Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!




 

mercoledì, agosto 29, 2007

 

Robe di cacca.

 

Egregio Agente 007,

 

e, per conoscenza, al Signor James Bond (in proprio e nella qualità),

 

nonché al tenente Colombo, al tenente Sheridan, all’ispettore Derrik, all’ispettore Clouseau, al commissario Maigret e, per finire, al maresciallo Rocca,

 

vi scrivo per sondare la vostra disponibilità ad unire le vostre forze e le vostre intelligenze al fine di avviare indagini serie, segrete (o palesi), comunque approfondite, al fine di trovare, scovare, individuare l’assassino di una ragazza del Pavese di nome Chiara. Qui non si tratta di trovare Bin Laden o capire se Scaramella o Prodi lavoravano per il KGB, ma di beccare uno studente innamorato e deluso che l’ha massacrata. Al massimo, nella peggiore delle ipotesi, si tratterà di una cugina gelosa o invidiosa. Insomma, io, nell'ambito familiare, non escluderei nessuno, nemmeno la nonna (anche se pare che non sappia ancora come è morta sua nipote). E, poi, allargherei il cerchio alle amicizie, all'università, all'edicola, alla libreria, all'università... da qualche parte, lo avrà pure conosciuto chi è potuto entrare così tranquillamente in casa sua, mentre la povera Chiara gli voltava le spalle in pigiama, salendo le scale, per condurlo in salotto e parlare?

 

Lo so che questo omicidio di ferragosto, di qui a breve, sarà carne e pane quotidiano per un Vespa abbronzato, che ha ormai licenziato la signora Franzoni di Cogne. E anche per un Mentana che è stanco di inseguire pedofili negli asili. Fosse per me, arresterei subito Fabrizio Corona, dopo quell’offerta oscena di 10.000 euro che ha fatto alle cugine della vittima per farle diventare delle veline dello spettacolo della morte, farei pure Wudcoc santo subito e penserei che lui (il Corona) è il primo sospettato. E poi, di ritorno dalle vacanze, lo sanno anche i sassi che i palinsesti sono vuoti, sui blog si dicono solo cazzate, le trasmissioni giuste sono in vacanza, i vip (e gli acchiappavip) stanno spalmati ad oziare sulle spiagge in Costa Smeralda, ancora presi dal bla bla del gossip. Quindi, prima che rientrino altri vampiri e sciacalli dalle ferie, vi prego, datevi da fare! Trovate l’assassino!

 

Avete risolto casi molto più difficili e spericolati di questo ennesimo giallo di ferragosto. Senza prove, senza indizi e senza arma del delitto. Qui c’è una scala piena di sangue che sembra un mattatoio, impronte di scarpe da ginnastica ovunque e una ragazza in pigiama che stava in casa probabilmente a vedere la tele o a leggere un libro in un paese che avrà sì e no… (un attimo, che controllo su Gug’l)…Garlasco conta 9.158 abitanti (poco più o poco meno) e ha una superficie di 39,0 chilometri quadrati per una densità abitativa di 234,64 abitanti per chilometro quadrato. Insomma, non siamo a Roma e nemmeno a Niùiork. Volendo, con un po' di pazienza, si può interrogare e verificare l'alibi di tutti gli abitanti. Non si trova l’arma, ma ora pare che abbiamo trovato i panni di uno zingaro buttati in una busta di plastica in un canale. Si sospetta il fidanzato bocconiano. Lo torchiano da giorni perché ha scoperto il cadavere e ne ha visto la faccia bianca (ma era insanguinata) e un pigiama rosa (ma era buio). Perché ha fatto una telefonata a Chiara (e qualcuno gli ha risposto) ed è andato a dirlo ai carabinieri con le scarpe bianche (da ginnastica) stranamente pulite (mentre c'era sangue ovunque). Si sputtanano su Internet le due bad girls Kappa che non sono le gemelle Kessler (che, peraltro, sono pure cugine della vittima), ma artefici di un fotomontaggio per il quale sono diventate, a loro volta, vittime di centinaia di Photoshop, che viene in mente quella vecchia battuta che dice: “Erano così malate di protagonismo che a un funerale avrebbero voluto essere il morto”.

 

Gli investigatori e gli inquirenti, a parte invitare i giornalisti a non sbattere il mostro in prima pagina, sull’omicidio della povera Chiara, credo, che brancolino ancora nel buio più nero. Vi prego, dategli una mano. Oppure saremo costretti a fare come per il bimbo caduto nel pozzo di Vermicino, e urleremo in coro: “Chiamate i tedeschi!”.

 

Io non dico che l’assassino abbia lasciato la piantina per farsi beccare come nel gioco del Cluedo, ma penso che qualche impronta ci sia da qualche parte in quella casa con recinto e giardino, visto che l'assassino è pure entrato in bagno per lavarsi o farsi la doccia. D’estate, entrare in casa di estranei con i guanti di gomma da chirurgo, mi pare piuttosto difficile anche per una ragazza del pavese. Qua, se non i tedeschi, ci vogliono professionisti seri e preparati come voi, prima che arrestino il maggiordomo rumeno e che noi si inizi a credere ai Puffi.

 

Pieno di speranza, in attesa di vostre notizie, vi saluto cordialmente e vi auguro un buon lavoro .

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:49 | commenti (16)

venerdì, agosto 24, 2007

Strange world.

Luglio con il bene che ti voglio e agosto, amore mio, non ti conosco…L’estate, lentamente, se ne sta andando e io vado a caccia di curiosità che sciolgono il sangue dint’e vene.

Il mondo della musica, in fondo, è simile a tutti gli altri mondi e, proprio come tutti gli altri mondi, a volte, ha dell’incredibile. E’ uno strano mondo, il nostro, insomma. Come il titolo di questa canzone in sottofondo. Il  tipo che la canta si chiama Kevin Grivois (nome d’arte “Ké”). Il suo nome, probabilmente, non dice niente a nessuno. Eppure, prima di dedicarsi alla musica, per un certo periodo, lavorò nel mondo della moda, vincendo, tra l'altro, anche il titolo di Uomo Vogue nel 1996. Nello stesso anno, incise questo pezzo che raggiunse un record di vendite fenomenale: sei milioni di copie solo in Europa. Dopo di che? Dopo di che, più niente. Questo cantante è misteriosamente scomparso dalle scene, ha fatto perdere le sue tracce e nessuno ne ha saputo più niente. Queste non sono cose strane, ma cose dell’altro mondo…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:30 | commenti (20)

lunedì, agosto 20, 2007

 

Il mio rientro al lavoro non è stato poi così tragico come me lo immaginavo…pensavo molto peggio…la vita, a volte, sembra più difficile, ma, in fondo, molto dipende dallo spirito con il quale viene presa… e se capisci che c’è molto di provvisorio in ogni cosa che fai, ti si accende una lampadina nella testa e allora ti senti grande, importante, unico, un po’  come ‘sto Napolitano che c’ha proprio la faccia del presidente della Repubblica (che se scrivevo de “La Repubblica”, uno pensava a Scalfari, sbagliando la “o” finale e pensando a quell’altro presidente). No no, io dico proprio Napolitano! Quello calvo e alto, ex partigiano, con la fronte ampia come un posteggio per gli aerei, con l’aria di uno che la mattina sotto la doccia canta Biagio Antonacci (che io che lei che noi ecc.). Che poi, a dirla tutta, Scalfaro con Napolitano non c’entra proprio niente. Il mazzo di chiavi del Quirinale se l’è scambiato con Ciampi. Diciamocela tutta. Me li immagino a farsi battute sugli stivali sporchi di fango fresco dei corazzieri o sulle perdite di gas e dell’acqua, mentre cercano di staccare il portachiavi dal mazzo. E poi, un amico mi ha confidato che Azeglio ha detto a Giorgio: “Guarda, Giò, che la tazza del cesso è un po’ scheggiata”. E Giorgio è rimasto un po’ perplesso e ha chiesto perché. E Azeglio, imbarazzato ha risposto: “Scusa, ma ho dato un calcio quando Castelli non voleva dare la grazia a Sofri e mi ha messo nella merda…Ma è sotto l’asse e non si vede”. “E vabbè”, ha replicato Napolitano…Insomma, se vedi Napolitano, non penseresti mai: “Secondo me, questo fa l’antennista”. Oppure: “Fa l’uomo immagine nelle discoteche”. L’unica cosa che pensi è: “Questo è uno da Quirinale, stringiamoci a coorte l’Italia chiamò”. A proposito di inni, certo che l’ignoranza musicale (la mia) è assai…non sapevo che questo pezzo dei Green Day che ho messo in sottofondo fosse di John Lennon…lo so che è bello anche nell’altra versione, ma vuoi mettere di vedere il video e ascoltarlo anche dalla Sua voce? Prima di vedere il video, però, è meglio bloccare la musica (cliccando sul player, in alto a sinistra).

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:36 | commenti (8)

domenica, agosto 19, 2007

 

Finite le mie vacanze. Sono tornato in s.p.e. In realtà, dai blog non me ne sono mai andato. Ma per due settimane, ho dimenticato la tv, i giornali, le notizie. Nessun pregiudizio, di quelli che inducono gli snob a ostentare l’assenza di apparecchi nelle loro case. E nessun vanto. E’ capitato e basta. Ci ho pensato poco fa. Nuv mi ha mandato un sms che mi informava di una sparatoria in un paese qui vicino. Mi sono ricordato che esistono ancora i notiziari e i telegiornali. Vabbù, ho rimesso la mia sveglia sul cell e domani ricomincio anche a laurà , così sono nella piena normalizzazione. Mi tufferò invece che in mari cristallini a caccia di vongole nelle mie polverose scartoffie (sempre in apnea).  Diventerò la trottolina amorosa du du da da da del telefono amico: “Tengo un problema da risolvere mi dai una mano?”. Invece di sentire sussurri a mezza voce: “Aò, guarda che luna”. Sarà un collega che mi dirà: “Oh, guarda che è l’una!”. E io: “Cazzo, pensavo fossero le undici. Andiamo, che mi scade il parcheggio!. Bentornato, mio adorato STRESS quotidiano! TI ODIO E TI AMO!

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:04 | commenti (4)

sabato, agosto 18, 2007

 

Consiglio di acquistare in edicola il numero 3 dell’Europeo, uscita monografica sullo stesso tema, dal titolo “A sangue freddo”. Il titolo è un omaggio al grande scrittore Truman Capote. Vengono ripresi vecchi articoli su vecchi processi che divisero l’Italia degli anni sessanta-settanta e su fatti di cronaca nera scritti da grandi firme come Oriana Fallaci e Giorgio Bocca. Atroci delitti (alcuni rimasti irrisolti o avvolti nel mistero) tra cui anche quello di Pier Paolo Pasolini. Tra i diversi articoli, quello scritto da Giovanni Scattone è veramente sorprendente, per chi, allora, seguì un po’ quell’incredibile vicenda. Ricordo che all’epoca si parlò di “omicidio perfetto” e addirittura di “delitto filosofico”. Anche questo fu un processo mediatico, con forti pressioni da parte dell’opinione pubblica, con metodi adottati da parte degli inquirenti che suscitarono diverse reazioni di sdegno, tra cui anche quella di Prodi (quando vennero visti i filmati degli interrogatori svolti dai pubblici ministeri) per i metodi psicologicamente violenti in uno Stato di diritto e in un Paese che dice di essere civile.

 

A dieci anni dalla morte di Marta Russo avvenuta nell’università di Roma, Scattone racconta tutte le incongruenze, le contraddizioni, le forzature di un delitto senza movente, senza arma, senza prove, con perizie contrastanti e una sola testimonianza decisiva ma inquietante, per come è stata ottenuta. Nonostante la condanna per omicidio colposo della giovane studentessa, l’ex ricercatore dell’istituto di Filosofia del diritto si proclama innocente. 

 

La mattina del 9 maggio 1997 una studentessa di Giurisprudenza venne colpita mortalmente da un proiettile mentre percorreva un vialetto dell’Università “La Sapienza” di Roma (la ragazza morì, poi, il 13 maggio). Nessuno vide chi aveva sparato né capì da dove era partito il proiettile. L’ipotesi balisticamente più probabile fu quella di una finestra del bagno della Facoltà di Statistica, al piano rialzato, da cui era possibile sparare senza essere visti (un luogo al quale chiunque, interno o esterno all’università, poteva accedere). Nonostante questo, ben tre Corti d’Assise dichiararono che il colpo non era partito da lì. Le indagini, infatti, si indirizzarono nelle ricerche delle tracce dello sparo su una finestra dell’aula assistenti dell’istituto di Filosofia del diritto (anche la Cassazione accertò che vi fu un errore a questo proposito: poiché le tracce di ferro, bario e antimonio rinvenute dalla polizia scientifica non erano tracce di sparo). Vennero controllati gli alibi di tutti i docenti che vi lavoravano (secondo loro il colpo partì accidentalmente da una pistola di due assistenti che “cazzeggiavano con una pistola”). Individuare uno sconosciuto passato da un bagno sarebbe stato molto più complicato.

 

Più semplice fu interrogare la dottoranda Maria Chiara Lipari che aveva fatto da quella stanza una telefonata al padre (l’ex senatore Nicolò Lipari) due minuti e mezzo dopo l’ora presunta dello sparo. Le venne detto che il colpo era partito da quella stanza poco prima che entrasse lei e che quindi la sua posizione era molto delicata: potenziale testimone oppure potenziale sospettata. Così, la Lipari dopo aver inizialmente dichiarato di aver visto la sala assistenti vuota, cominciò miracolosamente a “ricordare” delle presenze, fra cui l’usciere Francesco Liparota e la segretaria Gabriella Alletto. La pressione investigativa si spostò quindi su questi due. Anche l’Alletto si trovò a dover scegliere in questa angosciosa alternativa: se diventare la principale “testimone” dell’accusa oppure essere ritenuta corresponsabile del delitto. Dopo un interrogatorio in Questura durato nove ore, non verbalizzato e in cui non era assistita da alcun avvocato (con una procedura, insomma, del tutto irregolare), in cui viene minacciata dai pm persino di perdere il posto di lavoro, viste le modalità di assunzione all’università come invalida che potevano incriminarla per truffa, anche l’Alletto dopo aver inizialmente dichiarato di non aver visto nessuno, cambia versione e fa i nomi di Ferraro e di Scattone. Ferraro era mancino (e la posizione della finestra era incongruente per il tiro), non aveva fatto il servizio militare e non sapeva sparare. Non restava che arrestare Scattone. L’Alletto non ha mai ritrattato anche per evitare l’incriminazione per calunnia (che prevede 20 anni di carcere). Ma nelle intercettazioni telefoniche ed ambientali dell’11 giugno 1997 fra lei e il cognato poliziotto, l’Alletto dice: “Io nun ce stavo là dentro, te lo giuro sulla testa dei miei figli…Non ci sono proprio entrata, ma come te lo devo dì? Fino allo sfinimento…” . Inoltre una testimone, la dottoressa Laura Cappelli, riferiva in aula che il 12 giungo 1997, l’Alletto le aveva confidato: “Mi hanno messa in mezzo…io in quella stanza non c’ero, però non mi conviene dire che non c’ero…vogliono una teste affidabile…”. Anche altri due testi (due professoresse universitarie) testimoniarono che l’Alletto aveva confidato e si lamentava delle pressioni e delle minacce degli inquirenti. Lo stesso Ferraro ha sempre affermato l’innocenza di Scattone, ma ha trascorso in carcere oltre un anno. Accusando Scattone non sarebbe stato né arrestato né condannato. Solo un masochista o un pazzo si farebbe volontariamente incarcerare e condannare.

 

Così Scattone si è trovato su tutte le pagine dei giornali. Ha perso il lavoro, è stato additato come omicida. Ma se Scattone era innocente allora chi è stato a sparare? Scattone fa delle ipotesi. Il 9 maggio ricorreva l’anniversario dell’uccisione di Aldo Moro. Sei anni dopo, nel 2003, si è venuti a sapere che fra gli addetti alle pulizie del bagno di Statistica c’erano anche degli aderenti alle nuove Brigate Rosse. Che un bibliotecario della Facoltà di Lettere, Rino Zingale, era un appassionato di armi e che deteneva moltissime pistole e che, secondo alcuni testimoni, girava armato anche nell’università. Anche i servizi segreti sarebbero entrati nelle indagini sull’omicidio di Marta Russo perché, in quei giorni, si temeva l’arrivo in Italia di un commando armato di terroristi capeggiato da un certo Ahmed Tansu. Ma l’unica pista seguita dagli inquirenti fu quella dell’incidente, più tranquillizzante per l’opinione pubblica, anche se potrebbe trattarsi di uno dei più clamorosi errori giudiziari degli ultimi anni.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 10:54 | commenti (11)

giovedì, agosto 16, 2007

 

Forse è solo un caso. O forse ci sto facendo più caso. Forse è per via del gran caldo e, nei mesi estivi, le persone si scaldano molto più facilmente. In questi giorni, mi sta capitando di assistere (da osservatore) a diversi litigi verbali (altrui). C’è da non crederci, ma, in questo preciso momento, mentre sto su un terrazzo che affaccia su una pineta, mi arrivano delle urla da un casotto qui vicino. Lui urla e lei replica (credo). La voce di lui dice più o meno: “Basta! Non me ne frega un cazzo! Vai via!”. La voce di lei non riesco a sentirla. Forse piange…

 

L’altro giorno, invece, c’è stata un’altra lite furibonda tra soggetti, diciamo, consanguinei. I motivi erano futili e non vale nemmeno la pena precisarli. Queste due persone si sono dette le cose più orrende, minacciandosi reciprocamente una morte prematura. Immagino che tra familiari certe rotture, con il tempo, si risanino per un volgere naturale delle cose della vita (il tempo, l’affetto, il senso di appartenenza alla famiglia). Anche se in certe trasmissioni-piagnisteo si vedono mamme, fratelli, figli che non si sono più rivolti la parola per dieci anni e poi, stanchi, si abbracciano, piangendo, in televisione. Carramba che sorpresa!

 

Ieri sera, invece, degli amici di Roma hanno tamponato un’auto. Lui (il mio amico) aveva l’auto aziendale e la polizza Kasko (che copre ogni tipo di danno). L’incidente (chissà perché lo chiamano “sinistro”?) era una vera sciocchezza. Nel Cid che hanno compilato, alla fine, hanno scritto (giuro!) che si trattava solo di un “graffio”! Io ho fatto persino le foto (con il mio cellulare) del paraurti posteriore dell’auto (sembravo un perito dell’assicurazione) e non si vedeva quasi nulla. Ma lei (la moglie del mio amico) ha iniziato a polemizzare con l’altro conducente sull’uso della pasta abrasiva. Ne è nata una di quelle discussioni infinite che si concludono, più o meno, con epiteti che vanno dallo “stronzo” alla “merda umana”, senza ulteriori variazioni di rilievo. Quando ho chiesto a Paola, considerata la particolare polizza di copertura integrale (che non le avrebbe comportato nessun tipo di danno economico), perché si era messa a fare quella piazzata (eravamo nel pieno centro di un paese e si era formato un capannello di decine di persone equamente divise tra colpevolisti e innocentisti, tutti, più o meno, esperti in infortunistica stradale), lei mi ha risposto candidamente (sorridendo): “Perché, a me, me piace a discute e me diverto pure…”.

 

Al confronto di queste litigate reali alle quali ho assistito, in questi giorni, le mie flames sul blog mi sono sembrate puri scambi democratici ed intelligenti di opinioni.

 

I motivi per litigare nella vita sono milioni. Si bisticcia con il partner, con i colleghi, con il proprio capo o con chi non rispetta le regole della convivenza civile, come ad esempio aspettare il proprio turno in coda. Io, generalmente, odio alzare la voce, odio aggredire, odio discutere e odio polemizzare. Magari faccio il broncio, ma tengo tutto dentro (un modo autopunitivo, ma che colpevolizza l’altro). Mi costa troppa fatica litigare inutilmente. Dicono che un buon litigio faccia bene all'amore e trasformi il conflitto in un momento liberatorio. L’amore non è bello se non è litigarello (a volte, una litigata con il partner si trasforma persino in intensi momenti di sesso). Anche se non è sempre così.

 

Forse con gli estranei è diverso e si butta fuori quello che di negativo teniamo dentro, perché il litigio impone il confronto con un altro modo di veder le cose e ci costringe a confrontarci con le opinioni altrui. Anche una “bella litigata” può essere salutare per fegato, polmoni e sistema nervoso. Con gli amici e con le persone con le quali si sono provati sentimenti di affetto o di amicizia, non credo funzioni una litigata fine a sé stessa. Probabilmente, può accadere che una situazione negativa si trascini per anni, generando rancori o sofferenza. A volte, evito di litigare per moralismo, finto buonismo, per salvare la bella faccia, o per paura della mia aggressività o di quella degli altri. L’istinto, però, spesso mi porta a non ragionare e finisco per scontrarmi con persone che mi irritano. Litigare con una persona che conosci è il modo migliore per capire chi hai di fronte. Infatti, si scopre l’altro non come ce l’eravamo immaginato fino a poco prima, ma come realmente è.

 

Sta di fatto che ci sono persone con le quali vengono a galla, anche a distanza di molto tempo, rancori apparentemente sopiti e, una volta che hai litigato, si strappa in maniera irrimediabile qualcosa. Litigare su un blog, ad esempio, penso comporti anche una buona dose di esibizionismo e di narcisismo. Perché è come se ci fosse un pubblico che segna i punti (a favore o a sfavore) dell’una o dell’altra parte. Chiediamo a fattori esterni di influenzare un rapporto personale. Si accetta il rischio delle triangolazioni con gli astanti e che la situazione conflittuale trascenda in una pura rissa verbale. In questo modo, il rapporto passa in secondo piano rispetto alla lite che diventa un duello senza esclusione di colpi, con la ripetizione costante ed alternata di un unico concetto (la vittoria sull'altro), senza ricerca di mediazioni che appaiono pretestuose. Spesso un “non capisci niente, sei un coglione, un essere stupido ed inetto” può fare più male di un piatto rotto in testa. In risposta ad un lancio di stoviglie, l’interlocutore può decidere di difendersi, mentre si sentirà paralizzato di fronte ad un epiteto ingiurioso, soprattutto se in cuor suo ritiene che l’aggressore verbale possa non avere ragione.

 

Con altre persone, invece, ci sono degli stop and go, modi di reagire diversi alle altrui aspettative, con alti e bassi, ma sempre con una porta aperta alla riapertura di un dialogo (pur nel rispetto delle differenze). Probabilmente, questo avviene quando qualcuno dei due ammette  la propria parte di torto. Ma quando mai abbiamo incontrato qualcuno che la pensa esattamente come noi? Oppure questo è possibile quando l’affetto, l'amicizia o il rapporto personale prevalgono sul risentimento, sull’invidia, sull’uso di insulti generici, su arbitrarie letture del retro-pensiero e su accuse totalizzanti. Anche la rievocazione fuori tema del passato funge da elemento cementificatore invece di essere un elemento che separa.

 

Dico questo non con rancore e tanto meno con rabbia, ma come una semplice constatazione del modo in cui un rapporto tra due persone possa/debba evolversi nella piena consapevolezza dei difetti  e delle ragioni altrui. Perchè (volenti o nolenti) ognuno di noi ha dei difetti, l’unico problema è quello di pesarli accuratamente e valutare il rapporto di questi con i relativi pregi.

 

In fondo, in una lite non c’è mai nessuno dei due che ha completamente ragione e l’altro che ha completamente torto. Più spesso avviene, invece, che si abbia entrambi torto e ragione. Naturalmente chi inizia la discussione è convinto del proprio buon diritto, per cui scoprire di avere una parte di responsabilità è piuttosto difficile, perché l’intento finale di una lite è quello di voler concludere la litigata con lo “stravincere” sull'altro.

 

Una delle differenze fondamentali tra gli animali e gli esseri umani può essere rintracciata proprio in questa diversità di affrontare situazioni negative o problematiche. In genere, i primi sono capaci di sviluppare solamente due comportamenti: fuga o aggressione. La nostra specie dovrebbe essere attrezzata ad individuare un terzo comportamento: la negoziazione. Per usare una metafora bellica, il litigio è una spada senza elsa e non va impugnato per la lama, perché rischia di tagliare e dividere, invece di unire. Il chitarrista classico Andrés Segovia non tollerava rumori durante i suoi concerti. Se la platea aveva un fremito smetteva di suonare…Semplice, efficace e diabolico, ma che avrebbe fatto se il rumore proseguiva?

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:54 | commenti (25)

venerdì, agosto 10, 2007

 

Povero Botero…le sue statue di Milano sono state sfregiate dai vandali. Mentre la sua “Donna distesa" (alle spalle del Duomo), il solito vandalo l’ha imbrattata con una misteriosa sostanza lattiginosa, mettendogliela in bocca. Come se quel matto cercasse di non far parlare una statua di bronzo (bronzo? fa anche rima con…). Ma questo non basta, no! Qualcun altro o forse lo stesso imbecille ha messo una gomma da masticare sulla grossa natica sinistra. Esposta al sole, la gomma si è rappresa al punto di fare quasi corpo unico con il bronzo. Anche la sua bellissima “Donna in piedi” in piazza della Scala. L’hanno sfregiata con una “W” segnata con lo spray di colore arancione sul pube. Ma mentre qualche goliardo si starà vantando con gli amici al bar, la scultura dell’Assessore del Comune di Milano Vittorio Sgarbi rilancia: “Quel W la figa” è geniale! Stupendo bellissimo! Vorrei averlo fatto io! La “W” sulla statua di Botero è stata fatta a regola d’arte da un artista, un Botero inconscio. Abbiamo rovinato un capolavoro, togliendola”. Che tristezza…

Trimonato da BaroneAgamennone | 10:15 | commenti (25)

mercoledì, agosto 08, 2007

Le cose non dette.

 

Cara Letizia,

 

rispondo qui al commento che ho appena letto sul blog di Mariagraxia-BlancoBleu-Braccobaldo-Platinette-Paolo. Tu come lo chiamerai ora? Non per alimentare altre sterili polemiche con te. Anzi. Considera questa letterina come il taglio di un nastro. Non di quelli inaugurali, ma di quelli conclusivi.Vorrei davvero metterci una pietra sopra (definitiva, non miliare) su questa brutta vicenda da blog. Che brutta definizione…”una vicenda da blog”…Io non la considero così. Non è stata una semplice storia tra blogger, per me, la nostra. Forse può ancora considerarla così una tale (sconosciuta) Siddal, che anche tu ritieni una donna  intelligente che ha coraggio”. Che razza di coraggio ci vuole a mettere in gioco un nick con il blog privato, due nick con tre caselle, tre nick anonimi, mille nick altrettanto sconosciuti di cui non te ne frega una mazza di niente, ma senza aver messo in gioco niente altro di vero dietro e dentro quel blog? Che razza di confronto ci può essere tra persone che non si conoscono realmente? Di che parliamo di netiquette? Che tipo di crociata  può essere mai quella di una sconosciuta che gioca all’infinito lo stesso gioco di chiedere e pretendere "scuse" (vere e non false! su un blog?), ripetendo sempre lo stesso ritornello “in loop”, senza rendersi nemmeno conto, dopo averle ricevute, dove finisce il confine dello scherzo ed inizia la realtà? Non ha capito (sebbene glielo abbia pure spiegato) che non potranno mai essere venti- trenta-diecimila post scritti nell’autocelebrazione di sé stessa o contro di me o contro la donna che amo a ferirmi, quanto un mezzo commento scritto da te che sei una persona che ho conosciuto realmente e che consideravo un'amica (anche se "ex"). Quello sì che aveva, per me, tanto più peso e tanto più valore di un gesto e di uno schiaffo sul viso.

 

Poi, se vuoi, mi spiegherai se gli “omissis” che ho notato in quel commento sul blog di Mariagraxia li hai messi tu o il censore che si appella sempre e scommette sempre sulla censura degli altri. Ma so che non lo farai. Non lo sputtanerai nemmeno questa volta. Ti conosco. Non lo hai fatto qui e non lo farai nemmeno lì. Ma ho trovato strano che tu nel commento scrivi di volerti firmare con il tuo blog “multiversum” e poi il commento sia diventato il commento di un anonimo. Avresti dovuto quanto meno scrivere che eri "sloggata", no? Vabbè, conoscendo Platinette, ho pensato che abbia cancellato il tuo commento firmato, lo abbia censurato in qualche punto particolarmente imbarazzante e personale e poi lo abbia copincollato di nuovo tra i commenti del blog di Mariagraxia.

 

Se scrivi quello che hai scritto, soltanto ora, vuol dire che vedi e senti, solo ora, la differenza tra il vero e il falso, oltre la delusione ed il rammarico che si può sentire tra persone che si sono conosciute realmente e poi si sono voltate, di colpo, le spalle. Senti anche tu il dolore e la sofferenza di chi ha sorriso e scherzato con te per anni e poi si trova di fronte un volto diverso e sconosciuto (bifronte e falso). Se ti sei decisa a scrivere, solo dopo aver scoperto che il “caro bibbì” aveva un blog nascosto in cui si travestiva da donna, vuol dire che anche tu hai sentito un pugnale piantato dietro la schiena (la tua). Solo quando ti aprono una botola e la trovi piena e ricoperta di immondizia, ti accorgi che quello scheletro nascosto dentro l’armadio che puzzava non è il tuo. L’hai sentita la differenza tra la falsità che va a fondo e il leggero punzecchiarsi di commenti stupidi e vuoti scritti in posti altrettanto vuoti o popolati da fantasmi e da zombies che moltiplicano sempre lo stesso ipertrofico ego?

 

Leti, ti scrivo anche perché tra le tante cose dette, urlate, sparate in faccia come proiettili, in questi giorni, dopo quel lungo tuo silenzio, ho letto tra le tue righe che ce ne sono state tante altre non dette. Anche tra di noi.

 

Hai messo il tuo nome e la tua faccia in quel commento. Penso che ci hai pensato molto sopra, prima di scriverlo, visto il tuo silenzio in questi giorni caldi. Anche il post di chiarimenti che hai scritto sul tuo blog l'ho visto ancora interlocutorio, dubbioso ed indeciso. Di quella che si scusa, ma che non ha ancora perfettamente realizzato. In quel commento, invece, hai scritto davvero cosa pensi ora del tuo “caro amico”. Penso che le cose più dirette che gli hai scritto sono state celate e nascoste in quegli "omissis". Cose troppo personali che non era il caso di far leggere. Se erano talmente personali da non essere messe in un commento, avresti potuto scrivergli una e-mail privata. Ma se hai deciso di scriverle in un commento su un blog, l'unico che poteva decidere di toglierle era lui. Ecco perchè non capisco quegli "omissis". Ti ha tagliata e censurata l'uomo mascherato. Il nostro Platinette. L'uomo dai mille volti. E tu, ovviamente, non te ne sei nemmeno lamentata. Lasci che sia sempre lui a decidere cosa va detto sugli altri e cosa non va detto sulla sua persona...Non si fa così. Nemmeno tra amici. Tra amici bisognerebbe dirsi tutto. Così come penso che tu hai fatto sempre con lui. E come lui, invece, non ha mai fatto con te. E nemmeno con gli altri.

 

Hai resistito anche qui. Sebbene chiamata in causa da me, qui, qualche post fa, a dire e spiegare le tue ragioni (le tue, le tue ragioni, Leti, non le sue vendette trasversali). Ti ho invitata più di una volta a fare quel nome. Ma sei stata zitta, per proteggere le sue menzogne.

 

Hai preferito, ancora una volta, stare dalla parte del torto (la sua), non “scoprire” le bugie che stava scrivendo anche sul tuo conto anche qui da me il tuo amico (non so se, ora, lo consideri "ex" come me). Non lo hai sconfessato nemmeno quando qui ha scritto “E te pareva che gira e rigira non si faceva ricicciare quel cattivone BB? A vanvera, ovviamente, ma checcefà? L'importante è prendersela con qualcuno. Poi sono andato a vedere in quel luogo di perdizione ed ho letto "un amico" e non un "caro amico" (cazzo, barò il vizio di modificare le parole degli altri non lo hai perso, eh?) quindi mi dispiace per te che hai depositato lo stronzo e per le due mosche che ci stanno svolazzando sopra ma il becero informatore non sono io (se fossi stato io avrebbe scritto proprio "caro" essì, non si sarebbe limitata ad amico). Comunque se vuoi credici o no, non me ne può fregar di meno, ma io con questa storia non c'entro un cazzo”.

 

Se ci pensi bene, Leti, ha iniziato a mentire dalle prime sette righe che ha scritto. Ha detto che era un'altra persona che ti aveva spinto in quel blog. Non ha avuto il coraggio di ammettere nemmeno questo. Che era stato lui a segnalartelo.

 

Hai preferito non sputtanarlo per amicizia? Per quel vecchio affetto che vi lega e vi unisce? In quel commento da Siddal lo hai perfino ringraziato di averti segnalato quel blog. E io non mi ero sbagliato a vedere la sua mano dietro le quinte. Lo conosco bene. L'ho immaginato sganassarsi di risate. Ora, però, vedo che non lo ringrazi più. Ti sei persino rammaricata e scusata anche sul tuo blog. Nel tuo sms che mi hai mandato lo hai definito “quel commento maledetto”. Perché ti sei decisa a farlo solo ora? Hai letto i post che ha scritto in un blog nascosto ed hai scoperto che ti ha sempre mentito?

 

Vedi che soltanto quando si vive sulla propria pelle, si capisce la falsità e il tradimento?

 

Posso capire anche se Paolo ha cancellato il tuo commento originario e lo abbia rimesso "aggiustandolo" con degli “omissis”. La vergogna è una brutta bestia, specie se chi te la sbatte in faccia è una donna che pubblicamente lui ha definito “la sua migliore amica”… E mentre pubblicamente ti definisce così, fingendo di venire qui per difendere te, in realtà, sta soltanto cercando di realizzare una vendetta covata da anni e studiata per tre mesi (orrore!). Mentre a te chiede tutto e di sé concede solo una parte (quella che gli conviene). Nascondendo l’altra sua faccia. Quella vera e bifronte. Così, come con noi diceva una cosa di te, e, probabilmente, con te ne diceva un'altra e diversa di noi.

 

Per la prima volta, dopo tanti anni, ti leggo con gli stessi occhi con i quali ti lasciai rammaricato “in pasto” a questo animale sul tuo vecchio blog (quello che hai chiuso). Mi dispiaceva per te. Con lui chiusi definitivamente tempo dopo. Non subito. Con uno scazzo molto simile a quello che è successo in questi giorni. Quella volta, su “spazioesposto” tu cercasti di mediare tra lui e me. Così, come tempo prima, anch’io cercai di fare altrettanto tra lui e chubby. Tempo sprecato. Forse siamo due persone che preferiscono tenerseli gli amici, invece di perderli, anche quando tra di loro si creano degli attriti e ci accorgiamo che è tutto inutile...

 

Quella volta, tu non capisti. E nemmeno le nostre spiegazioni successive valsero a rimediare allo strappo. Ma tu pensi veramente che se mi avessi chiesto (in pubblico o in privato, sarebbe stato lo stesso) che il mio commento ti pareva fuori luogo e me lo avessi cancellato, io me la sarei presa? Credi davvero che io non avrei capito, se mi avessi detto (senza nemmeno spiegarmele) che avevi delle tue ragioni personali o affettive che ti spingevano a cancellare un mio commento? No, Leti, ti sbagli, avrei capito benissimo e non me la sarei presa, ti assicuro. Mi conosci, in altre occasioni, abbiamo fatto la stessa cosa. Ci bastavano un paio di sms per dire, capire e fare queste cose. Ci siamo sempre rispettati in questo. Quello che non capii, allora, fu l'atteggiamento del “caro” bibbì. Si fece immediatamente arbitro e vigile del traffico dei tuoi commenti. Padrone in casa d’altri. Solo perché lo avevo cojonato. Non difendeva i tuoi commenti (sui quali ci aveva sempre pisciato dentro, ricordi?). Anche quella volta difendeva solo se stesso. Come ha fatto qui. Si nasconde dietro un principio legittimo per realizzare i suoi bassi scopi.

 

Credo di poter capire come ci si sente e come ti sei sentita quanto hai letto Paolo firmarsi da "Mariagraxia" sul blog di Siddal. Ha cliccato male, non ha controllato la casellina con la quale si era travestito. Si era messo addosso il nick sbagliato ed ha parlato di boschi e di caldo. Ma ha scritto come Paolo, quello vero, non era nemmeno BlancoBleu. Poi si è reso conto che aveva scritto senza essersi tolto prima il parruccone, la sottana e i collant da Platinette. Si sarà morso la lingua, a quel punto, e si sarà affrettato a telefonarti per spiegarti, per farti capire. Ma penso che le sue scuse non ti siano bastate, se, dopo un giorno, e dopo aver già scritto le tue spiegazioni sul tuo blog, hai deciso di scrivergli quel commento, non sul suo blog "vero" (in realtà, "finto" e ormai dismesso) ma su quello "finto" (in realtà, "vero", vivo e vegeto, fino all'ultimo giorno che si è bruciato il nick). Si è persino complimentato con sè stesso per i tanti accessi ricevuti in così poco tempo. Da vero blogger! Orrore! Non mi sembrava pentito in questo, no? E' brutto vedersi traditi da persone che una volta consideravamo amici. Persone (come dice Nuvola: occhi, mani e sorrisi). Fatti di carne. Non semplici nick a tre gambe.

 

Capisco solo ora che anche tu sei stata vittima inconsapevole di una bestia che si diverte a ricoprire di immondizia le persone. Un uomo così squallido che è incapace persino di confessare pubblicamente le sue debolezze (e anche privatamente con le persona che considera “la sua migliore amica”).

 

Dunque, ha mentito spudoratamente anche su chi era il “segnalatore” del link? E’ stato lui che ti ha passato il link di Siddal? Dopo aver smentito anche questo (e io fesso che gli avevo pure creduto) da me e sul blog di Siddal e in ogni luogo? E tu solo ora ti decidi a smentirlo pubblicamente? Solo ora perché ti sei resa conto che ti ha spinta e buttata in mare, usandoti, solo per poter avere l’occasione di mettere in atto la sua vendetta? Ti ha usata, Leti. E ti ha mentito. Per quanto tempo ti ha ripetuto che Splinder e i blogger non gli interessavano più? Abbandonando il suo blog di "u-kraìne laziali" e creandosene un altro da Platinette dove dispensava consigli e caldi abbracci e baci. A che scopo? Perchè mentirti su una cosa così stupida e insignificante? Perchè nasconderti il suo giocattolo segreto? Non si fidava di te? Temeva che tu lo avresti potuto dire a qualcuno? Di te, solo qualche giorno fa, ha scritto che è stata colpa tua e che tu gli hai rotto il giocattolo...Capisci? Tu hai rotto il giochino al bimbo capriccioso e vendicativo. Non si preoccupava di aver perso la "sua migliore amica", o l'amica che frequentava da diversi anni, no. Piangeva come un bambino e si rammaricava perchè gli avevi mandato in fumo la sua trappola.

 

Un bugiardo dalla testa ai piedi il nostro amico Paolo. Uno che mente sempre, agli amici, in famiglia, dove si trova. Uno che dice di odiare il web e lo ritrovi sempre qui ad aprire polemiche (sempre le stesse) e blog (travestito da donna) solo per vendicarsi e sfogare vecchi rancori maldigeriti che lui spaccia per noia. Io non ho mai negato di venire qua, quando di là non mi piace. Ma quando il mondo di qua diventa così brutto come il mondo di là o trovo uno che cerca di farmelo diventare uguale, preferisco decisamente il mio al suo che non si è mai capito se è solo un mare di veleno o un cumulo di monnezza.

 

Quel tuo commento da Siddal mi aveva deluso e sorpreso, ma ora che so che dietro quel gesto c’era lui, non mi interessa più farci sopra altre considerazioni, puntualizzazioni e precisazioni. Perché, in questa circostanza, siamo diventati tutti “vittime” di questa bestia piena di odio e di senso di vendetta. Un bugiardo che dà del bugiardo agli altri. Uno che mente persino alla sua migliore amica.

 

Aveva dei conti in sospeso (orrore!). Non ha mai chiuso con Splinder visto che per mesi ha ordito una trama che solo una mente malata come la sua poteva architettare. I blogger che non sopportava erano sempre quelli. Gli stessi di anni fa. Come solo uno schizofrenico con manie ossessive può avere. E mentre ti diceva che non aveva più voglia di scrivere sul suo blog delle ukraìne, se ne apriva un altro a marzo del 2007 e sopra ci scriveva e lo coltivava. Con scambi di opinioni e commenti con i suoi lettori e messaggi privati con i suoi nuovi contatti. Mentre chattava con te vestito da uomo, sotto il tavolo infilava i collant e chattava con altre donne, travestito proprio come la saggia dispensatrice di consigli Platinette! Fingendosi un’amabile donna cicciona dal nome “Mariagraxia” ed intitolandolo il suo blog: “una puttana triste”. Per uno che non ha nemmeno il coraggio di dire di esserci andato a letto con le puttane, a questo punto, posso capire solo la tua di "tristezza".

 

Mi dispiace solo che tu non abbia mai capito quanto accanimento ha avuto il tuo “caro amico” contro Chubby e che tu abbia messo in mezzo tra te e lui anche Nuvola. Entrambe, in qualche modo, una volta, anche tu le definivi delle amiche. Quante volte ne abbiamo parlato? Questa è un'altra cosa che non riuscirò, mai a capire di te. Ma questa è anche un'altra storia...

Sui blog, i saluti non servono, perchè, prima o poi, ci si rincontra.

Raffaele

Trimonato da BaroneAgamennone | 17:15 | commenti (4)

martedì, agosto 07, 2007

Avete ragione, scusate, se l'ho chiamato Bracco Baldo. Ho sbagliato, lo ammetto. Pensavo che amasse i cagnetti come me. Ho offeso, in maniera imperdonabile, la categoria dei cani-cartoni animati. Il suo vero volto è questo che ho messo sopra. Quando sta in borghese.

Quando è in divisa, invece, si traveste così (foto sotto) e ora capisco anche il suo modo di fare, i suoi gusti sessuali, la sua isteria, l'essere un abile bugiardo, il suo modo di fare da carogna, il suo essere ossessionato dalle donne-cannone...Vabbè, si può sempre prendere un abbaglio nella vita, no?

 PS: per chi non l'avesse ancora capito, Bracco Baldo & Mariagraxia sò la stessa persona...

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 09:51 | commenti (23)

lunedì, agosto 06, 2007

 

 

Dedicato al mio “ex amico” Braccobaldo sciò.

 

"Se parli con uno stupido, stai attento, la gente non nota la differenza".

Marx (quello più simpatico)

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:12 | commenti (7)

venerdì, agosto 03, 2007

 

Multipersum (ma non in senso spaziale e quantitativo, ma qualitativo). Sì, però.

 

Chiedo scusa se insisto, splinder-disagi per piattaforma instabile permettendo, vorrei dire un’ultima cosa. Sarà una mia fissazione, ma dopo aver chiuso una polemica, non riesco proprio a digerire una sola cosa di tutta questa storia. Ci ho pensato su un paio di giorni, solo per non essere istintivo e non rispondere a sangue caldo, del tipo: “Tu, fessa, vieni accà?”.

 

Càpita di diventare e trovare “amici” anche qui sui blog. Puoi credere di trovare quelle  “affinità elettive” che ti fanno credere, per un attimo più lungo di un giorno, che non sei così solo e stupido al mondo. Sui blog, può capitare di tutto, anche di litigare. Puoi trovare l’amore e persone che trovano questa cosa così insulsa e sciocca da ficcarci persino il naso dentro, al punto di annusare odori che non conoscono, cercando scuse per averlo fatto. Può capitare anche di incontrarsi e farsi compagnia per un breve tratto di strada. Può succedere anche di perdersi. Non si muore solo fuori di qui, ma sul web spariscono – anche molto rapidamente - persone alle quali, non hai soltanto lasciato un commento (più o meno arguto) sul blog, persone che non hai solo ammirato e stimato, ma di cui credevi essere diventato un amico sincero. Persone alle quali hai davvero voluto bene, hai stretto la mano, hai abbracciato, hai mangiato e bevuto assieme ed hai riso. Hai anche riso molto, credendo che in quel riso ci fosse qualcosa di altro e oltre e diverso oltre il solo riso. A far saltare questi equilibri (forse resi precari da una luna storta o dagli umori mutevoli delle maree), può bastare una frase scritta male o di fretta. Un taglio. Una ferita vecchia che si riapre come una cicatrice chiusa male. Non lo so cosa può essere realmente successo…Sta di fatto che è successo. Forse, un rimprovero che non si sente il bisogno di sentire. Una reazione che non ti aspettavi. Una persona che trovi girata di spalle, mentre ti aspettavi, forse, di trovarla a braccia aperte e a viso aperto. Un modo di fare che trovi ambiguo, falso, eccessivamente acido o aggressivo. Dopo avere incassato tutto ed esserti guardato bene dal rispondere, evitando di entrare in polemica per non rischiare una seconda volta di scannarti sul nulla, ti accorgi che quei fantasmi ricompaiono. A volte, ritornano. Sono ancora lì che ti guardano e ti giudicano severamente. Passano gli anni, dimentichi, ci metti una pietra sopra, ma ritrovi, in un “luogo” impensabile, un intervento che trovi  del tutto “fuori luogo”. Una specie di inutile e perniciosa puntualizzazione recriminante sul come, sul dove, sul quando. Per di più indotta e suggerita da un “caro amico” che non è mai diventato “ex” (che viene ringraziato pubblicamente per la segnalazione). A volte, in questi mille rivoli, ci si ritrova. Essì, e ci si ritrova male. Peggio di quando ti sei perso. E, in quel momento, non si rimpiange nulla di quello che ti sei lasciato alle spalle. A quell’inferno freddo e acido, vendicativo, che non vuole né donare e né essere sacrificio, preferisci il caldo accogliente dell’amore e delle amicizie che filosofeggiano meno, ma sono più vere di una parola finta…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:52 | commenti (66)

giovedì, agosto 02, 2007

 

Quando un blog ha un incipit più lungo del post più lungo... Che quando hai finito di leggerlo, rimandi al giorno dopo la lettura del post.

 

Oddio, Lolita ha cacato di nuovo! No, ha rotto le acque, felice di portare avanti il suo discorso da artista e la sua battaglia da mitomane mono-tematica. La sua crociata-cacata continua. Urrà! Ha iniziato a straripare e a tracimare da tutta la pelle, dai buchi del naso, anch’essi in continuo tormento. Chiama gli applausi nel suo teatrino, ammicca con l’occhietto furbo da criceto che l’ha sempre fatta franca (perché, poi, i suoi amici si rompono le palle dei tormentoni tirati all’infinito e la smollano). Replica un po’ malinconicamente, mentre mette in posa le narici, mette la cipria e il borotalco come un Papa, fa aggiustare le luci, si mette di profilo come la splendida Duse, attaccata alle tende con la mano fluida come le dive del muto, mentre costruisce il tempio di se stessa, dove tutti potranno adorarla e adularla, spara anche qualche altra cazzatella da blog, dall'alto della saggezza dei suoi anni e dei suoi capelli un po' bianchi. Ha fatto bene a scendere sulla Terra dal suo Olimpo. Noi tutti l'aspettavamo in questo caldo afoso di inizio agosto, così maestosa e sfarzosa. Bella come una cavalla pazza dopata. Noi tutti eravamo ansiosi di conoscere il suo "verbo". E anche "il" suo verbo. Ogni tanto, tira via anche qualche lacrima per la gioventù passata. Fa l’animale da palcoscenico, senza palcoscenico. Lei non parla, sottintende. Allude, insegna, indica la giusta via per la redenzione. Travestita da spiritosanta, incontaminata dal sesso e dalla volgarità umana dell’uomo, interrompendo coraggiosamente la pennichella lavorativa, presa da una botta di egocentrismo (quando ho scritto “botta” che vi pensavate?), assetata di onore, ubriaca di manie di grandezza, nella sua ferma convinzione di aver licenza totale su tutto e su tutti, è scesa dal cielo ed ha fatto un altro ovetto bello bello e tondo tondo per far sorridere le sue due fedelissime e annoiate amiche con il biglietto prepagato: due-fate-fatine-turchine-due che la imbrodano nel suo brodo e le battono sempre le mani (“clap clap”)…E sapete qual è la novità veramente sensazionale? Le inviterà entrambe nel suo “nuovo” blog-chiuso,a numero chiuso (di due) a forma di serramanico! (Manico?). Sarà talmente nuovo che sembrerà più vecchio del vecchio…E poi, sapete che faranno? Come in ogni festa che si rispetti, faranno la foto di gruppo, in piedi (uno, lei) accosciati (due, le altre) mentre dicono ciiizzz a denti aperti davanti all'obiettivo della macchina fotografica…Almeno risparmiano sulle bombonierie che saranno solo tre. Un simpaticissimo oggettino fatto a mano: dove si rappresenta una che scrive e due che commentano, battendo le mani (“clap clap”). Fantastico! Per battere le mani ci vogliono almeno due persone, sì. E guai a dire che non sei d’accordo con il suo pensiero unico dominante di donna che si ribella. Già sta facendo un bel ripulisti: caccia via le spie, i guardoni dissidenti e gli infiltrati (lei? sì). Non si fida se qualcuna dice che, forse, ha perso. Il suo metodo di analisi è molto semplice: controlla con la lente di ingrandimento i commenti della (presunta) “spia” e risale fino alla settima generazione. Proprio come i carabinieri: se hai un parente comunista come bisnonno, sei fregato. Sei "out".  Proprio lei? La diva dell'outing fa il "buttafuori" e pure il "buttadentro" con questi criteri? Sì, lei giudica e va "ad istinto". Sì. Mi chiedo che cosa penserà, in questo momento, chi viene trattato da spia (da una guardona) e non lo è.  A lei non le piacciono gli arbitri (esterni). Solo lei può essere l’arbitro della sua partita. Vuole giocare in casa. Gli altri devono giocare in trasferta. Un'amichevole tra scapoli e annoiati. Si veste di nero e si mette il fischietto in bocca. E poi, quando le girano le palle, ti toglie il pallone e dice che la partita è finita e si va tutti a casa.

 

Lolita si offende perché le cancellano un commento (a me li ha cancellati tutti ,  ma insiste che vada a cacare di là, ma non posso cacare di qua? chè almeno sono sicuro che la cacata ci resta fino a quando si secca). Un cavallo  caga dove gli pare...lei è invece  un cavallo di razza, di quelli da crociata...

 

Lolita si offende perché Nuvola non le risponde (avrà avuto altro di meglio da fare che perdere tempo con te? ci hai mai pensato?). Se la prende  persino se le scrivo con  l'inchiostro di colore blu. Ma vuoi vedere che oltre a cambiare  modi, tempi, luoghi, insomma, un po' tutto, devo cambiare  pure carattere e colore solo perchè me lo dice una Lolita che  è scesa  dal pisello e si  è messa a cavallo per fare la crociata-cacata?

 

Lolita si offende perché da me vengono a commentarmi solo femminucce (da lei pure). Lolita si offende e se la prende perché da lei i maschietti non vanno. Alla fine, tra maschi che stanno zitti e femmine che straparlano, non si capisce chi, secondo lei, può parlare e chi dovrebbe stare zitto…forse dovrebbe parlare il cavallo…e soprattutto non si capisce di che dovrebbe parlare e se può parlare  di una cosa diversa dal concorso obbligatorio (senza premi) dello scemo o della scema del villaggio splinderiano…

 

Lolita si offende se un uomo discute con una donna.  Lolita si offende e se la prende se una donna litiga con una donna. Lolita si offende anche se un cavallo caca su un somaro? Ma con chi cappero dovremmo discutere? Con le piante e i pesci d’acqua dolce? Ah, ho capito! Come a scuola, quando eravamo alle elementari? I banchi delle femminucce da una parte e i maschietti dall’altra? Così voi parlate di bambole e noi di soldatini di piombo o di pallone…questa, sì, che si chiama emancipazione femminile (femminista? post-femminista? post-post-femminista?).

 

Lolita si offende e se la prende se la prendo per il culo e le do della tardona in menopausa. Non si è ancora capito se la discussione è seria o si gioca a prenderci per il culo. Ma vogliamo scherzare o parlare seriamente? Chissà,  questo Lolita non lo dice, forse non lo sa nemmeno lei...Allora, dopo aver fatto la gradassa spaccatutto e spaccamaroni, fa la vittima dell’Inps, sbrodola sulla tarda età, la malattia, il menarca, vedete che razza di insensibilità hanno gli uomini? Proprio senza cuore e senza palle…

 

Lolita si offende e se la prende se la chiamo “Lolita” e le tolgo qualche anno dal cervello, facendola sembrare ancora giovane.

 

Lolita si offende e se la prende se io parlo di sesso. E lo fa dopo aver fatto sottili distinguo tra “copula” e “trombamenti”? Questa magna e se ne scorda, o chiagne e fotte? vabbù…

 

Lolita si offende e se la prende se faccio il macho-cafone-celodurista.  Se lei mi dà della “femminuccia” col cazzo piccolo e “scoglionato”, io non me la prendo affatto, visto che si gioca a prenderci per il culo. Ma che vuole? Vorrebbe che io, mentre prendo elegantemente la tazza di the delle cinque come un lord inglese (con il ditino mignolo irrigidito), lei ci piscia dentro, sperando che confonda i due liquidi dello stesso colore giallo paglierino e me li beva? Ma lei lo farebbe con “eleganza”…mica in maniera “grossolana” come me…naaaa…

 

Lolita si offende e se la prende se le rispondo. Lolita si offende e se la prende se non le rispondo. Cazzo devo fare? Mugugnare o agitare le mani come all’aeroporto?

 

Lolita si offende e se la prende se mi metto in mezzo. Dovrei stare di lato mentre “mi sfonda”? E perché? Perché lo dice lei? No, perché se stai di lato prende meglio la mira…Inveisce contro una cosmica congiura ai suoi danni, organizzata da donne che non hanno rispetto per le donne e che si schierano dalla parte dell’uomo (che fesse…eh?). Mettetevi di lato e dalla parte del cavallo, cretine!

 

Lolita si offende e se la prende se qualche amico sano di mente (in privato) le suggerisce di rinsavire. E’ vero: i migliori consigli sono quelli che non si pagano.

 

Lolita si offende e se la prende se qualcuno inizia ad informarla che ha paura di commentare da lei per timore di “ritorsioni” (ma che razza di cacasotto di amici hai?). Tutti blogghettari fighetti? Non ce l’hai qualche altro Ciccio formaggio a mezzo blog, senza blog o a blog chiuso? Almeno stanno tranquilli e dormono la notte…

 

Lolita si offende e se la prende perché dice che ci siamo messi due contro uno, ma sto Dante Gabriel mi pare che abbia commentato anche prima (controlla meglio i post, distrattona!).

 

Lolita si offende e se la prende se altre donne non salgono sulla barca per partire e salpare per la crociata della liberazione delle donne maltrattate e vilipese sui blog. Così, chiude rapidamente baracca e  burattini e si blinda in una nuova fortezza, battendo (rapida) la ritirata delle mezzecalzette che fanno prima la voce grossa e  poi  si nascondono come i piscialletto.

 

Lolita si offende e se la prende e insinua che qualcuno sta chiamando qualcun'altro al telefono per accorrere e soccorrere (ma non bastava mezzo nick per farti a pezzi? a che servirebbe un esercito?), mentre lei invita le “vittime da blog” a scrivere nella sua messaggistica privata: chiede cordoglio e solidarietà per le donne maltrattate sui blog; ha bisogno di segni di incitamento (op op, cavallo!) per resistere e ribellarsi contro i soprusi e le angherie subìte dagli arroganti maleducati; invita il pubblico (?) a darle coraggio, fa come si fa per gli appelli alla radio: ha bisogno di raccontare e farsi  raccontare le loro storie di donne "violentate" da un commento o da un commento cancellato. Tra poco proporrà e verrà istituito un numero verde su Splinder! Il gingle sarà questo: “Sei stata vilipesa, sputata e maltrattata su un blog? Chiama Lolita, la tua voce amica, così ci facciamo pure una partita!”.

Trimonato da BaroneAgamennone | 23:47 | commenti (20)

mercoledì, agosto 01, 2007



Devo dire la verità a chi mi critica, mi cojiona o mi fa degli appunti: credo molto più alle lettere aperte che alla posta personale. Mi emoziona e mi diverte molto di più dire le cose in faccia, piuttosto che dietro le spalle. Secondo me, è anche l’unico modo per arrivare ad un destinatario sconosciuto senza compromessi, né falsi occhiolini, o gomitate sottobanco. D’altra parte, perchè cambiare modalità di risposta, se l’altro ti scrive così e non è una persona che conosci (veramente, manco lei ti conosce, anche se ne è fermamente convinta) e di cui non vuoi guadagnare la stima o la fiducia. Anche se rispondere a chi ti fa la predichetta - sotto forma di macchietta - non è il massimo, ma scrivere su un blog è un modo per parlare agli altri, oltre che a sè stessi, specie dopo aver letto qualcuno che “sparla” di te. Anche se questo si sta rivelando un “faccia a faccia” finto (dove una parte nasconde gelosamente la propria vita, non solo sentimentale, e l’altra ha sempre steso il proprio tallone di Achille, alla finestra, ad asciugare). In realtà, quando scrivo e rispondo ad una critica, ho solo quella in mente, non l’altro (che nemmeno conosco). Quindi, non parlo alla sua persona, ma rispondo al suo pensiero e all’idea che si è fatto di me. Non mi interessa nemmeno sapere se l’altro leggerà o mi risponderà.

 

Qualcuno penserà che c’è esibizionismo in questo ostentare, nello scriversi in pubblico, comunicare all’altro senza vergogna, manifestando la propria gelosia, quasi con supponenza e arroganza. Può darsi. Ma se uno ha conosciuto il proprio amore sul web, c’è poco da nascondersi dietro a un dito o vergognarsi. Il rischio che qualcuno ci metta il becco è inevitabile. Però, io mi chiedo perchè ci stupiamo tanto per quello che leggiamo qui, dove quelle che viaggiano sono soltanto parole su uno schermo, mentre fuori di qui piovono proiettili e la gente si scanna per un parcheggio e nessuno si meraviglia più di niente. Un bambino americano assiste un media a ottomila omicidi e centomila atti di violenza in televisione prima di aver terminato le elementari. E’ da ipocriti pensare che un confronto (o uno scontro) verbale qui sia “scandaloso” o soltanto una perdita di tempo. E si diventa davvero stupidi, se si perde davvero del tempo a commentare solo per precisare che gli altri stanno “sprecando tempo!”.

 

Io non mi vergogno di niente qui. Non mi interessano le “figure”. Non ho “immagini” da preservare o da difendere. Non ho un altro blog che va solo ad inviti e con accessi riservati. Che necessità c’è ad avere un luogo “intimo” sul web? A che serve farsi leggere soltanto da quei quattro gatti, “yes men” o “yes women”, che hai preventivamente selezionato, perchè hanno le mani soltanto per battertele a mo’ di pacche sulle spalle o per applaudire a tutto quello che scrivi e che dici? Chi naviga sul web accetta implicitamente quella minuscola clausola contrattuale di esporsi, in qualche modo, alle critiche altrui ed ai giudizi degli estranei che possono non essere positivi. Non so se questo rischio è più educativo o creativo, ma, secondo me, Internet è un luogo dove tutto dovrebbe essere “aperto”, libero e fruibile da parte di tutti.

 

Sdoppiarmi anche qui sarebbe sciocco ed assurdo. Fuori di qui, di identità ne abbiamo già tante. Una per ogni luogo-ambiente che frequentiamo. E allora io che sono un prigioniero felice, non posso fare altro che scrivere una lettera da qui, dalle mie prigioni, come fanno tutti i carcerati. Non ho nemmeno voglia di lasciare commenti su un blog che viene aperto e chiuso come un cesso della stazione. Io di giorno sono sempre in giro e non sono mai in casa. Ma quando rincaso, leggo e rispondo, se ne ho voglia.

 

E allora mi viene voglia di risponderti nuovamente, signora Siddal (ci diamo del “tu”, sì?). Capisco che la mia ultima letterina non ti sia piaciuta anche se dici che ti ha fatto sorridere non poco. Ma siamo già lontani, divisi, viviamo in due mondi separati. Il tuo sembra un gioco a telequiz tra casalinghe stanche, fra adulteri e antiadulteri, con babbioni e babbione nei secoli fedeli che approdano da te solo per dirti quanto si stanno divertendo a leggerti. Uno spettacolo grottesco, anche un po’ comico, un’impresa quasi disperata. Ma, dopo che ti è scattata l’ora della riscossa, hai perso colpi e sei caduta in contraddizione. E’ umano. E’ più facile non difendersi mai chiusi nel proprio fortino a ringraziare per le blandizie degli invitati che rispondere. Anche le persone intelligenti cadono in contraddizione. Anche se concentri i tuoi sforzi proprio per esporti in pubblico, ti accorgi che qui sei più a rischio, non sei più nella tua chiesetta dove leggi la preghierina e fai il complimentino, segnandoti con la mano la croce, non è più il tuo localino con le lucine soffuse e le vocine basse che ti dicono solo “quanto sei bella, brava e buona”. Qua sei in piazza, al mercato dei pesci in faccia, e ti ci sei buttata tu. Non te lo ha chiesto il medico di famiglia di scendere in campo. Lo hai aperto tu quel blog cacatoio per divertirti e dare mazzate (anche se hai ammesso che c’era il rischio che le potevi anche prendere). Volevi provare l’ebbrezza di sentire la “gggente” che ti ride addosso o dietro le spalle?

 

Tanto per dirne un’altra, ogni volta che ti presenti e attacchi e insulti, ti accorgi che è più facile farlo quando gli altri sono assenti e non possono replicare. Per questo motivo chiudi porte e finestre quando vai via? Per paura che qualcuno possa scrivere qualcosa alla quale non puoi rispondere? E che problema c’è? Potresti sempre rispondere, quando torni ed hai tempo e voglia. E poi, scusa, non è corretto far scrivere dei commenti e poi farli sparire ad intermittenza.  Tanto vale che te la canti e te la suoni da sola la canzone. Insomma, deciditi: che vuoi fare? Vuoi parlare da sola oppure vuoi dare agli altri la possibilità di ribattere e difendersi? Così, non sei né carne e né pesce, ma solo ciance. Anche se parli non fai danni, perché di te non metti in gioco nulla. Critichi ed ironizzi sulla vita sentimentale altrui, ma della tua che mi dici? Copuli? Ops…trombi? Sei felice ?

 

E’ inutile che ti arrabbi per un commento o per una risposta cancellata, perché stai facendo di peggio. Tu li hai proprio chiusi i commenti (dopo averli fatti scrivere). E il tuo blog sembra una cassaforte con la combinazione. Ma potrai mai essere sicura? Chi ti dice che qualcuno, domani o domani l’altro, non ti faccia il colpo gobbo e si infiltri dentro il tuo blogghettino per sputtanarti? Lo banneresti, certo. Ma dopo che ha copincollato ed esportato tutti i tuoi post, sai che ridere…? L’unica garanzia sarebbe farlo diventare una casa-chiusa. Chi c’è c’è. E chi sta fuori resta fuori. Che bel condominio…tipo prigione…

 

A questo punto, resta soltanto da capire da cosa deriva questa tua voglia di inquisizione, di terzigradi, di filippiche, catilinarie. Perché ti sei travestita da carbonara, da carabiniera, da vescova, da Petrosina, da Pavarotti, macellaia, Dracula e wandaosiris e vai su e giù per le scale? Perché ti sei tolto il doppiopetto e il reggipetto che usi per commentare in giro e ti sei travestita da netturbina? Perché vuoi farci da balia asciutta? Perché hai deciso di allattare il popolo? Dove vuoi arrivare? Siamo diventati il tuo chiodo fisso? Questo tuo modo di fare è incivile, è da despota, è antidemocratico, è una contraddizione imperdonabile, inconcepibile, è malafede, anzi, è proprio una viltà. Ti piace mantenere la tua chiacchiera incontrastata, quella che ti fa più comodo? Ma di che hai paura? Che qualcuno ti scriva “cogliona” in tua assenza? E allora? Ti sei aperta un blog solo per vendetta personale? Certo puoi fare tutto quello che vuoi sul tuo blog cacatoio, ma come fai a non vergognarti? E’ troppo facile così. Menare piattonate, offendere impunentemente e vilmente mezzo mondo e poi lamentarsi delle mancate scuse e cercare di impartire lezioni di educazione e di civiltà, spesso ne impartisci anche di grammatica, cercando cavilli, accusando tutti di analfabetismo e ignoranza. Come puoi accusare qualcuno mentre ti comporti così? Questo tuo nuovo abito non va bene. Sai essere ironica, sarcastica, un po’ lazzarona e un po’ canaglia, provocatrice, a volte persino simpatica ed affascinante, a volte cattiva ed ingiusta, ma sempre, apparentemente, molto umana. Il grillo parlante. La zietta burbera-benefica che vuole essere simpaticamente severa, ora comprensiva, ma che non vuole mai correre il rischio di mettere in discussione anche se stessa. Con me tenti di essere buona e comprensiva, come se io fossi la vittima da raccogliere sotto l’ala protettiva per darmi amicizia e solidarietà, mentre con lei fai il muso duro e non risparmi legnate in testa. Con le tue macchiette fai la furbina.

 

Tu dirai: “Sono una scrittrice e posso dire tutto quello che voglio”. Per me, puoi essere anche una deputata, ma somigli più ad una portinaia facendo così (con tutto il rispetto per chi è addetto al controllo dei citofoni). Se non ti fossi imbattuta sul blog di ret, non ti sarebbe venuta questa brillante idea, presa dalla furia, non avresti aperto un blog, quasi simile ad uno “normale” perché è solo a mezzo servizio. Quindi, ringraziaci. Lo so che tu sei una che non ascolti nessuno, tranne quelli che ti danno ragione e sghignazzano per quello che scrivi. Probabilmente, questa tua solitudine, questo tuo difenderti anche sul web e preservarti così eccessivamente, ti ha resa così acida, così paurosa di fare brutte figure. Parli e straparli, lo so, tutti lo fanno qui. Anche io. Ognuno è libero di attaccare chi crede e di difendere chi crede. Anche a me è capitato qualche volta (spesso). Ma poi, dopo lo sfogo del momento, mi passava la voglia di continuare. Finiva lì. A botta calda, era utile. Ma dopo, finita la buriana, mi rendevo conto che tutto passa. Anche la rabbia e il risentimento. Sono sentimenti troppo negativi. Consumano energie e risorse utili che possono essere utilizzate molto più proficuamente.