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giovedì, luglio 31, 2008
Ennesimo post dedicato a Giuda (ma anche a me che sono un traditore incallito, ormai). “Un padre, volendo insegnare al figlio a essere meno pavido, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul secondo gradino e gli dice: -Salta, che ti prendo.- Il bambino salta. Poi lo piazza sul terzo, dicendo: -Salta, che ti prendo.- Indi il padre lo sistema sul quarto, poi sul quinto, dicendo ogni volta: -Salta, che ti prendo-, e ogni volta il bambino salta e il padre lo afferra prontamente. A un certo punto, il bambino è su un gradino molto in alto, ma salta ugualmente, come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino cade lungo e disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in piedi, il padre gli dice: - "Così impari, mai fidarti di nessuno...neanche se è tuo padre". James Hillman in “Puer Aeternus”
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:23 | commenti (2) mercoledì, luglio 23, 2008
Post dedicato a Basil il coccio rotto censore. Girovagando su Internet, in questi mesi, ho conosciuto uno strano tipo scalzo che probabilmente ragiona con i piedi e si definisce (o crede di essere) un grande imprenditore. Lavora qui sul web. Ha un’azienda. Una grande azienda che mi ricorda le piramidi egiziane. Con schiavi che lavorano h24 trascinando le pietre e faraoni che si arricchiscono pensando al sarcofago d’oro che li ricoprirà quando crepano. Così come hanno fatto i loro antichi avi. Il ricco compenso che ti paga questo GRANDE imprenditore (se lavori per lui) è 4 euro all’ora, che, tolta la ritenuta fiscale del 20 per cento, fanno bei ricchi 3,20 euro all’ora. Sembra poco? Sembra molto? Non lo so. E’ vero che gli stipendi e i salari non aumentano da quindici anni, ma è vero anche che i padroni restano sempre gli stessi ricchi e tirchi di sempre. E’ un periodo di crisi e lavoro non se ne trova. O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. Oggi, mi sono alzato alle cinque, avevo poco sonno. Sono uscito di casa presto ed ho trovato lo zerbino davanti alla porta arrotolato. In piedi. Le signore che lavano le scale erano davanti all’ascensore. Abbiamo fatto due chiacchiere, ci siamo lamentati del gran caldo, della fatica di vivere, e, alla fine, ho chiesto quando prendono a ora. Undici euro, più i contributi. Apperò… L’altro giorno, avevo l’auto a fare il tagliando e mi sono fatto un viaggio in pullman per andare al lavoro. Era pieno di nigeriane che venivano scaricate sulla Statale 16. Non ci sono mai andato con una puttana, ma, a occhio e croce, prendono tra i trenta e i cinquanta euro a botta. Ora, però, non mi venite a chiedere se con il guanto o senza. Trimonato da BaroneAgamennone | 01:54 | commenti (11) mercoledì, luglio 16, 2008 Il gusto dell’orripilante e della menzogna. Questo sarà un post molto contorto e un po' lungo. Ma chi mi conosce capirà. Chi è citato come protagonista anche. Chi non mi conosce può saltare direttamente all’ultimo rigo e alla domanda finale. Molti anni fa conobbi una donna molto giovane. Aveva dieci anni meno di me. Ci innamorammo perdutamente, nonostante io fossi già sposato e avessi già un figlio. Fu un amore travolgente che finì male. Anzi, malissimo. Uscii distrutto da quella storia. Ero a pezzi. Per mesi, andai da una strizzacervelli per farmi curare il dolore che avevo dentro. Ero sull’orlo del suicidio. Mi affacciavo alla finestra della cucina e pensavo che lì, su quel marciapiede, in una pozza di sangue, avrei finalmente trovato la mia pace. Per caso o per noia, scoprii Internet. Mi rifugiai sul web. Nelle chat. Persi il mio nome e diventai “il barone rosso”. Il barone, per gli amici. Sembravano tanti gli amici. Come tanti sembravano quelli che avevo perso lungo la strada, in vita, durante i tanti scontri (aerei) e la (mia) prima grande guerra. Divenne per me una malattia incurabile che non mi è più passata da allora. Quando non sei soddisfatto della tua vita reale finisci inevitabilmente per rifugiarti in quella virtuale. Sono passati otto anni da allora. Su C6, una chat di Atlantide, nel 2000, conobbi una donna che aveva lo stesso nome della donna che mi stava uccidendo per amore e lo stesso nome di mia madre che pure non scherza in queste cose. La donna virtuale mi raccontò della sua vita e del suo matrimonio con un uomo assurdo e geloso finito in brandelli. Eravamo due anime in pena che si facevano compagnia, piangendosi un po’ addosso e un po’ sulla spalla. Ci affezionammo molto. Ci capivamo. Riuscivamo a parlare per ore di qualsiasi cosa. Riuscivamo di nuovo a ridere. Diventammo uno la stampella dell’altra. Eravamo due zoppi che volevano riprendere a camminare. Ci innamorammo, credo. Ci sentivamo tutti i giorni. Ci siamo scritti lunghe lettere. Le scrivevo poesie con i cuoricini rossi e palpitanti. Ma non ci siamo mai visti. Non ci siamo mai incontrati. Ma, attraverso il web, siamo stati vicini per molti anni. Questa storia nacque da una menzogna (sua) e finì in una menzogna (mia). Lei mi mandò una sua foto falsa (ovviamente era una strafiga). Io le mandai quelle mie vere (ovviamente, erano quelle di una persona normalissima). Mi disse un sacco di balle sul lavoro che faceva. Quando spariva per mesi e non si faceva più sentire, mi diceva che era per via del suo lavoro. Le chiedevo che lavoro facesse e non mi rispondeva. O restava sul vago. Messa alle strette, una notte, mi disse che faceva l’agente segreto. Ero talmente innamorato che credetti anche a quello. Poi sparì di nuovo e non la sentii più per molto tempo. Ero disperato. Come poteva farmi questo se diceva di amarmi? Perché mi mentiva? Una notte in chat mi contattò uno che disse di essere un suo parente stretto (un fratello) e che anche la famiglia non aveva più sue notizie da molto tempo. Credetti a tutto. Un bel giorno, ricomparve e mi disse che aveva avuto un grave incidente stradale durante una scorta ad un pentito di mafia. Non ricordo se ci fu anche un agguato e un conflitto a fuoco. Forse, sì. Un suo collega era morto e lei era rimasta paralizzata alla spina dorsale per molti mesi. Ero contento che fosse tornata, dispiaciuto per quello che era accaduto, ma continuai a crederle e ad avere fiducia in lei. Credetti alle sue balle anche quando andai a trovarla. Volevo vederla, incontrarla. Quel giorno, come d’incanto, quando clicchi su un tasto, sparì. Mi disse che era stata chiamata d’urgenza in missione in Sicilia. Ero talmente scemo e innamorato che ho creduto anche a quella ennesima bugia. Ma, per me, ormai, era cominciato il mondo blog. Un mondo diverso dalle chat. Ci perdemmo nella rete. Un’estate, ad agosto, mi arrivò - tra capo e collo - un suo sms che mi diceva (e confessava) che lei mi aveva mentito. Non ce la faceva più a raccontarmi bugie. Mi chiedeva scusa. Quella foto me l’aveva mandata per scherzo. Poi, non era riuscita più a staccarsi dall’immagine di cui mi ero innamorato. Lei si era innamorata di me. Aveva paura di perdermi. Cosa poteva accadere (pensava) se mi avesse fatto vedere le sue vere foto? Non era riuscita ad uscire dalla menzogna. Si era bloccata. Non era riuscita più a dirmi la verità. Sul lavoro che fa realmente, a parte che lavora in un’assicurazione, non ho mai capito nulla più di poco. Ma ormai eravamo arrivati alla frutta. Eravamo collegati su MSN di Hotmail. Come sempre. Sul messenger, le scrissi che volevo vederla in cam. Che, per ripagare il torto, me lo doveva. Mi aspettavo una vecchia e grassa. Oppure un uomo. Un cane. Un cercopiteco. Qualsiasi cosa. Ero pronto, ormai. E quando, invece, aprì la sua telecamerina opaca e traballante e la puntò sul suo viso, non riuscivo a credere ai miei occhi. Vidi una donna bellissima. Dolce, bruna, con occhi da cerbiatto smarrito. Due tette bellissime. Un culo stupendo. Cosce fantastiche. E non capii il perché di tanto e lungo mistero. Quanti trimoni mi sarò fatto dopo aver visto quella donna? Dieci? Cento? Mille? Un milione di trimoni? Chi se li ricorda più… Quello che è accaduto nei giorni, nei mesi e negli anni successivi (sia a lei che a me) non lo racconto. Perchè? Uno, perché sarebbe troppo lungo; due, perché, ormai, sono alla terza (o quarta, non ricordo) Ceres strong. E, in fondo, chi se ne frega...Quello che è accaduto è stato già scritto su centinaia di pagine su questo blog. Rischierei di ripetermi e di essere noioso. Io, poi, in fondo, sono solo un bugiardo.
La domanda è. Per tutto questo, o per mille e mille altre menzogne che avete sentito o raccontato, riuscireste mai ad augurare (solo per odio e poco per vendetta) la morte al figlio della persona che dite di amare? Trimonato da BaroneAgamennone | 19:27 | commenti (27) martedì, luglio 08, 2008 Ho uno spammatore di link porno (credo) che si è affezionato moltissimo al mio blog. Lui/Lei copia e incolla e io cancello. Vediamo chi dura di più?Che si fa in questi casi? Help me! Senti, matto, dimmi almeno che vuoi? Non te lo do, è inutile che insisti. Se è me che vuoi. Non mi avrai mai. Sei m o f o g? Cazzo vuoi da me? Sono già impegnato. Trimonato da BaroneAgamennone | 22:35 | commenti (11) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).