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sabato, aprile 25, 2009
Ancora tu? Non mi sorprende, lo sai? Ma non dovevamo vederci più? E come stai? Domanda inutile…Stai come me. Che bella sei…Nessuna no. Ho solo ripreso a fumare. Ancora tu? Purtroppo, l’unica. Lasciarti da me? Possibile? Non si tratta solo di fare un post il cui titolo è più lungo del post… E’ strano..ma quanta felicità riesce a darci anche la sofferenza…Quando ne esci fuori però…Anche se non sai quanto durerà…E tu, sotto sotto, speri per sempre…
Trimonato da BaroneAgamennone | 21:48 | commenti (3) domenica, aprile 12, 2009
Tribalistas - Já sei namorar
Se tu vuoi che la vita sia un gioco
Trimonato da BaroneAgamennone | 12:03 | commenti (13) venerdì, aprile 10, 2009
Innamorarsi è niente, è restare insieme che è difficile...
Trimonato da BaroneAgamennone | 17:28 | commenti (3) lunedì, aprile 06, 2009
Bau bau. A volte, compro i libri perchè mi piacciono le copertine. Altre volte, vengo attratto dal titolo. Per questo motivo, ho preso questo libercolo, dal titolo “Il piccolo libro degli addii”. Scritto da Luca Ragagnin, un 44enne torinese mai sentito prima che si è preso la briga di fare una minuziosa raccolta di brani di scrittori, di cantanti, di frasi fatte e discorsi che si arrampicano sugli specchi e che, generalmente, si usano quando due si lasciano e si dicono l’ultimo “addio”. Da questo libro, ho scelto i passaggi che mi sono piaciuti di più. Non è colpa nè mia nè tua, è colpa della società, mi ha detto. L’ho lasciato perchè è stato meglio così. Ci amavamo tantissimo, ma nel modo sbagliato. Abbiamo dovuto scappare. L’ho lasciata perchè sosteneva che non ne sarei mai stato capace. L’ho lasciata perchè io ho bisogno di ridere. Ieri avevo voglia di sentirla ancora, così l’ho richiamata. Non mi ha riconosciuto. Io pensavo di aver sbagliato numero. L’ho lasciata perchè mi interrompeva sempre. Anche quando non c’era niente da dire. Anche quando non parlavo: interrompeva i miei pensieri. L’interruzione era il suo particolare modo di comunicare. L’amore si trasforma, con il tempo, mi ha detto. E mi ha lasciato. E’ stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati. (Fabrizio De Andrè) Era terrorizzata dalla crisi del settimo anno. Una specie di fobia. Ho cercato di tranquillizzarla: “Ma no, vedi, tesoro, le cose non stanno esattamente così come pensi…”. Ma lei niente. Mi ha parlato per tutto il settimo anno della crisi del settimo anno. Mi ha scongiurato per tutto il settimo anno di trovare un rimedio, una soluzione che annullasse il rischio del settimo anno. Alla fine, non ce la facevo più. Ho aspettato il primo giorno dell’ottavo anno e poi l’ho lasciata. Arriva un momento in cui bisogna farsi due conti con la propria coscienza in una relazione. Dove la "coscienza" vuol dire: quanti anni hai, quanto tempo ti resta, quanti soldi ha l’altro. Anche se un amore dura da così tanti anni, bisogna scavare nei propri sentimenti. Capire con precisione e freddezza che vuoi fare della tua vecchiaia, della tua vita, del tuo futuro. E quando ho capito che stavo solo perdendo tempo e stavo studiando il modo meno traumatico per comunicarglielo, lui mi ha lasciata. Che stronzo. Svegliati, reagisci. Non puoi continuare a vivere nella più totale apatia. Guarda che se perdi questa occasione, perdi le occasioni belle della vita. Quelle non arrivano da sole, sai, gli dicevo. Così si è alzato ed è andato a cercare le cose belle della vita. Ci sono dei momenti nella vita in cui un uomo ha bisogno di rimanere da solo. “Mi stai dicendo che hai intenzione di passare il resto della tua vita chiuso a chiave in un cesso?”. Non essere sempre così egocentrico. Ti lascio, e va bene, ma non c’è niente di personale. Ho zero seni, e allora, cazzo moscio che hai da dire? Tu non sei capace di amare nessuno. Ami solo l’amore. Eh..Sì, non sono capace di amare nessuno che mi rompe sempre i coglioni su come vedo io l'amore, e allora? Mò che cazzo vuoi? L’ho lasciata con queste esatte parole. Se mi ami, ti supplico, lasciami andare via. Perchè non mi lasci andare? Perchè non mi hai lasciata prima? “Ma ti dovevo lasciare per telefono o dovevo prima scriverti una e-mail”? Urlava così tanto che, alla fine, l’ho capito anche io che voleva andarsene. Allora ho aperto la mano che le teneva la caviglia e dolcemente l’ho lasciata scivolare dal palmo giù verso il vuoto. Settanta metri, un bel volo. Il volo della libertà. Non ti preoccupare per me, se devi andare vai, non farti scrupoli, per carità, ti capisco sai, poi te ne pentiresti. Perchè dovresti fingere che non ti annoi con me? Io resterò qui al freddo e al gelo. Morirò di freddo e di fame. Morirò di dolore, magari mi taglierò le vene, perchè a volte il dolore ti annienta. Magari riempio la vasca di acqua bollente e poi mi taglio i polsi oppure potrei buttare il ferro da stiro nell’acqua. Ma il dolore mi prosciuga tutte le forze. Metti che va via la luce proprio in quel momento? Mi metterò a correre senza vestiti per tutta la casa, mi ammalerò di polmonite. Se non abitassi al primo piano, mi butterei dalla finestra. Ma tu non ti preoccupare, dài, ma sì, qualcosa troverò vedrai, non ti preoccupare, vai pure, vai, vai dove devi andare. Se mi stai lasciando dimmelo, non aver paura. Non stare lì a piagnucolare, è perfettamente inutile. Dimmi un solo buon motivo per cui non avresti dovuto farlo. L’ho lasciata perchè parlava troppo. E parlava solo e sempre di sè stessa. E io? E a me, non ci pensi? L’ho lasciato perchè mi ha otturato il cesso di sperma. E’ stata una liberazione, alla fine. Anche se lui dice che non è vero, l’ho lasciato. Anche se lei non lo sa ancora, l’ho lasciata. E' stata una storia malata, te lo devo dire. Guarda, voglio essere onesto con te, io mi sento un perdente, un magnifico perdente. Un infedele, un inguaribile infedele. Un distratto, un irresistibile distratto, a proposito, come hai detto che ti chiami? Non importa, l’amore non ha nome, l’amore si vive dimenticandolo, dimenticandosi. L’amore è invisibile, come tutte le cose importanti. Non mi vedrai più, sarà terribile. Lo so. E se cominciassimo subito? (le ho proposto). […] Pensi solo a te stessa, a ciò che tu vuoi e via di questo passo. Se mi ami davvero, mostralo, provalo. Altrimenti devo trovarmi un’altra. (Henry Miller) E adesso che ho capito che tu sei la persona più importante della mia vita, non so proprio come farò, mi ha detto lasciandomi. Sono un errore e basta, e non sono per te. Ti sono capitato, ma non mi volevi, non mi hai mai voluto. E’ andata così, vero? Ho fatto in modo che mi lasciasse, non avevo altra scelta. L’ho lasciata perchè pretendeva tre aggiornamenti al giorno sull’incremento del mio amore. Al mattino, appena svegli, a metà pomeriggio mentre ero a pranzo e pure dall’ufficio. Facile per lei che non ha un cazzo da fare tutto il giorno. Ho cercato di farle capire che per me litigare è una questione di vitale importanza. Mi fa sentire vivo dentro il rapporto. Si discute, si discute di tutto, delle piccole e grandi cose. Si vive il quotidiano e se ne parla. Ci si confronta. E’ così che ci si conosce veramente. Se no sembra tutta una recita, con i ruoli prestabiliti. Ma lei niente. Allora l’ho provocata. Perchè per me la provocazione è un po’ come il midollo, la spina dorsale, non so come dire, il motore segreto di un grande amore. Niente di pericoloso, s’intende, qualche piccola scossa, due o tre urletti, un po’ di piatti rotti. L’ho fatto per noi, per la durata del nostro grande amore. E ho fatto bene, perchè adesso posso dire di conoscerla veramente. Però, ora, ho ancora un mese di degenza in ospedale. Comunque, qui non la fanno entrare. E’ un vantaggio, per la mia concentrazione. Domani mi tolgono i punti. Cantava in continuazione quella sciocca canzone italiana di Julio Iglesias: “Se mi lasci non vale / se mi lasci non vale”. Io detesto le canzoncine da doccia. Era insopportabile. Alla fine, ha capito e ha smesso, ma era troppo tardi. Quattro anni non sono così pochi. Uffa. Amo un poeta. Un artista. Non mi sembra vero. Uffa. Mi paga pure il biglietto del treno. E’ generoso. Non come quel tirchio di prima. Spilorcio. Ora ho un uomo vero che mi ama, e anche se sa che non lo amo, mi ama lo stesso. E ha pure i cani. Come me. Mi tratta come un cane e, a volte parla al posto mio, ma mi lancia l'osso da rosicare e io glielo riporto, scondinzolando. Poi, al mattino, un bel giorno, sopra il guanciale ho trovato una rosa ed un bigliettino profumato. C’era scritto: “Non abbiamo più niente da dirti. Firmato: Io e tutti gli altri”. Dimmi una bugia / - Ti amo / - Stronzo. Non ci lasceremo mai. Stringimi. Stritolami. Baciami. Stringimi. Non ci lasceremo mai. Non riesco a rezzare il coso. Metti la tag. Mi hai dato i permessi? Non ti lascerò mai sola. Non sono come quello stronzo che ti scopava solo sul web. Non mi va il mouse. Ti amo da impazzire. Petta, scatto una fotina e gliela mando. Flash! Spè, sono crashato. Din din din…Vabbè, si è fatto tardi, vado a nanna, piccolino. Bacio. Bacio. A domani. Sì sì, a domani, piccolino, poi, ti mando un messaggino? La prima notte con lui è stata bellissima. Avevo tanta di quella voglia di scopare…Lui o un altro era uguale, era la mia voglia che andava soddisfatta. Le altre volte un po’ meno, sfogliavo le pagine del web e aspettavo che lui venisse e intanto dicevo “sì, sì, continua così...” oppure guardavamo un film alla tele o io osservavo il soffitto… Con te, mi annoiavo. Ora finalmente mi diverto. Ero stanca di impedire a tutte di avvicinarsi a te. Mettila così, è come il bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno. Non è che ti ho lasciato improvvisamente, alla vigliacca. Ho solo voluto darti delle possibilità migliori, perchè te le meriti. Ho dato una ragion d’essere alla sua gelosia. Mi mortificava vederla sempre così inquieta, così tormentata per qualcosa che non esisteva. Ah, sei pentito, ti sei pentito, finalmente? Mi fa piacere che tu abbia compreso che cosa stavi scegliendo di perdere. Bene, tesoro, in fondo non sei così stupido, e adesso togliti dai coglioni. Sono stata con te due faticosi anni perchè sentivo di avere una missione da compiere. Adesso la mia missione è terminata. E ora cerca di avere il buongusto di non dirmi che non è la fine di tutto, che la vita continua e che conoscerò un altro uomo, e che sarà quello giusto. Che cosa significa giusto? Anche se io per te ormai sono una pratica archiviata, guarda che io sto male, mi sento vuota, svuotata e vilipesa. Aveva il dono raro di dire le cose sbagliate nel momento sbagliato. Si chiudeva a riccio, quando avrebbe dovuto aprirsi e starmi vicino. Di soffocarmi con la sua vicinanza e la sua prepotenza, quando volevo stare solo. Le ho detto, è un vero peccato, saremmo stati perfetti l’uno per l’altra, se soltanto ci fossimo incontrati nel momento giusto per entrambi. Prima mi ha fatto girare la testa. Poi me l’ha svuotata e ci ha messo dentro tutte le cose che andavano bene a lei. L’ha caricata come si fa con le trottole e infine l’ha fatta girare di nuovo, ma in un’altra direzione, in un altro senso. Ci siamo lasciati durante un gioco di ruolo. Le giarrettiere le ho tolte, anche il segno sulla gamba, perchè mi stringevano molto, è andato via. Ma c’è un altro segno, che non è visibile a occhio nudo e che non va più via.
Trimonato da BaroneAgamennone | 14:58 | commenti (4) giovedì, aprile 02, 2009
“Uno dei principali bisogni dell’uomo è quello di sentirsi dire che il proprio comportamento è coerente e razionale. Ogni comportamento che ci appare irrazionale minaccia il nostro senso di salute e integrità mentale. Quando ci comportiamo in modo inesplicabile, ci sentiamo costretti a trovare una spiegazione logica per rendere sensato ciò che pensiamo o facciamo” (White e Gilliland, 1975). […] In ogni caso Barone, ti pregherei di smettere di cercarmi ancora. Mostrati coerente per una volta con le tue scelte di vita così come io lo sono delle mie. […] Oggi ho trovato questo messaggio sul mio Facebook. Persa la causa sul blog (preventivamente blindato), si sperimentano nuove mosse, nuovi raggi di azione, nuove accuse e nuove provocazioni. Salvo, poi, alla prima bordata di risposta, cancellare tutto e ritirarsi di buon ordine alla chetichella nelle proprie stanze (chiuse pure quelle) a fare un po’ di bon ton, chiacchiere insulse e montagne di pettegolezzi. Inutile dire il nome di chi ha scritto questa stizzosa, ma simpatica esortazione (peraltro, su Fb si firma pure con il cognome). Ma mi stupiva pensare, leggendo l’orario del messaggio, che l’autore, mentre con una mano mi invitava a non cercarlo “ancora” (e me lo scriveva su Fb), con l’altra mi stava inviando l’ennesimo sms con il suo telefonino. Misteri della coerenza doppia con la supercazzola prenaturata e scappellamento a destra e pure a sinistra? Mah.. Tralascio il resto del web-giallo che probabilmente seguiremo a puntate su questi schermi (una certa Luana sta cercando di rubarle la posta. Chi è l’assassino? Il maggiordomo è tra i principali sospettati. Dov’era la tata all’ora del delitto?), perchè sono i soliti vaneggiamenti di una che crede di vivere una nuova vita, ma continua a vivere sempre quella (la stessa) e solo sul web e vede trame oscure (sempre sul web) alle sue spalle (ordite sempre da me) ad ogni angolo di strada. In ogni caso, sul resto, ho già risposto su Fb e non vorrei svelare il finale per i più appassionati del gioco televisivo del “Grande Fratello”. Ma è sul concetto di “coerenza” e di “smettere di cercarla ancora” che mi vorrei fermare a riflettere. Chi mi invita alla coerenza e a non importunarla “ancora” lo ha fatto nello stesso giorno ed è la stessa persona che oggi mi ha sbomballato le palle con duecento essemmesse, fino a farmi scaricare la batteria del cell. Comportamento un po’ strano anche per la migliore vittima di stalking! Questo la dice lunga sul concetto (non tanto della mia, che non ho mai preteso di avere) della sua “coerenza” …
Trimonato da BaroneAgamennone | 01:32 | commenti (12) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).