Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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giovedì, febbraio 28, 2008

 

 

 

Scusate, ma sono in modalità Bukowski. Non so se mi ripiglio, ma torno di sicuro. Quindi, vaffanculo.

 

Quando ti sei accorto di essere uno scrittore, di avere talento?

Non ci si accorge di essere uno scrittore, si pensa di esserlo.

Quando hai pensato di esserlo?

Credo di avere avuto circa 13 anni. Ero pieno di brufoli. Scrissi la mia prima cosa su un quaderno di scuola…Trovai una matita ed iniziai a scrivere. Riempii il quaderno  di parole. Fu la prima volta che mi fu svelato questo strano meccanismo. Era bello stare seduti a scrivere sul quaderno con una matita

 

Quando scrivi con la matita hai sempre la possibilità di cancellare..

 

Qual è la tua definizione dell’amore?

L’amore…E’ come quando vedi la nebbia, la mattina, prima che sorga il sole.

Dura poco e poi scompare.

Davvero?

Certo.

Scompare?

Sì. Velocemente.

L’amore è una nebbia che scompare all’apparire della realtà

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:54 | commenti (5)

mercoledì, febbraio 27, 2008

Quando l'orrore cancella la politica

di Lidia Ravera

 

«Ecco, i resti dei fratellini nelle bare qui a fianco. Sono praticamente in stato di mummificazione. La loro, quasi sicuramente, è stata una morte orribile. Ecco: potete sentire la folla che applaude al passaggio del carro funebre, in segno di rispetto. In segno di partecipazione...». Il cronista, la mano stretta attorno al microfono, appare mesto, le facce rotonde dei ragazzini del paese di Gravina in Puglia premono per entrare nell’inquadratura. Forse conoscevano Ciccio e Tore, forse provano un senso di smarrimento e di pena, ma sono , in qualche modo, contenti di essere lì, di essere in televisione. La gente che passa per caso accanto ai luoghi dove succede una disgrazia diventa, se la disgrazia è eccezionale, comparsa in un telefilm dagli ascolti debordanti. Prime time, roba forte.

Ho appena finito di registrare una punta di fastidio (perché battono le mani? Non sarebbe più consono tacere e andare a casa?) che mi piomba addosso la seconda notizia del telegiornale: «Una mamma e le sue tre figlie, una ragazza di 15 anni sono morte travolte da un’auto che procedeva a folle velocità». Stavano alla fermata dell’autobus, a Fiumicino. No, non un autobus qualunque, uno scuolabus. Ci sono feriti gravi, fra la folla inerme. Quattro in “codice rosso”. Le immagini mostrano lamiere contorte, lenzuoli a coprire corpi e sangue. I carabinieri, i necrofori, il personale delle ambulanze, si muovono lentamente. I passanti, con un senso di scampato pericolo, entrano e escono dall’inquadratura, indolenti. Il servizio è breve, il fatto è successo da poco.

Il servizio seguente, invece, è accurato, è la puntata più recente di una telenovela che va avanti da un pezzo: il delitto di Erba.

È il giorno della deposizione dell'unico scampato alla strage, Mario Frigerio, un uomo magro dall’andatura incerta, che si appoggia ad una stampella. Il cronista riporta la sua testimonianza: «Non me la dimenticherò mai quella faccia finchè vivrò», ha detto. Poi si è rivolto al suo assassino: «È inutile che mi guardi disgraziato».

Terribile. È finita? No. C’è ancora un’altra notizia: sono stati ritrovati alle porte di Montecatini i corpi senza vita di una madre e di una figlia. La madre era una poliziotta di 49 anni. Ha sparato prima alla figlia e poi a sé stessa. La figlia aveva 9 anni. Pare che l’omicidio suicidio sia «nato dal dissidio con l’ex coniuge». Le immagini mostrano una macchina, una periferia. C’è poco da vedere. Ma le parole pesano.

Mi accorgo che ho subìto il notiziario, fino a questo punto, quasi dieci minuti, in stato di apnea. Trattenevo il fiato. Una valanga di dolore allo stato puro. Bambini morti in fondo a un pozzo, vite stroncate nella situazione più quotidiana, bambine ammazzate dalla mamma, famiglie sgozzate dai vicini di casa. Come quinta notizia, per fortuna, ritorna la politica: con sollievo mi accorgo che posso ricominciare, dolcemente, ad annoiarmi. È davvero strano ritrovarla in fondo al telegiornale in tempi di campagna elettorale. In genere è lei, la protagonista dei tiggì. «E ora veniamo alla politica», dice il conduttore. E senti, nettissimo, un senso di straniamento. La notizia riguarda il vertice del centro-destra. «Il partito della libertà è arrivato al dunque» notifica il cronista. Ah sì? E quale sarebbe “il dunque”? Ma le candidature, ca va sans dire! Quanti di Alleanza Nazionale, quanti della Mussolini, quanti della Lega e quanti di Forza Italia, saranno messi in lista in modo da essere eletti? Probabilmente è in corso uno scannamento collettivo (nel nostro Paese, nel nostro Palazzo, nessuno fa niente per niente). Ma il sangue non scorre, rosso e visibile, come nel teatro di un’incidente stradale.

La notizia seguente è di nuovo “politica”: Veltroni presenta il prefetto Serra, supercandidato nel Pd. Dichiara che Laici e Cattolici possono convivere. Senza morti e feriti, semmai qualche contusione mentale o morale. Finisce l’anomalo telegiornale del 26 febbraio, a meno di due mesi dal prossimo confronto elettorale. Spengo il televisore frastornata. Che cosa sta succedendo? L’irruzione della cronaca nera ha scansato la centralità dei soliti maneggi e magheggi. È apparsa particolarmente fatua la vita quotidiana dei partiti, dopo tutto quel dolore, tutta quella disperazione. La temperatura emotiva, salita alle stelle con la scoperta dei resti di due bambini, è ridiscesa violentemente quando di nuovo siamo stati ragguagliati sullo stato di salute dei due principali contendenti e sulle chances di tutti gli altri. Ce la farà Mastella a piazzarsi dopo che quasi tutte le porte gli sono state sbattute in faccia? Che cosa riceverà in dono Gianfranco Fini per essere tornato all’ovile scodinzolando? Improvvisamente, tutto questo tessuto di dichiarazioni e confutazioni, appare per quello che è: parole. Di questo vive la politica. Parole. La politica vive di parole. Ma non sono le parole durevoli della letteratura che raccontano storie e scavano dentro la vita, sono le parole effimere, le invenzioni lessicali di comodo, il gergo autoreferenziale degli addetti al governo.

A schermo spento, mi accorgo che stavano proprio bene, le ultimissime sulla sfida elettorale, giù giù in fondo al tiggì, penso che dovrebbe essere sempre così. Prima la vita dei cittadini, i problemi reali, la descrizione delle condizioni di lavoro, i grandi e piccoli temi che coinvolgono le donne e gli uomini di questo e di altri Paesi, poi la politica, se ha da proporre qualcosa per risolvere, migliorare, rilanciare, riformare, rivoluzionare lo stato di cose presente. Un telegiornale che informa e non deforma, che dà la parola a tutti quelli che hanno qualcosa da segnalare, anche se non sono portavoce o voce solista, del rutilante mondo della politica. Non sarebbe male, sarebbe una bella novità.

Sarebbe una bella novità ascoltare, in televisione, voci di gente che non parla per professione, che chiede invece di promettere, che spiega e racconta invece di promuovere se stesso o il proprio schieramento, perpetuamente in ansia, sempre costretto ad esibire la certezza della vittoria. Invece, per mandare i maneggi elettorali in seconda posizione, bisogna, evidentemente, finire morti ammazzati, farsi scannare in massa, farsi vittime. Possibile che siamo protagonisti del tele-giornale soltanto nel settore della cronaca nera?

www.lidiaravera.it

 


Pubblicato il: 27.02.08 su l’Unità.it

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:23 | commenti (4)

domenica, febbraio 24, 2008

 

No Marini? No, party bi-partYzan.

Chi volesse vedere la nostra classe digerente all’opera non deve fare altro che andare sul sito di Roberto D’Agostino (www.dagospia.com) , alla voce “Cafonal” si può trovare l’album illustrato dell’indimenticabile festa per l’80° compleanno di Lino Jannuzzi.

Certo, uno se le immagina queste feste. Ma un conto è immaginarsele, un conto è vederle queste ammucchiate di personaggi di potere, dell’informazione e dello spettacolo. Mi fa un certo senso vedere avvinghiati uno all’altro, personaggi che dovrebbero appartenere a mondi diversi, distinti, impermeabili. Solo in Italia, forse, si possono trovare allo stesso tavolo giudici e pregiudicati, giornalisti e politici, massoni e cattolici, rappresentanti delle istituzioni e predatori delle medesime, uomini di potere e di (presunto) contropotere, di maggioranza e opposizione, controllori e controllati, guardie e ladri.

Tutti si abbracciano, si sbaciucchiano e poi divorano, sbevazzano, si sbudellano dalle risate, si strizzano l’occhio, si danno di gomito.

Ci stava tutto il gruppo digerente dei forzaitalioti, da Schifani a Pisanu, dalla “cosa bianca” di Tabacci alla sposa in bianco di Marta Marzotto. Ci stava a' gggente coi sordi: da Mezzaroma a Caltagirone.

Oltre i soliti piduisti: Cicchitto e Martino, ci sono i soliti condannati: Calogero Mannino, Gianni De Michelis, Paolo Ciro Pomicino, Marcello Dell’Utri, Biondi e Bondi e Franco Carraro, oltre naturalmente al festeggiato Jannuzzi (divenuto famoso per la bufala inventata contro il pm di Milano Ilda Bocassini, che gli costò una condanna graziata da Ciampi e un risarcimento danni, oltre la smentita sul settimanale "Panorama", dove scrisse di un complotto anti-berlusconiano). Più che una festa di compleanno, pare l’ora d’aria di Regina Coeli.

Il più festeggiato di tutti non è Tony Renis, ma è sicuramente Cesarone Previti, quello del “A’ Renà, te sei scordato a’ busta!” (dove “Renato” era il giudice Squillante e la busta era una mazzetta per conto di Sua Emittenza).

Ci sta pure, in un’improvvisata raccolta di firme anti-abortiste, il Giulianone Ferrara che, quando si tratta de magnà e di farsi attrippare, non manca mai.

In un paese normale, o almeno decente, chi capitasse per caso in una compagnia del genere cercherebbe di schermarsi il volto, per sfuggire ai fotografi. In Italia, no. Non c’è più quella che una volta si chiamava “vergogna”. Si mettono tutti in posa, orgogliosi e quasi onorati di far parte di questa ammucchiata.

Ma, secondo me, non è questo il punto. Ciascuno è libero di frequentare chi gli pare. Se il presidente del Senato, Franco Marini, reduce da un mandato esplorativo di governo che si è rivelato un flop vergognoso, e una lunga corte di ex ministri e sottosegretari e capigruppo e portavoce si fregiano di certe frequentazioni, buon per loro. In fondo, se stanno dove stanno, un motivo c’è ed è in quelle foto. Lo stesso vale per il presidente della Rai Claudio Petruccioli, per Carlo Rossella, per Gianni Riotta, per Enrico Mentana, per Jas Gavronsky e per l’uomo di Porta a Porta,  l'inviato speciale di Cogne, Bruno Vespa.

Sono tutti in evidente stato di eccitazione, appena Previti, la star della serata, si avvicina a loro per un istante. Affinità elettive: al cuore non si comanda.

Il premio di maggioranza & di miss eleganza lo ha vinto sicuramente Barbara Palombelli. I sette-otto spettatori del suo programma clandestino in onda durante il telegiornale domenicale di Mediaset l’avranno certamente notata. Chi si fosse interrogato della presenza della moglie di Cicciobello Rutelli (Ministro e candidato del centro-sinistra a sindaco di Roma) in un programma delle reti di Berlusconi, guardi le foto che la immortalano a scappellarsi con la Santachè, con Stefania Craxi o con donna Almirante e se ne farà una ragione.

Qualche anno fa, il “Washington Post” tolse alla sua più prestigiosa notista politica la rubrica sulla Casa Bianca perché risultava aver cenato qualche volta con Bill e Hillary Clinton. Ma noi non siamo in America, siamo in Italia. Purtroppo...


 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:25 | commenti (8)

sabato, febbraio 23, 2008

 

 

 

Jurassik Pork (con molti disdindi saludi…).

 

 

Zapatero non aveva compiuto nemmeno tre anni, Barack Obama era nato da appena 20 mesi quando Ciriaco De Mita entrò per la prima volta alla Camera. Salvo una breve interruzione tra il 1994 e il 1996, non ha più trovato l'uscita. Classe 1928, la stessa di Ernesto Che Guevara, da 45 anni trascina giornalisti e colleghi deputati sottobraccio per il Transatlantico, manco fosse un commesso o una puttana di Nusco (ammesso che a Nusco ci sia ancora gente priva di fissa occupazione costretta a vendere il culo per quattro soldi). Ma guai a fargli notare l'età: "Ieri, per la prima volta, mi sono sentito vecchio", ha confessato al compimento degli ottant'anni il leader maximo dell’ex Diccì dello scudo crociato. Quando si è reso conto che Ualter non lo avrebbe candidado nel Piddì, invece, il re della briscola ha dichiarato ai giornalisti: “Io lo ritengo un insuldo, ma con molda cordialidà li ho saludadi…”.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 18:42 | commenti (2)

venerdì, febbraio 22, 2008

 

Mentalità problem solving.

 

Un bel giorno, pieno di sole, un pastore sardo vide una nuvola di fumo e polvere sollevarsi, mentre qualcosa scendeva veloce dalla strada sterrata. Quando la sagoma dell’auto si stagliò fuori da quel polverone, si intravide una bellissima Alfetta rossa coupè che correva verso la masseria. L’auto frenò, sgommando, davanti alla porta del pastore. Dall’auto scese un uomo che somigliava a Raoul Bova. Giacca e cravatta, vestito blu impeccabile fatto su misura. Scarpa perfetta e alla moda. Capello corto. Palestrato. Una ventiquattrore in mano. Dopo il primo “buongiorno”,  fatto deciso e con il sorriso rassicurante, il tipo che somigliava a Raoul Bova aveva già parlato quindici minuti ininterrottamente, dicendo cose importanti che qualunque essere umano e vivente diverso da un pastore sardo avrebbe facilmente capito che la sua vita, di lì a poco, sarebbe cambiata completamente e sarebbe diventata solo un lontano e triste ricordo. Il pastore ascoltava l'uomo elegante con la cravatta dal colore fluorescente, in silenzio, mentre gli guardava le scarpe e si grattava lentamente lo scroto.

 

Ma Raoul Bova era uno intuitivo. Era di quelli che realizzava immediatamente la situazione critica e la tipologia del suo interlocutore. Aveva capito che il pastore non si sarebbe mai lasciato imbrogliare dalle sue solite chiacchiere a buon mercato che svendeva solitamente in quelle occasioni.

 

Decise di strabiliarlo con un giochetto di prestigididazione…voleva sfidarlo, per catturare (per sempre) la sua attenzione.

 

Così, gli disse:

 

“Gentilissimo ed egregio signor Pisanu, scommettiamo che indovino quante pecore ha in quel recinto? Se indovino, potrò scegliere la pecora migliore e portarmela a casa. Se perdo, le lascio qui la mia auto”.

 

“Eh, scommetiamu, dottore…”

 

“Ochey! Affare fatto!”, lo incalzò, divertito e rampante il Bova, con un fare un po' ironico (sapendo bene il fatto suo ed essendo assolutamente sicuro di vincere quella scommessa).

 

Bova prese dalla ventiquattrore con le sue belle mani perfette il suo portatile,  agitò le sue dita curate sui tasti, mise un po' in bocca la sua Montblanc grossa e nera, ci pensò un attimo e poi sparò sicuro la cifra:

 

“Gentilissimo ed egregio signor Pisanu, lei nel suo recinto ovino ha esattamente 484 pecore. Ho ragione o sbaglio?”.

 

“Ha ragione, dottore…prenda pure la pecora migliore che ho…”

 

Bova si avvicinò al recinto, si guardò intorno e prese la pecora che gli sembrava più grossa e pesante delle altre e, mentre stava per metterla nel cofano dell’auto, il pastore lo fermò…

 

“Ora,  dottore, le faccio io una domanda, scommettiamo che indovino che mestiere fa lei?”

 

“Certo! Ok. Le lascio la mia auto se indovina…” , lo incalzò, divertito e rampante il Bova, con un fare ironico (sapendo il fatto suo e sapendo benissimo di vincere anche quella seconda scommessa).

 

“Lei, dottore, fa il consulente… Ho ragione o sbaglio?”.”

 

“Ha ragione, gentilissimo signore Pisanu..ma mi spiega come ha fatto ad indovinare?”

 

“E’ semplice. E’ venuto qui e nessuno l’ha chiamata. Non sa un cazzo di niente, ma fa finta di sapere tutto. E poi ha preso l’unico cane pastore tedesco in un gregge di 484 pecore…”.

 

PS. questa barze me l’hanno raccontata ieri notte..a me, ha fatto ridere, chè poi sono andato a pisciare in un bagno che aveva la serratura come la mano di Capitan Uncino e sembrava più un posto per mettere le scope (è vero però anche che stavo alla terza scotch doppio malto e quindi forse non vale).

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:58 | commenti (9)

domenica, febbraio 17, 2008

 

 

 

La sostenibilissima pesantezza del blog.

 

Da un po’ di tempo, sto seguendo una flame su un blog. Non importa dire di chi, come e quando. Non è questo il punto. La domanda è un’altra. Apparentemente, sembra che gli opposti schieramenti si siano divisi tra quelli che si sparano le pose (le c.d. blogstar) e quelli che sparano a zero sulle pose (gli anti-blogstars). Altri, nel frattempo, si sparano le seghe (la flame è nata proprio da una pippa), ma, vabbè, questo è un altro discorso e lo approfondiremo un’altra volta (anche perché, credo, di averne già lungamente parlato... eppoi, questo blog dal titolo a quello che c'è sotto è tutto un manico).

 

Forse, la vera contrapposizione nasce dalla differenza tra il vero e il falso. L’autentico e la finzione .Tra l’essere più vicini o più distanti alla pesantezza della vita di tutti i giorni. Un po’ quello che si diceva (anni fa) tra il voler apparire (o avere) e l’essere. Secondo me, se in questo sguazzo fosse intervenuto Kundera (chè, se bloggasse pure lui, sarebbe sicuramente la più grande blogstar pipparola di tutti i tempi) avrebbe potuto spiegare benissimo perché la stessa identica cosa si “vive” in modo così diverso e perchè crea reazioni così differenti.

 

Nel suo libro “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (pag. 274 e seguenti, nell’edizione Adelphi) Kundera scrive:

 

"Tutti abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere potremmo essere suddivisi in quattro categorie.


La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico. E’ il caso del cantante tedesco, dell’attrice americana e anche del redattore con il mento grosso. Egli era abituato ai suoi lettori e, quando un giorno, i russi sospesero la pubblicazione del suo settimanale, ebbe la sensazione di trovarsi in un’atmosfera cento volte più rarefatta. Nessuno poteva sostituire per lui lo sguardo degli occhi sconosciuti. Gli sembrava di soffocare. Poi un giorno si rese conto di essere seguito a ogni passo dalla polizia, di essere ascoltato quando parlava al telefono, di essere addirittura fotografato in strada di nascosto. Tutt’a un tratto aveva su di sé occhi anonimi e poteva nuovamente respirare! Si rivolgeva teatralmente ai microfoni nel muro. Nella polizia aveva trovato il pubblico perduto.

 

La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. Si tratta degli instancabili organizzatori di cocktail e di cene. Essi sono più felici delle persone della prima categoria le quali, quando perdono il pubblico, hanno la sensazione che nella sala della loro vita si siano spente le luci. Succede, una volta o l'altra, quasi a tutti. Le persone della seconda categoria, invece, quegli sguardi riescono a procurarseli sempre. [...]

 

C'è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata. La loro condizione è pericolosa quanto quella degli appartenenti alla prima categoria. Una volta o l'altra gli occhi della persona amata si chiuderanno e nella sala ci sarà il buio. [...]

 

E c'è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori.".


Probabilmente, sui blog, tra chi scrive e chi legge, coesistono tutte e quattro le categorie individuate da Kundera. E tra una e l’altra non si riesce, non dico a parlare, ma nemmeno a leggersi o sopportarsi. Ma, in fondo, a parte quale tra queste categorie ci appartiene di più (potrebbero essere tutte e quattro) e quale sia il motivo che ci spinge a scrivere, come dice Kundera, la chiave di questa domanda sta nel fatto che spesso scriviamo anche senza chiedere risposte, perché vogliamo che gli altri posino il loro sguardo sulla nostra vita. Oppure sulle nostre pippe.

Trimonato da BaroneAgamennone | 18:26 | commenti (8)

sabato, febbraio 16, 2008

 

Ed è subito Pera.

 

Dopo il Presidente Napolitano, anche Marcello Pera ha invitato i due schieramenti a smorzare i toni della campagna elettorale e a pensare al dopo elezioni per fare le urgenti riforme elettorali ed istituzionali.

 

Ma c’è chi proprio non ce la fa a resistere. Ha ricominciato. E’ più forte di lui. Proprio non ce la fa a non buttare fango e merda. E non stiamo parlando di avversari politici. Non ha rispetto nemmeno per i morti. Nemmeno per quelli che non possono più difendersi dalle sue bugie. Mentre si invita a destra e a manca ad evitare lo scontro duro e frontale, arriva lui (il Nano rifatto) e spara la sua stronzata quotidiana. Forse ha capito che per i bassi i toni bassi gli passano sulla testa. Così si mette sulle punte delle scarpe rialzate con il tacco e spara. Non c’è niente da fare. Da quando è sceso in campo lui l’Italia non è più una democrazia liberale.

 

In una democrazia liberale, un uomo politico che da quattordici anni racconta frottole ai suoi elettori sarebbe costretto a dimettersi a furor di popolo non solo dalla politica.

 

In una democrazia liberale, il presidente del consiglio dei ministri non decide i palinsesti non solo delle sue televisioni, ma nemmeno di quelle di Stato e, se per caso lo fa, non pretende poi di fare anche il critico televisivo.

 

In una democrazia liberale, il presidente del consiglio dei ministri non recapita i suoi videomessaggi preregistrati alle televisioni.

 

In una democrazia liberale, i processi a carico del presidente del consiglio dei ministri, caso mai ce ne fossero, verrebbero trasmessi in diretta tv (vedi interrogatorio di Clinton sul caso Lewinsky, in mondovisione) e non sarebbero, come in Italia, semiclandestini.

 

In una vera democrazia liberale, uno come lui non potrebbe esistere. A piede libero, s’intende.

 

In una democrazia liberale, chi non paga le tasse, versando parcelle in nero ai suoi avvocati, finisce in galera, non a Palazzo Chigi.

 

In una democrazia liberale, la legge è uguale per tutti e tutti sono uguali davanti alla legge. Persino il presidente del consiglio dei ministri.

 

In una democrazia liberale, uno che è stato imputato per aver corrotto dei magistrati e acquistato sentenze di favore non ci penserebbe neppure a candidarsi alla guida del governo (non cinque volte, ma nemmeno una, la prima).

 

In una democrazia liberale, se anche uno in quelle condizioni fosse sfiorato da quell’insano proposito, ne verrebbe vivamente dissuaso dal suo partito e, se insistesse, verrebbe visitato da uno bravo.

 

In una democrazia liberale, se uno – per assurdo – dovesse candidarsi e farsi eleggere possedendo tre reti televisive e un bel po’ di giornali, sarebbe semplicemente ineleggibile.

 

In una democrazia liberale, il presidente del consiglio dei ministri, quando gli chiedono durante un processo delle origini dei suoi miliardi e dei suoi rapporti con la mafia, non si avvale della facoltà di non rispondere.

 

In una democrazia liberale, il presidente del consiglio dei ministri non cambia una norma sul falso in bilancio, se ha un processo in corso sul falso in bilancio.

 

In una democrazia liberale, gli avvocati del premier non diventano presidenti della commissione Giustizia e non scrivono le leggi per abolire i processi del premier cliente.

 

In una democrazia liberale, le commissioni parlamentari d’inchiesta le promuove l’opposizione per controllare la maggioranza, non la maggioranza per ricattare l’opposizione.

 

In una democrazia liberale, il presidente del consiglio dei ministri, se fa scrivere tramite il suo cosiddetto guardasigilli in tutti i tribunali che la “giustizia è amministrata in nome del popolo”, poi rispetta le sentenze emesse in nome di quello stesso popolo.

 

In una democrazia liberale, anziché farfugliare di un presunto “uso politico della giustizia”, il presidente del consiglio dei ministri e gli avvocati al seguito si asterrebbero dal fare un uso giudiziario della politica.

 

In una vera democrazia liberale, un presidente del consiglio dei ministri che ha fatto e detto queste cose non potrebbe continuare a dire le cose che dice e nemmeno candidarsi per l’ennesima volta.

 

Ma questo Paese non mi sembra più una democrazia liberale.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 11:59 | commenti (5)

venerdì, febbraio 15, 2008







Il Toro dice al Capricorno: cornuto!

Care amiche e cari amici,

 

eccoci all’appuntamento tanto atteso con l’oroscopo della settimana.

 

Totocalcio…no, pardon, Toro. Avrete una settimana tormentata.

 

Finalmente, finirete di pagare le rate della vostra casa. Grazie al maritino che ve la paga puntualmente, visto che non aprite nemmeno le buste che vi spedisce (tramite la posta) la banca. Ma, il giorno, dopo, le Autorità vi diranno che è stata costruita su una discarica abusiva, piena di rifiuti tossici e radioattivi. La venderete al miglior offerente. Un camorrista di Caserta che investe in discariche abusive. E con il ricavato comprerete una Porsche. Che, però, il giorno stesso verrà fracassata contro il muro di un asilo, dopo che l’avrà parcheggiata un parcheggiatore abusivo strafatto al cianuro. Il parcheggiatore se la darà a gambe e toccherà a voi rimborsare i genitori dei bimbi dell’asilo finiti sotto le macerie. E' inutile gridare ai quattro venti: "Ti ho dato il culoooo!!!". Specie se lo hai dato anche ad un otorino di Torino, quasi in sordina. Il problema è uno e solo uno: non vo-la-va (sulla carta). Però, non disperate, amici e amiche toro, basterà fare un aereoplanino di carta, soffiarci sulla punta e il gioco è fatto. Buon viaggio.

 

Personaggio famoso nato sotto il segno del Toro è Annamaria Franzoni.

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:49 | commenti (10)

 

The winner iZ…

Bella, però, ‘sta cosa della politica che si sposta dal settore-chiacchiere, al campo della musica. Forse per entrare (scendere, avvicinarsi) nel mondo dei ragazzi e dei gggiovani elettori. Gli eterni indecisi che non votano mai o che votano poco, ma che, forse, decideranno chi vincerà le prossime elezioni.

Allora, vai con gli inni e con la musica sparata a palla con mille watt nelle audiocasse dei comizi di piazza.

Mentre florellina ci fa scoprire l’ultima cagata del Nano (no, hanno detto che non si fa campagna elettorale “contro” qualcuno, ma “per qualcosa”). Dicevo, mentre florellina ci fa ascoltare l’ultima cagata del nano, Ualter corre da solo sulle note di Jovanotti. E vabbè.

Però, ora basta parlare solo di Berlusconi e di Veltroni. Il Nano me lo trovo tra i coglioni ovunque. A “Porta a Porta” (mentre mi addormento sul divano), al Tiggìuno delle venti (mentre metto l’olio sull’insalata). A “Uno mattina” (mentre faccio colazione). Echeccazzo! Basta! Dico ebbasta! Emmedà! Così, non si può più!

Non è che negli States (patria della democrazia pluralista e pluri-liste) si USA parlare solo di Obama e dell’ex first lady. No? Ci sta pure John McCain. Echeccazzo! Ma chi è McCain? Mah...mica ho capito...Meno male, che mi aiuta la musica...Anche se mi ricorda un po' il videoclip di Obama... E vabbù...

 

 

E’ come se in Italia ci dimenticassimo del Pierferdinando. Che al McCain gli somiglia pure, solo che sembra più gggiovane. Il nostro Casini è come McCain: uno che copia la musica, pensando di essere diverso e originale.

Ma che vi debbo dire? Io, se davvero avessi potuto scegliere la colonna sonora di questa difficile campagna elettorale (con una sinistra completamente divisa), avrei scelto Amy Winehouse. Una tipa che ha vinto cinque Grammy Awards 2008  in un colpo solo, porta sicuramente più fortuna... Il culo mi pare che ce lo abbia pure (detto così, a occhio)...

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 00:43 | commenti (6)

giovedì, febbraio 14, 2008

 

Oggi è San Valentino.

E’ la festa degli innamorati e dei gangster.

Che Al Capone, sia con voi. Che faccia strage di cuori e di oroscopi. E di teste di cazzo. Come me.*

(*) la parte in corsivo è stata posticciamente aggiunta da Nuvola (e basta). Lo dico solo perchè non vorrei MAI (mai mai mai!) violare le leggi sul diritto d'autore e sui Tori.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:49 | commenti (18)

domenica, febbraio 10, 2008

 

 

 

Yes, we can(tiamo).

 

Mentre la Sinistra Arcobaleno discute animosamente se lasciare o meno il simbolo dei lavoratori (la falce e il martello), Obama-Ualter ha già deciso quale sarà l’inno del Piddì alle prossime elezioni: “Mi fido di te” (Jovanotti – 2005).

 

Quasi quasi, era meglio Ivano Fossati…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 16:57 | commenti (17)

mercoledì, febbraio 06, 2008

 

Giochiamo a Uno?

 

Questo che state per vedere non è solo un filmato educativo per insegnare ai vostri figli cosa devono fare da grandi. Non serve solo a fargli capire che devono stimolare la fantasia. Aguzzare l'ingegno, per non farsi fottere nella lunga e ripida strada della vita. Non serve solo a ricordare a queste giovani menti che non devono perdere tempo a cazzeggiare sui blog. Fumare. Drogarsi. Chattare con la morosa su msn. O farsi le pippe sui siti con le donne ignude. Come fate voi spesso. No.

 

No, non è solo questo. Questo video è molto, ma molto, di più. E’ una metafora politica. Rappresenta il Governo Prodi. Perché? Perché mentre Mortadella perdeva tempo a cercare di capire le regole di funzionamento della macchina burocratica democratica (il conflitto di interesse, una legge elettorale condivisa, eccetera), il Nano ci saliva sopra e gliela ciulava (la macchina). Portandoci al voto con il vecchio conflitto di interesse e con la vecchia legge elettorale. Fra un paio di mesi, avremo un buon governo clerico-liberista, capeggiato da un imprenditore che prima usava la politica per prendersi i giornali e le televisioni, poi ha iniziato ad usare giornali e televisioni per prendersi la politica e ora userà la politica e le televisioni per prendersi quel che resta. In questo caso, la mascine

 

Avvertenze: il titolo di questo post non c’entra una mazza (forse).

Trimonato da BaroneAgamennone | 18:01 | commenti (22)

 

 

 

Stanotte, avevo aperto il blog, pensando di scrivere qualcosa su Marini. Poi mi sono detto chi cazzo se ne fotte di Marini, ha fatto la figura del coglione, sapendo di andare a fare la figura del coglione, quindi, che si fotta pure Marini e andiamo a votare con il porcellum. Allora, ho pensato di aprire la posta, chissà che non mi arrivi la solita mail-spam sul Viagra e mi tiri un po’ su. Leggo la mail e mi è venuta voglia di buttarmi in un fiume. Per fortuna che non ci sono fiumi nel raggio di dieci chilometri (forse anche di più). Per farmi passare strane idee suicide (chè, poi, mi vergognerei a farmi trovare in pigiama e ciabatte a galleggiare nella melma), mi faccio un salutare giretto sui blog. Apro i miei preferiti e leggo le prime righe del post di Alderaban.

 

Se riuscissi solo a ricordare chi sono magari potrei provare a dire qualcosa invece non riesco a ricordare niente solo nebbia nella mente mi sento fuori posto ovunque  e comincio a chiedermi se non dipenda da una mia totale incapacità di adeguarmi alla realtà che mi..”.

 

Clicco su “continua a leggere” e continuo a leggere senza fermarmi. Tutto un sorso. Non c’è male. Non c’è proprio malaccio. Erano proprio le parole che stavo cercando e che volevo leggere, questa notte. Di meglio, per me, oggi, non si poteva proprio scrivere. Quindi, perché sforzarsi? Lo metto pure qui. Se Aldè mi denuncia per plagio, avrebbe ragione. Se si incazza, perché pare che lo prenda per il culo, avrebbe torto. Io e Alderaban fonderemo un partito, che si sappia. Sarà una cosa rossa e mossa.

 

martedì, 05 febbraio 2008

 

Se riuscissi solo a ricordare chi sono magari potrei provare a dire qualcosa invece non riesco a ricordare niente solo  nebbia nella mente mi sento fuori posto ovunque  e comincio a chiedermi se non dipenda da una mia totale incapacità di adeguarmi alla realtà che mi circonda non sopporto più niente persone cose fatti ogni cosa è banale amorfa inutile ci fosse lei  magari  saprebbe ma anche lei si è dileguata e non c'è proprio nessuno che mi ascolti mi parli voglia darmi un pò d'amore  nessuno che per una volta mi chiami e mi dica ciao come stai ti va di uscire stasera è tutto buio e ho paura per la prima volta stasera ho provato la paura in fondo al mio cuore e non ho la forza per resistere reagire neanche di piangere  solo rabbia rabbia rabbia per avere sprecato la mia vita andrò a letto nella speranza di dimenticarmi così come mi hanno dimenticato gli altri ma so già che non sarà così e domani sarà un altro giorno un altro incubo da affrontare ho sperato per un momento di avere trovato qui un rifugio un posto dove incontrare amici ma mi sbagliavo anche questo luogo è vuoto qui ci sono solo apparenze ombre e nessuno è disposto a cercarti veramente per paura di incontrare qualcosa di troppo orribile da affrontare un'altra atroce  delusione  forse sarà il caso di chiudere tutto non so ci penserò in fondo che senso ha esserci o meno se nessuno si cura di te

Cazz... fa veramente schifo... si vede che sto proprio di merda...

 

Alderaban

 

(che poi spiegherà perché dal nero ha sfumato l’ultimo rigo in grigio)

 

 

PS: per la foto sopra, giuro, ho scritto su Gug’l “Marini” e la prima foto che è uscita è stata quella tipa avvolta nelle lenzuola. Sarà la figlia di Marini o un aborto del porcellum, che ne so?

Trimonato da BaroneAgamennone | 02:22 | commenti (14)

sabato, febbraio 02, 2008

 

 

 

 

Oggi si fa il sondaggio.

 

Microsoft vuole comprare Yahoo! Avete paura del suo predominio?      

·         No

51.4%

 

·        

48.6%

 

·         Per parafrasare Mc Luhan, il mezzo (il software) che si fa messaggio (il web)

Eh?

 

·         Me ne sbatto (altamente) i coglioni.

      io.

Trimonato da BaroneAgamennone | 11:41 | commenti (3)

venerdì, febbraio 01, 2008

 

 

 

La corazzata Potiomkim (è stata colpita e affondata).

 

 

La vita è come un gioco alla battaglia navale. Uguale uguale. Anche se, a volte, il colpo finale arriva un po' in ritardo. Con il secondo tentativo. Con il secondo binario. Con lo scarto e il megafono alla stazione che si scusa e ti dice che devi pazientare ed aspettare. Me ne sono accorto solo oggi. Sono trascorsi 14 anni. Quattordici. Da quando questa strana ed incredibile storia è cominciata. Non uno, due o tre. Quattordici. Era dal 1994 che aspettavo questo momento. E ora, finalmente, quel tuffo d'acqua con la schiuma bianca è arrivato. Ci pensavo da tanto tempo. Quante volte ho pensato a come sarebbe stato. Non è stato proprio come me lo aspettavo. Ma è arrivato.  Oggi FINALMENTE è arrivato.

 

E' stato diverso. Non è proprio come la morte di un cane. Un cane ha una sua dignità. Un passato di fedeltà, fatto di sguardi, di cuore, di carezze sul pelo e contropelo, di passeggiate all'umido, fumando, guardando la luna o i neon, mentre lui è sull’erba a saltellare allegro e libero dal guinzaglio, a pisciare e a cagare con la zampetta alzata o semi-seduto con la coda alzata. Sono momenti belli passati assieme. In semi-solitudine. Questa è stata tutta un’altra cosa. Un uomo non può essere come un cane. Può solo somigliargli. Ed uno può gioire o patire per la sua scomparsa. Oppure essere indifferente.

 

Io non sono mai riuscito ad essere indifferente a nulla. Ecco perchè, per me, questo non è né gioia né dolore. Ma è stata solo una liberazione. Qualcuno o qualcuna potrà non essere d’accordo. Potrà non condividere il lutto. Ma per me è così. E amen.

 

Lui si è dimesso. Brindo alla sua e alla mia salute. E che possa crepare. Non subito. Anche domani. Io sono uno buono.

 

 

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:18 | commenti (6)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).