Qui scriverò tutte le cose che mi verranno in mente. Quando ne avrò voglia, quando avrò tempo, quando starò - come oggi - senza voglia di fare un cappero. Lo prometto. No, anzi. Lo giuro!





 
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sabato, maggio 23, 2009

 

Viaggio a Milano.

Una volta partito, mi sono accorto che l’Italia vista dall’alto ha un altro aspetto. All’andata, era solo verde di boschi di alto fusto e acqua di mare, di fiumi, di laghi. Al ritorno, luci arancioni di lampioni delle autostrade e buio.

Gli amori contrariati dalle grandi distanze sono una strana cosa. Sono come gli amori dei marinai. Si vedono poco, ma si pensano molto. Ma sono belli come una bella manovra in vela su un mare agitato. Ecco forse perchè, quando l’aereo è decollato non ho avuto paura. Nemmeno quando è atterrato, mentre sentivo le gomme frenare non ho pensato “qui ci schiantiamo!”.

Pochi giorni di bella vita. Di sogno. Di felicità. Di libera uscita. Un calabrone che svolazza qua e là. Che conosce il suo quartiere, la sua strada, la sua casa. La gente che la saluta, quando va in giro, con quel suo strano accento. Niente mi sembrava noioso in quei girolonzamenti. Eravamo così lontani dalla fatica dell’esistenza. Eravamo così avvoltolati (“abbrancicati”, direbbe lei) tra noi due che mi pareva di essere una braciola ripiena di amore.

Io credo che ciascuno di noi ha delle buone ragioni per evadere dalle sue miserie private, dai propri piagnucolamenti e dal suo deserto e ognuno per riuscirci prende a prestito dalle circostanze qualche scappatoia ingegnosa. Ma non basta solo eccitarsi come mattoidi. Ci vuole anche del cuore e della cognizione per andare più lontano degli altri…Io l’avevo persa, ma poi ci siamo ritrovati. Cercandoci e facendoci anche la guerra nei sotterranei dei nostri orgogli. Volevo proprio rimettermi con lei. In un nuovo modo, con nuove forme, nuovi intenti e nuovi sentimenti. Non escludo che tra noi due ci saranno altri mille (o un milione di) altri scazzi, ma io spero che ci ritroveremo sempre, ancora, come questa volta, capendo che non possiamo fare a meno di noi...

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 15:19 | commenti (13)

sabato, maggio 09, 2009

 

 

Le parole di Veronica.

 

Non so se avete visto l’ultima puntata di Santoro…a me, sentire quello che ha detto la signora Lario (nella rappresentazione poco teatrale di Monica Guerritore), ha fatto venire la pelle d’oca sulle braccia…

 

Giovedì 7 maggio 2009
il complotto


E' stata dedicata alla vicenda Veronica Lario-Silvio Berlusconi la puntata di Annozero in onda su Raidue giovedì 7 maggio. Durante la puntata, intitolata Il complotto, Monica Guerritore ha dato voce alle parole della signora Veronica Lario

Sul sito di AnnoZero, i commenti di Berlusconi e la risposta di Santoro.

 

NOI

(ANSA) - ROMA, 8 MAG - Silvio Berlusconi non ha gradito la puntata di Annozero dedicata al rapporto con sua moglie Veronia Lario, giudicandola, in alcune conversazioni telefoniche con parlamentari della maggioranza, non una trasmissione giornalistica ma una puntata a tesi contro di lui. Tanto che, riferisce chi ha potuto ascoltare i suoi commenti, il presidente del Consiglio si e' chiesto se questo sia il modo di spendere i soldi pubblici. Il Cavaliere ha seguito in diretta la trasmissione di Michele Santoro dal salotto della sua residenza romana di Palazzo Grazioli con alcuni suoi stretti collaboratori. Ha seguito passo passo l'evolversi della serata facendo critiche a piu' riprese e sottolineando in successive conversazioni come quello che vedeva fosse lontano da un corretto modo di fare giornalismo. Ma pur essendo pronto ad intervenire personalmente alla trasmissione recandosi negli studi di Annozero, il premier alla fine non ha ritenuto di farlo giudicando che, nonostante la faziosità della puntata, non ci fossero elementi tali che lo inducessero a prendere questa decisione.(ANSA).

                                                   LUI

 

Berlusconi  invece li spende bene.

Berlusconi invece li spende bene.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 12:47 | commenti (3)

mercoledì, maggio 06, 2009

 

Second Life.

 

Dicono che “Second Life” sia solo un gioco tridimensionale inventato dalla “Linden Lab.”. Sarà anche vero, ma è abbastanza recente la notizia che un tizio (nick “il Mafioso”) ha sgozzato la moglie (nick “Katana”, perché catanese) per un tradimento virtuale. Il gesto di un folle che prescinde dal contesto web? Ok. D’accordo. Intanto, scopro, leggendo il “Sole 24-Ore” del 3 maggio scorso, che si è celebrato il primo processo tra due avatar. O, meglio, tra due persone che “giocavano” con gli avatar su Second life.

 

E’ avvenuto in Florida, davanti alla Corte distrettuale. Un certo Robert Leatherwood (nick “Volkov Cattaneo”), un diciannovenne statunitense, aveva copiato e rivenduto in rete, a un prezzo stracciato, un prodotto erotico (un letto con delle poseballs, nella fattispecie). Ne è nato un bisticcio (virtuale) tra i due avatar, ma che ha avuto uno strascico (reale) dentro l’aula di un tribunale per violazione dei diritti d’autore conseguente alla realizzazione di copie del “fantastico arredo” che sarebbero state rivendute ad altri avatar, in barba ai profitti che avrebbe potuto trarre il creatore e l’ideatore dell’oggetto.

 

La storia nasce nel giugno del 2007 dalla produzione ideata dal signor Kevin Alderman (nick “Stroker Serpentine”), residente in Florida, che stava avendo un certo successo su Second Life, avviando un’industria per l’intrattenimento per adulti (la “Eros Ltd”). Dopo aver acquistato uno spazio virtuale (un’isola proibita in una land di Amsterdam) che poi ha rivenduto ad un’altra società olandese per la modica cifra di 50 mila dollari. Il signor "Serpentine", in pratica, si era aperto su SL un negozio di letti con palline che riproducono le varie pose degli amplessi.

 

Mister Cattaneo aveva trovato interessante il “sex bed”. Lo aveva comprato per 45 dollari. Poi lo aveva copiato illegalmente ed aveva iniziato a rivenderlo ad altri utenti avatar di Second Life, riproducendo altri esemplari (non autorizzati e senza protezione) del prestigioso talamo digitale, ad un prezzo pari ad un terzo di quello praticato dal creatore e a sua insaputa. In questo modo, riducendo le vendite dell’alcova originale.

 

La vittima, scoperta la truffa, si cerca un avvocato. Il primo problema da risolvere per il legale, l’avvocato Francis Taney (dello Studio “Buchanan, Ingersoll & Rooney” di Philadelphia) sarà quello di individuare chi è il padrone dell’avatar birbante. Partono le indagini. Vengono acquisite delle prove sulla condotta dell’avatar Cattaneo in danno al proprio cliente.

 

Ma come fare ad individuare chi si nasconde dietro quel nick? L’utente di Second Life non è tenuto a rilasciare le proprie (vere) generalità. Le uniche informazioni attendibili sono contenute nei server della Linden Lab. L’analisi dei files e dei log fatta sui computer della società proprietaria del sito S.l. consente di registrare tutti gli eventi. Si scopre che l’avatar di Mr. Cattaneo è stato creato nel febbraio del 2007, si individua il suo numero IP di registrazione, si risale alla connessione utilizzata e infine…al suo numero di carta di credito utilizzata attraverso il circuito di pagamento PayPal per l’acquisto di lindens dollars che rappresentano la moneta virtuale utilizzata su Second Life. Si arriva al suo vero nome.

 

A questo punto, il legale dovrà scegliere tra due strade: la causa civile oppure una procedura stragiudiziale davanti all’ufficio Dispute Resolution della Linden Lab Legal Department che si trova al numero 45 di Battery Street a San Francisco. L’aggueritissimo avvocato sceglie la causa civile e la solleva davanti alla Corte distrettuale della Florida.

 

La domanda che mi ponevo è: qual è il foro competente per una lite tra due avatar che stanno in due continenti diversi? Vale il domicilio dell’avatar attore o quello dell’avatar convenuto?

 

In questo caso, si è data prevalenza al diritto del luogo della parte lesa (che era della Florida). Se fosse valso un altro principio, la causa si sarebbe dovuta svolgere secondo il diritto del luogo in cui è avvenuto il fatto (in questo caso la California, dove ha sede la società Linden, proprietaria di Second Life). Oppure la Virginia (dove hanno sede i server del “gioco tridimensionale”).

 

A marzo 2008, l’avvocato della vittima riesce ad ottenere un’ordinanza che diffida Volkov Cattaneo dal continuare nel suo comportamento illecito. Poi, persistendo l’illecito, si è aperta la causa a colpi di carta da bollo.

Nell'articolo sul giornale non trovo l’esito della causa, forse perchè abbastanza prevedibile, ma…per curiosità, avrei voluto assistere alla prima udienza in cui Robert Leatherwood confessa: “Sì, vostro onore, io e Volkov Cattaneo siamo la stessa persona”.

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:16 | commenti (2)

lunedì, maggio 04, 2009

 

Viva mamma RAI!  Di tutto e pure di più! Alias "Não tenho paciência pra televisão"...

 

Sabato scorso ero a Roma in piazza Monte Citorio. E chi mi ritrovo? La mezzobusta Simona Sala (un volto non notissimo del nostro Tiggìuno). Giacca rossa e pantaloni neri. In piedi su un trespolo. Pronta per il collegamento con il telegiornale delle tredici e trenta e per la sua “consueta” nota politica (peraltro, intervallata da un paio di filmati registrati sui commenti politici di Franceschini e Di Pietro e dall’intervento di un altro semisconosciuto commentatore della Rai).

 

La Simona si può vedere in tutto il suo splendore (un metro e mezzo pacchetto di sigarette di altezza)  sul sito della RAI, cliccando su questo link: e portando il cursore del player all’ora 00.07.33 (e seguendo il collegamento fino alle 00.10.16). In pratica, sono meno di tre minuti di Tg1.

 

Ora, ho capito finalmente perché pago il canone alla RAI. E soprattutto dove finiscono i miei soldi.

 

Assieme a lei (la Simona in diretta), c’erano: un tipo semisdraiato per terra che manteneva un enorme specchio circolare antiriflesso per regolare il contrasto della luce; un cameramen; un altro che le teneva il microfono e la intratteneva allegramente prima del collegamento; l’autista del furgone della Rai ed infine un tipo con la faccia da buttafuori di discoteca che teneva a bada il pubblico assiepato alle spalle della “giornalista” (opportunamente e preventivamente ammonendolo di non salutare, non rumoreggiare e tenere i cellulari spenti, perché avrebbero potuto creare disturbi al collegamento).

 

Ovviamente, il pubblico assiepato alle spalle della Simona in diretta ha fatto “ciao ciao” con la manina alla Simona, al cameraman ed ha anche salutato caldamente i propri cari a casa, opportunamente e preventivamente chiamandoli con il telefonino.

 

Insomma, per un collegamento con la Simona in diretta che è durato meno di tre minuti (e che avrebbe potuto fare comodamente seduta in uno studio televisivo, leggendo le sue sei anonime righe), la Rai ha mandato una troupe televisiva esterna di sette-persone-sette davanti alla Camera dei Deputati a muovere l'aria.

 

Ora io mi chiedo: “Ma quanto cazzo mi so’ costati 'stì tre minuti di gloria della mezzobusta?!”

 

 

 

Trimonato da BaroneAgamennone | 21:40 | commenti

domenica, maggio 03, 2009

Io c'ero...

Trimonato da BaroneAgamennone | 20:22 | commenti (8)

grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).