al primo piano della scuola Diaz. L'allora comandante del VII nucleo sperimentale della Mobile di Roma, Michelangelo Fournier, 43 anni, oggi sempre dirigente del reparto mobile romano, a sei anni di distanza dal G8 ha ritrovato la memoria: «Ho visto massacrare 10 o 12 manifestanti stesi a terra e quattro o cinque agenti infierire, all'inizio pensavo che fosse una colluttazione, poi li ho strattonati e invitati a smettere, due erano col cinturone bianco, altri due con le pettorine, non erano del mio reparto», ha detto ieri in aula al processo per l'assalto alla Diaz (63 feriti su 93 manifestanti arrestati di cui alcuni finirono in ospedale in pericolo di vita, 28 poliziotti indagati).

La ricostruzione è precisa. Fournier, in aula come imputato per concorso in lesioni, è dietro ai primi uomini del VII nucleo fuori del cancello centrale insieme, dice lui, a personale di reparti mobili italiani, della questura e della prevenzione anticrimine. Sfondato il cancello, entra nel cortile, passa dalla porta a sinistra, arriva al primo piano al massimo due minuti dopo aver superato il cancello. Quindi tra i primissimi.
I pm Enrico Zucca e Francesco Albini Cardona gli hanno chiesto come mai non abbia ritenuto necessario denunciare i picchiatori: «Non ne parlai per carità di patria - ha detto testuale - non volevo arrecare ulteriore danno e non tirare fango» e poi «eccessi del personale pubblico sono sempre esistiti, è compito del funzionario arginare, denunciare i propri uomini non è semplice», che suona come un'ammissione di colpa. Incalzato dai pm, Fournier ha anche detto che la sua relazione «non è falsa, semmai è relativa». E poi lo sfogo, captatio benevolentiae, «mi sono portato una croce non indifferente per sei anni - ha detto uno dei protagonisti di quella che in un interrogatorio definì ''macelleria messicana'' - non è stato gratis».

Tra quei manifestanti su cui si accanirono i pestaggi c'era anche Melanie Jonasch. Vedendola Fournier si toglie il casco e grida il fatidico «basta, basta». Quindi «mi avvicinai, sembrava in fin di vita e mi accertai che arrivassero i soccorsi». Su Melanie, ricoverata poi in prognosi riservata per una decina di giorni, è tornato verso la fine della deposizione: «Fuori nel cortile ero disgustato e preoccupato, ero convinto che quella ragazza sarebbe morta». Anche se verso la fine del processo Fournier ha appreso con stupore che fu arrestata anche lei con l'accusa di lesioni, resistenza e associazione a delinquere. Per sei anni non sarebbe stato al corrente di nulla.

Ma c'è un altro omissis, che si scopre solo ora: Fournier è stato anche testimone di una violenza a sfondo sessuale, raccontata da molte parti lese: «C'era un poliziotto corpulento, in borghese che davanti a una manifestante mimava un coito, un comportamento indegno», ha commentato. Altro fatto mai apparso in alcun interrogatorio o deposizione dello stesso Fournier.

Insomma Fournier, come Canterini, cerca di allontanare ogni accusa dai propri uomini, anche se «l'esclusione assoluta (che abbiano pestato, ndr) non la posso fare». Intanto emergono aspetti tragico-surreali, tipo «credevo che l'operazione si svolgesse in un magazzino e invece scoprii che si trattata di una scuola». E poi, «sia i cinturoni che i caschi vennero dati a dirigenti di polizia che ne erano sprovvisti», Troiani incluso. Il laringofono, che non era inserito nel casco ma attaccato a gola e orecchie, era stato fornito anche a due dirigenti della Digos genovese (Mortola e Di Sarro). Ma sia Fournier che Canterini non hanno comunicato niente durante l'intera operazione.

Poi l'ultimo coup-de-teatre: «Il colpo in testa col tonfa lascia poche possibilità di sopravvivere. Spero che i tonfa restino sotto sequestro per i prossimi mille anni». Alla fine dell'udienza gli avvocati dei poliziotti hanno detto che nessuno degli indagati parlerà mai più in aula, anche se i pm hanno chiesto che comunque vengano a dirlo uno per uno davanti al tribunale presieduto da Gabrio Barone.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:46 | commenti (15)

sabato, giugno 16, 2007

Roma Pride.

 

Volevo scrivere qualcosa sul Gay Pride di oggi a Roma, ma ho letto l’articolo di Michele Serra su “La Repubblica” e, devo essere sincero, non mi viene nient’altro da scrivere che metterci una firma sotto.

 

 

Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello dell'uguaglianza dei diritti. L'uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tutt'altra cosa).

Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare l'intera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.

Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. L'intero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.

Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dell'autonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto.

Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.

Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dall'omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.

(su “La Repubblica” - 16 giugno 2007 – Michele Serra)

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:18 | commenti (14)

giovedì, giugno 14, 2007

 

Lui tedesco, bruno, serio, fin troppo alto per la sua età. Lei non era del tutto italiana, rossa, prorompente, non si può dire che fosse una che passava inosservata. Camminavano sul bordo di una strada che costeggiava una campagna. Quando la rossa scivola e precipita in un canale di scolo. Una trappola di cemento armato. Un muro liscio di quattro metri la separa dalla salvezza. Prova a scalarlo con le unghie, ma crolla al suolo senza altra speranza che lui.

 

Lui, il tedesco, la conosce appena, ma sa che l’amore è anche questo: qualcosa in cui non importano le ricompense. Corre in cerca di una casa cantoniera dimenticata e cerca aiuto. Nessuno lo sente e allora continua a gridare: incessante, tenace. Ogni tanto torna al canale e guarda giù: resisti, rossa, ti salverò.

 

All’alba qualcuno nella casa si affaccia, pensa che sia uno scocciatore, uno zingaro, un magrebino, un mendicante affamato. Gli butta qualcosa da mangiare dalla finestra, ma il tedesco continua a gridare.

 

Finalmente dalla casa cantoniera capiscono e chiamano i vigili del fuoco. Lui li guida allo scolo, li osserva calarsi lungo la parete ed estrarre la rossa bagnata e tutta tremante. Ma quando i pompieri lo invitano a salire sull’ambulanza con lei, il tedesco tentenna, arretra, si sottrae. Si gira e se ne va.

 

Ha agito in nome dell’amore assoluto. Quello che non chiede nulla in cambio.

 

Si riempie i polmoni con l’aria del mattino e la rincorre lungo sentieri che solo lui conosce, fino a scomparire all’orizzonte.

 

Va detto però che, anche se questa storia può essere vera, quei due erano soltanto due cani. E nel mio incubo, non c'era un lieto fine, perchè un cane semidormiente divorava la testa dell’altro, mentre giocavano. E quello che si lasciava divorare era solo un cucciolo...

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:24 | commenti (6)

domenica, giugno 10, 2007

Viva il porno-romanticismo!

 

Se proprio qualcuno insiste e vi invita ad andare a vedere la presentazione di un libro, andateVi a vedere  Pornoromantica. Almeno, è sicuro che non vi piglia la saudade e vi addormentate…Peccato, però, che quella del trenta maggio era l’ultima tappa…

 

Trent'anni, romana, figurino esile, briosa, scanzonata, ironica al limite del grottesco, con una risata di quelle che buttano la testa all’indietro e tanta voglia di comunicare: questa in poche battute è Carolina Cutolo (devo precisare che è quella a sinistra nella foto?), autrice del libro e del blog dal titolo 'Pornoromantica'. Ed é stata proprio lei la protagonista dell'incontro organizzato dalla libreria Edicolé e moderato dal giornalista Roberto Parisi, mercoledí 30 maggio nella bella cornice di via Duomo, a Foggia, ultima tappa di un tour che l'ha portata in giro per tutt'Italia.

Il romanzo di esordio della Cutolo tenta di trovare la 'liaison' tra le due anime che da sempre animano la donna, quella piú propriamente sognatrice, in un perenne limbo adolescenziale, che dipinge il mondo di rosa con cornicette di cuoricini, quella che non vede l'ora di scartare il prossimo Bacio Perugina per leggervi la frase, e dall'altro l'anima piú dark, dove tinti di rosa restano solo gli angoli, l'anima piú spregiudicatamente sensuale, in un mondo di fantasie meno romantiche e piú erotiche, dove Cupido ha ceduto il posto ad Adone.

E cosí davanti ad un pubblico di giovani e meno giovani, Carolina incalzata anche dalle domande del bravo Roberto Parisi, si é lasciata andare alla lettura di qualche pagina del suo libro, un vero e proprio 'percorso educativo' (al contrario di romantico, ma non porno, appunto) leggero e frizzante su masturbazione, sesso anale e orale, e ciliegina sulla torta addirittura come costruire con pochi soldi e tante speranze un vibratore fatto in casa. Magari, con uno spazzolino da denti a pile…


 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:45 | commenti (19)

sabato, giugno 09, 2007

Per Simo II (la vendetta fa bene).

 

Questo post è il seguito del precedente (che si trasformò in un post, scrivendo un commento lunghissimo, eccetera e coose)…Ma questo post non è tenero, buono e pieno di coccoline come il precedente. E’ un po’ più acido. Essì, oltre che tristi, si diventa amari ed acidi, quando si è lasciati... A proposito di commenti, tempo fa, ne scrissi uno che va bene anche per questo post…diceva, più o meno, così:

 

“So bene che è più semplice mettersi nei panni degli altri, piuttosto che restare nei propri. Ma, chi prima e chi dopo, ci siamo passati tutti. So anche che non è facile quando si ama ancora ed hai il cuore spezzato. Se ti va di essere e rimanere ferma come uno scoglio, la vita è tua e nessuno ti potrà criticare per questo (tanto meno io). Ma la scelta è semplice. Devi scegliere tra Julio Iglesias e Nicola Di Bari. Tra “Se mi lasci non vale” e “Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va”. Il mio consiglio è di non iscriverti alla scuola di Julio: se lui ti lascia, anche se fa male, vale ed il cuore è uno zingaro ed effettivamente va. Non è colpa di nessuno. L’amore c’è, poi non c’è più. Lui ti amava, poi, piano piano o in fretta in fretta, ha smesso di amarti e adesso magari ama un’altra. E’ triste e doloroso, lo so, ma non è criminale. Non per questo lui è un carnefice e tu una vittima. Certo, ci sono uomini che conducono tutta la faccenda in un modo talmente disgustoso che andrebbero messi in galera, ma il fatto in sé e per sé non è, ripeto, un torto e lui non è il cattivo e tu non sei la buona. A parte il vittimismo che scatta, spesso, in certe situazioni, quello che le donne che vengono lasciate dimenticano sempre è che: lui non si riconquista. L’amore non si aggiusta, non si ricuce, non si incolla con l’Attak, non rivive grazie alla respirazione artificiale. Ti sembra una posizione estrema la mia? Sì, è una posizione estrema”.

 

Che cosa puoi fare quando il tuo grande amore ti lascia? Dipende dall’ora. Se l’altro ha avuto il buon senso di lasciarti ad un’ora decente, tipo le quattro del pomeriggio, potresti chiamare tre amiche e invitarle a casa per disperarti di persona. Mentre ti escono le lacrime e piangi a singhiozzi, una prepara il the, l’altra ti aggiusta un po’ casa (che è un disastro) e la terza ti comunicherà con stentorea fermezza (tutti abbiamo un’amica o un amico che comunica con stentorea fermezza) che lei “quello lì” non l’ha mai potuto sopportare.

 

Se ti lascia alle quattro del mattino, evita di chiamare un’amica al telefono. Così come pure è da evitare di richiamarla tre o quattro volte al giorno. Lascia perdere. E lascia perdere anche se, per trovare conferme alla tua capacità di seduzione, la eserciti sul suo fidanzato. Se sono le quattro del mattino e l’angoscia ti attanaglia e vuoi assolutamente parlare con la tua amica, meglio scriverle una bella letterina. Inizierai alle quattro e la finirai alle otto del mattino del giorno seguente. Ti fai un bel caffè e poi alle nove rileggi la letterina. La butterai via e alle dieci la chiami.

 

E veniamo al metodo spartano, cara Simo.

 

Quelli che ci lasciano bisogna imparare a disprezzarli in modo indiscriminato. Bisogna farlo rapidamente e brutalmente. Senza nessun rimpianto, nè mezze misure, né piccole dosi. Tipo: “Lo sento prima una sola volta al giorno, poi una alla settimana, poi una volta al mese”. Naaa…Nemmeno il veleno funziona così. Lascia perdere le storie che raccontano balle. Se bevi un po’ di candeggina finisci al pronto soccorso e la lavanda gastrica non è una cosa simpaticissima nemmeno per chi te la fa. Non esiste il modo “amichevole”. L’altro che non ci ama più va dimenticato e stop. Il suo numero va cancellato dalla rubrica. Lo so che non è per niente facile. Il suo pensiero e la sua mancanza ti tormentano. Ma pensa a lui, mentre si spupazza la rumena e vedi se quello che provi, ora, per lui è ancora amore. Se proprio vuoi bere “piccole dosi”, scolati una damigiana di malanimo, scoprendo tutti i suoi difetti e anche quant’era stronzo. A quelli che ti danno grandi pacche sulle spalle o cercano di consolarti, dicendo che, in fondo,”ti vogliono ancora bene e che ci terrebbero ad averti ancora come amica”, bisogna rispondere con un: “Peccato, non puoi” accompagnato da una leggera spinta in direzione tromba delle scale.

 

Se lui era un vero amore, prendi una video cassetta o un dvd con tua figlia. Visto, com’era carina, Paperetta a due anni, mentre gioca con la motosega? E tu, con una figlia così, piangi ancora per quello gnoccolone? Se non hai la cassetta o il dvd con tua figlia, metti un bel film di Hitchcock e la disperazione si tingerà di sollievo: l’uomo per cui piangi non ha fatto in tempo ad ucciderti con un paio di forbici mentre eri al telefono, ma lo sta facendo ora (a distanza), mentre guardi il telefono e vorresti chiamarlo. Quando proprio sei costretta a vederlo, quando ti viene voglia di baciarlo, immagina che abbia in bocca un bicchiere rotto pieno di vetri o i denti del piranha, oppure, al limite, se non funge nemmeno il pesce carnivoro, immagina la lingua della rumena e la sua produzione massiccia dalle ghiandole salivari. Vero che passa?

 

La donna lasciata fa lunghe passeggiate a piedi. Col tempo, ti verrà voglia di camminare e questo ti aiuterà a conoscere meglio la tua città. Metterai a punto alcuni tratti di cammino. Se hai un’amica che è stata lasciata, chiamala e confrontate i vostri percorsi. Esempio:

 

AMICA A: “Io, quando finisce una storia, faccio via Mazzini, piazza Cavour, via delle Rosine, attraverso via Po, prendo via Sant’Ottavio, corso San Maurizio, corso Regio Parco, tiro fino a corso Novara, giro in corso Palestro, arrivo fino a corso Giulio Cesare, poi prendo via Botticelli e mi perdo, e tu?”.

 

AMICA B: “Io, invece, faccio tutto corso Massimo fino alla Tangenziale, prendo il GRA e poi vado dritta fino all’A14. Conto le piazzole, le stazioni di benzina e gli autogrill, e quando arrivo a quindici torno indietro”.

 

L’unica cosa alla quale bisogna stare attenti, in questi casi, sono i Tir: le nostre lacrime, gli autisti dei camion, non le possono vedere da quell’altezza.

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 17:18 | commenti (24)

mercoledì, giugno 06, 2007

 

Per Simo.

 

Questo post, inizialmente, non era un post, ma, poi, si è trasformato in un post, scrivendo un commento lunghissimo (durante i tempi - altrettanto lunghi - di manutenzione di Splinder). Mi è venuto in mente, scrivendo e pensando agli amori che si interrompono. Ci sono quelli che si lacerano lentamente, centimetro per centimetro. Altri che finiscono brutalmente, come uno schianto su un muro. Ma non è molto diverso. Succede. Purtroppo, succede. E non c’è nemmeno un Santo patrono equivalente di San Valentino.

 

Lasciate perdere le lunghe e-mail  per spiegazioni dettagliate sul perché è finita (annoiano, se il destinatario vi ha detto che ha un altro o un’altra) e lasciate perdere anche i lunghi messaggini. Si chiamano sms:  la parola “short” vi dice niente? E poi non vi accorgete che l’altro/a vi “rispondicchia”? Già quanto gli/le fate la raffica di domande e gli/le chiedete “Come va? Come stai? Mi pensi? Ti manco? Cosa stai facendo? Con chi sei? Dove sei? Che tempo fa da te? Mi sento solo/a”. Non potete aspettarvi una risposta esauriente. State quasi chiedendo di chiamarvi. Se poi l’altro/a risponde “Sò ok, insm, cià, devo stak sono al cin tvb” dovreste capire che lui/lei ha altro da fare, forse è sotto la doccia o si sta lavando i capelli, forse non è solo/a e magari sta pomiciando. Pigiate sul tasto “elimina” e mandate un altro sms ad un'altra persona che vi risponde da cristiano e che ha tempo, voglia e piacere di “sentirvi”.

 

Quando gli amori finiscono, ci sono sintomi infallibili. Ascoltava Vasco Rossi? Dopo che è finita, diventiamo fans sfegatati di Vasco Rossi. E invece bisognerebbe fare il contrario. Ascoltate Zucchero o Toto Cutugno. Amava le piante? Bisognerebbe diventare dei piromani e incendiare la foresta amazzonica. Collezionate figurine della Panini Modena. Amava leggere ricette sul budino? Iniziamo a leggere le poesie. Riflettete. Se siete andati a vedere un film d’amore con lui/lei, rivederlo da soli, è da suicidi. Avete il cuore a pezzi. Non vi importa di nessun altro/a. E anche aveste Sting o Alessia Marcuzzi (parlo per me)  che vi corteggia, non lo/la degnereste di uno sguardo…Sicure/i? Siete bugiarde/i. Bugiarde/i e in mala fede. Se Sting o Alessia Marcuzzi (parlo sempre per me)  vi dedicasse una canzone (o vi facesse il solletico) non è certo che non vi interessi, perché voi amate solo lui/lei…Non siamo così vermi e ipocriti…

 

E ora torno a Simo. Questo lungo post me lo hai ispirato tu, no?

 

Non riesci a dormire, eh? Benissimo. Prendi il telefono e chiamalo. Così, lo svegli alle quattro del mattino e gli chiedi se si ricorda dove ha messo il Vape, perché le zanzare non ti fanno riposare. Si incazzerà? Chi se ne frega. Hai anche il numero della rumena? Chiama pure lei e le chiedi se vuole fare un corso di inglese gratuito alla British oppure le dici che la nonna è morta. Nascondi il tuo numero e cerca di fare una voce maschile, così non rischi querele. Ma fallo solo un paio di volte, perchè poi ci stanno anche quei pm (come quelli di Potenza) che non hanno un cazzo da fare e chiedono i tabulati alla Telecom. Dirai che hai sbagliato numero e che volevi fare uno scherzo a una cara amica. Al contrario, lui non reagisce. Anzi. Se gli dai un ceffone, rischi di farti del male. Per motivi non chiariti, una donna che picchia un uomo si fa male. La mano sbatte malamente contro la mascella, oppure la punta del piede sbatte contro una tibia o restano i capelli impigliati nell’accendino. Però, evita lo schiaffo in pubblico, fa troppo Anna Magnani.

 

Uno scherzo bellissimo me lo raccontò, una volta, una tipa bastardissima che venne lasciata da uno più bastardo di lei! Fai un’inserzione su “Quattroruote”. Vendita di auto usate: scegli un’auto molto appetibile semi-nuova con prezzo da scandalo! Metti il suo numero di cell. e il suo nome di battesimo, chiedendo la cortesia di chiamare tra le tre e le quattro del mattino, perché hai un panificio. Dovrà cambiare numero di cellulare, ti assicuro. E lo odieranno! E tu non potrai più mandargli messaggini chilometrici. Hai paura? Non farlo. Metti il tuo numero di cell. su "Quattrotuote" così, almeno, trovi uno che vuole comprarsi un'auto e si sveglia a quelle ore assurde per farlo.

 

Sentirti parlare del tuo ex, è come vederti sprofondare in un baratro che non riesci a digerire. Lui ti fa del male, ti umilia e tu continui a tormentarti. L’amore è così, quando non riesci a scrollartelo via di dosso, diventa come una colata di pece bollente che ti scarnifica. Vorresti uscirne, ma non ci riesci. Sei troppo invischiata nei tuoi sentimenti. Si trasformano in quelle rabbie impotenti piene di collera. Il peggio è proprio questo: sentirti abbandonata come una scarpa vecchia, buttata in fondo al fiume. Sentire che il “tuo” amore ha preferito qualcun’altra a te. E pensi che non amerai mai più, perché con gli uomini hai chiuso per sempre. La vedi come una consolazione, perché pensi che una pena così grande non ti capiterà una seconda volta nella vita. Poi, invece, ci ricaschi con il primo fesso che ti capita in una chat. Buffo, no? No, perché queste cose ti indeboliscono e ti rendono molto ingenua e vulnerabile. E gli sciacalli sanno come muoversi, ti sentono al fiuto che sei una preda. Sarà l’odore di sangue che esce dal tuo cuore, sarà il puzzo di carogna che emani, non lo so, ma loro lo sentono che sei una mezza carcassa da finire. Una moribonda che aspetta solo il colpo di grazia.

 

Be’, non è così, Simo. Non deve e non può essere così. Se sei ancora viva e ti ascolti. Se sei insonne e riesci ancora a guardare la desolazione che c’è dentro ed intorno a te, se riesci ancora a scrivere cose così belle e così piene di te, vuol dire che sei viva. Tutti ti dicono vai alle feste: “Vai, vai, vai, ti devi distrarre, ti devi divertire, devi conoscere un nuovo uomo meraviglioso”, tu ti lasci trascinare e ci vai a quella cazzo di festa, con quell’aria triste che si vede lontano un miglio che non avevi proprio nessuna voglia di andarci…e allora tutti ti chiedono come stai e tu dici “Male” ed inizi a spiegare perché. Magari, a quella festa rimpiangi di non essere rimasta a casa in fuseaux consunti, sformati, bolsi a leggere il libro “Tibetano dei morti”. Fai quello che senti e di cui hai voglia. Non lasciarti andare in quella corrente.

 

Un’altra cosa sbagliatissima che non dovresti mai fare è metterti a vedere l’album delle fotografie. Quella volta quando siete andati in un agriturismo e avete mangiato benissimo la carne alla brace (che senti ancora il profumo nelle narici) e l’oste era simpatico e vi ha fatto ridere e vi ha fatto pure lo sconto sul prezzo. E giù lacrime! Così, come riascoltare De Gregori in “Buonanotte Fiorellino”. E giù altre lacrime! Pensa a quando l’hanno pestato De Gregori, mentre gli usciva il sangue dal naso e guardava la sua chitarra fatta in mille pezzi sotto gli anfibi. Le sue foto buttale in un inceneritore oppure in un fiume. Lo so che non lo farai mai. Ma pensa a come galleggerebbero o chiediti se andrebbero a fondo.

 

Ma, tanto, lo sai, che ne verrebbero fuori delle altre di foto, le più bastarde. Quelle nascoste. Quelle di cui ti eri completamente dimenticata. Quelle che ti saltano addosso come piranha salterini dal fondo dei cassetti, da borse riposte negli armadi, dal ricettario in cui le hai usate come segnalibri. Mentre preparavi la sua frittatina preferita.

 

E ora pensaci a quella frittata rivoltata, Simo. Non è lui la frittatina. Sei tu. Ti ha rivoltata come un guanto e ora, forse, starai anche a leggere questo post e ti starai chiedendo se il pezzo di merda sei tu, lui, oppure io.

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:25 | commenti (42)

lunedì, giugno 04, 2007

 

Il poroporopompompero

 

E allora? La vita è tutta qua? Che cosa vuoi di più? Voglio saltare SOTTO a un treno. Quando l’amore arriva in città… Oh, yè yè yè! E’ il poroporopompompero!

 

La ultramiliardaria Paris Hilton è finita in carcere…Queste bambine annoiate, ricche e viziate che le hanno avute sempre tutte vinte…Chissà se un po’ di carcere le farà bene …

 

Ancora pippe sui blog? Le stesse, identiche dell’altra settimana…Ma che palle! No, basta. Virtuale e reale. Correttezza e lealtà. Testa alta e pedalare. Se commento dillà, lei (la donna ex amica dell’amica dell’essemmesse che ha chiesto il numero di telefono senza preventiva autorizzazione e controllo senza il visto sul passaporto della dogana con la supercazzola e con scappellamento a destra prenaturata del suo uomo) si incazza e scrive dillà.

 

Stavo già per cedere al peggio di me stesso…poi, ho pensato che sono troppo stanco per replicare e riaprire un’altra polemica infinita… Vi interessa? No, vero? Nemmeno a me…

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:30 | commenti (7)

domenica, giugno 03, 2007

 

Quante belle parole…peccato che siano soltanto "parole" che volano via in aria, nel cielo, come palloncini sfuggiti dalle mani di un bimbo, e stanno lì, in alto, in mezzo alle nuvole (il mio post è tutto qui nel titolo, il resto, purtroppo, sono soltanto parole che possono essere scritte, lette e dimenticate come si fa, solitamente, sui blog)...

 

“stupore é sorprendersi sempre mio caro G. ma é anche cercare di ascoltare, e di capire, oltre che essere capiti, sai? :)”

 

“…forse l'errore sta nel voler cercare di cambiare le persone e renderle più simili a noi. alcuni pensano che sia questo, quando non è così. forse perchè invece non sono capaci di confrontarsi e di interagire con il prossimo. i sensi di colpa arrivano solo quando non si è capaci di mettere in discussione se stessi, i propri pensieri o il proprio cuore, e l'anima...”

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:41 | commenti (12)

Si potrebbe pensare a questa cosa anche per i blog, per quando andiamo in vacanza o non abbiamo più molto tempo per seguirli e “coltivarli”…

 

Una badante per il caro estinto

di Francesca Longo

(da “il Manifesto” del 31 maggio 2007)

 

Come si arrotonda la pensione minima nell'opulenta Italia del 2007? A Trieste anche a settant'anni e passa con un semplicissimo «contratto cocopro». Il contratto in oggetto in realtà altro non è che una scrittura privata tra il proprietario di una tomba, spesso di famiglia, e un incaricato a tenerla in ordine, con tanto di fiori e targhe lucidate, per evitare che i servizi cimiteriali considerino il loculo abbandonato e lo confischino. Il committente è solitamente persona troppo impegnata dal lavoro, ma fa parte di quelli che «sanno vivere» - e quindi mai e poi mai rinuncerebbe al suo posto sotto terra. Chi accudisce i suoi cari è abituato a far visita una volta per settimana ai morti. Finito di accudire i resti di genitori e congiunto, passa per i simulacri dei vari committenti. Lavoro artigianale, ma fatto a regola d'arte: dopo il rituale segno di croce, si tolgono i vecchi fiori, si lava il vaso, si rimettono fiori freschi tagliandone sapientemente i gambi, si controllano le luminarie, si lustra l'ottone e le eventuali foto e quindi si dice un «Eterno riposo».


Va detto che non tutti possono vantare un contratto scritto, solo alcune «badanti dei morti» di indiscutibile livello professionale, che le signore «bene» si passano a tam tam. Da ciò ne deriva un mercato per nulla calmierato. Il committente, oltre ai fiori e ai biglietti di andata e ritorno dell'autobus a suo carico, può spendere dal centinaio di euro al mese fino a un paio di bicchieri di vino a visita. I «new workers» sono uomini (dal baro invalidato da un ictus al beone di quartiere), ma soprattutto donne che hanno ereditato dalle madri il balcanico culto dei morti. Tradizione messa al servizio dei tempi. E, sempre in ambiente balcanico, dietro questo florido mercato del caro estinto, ecco che appare l'indotto. Sono le profughe che vendono i fiori. Ma dove li prendono? In cimitero, ovviamente! Padoa Schioppa, da buon triestino, dovrebbe saperlo bene quando parla di aumento del Pil.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 13:56 | commenti (12)

sabato, giugno 02, 2007

 

E dai, Daniele, fumati stò spinello!”. 
Ti ho già detto di no, papà”.
Questo dialogo molto moderno, svoltosi su una spiaggia romana del Circeo, 
è finito davanti alla Corte di Cassazione, che ha assolto un chirurgo plastico 
di cinquant’anni dall’accusa di aver offerto dell’erba proibita al figlio minorenne, 
in quanto, era evidente che il piccolo bacchettone l’avrebbe rifiutata.
 
Se fino a ieri potevamo contare su poche certezze, adesso ne abbiamo 
una di meno. Intanto, non si capisce più il confine fra uno scherzo e un reato. 
Se allungo una canna a qualcuno che se la fuma, sono un criminale. 
Se invece lui la rifiuta, divento un buontempone. 
Da che mondo è mondo, i figli trasgrediscono e i genitori rompono. 
E rompono, appunto, per rendere ai figli più difficile, quindi più sfizioso, 
il sacrosanto esercizio della trasgressione. 
 
E allora, non capisco e mi rifiuto di capire questa nuova iniziativa 
del sindaco milanese, Letizia Moratti, di far controllare ai genitori se i figli
si cannano, con il kit antidroga regalato in farmacia. 
A me, pare proprio una grossa stronzata…
Così come al posto di quel Daniele romano che ha respinto 
lo spinello di papà, spero che ci sia ancora qualche 
Daniele milanese che dica: “Cresci, papà…”
 
Nota: il possessore di questo blog ringrazia Biancaneve 
per avergli fatto scoprire questo pezzo bellissimo dei Radiodervish 
che non conosceva..
 
 
 
 
 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 12:32 | commenti (10)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).