Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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lunedì, marzo 30, 2009

 

Aimee Mann - Wise Up (*)

It's not
What you thought
When you first began it
You got
What you want
Now you can hardly stand it though,
By now you know
It's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up

You're sure
There's a cure
And you have finally found it
You think
One drink
Will shrink you 'til you're underground
And living down
But it's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up

Prepare a list of what you need
Before you sign away the deed
'Cause it's not going to stop
It's not going to stop
It's not going to stop
'Til you wise up
No, it's not going to stop
'Til you wise up
No, it's not going to stop
So just...give up

 

Aimee Mann - Apri gli occhi

Non è.. come pensavi...
quando all’inizio ... cominciasti.
Hai ottenuto... ciò che vuoi...
Ora, tuttavia, puoi sopportarlo a stento
Ormai lo sai, non si fermerà...
Non si fermerà...
Non si fermerà,
fino a che non apri gli occhi.

Ne sei sicuro... c’è una cura...
E alla fine l’hai trovata.
Pensi... un bicchiere...
ti ridurrà a... a terra
e ti farà dimenticare,ma non si fermerà...
Non si fermerà...
Non si fermerà,
fino a che non apri gli occhi.

Prepara un elenco di ciò di cui hai bisogno,
prima di firmare la tua condanna,
perché non si fermerà...
Non si fermerà...
Non si fermerà,
finchè non apri gli occhi.

No, non si fermerà,
finchè non apri gli occhi.
No, non si fermerà,
quindi lascia stare…

(*) colonna sonora del film "Magnolia"

 

 




Trimonato da BaroneAgamennone | 21:35 | commenti (2)

sabato, marzo 28, 2009

 

La terrazza.

 

La terrazza rappresenta da sempre il lato più edonistico della donna, ma non di tutte le donne. Mi riferisco a quelle, e non sono tante, che si possono permettere una terrazza. Ma bisogna fare un distinguo: un conto è una terrazza al sud, in una palazzina anni sessanta-settanta un po’ sgarrupata, con vista su bar-gelateria con insegna al neon che frigge, un altro conto è la grande terrazza di un super attico del nord con vista sulla città o su un quartiere tutto ordinato con la gente simpatica che ti sorride anche quando vai a comprare le sigarette o il giornale. Il massimo è quando riesci a metterci un’amaca. La migliore sarebbe quella con vista sul mare (ma non si può avere sempre tutto dalla vita, se siete disoccupati, cercatevi un cazzo di lavoro! Ha ragione il Nano). La terrazza, in genere, ha i rampicanti che ti separano dagli sguardi indiscreti dei vicini e la pompa per bagnare le piante. O la vista di un cortile vuoto.

 

La terrazza è il luogo dove si possono organizzare cenette estive; d’inverno è ricoperta da candidi fiocchi di neve ed è sconsigliabile andarci in canotta per le persone cagionevoli di salute. E’ quella dove mani premurose coltivano decine di specie diverse di piante. Qualcuna potrebbe anche essere stata strappata nottetempo da una roccia garganica, ma non importa, le piante grasse riescono a resistere e ad adattarsi a qualunque clima. A differenza degli uomini, ci sono piante garganiche che riescono a digerire anche lo smog tossico di Milano.

 

Suggerisco di mettere sulla terrazza delle candele profumate, se si invita qualcuno. Sparse ovunque danno un tocco di classe e di raffinatezza. Le candele ai bordi della vasca da bagno sono ormai superate anche negli autogrill delle autostrade. Le candele profumate sono obbligatorie, se pensi di possedere una vera terrazza…

La terrazza va associata ad un incontro galante. Se pensate di avere una terrazza solo per giocare al golf, fatevi vedere da uno specialista. Gli INVITATI sovente sono brizzolati alla Briatore, portano camicie azzurre con le maniche tirate su al gomito o, la sera, quando è più freschetto, mettono dei golfini blu marine legati in vita che fa tanto figo. Se vi chiamate Pier e siete fighi, siete a posto.

Qualora l’INVITATA fosse, invece, una donna, si suggerisce una camicia bianca di lino purissimo, una mini di jeans stinto e una collana con una pallina colorata (di colore lilla, possibilmente) che si staglia su un collo lungo da giraffa, ma abbronzato al limite dell’ustione…

 

I discorsi da fare in terrazza possono essere vari. Si può parlare del cane, del traffico, della propria infanzia, del difficile rapporto con i genitori, dello spinterogeno ingolfato dell’auto, dei propri figli, dei propri amori passati. Oppure si possono raccontare aneddoti spassosi, ma sempre conditi da grandi risate, specie se vertono sulle vacanze al mare o in montagna. E’ sconsigliabile ridicolizzare l’ultimo o il penultimo amore avuto. L’argomento dovrebbe essere tabù. Ma c’è chi lo fa. E su questo non si può fare nulla. A quel punto scatta il Martini (bianco o dry, mai rosso).

 

Quindi, concludendo: terrazza = vacanza, vacanza = benessere economico, benessere economico = felicità.

 

Possiamo, a questo punto, affermare, per la proprietà transitiva, che:

 

terrazza = felicità.

 

Se, invece, volessimo tornare a prima, pensando alla terrazza del sud, si potrebbe dire che: vista su bar-gelateria = angoscia.

 

Quindi:

 

terrazza del sud = angoscia

 

terrazza del nord = felicità.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:34 | commenti (6)

mercoledì, marzo 25, 2009

 

Per un’ora d’amore non so cosa darei e venderei anche il cuore, ma…

 

ora so cosa devono provare i conigli selvatici…

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 19:20 | commenti (7)

domenica, marzo 22, 2009

 

Single father – Jackie Leven

 

If we should meet in Glasgow

By chance on a rain day

Let’s sit and drink in a damn good bar

Till evening comes out to play

 

And there are things I don’t want to talk about

Things I don’t want to say

Twisted spires and lonely byres

And fishing boats in winter spray

 

I was a single father

And those were real harsh times

I remember losing my baby

Every time I hear a church bell chime

I was a single father

But I just can’t complain

Got a heart full of headstones

As I step down from the train

 

We walked down a leafy ravine

Into a cloud of dragonflies

You pointed your finger in wonder

At the colours in the sky

You sat in your chair on the beach

I waved to you from the sea

You saw the wave and smiled

You were already lost to me

 

I was a single father

 

Now my son’s in the English army

He plays the guitar well

I almost never see him

I walk alone on the distant fell

 

Now half the world is working

Half is watching t.v.

Some take smack and fall right back

It’s all the same to me

 

 

Ragazzo padre – Jackie Leven

 

Se per caso dovessimo incontrarci a Glasgow

In una giornata piovosa

Ci sederemmo a bere in un bellissimo bar

Fino a tarda notte.

 

Sì, ci sono cose di cui non voglio parlare

Argomenti che non voglio toccare

Vegetali contorti e pesci solitari

E barche nella nebbia invernale

 

Ero un ragazzo padre

E quelli furono davvero tempi brutti

Ricordo la perdita del mio tesoro

Ogni volta che sento il suono delle campane.

Ero un ragazzo padre

Ma non posso lamentarmi

Aevo il cuore pieno di pietre lapidarie

Mentre mi allontanavo dalla ferrovia.

 

Camminavo sull’orlo del burrone

In una nuvola di aquiloni

E tu con meraviglia hai puntato il dito

Ai colori del cielo.

 

Sedevi sulla sdraio in spiaggia

E io dal mare ti salutavo

Tu vedendomi sorridevi

Ma io ti avevo già perduto.

 

Ero un ragazzo padre.

 

Ora mio figlio è nell’esercito inglese

Suona bene la chitarra

Non lo vedo quasi mai

Ormai cammino da solo in questa brughiera.

 

In questo momento metà del mondo sta lavorando

L’altra metà sta guardando la televisione

Qualcuno litiga altri si ritirano

Per me fa poca differenza.

 

Ero un ragazzo padre.

 

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 14:33 | commenti (4)

giovedì, marzo 19, 2009

 

Amore caro amore bello (e trasparente).

Lui: ciao.

Lei: ciao.

Lui: Allora, come stai?

Lei: Bene, senza di te.

Lui: ah…

Lei: che ti pensavi? Che ti avrei aspettato in eterno?

Lui: no…ma…

Lei: pensi che non avessi altri corteggiatori oltre te?

Lui: no…ma…

Lei: credi che mentre tu mandavi pivvuttì su Splinder a quella e a quell’altra, io non mi facevo una panchina?

Lui: una panchina? Era una partita di calcio?

Lui: smettila di fare la vittima! E tira fuori le palle! Un bel calcio nel culo e fuori dai maroni! Fai come me: il mio ex marito mi passa tremila euro al mese, mi paga la governante h24, mi ha lasciato figlia e casa e ora posso fare il cazzo che voglio! E guai a lui se non mi paga la casa al mare!

Lui: eh… e queste le chiami palle? Così, sarei capace pure io a separarmi..vabbù e mò che fai?

Lei: niente, perchè che dovrei fare? Mi voglio rifare una vita vera!

Lui: ma se sei sempre al computer…

Lei: io sono una donna libera! Mica un fesso come te che sta a lavorare come una bestia tutto il giorno e la notte dorme incatenato al suo divano e vuole la moglie piena e l’amante ubriaca…

Lui: essì…hai ragione…

Lei: povero coglione…

Lui: vabbè, però, pure tu sei un po’ stronza (anche se hai le palle, qualche palla me l'hai detta su quello o no?)…dài, ammettilo…

Lei: cerca di riconoscere i tuoi errori una buona volta nella vita! Io sono trasparente come l’acqua sul fiume..te la ricordi quella canzone di Lauzi? Come faceva?

Lui: sì, ma che c’entra Lauzi? Stiamo parlando di noi…

Lei: Non ho voglia di parlare di noi. Ora ti spiego come funziona il CCNL. Lo sai cos'è? Petta, che chiedo al mio ex marito...ti fai sempre i film! E mi tratti pure male!

Lui: vabbè, poi me lo spieghi il CCNL...non mi interessa tanto ora...ma tu con quello ci inciuciavi o no?

Lei: Ne avevo tutto il diritto. Dopo quello che mi hai fatto passare in questi quattro anni. Ho dato tutta la mia vita per te. Avrei fatto qualsiasi cosa per te. E sei pure spilorcio…

Lui: no, dài, il braccino corto no! Cerco solo di sbarcare il lunario...Ma non parliamo di soldi ora...Dimmi di te, ora che farai? Ormai ci siamo lasciati da qualche settimana, mi penserai ogni tanto?

Lei: veramente mi sono scopata già uno.

Lui: Azz! Di già? E chi è? Lo conosco?

Lei: Non te lo dico.

Lui: e com’è successo?

Lei: mah… non so, è stata un’occasione…

Lui: vabbù… 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:03 | commenti

Dedicato ai cuori solitari per scelta. Altrui.

Quelli che sono stati appena lasciati e non ci stanno.

Quelli che ci starebbero anche, se solo trovassero qualcun’altra disposta a stare con loro.

Quelli che fanno gli innamorati di riserva e da svariate festività aspettano che lui/lei lasci il titolare.

Quelli che “Io dall’amore non mi aspetto più niente”, ma sperano ancora di aver detto una bugia.

Quelli che non sanno che sapore ha un bacio, o non se lo ricordano più e oggi mangeranno troppi cioccolatini.

Quelli che se lo ricordano benissimo e mangeranno troppi cioccolatini lo stesso.

Quelli che “come canta Gianna Nannini non canta nessuna…”.

Quelli che “Ma fammi il piacere!” e intanto scaricano Gianna Nannini e se la passano sul MSN.

Quelli che, ormai, non scaricano più nulla e le cartelline condivise ormai le hanno cancellate.

Quelli che “Se potessi tornare indietro” o “Se riuscissi ad andare avanti” e intanto intralciano il traffico…

Quelli che “Basta! Mi sono stancata di stare sempre seduta davanti al piccì e intanto te lo dicono stando al piccì dalla mattina alla sera”.

Quelli che “Sai ho scopato con un altro, ma te lo volevo dire, perchè siamo stati quattro anni assieme e ci tenevo che tu fossi il primo a saperlo”.

Quelli che credono di aver buttato quattro (lunghi) anni della propria vita in un cesso, tirando lo scarico.

Quelli che non sentono più niente e, dopo aver rincorso invano, adesso scappano dall’amore.

Quelli che tanto l’amore prima o poi li raggiunge.

* colonna sonora Jackie Leven (album "Defending Ancient Springs")

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 01:52 | commenti (3)

venerdì, marzo 13, 2009

 

“Quando sarò capace di amare” di Giorgio Gaber

(canzone tratta dall’album “La mia generazione ha perso”)

 

Quando sarò capace di amare, probabilmente, non avrò bisogno di assassinare in segreto mio padre nè di far l’amore con mia madre in sogno…

Quando sarò capace di amare, con la mia donna non avrò nemmeno la prepotenza della fragilità di un uomo-bambino…

Quando sarò capace di amare, vorrò una donna che ci sia davvero, che non affolli la mia esistenza, ma non mi stia lontana neanche col pensiero…

Vorrò una donna che se io accarezzo una poltrona, un libro o una rosa, lei avrebbe voglia di essere solo quella cosa…

Quando sarò capace di amare, vorrò una donna che non cambi mai, ma dalle grandi  alle piccolo cose, tutto avrà un senso, perchè esiste lei…

Potrò guardare dentro al suo cuore e avvicinarmi al suo mistero, non come quando io ragiono, non come quando respiro…

Quando sarò capace di amare, farò l’amore come mi viene, senza la smania di dimostrare, senza chiedere mai se siamo stati bene e nel silenzio delle notti, con gli occhi stanchi e l’animo gioioso, percepire che anche il sonno è vita e non riposo…

Quando sarò capace di amare, mi piacerebbe un amore che non avesse alcun appuntamento col dovere…un amore senza sensi di colpa, senza alcun rimorso, egoista, naturale come un fiume che fa il suo corso…senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni, chè se anche il fiume le potesse avere andrebbe sempre al mare…

Così vorrei amare…

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 17:05 | commenti (1)

domenica, marzo 08, 2009

 

I monologhi della vagina (viva la fessa della donna!).

 

Su rai2, giovedì 5 marzo (dopo "AnnoZero" di Santoro), è iniziato il programma televisivo 'I monologhi della vagina' tratto dal libro di Eve Ensler. Un libro che racconta, dopo più di duecento interviste fatte dall'autrice con altre donne, in una serie di monologhi, della vagina, dei peli della vagina, dello stupro e della violenza delle vagine e di altro della vagina.

Se volete guardare il programma, basta andare sul sito della Rai.

Questo è il link.

 

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-4d04df9a-46cf-4e21-83af-68bdac1f7b4b.html?p=0

Tra i monologhi:

"Scommetto che siete preoccupate. Io ero preoccupata. E per questo che ho cominciato questa pièce. Ero preoccupata per le vagine. Ero preoccupata per quello che pensiamo delle vagine, e ancor più per quello che non pensiamo. Ero preoccupata per la mia vagina. Mi serviva un contesto di altre vagine - una comunità, una cultura di vagine. Sono circondata da tanta oscurità e segretezza ... come il triangolo delle bermude. Nesuno torna mai da laggiù a raccontarci com'è."

"Per prima cosa, non è nemmeno tanto facile trovare la propria vagina, Molte donne passano settimane, mesi, a volte anni, senza guardarla. Una potente donna d'affari che ho intervistato mi ha detto che era troppo impegnata: non aveva tempo. Guardarsi la vagina, ha detto, richiede un'intera giornata. Ti devi sistemare davanti a uno specchio, meglio se a figura intera. Devi trovarti nella posizione perfetta, con la luce perfetta, che poi è sempre un po' oscurata dallo specchio e dalla posizione in cui sei. Devi contorcerti, inarcare il collo per tirar su la testa, spezzandoti la schiena. Alla fine sei stanca morta ... Ha detto che non aveva tempo per farlo. Era troppo impegnata."

"Non puoi amare la vagina, se non ami i peli. Molta gente non ama i peli. Il mio primo marito e unico marito li odiava. Diceva che erano arruffati e sporchi. Mi faceva rasare la vagina. Così aveva un'aria turgida ed esposta, da bambina. Lo eccitava. Quando facevamo l'amore, la mia vagina provava le stesse sensazioni che deve provare una barba. Lo sfregamento era piacevole e doloroso. Come grattare una puntura di zanzara. Mi sembrava che andasse a fuoco, c'erano pomfi rossi fiammanti. Mi sono riufiutata di rasarmela di nuovo. Poi mio marito ha avuto una relazione. Quando siamo andati a una seduta di terapia di coppia, lui ha detto che scopava con altre perché io non lo accontentavo sessualmente. Non volevo rasarmi la vagina. La terapeuta aveva un forte accento tedesco e sospirava tra una frase e l'altra per mostrare la sua comprensione. Mi ha chiesto perché non volevo accontantare mio marito. Io ho risposto che mi sembrava strano. Mi ero sentita piccina quando i peli se n'erano andati, mi era uscita una voce da bambina, e la pelle si era irritata tanto che neanche la lozione alla calamina era servita. Lei mi ha detto che il matrimonio era un compromesso. Io le ho chiesto se rasandomi la vagina gli avrei fatto smettere di scopare in giro, le ho chiesto se aveva avuto molti casi come il mio. Lei ha risposto che le domande servivano solo a diluire il processo. Dovevo lanciarmi. Era sicura che fosse un buon inizio. Quando siamo tornati a casa, s'é messo lui a radermi la vagina. Era come un premio per la seduta di terapia. L'ha tosata qua e là, e c'era un po' sangue nella vasca da bagno ma non se ne è neanche accorto, felice com'era di radermi. Poi, più tardi, quando mio marito stava spingendo contro di me, ho sentito la sua punta accuminata conficcarsi dentro il mio corpo, dentro la mia tumida vagina, spoglia. Non c'era nessuna protezione. Non c'era nessun cuscinetto. Mi sono resa conto allora che i peli sono lì per una buona ragione - sono la foglia attorno al fiore, il prato attorno alla casa. devi amare i peli per poter amare la vagina. Non puoi scegliere le parti che preferisci. Comunque, mio marito non ha mai smesso di andare in giro a scopare con chi gli pareva".

  • Avevo dodici anni, mia madre mi ha schiaffeggiato (I Was Twelve, My Mother Slapped Me): un coro di voci che descrivono l'esperienza della prima mestruazione.

  • La mia vagina arrabbiata (My Angry Vagina): una donna si sfoga ironicamente per le ingiustizie fatte alla vagina, come gli assorbenti e gli strumenti usati dai ginecologi.

  • La mia vagina era il mio villaggio (My Vagina Was My Village): monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia.

  • The Little Coochie Snorcher That Could: una donna ricorda esperienze sessuali traumatiche subite durante l'infanzia e una positiva esperienza sessuale con una donna più vecchia che l'ha aiutata a guarire.

  • La donna cui piaceva rendere le vagine felici (The Woman Who Loved to Make Vaginas Happy): una dominatrice di donne discute gli intriganti dettagli della sua carriera.

  • Perché a lui piaceva guardarla (Because He Liked to Look At It): una donna racconta di come ha cominciato ad amare la sua vagina in seguito ad una esperienza sessuale con un uomo appassionato di vagine (Bob).

  • Ero lì nella stanza (I Was There In The Room): un monologo in cui Eve Ensler descrive la nascita di sua nipote.

Secondo l'autrice pare che, più che vagina, sia meglio chiamarla FICA. A volte, le donne sanno essere terribilmente crude. Altro che pucci pucci...

 


Trimonato da BaroneAgamennone | 18:04 | commenti (5)

mercoledì, marzo 04, 2009

 

 

Il vaso di Pandora.

Esiodo è un poeta greco antico non molto conosciuto. Secondo Plutarco, sarebbe morto di morte violenta, ucciso dai fratelli di una donna che tentò di sedurre. Non molto noto è anche il suo poema “Le opere e i  giorni” (collocabile nell’VIII secolo avanti Cristo), nel quale si illustra la necessità del lavoro da parte dell’uomo, per fugare la punizione degli dei e vivere secondo giustizia. Nel poema di Esiodo si parla del “vaso di Pandora” che è un concetto che è sopravvisuto persino a chi ne ha scritto.

Zeus aveva regalato a Pandora un vaso di coccio, raccomandandole di non aprirlo. Gli uomini, in quel tempo, vivevano felici, senza preoccupazioni, senza malattie e senza conoscere la fatica del lavoro. La mattina si alzavano e invece di correre a timbrare il cartellino, si facevano il caffè e la sigaretta e poi passavano tutta la giornata a chiedersi che cazzo fare. Ma Pandora era una donna e, come tutte le donne, era curiosa (oltre che una grandissima rompicoglioni). Non tardò a sollevare il coperchio dal vaso, liberando così tutti i mali del mondo (la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, comparve la scritta “il fumo uccide” sui pacchetti di sigarette, ecc.). Sul fondo del vaso rimase solo la speranza (la speranza è sempre l’ultima a morire) che non fece in tempo ad allontanarsi, prima che il vaso venisse richiuso di nuovo.

Oggi l'espressione vaso di Pandora viene usata metaforicamente per alludere all'improvvisa scoperta di un problema o una serie di problemi che per molto tempo sono rimasti nascosti e che una volta manifesti non è più possibile tornare a celare. Ma la storia del vaso di Pandora ricorda un po’ anche la storia della mela offerta dal serpente tentatore ad Eva e da questa all’innocente Adamo.

Che si chiami Zeus o si chiami Maometto o si chiami Dio, questo è il Fatto dei Fatti. Non conta crederci o non crederci, dato che qui prevalentemente si tratta di Fede. La Fede si abbraccia e basta. E’ proprio come il vaso rotto o scoperchiato. Come ha detto qualcuno : puoi tentare di rimettere assieme i cocci, lo puoi spostare, ma ci sarà sempre qualcuno (probabilmente una donna) che ti verrà a dire che ne devi comprarne uno nuovo. Non importa nemmeno credere ad una storia o all’altra. Potrebbero essere tutte e due false e potrebbe essercene una terza tenuta nascosta fino ad oggi, perchè conteneva importanti rivelazioni che qui sono a rivelare.

Nella Bibbia, Iddio creò l’uomo e la valle dell’Eden. Anzi. Prima creò la valle poi il giardino e poi il primo uomo, e ce lo mise dentro, nel vuoto mondo, da solo. A fare che cosa? Non si sa. Chiaro che quello si annoiava, senza poter scambiare quattro chiacchiere con qualcuno. Non c’era uno straccio di cristiano. Non c’era anima viva intorno. Sarà stato anche un Paradiso, ma non puoi passare le giornate così, senza nemmeno la televisione, chessò un giornale porno, una radio, Internet. L’unica cosa che il Signore Iddio gli disse: “Fai quello che vuoi qui, ma non toccare l’albero della conoscenza del bene e del male”. E’ chiaro che quello prima o poi l’occhio lo avrebbe buttato su quella strana pianta. Si rompeva le palle, il povero Adamo.

Adamo sapeva, però, esattamente come Pandora, che se avesse mangiato la mela dell’albero pericoloso, sarebbe morto. Il messaggio era chiaro. Dobbiamo ricordarci che esistono confini di conoscenza che non possiamo oltrepassare. Al di qua c’è la luce della vita, al di là c’è il buio pesto. Io, come Adamo e Pandora, ho capito il senso. Ma non mi piace il modo. Ecco: il senso mi dispone, ma il modo mi indispone. Perchè questa verità si trasforma in minaccia. E la minaccia in punizione. E la punizione in senso di colpa. Colpa per che cosa? Vorrei spiegazioni.

Alla fine, anche Iddio dovette ricredersi. Fece cadere l’uomo in un sonno profondo, gli tolse una delle costole e con quella gli fece una donna. Ossa delle sue ossa. Carne della sua carne. L’uomo era felice. Era nata Eva! Porca Eva! Anche se erano nudi non avevano vergogna.

La donna si fece attendere (ma, si sa, le donne si fanno sempre attendere, è destino). Eppoi si sa anche che l’uomo pensa sempre a quello. Un bel giorno, infatti, Adamo, in preda agli effetti devastanti di una tempesta ormonale senza precedenti (ovviamente), vide Eva che metteva a posto nel cesto il serpente, si era messa a pecorina, non riuscì a resisterle e le saltò addosso e sela intruppò. I due si unirono, lui duro come un osso..ahem…carne nella carne…fino a che divennero una carne sola. Lei esclamò: “Ah, mi sembra di essere in Paradiso!”. A lui, faceva male un po’ la costola.

Insomma, la mela la mangiarono dopo e la fecero lessa nella pentola che la vicina di casa, Pandora, prestò ai due, dopo aver sollevato il coperchio che era sberciato.

Questa è la vera storia.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 22:42 | commenti (5)

grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).