
|
lunedì, ottobre 27, 2008
Niussss! E’ uscito un mio articolo su “Giornalettismo”. Uau! Se è troppo lungo e vi secca leggerlo tutto, guardatevi le figure chè so' meglio… PS. La musica è dei “Cantori di Carpino” (me l’ha passata un mio vecchio zio che ci teneva tanto a farmela sentire. Era la prima volta che usava Skype. Questa sì che è una notizia). Trimonato da BaroneAgamennone | 21:10 | commenti (7) sabato, ottobre 18, 2008 Tre-cazzatelle-tre (quasi quattro) messe solo per cambiare la musica precedente che mi aveva sbomballato le palle. Kazzoo-kazzo-cazzo! (quasi liberamente tratto dal libro “Porci con le ali”) Stuart, un 21 enne di Edimburgo ha inventato un nuovo strumento musicale: il “kazoookelele” (costruito artigianalmente mettendo insieme una pianola per bambini, un ukulele e un kazoo). Nel video messo su Youtube (già visitato da oltre 73.000 persone) interpreta una nuova versione di un famoso brano degli Europe “The final count down”. Stuart avverte che lo strumento non è in vendita.
Spagna un libro raccoglie le domande più curiose fatte dagli utenti ad un call center di informazioni. Tra le follie richieste al call center: «Che numero ha il Paradiso?». «Scusi che numero devo fare per parlare con il 112?». Assurdità, furbizie e svarioni raccolti dal servizio 11811.
Mara CarFregna ambaccia a o’ cazz’… No comment.
Ebbasta Nuvola, non ne posso più! Lei: "Non rinuncio, anche perché non mi hai mai presentato alternative economiche".Il fidanzato alla pornostar: «Lascia l'hard» Lei rifiuta e volano gli schiaffi. La polizia interviene per sedare la lite tra "Nuvola Nera" e il suo giovane compagno. Trimonato da BaroneAgamennone | 20:51 | commenti (9) mercoledì, ottobre 08, 2008
La Cina e le sue Olimpiadi. Parlare ora delle Olimpiadi di Pechino non ha più senso. Ora che un velo di silenzio omertoso è calato di nuovo sulle schifezze che fanno i nipoti di Mao. Ora che il rumore delle catene birmane è lontano. Ora che l’odore del sangue dei monaci tibetani non si sente più così intenso. Ma, in retrospettiva, cessati i clamori delle fanfare e delle bandiere sportive, può interessare ancora sapere che un dissidente cinese, ennesima vittima della politica antidemocratica di quel regime, è candidato al premio Nobel per la pace. IL DISSIDENTE CINESE HU JIA ISOLATO IN CARCERE Lo scorso venerdì il dissidente cinese Hu Jia, molto indebolito dall'epatite, ha compiuto 35 anni nel centro di detenzione di Hubai a Tianjin. La polizia ha impedito ai familiari di incontrarlo. E alla moglie è stato vietato parlare con due giornalisti di un agenzia di stampa francese. A pochi giorni dall'inizio dei Giochi Olimpici, le autorità cinesi non permettono neanche che un prigioniero di opinione possa vedere la moglie il giorno del suo compleanno». Con queste parole Reporter sans frontières ha denunciato durissime condizioni carcerarie cui è sottoposto Hu Jia, dissidente cinese che venerdì ha compiuto 35 anni, solo, nella sua cella del centro di detenzione di Hubai a Tianjin (200 km da Pechino). Hu Jia non ha potuto ricevere la visita di sua sorella, sua madre e sua moglie Zeng Jinyan, eletta, nel 2006, dal “Time”, come una tra le cento persone più influenti al mondo, perché la polizia si è detta «troppo occupata per poter stilare i documenti necessari all'incontro». Hu Jia era stato condannato, lo scorso 3 aprile, a 3 anni e mezzo di prigione, per aver pubblicato delle informazioni di Stato su dei siti internet con sede all'estero. Lo stesso 25 luglio, la moglie di Hu Jia ha proposto un incontro a due giornalisti dell'Agence France Presse (AFP), a casa sua, sorvegliata dalla polizia, in cui abita con la figlia: gli agenti però, nonostante gli inviati di France Presse avessero i documenti che attestavano il loro diritto di intervistare cittadini cinesi durante il periodo dei giochi olimpici, hanno impedito che l'incontro avvenisse.
CINA: DISSIDENTE RISCHIA LA VITA IN CARCERE Sono gravi le condizioni di Hu Jia, detenuto dal dicembre 2007 e condannato lo scorso aprile a 3 anni e mezzo di reclusione per aver criticato il governo cinese. L'Ong chiede che il giovane venga liberato, o almeno ricoverato in una struttura adeguata per ricevere le necessarie cure mediche, e auspica anche la revoca degli arresti domiciliari per sua moglie, Zeng Jinan, e per la figlia neonata, sorvegliate giorno e notte dalla polizia nella loro abitazione di Pechino, dopo essersi viste togliere per diverse settimane telefono fisso, cellulare e collegamento a internet.
Ha collaborato con le ambasciate e con i mezzi di comunicazione stranieri, fornendo un'accurata documentazione sulla violazione dei diritti umani da parte del Partito Comunista, ottenuta raccogliendo articoli e ricorsi legali presentati da altri oppositori del regime. È stato arrestato con l'accusa di «incitamento alla sovversione del potere dello Stato». La cattura, secondo il gruppo "Chinese Human Rights Defenders", è avvenuta strategicamente prima delle Olimpiadi di Pechino, per impedire che Hu potesse organizzare pubbliche manifestazioni in vista dei giochi. Le agenzie di stampa internazionali, in seguito, hanno riportato una dichiarazione di un altro attivista, QiZhiyong, che ha spiegato: «Sostengono che Hu abbia scritto articoli contro le Olimpiadi, ma lui non si è mai opposto ai Giochi, vuole solo denunciare gli abusi contro i diritti umani». Attualmente, a Hu sono stati negati i permessi medici perché «è disobbediente, rifiuta di stare “tranquillo” e viola le regole della prigione». Gli sono state sequestrate le lettere che scrive e non può incontrare i parenti o il suo avvocato perché «insiste a dare consigli su come migliorare la vita in prigione e non rinuncia a sostenere i diritti umani, creando problemi per il personale e la direzione del carcere».
HU JIA CANDIDATO AL NOBEL PER LA PACE Il dissidente cinese, arrestato nel dicembre 2007 e condannato nell'aprile scorso a tre e mezzo di carcere per azione sovversiva nei confronti dello Stato, potrebbe essere scelto per il suo impegno nelle difesa dei diritti umani. Si fa anche il nome di Gao Zhisheng, avvocato di molti membri del movimento religioso perseguitato Falun Gong. Dura la reazione di Pechino: «L'oppositore "olimpico" non fa per voi». «È probabile - afferma Toennesson - che possa vincere un dissidente cinese: a scelta cadrà tra Gao Zhisheng e Hu Jia, entrambi in prigione. Negli anni scorsi il Comitato non ha premiato gli attivisti per non “offendere” Pechino e incoraggiare un miglioramento dei diritti per le Olimpiadi del 2008, ma i Giochi non hanno portato l’auspicato miglioramento. I tempi dovrebbero essere maturi per assegnare il premio a un dissidente cinese, senza che la Cina si irriti e rompa le sue relazioni diplomatiche con la Norvegia». Hu è noto per la sua lotta in favore dei malati di Aids e rappresenta una sorta di simbolo per tutti gli oppositori del regime, dopo che ha fornito alla comunità internazionale un ampio documento sulle violazioni commesse dal Partito Comunista, in cui raccoglieva gli articoli e le opere degli altri attivisti cinesi. Arrestato perché il governo cinese temeva che ostacolasse i preparativi delle Olimpiadi con le sue manifestazioni, si trova in carcere dal dicembre 2007 e nell'aprile scorso è stato condannato a tre anni e mezzo di reclusione per "azione sovversiva nei confronti dello Stato". Gao è un avvocato che ha difeso i diritti dei cittadini, compresi molti membri del movimento religioso perseguitato Falun Gong. Il 22 settembre 2007 è stato portato via da casa, dove era agli arresti domiciliari, e da allora non se ne hanno notizie. La replica del governo cinese non si è fatta attendere: Liu Jianchao, portavoce del ministro cinese degli Esteri, si è augurato che «la giuria prenda la decisione giusta, senza mutare il fine originale del Nobel per la pace né urtare i sentimenti del popolo cinese», aggiungendo che il premio va assegnato a chi “ha davvero contribuito” alla pace nel mondo. È invece entusiasta l’attivista anti-Aids Wan Yanhai, cofondatore con Hu del Beijing Aizhixing Institute per aiutare i malati di Hiv-Aids, che dice: «Sarebbe una grande cosa per gli attivisti per i diritti umani in Cina. Abbiamo proprio bisogno di un simile incoraggiamento dalla comunità internazionale». Tra gli altri "papabili", l'avvocato russo Lidia Ioussupova, che si batte per il rispetto dei diritti dell'uomo in Cecenia, il vietnamita Thich Quang Do, promotore della democrazia nel suo Paese, il capo dell'opposizione in Zimbabwe Morgan Tsvangirai e Ingrid Betancourt.
Trimonato da BaroneAgamennone | 17:26 | commenti (2)
Trimonato da BaroneAgamennone | 17:17 | commenti Per sempre amici…sì, di sangue, però... Trimonato da BaroneAgamennone | 17:16 | commenti domenica, ottobre 05, 2008
Madò, che Luxuria… Quando il dialetto foggiano finisce nei reality sciò…
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:43 | commenti (10) sabato, ottobre 04, 2008 Psicopatologia del blogger (il titolo originario di questo post era “Acchiappanuvole”, ma poi mi so’ messo addosso un camice bianco e l’ho cambiato). Il titolo di questo post potrà apparire un po’ freudianamente esagerato e pretenzioso, ma se penso che Eco ha scritto sulla “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, sul mio web, mi posso permettere questo e altro. Il caso clinico che questa volta verrà esaminato è semplice. Basta leggere un post di cinque righe e i 52 commenti successivi, per rendersi conto che qualcosa, a volte, nel cerchio di questo blog e nei bloggerZ non quadra. Se scrivo che ho il timore che la mia città diventi una città selvaggia come in un film western, nella quale si spara molto (troppo) e sollevo il dubbio sui “banditi buoni”, citando un film con Paul Newman (il pistolero dal volto umano), dico un fatto ma solo per provocare una reazione. Non parlo di me. Non è un fatto personale, perché non ho mai sparato a nessuno e la questione non mi riguarda direttamente. Se non come cittadino preoccupato dell'improvviso aumento del numero dei proiettili che si sentono sibilare nell'aria. Se ci si scambia commenti (opinioni), citando uomini come Che Guevara, San Francesco d’Assisi, Mandela, e si finisce con il parlare di fascismo, comunismo, Olocausto, ebrei cremati, Chavez, Castro, foibe, stiamo, inevitabilmente, spostando il discorso dal fenomeno della cronaca nera alla storia e alla politica. Nessuno scandalo. Ci sono tanti modi diversi di leggerle (la storia e la politica). Semplifico ulteriormente (nel timore che il post vada oltre le tre paginette). Un comunista vede Che Guevara come un eroe della rivoluzione. Un fascista vede la R.S.I. come la difesa di patrioti per la propria Patria. Nessuno scandalo nemmeno questa volta. Al di là delle opinioni personali (tutte rispettabilissime, ivi comprese quelle di chi ha vissuto sulla propria pelle esperienze in diversi sistemi e/o regimi politici), al di là delle appartenenze e dei credi politici, simpatie e antipatie, stiamo continuando a fare un discorso generale (ma non generico, perché si è già iniziato a parlare di sé stessi e del proprio modo di vedere la storia e sentire la politica). La questione può essere considerata oziosa, anche se sto arrivando al nodo gordiano (e al titolo del post), ma la domanda me la faccio lo stesso. Perché nei blog, a volte, si scivola sul “personale” anche in questi casi in cui si parla di “massimi sistemi”? Le possibili opzioni “patologiche” per un commentatore di blog sono: 1) leggo il post e lo commento, scrivendo la prima cosa che mi viene in mente (ignorando completamente gli altri commenti): rivendico la mia posizione di libero navigatore (non cerco scontri, ma solo un minimo confronto con lo sconosciuto postatore, dal quale mi aspetto una visita, almeno ogni tanto); 2) non leggo il post (non li leggo mai), ma mi piace da morire commentare solo i commenti: del postatore me ne frego altamente, sto solo seguendo una mia traccia personale, come un cane da tartufi, amo creare rapporti virtuali multipli; 3) leggo solo i commenti di chi mi sta sul cazzo e cerco un motivo qualsiasi per creare con questo una polemica: ci sono persone che proprio non riesco a sopportare. A me, fare a cazzotti sui blog mi scompiscia assai. Potrebbe essere un elenco troppo stretto e limitativo. Ci sono sicuramente infinite altre categorie. Ma nessuno può considerarsi completamente immune da queste tre psicosi (il tre, poi, è il numero perfetto). Io nemmeno. Alcuni riescono a trattenersi. E si contengono in limiti tollerabili. Altri non ci riescono e sbottano. Me compreso. A parte le scelte del libero commentatore, si scopre che il commentatore numero tre ha un unico obiettivo. Non gli importa un fico secco di quello di cui si parla. Cova dentro di sé vecchi o nuovi rancori (che risalgono, più o meno, a un paio di post e/o commenti letti qua e là). Il polemista di professione cerca e trova il motivo e il pretesto per tirare fuori le sue "antiche" ruggini (a sproposito, visto che, in quel momento, si sta parlando della crusca). Coglie la palla al balzo e viene a ciccia. Per farne nascere non un confronto, ma uno scontro (è l'unica cosa che desidera realmente). Del tipo, stiamo parlando di crusca, lo so, va bene, ma ti ricordi quando quella volta, pedinandomi, hai finto di non conoscermi e sei andato sui blog che solitamente frequento io (come se fossero terreno cinto da filo spinato)? Beh, già lì mi stavi sul cazzo (si legge tra le righe: “Ora non te lo dico chiaramente, perchè sono un tipo tollerante e ti do solo un’altra possibilità, ma vedi di rigare dritto"). La minaccia velata si avverte. L’altro, magari, se è un pacifista blogger, glissa e tira avanti. Altri si astengono dall'intervenire per non finire coinvolti in una rissa tra bloggerZ. Ma c’è chi (come me, che proprio pacifista non mi sento sempre) ci farebbe un post su un argomento del genere. Altri ancora ci aprono un blog (non cito il caso per non fare pubblicità, ma si è verificato). La discussione continua e si cerca di continuare a parlare dell’argomento del post…dicevamo? Ah sì, cerchiamo di storicizzare i banditi...Si fischietta con aria indifferente e si fa finta di niente... Ma chi cerca la polemica non si arrende, non può sentirsi soddisfatto mentre la rabbia sta montando. Forse si sente ignorato, trascurato, non più al centro delle attenzioni (in realtà, gli altri stanno solo cercando di evitare una sterile flame di cui si avvertono già i fumi di guerra). Sui blog, generalmente, non si viene per scazzarsi, ma magari per cazzeggiare o, al massimo, per riflettere, leggendo altri punti di vista. Allora, il polemista tenta una finta, scarta di lato, riporta, per la seconda volta, sul piano personale la discussione. E dice: “Vabbè, avrò scritto anche una stronzata, ma ti ricordi quando sul mio blog, hai detto che i commenti sono “istintivi?”. Per la cronaca, sul suo blog si parlava del modo di scrivere e non tanto di contenuti. In ogni caso, non si stava polemizzando con altri. Ma ammettiamo che i commenti siano “istintivi”. Non stiamo parlando più del post, ma delle reazioni che i commenti scatenano in noi. Ritorniamo al tema della discussione? Ochei. A me mi sta sul cazzo Tizio. Ochei. Dove lo hai letto quello che affermi sul bandito buono-cattivo? Non mi ricordo, ma tu sei fazioso. Credi solo a quello che leggi. Ochei. E tu credi solo a quello che vedi? Se non possiamo aver vissuto le guerre puniche sulla nostra pelle, dovremo pure affidarci a qualcuno che ce le racconti, magari agli storici. Poi, se uno storico è obiettivo o di sinistra o di destra, chi se ne frega, ognuno si sceglie il proprio decodificatore della storia. Opinioni, insomma. Mettiamo da parte, per un momento, la storia, tanto ognuno la legge come gli pare e piace. Giungiamo alle presunte offese sulle capacità critiche. Posto che si può rispondere direttamente e indirettamente ai commenti precedenti, non mi pare che una frase del genere possa essere considerata ingiuriosa. In fondo, si sta dicendo che non ci si capisce, perché si legge in modo diverso. Spinti da sentimenti, emozioni, esperienze, culture politiche e reazioni diverse. Ma lo Sgarbi della situazione è irritabile e irritante. Non si sente pago. Pensa che, mentre stava cercando di spegnere i toni, l’altro abbia voluto nuovamente provocarlo. Allora riscende sul personale. E recita la fantozziana frase: “Lei non sa chi sono io!”. L’anonimo interlocutore, in effetti, non ha la minima idea di chi sia l’altro (per inciso, nemmeno del postatore sa una mazza) e non aveva la minima intenzione di offendere la sua “capacità critica”. Ma ormai la frittata è fatta. Il postatore diplomatico cerca di spegnere i toni. Butta acqua sul fuoco. Ma è tutto inutile. Perché è come spruzzare benzina sul fuoco. E’ scattato il meccanismo della “capacità critica”, quindi, o sei contro o sei con. Devi schierarti. A prescindere da quello che si dice. Il tuo pensiero conta meno di niente. Contano solo gli schieramenti. Si aprono e seguono faticose trattative segrete (mettiamo che tra il postatore e lo Sgarbi della situazione ci sia del tenero). Il che lo porterebbe ad evitare uno scontro fatto solo per "princìpi" o apparentamenti sentimentali. Tanto segrete stè trattative, poi, non lo sono , visto che il giorno dopo diventano pubbliche e finiscono spiattellate nei commenti. Il polemista, infatti, ti sputtana e ti dice in pubblica piazza che, mentre in privato lo lisci e gli chiedi le caramelle (tirando in ballo rapporti personali che, ancora una volta, poco c’entrano con la crusca di cui si stava parlando), sui blog, solo per fare la parte del gradasso e dello sborone, invece di schierarti dalla parte della ragione, ti schieri dalla parte del torto (il suo). Dimentico delle migliaia di volte in cui il polemista ha fatto altrettanto, biasima il mancato rispetto dei “princìpi” propri, deride il rispetto di quelli altrui (considerando prevalenti solo i suoi), ti dice che butti discorsi “a casaccio” (mentre, con certosina pazienza, in precedenza, sono stati consultati almeno tre tomi di dottrina del diritto penale, saltati a piè pari), ti rimprovera di fare “il piccato” (mentre il polemista si finge “calmissimo e pure divertito” anche se si rifiuta di parlarti), sottolineando che TU “vai in OT” o che “parli a vanvera” (tirando fuori le caramelle su MSN). Insomma, al di là di quello che si scrive (e che certamente non corrisponde alle reazioni effettive abbastanza evidenti), la vetrina ha giocato il suo ruolo. Il pubblico applaude. Altri fischiano. Alcuni ridono di gusto. Ma, la polemica, ormai, è aperta. Splinder ci mette del suo e duplica i commenti (come un nastro rotto, si ripetono frasi “in loop”), ma il nervosismo si taglia con il coltello (anche sul messenger, ora sì, faccio i bastardo e sputtano pure io conversazioni private? Nu. Ma se finisci a chattare da solo, ti accorgi dopo sei righe che il polemista è risentito). Il blogger esperto, a questo punto, fa un ultimo e disperato tentativo e cerca di portare sul cazzeggio la conversazione. Tutto inutile. Gli animi sono diventati aspri. La spaccatura si è aperta. Come la crepa in un muro. Come dopo il crollo del muro di Berlino, quando i comunisti iniziavano a sentirsi orfani e i fascisti persi. Retroscena inimmaginabili o immaginabilissimi, se si considera che in casi analoghi, il risultato è stato identico. L’approfondimento del blogger e delle sue capacità sensoriali nasce spontaneo. Perché rivela alcuni elementi non nuovi e nemmeno sconosciuti per l’occhio (sono scene già viste decine di volte). Con il primo piano si dilata lo spazio. Si parla di fuffa, ma neanche tanto, visto che al rallentatore si dilata il movimento in progressione. L’ingrandimento non ti consente di vedere solo ciò che leggi e le mosse già note, ma porta in luce anche retroscena completamente ignoti. Se si allarga lo spettro di indagine, si scopre che atteggiamenti molto simili a quelli qui “rimproverati” al postatore sono esattamente identici a quelli riprodotti su altri blog dal polemista di professione. L’innesto è identico. La reazione pubblica dell’altro è completamente diversa. Quella privata magari no. Ma, in questo modo, l’invisibile viene sollevato a dimensioni percepibili. Gli errori del comportamento, in particolare, di un linguaggio sempre un po’ troppo aggressivo, alla ricerca dello scontro, malcelato da un’apparenza banale, non sono mai accidentali e privi di senso, ma rappresentano manifestazioni di una chiara volontà. Io posso farlo e tu no (per le ragioni che tu ben sai e che allentano quella tensione tra l’essere e il dover essere per indiscutibile decisione dell’altro). Quali sono le regole di questo rapporto? Gli altri si accodano, se vogliono, oppure, al massimo, mi baciano la pantofola. E se no? E se no, ti freghi pure tu. Trimonato da BaroneAgamennone | 02:36 | commenti (2)
Và vù vù MAROON 5 punto it Per me, i tipi di questo gruppo sono i nuovi Beatles degli anni 3000. Solo che (a parte me) nessuno lo ha ancora capito . Il problema è che io so’ troppo avanti..Stò video mi fa impazzire, per ritmi, immagini, musica e tutt’coose eccetera… Trimonato da BaroneAgamennone | 00:14 | commenti (1) giovedì, ottobre 02, 2008 E il gallo cantò tre volte. Non lo ha scritto (affermato) la storia, la bibbia, il vangelo, Gesù, DIO. No! E' di più! Lo ha detto e scritto (affermato) la Nuv. Quindi, è vero. Trimonato da BaroneAgamennone | 21:20 | commenti (1) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).