Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!




 

venerdì, luglio 27, 2007

 

Cara Signora Elisabeth Siddal,

 

mi perdoni se faccio un po' di pubblicità ai suoi post, ma, di solito, i post “mirati” sui blog sono come le lettere aperte, servono per stimolare una discussione, provocare un nick, sbertucciare un altro blog, o prendere per il culo una “coppia da web”, col preciso e malizioso scopo, però di arrivare ai lettori, suscitare qualche riflessione, creare qualche consenso e magari anche qualche applauso. Confermare qualche personale perplessità. Non capisco perché non farlo sul proprio blog? Perché aprirne un altro aperto al pubblico per questo scopo preciso e poi chiudere i commenti? Le lettere aperte, quando sono davvero stilettate profonde, rimangono quasi sempre senza risposta. Il destinatario incassa tutto e si guarda bene di rispondere o entrare in polemica per non rischiare di uscire una seconda volta con le ossa rotte. Gli basta la prima dose.

 

Cara Signora Siddal, io non la conosco, non so nulla di lei, ma lei sembra sapere tutto di me. Dice di conoscere talmente bene le mie reazioni, al punto di sapere da chi sono dettate e spinte. Ecco perchè volevo chiederle alcune cose sulla sua attività un po’ in contrasto con il suo comportamento. Non vorrei fare altre polemiche, ma i suoi post mi riguardano e un po’ mi provocano. Così, le parti si invertono. Vanno in contropiede. Invece, di essere lei a stuzzicarmi, questa volta, sono io a rispondere ai suoi post, un po’ violenti, un po’ lazzaroni e forse esagerati ed immeritati.

 

Ma perché si è così arrabbiata, Signora Siddal? Commenta su un blog in abiti da sartoria, il vestitino senza pieghe messo di tutto punto, usa carta e busta da vip e poi, solo per replicare, apre un blog còcòprò solo per pisciacchiare sulle mancate scuse dopo un commento cancellato?

 

Sembra una donna intelligente e spiritosa, un po’ vanesia ed esagerata, ma ha troppo il gusto della telecamera che la riprende sempre in primo piano. Quelle considerazioni su persone che non conosce bene poteva evitarle.

 

Ha scritto che se io faccio e dico una cosa, la faccio e la dico perché sono spinto (e sospinto) da lei. Per un senso di protezione. Per coglionaggine. Per viltà.  Usa sberleffi retrospettivi ad un uomo con il quale non ha nemmeno scambiato una sigaretta. Perché lei gli uomini li conosce così bene? Sa quali sono le loro reazioni. No? Quanti ne ha avuti come me?

 

E’ molto ingiusto questo suo rimprovero. A parte che in tanti anni di vita non ho mai appoggiato un’idea, una persona, un'opinione che non condividessi, lei pensa che se uno ama una persona non la difenderebbe? Crede nella coppia così indipendente? Se lei vedesse sputacchiare il suo uomo metterebbe mai la sua testa sotto la sabbia come uno struzzo? Farebbe finta di non vedere? Si girerebbe dall'altra parte per non guardare?

 

Che cosa vuole dunque da me? Che cosa vuole da lei? Lei pensa che, essendo lei una sconosciuta, direi mai che ha ragione e lei torto? Io a lei non la conosco.  E per quanti difetti  io posso avere, pensa che potrei mai darle ragione? Lo so che lei mi sta chiedendo solo di rispettare la sua posizione e la sua reazione e, infatti, io di questo parlo. Ma se si muove per fare qualche appunto sulla mia vita e sui miei comportamenti, con una spocchia e un’altezzosità da ufficialetta viennese a Venezia ai tempi della dominazione degli Asburgo, io un po' mi turbo e reagisco. Cosa vuole? Il popolo ai suoi piedi e chi ha sbagliato deve strisciare e chiederle scusa? E se non lo fa? Parla e si muove come da un pulpito e da quel pulpito arringa i “fedeli” e guai ad osare un’osservazione, una critica al suo comportamento. Non pensa che tutti possiamo sbagliare e, quindi, anche lei lo sta facendo?

Io non lo so come vive gli amori. Non lo voglio manco sapere. Ma se ama ed ha amato, in qualche modo, dovrebbe riuscire a capire. Altrimenti, ha perso il senso della vita. Oppure, se lo è dimenticato. Altrimenti non avrebbe scritto quello che ha scritto, uscendo in punta di piedi da un blog, come se fosse in una chiesa e pisciando, poi, sulle scale. Lo dico anche agli altri che ridono e che le battono le mani; ancor peggio di lei.

 

Perché le dico questo? Lei, immagino, vede tutto questo che ha letto come una difesa di ufficio. Non mi conosce. Se legge il mio blog, troverà altre reazioni di questo genere scritte anche su Nuvola. Perché? Perchè non mi piacciono le persone vanitose, malate di protagonismo, superficiali che considerano “carogne” o “coglioni” chi scrive bischerate sui commenti dei blog. E, poi, magari, si aspettano delicatezze e scuse.

 

Come si fa ad essere benevoli con lei, visto che parla di benevolenza, mentre scrive che siamo tutti cretini, mentre dice che deve farci capire qualcosa, con le sue considerazioni da intellettuale stanca che fa le cinque del mattino battendo sui tasti, e poi fa le valige e scappa via come una ladra, non consentendo nemmeno il diritto di replica o di difesa nei suoi commenti? Come mai si è  lasciata invischiare in una vicenda così invereconda da blog, quando dice e critica che spiattellare un amore sul web è così osceno e stupido? Che cosa c’entra lei, allora, su questo palcoscenico? Vada via. Esca fuori dalle righe. Lei che i suoi sentimenti e le sue verità-web le nasconde dietro un paravento per proteggerle come un riccio sotto lo scoglio. Perché sputacchia, canta e balla in questo mondo virtuale di chitarrosi, di fighetti blogghettari, proprio mentre prende il microfono in mano, si fai il palchetto da festa di piazza di paese e ammicca e si fa le pippe da presentatrice pippabauda alla gigiasbanni?  

Come siamo lontani, cara Signora Siddal. E’ giusto, una donna risentita ed offesa può essere vendicativa. Chi le pesta il callo, merita una risposta. Ma una, non quattro o cinque e non ne fa un blog, né una ragione di vita che non perdona fino allo sfinimento delle palle. Ma si è mai guardata allo specchio? Ha mai amato? Ama ora, in questo momento? Ha capito almeno che chi ama è geloso, specie se si è conosciuto sul web, ammettendo il rischio di diventare ridicolo. Se ne rende conto? Pensa che abbia bisogno di critici carogne?

 

Non conoscendola non posso ritenerla una santa, ma nemmeno una che fa le crociate, per fare il salvatore. Ma di che? Per tutto quello che ha scritto su quel blog, Siddal, il suo è fiato sprecato. Servirà a sfogare lei, ma non me. Se non ha capito la gelosia e la rivalità da primedonne, non ha capito l’amore. E io non so spiegarglielo. Ma un po’ mi diverte criticare le sue boiate, così come credo che la faccia sorridere criticare le mie e quelle di Nuvola. Ma deve avere il coraggio di giudicare e di farsi giudicare anche le sue. Apra il suo blog privato, apra i  commenti su quel blog cacatoio anche quando va al mare e dopo potrà parlare liberamente su quel che le pare. Non prima.

La saluto cordialmente.

Barone

 

PS: Qui ti do del "tu". Scusami, Siddal, lo dico a te ma per dirlo anche ai tuoi vicini di banco, quelli che sorridono e sghignazzano, facendo gli spettatori non paganti, non avendo messo in ballo una punta della loro mutanda. Lo so che tu non meriti tutta questa lettera, avrai già capito che certe cose si dicono un po’ per celia e un po’ per non morir (come diceva Ettore Petrolini). Stammi bene e divertiti in questo fine settimana.

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:59 | commenti (64)

I painted my nails of black

Ho dipinto le unghie di nero

Hidden my skin and went out

nascosto la pelle e sono uscita

I looked for a shelter among the stars

Ho cercato un rifugio tra le stelle

Slid between Jupiter and Mercury

sono scivolata tra Giove e Mercurio

they laughed at my shadow

hanno riso della mia ombra

I told myself “no more”

mi sono detta “non capiterà più”

I drew the stars and the clouds

Ho disegnato gli astri e le nuvole

Opened the mouth and swallowed the wind

ho aperto la bocca e inghiottito vento

took off my shoes and felt the asphalt, warm

Mi sono tolta le scarpe e ho sentito l’asfalto, caldo

I looked into the deep of the pit

Ho guardato in fondo al pozzo

Found nothing

non ci ho trovato nulla

only arrogance and chill

solo arroganza e gelo

I chased after the tail of a cat

Ho inseguito la coda di un gatto

Found myself with a mask

e mi sono ritrovata una maschera

four cards and a laughter

quattro carte ed una risata

I spoke to the cousins and they breathed on me

Ho parlato con i cugini e mi hanno respirato contro

When the webs will rise I’ll be there to see

Quando le ragnatele si leveranno io rimarrò a guardare

 

I painted my nails of black

Ho dipinto le unghie di nero

Unveiled neck and breasts

e scoperto il collo e i seni

Someone will laugh

Qualcuno riderà

Someone will not pay attention

Qualcuno non presterà attenzione

You hear only your voice

Ascolti soltanto la tua voce

needless tuning

intonazione superflua

I sing life’ song

Canto la canzone della vita

What you do, I already did

quello che fai, io l’ho già fatto

offer me a place among the muses, I could change my mind

offrimi un posto tra le muse, potrei cambiare idea

I’m uncatchable. One day of euphoric suspension. One hour of subterfuges. One minute of hate. An eternal lie.

Sono imprendibile. Un giorno di sospensione euforica. Un’ora di sotterfugi. Un minuto d’odio. Un’eterna bugia.

I change my dress every single day. Mute. And when you think you know every single particle of my essence. I smile. You know you are predictable? You know you are predictable?

Cambio il mio abito ogni giorno che passa. Muto. E quando credi di conoscere un solo microbo della mia essenza. Sorrido. Lo sai che sei prevedibile? Lo sai che sei prevedibile?

 

I spoke to the dreams’seller. He suggested me a new “sound”

Ho parlato con il venditore di sogni. Mi ha suggerito un nuovo “sound”.

I painted my nails of black and scratched him.

Ho dipinto le unghie di nero e l’ho graffiato.

I swear I killed him cold, poor guy!

Giurerei di averlo fatto secco, povero uomo!

I felt the seasons passing by

Ho sentito le stagioni passare

And the clouds walking through my hairs

e le nuvole camminare tra i miei capelli

I felt the bridges breaking

Ho sentito rompersi i ponti.

I felt the silence of your soul.

Ho avvertito il silenzio della tua anima.

I told myself “no more”!

Mi sono detta “non capiterà più”!

 

Anyanka & Bad

 

Anyanka : “Nel lontano 2004 scrissi il testo in italiano, Bad volle farci una canzone, quindi venne tradotta in inglese dal mio ex. Tengo molto a questo testo. Esso rappresenta il picco della mia scrittura (ora, avete capito perchè non mi definisco una scrittrice).”.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:37 | commenti

martedì, luglio 24, 2007

 

Maledetti piromani!

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:29 | commenti (25)

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:28 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:28 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:27 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:27 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:27 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:26 | commenti

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Trimonato da BaroneAgamennone | 21:25 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:24 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:23 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:22 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:21 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:20 | commenti

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:18 | commenti (6)

venerdì, luglio 20, 2007

 

Questo post non vuol dire proprio niente…non è che gli altri chissà cosa volessero signi-fica-re ma però… è un po’ come l'ultimo post di Elle sulle banane con il condom e un link che ti porta a cazzo di cane…ah ah! No no, non è vero, questo post è serio, perché è “servo” di questa bellissima canzone.. Cioè, a me, è piaciuta anche se non sono riuscito a capire almeno l'80 per cento delle parole dei Tazenda (Eros ci si ficca dentro come il prezzemolino)...L’ho sentita oggi alla radio e mi ha colpito il giro di chitarra di apertura…era solo questo che volevo dire. Cià e statt'bbune blog.

PS: ho trovato anche il video! Prima di avviarlo, stoppare la musica sopra (in alto a sinistra).



 

Ps: su iùtiube, ho trovato un altro video ed ora ho capito anche perchè mi è piaciuto questo pezzo...

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:16 | commenti (35)

giovedì, luglio 19, 2007

Dio, che stress da fine luglio, caldoso, noioso ed afoso..tutto in "Oso"...stò, veramente, una pezza…senza parole, senza forze e senza fiato...da raccogliere con il cucchiaino da caffè... sono stanco, anche nervoso, colpa del troppo lavoro, anche se mi piace molto il mio lavoro e mi occupa le intere giornate, penso che, alla fine, esploderò…non reggo a questi ritmi…troppo martellanti…scoppierò come una bolla di sapone, come una gomma da masticare, come un pneumatico…in questi giorni, in ufficio, mi stanno sbomballando le palle, in tutti i modi e in qualsiasi maniera…è come se mi avessero accerchiato…io sono il cow-boy con il cavallo azzoppato e con gli ultimi due colpi in canna (uno per me e l'altro per il cavallo) e  gli indiani che mi girano intorno, agitando le asce, ululando e promettendomi che mi faranno lo scalpo e forse anche il culo…i miei colleghi stanno tutti in ferie a godersi mare sole e amore, e io sostituisco a quello, metto una pezza a quell’altro, turo pure il culo di Baffona (che è la cosa che mi rode di più)…fino a quando resisterò? Per fortuna che, tornato a casa, a sera, non c’è nessuno (manco il pappagallo) che mi parla e mi chiede niente…Silenzio assoluto…l’unico rumore che sento è il frigorifero e pure quello mi dà fastidio…stò esaurito? Oggi, ho provato a far presente il problema agli organi superiori (che già pronunciare la parola “organo”, ti senti una punta a disagio). La risposta? “Faccia tornare i colleghi dalle ferie”. Ma si può? Vale a dire che per salvare il culo mio, dovrei andare in culo agli altri? E’ questo il sano senso dell’Azienda (scritto con la “A” maiuscola)? No, farò come l'eroe Pietro Micca! E, mentre esploderò, dirò: “Vafammok-a-kitemurt!”…questa avrebbe voluto essere e sarà la mia risposta…Resistere, resistere, resistere…come diceva Rossella O’Hara (in coppia con Ornella Vanoni  in “Via col vento a Sanremo”): domani è un altro giorno e si vedrà…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:28 | commenti (32)

martedì, luglio 17, 2007

 

Alla faccia della privacy!

 

Vi ricordate Google che faceva vedere le immagini della Terra dal satellite? Be’, la Microsoft ha fatto di più. L’occhio del Grande Fratello è diventato più intrusivo.

 

Se volete confrontare la differenza delle immagini tra Google Maps e Microsoft Virtual Earth basterà vedere, per esempio:

 

Foggia su Google Maps

&

 

Foggia su Microsoft Virtual Earth

Con Microsoft, una volta che siete sull’immagine del satellite, potete anche ingrandirla (scrollando il mouse) fino a trovare il palazzo dove abitate: basterà indicare la vostra città e l’indirizzo dove abitate (scrivendolo sopra), e poi cliccare sui comandi (a sinistra):

 

Nei comandi (a sinistra), troverete tre opzioni:

 

Road    -  che ti fa vedere lo stradario e la piantina della tua città;

Aerial  -  che ti fa vedere la foto delle case e delle strade vista dall’alto;

Hybird” - che ti fa vedere la stessa foto di “Aerial”, ma con i nomi delle strade.

- esiste anche la possibilità di visualizzare un'inquadratura obliqua (trasversale?) della propia abitazione, basta cliccare sull'icona dei palazzi messa sopra le precedenti opzioni (scoperta ora, grazie alla segnalazione di nuvola!)

 

Fra un po’ ci fotograferanno anche mentre andiamo al cesso e ci diranno anche cosa stiamo leggendo…

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:47 | commenti (13)

lunedì, luglio 16, 2007

 

 

 

Inutile dirlo, le banche italiane si sono dimostrate troppo care e con un livello qualitativo troppo basso. Questa situazione non poteva andare avanti all'infinito... infatti, grazie alle continue lamentele dei consumatori, il livello si è finalmente alzato…

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:48 | commenti (6)

domenica, luglio 15, 2007

Roma. Aggressione fascista al concerto della Banda bassotti, a Villa Ada.

Sembravano finiti quei tempi e invece…Non volevo crederci e invece ci sono ancora e sempre le teste di cazzo che pensano che il mondo sia solo un quartiere da difendere e da aggredire…

 

Queste sono le notizie che non vorrei mai leggere…

 

Questo è l’unico caso in cui io divento violento e qualcuno lo prenderei davvero a sbrangate

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:05 | commenti (14)

Come si è divisa l’Italia alle ultime elezioni politiche tra Prodi e Berlusconi? Ecco, uguale, così, in queste settimane, si divide l’Italia: chi resta in città a buttare la spazzatura, attraversando la strada, senza rischiare di essere falciato da un motorino che passa con il rosso e chi si butta con il costume nuovo sulle spiagge affollate e nel mare con le onde. Io, come sempre, faccio l’uomo a metà. Un po’ mare e un po’ montagna (dove per “montagna” si intende il mio condominio). Perché? Perché quando c’è un condominio semi-vuoto, mi hanno spiegato che è estremamente rischioso prendere l’ascensore. Se si ferma, come li chiami i pompieri per farti venire a prendere? Se nemmeno ti prende il cellulare lì dentro? Rischi che ti ritrovino il lunedì mattina, morto stecchito in un mare di piscio e di cacca. Così, faccio le scale. La mia montagna è il mio condominio.

 

Quest’anno non ci possiamo proprio lamentare. Caldo ha fatto caldo. Anche caldo da morire. Ora, si sta bene anche con il finestrino dell’auto abbassato e la finestra aperta. Ci sono stati giorni che eravamo tutti nervosi come vipere cornute. Anche mentre facevamo la fila alla posta per strapparci un posto avanti alla cassa per pagare l'ICI. Ora si va nei supermercati anche perché lì c’è l’aria condizionata. Tempi duri per i piccoli negozianti con la drogheria che puzza di sudore. Un tempo, in estate, ci si rifugiava in chiesa per cercare un po’ di refrigerio. Ora che abbiamo perso lo spirito santo e siamo solo carnazza, ci rifugiamo all’Ipercoop.

 

Io preferisco questo tipo di vacanze, al ritmo lento delle canzoni sulla spiaggia. Biagio Antonacci mi commuove sempre e anche Gianna Nannini, ma poi ho  visto una con il tanga, abbronzata come una negra che si spalmava la crema, con un mesto tatuaggio sulla caviglia che da lontano più che un simbolo maori sembrava un’eczema e mi è venuta voglia di tornare a casa.

 

In questi ultimi due giorni ho imparato tante cose. La prima. Fondamentale. Riscopri la casa al mare. I pisoli di pomeriggio ti lasciano i segni del lenzuolo in faccia che durano fino all’ora di cena. Fare quindi attenzionissima per non arrivare all’aperitivo con la faccia plissettata. La seconda. Riscopri la casa in città. Torni a casa e nessuno ti chiede niente. Mi metto a letto a gambe e braccia spalancate. Tipo uomo di Leonardo, prendi una birrozza gelata dal frigo, ti accendi una sigaretta e poi metti quella vecchia canzone di Califano che si lamenta: Noia, noia, noia, maledetta noia!

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:15 | commenti (13)

venerdì, luglio 13, 2007

Cani sciolti ed anarchici.

 

Non ho mai avuto un cane. Il desiderio di averlo quello sì. Quello ce l'ho avuto sin da bambino. Contrastato esternamente ed internamente. Dalla famiglia e da me stesso. Ho sempre pensato che un cane può soffrire in un appartamento e in un condominio. Quando vedo i cani dei miei amici correre (e scivolare) sulle ceramiche o sul parquet, mi viene sempre un po’ di tristezza. Non è quello il loro habitat naturale. Quattro zampe hanno bisogno di terreno per poter fare presa. Sentire l’umido della terra. Se avessi un giardino o una campagna, allora sì, lo terrei un cane, un cagnone, lì, libero (o semi libero). Avrebbe, comunque, i suoi spazi. Oggi ho letto un post sul blog di Evdea e mi è venuta una terribile nostalgia di Gaber e di questa canzone. Non so perché, forse perché sono passati tanti anni…

 

“Lona” di Gaber – Luporini

[parlato] Era una giornata di ottobre anche troppo qualunque, inerte. Ed è proprio in queste giornate che senti o ti illudi di poter dare un colpo di timone alla tua esistenza.

E poi mi ricordo
eravamo io, Giulia e Lorenza
e si correva in una strada sabbiosa
e tu ci venivi dietro con indifferenza
per non farci capire che eri gelosa.
Era il giorno in cui mi accorsi del nostro sfacelo
e decisi di starmene un po' solo.

Poi ho vissuto con Giulio
eravamo della stessa razza
e leggevamo le stesse poesie
mi piaceva la sua delicata e inquietante dolcezza
e si fondevano bene le nostre malattie.
Si cenava alla sera alle nove e piano piano
con la stessa dolcezza noi ci odiavamo.

Piano piano era già diventato
un rapporto pazzesco
e allora capii
che era meglio un pastore tedesco.


Trimonato da BaroneAgamennone | 22:20 | commenti (8)

giovedì, luglio 12, 2007

Ormai è ufficiale e, almeno questo, credo che si possa dire, senza timore di essere rampognati: il marito di Hillary Clinton, tale Bill, non parlerà più in pubblico senza l’autorizzazione preventiva della signora. Sarà lei ad avere l’ultima parola su tutto ciò che lui potrà o non potrà dire. In effetti, quell’uomo non ne combina una giusta. Ma non può continuare a scrivere e dire stronzate senza che il suo guardasigilli casalingo non dia il placet.

 

Una donna con meritate ambizioni alla Casa Bianca può anche chiudere gli occhi sulle scappatelle del coniuge. Ma quando il farloccone comincia a rovinarle il sogno della sua vita, si rendono necessari dei rimedi estremi. Non il divorzio, perché senza il loro uomo-femmina preferito le donne-roccia come Hillary sono perdute. Ma una sorta di interdizione legale sì.

 

Qualche nostalgico del maschio “vecchia maniera”, a questo punto, sarà già inorridito e i seguaci del politicamente scorretto non mancheranno di rilevare quale putiferio di dichiarazioni femministe avrebbe suscitato il fenomeno inverso, se cioè fosse stato Bill a mettere Hillary sotto tutela.

 

Ma proprio qui si vede la differenza fra i sessi maturata nel corso dei millenni: la donna di un uomo in carriera, se è intelligente, sa sempre coltivare l’arte della misura. Non ha bisogno che sia il partner a ricordargliela o addirittura ad imporgliela. Ai maschi, anche a quelli intelligenti, questo esercizio viene meno naturale. Ci vorranno tre o quattro secoli, ma impareremo, oh, se impareremo…

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:09 | commenti (4)

mercoledì, luglio 11, 2007

Oggi, in ufficio, mi è successa una cosa stranissima, imprevedibile e inaspettata. Una collega  ha tentato di baciarmi. Eravamo vicini (io in piedi, lei seduta alla sua scrivania), guardavamo assieme il monitor del piccì. Stavamo parlando e discutendo (abbastanza presi) di una pratica. Gli occhi leggevano la schermata. L'interesse sembrava concentrato su quello che stavamo leggendo ed interpretando. I nostri corpi erano protesi uno sull’altro. Vicini. Troppo vicini. Mentre parlavamo, sentivo l’eco della sua voce nel mio orecchio. Sentivo i nostri respiri e il profumo degli indumenti, del sudore asciugato e spinto nelle mie narici dal soffio dell’aria condizionata...sentivo persino l'odore della pelle arrossata e martoriata (o semi abbronzata) dalla calura estiva. Odore di creme solari spalmate durante il fine settimana... Ad un tratto, c’è stato un corto circuito. Una caduta di tensione. O forse un rialzo delle temperature. Non so bene che cosa sia successo. Uno sbalzo dell’ENEL nella cabina del testosterone… Le sue labbra si sono poggiate sulle mie. Un “tentativo” di bacio (penalisticamente parlando). Le sue labbra si sono buttate improvvisamente sulle mie, per cercare di incollarsi in un bacio…Io mi sono irrigidito ed ho fatto un passo indietro. Non me l’aspettavo…Il mio era un passo indietro dettato dall’istinto e dalla sorpresa oppure dallo stupore? Probabilmente, dietro quel “tentativo “ di bacio c’è un passato fatto di giorni e mesi di "convivenza forzata", creato, costruito ed immaginato da uffici noiosi, portato da tensioni, nervosismi, fantasie, sogni, sguardi, sorrisi, voglie… Ma, in fondo, che cos’è un bacio passivo (estivo) in un ufficio? Meno di niente, credo…

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:25 | commenti (37)

martedì, luglio 10, 2007

Speravo di “no” e invece è stato un sorprendente “sì”! Gigi D’Alessio l'ho trovato anche su Wikipedia (caz!). Vero è che è su un’enciclopedia-web ci trovi di tutto, anche la spazzatura, soprattutto se è un contenitore fatto, incrementato (i cibernauti direbbero "implementato"), aggiornato e scritto da internauti-spazzini che amano il trash. Vabbù, però, questa città, tra tante stronzate, comunque, ha detto "no" al suo concerto…Concerto annullato, nello stupore generale del flop, per scarse prevendite…Sarà un buon segno? Forse no, visto che è stato proposto, male interpretando il gusto di una città che forse sta cambiando o è proprio cambiata (Benigni ha fatto il tutto esaurito)... Qualcuno ha detto che per il “terrazzano” trentacinque eurI so’ troppi e che, comunque, se lo sarebbe "gustato", fuori dallo stadio, con la "fella" d'anguria e la birrozza fresca in mano…Ma la cosa più triste è che almeno un paio di persone che conosco e che, in passato, ho stimato moltissimo, il ciddì di Gigi D'Alessio se lo so' proprio comprato al negozio di dischi, pagandolo a prezzo pieno…sic!

Vabbù, dopo Nice e Dante, per la gioia della kultura & di Elle, un po' di gossip di merda non fa (quasi) mai male...

 

Biografia di Gigi D'Alessio.

Il più piccolo di tre figli, si avvicina al mondo della musica già da piccolissimo, quando a quattro anni, come regalo di Natale, ricevette un organo della Bontempi prima e una fisarmonica poi. La sua passione per la musica crebbe sempre di più, fino a portarlo ad iscriversi, all'età di dodici anni, al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli, dove otterrà il diploma in pianoforte all'età di ventun'anni.

Durante la giovinezza, l'abilità con il pianoforte crebbe sempre più, consentendogli di esibirsi in feste di piazza via via sempre più importanti e numerosi.

La sua voce, così come l'abilità nel suonar il piano e la semplicità dei testi (fino ad allora scritti per altri) giungono ben presto alle orecchie di Mario Merola che lo vuole come autore e pianista delle sue canzoni, interpretando con lui stesso la canzone dal titolo Cient'anne. Con questa esoridisce per la prima volta sulla tv nazionale, durante il programma Domenica In.

La sua fama cresce sempre più, conquistando consensi sempre maggiori ora anche su scala nazionale. Nel 1998 compare nuovamente come attore nel film Annarè, ripetendo l'esperienza di un anno prima con il film Cient'anne.

Il suo successo è stato però consacrato dalle tre partecipazioni a Sanremo, (nel 2000 con Non dirgli mai, nel 2001 con Tu che ne sai, nel 2005 con L'amore che non c'è), dove non ha mai vinto ma a cui hanno fatto seguito tour sia in Italia sia all'estero.

Nel dicembre 2006, in un'intervista al settimanale "Chi", la moglie di Gigi D'Alessio, Carmela Barbato, ha rivelato l'esistenza di una relazione del marito con la cantante Anna Tatangelo (all'epoca 21 enne). Il cantante, qualche giorno dopo, ha confermato la relazione, affermando che era iniziata già da un anno, durante la tappa australiana del precedente tour mondiale in cui la Tatangelo era ospite fissa.

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:57 | commenti (19)

lunedì, luglio 09, 2007

Post criptico.

 

Se io resto, come restiamo?

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:09 | commenti (66)

domenica, luglio 08, 2007

Ieri sera, ho visto lo spettacolo di Roberto Benigni che recitava Dante. Allo stadio, su un erbetta verde e fresca che faceva dimenticare la calura estiva.

 

Un vero teatrante questo Benigni. Uno degli ultimi “animali da palcoscenico”, come direbbero i critici esperti di teatro. Non ci sarebbe bisogno di dirlo, dopo tanti anni di successi, premi e riconoscimenti, ma va detto. Il palcoscenico è casa sua. Si muoveva tranquillo, con il microfono in mano, in un vestito grigio tutto abbottonato, in camicia bianca e senza cravatta. Si asciugava la fronte tirando fuori, continuamente, un fazzoletto bianco dalla tasca sinistra, mentre si agitava e parlava ininterrottamente per ore (senza intervalli e senza pause musicali). Con un movimento rapido, quasi impercettibile. Una scenografia poverissima: quattro semi lune, a forma di montagne marroni, in legno, messe, qua e là, sul palco. Un solo cambio di luci (da bianche a rosse) quando ha iniziato a recitare i versi della “Divina Commedia”. 

 

A parte il suo modo di “entrare” in una città che sembrava conoscere anche nei quartieri (u’ cappelun’ i cruce”, il CEP ecc.) e nei detti popolari (“Fuggi da Foggia non per Foggia, ma per i foggiani”), mi ha fatto morire di risate quando, da toscano, ha cercato di imitare anche il nostro dialetto, come intercalare, dicendo: “che ce stace…” (si legge “kecesteeece”), mentre alcuni spettatori disturbavano, attraversando il sottopalco, indifferenti, a spettacolo iniziato.

 

La prima parte dello spettacolo è stata da guitto satirico che prende in giro i politici, il clero, i potenti nazionali (Berlusconi, Prodi, la lega, Massimo D’Alema) ed anche i politici locali. Poi ha iniziato a spiegare, "da bambino a bambini", i versi del canto quinto dell’Inferno. Quelli su Paolo e Francesca. Due amanti veri, a differenza di Romeo e Giuletta che erano finti (come ha spiegato). Uccisi in flagrante da un marito scelto con un matrimonio combinato dalle famiglie solo per convenzioni sociali dell’epoca. Due innamorati che, anche se finirono all'Inferno nel girone dei "Lussuriosi", erano "puri" nel loro amore adulterino e perchè erano innocenti al punto che non si resero conto di quanto si amavano, fin quando non lessero di Ginevra e Lancillotto. Un amore e una passione che è difficile spiegare meglio di come è riuscito a fare Dante che amava Beatrice.

 

Ho trovato questo pezzo su Internet e lo copio e incollo qui. Se non vi va, non leggetelo, visto che è lunghetto pure lui. Io lo lascio solo per ricordare...

 


1. Inferno, Canto V
Paolo e Francesca

(Sale in piedi sulla sedia)
Qui non si può stare, vero?
Dunque... volevo venire qua in questo giro che abbiamo fatto delle università, che mi hanno arricchito veramente... nel senso - vero - spirituale del termine, e fare un incontro con gli studenti, poi il Magnifico Rettore mi ha detto “Ma vieni a fare una bella lectura Dantis”, e così dicendo ha invitato la lepre a correre! Anche perché non ho mai fatto un vero e proprio incontro, lezione, o come si vuole dire, o chiarificazione, perché a me quando si parla di Dante mi si rigira subito il corpo e l’anima, mi va bene tutto. Ci tengo a dire che il mio è un contributo; quello che dico ovviamente non ha carattere scientifico, ma personale. Qualsiasi cosa si dice su Dante va sempre bene, perché è un contributo che diamo alla poesia, all’altezza, alla bellezza e alla gioia del mondo e del vivere.

Dante Alighieri ci ha lasciato l’apice di tutte le letterature. Io sono un uomo di spettacolo e gli uomini di spettacolo vengono dalla narrazione perché devono saper raccontare. Quindi sono anche un uomo di lettere, se vogliamo buttare là, e anche uno piuttosto esigente, nel senso che quando leggo mi piace proprio godere della lettura, il piacere della lettura. Quando dico perciò che la Divina Commedia è veramente la vetta delle letterature, lo dico proprio per il piacere della lettura e per il fatto di non respingere un amante straordinario come Dante Alighieri, il quale ci ha regalato una cosa così bella che, come dice il poeta, “chissà cosa abbiamo fatto di straordinario, di cui ci siamo dimenticati, per esserci meritati un dono così bello come la Divina Commedia”. E’ come se Dio avesse detto: “Sono stati talmente bravi, boni, che li voglio premiare, gli do uno che gli scrive la Divina Commedia”. Questo è una cosa spettacolare, forse ce ne siamo dimenticati. Quindi c’è anche il canto, la musicalità, c’è il racconto e, naturalmente, la poesia.

E la poesia, come si sa, va detta ad alta voce, perché viene dalla tradizione orale. Addirittura mi ricordo di un passo di Sant’Agostino che mi ha colpito. Si dice che lui per la prima volta è rimasto colpito quando è andato a Milano, da Sant’Ambrogio e ha visto che leggeva mentalmente. Era la prima volta che accadeva nella storia, che qualcuno leggesse mentalmente e Sant’Agostino è rimasto stralunato da questa cosa. In ebraico addirittura leggere e gridare si dice nella stessa maniera. Quindi tutta la grande poesia deve essere letta ad alta voce. La poesia che non regge ad essere letta ad alta voce, vuol dire che non è una grande poesia. E’ una delle regole - la più antica del mondo - il fatto che sia cantata.

Ora Dante è stato a fare un viaggio nell’aldilà; noi dobbiamo credere che c’è stato veramente. Io non ho mai avuto dubbi che Dante sia stato nell’Inferno, nel Purgatorio, nel Paradiso. Ci si buttò dentro. Ci dice delle cose precise, quando parte “nel mezzo del cammin di nostra vita”. Ci dice esattamente che c’ha 35 anni. Poi dice: “Mi ritrovai per una selva oscura”, e allora dice: “Come era a cena da amici e ha perso la strada di casa? Si è trovato in un bosco? Come è andata?” Uno la può leggere anche così oppure capisce subito che comincia l’allegoria, perché la selva oscura addirittura un grande poeta americano, Pinsky, che è un grande traduttore della Divina Commedia ha detto proprio che Dante in quel momento si trovava in una depressione. Uno che è depresso, che sta proprio per morire, che sta male... quindi comincia l’allegoria. Ha scritto questa cosa proprio per ergersi e tornare alla vita. Queste sono tutte letture che vengono in seguito.

Ma come mai quest’opera dura tanto? Un’opera per dura’ tanto o è erotica o è religiosa. Guardate la Bibbia, volevo dire, più erotica e mistica della Bibbia credo non ci sia opera. Ed è il libro più venduto e più letto da tutti, anche perché, volevo dire, quando si sanno i gusti dei lettori... La Bibbia è anche l’unico libro e l’unico esempio in cui l’autore del libro è anche l’autore dei lettori, quindi sa esattamente quello che.. è andato preciso. E’ un fatto...

La Divina Commedia è erotica, estremamente erotica, ma più che erotica è sensuale. La sensualità di Dante, il verso! Qualcuno di voi ricorderà il famoso sonetto, proprio trovato nel tavolo di un notaio bolognese, quello che comincia: No me poriano giamai fare menda, dove ammenda fa rima con Garisenda. Ha fatto questo sonetto che è proprio a firma Dante Alighieri, si dice. Poi è stato riportato, la firma non l’ha mai vista nessuno però oramai è dato per suo, dove Dante Alighieri, guardando la Garisenda che non aveva mai visto, dice che vorrebbe accecare i suoi occhi e proprio fracassarli perché mentre guardava la Garisenda dietro di lui gli è passata, gli hanno detto, la più bella donna di Bologna, e lui non l’ha vista perché stava guardando ‘sta Garisenda. E s’è talmente arrabbiato di questo che ci ha scritto un sonetto. Vai a ripigliarla, perché allora trovare le donne non era facile come ora. Come ora, è sempre difficile intendiamo, però... Lui aveva questa sorta di... e comunque sulla sensualità di Dante ne sono state dette tante, ma la Divina Commedia ce ne dice di più.

Ci dice che lui all’inizio non voleva fare questo viaggio ultramondano. Si trova in questa selva, ci sono le tre belve, che sono belle anche così come sono, senza metafore. Si trova una lonza, un leone e una lupa che li ferma. Uno c’ha paura. E’ una cosa spettacolare senza la metafora, l’allegoria, i segni. Ad un certo punto arriva Virgilio che è il suo poeta preferito. Le sue prime parole sono: “Pietà, miserere me”. C’ha paura, u