Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!
In tanti anni di blog, non so perché, ma non mi è mai passato per la mente di postare una mia foto. Forse, per timidezza, forse per ritegno..Non so…Ma oggi ho detto: “Basta con questa stupida vergogna!”. Così, ho deciso di mettere una mia foto alla fine di questo video. Per chi ha la pazienza di vedere il video (con immagine fissa) fino alla fine, preciso solo che io sono quella a sinistra nella foto (quello a destra è mio cuGGino).
“E' una cosa che mi ha toccato recentemente. Forse adesso, dopo la morte di mio fratello, ho più forte il senso del tragico, ma non riesco a pensarla diversamente da un passaggio. So che non è un nemico. E' parte della vita, è trasformazione. Penso a mio fratello e sento, so che sta bene. E ho un sorriso che mi fa piangere ma è un sorriso, così luminoso e forte che mi aiuta a non averne troppa paura”.
(stralcio tratto dall’intervista di Aldo Nove a Jovanotti - pubblicato su “Liberazione” del 30 gennaio 2008)
Se non sbaglio il “Così fan tutti” era un gioco di società. Di quelli un po’ pruriginosi. Trombiamo bene, trombiamo allegri, trombiamo tutti, ma se mi tocchi la moglie, mi incazzo. Me ne frego se tradisco il patto fatto con 19 milioni di elettori. E Fisichella e Turigliatto sono stati eletti con quegli stessi voti con i quali sono stati eletti Mastella e Barbato (lo sputacchione-traditore dell’Udeur che dà del traditore a Cusumano). Gli stessi voti di quel rospo di Dini (non dimentichiamo che pure la sua signora è stata condannata per bancarotta).
Non capisco questa cosa della destra che dice e pensa che andare alle urne risolva tutti i problemi. Specie se con la medesima legge elettorale che ribalterà la stessa situazione (ridicola) che abbiamo visto al senato qualche giorno fa. Una specie di appello al suicidio collettivo. Sì, no oppure assente. Con la riconta, però. Andreotti, Pininfarina e Pallaro se ne fregano di come e dove andrà a finire l’Italia (uno è uno zombie che cammina, un altro tieni i soldi e l’ultimo, mi pare, sia stato eletto con i voti degli italiani all’estero). Anche quella di essere assenti è una scelta. Da indifferenti.
Io continuo a pensare che il governo Prodi non sia caduto solo grazie ai Piemme di Santa Maria Capua a Vetere che perseguitavano la famiglia Mastella, ma anche grazie al cardinale Bagnasco e alle pressioni del Vaticano. Non certo per i cumuli di monnezza campani o per il Ualter che dice di voler correre da solo. La relazione commovente del capogruppo del PD al Senato, Finocchiaro, ne è una testimonianza.
Una piccola, piccolissima soddisfazione c’è stata: non è stato Berlusconi (che ora canta vittoria, come se il merito fosse stato suo), a colpi di spallate date a vuoto, a far cadere il governo. Ma che cazzo, almeno potevano fare la legge (non dico sul conflitto di interessi), ma sull’immigrazione, sulle unioni civili, sul testamento biologico! Maledette le leggi sui grandi numeri. Se si ragionasse sempre in termini di maggioranze, allora le minoranze farebbero meglio a seppellirsi, rinunciando a qualsiasi battaglia.
Prevale in molti l’idea che la politica sia sangue e merda. Molti elettori del centro-sinistra sentono la delusione del momento. Veltroni dovrà trovare il modo di convincere, starei per dire uno per uno, i tanti elettori delusi del centrosinistra che non ne vogliono più sapere della politica.
Quale è la differenza tra la prima e la seconda Repubblica? Che allora ci si dimetteva per un avviso di garanzia, oggi non ci si dimette neanche dopo una condanna a cinque anni. Chi è meglio Giovanni Leone (ex presidente della repubblica buttato giù da un libro della Cederna), Craxi (costretto all’esilio dalle toghe rosse di Mani Pulite e da una pioggia di monetine all’uscita dell’Hotel Raphael) o Cuffaro, Dini e Mastella?
Però, è stato bello vedere, a votazioni concluse, festeggiare i senatori della destra stappare la bottiglia di sciampagne che schizzava schiuma bianca sulla moquette rossa, sembrava di aver vinto di nuovo iMondiali di calcio…Ma, forse, più che bello è stato Strano...
Sono un perverso (politicamente e sessualmente parlando).
Adoro guardare un leccaculo, in momenti come questo…
PRODI SE N'E' ANDATO BERLUSCONI NON E' ANCORA TORNATO GODIAMOCI QUESTO MAGICO MOMENTO
Napolitano avvia le consultazioni, ma le possibilità di un governo per le riforme sono ridotte al minimo. Dopo la bocciatura del senato, Prodi si chiama fuori: ora farò il nonno. Il Pd in crisi insiste per un esecutivo tecnico. D'accordo anche Montezemolo. Casini ci starebbe ma teme Fi, An e Lega, che marciano compatti per il voto subito. Berlusconi vola a Napoli e apre la campagna elettorale: la prima riforma sarà sulle intercettazioni.
Oh, ma questo non lo registrate…No no, non si preoccupi, Procuratore…Come? Eh, maschusate…come? Come? Stò scritto tutto qquà…Le domande io non le accetto! …si è dichiarato incomBetente! Ma sacce…
Ieri, l’uomo dei nei, su “Porta a Porta”, ha dato voce (solo) alla “difesa” di Mastella.
Poiché, questo blog rispetta la par condicio, per mantenere saldo il principio costituzionale dell'equilibrio tra i poteri dello Stato, vuole dare voce anche alla "difesa" dell’accusa (scusate il gioco di parole).
E’ giusto che l’Italia sappia chi è l’uomo che sta cercando di far cadere il governo (secondo Mastella).
Tra un Sarcosì e l’altro, una gita fuori porta intuttaintimità, Carla Bruni trova anche il tempo di fare la testimonial in uno spot pubblicitario per una nota casa automobilistica italiana.
Queste sono le vere notizie che contano per questo blog…sarà perchè le altre mi annoiano e questa, invece, mi fa venire sonno?
Lo spot televisivo inizia con una limousine che scivola lungo le strade di una città mentre una folla di fotografi aspetta l’arrivo di qualcuno. L’inquadratura successiva mette in risalto dei sensuali piedi nudi femminili che accarezzano la morbida pelle dei sedili posteriori: sono di Carla Bruni. Poco dopo, la vettura si ferma e, dall’esterno, i flash dei fotografi si riflettono sul vetro. A questo punto il finestrino si abbassa, lasciando scoprire i seducenti occhi di Carla Bruni. Lei scende dall’auto e solo a quel punto si scopre essere la New Musa. Mentre si appresta a salire la scalinata gremita di fotografi, una limousine nera le taglia la strada. Lei ne è infastidita ma, con grande eleganza, gira intorno alla vettura accarezzandone maliziosamente la fiancata. Dalla sua carezza nascono curiose lingue di fuoco.
Continuando il filone delle notizie importanti e degne di rilievo della cronaca, questo blog è in lutto per la scomparsa di Bobby Fisher (campione mondiale di scacchi).
Nel 1972, in piena guerra fredda USA-URSS, l'allora giovanissimo campione americano, neppure 30enne, sconfisse il campione del mondo sovietico, Boris Spassky. Da allora, non si è saputo più niente (o quasi) di lui. Fino ad oggi.
PS: la musichina è stata importata in Italia (spero legalmente) da florellina (la girellona a caccia di fantasmi e di castelli, ma che non apprezza il meraviglioso gioco degli scacchi).
Un blog serio (come questo) che vuole riportare esclusivamente le notizie di cronaca di vero rilievo per il futuro del nostro Paese deve necessariamente fare delle scelte (serie).
Ecco perchè, tra il Papa che non trova più spazi pubblici per parlare ed esprimere il proprio pensiero per colpa di pochi studenti facinorosi e faziosi (i c.d. “grembiuli rossi”) e la famiglia Mastella, che si è sempre distinta per correttezza e trasparenza nell’esercizio del potere, ma ora si trova coinvolta in una bufera giudiziaria che rischia di travolgere l’intero Governo, per colpa di pochi magistrati facinorosi e faziosi (le c.d. “toghe rosse”), questo blog esprime piena e totale solidarietà alla vera vittima della cronaca giudiziaria di questi giorni. Un ex giallo-rosso (nonchè ex rosso-nero): Fabio Capello.
Gli uomini di potere e le donne di spettacolo sono per loro natura un po’ guasconi e sempre in cerca di visibilità. Mi è difficile accreditare l’innocenza di molti loro gesti. Ma io ero rimasto a Briatore o a Totti con le veline…All’estero sono sempre più avanti di noi e non solo nel riciclo della monnezza…Dopo Carla Bruni con Sarkosy, ora, la Campbell con Chavez? Ma che hanno questi uomini di potere che i nostri calciatori non hanno? Che dovrebbe dire allora Bill Clinton di Hillary in corsa per la Casa Bianca?
Ho trovato questo post su un blog de 'L’Espresso'. Secondo me, merita di essere letto. Si scopre almeno che Grillo “il predicatore” (come lo ha definito Paolo Rossi) non è proprio un “tesoro nazionale” (come ha scritto ironicamente Daniele Luttazzi sul suo blog). Ma è solo un ex comico trasformato in populista che, così come il suo blog, non conversa con nessuno, tranne che con sè stesso. Un po’ come il Nano: un ex televisionista finto socialista trasformatosi in politico, per curare esclusivamente i propri interessi.
L’intervista mai fatta a Beppe Grillo di Giovanni Gilioli.
Una storia un po’ lunga, ma se avete voglia di leggerla fino in fondo vi dirà parecchio su Beppe Grillo.
Il giorno 2 gennaio, come molti, ho letto e visto in Internet il “discorso di Capodanno” di Grillo. Nel quale, come si ricorderà, è stato lanciato il V-day contro i giornali per il 25 aprile prossimo venturo.
Tra le altre cose, nel suo discorso Grillo prevedeva con certezza che tutti media “mainstream” avrebbero volutamente ignorato il suo V-day sui giornali, visto che la cosa riguardava direttamente gli interessi delle testate e dei loro proprietari.
Il fenomeno Grillo mi interessa, da tempo vado scrivendo diverse cose sulle storture del sistema editoriale in Italia (a partire dall’Ordine e dalla legge sulle provvidenze) e credo anche che i giornali debbano interessarsi delle fasce della società che Grillo più o meno rappresenta.
Quindi il giorno stesso telefono a Grillo sul suo cellulare per proporgli un’intervista sul tema del V-day contro la stampa, la “vera casta” come dice lui.
Grillo mi risponde quasi subito, con gentilezza, ma nicchia un po’ sull’intervista: «Io sono un monologhista», mi dice testualmente. «Invece dell’intervista le scrivo un pezzo io e voi lo pubblicate su L’espresso».
Io gli rispondo che un pezzo no, non ci interessa, che per quelli c’è già il suo seguitissimo blog e noi invece vorremmo un confronto, anche aspro magari, sul tema che ha lanciato, il V-Day contro i giornali.
Gli prometto che però, ovviamente, tutte le sue risposte saranno riportate senza variazioni e senza alcuna censura, che ha la più assoluta libertà di dire quello che gli pare, che sono dispostissimo a mandargli i suoi virgolettati per approvazione a intervista scritta.
«Mah», dice lui, «non so, io non do il mio meglio in queste cose».
Insisto, gli faccio presente che un confronto civile è il modo migliore per far crescere e circolare le idee, gli propongo di andarlo a trovare dove si trova e alla fine sembro parzialmente convincerlo: «D’accordo, facciamolo», dice, «ma non di persona. Mi mandi le sue domande via mail e io le rispondo subito dopo le feste».
Il giorno dopo mi metto al mio pc e una dopo l’altra snocciolo le domande.
Sono tutte molto semplici, anche se non a zerbino.
Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.
Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.
Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri - magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica - che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.
Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.
Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.
Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.
Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.
Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.
Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.
Gli mando il tutto con una bella mail.
Passa la Befana, passano altri due giorni ma da Grillo nessuna risposta.
Gli mando un sms per ricordargli il nostro accordo, lui non risponde.
Gli mando un’altra mail copiaincollando la precedente, nel caso la prima si fosse persa.
Niente.
Questa mattina, 9 gennaio, gli telefono:
«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?» «Certo, lei mi disturba sempre».
«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…». «Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».
«Come mai?» «Perchè sono domande offensive e indegne».
«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola». «No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».
«Buongiorno».
Da questa ridicola esperienza, deduco due o tre cose di cui credo di avere ormai la certezza.
Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto. Sa che il suo linguaggio apocalittico e assertivo non ha niente a che vedere con lo scambio di idee e con il dibattere. E’ chiuso nel suo monologhismo. Sa di non avere argomentazioni razionali forti per difendere le sue affermazioni a tutto tondo, sa che il confronto lo obbligherebbe a qualche sfumatura e sa che probabilmente le sfumature lo annienterebbero, visto che il suo successo è figlio della sua assertività.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura. Io gli avevo promesso tre o quattro pagine di intervista su “L’espresso”, lui ha preferito non apparire per poter dire che la grande stampa lo ignora e lo censura. Bene, visto che da qui al 25 aprile andrà strillando al mondo che i giornali non parlano del suo V-Day perché ne hanno paura, si sappia che questo giornale voleva concedergli ampio spazio ma che lui lo avrebbe accettato solo per monologare, per ospitare la sua invettiva, e non per un’intervista. Nemmeno il più tracotante politico della Casta, a fronte di una richiesta di intervista, risponde “O scrivo io da solo e senza domande o niente”.
Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet - e detesta così tanto i giornali - proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere. Perfino Berlusconi - dopo i primi tempi in cui mandava le videocassette registrate ad Arcore - ha imparato a rispondere alle domande dei giornalisti. Grillo no. Grillo si trincera dietro Internet per non ricevere domande, per non confrontarsi. Per esaltare, come direbbe lui, le sue caratteristiche di “monologhista”.
Attenzione, ragazzi, perché se questo è il futuro della politica in Rete fa veramente schifo.
Ps. Il direttore di Internazionale mi corregge precisando che il suo giornale non prende provvigioni. Chiedo scusa per l’inesattezza.
PPs. Nell’impossibilità di rispondere a tutti su questo blog, prego chi volesse esporre argomentazioni o chiedere chiarimenti di contattarmi alla solita mail, a.gilioli@espressoedit.it. Vale anche per gli insulti. Grazie!
Cerco una risposta sul suo blog. Ma non trovo niente su questo argomento…continua a vomitare spazzatura contro i giornali e i giornalisti (non che non abbia ragione, l'informazione in Italia fa abbastanza schifo, ma perchè rifiutare una semplice intervista?)…la cosa non sembra interessarlo minimamente…I suoi fans, nei commenti, gli chiedono perché non ha risposto all’intervista…Ma lui non risponde…Il silenzio degli innocenti?
Mi rendo conto che vivere non è per niente facile. Capire il resto (se c’è un resto) è anche più complicato. Come le relazioni tra uomo e donna. Tra donna e donna. O tra uomo e uomo. O tra padri e figli. Tra individui e collettività. Tra cittadini e Stato. Fra maggioranze e minoranze. Fra ricchi e poveri. Le più alte forme di espressione del pensiero sono quelle che sanno comunicare le idee più radicali e più scabrose. I più imbarazzanti sono quegli atteggiamenti nichilisti che ti mettono con le spalle al muro, chiedendoti di confessare o di spiegare il perché ed il per come di ogni cosa. Portandoti alla conclusione esasperante che non c’è proprio un cazzo di niente dietro l’angolo e che tutto il tempo che perdi a cercare di capire è solo tempo sprecato. Anche parlare, anche pensare, anche voler guardare dietro l’angolo. Più semplice è scivolare nell’insulto, nella volgarità dell’odio e del disprezzo verso il proprio antagonista. Anche quando questo non incarna la figura minacciosa del nemico.
Tutto questo per dire che c’è uno che conosco dove lavoro che sbatte le mani sulla tastiera del piccì per comunicare all’altro (l’antagonista) che lo detesta. Una strana forma schizofrenica di provocazione. Di sfida. Oggi, abbiamo riso. Riso a crepapelle. L’hanno registrato con il telefonino quel rumore di naccheree poi l’abbiamo riascoltato assieme in religioso e spietato silenzio. Schiantandoci per terra dal ridere con le lacrime agli occhi.
E poi mi è venuta tristezza, pensando a quelle dita goffe che sbattono su quella tastiera come un urlo strozzato. Un valore aggiunto ad una parola che non c’è, tanto preziosa quanto fragile. Che richiederebbe un’attenzione che non hai mai il tempo di dare, di prestare, di offrire.
Un carico pesante di un altro che non me la sento di avere. E che preferisco rimuovere in fretta.
Nota: la musica in sottofondo è degli Ionzero (il gruppo di Moy). Il titolo del pezzo è “Morphine”.
Voglio provare a scrivere un post radiofonico alla Paola Maugeri (tipo “Music History” su “Virgin Radio”).
Nel 1975, nasce il gruppo punk londinese dei Sex Pistols che si scioglierà nel 1978. Leader del gruppo è un bassista che sa suonare pochissimo e che si fa chiamare Sid Vicious (Sid il cattivo). Aveva solo 17 anni, ma era già perso in una vita divisa tra alcool e donne.
Nel 1978, Andreotti forma il suo ennesimo governo (è la fine del monocolore democristiano). A Milano, un professore che si era rifiutato di dare il “sei politico” viene picchiato da un gruppo di studenti di estrema sinistra. A Roma, le Brigate Rosse rapiscono Aldo Moro e uccidono i cinque uomini della sua scorta. Nello stesso giorno in cui verrà trovato il suo cadavere, verrà ucciso anche Peppino Impastato. In Svizzera, le spoglie di Charlie Chaplin vengono trafugate dal cimitero in cui era stato sepolto. Viene approvata la legge che depenalizza l’aborto e la “legge Basaglia” che vieta la costruzione di nuovi manicomi. Messner è il primo uomo che raggiunge la cima dell’Everest senza l’uso delle bombole di ossigeno. Giovanni Leone, a seguito dello scandalo Lockheed, si dimette da Presidente della Repubblica. Verrà eletto Sandro Pertini. L’Argentina di Maradona vince per la prima volta i mondiali di calcio. In televisione Rai due lancia il cartone animato “Ufo Robot” e Mina comparirà per l’ultima volta sugli schermi. Muore Paolo VI e gli succederà Papa Wojtyla. La Spagna diventa una democrazia dopo 40 anni di dittatura franchista.
Nel 1979, in Cambogia, truppe regolari vietnamite depongono il regime dei Khmer Rossi di Pol Pot ed insediano al suo posto un governo-fantoccio filosovietico. Nel deserto del Sahara nevica. Si forma l’ennesimo governo Andreotti. Le Bierre uccidono l’operaio Guido Rossa ed un commando di “Prima Linea” ammazza il giudice Alessandrini.Vengono arrestati un gruppo di dirigenti di Autonomia Operaia (Tony Negri, Oreste Scalzone e Franco Piperno), accusati di associazione sovversiva e insurrezione con banda armata contro lo Stato. Alcuni degli arrestati vengono anche accusati di aver preso parte al rapimento e all'uccisione di Moro (l'imputazione cadrà nel 1980 nel processo c.d. del “7 Aprile”). In Irak, Saddam Husseim diviene presidente della repubblica. De Andrè e Dory Ghezzi vengono sequestrati in Sardegna. Mentre in Italia la comunista Nilde Jotti è la prima donna ad essere eletta Presidente della Camera dei Deputati, in Gran Bretagna, viene eletta come primo ministro tra i conservatori per la prima volta una donna, Margaret Thacher.
Sid Vicious conosce Nancy Spungen, la donna che cambierà la sua vita. Si mettono assieme, ma lei lo trascinerà nel mondo della droga, da cui Sid non uscirà mai più. Per questo non prenderà mai più la musica sul serio e le sue performance sul palco (che lo resero famoso) diventarono sempre più autolesioniste. Una sera, in un bar, si lascia coinvolgere in una rissa con dei camionisti e per dimostrare che non aveva paura, si mozza un dito della mano.
Dopo lo scioglimento del gruppo dei Sex Pistols, Sid e Nancy lasciano Londra e si trasferiscono a New York (dove Sid dissacrerà “My Way” di Frank Sinatra). Durante una festa- sballo organizzata da Sid, Nancy viene trovata uccisa e Sid viene accusato dell’omicidio. Uscirà di prigione qualche mese dopo su cauzione. Pochi giorni dopo la scarcerazione, Sid verrà ritrovato morto per overdose da eroina. Era il 2 febbraio del 1979 e lui aveva solo 21 anni. Venne accertato che si trattò di suicidio. Sid, infatti, lasciò un biglietto su cui scrisse di voler esser sepolto vicino alla sua fidanzata Nancy con addosso i suoi jeans, la sua giacca di pelle e i suoi anfibi.
La madre di Nancy non accettò di far sotterrare Sid accanto a sua figlia, nonostante la sua richiesta. La madre di Vicious decise di farlo incenerire e di spargere le sue polveri sulla tomba di Nancy.
Da noi, i ladri sono come un ibrido inumano tra Robin Hood e Padoa Schioppa. Non rubano per rubare, ma per una sorta di redistribuzione del reddito. Se ti portano via qualcosa, poi, in genere, te la restituiscono, previo piccolo versamento in favore delle casse della mano d’opera della malavita.
Oggi, uscito stanco ed esaurito dall’ufficio, non trovo più la mia auto parcheggiata al solito posto. Ricordavo perfettamente di averla messa lì, come ogni giorno.
“Cazzo, mi hanno fregato l’auto!” (la mia prima reazione).
Chiamo un collega e gli chiedo se può darmi uno strappo alla maison, visto che mi avevano fottuto la machine (in realtà, non parlavo in francese, ma in turco, ma, si sa, sui blog, ti viene sempre un po’ da romanzare).
“Cazzo, ti hanno fregato l’auto?” (la sua prima reazione).
Al posto della mia car non c’erano tracce di sangue né brandelli di carne nè del cuoio capelluto, come speravo, mentre pensavo già di chiamare i Ris di Parma per i primi rilievi…come avrebbero fatto a risalire al colpevole, se mancava il cadavere l’auto…? niente, nessuna traccia, solo un pezzo di asfalto bagnato, vuoto e triste. Ad un metro dal luogo della tragedia, c’era un tipo che mi guardava con aria sospetta.
Mi avvicino e gli chiedo se aveva visto qualcuno ciularmi l’auto. Questo manco mi risponde, mi guarda con una faccia che sembra non capire. Ripeto la domanda (un po’ nervosamente): “Mi hanno fregato la macchina, mica ha visto qualcuno o qualche movimento strano qui? Era qui, fino a poco fa…Sta da molto qui?”.
E lui: “No no, sono appena arrivato, sto aspettando il meccanico…Non ho visto nessuno”.
Io non dico che il signore, alla notizia della mia disgrazia, avrebbe dovuto mettersi a piangere o strapparsi i capelli, ma cappero, un minimo di reazione per solidarietà ed educazione, no? Tipo, mi dispiace ecc…Oppure, non me ne frega niente, ma faccio finta che mi dispiace.. Niente, manco per il cazzo…Quello continua a guardarmi come se non fossero affari suoi...E, in effetti, l'affare era solo il mio...
Penso che quel tipo è certamente un complice del ladro d’auto, vuole solo vedere dove lavoro, per poi telefonarmi e chiedermi il riscatto. Allora, un po’ platealmente, citofono in ufficio e dico ad alta voce: “Mi hanno ciulato l’auto, conosciamo nessuno che può aiutarci?”.
Il collega scende agitato ad aprirmi il portone e mi fa un elenco di nomi di gente che conosce qualcuno che, a sua volta, conosce qualcuno che potrebbe conoscere qualcuno vicino al mondo della microcriminalità dedita ai riscatti d'auto rubate…"Facciamo un giro di telefonate, dài, vieni su…”
Mentre salivo le scale, bestemmiando tutti i santi patroni di quella città di merda, che mi costringeva a questo genere di compromessi con la mia coscienza, pensavo a quanto mi avrebbero chiesto per riavere la mia topolina? non ricordavo nemmeno per quanto l'avevo assicurata…ma quello che più mi faceva girare i coglioni era pensare a come avrebbe fatto la mia topolina ad accettare che altre mani sporche, ladre e diverse dalle mie la toccassero il manubrio, il sedile e il cambio?
Va bene romanzare, ma la sto facendo troppo lunga. Alla fine, mentre il collega cercava il numero della mafia sulle pagine bianche, la mia residua e scarsa lucidità mentale è tornata di colpo: mi sono ricordato che, durante la pausa pranzo, avevo parcheggiato vicino al bar dove avevo preso un caffè con i colleghi e, poi, ero tornato in ufficio a piedi con altri colleghi. Dimenticando maldestramente ed abbandonando lì la mia povera topolina...
Nota: la musica in sottofondo è degli Ionzero (il gruppo di Moy). Il titolo del pezzo è “Acting out”.
Per me, indovinare l’età degli altri è sempre stata una cosa difficile. C’è gente fissata nel farti questo tipo di domanda: “Quanti anni ho, secondo te?”. “Quanti anni dimostro?”. “Quanti me ne dai?”. A parte lo spontaneo augurio degli anni di galera, la domanda sembra importi, invece, una risposta benevola. Implica che la persona che ti interroga si senta addosso la metà dell’età anagrafica che porta sulla sua carta d’identità. In queste imbarazzanti circostanze, me la cavo, di solito, esagerando in meno, oppure dicendo che l’altro (o l’altra) hanno un’età indefinibile. Allargando l’arco temporale fino ad “un’età indefinibile tra i 27 e i 49”. Oppure tra i 40 e i 63. Quando si arriva ad una fascia come questa, l’età delle persone diventa il segno inesorabile del destino, un peso da portare o del quale ci si vuole sbarazzare, diventa, allo stesso tempo, sempre più importante, tant’è vero che si cerca sempre più di dissimularla. Credo che questo discorso valga anche per i giovanissimi: ci sono in giro bambini di 9 anni che sembrano già delinquenti di 14.
Mi capitava, da piccolo, di fare questo gioco. Pensare a come sarei stato tra 20-30 anni. Non ricordo che cosa pensavo allora. Difficilmente quel pensiero coinciderà con quello che sono oggi. Allora, forse, invidiavo la bellezza della maturità. Oggi credo, invece, mi manchi la freschezza della gioventù. Anche se cerco di tenere a bada la tentazione di deplorare i tempi moderni e rimpiangere i tempi belli di una volta, è facile cadere in questo equivoco.
Con l’allungarsi della vita media, ogni governo allunga l’età per andare in pensione. Come se ogni dieci anni la nostra vita si allungasse di altri due anni. Come nel secondo paradosso di Zenone della scuola di Elea, con Achille “piè veloce” sfidato in una corsa da una tartaruga, in cui concedeva alla bestiola un piede di vantaggio. Secondo questo paradosso, non riuscirebbe mai a raggiungerla, dato che Achille dovrebbe prima raggiungere la posizione occupata precedentemente dalla tartaruga che, nel frattempo, sarà avanzata raggiungendo una nuova posizione che la farà essere ancora in vantaggio. E’ una stronzata, però, all’epoca, Zenone ci credeva davvero e, a quanto pare, qualcuno vorrebbe farcelo credere pure oggi.
Nota: la musica in sottofondo è degli Ionzero (il gruppo di Moy). Il titolo del brano è "Lost".
Ci sono parole che seguono la propria epoca e gli anni in cui vengono pronunciate. C’è il tempo, il momento in cui vengono dette, come un orologio svizzero che stabilisce il momento esatto in cui sono uscite dalla bocca.
Ad esempio, io ricordo la lingua della “rivoluzione”. Quella dei “cioè”, del “portare avanti un discorso” e della “misura in cui”. Ma il vero linguaggio politichese arrivò quando si iniziò a parlare del “politicamente corretto” e del “politicamente scorretto”. Come se, ogni volta, prima di scrivere o dire qualcosa, fossi obbligato a sottopormi al vaglio di una Super Commissione paritetica (i cui componenti erano, per la maggior parte, femministe, ebrei,negri gente di colore o gay) che doveva stabilire se era giusto o sbagliato quello che dicevi e facevi (secondo il modo di pensare delle minoranze femministe, ebraiche, negre nere o gay). Poi si fecero largo i “radical chic”. Ma io già stavo abbandonando la parrocchia e poi, più tardi, anche la piazza. Per capire i destini del mondo…Non solo il mio, ma anche quello degli altri…Ma soprattutto il mio, visto che anche gli altri pensavano prevalentemente al proprio.
Ora, tutto questo mi sembra lettera morta. Da quando sono arrivati Internet, le chat e i blog è stato ancora peggio. La parola è stata stravolta. Rivoltata come un calzino. Trasformata in gif con pupazzetti colorati che si muovono come in un teatrino di pupi siciliani. Per ridere, non ti basta dire “ah ah”, ma devi mettere uno che si rotola per terra. Se sei uno sfigato, al massimo, puoi mettere due puntini e una parentesi. Le comunità virtuali sono così piene di cervelli, di caratteri, di intelligenze strambe, ma anche così distanti. Incomprensibili. Non comunicano più. Si guardano e basta. Forse, si annusano. I costumi cambiano troppo velocemente. Tanto rapidamente quanto i gusti…Non c’è più il tempo per capire, si va troppo in fretta, basta leggere e scrivere tre righe sotto. Come mettere una firma a una petizione. Ora siamo nell’epoca degli smutandati, dei cicisbei, degli gnao gnao…
Non c’è più un problema di saper scrivere. Io, ad esempio, non so scrivere, ma scrivo lo stesso. Tutti scrivono. Tutti vogliono dire come la pensano. Non importa tanto “come”dici, ma “cosa” dici. Magari, si guarda la sgarbatezza dell’altro e si dimenticano le proprie.
Mi vengono alla mente le sceneggiate napoletane, così ben descritte e rappresentate dal filosofo cantante Mario Merola, in cui c’erano iss’, ess’ e o’ mmalamente. Piene di tazzulelle di cafè, signure incravattate, sciarabballe e femmine pittate. Dove lui entrava – a sorpresa - con la camicia (ricavata da una tovaglia da cucina) e faceva venire agli occhi le lacrime (di risate).
Il primo di gennaio non è solo l’inizio di un nuovo anno. E’ anche l’inizio di un nuovo giorno, di un nuovo mese, di nuove ore da poter vivere, di nuovi momenti a cui pensare…
Spero (per me) che questo primo di gennaio sia anche l’inizio di una nuova vita.
Questo è il mio augurio. Quello vero…il resto sono solo cazzate da feste natalizie o di fine anno…che si dicono con un calice alzato in mano, pieno di bollicine effervescenti…Gente che ride attorno, che abbraccia e bacia, ma pensa anche a quanto si sente stupida in quella posizione...Finzioni, insomma...
Io, per il mio futuro, vorrei cose vere, invece. Sentite qui dentro di me. E non fuori.
Se lei vede lo skyline all’alba. Io non riesco ad essere un millimetro sotto quella linea. Altrimenti, diversamente, mi perderei…Se non fosse così, io affogherei in quelle bollicine…