
|
domenica, settembre 20, 2009
La patatina tira. Sul “Manifesto” di ieri, c’è un inserto di Daniele Luttazzi che scrive sulla differenza tra la satira che è contro il potere e l’ironia fascistoide propagandata dal potere verso chi ha subito un torto (ad esempio, le foto di Veronica Lario a seno nudo pubblicate da “Libero”; lo scherno di Ghedini contro la Bonino ad “Annozero”; gli attacchi del “Giornale”, i fondi di Feltri, i continui sondaggi sulla popolarità del premier). Un disagio del genere sul mondo dell’informazione ha finalmente aperto gli occhi a Mentana. Dopo la trasmissione-propaganda del Berlusca fatta da Vespa sul terremoto, forse, anche al signor Floris di “Ballarò”. Il potere, quando non usa l’arroganza, usa il ridicolo, il dileggio e lo sfottò per aumentare il conformismo generale. Ti illude che, unendoti a lui e alla sua risata, diventerai forte e predatore. E non più un debole tra i deboli. Prendiamo, ad esempio, il video che sta sopra il titolo del post. C’è una scena dei “Griffin” nella quale Peter mangia patatine in modo molto rumoroso nel rifugio di Anna Frank durante un rastrellamento nazista. Sembra divertente. Pare sfatare un tabù. Ma, in fondo, a pensarci bene, è una scena sacrilega verso l’orrore nazista contro gli ebrei. Si banalizza l’atto dei carnefici nazisti. Quella gag su Anna Frank (una vittima REALE) è legittima per un nazista. A me, dal newsgroup di "Bastardi dentro" è arrivata la foto del Berlusca fotomontata su quella della pubblicità di Rocco Siffredi che mangia patatine (con la scritta "la patatina tira"). La patatina è la stessa (o forse no, perchè per il Nano ci sono allusioni pedofile di mezzo), ma la satira ed il senso cambia. Tv e Internet stanno diffondendo nel mondo da diversi decenni attraverso questa spenseriatezza apparentemente innocua dei cartoon Usa con questo tipo di comicità insidiosa. Secondo Luttazzi, c’è anche un motivo sociologico e culturale che ne fa sentire l’esigenza. Crescono le ansie del nostro futuro, minacce vere incombono, i problemi sembrano irrisolvibili e noi sentiamo il bisogno della fuga nella deresponsabilizzazione e nella forza muscolare che l’idea fascistoide può fornirci a buon mercato. E’ quello che ci dicono sempre quando proviamo a lamentarci del nostro status. “Ti lamenti? Guarda che c’è gente che sta peggio di te”. Se uno ride di quella gag di Griffin, deve porsi una domanda: fino a che punto la mia scala di valori, in questi anni, senza che neanche me ne accorgessi, si è corrotta? In questo video, invece, Michael Richard, un comico, viene interrotto dal pubblico sul palcoscenico, perché ha usato una parolaccia razzista nel suo spettacolo. I neri presenti nel pubblico non ridono. O si incazzano oppure si alzano e se ne vanno. Un comico di colore può fare tutte le battute che vuole sui “niggers”; le stesse battute in bocca a Wood Allen diventerebbero razziste. Questa striscia (*), invece, oppone all’orrore della violenza della guerra l’orrore delle conseguenze di quella violenza. Non è una questione di humor cinico o noir, se rido della violenza su una vittima reale, se mi compiaccio dello scherno su di lei, se la battuta si pone dalla parte del carnefice, la gag e la risata sono fascistoidi. L'esempio sulla patatina fatto sopra rivela le nostre differenze politiche. Luttazzi ne fa un altro. Quando Arafat stava lottando tra la morte e la vita, Letterman fece una battuta: “Notizie dal mondo: Yasser Arafat aggrappato alla morte”. Per chi considerava Arafat uno che combatteva per la liberazione della Palestina (buona parte dell’Europa e del mondo arabo), questa battuta era fascistoide. Per chi considerava Arafat un terrorista (Letterman, Bush) la battuta attaccava un bersaglio meritevole. Una battuta satirica rivela il tuo mondo di valori e ti giudica di fronte alla storia. (*) NB: io la striscia del fumetto l’ho tradotta così (e non mi fa ridere), se avete altre traduzioni che facciano ridere fatemi sapere: - Sai che cosa amo? Io amo come facciamo cadere quei pacchetti degli aiuti alimentari in un paese che è un grande e fottuto campominato! Questa è buona!” - Bene, potremmo trasformare il grande sforzo che facciamo in un gioco di divertimento per la gente afgana - un gioco chiamato "Vedi se tu hai qualche fottuta arma, lascia mangiare il cibo che abbiamo lanciato, dopo vai a fare step su un campominato cercando di restiuircelo!” - Giusto! O può essere che giocherebbero a “Vedi se, quando tu vai a fare step su un campo minato, gli aiuti alimentari si ficcano nel culo e ti decapitano la testa ed essa vola in aria!”.
Trimonato da BaroneAgamennone | 16:40 | commenti (6) giovedì, settembre 17, 2009
In onore dei nostri caduti, ma anche degli altri e di Muntazer al-Zeidi. Torniamo a fare la conta dei morti in guerra. Strano, si fanno questi macabri conteggi solo quando uccidono gli italiani (campanilisti anche in questo). Ochei, i nostri parà valgono di più dei militari australiani o degli inglesi. Ochei i nostri sono più vicini ai nostri cuori italici. Ochei siamo italiani con la bandiera, l’inno di Mameli e il tricolore e ce ne ricordiamo solo in queste luttuose occasioni e quando gioca l’Italia del calcio? Ma… quanti civili innocenti e inermi sono morti finora sotto le bombe intelligenti delle nostre guerre “preventive” e a causa delle nostre “missioni di pace”? Chi ne parla nei costri tiggì? Non dico che bisogna essere coraggiosi come Muntazer al-Zeidi, quel giornalista iracheno arrestato e torturato dagli iracheni, solo perchè ha avuto il coraggio di lanciare un paio di scarpe contro il presidente Bush, ma incazziamoci e denunciamo anche il giornalismo italiano iscritto nell’agenda di Berlusconi , quel giornalismo vile, viscido, untuoso e ossequioso fatto indegnamente nella televisione di Stato dai vari Vespa e Faziofabio che spettacolarizza la tragedia umana, se ne fotte della censura e che si preoccupa solo degli indici di ascolto…
Trimonato da BaroneAgamennone | 19:57 | commenti (4) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).