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giovedì, ottobre 29, 2009
E’ nato un nuovo gruppo (di ascolto) su faccialibro. La DifferenZa Tra Te e Le NuVole?
NeSSuNa; Se vi LeVate Dai CoGlioNi EsCe UNa BeLLa GiorNata... =)
(continua) …e solo il giorno seguente telefona inaspettatamente per dire: (omissis) Tanto "inaspettata" non doveva essere la mia telefonata, visto che non sembravi affatto sorpresa. Forse per via del fatto che mi avevi appena mandato un sms (disperato)? Forse perchè il tuo sms sembrava più un sos, per dirmi che tutti ti cercano e tutti ti vogliono (solo per scoparti), ma che, nonostante tutti i tuoi nuovi corteggiatori che spuntano come funghi o come ex finti e vecchi amici disinteressati (una volta, li avremmo chiamati "sciacalli", ma ora paiono più delle "Yene"), stavi piangendo e ti stavi distruggendo? Sarà per quello che ora vuoi fare la vittima e la persona matura e coerente con i tuoi beneamati "lettori"? Tranquilla, non ti agitare troppo e non tentare di bluffare con me, perchè non lo sei. Come non lo sono io.
(continua?)
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:24 | commenti martedì, ottobre 27, 2009
Trimonato da BaroneAgamennone | 23:13 | commenti sabato, ottobre 24, 2009
Volevi un post dedicato a te? Eccotelo. A ciascuno a seconda delle sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. Io credo di essere diventato uno sporco comunista per via di mia madre, cattolica, bigotta, militante democristiana. Insomma, il peggio che si possa avere e pretendere da una donna. Per questo sono e resto di sinistra. Non riesco ad ingoiare tutto. A volte, sputo. Spesso qualcuno si arroga il diritto di insegnarti come si fa a campare o il merito del successo dell’altro, ma anche il suo fallimento e la sua sconfitta. Io penso che nessuno abbia il diritto di giudicare la vita degli altri. Anche se è difficile rispettare le scelte, le strategie, le decisioni. Ad esempio, se devi fare un trasloco è normale che ognuno si scelga e si riprenda la propria roba. Ma che cosa diventiamo se, per fare un dispetto all'altro, o per mera diffidenza, o per timore che l'altro ci fregi, ci riempiamo la casa di scatoloni? Diventiamo un casino. Com’è difficile parlare di sé stessi. Se dovessi parlare di me e dei miei difetti? Da dove comincio? Io sono un essere assurdo. Impensabile, persino al più pazzo degli inventori. Ma non ho mai pensato di incolpare la storia o gli altri per i miei fallimenti e a volte preferisco farmi consumare dalla rabbia. Credo che tutto questo sia dipeso dal cattivo rapporto con mia madre. Questo vecchio senso di colpa nei confronti della madre, prima o poi, viene sempre fuori. Come un turacciolo di sughero che viene a galla. Se fossi diventato troppo simile a lei, sarei rimasto intrappolato come lei. Ma se avessi rifiutato il suo esempio, avrei tradito il suo amore. Qualsiasi cosa avessi fatto avrei sbagliato. Ho sempre cercato la maniera di essere simile a lei e dissimile da lei al tempo stesso. La mia generazione è quella del riflusso. Sempre piena di messaggi contraddittori. Confusi per quanto riguardava competere o non competere, far soldi o non far soldi, essere volitivi o remissivi. Ma abbiamo pagato sempre tutto e a carissimo prezzo anche buttando a mare il rivoluzionario concetto scoperto da Freud sull’inconscio, confondendolo per mero sessismo. Abbiamo rinunciato proprio a quegli attrezzi che ci servivano per capire quello che avviene tra noi e le nostre madri. Abbiamo sabotato il nostro successo, proprio quando stavamo per coglierne i frutti. Come si fa con la coppia e con l’amore. Preferiamo correre sugli stessi binari, come un trenino giocattolo, girando eternamente in tondo. Alla fine, ti ritrovi in un labirinto e non sai come venirne fuori. Non esistono ricette per la felicità. Ho sempre preferito fare errori, piuttosto che raggiungere il successo ingrassando. Mi sono privato di buone relazioni. Ho perso amici o presunti tali. Infine, ho respinto mia madre, ho preferito tenermi lontano da lei, perché il suo esempio mi faceva spavento. Ma lei è parte di me, una parte che mi critica e mi disapprova. Non sarà mai soddisfatta di me, perché quello che vuole da me è impossibile: che io sia come lei. Solo quando ho capito che io non posso stare dalla sua parte ma solo dalla mia, ho capito che questo stato di tormento non sarebbe mai passato. Questa scissione del mio animo non sarebbe mai finita. Il cuore nel passato e l’idea nel futuro. Condannato a soffrire qualunque cosa io faccia. Spesso mi capita di esprimere questa mia oscura ambivalenza con le mie donne. Con le donne che amo. O che ho amato. O crollo nel silenzio oppure ne abuso o ne divento schiavo. Diventano come strade dure, dall’asfalto che ti rimbomba attraverso le gomme nel cervello e continuano a farmi soffrire. Dicono che io non mi dono mai abbastanza nell’amore, così me ne convinco e non riesco a dare più nulla. Ma mi butto sempre nell’amore, sperando in tal modo di spezzare le catene sadomasochistiche che mi vincolano. Lo so che il mondo non si presenta alla porta di nessuno, spontaneamente. Io lo trascino alla mia porta, il mondo, e poi gliela chiudo in faccia. Mollo. Chiudo tutto. Butto la spugna. Mi arrendo. Capitolazione all’esterno e risentimento interiore: la vecchia, vecchissima storia. Se ci comportiamo bene, se soffochiamo i nostri impulsi, veniamo ricompensati con l’ “amore”. Sennò, l’ “amore” ci viene negato. Mia madre è sempre arrabbiata. Sempre così lacerata. Come me. Ed è questo che non mi darà mai pace con le donne. Cosa rimpiango? Niente. Ho fatto le mie scelte. Ho fatto i miei errori. Non sono perfetto. Chi lo è? Per me fare una scelta è terrificante. Mi chiedo sempre: ma metti che fai la scelta sbagliata? Mi sono assuefatto a tutto. La libertà è troppo ardua. La libertà mi caricherebbe sulle spalle il peso delle responsabilità. E’ davvero tanto strano? Il mio passato sarà stato anche schiavitù, però è una schiavitù familiare, nota. A volte, l’amore, la passione si trasformano in odio. Anche l’odio è energia. Talvolta, un’energia che brucia più incandescente dell’amore. L’odio è spesso la precondizione della libertà. Per quanto io tenti di sparire, c’è sempre questa ombra di donna che mi segue. Ed è lei: mia madre, con i suoi capelli neri (ormai tinti), il suo sguardo da rimprovero. La sua aria incazzata. Credo sia questo che “rovina” ogni altro rapporto che ho avuto con l’altro sesso. Prima pensavo che la libertà è piena di paure. Sì, ma la paura non è la cosa peggiore che devo affrontare. La peggiore è la mia paralisi. Questo restare fermo di fronte a tutto il resto che va in malora, che mi distrugge, che mi sfascia e che va in mille pezzi. Mollandoti, io ti amo. Lasciandoti andare, io ti stringo tra le mie braccia. Per sempre. E’ questo quello che penso (ora).
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:13 | commenti (2) martedì, ottobre 20, 2009 Guagliungè (alias nù gins e ‘na magliett’) Sarò cinico, ma a me queste storie mi fanno venire in mente quei filmetti stucchevoli e vomitevoli di Ninetto D’Angelo. Ieri sera, hanno sparato ed ucciso un ragazzo di vent’anni sotto casa… come cazzo si fa a morire a quell’età e non sapere il motivo? Storie di ordinaria follia? Di corna? Un vecchio rancore per un parcheggio fuori posto? Omicidio trasversale per via di parentele con la malavita? Svizzeri a cavallo, venite a prendermi.
Trimonato da BaroneAgamennone | 22:39 | commenti (2) venerdì, ottobre 16, 2009 A.V.D. A questo gruppo di giovani metallari devo fare un po’ di pubblicità…
Trimonato da BaroneAgamennone | 18:02 | commenti (4) mercoledì, ottobre 07, 2009 OGGI, ABBIAMO FATTO BINGO!
I numeri vincenti sono 3 e 138 (*)
(*) Grazie alla Corte Costituzionale, infatti, abbiamo scoperto oggi che il lodo Alfano, da una parte violava l'articolo 138 della Carta: il governo per garantire l'immunità alle quattro più alte cariche dello Stato avrebbe dovuto procedere con l'iter previsto per le leggi costituzionali (due letture in parlamento e approvazione a maggioranza assoluta). Dall'altra, il lodo Alfano violava l'articolo 3, cioè il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
Trimonato da BaroneAgamennone | 20:44 | commenti (13) |
grazie a Pia per "la testata" (che non mi ha mai dato in testa).