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venerdì, luglio 17, 2009
Neri e abbronzati. Oggi, nella mia cassetta della posta, ho trovato la rivista di “Emergency”. Ogni tanto, me la mandano. C’era un articolo che parlava della mia terra e di “mancata accoglienza” per gli extracomunitari. In un clima generale di intolleranza, di ansia collettiva che ci opprime, di paure per il diverso da noi e di “dalli al clandestino”, mi rendo conto che ogni città ha la sua fetta d’Africa. Qui abbiamo l’Africa clandestina di Cerignola, in Puglia. Ma non solo a Cerignola. Quell’Africa, qui, è disseminata nelle masserie, nelle campagne, nei campi che, d’estate, sotto questo caldo rovente e afoso, si popolano di braccia nere per la raccolta dell’ortofrutta. Li guardo raccogliere i pomodori, mentre, al mattino presto, passo con l’auto e vado al lavoro. Penso a quanto sarà dura e calda la loro giornata. Penso alla mia lussuosa e grassa giornata, con l’aria condizionata in ufficio troppo alta che mi fa starnutire e lamentare goffamente. Penso a quando li respingiamo ai semafori. Quei lavavetri insistenti e fastidiosi come le mosche. Da Haider a Le Pen, dalle ronde promosse dalla Lega al respingimento di un Paese multietnico del nostro Premier, il terreno dell’accoglienza non è elettoralmente redditizio. E, dopo il “terrorismo islamico”, in ogni volto magrebino o pachistano o indiano, l’uomo della strada vede l’ombra del nemico. Andiamo verso un futuro che allarga l’ostilità reciproca, le xenofobie locali che restringono il campo della convivenza civile. La tolleranza è un pensiero debole. La tolleranza zero, invece, ci fornisce il conforto di un nemico da odiare con allegro malumore. In fondo, la Fallaci, dopo l’11 settembre, immergendo il suo grido di rabbia nel brodo avvelenato (e razzistico) aveva già capito tutto di questo preteso primato morale e civile dell’Occidente. Il mondo è stato sempre dolore e sopraffazione. E, in questo particolare momento di crisi generale, non solo economica o finanziaria, di ideali, di fedi, di politica ridotta alle veline, l’Occidente non può fare altro che rimanere aggrappato alla sua argenteria... Trimonato da BaroneAgamennone | 21:56 | commenti (6) giovedì, luglio 02, 2009
Michael Jackson è morto di vitiligine. Tutti ricordano le immagini di MJ che “sbiancava”. Il suo volto da nero diventava sempre più bianco che più bianco non si può. Un nero che non solo rifiutava di essere “abbronzato”, ma che rifiutava anche il colore della sua pelle. Del resto, lui stesso cantava black or white, no?
Tutte balle. Così come quella della pedofilia. La verità VERA gira ora su Internet: pare che MJ fosse affetto da vitiligine.
P.S.: Sta nascendo un nuovo giornale che si autodefinisce “eccentrico” (uscirà a settembre). Finanziato dai soli soci, non avrà finanziamento pubblico (perché non lo vuole) e sarà senza padroni editoriali. Ha già quarantamila prenotazioni di abbonamenti. Sarà diretto da Antonio Padellaro e, tra le firme, c’è Marco Travaglio. Si chiamerà “L’Antefatto”. Questo giornale ha già un blog (messo sulla piattaforma de "il Cannocchiale", per fare tutto in economia). Nel blog ho trovato un articolo dedicato dallo psicoanalista Luigi Zoja al grande MJ e dice: “MJ è morto. Gli dobbiamo molto. Gli dobbiamo Barack Obama. MJ era la prova che il mondo è così ingiusto da causare, prima o poi, una reazione. Ingiusto non tanto perché MJ spendeva un milione di $ al mese per la sola manutenzione di Neverland (o per chirurgie estetiche). E’ mostruosamente ingiusto che, a un secolo e mezzo dalla fine della schiavitù, un nero americano, anche ai vertici del successo, sia ancora così privo di identità: così schiavo dell’opinione altrui. Lo spazio da occupare, nella psiche collettiva americana, era ancora tutto disponibile. E’ stato sufficiente trovare una persona intelligente e con forte personalità, perché venisse finalmente assegnato.”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:38 | commenti (5) |
grazie a novocaine per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).