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giovedì, maggio 29, 2008 Buon compleanno. Te lo dico anche ora. Con un po’ di ritardo. Anche se sono passate settimane da allora. Ma c’è un perché. Chissà se è stato davvero un caso che quella sera, la notte del tuo comple, io non c’ero. Hai scritto che una festa non è una festa se non ci sono io. A me, non è sembrato affatto che sia andata così, visto che c’ero. Visto che non era una festa a sorpresa e contava più la festa di qualsiasi altra cosa. Il mio sembra egoismo, sì, credo che lo sia, ma lo è stato sicuramente anche il tuo.Visto che non fai che parlarne e l’unica cosa che dimentichi (tra regali ricevuti e quanto vi siete divertiti) è proprio questa. Saranno state tutte lì le persone alle quali volevi bene? Quelle che significano di più per te. Io non c’ero. Io non ci sono mai quando dovrei. E’ una specie di maledizione la mia. Ma ora vuoi che questa sia la mia pena? Il mio rimprovero quotidiano? La mia genuflessione serale? La vita e il nostro modo di attraversarla sono sempre stati come un autobus su montagne russe. Dico “autobus” perché nei voli pindarici io non ci credo. Meglio restare con le ruote e i piedi per terra. Saliamo, scendiamo, ci fermiamo, vediamo altra gente salire e scendere e il viaggio riprende. Sarà che dopo anni, la cosa può stancare. Ma perché meravigliarsene? Il nostro viaggio è su un autobus in cui il conducente non sorride e non parla. C’è sempre un sedile libero. Come se su quel sedile ci fosse scritto un altro nome. E’ un autobus che è sempre fermo al semaforo rosso e il verde scatta solo dopo mesi. E’ un autobus pieno di controllori. Sembra ci siano più controllori che passeggeri. ‘Sta volta il controllore non ti chiede il biglietto, si tocca il cappello in segno di saluto. E ti augura buona giornata. Non sa che il tuo compleanno è già passato. Non sa che non sarà una buona giornata. Ma una giornata uguale a tante altre vuote come le precedenti. Quelle fatte di niente. Quelle in cui ti chiedi se hai ancora tutta la vita davanti. Quelle in cui ti chiedi se hai ancora un’altra chance. Se sei a un bivio. Oppure se sei arrivata al capolinea. I compleanni sono come le porte che si chiudono dietro di te, quando sei scesa e l’autobus riparte. Non c’è nessuno che ti saluta con la mano. Non c’è nessunissima ragione. Chissà perché uno pensa che ai compleanni succedano cose belle. Per me, una cosa bella può essere il cucciolo del tuo cane che mi corre incontro e mi scodinzola quando lo tocco. Anche se non l’ho mai toccato finora. Chissà se il tuo cane capirà quando sarà arrivato un giorno speciale. I cani le capiscono certe cose. I cuccioli e le "cucciole" sono fatti così. E tu lo sai, no? Come sarà la festa su un autobus? E’ proprio come quando finiscono le feste. Alla fine, tutti vanno via. Chi volevi baciare, hai baciato. A chi non volevi baciare, gli hai stretto solo la mano. Io sono l’unico a rimanere fuori. In fondo, le feste nemmeno mi piacciono. C’è l’obbligo di divertirsi alle feste, anche quando non sei dell’umore adatto. Il sorriso diventa un ghigno e un ghigno una specie di paresi sulle labbra. La tua festa è andata, ormai. Gli spiritosi hanno intrattenuto, gli intelligenti avranno detto qualcosa di sensato. Qualcuno avrà ballato, qualcuno avrà cantato, qualcuno avrà suonato. Ti avranno portato regali ispirati e oggetti inutili. Nessuno si sarà sentito triste. Nessuno, tranne me. Proprio come stasera. Trimonato da BaroneAgamennone | 22:19 | commenti (7) venerdì, maggio 16, 2008 Alla fine. Amore, lo so, qualsiasi manuale d’amore suggerirebbe di aspettare alcuni giorni, forse persino settimane prima di scriverti. Non dovrei dare l’impressione di essere così volubile, così impaziente, così disperato, così “bisognoso” di ristabilire un contatto con te, dopo quello che ho fatto, detto, scritto. Ma quello che mi sta succedendo, non mi permetterebbe nemmeno di dormire. Ho voglia di urlare la mia gioia! Lo so, sembro un matto schizofrenico. Ma la nostra storia sembra sempre schiacciare il tasto dell’avanzamento veloce. Quello che brucia molte tappe. Non abbiamo superato i giochi romantici e i litigi dei bambini. Solo perdendoti, riesco a capire quanto mi manchi. Prima mi piaceva la mia solitudine. Era come pensare di poter vivere senza nulla e nessuno. Mi illudevo di essere autonomo. Pensavo di poter bastare a me stesso. Ero padrone di me, dei miei spazi. Ora, per me, la solitudine è sapere che non ci sei. Che non sei più con me. E’ così doloroso, gelido e frustrante pensare di averti persa per sempre. Tu hai stravolto completamente il mio scenario. Con te cambiano i colori intorno a me. Diventano scuri senza di te. C’era una poesia (non ricordo di chi) che diceva: “il freddo è molto freddo e il caldo sembra così caldo”. Perderti, mi fa sentire il gelo nelle ossa (anche se fuori fa caldino). Ritrovarti, mi fa sudare. Vado a picco se non ti sento più. Per quanto brutto possa essere stato, quello che è successo è stato utile. Mi ha fatto capire tante cose di me. E quanto sei importante per me. Ma soprattutto mi ha fatto sentire lo spavento, il terrore, la sofferenza di averti persa per sempre. Temo di aver bevuto qualche sorso di troppo quella notte. Ero disperato. La mia mente e la mia lingua correvano a briglia sciolta. Sentivo che ti stavi allontanando da me e volevo distruggere tutto. Fare terra bruciata intorno a me. Ora, invece, vorrei tirare una riga e ricominciare da zero. Con te. Assieme a te. Ricominciare dal profondo dell’anima. La tua e la mia. Voglio prendermi cura del tuo cuoricino, amore. Accudirlo. Curarne le ferite. Anche quelle che io ti ho inferto così sadicamente. Vorrei guardarlo con amore, come una delle tue pianticelle a cui dai l’acqua e che fai crescere sul tuo terrazzo. Ma, in futuro, voglio amarti piano piano. Delicatamente. Tu sarai cauta, lo so, me lo hai detto. Io cercherò di tenere a bada la belva della mia passione che mi divora dentro. Non puoi immaginare la gioia che mi hanno ridato quei tuoi piccoli timidi sms. La testa ha ripreso a girarmi. Quella vertiginosa attrazione che provo per te, mi ha risucchiato in un attimo. Ero felice. Ho sentito la vita riprendere a girare. Si era fermata in questi giorni silenziosi che mi sembravano infiniti. Con te, ho scoperto che l’amore non porta solo felicità, ma anche vergogna per i propri errori. Allontanandoti da me (cacciandomi via dalla tua vita), mi sono vergognato di me stesso. Quando ti ho vista, l’altra sera, la tua indifferenza mi ha fatto sentire uno straccio trascinato nella polvere. E’ quel momento che dovrò ricordare, quando sto con te. Solo così un uomo può capire se l’altra persona conta davvero nella propria vita. Oppure se è sostituibile, rimpiazzabile. Tu ormai possiedi il mio cuore. Sei dentro la mia pelle al punto di farmi sentire il tuo profumo ovunque. Scorri dentro il mio sangue. Mi sfondi il cervello di pensieri. Strappi la mia anima di emozioni che non ho mai provato. Colpisci il mio stomaco come un pugno. Non è immaginazione o fantasia questa. E’ così. Lo sai. Io lo sento davvero quel colpo nella pancia con te. Non mi era mai successo prima di conoscere te. Mi manca tutto di te. Le tue mani. I tuoi occhi. I tuoi capelli. Tu dici che non si può vivere solo di parole. Eppure sapessi quanto mi mancano anche quelle. Specie quando dicevi di amarmi. Specie le nostre lunghissime chiacchierate, quando dicevamo che credevamo ancora l’uno nell’altra. Quelle parole che dicevano che potevamo farcela solo restando insieme. Fino ad oggi, io non avevo ancora capito con certezza in cosa credevo. In questi giorni, ho sentito di essere perso senza di te. E forse anche tu. Riprendimi con te, amore. Voglio la tua e la mia felicità. Voglio che tu sia felice. Non voglio più farti piangere. Per me, anche questo sarebbe sufficiente. Il mio amore per te non è mai stato meglio di così. Trimonato da BaroneAgamennone | 21:45 | commenti (7) giovedì, maggio 15, 2008
The end. Oggi alla radio hanno mandato questo pezzo (maledizione!). Il cuore ha iniziato a battere forte nel petto. Una marea di ricordi sono esplosi nella mia mente. Mi è venuto da piangere. Per fortuna ero solo in auto e nessuno poteva vedermi. Mi sono guardato nello specchietto retrovisore. Avevo gli occhi e lo sguardo della tristezza. Sembra che tutto il mondo sia contro di me. Non faccio la vittima. Io sono il carnefice. Ma anche i carnefici, alla fine, si sentono accerchiati.Vado in un posto per non pensarti e ti ritrovo. Ti saluto e nemmeno mi rispondi. Fingi indifferenza. Mi tratti come un povero stronzo. Be’, magari, ora pensi proprio questo di me. Mi sa che siamo proprio alla fine. Me la sono cercata. Me la sono meritata. Come si dice? La giusta punizione per chi tenta di rovinare sempre tutto. Come se cercassi sempre un terremoto che sconquassa tutto. E alla fine rimango sorpreso dagli effetti devastanti della scossa. Che stupido… Meglio questo. Meglio un terremoto che un lento morire nelle chiacchiere insulse. Almeno me lo sono scelto. So che tu non la pensi così. Ma, vedi, la vita degli uomini è piena di miserie, l’uomo è un animale crudele. Queste sono le uniche giustificazioni che riesco a darmi. Ma le scrivo solo sulla carta. Sulla carta le miserie non puzzano. Però, quando uno è alla fine…insomma, uno può dire quello che vuole, quelle miserie diventano di carta e le rendo più astratte. Ma miserie non sono…chissà, a volte è così difficile distinguere fra crudeltà e giustizia. Anche Hitler pensava di essere nel giusto e molti (moltissimi, anche noi qui in Italia) gli hanno creduto. E invece il mondo è fatto di azioni, di atti..cose concrete che però poi passano, perché l’azione si verifica, succede…e succede solo in quel preciso momento lì, e poi svanisce, non c’è più. Non è vero che verba volant. Verba manent. Di tutto ciò che siamo, di tutto ciò che siamo stati, restano solo le parole che abbiamo detto e non quello che abbiamo fatto in quel dato luogo e in quel dato momento. Restano le parole..le mie..o le tue quelle che mi hai sempre ribaltato e ritorto contro come aghi appuntiti e come lame affilate. Quante volte hai usato le mie confessioni contro di me? Quello che ferisce gli altri, poi, si dimentica. Quello che ferisce noi, invece, rimane. Ma chi testimonia per il testimone? Il punto è questo, nessuno testimonia per il testimone. Per fortuna che la scrittura è sorda. Anche questi suoni che sento ora moriranno. Moriranno come morirà questa pagina dopo essere stata letta. La scrittura fissa le parole e le uccide. Anche se la scrittura falsa tutto. Ma sotto? Sotto la vita è viva come quando sollevi una pietra e trovi un formicaio e le formiche scappano in tutte le direzioni. Alla fine, tutto diventa e finisce in merda. Siamo tutti in una fogna anche se alcuni guardano le stelle. Anche i sentimenti muoiono e vanno sotterrati. Cosa resta? Un buco nero in cui scavare. Chissà come mi odi ora per aver raccontato la nostra storia. Sai, se c’è qualcuno che i comuni giuda, quelli che tradiscono per tradire, odiano senza pace, è proprio Giuda, che tradì per fedeltà…Ma se proprio dovessi scegliere il personaggio, tra Giuda che per trenta denari salvò quelli che Gesù pensava di salvare con la sua croce e Bruto che per giochi di potere pugnalò alle spalle Cesare, sceglierei Iago. Almeno quella tra Otello e Desdemona era una storia di amore e di gelosie. Più simile alla nostra. Anche se Iago doveva avere l’anima un po’ pelosa.. Come me. Ora mi resta solo questo niente. Questo silenzio. Raccogliere le briciole. Ricordi che galleggiano in una schiumetta bianca di una malinconia infinita. So che mi volevi bene davvero. Volevi il mio bene. Volevi anche il tuo. O ciò che tu pensavi che avrebbe potuto essere il "nostro" bene. Anche io te ne volevo. E te ne voglio ancora molto. Ma il verme è nel frutto. In quella maledetta mela che ci offre il serpente. Saremmo tutti felici, se non fosse così. Senti, il resto della storia raccontalo tu, chè io non ho più voglia di ricordare. Ti ho chiesto scusa. Non è bastato. Non mi hai perdonato. Amen. E poi a che servirebbe? Non bisogna farlo e non serve a niente quando siamo stati così stolti. A volte, le cose vanno per conto loro, senza perché, senza ma. Il brutto non è solo questo. Il brutto è che l’amore se n’è gghiuto. E non vedo l’ora di andarmene anche io. Ora bisogna pensare solo al futuro. Di futuri ce ne sono tanti. Io ti auguro il migliore possibile. Pensare a cose belle o come diceva quello in quella canzone (forse, era Tenco) “e lontano lontano nel tempo forse un giorno negli occhi di un altro troverai un po’ dei miei occhi…” Solo in una cosa hai sempre sbagliato. Nel pensare che la vita sia o così o cosà. I futuri si dividono sempre in due, in quelli (come te) che continuano a pensare che la storia la facciamo noi con le nostre mani, e in quegli idioti (come me) che continuano a sognare, pensando che la storia è come l’amore e come la musica. Ora c’è solo lo schermo e il film è finito. Dopo i titoli di coda che scorrono, appare “the end”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 00:30 | commenti (10) sabato, maggio 10, 2008 Lettera di un anonimo ai bloggherZ. Non serve che vi dica il mio nome. Vi basti sapere che sono nel giro del web da un sacco di tempo e che, dopo tutti questi anni-decenni-secoli di esperienza nel settore, conosco il mio mestiere. Alcuni mi chiamano Anonimo, altri u.a. (utente anonimo), ma, secondo me, è sbagliato chiamarci così: potrebbero nascere equivoci, perché ci sono un sacco di Anonimi in giro ed u.a. di varia qualità. Noi (veri) Anonimi siamo quelli che scrivono commenti arguti senza firma sui blog, sapendo (pensando) di essere riconosciuti, ma siamo anche quelli che vanno in giro con pennarelli doppi neri (o rossi) negli autogrill sulle autostrade, entrano nei bagni e scrivono numeri di cellulari sulle pareti piastrellate. Il mio commento migliore è stato. “Chiamami, sono una grandissima troia, amante delle sculacciate, ma che ama fare pompini con l’ingoio” (seguito da un numero di telefono). Ebbi un sacco di chiamate quella volta al punto di essere costretto a cambiare la scheda telefonica. Quindi, non chiamatemi Anonimo. Non chiamatemi per niente. Saltiamo le formalità, d’accordo? Lo dico alla Wanna Marchi “d’accordo?”. Quando mi leggerete, fate finta di non avermi letto. Solo chi può sapere, sa. Chi non sa, può solo immaginare. Scervellarsi inutilmente. E' questo che mi piace. Sapere quello che gli altri penZano di me. Io lo so. Loro no. E' come giocare al gioco del "Chi è?" sulla "Settimana Enigmistica". Tu hai la soluzione in tasca e loro si dannano a cercarla. A me piace da morire tirare il sasso nello stagno e nascondere la mano. Vedere gli infiniti cerchi concentrici formarsi sul pelo dell’acqua. Godo a leggere le polemiche infinite senza costrutto alcuno che può scatenare la mia scintilla lanciata in un granaio. Per questo si chiamano flames. Come farete a riconoscermi? Vi cercherò io. I disperati sanno dove trovarmi. Vedete, se è vero che voi dovete fidarmi di me, anche io devo potermi fidare di voi. La nostra impresa richiede lavoro di squadra. Voi dovete fornirmi la materia prima emotiva. Non potete limitarvi a star lì seduti fermi a far niente o a scrivere insulsi post in un blog frequentato da quattro amichetti ossequiosi che vi salutano o vi riempioni di complimenti. Avete bisogno di noi. Noi siamo la vostra coscienza che vi parla senza firmarsi. Siamo selettivi. Abbiamo la parola mirata. Colpiamo uno per ammazzarne cento. Guardatemi negli occhi, non ve ne pentirete. Grazie, ci vediamo presto qui su questi schermi. A.
Trimonato da BaroneAgamennone | 12:27 | commenti lunedì, maggio 05, 2008
Un’estranea: Ma non stai dicendo sul serio, vero? Eva Qu: Sì, sì, dico sul serio: io e lui ci siamo sposati davvero! Un’estranea: Ma stai forse cercando di dire che lui si è sposato una supposta? Eva Qu: Sì, ma effervescente!
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:22 | commenti (4) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).