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venerdì, novembre 30, 2007 Il tassinaro furioso. Fare il tassinaro è un lavoro diverso che fare il tassista. Il tassinaro è un tipo di tassista che c’è solo a Roma, e non tutti i tassisti romani sono tassinari. Mentre altrove, a Milano, a Torino, come a Parigi o a Madrid, sono soltanto tassisti. Solo cercando di capire come è fatto il tassinaro a Roma ci si può spiegare con qualche attendibilità il perché di quanto successo nella capitale ieri. Con una città bloccata, un delirio di traffico, una protesta non concordata e non autorizzata (i taxi sono auto pubbliche), minacce velate ed esplicite, emotività a mille. In realtà partiamo da una premessa, che è doverosa e necessaria. Molti, anzi, la quasi totalità dei tassisti romani sono persone che fanno il loro mestiere nello stress del traffico, che guadagnano quel tanto che forse non basta neanche per tirare su una famiglia, che se si comprano la macchina nuova per lavorarci non la scaricano dalle tasse, perché il fisco italiano è così, che spesso gli tocca il turno di notte e in macchina ti sale gente che non puoi mai sapere come va a finire. Moltissimi, la quasi totalità dei tassisti romani è fatta di gente cortese, gioviale, che a volte ti aspetta persino con il motore acceso se devi fare una sosta intermedia. E naturalmente cerca la strada migliore per farti arrivare in tempo a un appuntamento. E quel che segna il tassametro è quello che devi pagare.
2. Il tassinaro è esclusivo. Lui ti dice sempre che non vanno aumentati i taxi, perché sono troppi. Tu gli spieghi che ci si mette in media 15 minuti al telefono per trovare un taxi a Roma, ed è proprio impossibile quando piove, o nelle ore di punta. Lui ti risponde che è vero, ma che la colpa è di Veltroni, che non ha fatto le preferenziali. Loro non arrivano perché stanno imbottigliati nel traffico. Se non ci fosse il traffico arriverebbero. Ma il traffico c’è perché Veltroni non risolve il problema. 3. In realtà il problema è un altro. Le licenze dei tassisti sono comprate, persino con dei mutui, e dei prestiti bancari. Si dovrebbero avere per concorso, ma si hanno pagando. Ora capite bene che se io ho speso 160 mila euro per una licenza, e il mio vicino di posteggio ha speso zero perché ha appena vinto l’ultimo concorso, mi innervosisco un po’. E infatti i tassisti sono nervosissimi. 4. Il tassinaro, sempre minoranza, s’intende, parla, anche se tu non vuoi. Commenta, non dice più: «piove, governo ladro», semmai «piove, Veltroni ladro». Che fa lo stesso. Ma estende il suo sdegno a tutto. E ormai è pervaso dalla teoria del complotto. Mi sono accadute due cose esilaranti. La prima, passando sotto il traforo del Quirinale, appena ristrutturato e illuminato come si deve, ho sentito il tassinaro dire: «certo che Veltroni lo ha illuminato bene. Per illuminare questo hanno tolto energia agli ospedali». Fantastico, degno di Homer Simpson. La seconda è degna del «Codice da Vinci». La seconda l’ho sentita più volte, con qualche variante, ed è meravigliosa. Il Comune di Roma vuole aumentare le licenze perché lo impone Luca Cordero di Montezemolo, per vendere più Fiat, e c’è una società occulta dove c’entra sempre la povera e ignara Barbara Palombelli, moglie dell’ex sindaco Rutelli, lo stesso Montezemolo, e non ho capito chi altro, forse Bill Gates assieme Flavia Veltroni, che vuole la rovina del tassinaro (il tassinaro è maschilista, il male viene sempre dalle mogli).
6. Il tassinaro romano, sempre quella minoranza, bestemmia se gli indichi una corsa breve, da sei euro, magari, a nulla vale fargli notare che hai un gesso a una gamba e non puoi camminare. La corsa vera, per il tassinaro, è Fiumicino. Essendo io ormai romanissimo, ma con un accento del nord, e pure la erre francese, trovo anche quelli che mi scambiano per turista e allungano il percorso. Di solito sono quelli più anziani. E la cosa divertente è che non conviene neppure a loro, ma devono essere vecchi vizi e riflessi condizionati. 7. Il tassinaro, ma questa senza ironia è davvero una minoranza, anche se esiste, ha un tassametro sfuggente, viene approssimato per eccesso (e non deve essere mai approssimato, se è 10 euro e 30 voi dovete pagare 10 e 30, non 11, come viene prontamente chiesto), e in qualche caso c’è un interessante cosa che a me personalmente mi capita almeno due volte l’anno. Avviene di notte, in zone residenziali, quando non posso entrare in un negozio. La corsa costa 11 euro. Io pago con due biglietti da dieci, e il tassinaro mi dice non ho il resto. Io chiedo come fare. Lui rimane muto. Poi apre il suo portafoglio, e dice: ho solo tre euro. Sennò dobbiamo andiamo a cercare un posto dove cambiare. Di solito siete in ritardo a una cena. O in ritardo a un appuntamento, o morti di sonno. Potete scegliere: o pagate sei euro in più, perché lui ha solo tre monete da un euro. Oppure andate a cercare un posto per cambiare. Ma senza fermare il tassametro, s’intende, quello continua. Per cui se siete abbastanza svegli di testa, comprendete, che bene che vi vada pagate uguale, e perdete altri dieci minuti. Se invece date subito sei euro in più, almeno uscite dall’auto di quel tassinaro al più presto, uno che ha iniziato il turno cinque ore prima, ma non ha il resto di dieci euro, non di cento. Va da sé che il tassista romano, contrariamente al tassinaro minoritario, l’euro ve lo ab-buona. Prende il biglietto da dieci euro e e vi saluta con cortesia. 8. Il tassinaro era in percentuale molto presente alla manifestazione di ieri di piazza Venezia, rispetto al tassista. Quello che si sa è che Roma è la città con meno taxi per abitante rispetto a tutte le altre capitali europee. Oltre a essere l’unica città con il governo di due stati sovrani, personale diplomatico raddoppiato, doppie ambasciate, e tutto il resto. A Roma è molto difficile trovare i taxi anche perché è l’unica città europea ancora priva di una vera e propria rete metropolitana. Ma anche perché i taxi sono sicuramente pochi. I nuovi tassisti la pensano diversamente. Hanno la licenza da poco, e vengono da un’altra cultura. Se ne incontrano sempre di più. Gli altri vivono la crisi di un mestiere, che è molto cambiato negli ultimi anni, anche a livello di reddito. E questo si può capire. Ma lo spirito di rivolta e l’anarchia sono un segnale preoccupante. Lo hanno capito ieri: se ci abbandona anche il prefetto Mosca siamo rimasti soli, ha detto un loro rappresentante sindacale ai suoi colleghi. Come una legione anarchica e fuori dalle regole ora i tassinari cercano di trovare un senso nel caos che hanno creato. Ma questa volta non sarà semplice. Ne escono davvero malissimo. Hanno esagerato, e i margini della loro trattativa sono minimi. Se non inesistenti. Li sentiremo in futuro ancora più inferociti del solito? Speriamo che questa sia davvero l’ultima volta, perlomeno con queste modalità e in questi termini... di Roberto Cotronero (su l’Unità di oggi)
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:46 | commenti (93)
Io vesso. Tu vessi. Noi vessiamo. Oggi ho sognato zia Evelina che picchiava un tapiro. !!!!!
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:46 | commenti (2) giovedì, novembre 29, 2007
La vita è una palla. Oppure è una papera che galleggia. La vita è una palla. Ma non solo nel senso che è rotonda o noiosa. La vita è una palla perché, in un modo o nell’altro, la prendiamo a calci tutti i giorni e lei stessa ci prende a calci, a sua volta, appena può. E’ normale, è nell’ordine naturale delle cose che la vita funzioni così ed è anche tipico degli oggetti di forma rotonda che girano in tondo su se stessi. E non abbiamo, forse, sempre detto, sin dall'età paLLeolitica, che la vita è una ruota? C’è tanta gente “in giro” che dice e pretende di essere minacciata da qualcosa o pressata da qualcuno. C’è sempre gente che si lamenta di essere presa “a calci in culo”. Possiamo piangere, strepitare, urlare, strapparci i capelli, ma ci tocca sempre darli e riceverli quei calci. Anche senza fare le vittime dell’orco nero che ci vuole sbranare, dicendo che siamo soli, dicendo che tutti ci hanno abbandonati, che siamo sempre soli con noi stessi, che non abbiamo nessuno al mondo che ci capisce, per poi gridare, subito dopo, altrettanto energicamente, che siamo forti, che siamo duri e puri, e che siamo anche capaci di essere molto stronzi. Appunto, proprio perché siamo capaci di essere così stronzi, siamo anche capaci di darli quei calci, oltre che riceverli sulle gengive. Non basta questo come dimostrazione che tutto funziona (e gira) così? Ma se parlassimo così alla vita, è come se volessimo dimostrare che il mare è sempre calmo o sempre tempestoso. Come se il mare non avesse correnti e maree. Come se il tempo atmosferico fosse sempre caldo, o freddo, o piovoso, o pieno di neve. O umido. O sempre mite e piacevole. Il tempo e il mare sono esattamente come noi. Se ci vuoi nuotare dentro, senza affogare, non puoi dire che il mare è cattivo o che non ti ha nemmeno sfiorato o che tu non ne vuoi sapere più niente del mare. Se ti ci hanno buttato dentro quel mare senza salvagente a chi vuoi dare la colpa? A chi vuoi darlo a bere quel mare nero? Lui (il mare) ti accoglie, ma può benissimo fare a meno di te. Nel mondo funziona così, se vuoi esistere. Puoi coltivare fiori o imparare a fare dolci. Ma soprattutto si può sperare. Al di là di tutti i fidanzati che possiamo avere avuto, amato, lasciato o essere lasciati, la vita è triste, allegra ed è stronza esattamente come lo siamo noi. Ma gira. Come una palla. O come una papera gialla (o rossa) che galleggia su una pozzanghera nera, ma spera di diventare, un giorno, un cigno bianco capace di volare. Trimonato da BaroneAgamennone | 23:13 | commenti (39)
Post con le ali. Devo delle pubbliche scuse alla signora Lidia Ravera. Qualche post fa, l’avevo accusata (lei dice ingiustamente) di aver censurato un mio commento sul suo sito. Mi ha scritto, dicendomi che lei non ha cancellato un bel niente. Le credo, così come credo ai misteri del web. Va bè, ha aggiunto anche che “sono matto”, e se me lo dice una che, a vent'anni, ha scritto un libro come "Porci come le ali", lo posso anche accettare... PS: Grazie a Moy per la musik.
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:13 | commenti mercoledì, novembre 28, 2007 Blog scoperte. Stamane, su Virgin Radio, dicevano che questa canzone degli U2 parla dell'assassinio di Martin Luther King. Io mica lo sapevo…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:08 | commenti (3) Blog spot. Lo so che è stupida e sono stupido pure io che la vedo, però, a me, sta pubblicità mi fa morire…
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:57 | commenti (8) domenica, novembre 25, 2007
Buttare via il bambino insieme con l’acqua sporca è un modo di dire discretamente abusato: ma proprio non me ne viene in mente uno migliore, per rappresentare ciò che sta sciaguratamente accadendo nella nostra epoca al modello femminile.
Perché le donne non riescono a liberarsi (del pezzo di sopra)? «Vogliamo andare in piscina, prendere il sole e fare il bagno in monokini. Anche gli uomini hanno seni e capezzoli, ma nessuno li obbliga a coprirli», ha spiegato in un'intervista al quotidiano svedese "Kvällsposten", Ragnhild Larlsson. La ventiduenne è portavoce del gruppo "Bara Bröst", letteralmente "seni nudi", creato da una cinquantina di femministe svedesi qualche mese fa. (da Corriere.it) Perché la scuola va a puttane? Io qualche spiegazione ce l’avrei…Ma dico io, invece di una vacca tettuta, non potevano trovare almeno una gnocca? Che razza di insegnamento daremo ai nostri figli? Madame Web (all’anagrafe, Anna Ciriani da Pordenone) è stata sospesa come prof perché ha un sito hard. “L'insegnante era già stata trasferita da una scuola media a un corso serale per extracomunitari adulti.” (da Corriere.it)
Basta farlo in ufficio! Torniamo a farlo in auto! Ultima particolarità per quanto riguarda le coppie: il 5 per cento degli amanti sceglie per avere un rapporto sessuale il cimitero, forse per il clima 'gotico' e il silenzio 'di tomba'.
(da Repubblica.it) Va bene la camporella, ma certo che farlo al cimitero… Sic! Poi dicono che è la tomba dell’amore…era così il detto? Ma è proprio grazie a questo articolo sulla camporella, che ho scoperto il sito di un’esperta sessuologa. Chi? Ma la dottoressa Serenella Salamini, Salomone, Salamoni, no? Chi è la dottoressa Serenella Salamini, Salomone, Salamoni? Vi dico solo questo ha scritto un sacco di cose. Tra cui l’opera grande. “Tv: più la guardi, più divorzi”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 09:35 | commenti (10) sabato, novembre 24, 2007
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:58 | commenti (6)
Il noto regista Giuseppe Piccioni è a Foggia per presentare i suoi film. Anche nelle scuole. Il commento di mio figlio (14 anni) che ha visto “La vita che vorrei”: “Madò, pà, che palle…”. Confesso (anche vergognandomi) di non aver mai visto un film di Piccioni. Il video sotto non c’entra un caz con Piccioni e non è sicuramente un film di Piccioni, però mi piace perché c’è un piccione…
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:57 | commenti
Che cosa vuoi da me?(*) (*) grazie a Manu Chao e a Florellina per la musik. Trimonato da BaroneAgamennone | 17:25 | commenti (2) venerdì, novembre 23, 2007
Settimana pesante. Di quelle che pare che non finiscano mai. Di quelle che arrivi a mercoledì, vedi il bar, sotto casa, chiuso e ti accorgi che non può essere un venerdì. Mentre guidavo, stasera, avrò sbadigliato almeno seicento volte. Guardavo le luci arancioni sui pali dell’autostrada Settimana greve. Troppe riunioni e troppe chiacchiere inutili. Troppi sguardi che si incrociano senza dirsi niente. Tanto lo sappiamo tutti che si condivide solo il condivisibile. Questi incontri sono solo teatrini. Non ci diremo mai la verità vera. In quei momenti, nessuno dirà mai quello che pensa veramente. Nemmeno se avesse voglia di farlo. Filtriamo. Smussiamo. Ironizziamo. Ridiamo. Facciamo battute. Sorrisini. Ma sappiamo che stiamo mentendo tutti solo per salvarci la pellaccia. Come in quella casa di Perugia in cui hanno sgozzato la povera Meredith. Alla fine, non si sa ancora nemmeno se in quella stanza c’erano uno, nessuno o centomila pezzi di merda. Come sui blog. Stamane, alla radio, hanno raccontato la storia di questa canzone dei Depeche Mode. L’importanza del silenzio. Starsene un po’ zitti, smetterla di parlare sempre troppo, per non rischiare di dire quello che non si vuole dire o sentire. Come sui blog.
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:26 | commenti (13) mercoledì, novembre 21, 2007
Blog Niusss!
Finalmente la Chiesa ha deciso di consentire ai trans di fare i testimoni di nozze. L’onorevole Wladimiro Guadagno (in arte e politica Vladimir Luxuria) telefona a sua cuGGina e le chiede: “Allora, cuggì, che cazzo mi devo mettere per il giorno del tuo matrimonio?” Una telegiornalista tedesca fa coming out e confessa di amare una collega. Il commento di Emilio Fede: “Che palle questi giornalisti crucchi, io sono anni che dico che amo Berlusconi e non mi caga nessuno…”. Il commento della Brambilla: “Machecazzo, mi ero comprata pure le calze nuove…”. Il commento di Fini: “In Italia siamo di meno…”.
Manifestazioni di gioia e di sollievo da parte degli uomini brutti e invidiosi. Tom Cruise è diventato grasso e pelato. Rammarico da parte dei brutti e invidiosi. Era solo una finzione scenica in un film. Rambo torna sul grande schermo dopo 20 anni. Proteste dell’Inps e di Maroni: “Non è stato rispettato lo scalone”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:39 | commenti (25) sabato, novembre 17, 2007
Si torna a parlare del G8 di Genova del 2001. Io non dico che un nome (o un cognome) può condizionarti la vita, ma...ma c’è un ma…mica è tanto tranquillizzante che, in un momento come questo, il capo della polizia si chiami Manganelli…
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:44 | commenti (7) venerdì, novembre 16, 2007
Sei peggio di un elefante in una cristalleria. Me lo dice sempre lei. E vabbù…Oh, e questo negozio di abbigliamento di lusso di una centrale via di Milano allora checazzoè?
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:41 | commenti (33) giovedì, novembre 15, 2007
C’era una canzoncina che cantavo da bambino che faceva così: “il re di Spagna va nell’acqua e non si bagna…”, poi, però, non me la ricordo più…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:03 | commenti (4) domenica, novembre 11, 2007
Daniela Santachè lascia AN per andare con Storace.
La parlamentare stamattina ha consegnato la lettera di dimissioni a Gianfranco Fini. Un addetto alle riparazioni dei fotocopiatori del Partito della ex Fiamma tricolore della buonanima di Almirante ci ha fornito una copia della missiva. In esclusiva su questo blog. "Caro Gianfranco, dopo anni di lotte fatte assieme, mi sono decisa. Non butto la spugna per lavare a terra, ma lascio il Tuo partito anche se è tutto in disordine. Sono stanca di essere messa da parte a spolverare il busto di Mussolini da camerati con palle di velluto (in inverno) e di lino (nel periodo estivo), solo perché con il lino ad agosto si sta più freschi. Stàmo freschi, se continiuamo così! Mi avevi promesso tante cose e poi? Non mi hai dato ascolto una volta. Sulle droghe leggere ti avevo detto di lasciar perdere, visto che le canne ce le facciamo tutti in Parlamento. E sull’immigrazione, pure ti avevo detto di sostituire i CPT con i lager, ma tu niente, sempre a dare ascolto ai soliti centristi senza palle. Bossi non lo capisci proprio, nevvero? Manco io, veramente, quando parla, ma poi io chiamo Castelli, gli regalo un fazzoletto verde per il taschino della giacca e mi faccio dare qualche dritta. Tu, invece, sempre orgoglioso. Sempre rigido (sembra che c'hai una gruccia appendiabiti ficcata dietro alle spalle). Mai mai mai che mi dai retta. Nemmeno quella volta che hai rilasciato quell'intervista a quel quotidiano israeliano, in cui chiedevi perdono a Israele e a tutti gli ebrei per la vergogna delle leggi razziali. Non te lo dissi solo io, ma te lo disse pure "Er pecora": "A' Gianfrà, ma statte zitto, che fàmo più bella figura!". Visto che, all’epoca, facevi il vice-premier, perché non hai mai presentato in Consiglio dei Ministri una delle mie tante proposte? Ti pareva così scema l’idea di istituire di nuovo la famiglia patriarcale per fermare l'abuso delle posate da pesce nei pranzi di fine anno o la riforma della Sanità con le confetture di mele cotogne fatta in casa con il ticket esente? E quell’altro emendamento sulla finanziaria, di detassare le monovolume e inasprire le sanzioni a chi va in tre sulla Smart? Non capisci che la famiglia si può salvare solo così? Almeno quell'altra cosa su Internet, però, me la potevi far passare… sai quanti mesi ho passato con i miei figli sul uebb (non so come si scrive) a cercare quello speciale antivirus contro i materiali pornografici? Avevo ricevuto tanti di quei complimenti dai feticisti del pelo, avevamo trovato un sistema che ricopriva con un fitto reticolo di peli le immagini di donne nude sui siti porno. Ti pareva una stronzata, eh, Gianfrà? Era un decreto legge di 600 pagine che ti avevo scritto io, non puoi buttarlo nel cesso, così, senza nemmeno leggerlo. Per non parlare di quelle altre tante ideuzze che ti passai su eutanasia illegale, aborto illegale, matrimonio gay illegale, fecondazione assistita illegale e autodeterminazione della donna sul piercing all'ombelico. La Tua non è più la destra che conoscevo e che amavo un tempo. State cercando di recuperare Casini e va bene. Ma io, donna, che cosa devo pensare? Ci avete messe a lavare per terra, a cucinare, a fare i servizi di casa. Questo partito non è un albergo! Lo vuoi capire o no? Guarda che pure Veronica si è rotta le palle del Nano che se ne va sempre con le puttanelle e sta quasi per andarsene con Veltroni nel Pd? Lo sai? Vabbè, io me ne vado con chi almeno mi capisce (er pecora e Storace). Lo volete capire o no che noi donne di destra vogliamo di più e sotto le nostre gonne c’è di più che una wallera? Ti ricordi quando ti mandai i miei appunti sul mio libro-confessione, “Il secolo del tailleur”, lì cercavo di farti capire il mio travaglio, ripercorrendo il doloroso itinerario di una donna e del suo guardaroba. Ma tu niente, indifferente, anche quella volta. Ma come puoi non capire che non è che è arrivata la Brambilla sempre in tiro con la cosciacchia di fuori e noi donne di destra ci si mette a fare la calza! Le sappiamo portare anche noi le autoreggenti, che cosa credi? La camerata Mussolini Alessandra non ti ha insegnato niente, vero? Vabbè che a te piace solo la Prestigiacomo Stefania, ma secondo te io sono da buttare?
Capisco, Tortellino, che il fatto che io mi chiami “Daniela” ti ricordi un po’ la tua ex moglie, la Di Sotto, e questo ti fa sentire un po’ in colpa, ma io non farò come il suo ex che si è andato a sparare. Come direbbe proprio la camerata Daniela Di Sotto, “mi sono rotta il cazzo” di te e dei tuoi colonnelli signorsì che mandi sempre in televisione, mentre a me, ormai, mi invita solo Fede. E citando sempre la tua ex, ora, “mi vado a sbattere il culo con Storace”. Anche se è uno stronzo che vuole taglieggiare i disabili, con il mio tocco di classe, cercherò di fargli smettere di essere una merda schifosa e di puzzare come un cinghiale. Vedrai, gli farò comprare pure gli occhiali con la montatura rossa, come Maroni. Sembrerà un fighetto, dopo il mio tocco.
Quello che non capisco è che cosa ci trovi tu in questa Elisabetta Tulliani. Ma l’hai mai vista fare la show girl in televisione? Secondo te quella è una velina o una giornalista? E sarebbero queste le nuove donne con le quali pensi di portare avanti il partito? Sembra una di quelle che va ai matrimoni con la busta di plastica e il domopak nella borsa per portarsi via i resti del buffet. Una ex di Gaucci? Ma ce l’hai presente Gaucci? Piuttosto, Tortellino, vai a vedere il mio sito. E’ bellissimo! L’ho diviso in due parti. La donna di famiglia e la donna politica. Ci ho messo pure le stanze della piantina di casa mia, così potrai ammirarmi quando sto ai fornelli e anche quando vado al cesso. Vabbè, non ti faccio perdere altro tempo, Gianfranco, io ti avevo avvertito che ormai “ballo da sola”, ora, vedi un po’ tu che puoi fare per salvare questa destra allo sbando che balla coi lupi. Alalà! Tua Daniela PS. Ah, salutami Ignazio, digli che a Natale gli porterò, come sempre, la cravatta di marzapane. Dei vecchi amici, non mi dimentico."
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:46 | commenti (34) sabato, novembre 10, 2007
Poi dicono che gli inglesi sono freddi e umidi…
Un ragazzo inglese ha incontrato una tipa sulla metropolitana. Si è innamorato. Colpo di fulmine sulle rotaie. Poi si sono persi di vista nella folla. Ma lui ha continuato a pensare a lei. E gli è bastata una notte per decidersi. L’ha disegnata (direi, anche abbastanza male e, conciata in quel modo, non l’avrebbe riconosciuta nemmeno sua madre) sul suo blog e, così, si è messa in moto la macchina di Internet. Il tam tam degli internauti è stato incessante, continuo, pressante. Alla fine, come in ogni fiaba con il lieto fine, i suoi lettori hanno trovato la ragazza (una giappo giappo nippo nippo, mi pare). I due si vedranno e sono quasi certo che si fidanzeranno ed avranno tanti pargoli. Alcuni malpensanti dicono che si sia trattato solo di una trovata pubblicitaria fatta dalle due aziende in cui lavorano i nostri web-Romeo e web-Giuletta (lui fa il pubblicitario, lei si occupa di marketing). Vabbè, forse funziona, e quindi mò ci provo pure io. L’ho vista in tv ed ho perso la testa per lei. Qualcuno la conosce? Sono pazzo di lei. Se avete notizie di questa donna, scrivetemi. Vorrei dirle solo una cosa: per le calze, deve parlare un po’ con la Brambilla, perché queste vanno bene solo sulle autostrade, di notte, con il giubbino fluorescente.
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:53 | commenti (22)
Lidia Ravera è stata tra le scrittrici italiane che ho amato di più, quando ero un giovane studente. Ho continuato a leggerla anche dopo (mi sarò perso solo qualche libro). Con lei, ho conosciuto e scoperto la mia voglia di ribellione e le mie incomprensioni in famiglia. Anche queste sono continuate dopo. Erano i tempi di “Porci con le ali”. Erano anche i tempi della scuola e di Antonello Venditti. Oggi, ho letto questo articolo su l’Unità ed ho trovato questa canzone. Forse non c’entrano nulla tra di loro, perché i temi sono diversi, ma, nella mia memoria, c’entrano eccome. Perugia, quei bravi ragazzi. di Lidia Ravera Belli, giovani e benestanti. Di scolarizzazione medio alta. Nel decòr di una delle più preziose città d’arte d’Europa (cioè del mondo, visto che le città d’arte stanno quasi tutte in Europa), Perugia. Benedetti da un vita allegra e gratificante: musica, amici, libertà, studio, soldi, nessuna responsabilità, le famiglie (lontane) che, senza pesare con la loro presenza, rendono possibile la bella vita. Si può tirar tardi, si può fare sesso, si può tirare il sesso oltre i limiti del, già probabilmente consumato fino alla noia, rapporto tra «fidanzatini». Le orgette, gli scambi. Le ammucchiate. La studentessa della porta accanto non ci sta? (su “l’Unità” 9 novembre 2007)
Trimonato da BaroneAgamennone | 12:11 | commenti (4) venerdì, novembre 09, 2007 A volte, non riesci nemmeno a pensare, perché devi solo correre. Per questo, non sempre, ma la vita riesce ancora ad emozionarmi. Mi basta un certo clima, lo spirito solidale, un gesto di amicizia, un sorriso, una risata. Ogni giorno, si incontrano tante facce di persone o forse tante sfaccettature della stessa faccia. Un caleidoscopio che trovi dentro di te ma rintracci anche in altri. E allora il modo migliore per ringraziarla questa vita è mettermi subito a scriverla. Non sono un ingenuo, purtroppo. Non sono nemmeno di quelli che non credono più a niente. So solo che nessuno può salvarmi. Coltivo il desiderio e il ricordo. Ma mi rifiuto di pensare che il mondo stia soltanto in quello spicchio.
Ps: anche questa musichina è stata gentilmente fornita dalla ditta florellina & Co. Trimonato da BaroneAgamennone | 22:09 | commenti (9) Ho trovato questa massima: “è sempre più raro che un racconto di sofferenze sappia bucare la crosta protettiva dei nostri cuori”. Io aggiungerei, figuriamoci del video… PS. Musichina fornita gentilmente dalla ditta UNIPERSONALE florellina & Co. Trimonato da BaroneAgamennone | 21:42 | commenti (2) è stata una settimana davvero pesante..piena di stress e casini grossi...poi ascolti la segreteria telefonica in ufficio, ascolti un messaggio come questo, capisci che oggi non è il nove novembre, ma il NOVEMBRE NOVEMBRE NOVE, ti metti a ridere e capisci finalmente che la vita continua... Trimonato da BaroneAgamennone | 20:47 | commenti mercoledì, novembre 07, 2007
Facce da blog. Oggi è uno di quei giorni in cui mi dispiace di tutto. Mi dispiace che sia morto Enzo Biagi. Mi dispiace che la Forleo pianga spesso anche troppo. Mi dispiace che un pazzo iùtubista di Helsinki abbia sparato in un liceo uccidendo degli studenti che hanno avuto la sfiga di trovarsi a passare sulla linea della morte. Mi dispiace che una faccia come questa che sta pure su vù vù vù mai speis (e che avrei potuto conoscere anche in chat), possa essere coinvolta nello sgozzamento di una studentessa a Perugia. Ecco, mi dispiace per tutto questo, ma non so con chi scusarmi…Forse, con Splinder, perché scrivo stè stronzate… PS. Grazie alla mia amica florellina per avermi passato questo mp3 di GMT.
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:26 | commenti (11) martedì, novembre 06, 2007
Tolleranza sotto zero. Le Isole Tremiti non sono solo Lucio Dalla in vacanza, così come la Libia non è solo il colonnello Gheddafi. Hitler disse che “Se il Mediterraneo per gli altri era una strada, per loro era la vita”. Durante la seconda guerra mondiale, quando c’era lui (caro lei), ai fascisti venne la magnifica e gloriosa idea di far nascere un impero coloniale, così come l’antica Roma fece con la Romania. Tra sangue e sudore, cantando “faccetta nera”, andammo a prenderci un pugno di mosche e sabbia anche in Libia, dopo la Somalia e l’Abissinia. E la faccetta nera dove la sbarcarono i nostri camerati? Alle Tremiti. In epoca fascista, l'arcipelago continuò a svolgere la sua funzione di confino (ospitando, tra gli altri, anche Sandro Pertini). Nel 1911, furono confinati alle Tremiti (isole con circa 400 abitanti) milletrecento libici. A distanza di un anno, circa un terzo di questi erano morti, tra stenti e malattie. Furono gettati in una fossa comune. Dimenticati lì, in un pezzo di terra dove le capre, poi, andavano a defecare. Ora, pare che qualcuno si sia ricordato di questa ennesima infamia di cui ci siamo macchiati e dimenticati…
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:19 | commenti (22) domenica, novembre 04, 2007
Nel novembre del 2004, a Cuneo, Erri De Luca diede uno spettacolo teatrale dal titolo “Chisciotte e gli invincibili”. È unico nella sua composizione di racconto orale, poesia e musica. Un omaggio ai sognatori che non si arrendono, a quelli che si fanno coinvolgere, che non sono mai spettatori passivi di quanto accade. A quei seguaci delle cause perse che proprio in quanto tali sono invincibili. Ai migratori, gli innamorati, i prigionieri, i suicidi. Nelle parole di Erri De Luca "invincibile non è chi sempre vince, ma chi mai si fa sbaragliare dalle sconfitte. Invincibile è chi da nessuna disfatta, da nessuna batosta si fa togliere la spinta a battersi di nuovo. Chisciotte che risorge ammaccato dai colpi e dalla polvere è invincibile (...). Invincibili, per noi, sono i migratori, quelli che attraversano il mondo a piedi per raggiungerci e non si fanno fermare da nessuna espulsione, da nessun naufragio, da nessun campo di concentramento chiamato - da noi, per non disturbarci troppo le orecchie – centro di permanenza temporanea (CPT)…le miriadi di donne e di uomini che si spostano a piedi per il mondo e così spostano il mondo non possono materialmente essere fermate…”. E’ stato proprio grazie a questo spettacolo che ho scoperto la musica e le parole di Gianmaria Testa che danno voce a grandi poeti, come Hikmet e Brecht. Ed è stato grazie a questo spettacolo che ho trovato questa canzone: “Seminatori di grano”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:18 | commenti (5) sabato, novembre 03, 2007
Tolleranza zero virgola zero. Oggi e domani e forse anche nei prossimi giorni, saranno i giorni della tolleranza zero. Partiranno i gruppi di punizione neofascisti o neonazisti per la vendetta di sangue. Fuori da noi il cane straniero (anche se non più immigrato, ma solo europeo). Le leggi ormai vanno e viaggiano, così, sull’onda emotiva. Così come i governi e la nostra politica si spostano, con il cingolato della ruspa, da un lavavetri ad un rom e a un rumeno. Tanto chi la conosce la differenza tra questi e uno zingaro, o un nomade borsaiolo da bus, o tra un barbone e un emarginato? Ci siamo forse mai preoccupati dei lampioni in una via buia? O di chi vive in una stazione, su una panchina vicino ad una fontana o sotto un ponte, di quelle donne nere con la parrucca bionda che battono sui marciapiedi di notte o o di chi mangia alla mensa della parrocchia? Dopo uno stupro e un barbaro assassinio, non ci sono più parole che servono a spiegare e a capire tutto questo…passo i miei pensieri a questa musica e a questo video.
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:05 | commenti (4)
Tatù o tatmì? Se da grande vuoi fare il calciatore, la velina o la rockstar, se vuoi ricordare un grande amore dopo una sbornia, fatti un bel tatuaggio (anche sul culo). Ma se vuoi fare il vigile urbano, il poliziotto o entrare alla Barilla, scordatelo!
Trimonato da BaroneAgamennone | 11:53 | commenti venerdì, novembre 02, 2007
Le più belle telefonate con mia madre sono state quelle brevi. My mother: Ciao, senti, devo uscire per andare a messa, puoi venire qui a casa a far compagnia a tuo padre, chè si sente solo? Io: Mamma, scusa, ma stanno per venire degli amici a casa, sai … My mother: Click. Io: Pronto, mamma, ci sei? Telefono: tu tu tu tu…
Trimonato da BaroneAgamennone | 15:45 | commenti (31) giovedì, novembre 01, 2007
Mastellate / 3 (la calza dei morti con i torroncini dentro). Io non ho ancora capito perché Mastella propone a Prodi il rimpasto del Governo e lo rinvia a gennaio, dichiarandosi disposto a dimettersi (a gennaio, però). Oggi è uscito un articolo su "L’Espresso" e, secondo me, dopo averlo letto, il caro Clemente se ne dovrebbe andare anche sùbito.
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:59 | commenti (1) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).